Fiorentina


Un punto d’oro, che probabilmente ci farà male nella corsa europea, ma che funziona benissimo per la crescita della nostra autostima.
Non ci speravo assolutamente più, dobbiamo ringraziare Ljajic che ci ha riportato in partita e anche il Milan, che pensava già di averla vinta.
Abbiamo diversi problemi, il principale è l’attacco, poi viene Pizarro, per la seconda volta consecutiva il peggiore della squadra.
L’arbitro è stato disastroso, l’espulsione era “da ricovero”, come avrebbe detto Mario, ma se ci avessero dato contro il primo rigore e non fischiato a nostro favore la mano di Roncaglia avremmo ululato per settimane.
Montolivo ha fatto proprio il minimo sindacale e ribadisco il paragone fatto a caldo al momento del gol: per l’arrabbiatissimo popolo viola una rete presa in questo modo ha avuto lo stesso effetto che per la gentile fanciulla che si prepara a dividere con noi qualche piacevole momento hanno i calzini bianchi corti su dei polpacci flaccidi.
Un rovescio del genere ha stordito tutti e nel raddoppio siamo stati veramente molli: ma quante reti stiamo prendendo?
Ormai si viaggia ad una media di due a partita, con voti alti a Cagliari e oggi a Viviano, questa è una circostanza su cui meditare seriamente.

In tutta onestà partiamo sfavoriti, non fosse altro per l’assenza di due degli uomini più importanti della squadra.
La loro forza offensiva è evidente, basta pensare a Robinho e Pazzini in panchina e dunque ci vorrà la partita perfetta, che in quanto tale si verifica molto raramente.
Ho sensazioni non proprio positive e lo dico con un certo pudore, ma con l’onestà intellettuale che spero mi venga riconosciuta.
Poi, certo, il calcio è “mistero agonistico”, come scriveva Brera e quindi spero proprio di sbagliarmi, di trovare la stessa Fiorentina che ha disintegrato l’Inter.
La grande novità sarà il Franchi esaurito, davvero in settimana sembrava di essere tornati al passato, con chi ti chiama per scongiurarti di trovare in tutti i modi un biglietto.
Questo è un bel punto di partenza, ma sul campo rispetto all’andata sono cambiate diverse cose e purtroppo tutte al loro favore.

Lo sapevamo che questa bella Fiorentina aveva delle basi un po’ fragili per via del passato di diversi ottimi giocatori acquistati ad un prezzo basso proprio per via degli infortuni che avevano alle spalle.
Direi, toccando ferro, che ci è pure andata bene, se pensiamo a Pizarro e Gonzalo Rodriguez, pagati non a caso pochissimo, e anche agli ultimi due anni di Toni.
Con Mati Fernandez invece c’è andata male e comunque anche di lui conoscevamo la fragilità fisica, poi ampiamente confermata in questa stagione di stenti.
In attesa di vincere (speriamo) la scommessa più importante, e cioè Giuseppe Rossi, qualcuno dovrebbe dare delle notizie su Sissoko, che sta pericolosamente assomigliando all’ineffabile e pensavamo irripetibile Vargas degli ultimi due anni.
Nel senso che “non è ancora in condizione”, ma non si capisce bene il perché, visto che non risulta si sia mai infortunato: trattasi forse di una scarsa attitudine al sacrificio?

P.S. Il simpatico Mauro Suma, super direttore di Milan Channel che saluterò con immenso piacere domenica, mi omaggia di un cartello sulla televisione da lui magistralmente diretta.
Con il buon gusto che lo contraddistingue, per spiegare le due facce dello stile viola, mette nella parte superiore le condoglianze dell’ACF Fiorentina per la tragedia relativa alla scomparsa di Claudio Lippi e nella parte inferiore il mio invito a fischiare Montolivo come avversario anche per il danno economico arrecato alla società viola con il suo addio a parametro zero.
Mi definisce giornalista/tifoso e va bene.
Ma dimentica di aggiungere che il sottoscritto, che tra l’altro dirige una radio nazionale in cui ho sempre definito il Milan la migliore società italiana a livello di sensibilità e di organizzazione, una porcata del genere che mischia il sacro con il profano, cioè la morte con il tifo che per me dovrà rimanere nei limiti, non l’avrebbe neanche pensata.
Proprio per non offendere la memoria di un giovane uomo di 42 anni scomparso dieci giorni fa.
Complimenti direttore, proprio una bella dimostrazione di classe.

