Giugno 2016


Si chiude oggi il nostro primo anno a Radio Bruno: dodici mesi fa a quest’ora ero in piena fibrillazione per un groviglio di sentimenti che ora mi sembrano molto lontani nel tempo.
L’aspetto più bello della nuova avventura del Pentasport per noi che la viviamo da “dentro” è che non ci sembra si sia mai interrotto niente.
Siamo sempre gli stessi, con il grande vantaggio di avere uno spazio tutto nostro a Firenze, godiamo della medesima fiducia incondizionata che ci era stata accordata dalla proprietà precedente e lavoriamo con un entusiasmo che è cresciuto settimana dopo settimana.
Abbiamo contagiato con la nostra fiorentinità Gianni Prandi, il proprietario di Bruno, che ha investito non solo sulla Fiorentina (saremo ancora la radio ufficiale al village di Moena), ma anche sul Calcio Storico e su un evento davvero eccezionale che verrà regalato alla città il prossimo 21 luglio.
Come tutte le cose della vita potevamo fare meglio: abbiamo commesso degli errori che abbiamo provato a correggere in corsa e su cui interverremo in futuro, certamente l’impegno non è mancato e nemmeno l’affetto con cui avete continuato a seguirci dopo il cambio di radio, e di questo vi siamo davvero infinitamente grati.

Una partita fantastica, rapportata al valore assoluto della squadra.
Magari averlo da noi Conte, e lo penso da anni: uno dei pochi che aggiunge davvero qualcosa ai giocatori che allena.
Non me ne fregeherebbe niente del passato juventino, a me interessa vincere, altro che storie.
Come si poteva immaginare che il nostro centrocampo così povero tecnicamente potesser mettere nel mezzo e non far giocare Fabregas ed Iniesta?
Solo l’organizzazione, un’organizzazione perfetta, poteva compiere un simile miracolo
Vincere in quel modo, con quella sicurezza, ha veramente dell’incredibile e a chi dice che senza Buffon saremmo andati ai supplementari, vorrei ricordare le parate di De Gea e le molte, direi troppe, occasioni sprecate.
Bravissimi.

Quando frequentavo le medie l’Europa era solo un continente in cui sapevamo essere inserita l’Italia.
In più c’era questa cosa misteriosa chiamata MEC, che a noi ragazzi, e penso un po’ a tutti, diceva poco o niente.
Sei Paesi, se non ricordo male, e ci si fermava lì, a me piaceve perché, se non ricordo male, l’atto costitutivo era avvenuto a Roma, quindi in casa nostra.
Oggi che soffiano venti anti-europeisti un po’ ovunque, mi piace ricordare quei tempi in cui tutto quello che facciamo oggi, se ce lo avessero raccontato, ci sarebbe sembrato fantascienza.
Non cambiare i soldi girando per il vecchio Continente, non pagare i dazi, non attendere ore agli aereoporti per passare la frontiera, la libera circolazione delle persone e quindi delle idee, essere più forti insieme contro le altre potenze del mondo.
Sono convinto che un eventuale Italexit prenderebbe una sonora sconfitta e mi pare che pure Salvini stia spingendo poco sull’acceleratore, mentre i 5 Stelle stanno studiando per governare e hanno quindi abbandonato certe derive eurofobe.
Speriamo comunque di non doverci nemmeno arrivare a votare per una cosa del genere, anche se il giudizio popolare è sacro e nemmeno capisco il raccogliere firme in Inghilterra per votare di nuovo: e se avesse vinto il remain che avrebbero fatto gli altri?

Sto parlando di Bernardeschi, che ha sicuramente giocato una partita al di sotto delle aspettative e delle sue possibilità, ma bisogna vedere il contesto.
Ed il contesto era una squadra messa in campo quasi tirando a caso con i dadi ruoli e giocatori, senza capo né coda e senza neanche dentro quella necessaria cattiveria che ci vuole in vetrine come queste.
Il leader, Bonucci, ha per sua stessa ammissione giocato frenato dal rischio squalifica e altri mi sono sembrato sullo stesso livello di Bernardeschi, oggi additato come il peggiore in campo.
Quasi certamente in questi Europei non lo rivedremo più ed è una delusione per tutti, ma non vorrei che si esagerasse, che si parlasse di bocciatura, perché quella di ieri era tutto tranne che una squadra di calcio.

