Marzo 2022


Non ho rapporti diretti con la Curva Fiesole, credo di stare sulle scatole a molti di loro e d’altra parte non si può piacere a tutti.

Quando non sono d’accordo con le cose che fanno o che cantano, lo dico e non ho mai avuto paura di conseguenze fisiche, al massimo mi hanno insultato o fatto striscioni: non è piacevole, ma fa parte dei rischi del mestiere.

Ho anche idee poco chiare sui vari cambiamenti stilistici in casa viola, non mi dispiace il nuovo giglio, ma sinceramente non mi appassiono al dibattito.

Fatte tutte queste premesse, devo riconoscere al Gruppo 1926 una grande libertà di pensiero: lo striscione appeso stanotte allo stadio gronda di coerenza con quanto già scritto in passato: “Prima di cambiare la storia, fatela”.

E’ una raccomandazione che non coinvolge solo Commisso, ma anche i Della Valle, visto che se non vinciamo la Coppa Italia battiamo ogni record storico di astinenza da successo andando verso i 22 anni senza vittorie.

Un po’ troppi, mi pare.

Con l’Ucraina sempre, ma senza mandare all’ammasso il cervello

Questa storia che Biden decida cosa sia meglio per la Russia, che abbia spodestato Putin senza consultare i russi mi ha fatto venire in mente un vecchio monologo di Gaber su quanto siano bravi e democratico gli americani.

Talmente democratici, che dove la democrazia non c’è loro la esportano e la buttano lì.

Come in Cile nel 1973 o nelle Filippine con Marcos. Oppure la difendono strenuamente, come hanno fatto per almeno 45 anni in Italia con Gladio e Servizi segreti, per evitare che quei mostri del PCI finissero nella “stanza dei bottoni”.

Non saranno un po’ troppo democratici?

Nella puntata con Furio Valcareggi di martedì scorso fluivano nella mia testa nomi e circostanze su cui non mi ero minimamente preparato.  In verità non preparo quasi mai niente, vado a braccio e mi affido all’istinto e al mestiere.

Sono arrivati così tante nozioni da sorprendermi e questo mi ha portato a fare delle riflessioni su cos’era il calcio e cosa è diventato oggi.

Se io mi ricordavo i nomi dei due massaggiatori che erano andati in Messico nel 1970, quando ancora dovevo compiere dieci anni, i casi sono due: o soffro di qualche disturbo mentale (e ci può anche stare, chi lo può dire?…), oppure vivevo il calcio in modo molto diverso rispetto a come lo vivono i giovani o giovanissimi appassionati di oggi.

Tutto era più “normale”, ti innamoravi di un mistero, credevi alla versione romantica del pallone e per questo volevi sapere tutto, anche i nomi dei massaggiatori azzurri.

La partita erano gli unici 90 minuti reali in un mondo popolato di fantasie, per esempio ogni volta che iniziava il campionato io pensavo che avremmo potuto vincere lo scudetto. Anche con Bertarelli, Zuccheri, Rossinelli e Pagliari.

Per questo mi è rimasto dentro tutto, per questo oggi, tre ore prima della partita, mi metto a studiare gli avversari perché molti stranieri non li conosco ed è un po’ come andare a scuola.

E’ un impegno che assolvo volentieri, ma non più un piacere, come è stato prima che questo splendido gioco venisse violentato dai soldi. 

Abbiamo giocato in trasferta contro la squadra più forte d’Italia, anche se forse non vincerà il campionato.

Lo scrivo come promemoria per chi critica il pareggio di Milano, qualcuno ieri in radio dava addirittura la colpa a Italiano per aver fatto giocare questo o quello al posto di quell’altro.

Tanto per essere chiari: abbiamo un evidente problema in attacco, a cominciare dal centravanti e finendo con chi da esterno, e per sua natura, non la mette mai dentro, ma abbiamo giocato una grande partita.

Sul piano del gioco siamo stati migliori, l’organizzazione era evidente e questo è tutto merito dell’allenatore.

Il pareggio alla fine è giusto, col retrogusto amaro dell’ occasione di Ikone, così simile a quella di Duncan (che ha evidenti responsabilità sul gol preso) a Verona.

Un passo in avanti rispetto alle partite “normali” con Verona e Bologna è un pensiero ancora rivolto all’Europa, a cui la Fiorentina deve aspirare sempre, come diritto costituzionalmente riconosciuto ai propri tifosi.

Sì, io sono che tifa contro.

Contro la Juve, da sempre e da tutta la vita, pur ammirandola e in certi casi applaudendola commosso, come quando vennero in Piazza Santa Croce per rendere omaggio a Davide Astori.

Per difendere la memoria di 39 italiani, tifosi della Juve, ma questo è secondario, da anni mi prendo gli insulti di una parte della Curva che non stimo e che pensa di essere ganza se inneggia all’Heysel, dimenticando la pietà umana.

Calcisticamente però non sopporto la Juve, godo quando perde, ancora di più quando succede in Europa, dove alla fine hanno vinto nella Coppa che conta di più una sola volta e ai calci di rigore, perché il successo nel 1985 non va proprio considerato.

