Dicembre 2021


Ve li ricordate i buoni propositi della primavera 2020? Le canzoni sul balcone e le bandiere arcobaleno con la scritta “andrà tutto bene”?

Saremo migliori, dicevano in tanti, non io che sull’argomento natura umana ho sempre idee confuse, e comunque una cosa sembrava certa: il rispetto per l’interlocutore, l’ascolto di chi abbiamo davanti.

Ventuno mesi dopo è saltato tutto, ci siamo incattiviti, provati e destabilizzati dalla mancanza di normalità, dalla paura di non sapere come sarà il domani, frustrati dalle aspettative, puntualmente andate deluse.

Sono peggiorato anch’io, non ho problemi ad ammetterlo: ho toccato il punto di tolleranza zero con i  no-vax, che invece sono partiti da subito con una violenza dialettica, e in alcuni casi pure fisica, sorprendente.

Siamo stanchi, stanchissimi, prevedo affari d’oro per avvocati divorzisti, psicologi e psicanalisti, sempre che ci siano ancora i soldi per pagare le notule.

Comunque sia, buon 2022 a tutti e non diciamo niente, che forse è meglio.

 

  

La situazione è sfuggita al controllo di chi deve decidere, gli inni all’ottimismo nei primi giorni di dicembre, quel compiacimento nel dire e ridire quanto eravamo bravi in Italia rispetto al resto del mondo sono evaporati più o meno con la stessa velocità con cui è calata la considerazione dei tifosi viola verso Kokorin.

E quindi adesso che si fa?

Una cosa sola, inevitabile e purtroppo tardiva.

Si bloccano i non vaccinati, si impedisce loro di moltiplicare il disastro della nuova variante, ci si impone a livello di Stato, senza se e senza ma.

La mia libertà di uomo, la mia tranquillità di padre e marito sta pagando da mesi un prezzo ingiusto alle mattane di questa gente, spesso violenta nel linguaggio e nei modi, in cui non mi riconosco neanche come concittadino e che da un anno viene sapientemente aizzata da sobillatori di professione, quasi sempre di provenienza fascista.

Ora basta, ora veramente basta.

Abbiamo un Presidente del Consiglio che ha dimostrato di poter prendere delle decisioni forti a livello economico e che non ha alcun baratto politico di cui tenere conto: che agisca in nome e per conto delle milioni di persone normali come me che vorrebbero tornare a vivere con un minimo di tranquillità, pur sapendo che la fine di questo incubo è molto lontana.

Stacchiamo la spina dopo un girone di andata sorprendete, pieno di spunti interessanti e molto promettenti per il futuro.

Il cuore di chi ama la Fiorentina porta la mente a pensare sempre in grande, l’ho fatto anch’io immaginando tracolli di Atalanta e Napoli (e in effetti qualcosa è successo) e ipotizzando un successo dietro l’altro, ma sono sogni.

E’ esattamente come inseguire la felicità, se proprio riesci a raggiungere certe vette, quelle durano un minuto, forse due, e poi “svaniscono in fretta e non si ricordano più”.

Più accessibile la serenità, una pienezza di pensiero e di sentimento che nasce dalla consapevolezza di ciò che si è e di quello che si è fatto in questo transito terrestre.

L’augurio agli oltre cinquemila amici che hanno la bontà e la pazienza di venire a sbirciare ogni giorno nella nostra piazza virtuale è di recuperarla questa serenità.

E per i fortunati che già la sentono scorrere dentro di loro, il consiglio è non farsela sfuggire, perché è veramente qualcosa di prezioso e unico. Quasi come la salute.

Un grande abbraccio a tutti.   

Manca la controprova, ma con Biraghi in campo penso che avremmo vinto.

Una grande reazione, da squadra matura contro un avversario molto complicato, con punte di eccellenza davanti e qualche lacuna dietro.

Resta il rammarico per i due punti lasciati lì, che ci avrebbero lanciati vicino alla zona Champions.

Torreira gigantesco nel secondo tempo e difesa da rivedere, tranne Odriozola, che qualcosa concede, ma quanto spinge.

Uma squadra neanche paragonabile come quella degli ultimi anni ed è questo che ci deve consolare per aver preso solo un punto.

Minimo sindacale e vittoria che regala ancora maggiore fiducia nei propri mezzi.

Niente di eccezionale, ma si vedeva che esiste uno spartito da seguire, poi dipende dallo stato di forma e dalla bravura dei suonatori.

