Ormai ci siamo infilati in questo grigiore che tutto avvolge e che tutto condiziona.

Se si analizzassero le azioni da gol, avremmo pure meritato di vincere, il problema è che non l’abbiamo messa dentro e che, soprattutto, alla fine non ci interessa neanche più di tanto conquistare i tre punti.

Siamo rassegnati al decimo posto, che è un risultato pessimo e che, lo ripeto, costringe la proprietà a riflessioni generali su cosa siamo e cosa siamo stati fino ad oggi.

Meglio pensare ai grandi del passato, da Bati stuta con la sua magnifica festa nella più bella piazza del mondo, a Giancarlo Antognoni, che oggi compie 65 anni, ma per noi che siamo cresciuti con lui è sempre come se ne avesse 20.

Quasi tutti i temi che verranno trattati a Verona nei giorni dedicati alla Famiglia (con la F maiuscola, mi raccomando…) sono lontani da me anni luce: la penso in altro modo e ho la fortuna di vivere in un Paese che mi permette di manifestare quello che mi passa per la testa.

Allo stesso tempo non capisco perché chi ha idee molto lontane dalle mie non possa e non debba ritrovarsi per discuterne liberamente, poi saranno i numeri a determinare maggioranze e minoranze.

Mi fa semmai un po’ sorridere l’incoerenza di certi campioni di moralismo, che hanno alle spalle una vita privata piena di divorzi, figli senza coniuge e magari anche interruzioni di gravidanza volontarie.

Col passare degli anni, e anche grazie agli incontri che la vita mi ha regalato, ho radicalmente modificato il mio modo di vivere, qualcuno potrebbe pensare che sia cresciuto, dipende dai punti di vista.

In una cosa sono comunque rimasto uguale, la coerenza.

Non è che posso dimenticarmi di chi ero e di cosa ho fatto prima di diventare ciò che sono adesso e di conseguenza non posso certo salire sulla cattedra per impartire lezioni di moralismo al mondo.

E questo è invece un comportamento che in politica, e non solo, viene invece seguito da molte, troppe persone.

Credo di essere uno dei più autorizzati a parlare: ho creduto per un anno in più di quanto fosse giusto al Cecchi Gori pensiero e ne ho pagato le giuste conseguenze, perché chi parla in pubblico se sbaglia deve rendere conto dei propri errori.

Dovevo prendere le posizioni che presi nel 2001, quando oltre che direttore di Radio Blu ero responsabile di Canale Dieci, già nel 2000 e per questo mi inflissi un anno di assenza dal video.

Mai però avrei pensato di dover assistere a questo ritorno di fiamma viola su Vittorio Cecchi Gori e ne sono stupito quanto contrariato.

Vittorio Cecchi Gori ha fatto fallire la Fiorentina con operazioni a favore delle sue aziende che non poteva fare e che hanno portato prima all’amministrazione controllata e poi al funerale del primo agosto 2002, data per indimenticabile perché è stato un grande dolore.

Nessuna Coppa Italia (e forse nessun scudetto) pareggia una simile umiliazione e sentire oggi che esiste chi lo rimpiange (magari gli stessi che lo insultavano diciannove anni fa) è sconcertante.

E veniamo all’equivoco Della Valle: non è che ricordando come sono andate le cose si vuole difendere gli ultimi tristi anni della Fiorentina, perché sarebbe come confondere le mele con le pere.

Chi oggi invoca Cecchi Gori lo fa di pancia per andare contro all’attuale proprietà, ma è secondo me assurdo.

E comunque, tanto per essere chiaro: preferisco mille volte il grigiore aziendalista dellavalliano alla morte calcistica di Cecchi Gori.

Questo non vuol dire che smetta di battermi perchè il grigio scompaia e il cielo si colori di viola.

Lo Stato che rivuole i soldi dati come indenizzo a tre orfani, “perché tanto la loro mamma sarebbe stata ammazzata lo stesso”.

Le tempeste emotive  ed essere stati illusi che portano a quasi dimezzare le pene dei femminicidi.

Il puzzo che si comincia sentire in giro contro la possibilità  di abortire, diritto inalienabile di ogni donna.

Stiamo tornando al medioevo?

 

Un finale di partita così davvero non me lo aspettavo, un po’ perché la situazione mi pareva tranquilla sotto ogni punto di vista e molto perché conoscendo Stefano non avrei mai creduto che se ne uscisse fuori con dichiarazioni perlomeno improvvide sul  suo futuro.

Da una settimana non bisognava parlarne più e invece via con le spiegazioni inutili di Cagliari e come risposta ieri le parole indispettite di Cognigni a cui ha fatto seguito il no comment dello stesso Pioli.