Guardavo la partita e ripensavo al 2010.
Come immaginavo, solo a distanza di tempo si può capire veramente cosa sia riuscita a fare quella squadra costruita sul lavoro di Prandelli, le intuizioni di Corvino, la grande armonia tra proprietà e staff tecnico.
La Juve di ieri, cioè la migliore squadra italiana, è stata letteralmente presa a pallate da un Bayern che non mi sembrava più forte della formazione che giocò in dodici, con lo straniero Ovrebo a fare da centravanti decisivo.
Buffon sarà stato pure parzialmente colpevole sui due gol (ma nel primo c’è stata una deviazione decisiva), ma quante parate importanti ha fatto?
Non uscivano dall’area, sbagliavano quasi tutto, erano impacciati ed impauriti.
Noi invece soffrimmo abbastanza, specialmente nel finale del primo tempo, ma non ricordo sensazioni simili perché riuscimmo sempre a stare in partita.
Che tempi quei tempi: sono passati appena tre anni eppure a me quelle stagioni sembrano molto lontane e ho voglia di tornare a vivere certe sensazioni.

Quello che ha fatto Montolivo a Firenze e alla Fiorentina con l’aiuto di qualche genio della comunicazione che pensava di sistemare mediaticamente tutto con delle riunione nascoste e che invece ha combinato disastri (sentire per informazioni Pietro Vuturo) resta scritto nella storia: il suo addio a parametro zero ha procurato un danno economico notevole e lui ha pensato solo al proprio tornaconto personale.
Lo poteva fare e lo ha fatto, senza guardare in faccia nessuno, fregandosene della riconoscenza, fregandosene della Fiorentina.
Non credo sinceramente che si possa far finta di niente, cioè ignorarlo come suggerisce qualcuno dall’alto della nostra fiorentinità.
Ci vorrebbe invece un trattamento alla Berti febbraio 1989 (il mio amico Riccardo Bellini per contestarlo inventò pure una canzone ad hoc che venne cantata da buona parte dello stadio): Montolivo va sonoramente fischiato sempre, da quando mette piede in campo un’ora prima della gara e ogni volta che tocca il pallone.
Trapattoni sostituì Berti, totalmente incapace di giocare e quasi di intendere e di volere, dopo trenta minuti e la Fiorentina vinse la partita.
Sono certo che Montolivo avrà le spalle abbastanza larghe per reggere la contestazione, ma almeno non sarà troppo tranquillo.
Eviterei invece di scendere nella volgarità, o peggio ancora in gesti idioti.
Con lui, ma anche con la fidanzata, che ha tutto il diritto di vedersi la partita in santa pace se vorrà venire al Franchi.

Mettiamola così: nella partita più brutta, con Pizarro disastroso, una difesa che imbarcava da tutte le parti e un attacco evamescemnte abbiamo rischiato di pareggiare col giocatore peggiore, preferito non ho capito il perché a El Hamdaoui.
Abbiamo invece perso meritatamente, dimostrando quanto per questa squadra sia importante Borja Valero, forse addirittura più di Pizarro.
Addio Champions, ma non dobbiamo mollare in alcun modo perché tutto il bello di questa intrigante stagione dovrà tradursi in un piazzamento europeo, si vede che ancora non siamo maturi per certi livelli.
E diciamo anche che Viviano sta migliorando sempre di più, legittimando il suo buon diritto a rimanere in viola anche nella prossima stagione.
Buona Pasqua davvero di cuore a tutti voi, con un ringraziamento particolare all’avvocato Mattia Alfano che seguirà gratuitamente la storiaccia delle offese razziste: ribadisco che non voglio niente per me, mi interessa solo che venga punito chi ha scritto quelle cose e che l’eventuale risarcimento contribuisca ad aiutare la Fondazione Borgonovo (forza Stefano!)

Domenica scorsa a Radio Sportiva un tifoso viola da Torino mi ha chiesto se i tifosi della Fiorentina fossero pronti a fare per l’eventuale cessione di Jovetic alla Juve quello che accadde con Baggio nel 1990.
Ma neanche un po’, ho risposta di getto, e alla fine di questa settimana sono sempre più convinto che emotivamente l’eventuale cessione sia già stato digerita da tutti.
Jovetic, lontanto tecnicamente anni luce da Baggio, è un fior di professionista e ha sempre dato tutto, ma l’empatia con Firenze non è mai scattata.
Si vede chiaramente che non pensa di stare qui a lungo, ogni tanto c’è qualche piccolo strappo, una dichiarazione impropria di un amico (Savic) che gioca chiaramente di sponda, qualche parola di troppo sua, i soliti giochini del procuratore.
Sfruttiamo calcisticamente Jovetic fino a maggio e poi mettiamoci alla cassa vedendo chi offre di più, il suo è un addio a sangue freddo che non farà male a nessuno.