La prova di Kokorin è stata sconfortante e non tanto per il gol sbagliato o per l’inesistenza di azioni pericolose, quanto piuttosto per l’immagine che regala ad ogni contrasto perso o in ogni mancato movimento.

Dovrebbe prendere esempio da Benassi, un altro che non gioca mai e che invece ci ha messo molto del suo perché sapeva che le occasioni per uscire dalla zona grigia sono veramente poche. Kokorin invece pare precipitato in una sorta di narcosi agonistica la cui spiegazione è demandata ai posteri.

Molto bravo Rosati, su cui avevo delle perplessità, e in crescita Sottil: sicuramente un nuovo esterno serve molto meno di un centravanti vero, che faccia da supporto a Vlahovic.

La prima è ovviamente quella di Italiano, questa squadra ha un’anima vincente e sono stati bravi quelli che lo pensavano prima che la stagione iniziasse. Io non ero tra quelli, mi sbagliavo e ne sono felicissimo.

Il secondo autografo è di Vlahovic: senza di lui tutto questo non sarebbe possibile, anche sommando Guardiola a Italiano, a meno di non prendere Benzema o qualcuno dello stesso livello.

In quanti adesso lo vorrebbero in tribuna? A me invece piacerebbe vederlo in campo con la maglia viola per un altro anno e mezzo, pensa in po’…

E la Juve due punti sotto mi fa tornare in mente l’immenso Lucio Battisti: che sensazione di leggera follia…

Ve lo devo dire con la massima sincerità: la storia dei procuratori di Vlahovic non mi appassiona, la trovo stucchevole e sicuramente sbaglio io.

Cosa stiamo cercando? Il motivo per cui Dusan non ci vuole più? Non fa parte del mio modo di pensare: chi non mi ama non mi merita e sarà peggio per lui o per lei.

Giornalisticamente sono in difetto lo so, ma per fortuna non faccio il mercato e neanche giornalismo investigativo, settori in cui avrei diverse difficoltà.

Sono un direttore d’orchestra a cui piacciono le cose semplici e se esistono motivazioni o complotti per l’addio di Vlahovic, va bene così.

Sono perfettamente in linea con Firenze, città d’arte, che va in culo (scusate il francesismo) a chi arriva e a chi parte.

Il successo della consapevolezza: siamo forti e abbiamo vinto una partita molto complessa, dimostrando di essere superiori.

È l vittoria di Italiano, che entrato nella testa dei giocatori in tempi così rapidi da risultare quasi miracolosi.

Il gol più bello è quello di Biraghi, la certificazione più importante di come le cose siano cambiate rispetto alle ultime stagioni.

Dobbiamo e vogliamo pensare all’Europa, è nella storia di questa squadra e nelle potenzialità del presidente Commisso, che non sta bene e ci ha messo dentro soldi ed energie di ogni tipo.

Sarà una settimana difficile per i giocatori: il martellamento di Italiano sarà incessante e profondi. Guai a calare di concentrazione contro la Salernitana.

Nulla è rimasto uguale a quando ho iniziato in quel dicembre 2005, ma proprio nulla.

La mia vita è stata rovesciata come un calzino e io, che non sopportavo i cambiamenti, mi sono trovato come su una tavola da surf in mezzo al mare.

A volte le onde mi hanno sommerso, ma alla fine devo ringraziare il mio carattere volitivo che mi ha sempre permesso di rimontare sopra la tavola e continuare ad andare.

Ho cambiato moglie e radio, ho un terzo figlio, ho creato una società con otto persone assunte (proprio io che fino ai 35 anni cercavo disperatamente un giornale che mi assumesse…), vivo con tre cani dopo averne avuto paura per più di mezzo secolo, sono diventato molto paziente e dopo decenni di egocentrismo esasperato, da tempo ascolto gli altri.

Non mi sembra di avere 61 anni, almeno per come li intendevo quando ero giovane, eppure ci sono tutti. Così come c’è questo blog, a cui non dedico il tempo che vorrei, ma che alla fine è il filo conduttore del mio ultimo quarto di vita.

La miglior partita dell’anno, considerata la difficoltà psicologica. Doppia dopo il vantaggio di Gabbiadini.

Non a caso arriva insieme alla più convincente prestazione delle due ali, come si diceva una volta: Callejon e Sottil.

Tre punti che cementano il gruppo, che fanno crescere la consapevolezza che potrebbe essere una stagione di riscatto e i meriti di Italiano sono così evidenti da aprire banali.

Avanti così, con Vlahovic da tenere il più a lungo possibile…