E’ stato bellissimo vedere le facce di diversi ex viola, specialmente uno, che nel tempo sono volati a Torino come folgorati sulla strada della Damasco del pallone.

Oggi è proprio una bella giornata per i tifosi viola, specialmente per i cosiddetti provinciali.

Una vittoria sofferta e per questo ancora più godibile, ottenuta soprattutto grazie a Torreira: straordinario

Il resto è un po’ così, con tante buone intenzioni non supportate dalla forma, leggi alla voce Bonaventura e Sottil.

Gonzalez va a tratti, ma quando va lo fermano solo con i falli e penso che ci darà soddisfazioni, mentre Cabral è proprio fuori forma fisicamente e vedendolo mettersi le mani ai fianchi dopo venti minuti si capiscono meglio le parole di Italiano.

Infine lo schifo di Verona, con quel nauseante striscione che sarà stato pure fatto da qualche deficiente/delinquente ma è stato accettato dal resto della curva che non lo ha rimosso.

In quella curva ho visto il vessillo di Ordine Nuovo sopra lo striscione di in viola club, la’ è stato impiccato un fantoccio di colore per far capire che i giocatori di pelle scura non erano graditi: a me questa gente fa schifo.

E il fatto che il Verona sia gemellato con la Fiorentina non cambia le cose, anzi le rende ancora più amare.

Inevitabile. Tre fiorentini, ma forse anche due, non li metti d’accordo su quei niente, figuriamoci su qualcosa che riguarda la Fiorentina.

Il nuovo stadio non piace nemmeno a me, ma il mio giudizio è puramente estetico e personale, con tutte le riserve del caso e quindi ha un valore relativo.

Fatico a capire le guerre di religione già in atto senza neanche conoscere come staremo seduti, se avremo spazi vivibili dentro, quanto saranno migliorate le infrastrutture.

Come nell’ illuminante canzone di Pieraccioni dedicata a Firenze, noi da sempre il 24 giugno vediamo i fuochi e quando lo spettacolo si conclude sospiriamo: “eran meglio quegli altr’anni”.

Prendiamoci il punto e andiamo avanti, ma trovo che ci sia troppa soddisfazione per un pareggio sostanzialmente giusto.

Abbiamo giocato peggio che mercoledì e anche a Reggio Emilia la squadra era sembrata più consistente: nel primo tempo ci hanno dominato ed era il Verona. A Firenze.

Nessuno pretende l’Europa, ma si è contro la Fiorentina se si prova delusione per non andarci?

Non vorrei che gli ultimi tre anni parecchio tristi fossero il metro per tutto e anche Italiano può essere criticato, come tutti.

La Fiorentina ha una sua nobiltà, impreziosita da un presidente con enormi possibilità: perché devo esultare se arriviamo ottavi?

Non ho capito il cambio di Piatek con Gonzalez: se Cabral non può entrare in campo al posto del polacco, come poteva essere all’altezza della situazione quattro giorni fa contro la Juve?

Giocare senza centravanti se lo può permettere il Barcellona di Messi, non la Fiorentina degli esterni che non segnano

Son morto con altri cento
Son morto ch’ero bambino
Passato per il camino 
E adesso sono nel vento 
E adesso sono nel vento
Ad Auschwitz c’era la neve
Il fumo saliva lento
Nel freddo giorno d’inverno
E adesso sono nel vento
Adesso sono nel ventoAd Auschwitz tante persone
Ma un solo grande silenzio
È strano non riesco ancora 
A sorridere qui nel vento
A sorridere qui nel ventoIo chiedo come può un uomo
Uccidere un suo fratello
Eppure siamo a milioni 
In polvere qui nel vento
In polvere qui nel ventoAncora tuona il cannone
Ancora non è contento
Di sangue la belva umana
E ancora ci porta il vento
E ancora ci porta il ventoIo chiedo quando sarà
Che l’uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
E il vento si poserà
E il vento si poseràIo chiedo quando sarà
Che l’uomo potrà imparare
A vivere senza ammazzare
E il vento si poserà 
E il vento si poserà 
E il vento si poserà

E due, ma stavolta fa ancora più male e non solo perché era la Juve.

Fa più male perché stavolta avremmo meritato di vincere e già il pareggio ci stava stretto, ma se non la metti dentro non vai da nessuna parte, è sempre stato così, nel bene e nel male.

E’ stato doloroso vedere la disperazione del fiorentino Venuti, che ha molte meno colpe di Milenkovic nella frittata finale, un autogol che comunque la si giri riduce di parecchio le nostre possibilità di qualificazione.

Hanno rubato la partita, e senza l’aiuto dell’arbitro, solo con le regole del calcio e dopo averci subito per almeno due terzi della partita.

Vlahovic da cinque pieno, la coreografia e il tifo da nove, i cori razzisti senza voto e penosi, ma è una battaglia persa che comunque non smetterò di combattere. 

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