Se a Roma e a Torino le cose dovessero funzionare meglio, e a Roma ci vuole veramente poco, non ci sarebbe nulla di strano ad ipotizzare Di Maio o Di Battista come premier nel 2018.
In un Paese che dopo la vergogna della dittatura e delle leggi razziali ha sdoganato in pochissimi anni i fascisti, che si è girato dall’altra parte di fronte ai delitti rossi post 1945 (leggete Pansa), che è abituato da sempre a salire sul carro dei vincitori, che problemi volete che ci siano a farsi guidare da un ex o quasi ex comico e dal figlio dell’ideatore di un blog geniale?
Meglio internet o le scuole di partito delle Frattocchie?
Fa più danni il web o la compravendita di tessere nei monumentali e variopinti congressi della Democrazia Cristiana?
Non esiste risposta, ma solo speranza nella buonafede e nella capacità degli uomini e delle donne che dovranno prendere delle decisioni.

Dopo la grande soddisfazione della vittoria di ieri, mi sono posto una domanda: ma non dovevano essere gli Europei del grande riscatto di Mario Gomez?
Per adesso c’è stata tanta panchina e una ventina di minuti giocati al minimo sindacale, l’Europeo è ancora lungo, speriamo di essere sorpresi da un gol importante.
Perchè dalla soluzione del suo caso passa molto del mercato viola di questo 2016 non esattamente semplice per Corvino, che deve far quadrare bilancio e (ipotetico) rafforzamento della rosa.
Tenerlo è quasi impossibile, venderlo senza squilli ed avendo il suo assenso per la nuova destinazione un’impresa temeraria.

Si può anche far finta di niente, ma qui a Parigi la paura si sente e non mi era mai successo nelle altre occasioni in cui ero venuto in Francia.
E non sono solo i soldati o i poliziotti armati fino ai denti a raccontarmelo, ma proprio nel clima che si respira, perfino le facce delle persone che vedi per le strade.
Non potrebbe essere altrimenti con quello che ha passato la città, però è molto triste ammettere che in questo hanno vinto loro: ci sono entrati nella testa e adesso ci accompagnano nella nostra vita quotidiana.
Maledetti.
Temo che non passrà troppo tempo prima che questa brutta aria arrivi anche in Italia, in questo siamo già in guerra e sarà bene capirlo il prima possibile.

Parte l’inno e non ci sono discussioni: si tifa Italia senza se e senza ma, fregandomente di Conte, Buffon, Bonucci, Chiellini ecc.
Ed è stata una grande Italia, inaspettata sul piano tecnico mentre per quanto riguarda la grinta e la concentrazione si era già capito che eravamo a buon punto.
Schemi, corsa senza palla, tutti sapvano esattamente cosa fare e qui c’è la mano dell’allenatore, non ci sono dubbi.
E’ stata una partita emozionante, abbiamo rischiato qualcosa, ma era inevitabile contro avversari molto più forti di noi, evidentemente però solo sulla carta.
Però eravamo partiti bene anche in Brasile, con un squadra che sembrava nettamente superiore all’attuale, per questo sono molto curioso di vedere cosa succederà vederdì contro Ibrahimovic.

Beppe Virgili non sembrava assolutamente un ex giocatore, meno che mai un signore che aveva vinto uno scudetto a Firenze e che con la maglia della Nazionale aveva segnato al Brasile.
Farlo parlare in radio era stata un’impresa perché non gli piaceva affatto raccontarsi, ma una volta rotto il muro della timidenza (e della diffidenza) diventava irresistibile.
Grazie a suo figlio Aurelio ero riuscito ad entrare nelle sue simpatie e bisognava vederlo in famiglia per capire il valore dell’uomo.
D’altra parte, non si tirano su in quel modo quattro figli se non si hanno dentro certi valori e certe convinzioni.
Colpevolmente non sapevo che stesse così male ed era tra i più giovani di “quella” Fiorentina, certamente mi e ci mancherà moltissimo.

Continuo a pensare che Matteo Renzi sia la soluzione migliore, pur non condividendo assolutamente le ultime spregiudicate mosse politiche che hanno imbarcato Verdini nella maggioranza e che mi pare siano state poco capite dallo stesso elettorato di sinistra.
Detto questo, sono curioso di vedere come andrà a finire a Roma e confesso che una vittoria della Raggi non mi dispiacerebbe affatto, perché governare in una delle città più ingovernabili del mondo sarebbe una bella cartina tornasole per capire se i 5 Stelle siano in grado di guidare il Paese.
Predicano la politica dei fatti, ma sono parole già sentite da Berlusconi quando scese in campo e dallo stesso Renzi ai tempi della rottamazione.
In più ci hanno messo una trasparenza economica sui propri compensi che non è da tutti, ma tutto questo non basta per guidare l’Italia.
Vediamo come andrà a finire, senza pregiudizi o preconcetti.

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