Agosto 2022


Ho visto nascere violanews 21 anni fa. Mi ricordo di una riunione quasi carbonara a casa Guetta in cui Saverio ipotizzava scenari assolutamente oscuri per un troglodita digitale come me.

Come all’inizio degli ottanta, essendo rimasto il Prof un autentico disinteressato agli aspetti economici del mondo, ho un po’ aiutato il nuovo nato a livello di organizzazione commerciale e anche con il supporto radiofonico.

In questi due decenni ho visto crescere violanews fino a raggiungere livelli difficilmente immaginabili e ho sempre detto di no a collaborazioni di ogni genere.

L’ho detto a Saverio e a chi, bontà loro, me lo ha chiesto pi volte e comunque eventualmente non potevo che fare qualcosa con uno dei pochi amici veri che ho, e non solo nel giornalismo.

E cosi da oggi ho deciso di divertirmi un po’, spero insieme a molti di voi.

Non voterò mai per Giorgia Meloni e sono pure parecchio preoccupato per le eventuali derive populiste, sovraniste che potrebbe avere un Governo guidato da Fratelli d’Italia, un partito che insieme a persone da cui comprerei un auto usata, come il mio amico Paolo Marcheschi, presenta gente impresentabile ad ogni livello, che faccia il maledetto saluto romano o peggio ancora sia negazionista.

Detto questo, constato con rammarico il vecchio imperdonabile vizio della sinistra di sentirsi sempre meglio degli altri (Lerner che per il compleanno scrive a Sofri di “essere sempre dalla parte giusta”: vomitevole), di sparare ad alzo zero sul nemico, demonizzandolo oltre ogni logica e con risultati disastrosi, come già accadde ad Occhetto e alla sua “gioiosa macchina da guerra” contro Berlusconi nel 1994.

Quasi ogni giorno ne viene fuori una nuova sulla Meloni, che sia vera o no poco importa, ma pare che stando ai sondaggi gli italiani se ne freghino dei giornali (che purtroppo ormai non legge quasi più nessuno) e continuino a dare alla destra una maggioranza schiacciante, mentre Calenda, Letta e Frantoianni si azzannano tra loro.

Una tattica suicida, che avvantaggia l’avversario politico, che così può recitare senza troppi problemi il sempre conveniente ruolo di vittima.

E va bene.

Nell’anno di grazia 2022, nel mese di ottobre (magari proprio il 28), avremo la prima Presidente del Consiglio donna i cui antenati cento anni prima fecero la marcia su Roma, ma siccome l’Italia ha una sua Costituzione e una sua storia democratica ormai vecchia di 74 anni, io continuo a fidarmi del mio Paese e anche di chi lo governerà.

Vedendola dal vivo la Fiorentina è un’ottima orchestra a cui per ora manca l’assolo finale, o l’acuto, se preferite.

Manca il gol, che è da sempre la merce più rara da trovare e infatti di solito gli attaccanti sono strapagati (prima ancora di più, ma la differenza resta ancora sensibile).

Siamo a scommettere su Cabral e Jovic perché è inutile perdersi troppo in elucubrazioni algebriche; tra Ikone, Saponara, Sottil, Gonzalez, Mandragora, Bonaventura, Duncan e Maleh sarebbe bellissimo se arrivassero tutti insieme a trenta gol, ma ho del forti dubbi.

Altri quattro cinque potrebbero (forse) arrivare dai difensori (una preghiera per la permanenza di Milenkovic…), ne rimarrebbero da fare venticinque per poter ambire all’Europa.

Nella scorsa stagione ne segnò 17 Vlahovic in metà campionato, qui siamo veramente a sperare che quei due vadano almeno in doppia cifra in tutte le 38 partite.

Se non succederà, l’ottimo spartito di Italiano diventerà una sinfonia tristemente sterile.