A qualcuno gli è presa la fissazione anti-Prandelli, e tutto per l’ennesima mancata convocazione di Pasqual in Nazionale.
Premesso che è un errore non chiamare Manuel, sullo sfondo rimangono le qualità dell’uomo e del tecnico.
Lo spessore umano di Cesare Prandelli è fuori discussione, i suoi valori sono da sottoscrivere ed è inutile tirare fuori la storia di Bonucci agli Europei: è uno sbaglio, come quello di Pasqual, ma sono appunto eccezioni.
Prandelli ama Firenze: se lo chiami per qualsiasi attività benefica non manca mai, è diventato davvero uno di noi e far scoppiare una guerra per un giocatore non convocato mi pare davvero assurdo.
E veniamo al tecnico, protagonista di quattro anni e mezzo fantastici per tutti.
Ora qualcuno rinnega pure quelli, dicendo che non si è vinto nulla, che non era merito suo, che Balzaretti, Maggio, Pazzini ecc…
Certo, come no.
Si è visto cosa sia stata la Fiorentina nei primi due anni post prandelliani, con un uomo solo al comando, che ha fatto disastri inenarrabili e che imvece ha funzionato alla grande (perché Corvino dal 2005 al 2009 è stato bravissimo) quando aveva un contropotere forte.
Manca la controprova e quindi non possiamo sapere cosa sarebbe stata la Fiorentina con Prandelli e senza Corvino, ma è difficile immaginarla peggio di quanto abbiamo visto.
Prandelli è un grande allenatore, che sbaglia a non convocare Pasqual, stop, il resto sono elucubrazioni prive di senso.

Estate 1974 o 1975, non ricordo bene, ma tanto cambia poco.
Avevo fondato l’ennesimo giornalino che si chiamava Gazzettino Junior, lo seguivo con Massimo Lopes Pegna, mio amico fraterno, oggi corrispondente de La Gazzetta dello Sport da New York.
Ci piaceva tanto l’atletica, ricordo che eravamo quasi impazziti per l’italo-sudafricano Marcello Fiasconaro, che nel 1973 aveva fatto a sorpresa il record del mondo sugli 800 metri a Milano con 1.43.7 (lo ricordo a memoria, non ho bisogno di consultare archivi).
Poi c’era lui, un dio dell’atletica, inarrivabile, l’unico bianco con Borzov rispettato e temuto dagli americani: Pietro Paolo Mennea.
Io non so come fu e se ci penso oggi devo confessare di provare molta tenerezza per quel quattordi/quindicenne che già allora rompeva le scatole per fare cose, conoscere campioni, provare a scrivere qualcosa.
Il fatto è che riuscii davvero ad avvicinare Mennea e lo intervistai per il mio giornalino, dopo praticamente decollai in orbita e riuscii pure (non so come) a far mettere una foto del campione sul cartoncino che faceva da copertina alle sedici pagine ciclostilate che rappresentavano il centro della mia vita oltre alla Fiorentina e alla scuola (ragazze? Ma quando mai, quelle sarebbero arrivate nella testa e non solo qualche mese più tardi).
Quando ho letto la notizia, è stato un colpo allo stomaco.
Non sapevo niente della sua malattia e mi è anche venuto in mente di quella fantastica estate a Copenaghen, quando riuscimmo in qualche modo a capire che aveva vinto la medaglia d’oro a Mosca.
Un grande italiano, anomalo rispetto alla normale panoramica di campioni dello sport.
Un signore che ha sempre faticato, in pista e fuori, dove non so neanche quante lauree abbia conseguito.
Una vita finita troppo presto e che dovrebbe essere raccontata a chi va a fare le selezioni per il grande fratello o a chi partecipava alle cene eleganti di Arcore o ancora a chi vive da parassita all’ombra della politica e dell’affarismo.

In alto i cuori: Luca Toni ha ripetuto ieri quello che mi aveva già detto a fine anno, e cioè che Pepito Rossi è il miglior attaccante italiano.
Poiché Luca-gol ha un’età, un’esperienza e un carisma che gli consentono molta libertà dialettica, dobbiamo supporre che si tratti di un giudizio meditato, fondato e avveduto.
Miglior attaccante italiano vuol dire superiore a Balotelli e El Sharawi, senza contare tutti gli altri che abbiamo golosoamente e invano inseguito per anni, magari pure superiore a Berbatov che non rimpiango neanche un po’…
Certo, poi la variabile fisica che non è certamente un dettaglio, ma intanto io direi di goderci queste parole pronuniciate da chi lo è stato per davvero per una stagione il miglior attaccante in Italia.

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