La rottura è totale e soltanto i risultati positivi potrebbero servire da collante temporaneo per arrivare all’ultima di campionato.

Se però si dovesse continuare nella caduta libera in campionato e magari si andasse avanti con le punzecchiature da una parte e dell’altra, nemmeno fosse tornato Sousa, non mi stupirei di vedere Bigica in panchina nelle ultime giornate di campionato.

Come ho scritto più volte i miei rapporti con l’ala più intransigente del tifo viola o non esistono o sono pessimi.

Io non ho mai cercato di essere accondiscendente con loro e loro mi hanno fatto sapere a più riprese come la pensano su certe mie posizioni, vedi per esempio Heysel o contestazione sempre e comunque ai Della Valle.

Fatta questa premessa, io non credo che i duecento a Cagliari, o anche una decina, abbiano intonato il molto deprecabile “devi morire” all’indirizzo di quel povero tifoso sardo morto di infarto a soli 45 anni.

Non ci credo, perché non fa parte della costruzione mentale dell’ultrà, almeno per quello che conosco io del loro mondo, perché esiste un codice d’onore che non contempla simili schifezze.

Sarebbe interessante capire la tempistica degli avvenimenti, per controllare se ci sia stato qualcuno del Cagliari a terra per un contrasto durante il malore e comunque, lo ripeto, io non ci credo.

A meno che si sia annidato tra i duecento qualche completo decerebrato e allora in qualche caso mi arrendo anch’io, con enorme tristezza.

 

INVECE PURTROPPO E’ ANDATA PROPRIO COSI’, MI ILLUDEVO CHE IL FATTO NON FOSSE AVVENUTO.

NON CI SONO PAROLE, MENO MALE CHE ALMENO IL COMUNICATO DEI TIFOSI NON FA SCONTI E RICONOSCE LE RESPONSABILITA’, CHE SONO PESANTISSIME.

Abbiamo mollato sotto tutti i punti di vista e la sconfitta di Cagliari è uno dei punti più bassi degli ultimi anni.

Hanno mollato i giocatori e qui la responsabilità di Pioli è evidente

Possiamo rovesciare la stagione vincendo la Coppa Italia, ma bisogna vedere come ci arriviamo a Bergamo, con quante sconfitte ed umiliazioni sulle spalle.

Voglio essere chiaro: chi comanda ha le responsabilità maggiori e quindi i primi a fallire sono stati i Della Valle, che però pagano (regolarmente, che non è poco) il settimo monte ingaggi in Italia e quindi, a costo di essere schematico, delle due l’una: o i giocatori sono stati super valutati o rendono meno di quanto potrebbero.

Starà ai Della Valle dare una sterzata a giugno, facendo tesoro (si spera) dei molti errori degli ultimi anni e dovranno decidere se oltre a Pioli, il cui destino mi pare compiuto, e lo scrivo con dispiacere, sia il caso di cambiare anche Corvino, che questa squadra l’ha costruita.

Abbiamo fatto due tiri in porta in 95 minuti, con un gioco improbabile e con una verità inconfutabile: se Chiesa non fa il fenomeno, siamo inevitabilmente condannati a stare nella parte destra della classifica.

 

Hanno fatto una partita pazzesca e siccome siamo qui a parlare di calcio e non di guerre va detto che abbiamo ammirato e rosicato.

Tutto il popolo viola aspettava l’uscita agli ottavi della Juve per sbeffeggiare l’acquisto di Cristiano Ronaldo, prendere in giro Allegri e invece questi ti inventano la gara perfetta, con il portoghese superstar e con Bernardeschi strepitoso.

Inutile stare a ricamarci sopra: hanno una marcia in più, ma forse anche due e da otto anni a questa parte ci spiazzano perché prima vincevano rubacchiando ogni tanto, basta pensare a Cagliari, Avellino, Turone e il Ronaldo interista, mentre ora sono solo e semplicemente fortissimi.

Non so se vinceranno la Coppa, ma ieri hanno dato una lezione di calcio a tutta l’Europa e a chi, come noi, gufava contro.

Un conto è la simpatia personale e anche la stima verso Pioli e Corvino, un altro è analizzare la stagione della Fiorentina.

Questo punticino contro la Lazio, seppure raggiunto con l’ennesimo sussulto d’orgoglio, ci lascia all’ultimo posto nel campionato delle seconde linee e chiude ogni discorso europeo per quanto riguarda la classifica.

Meritatamente ultimi, mi verrebbe da dire, perché le altre, cioè Sampdoria, Torino e soprattutto la formidabile Atalanta del simpatico Gasperini, hanno un’altra consistenza e infilano, o hanno infilato, filotti che non abbiamo neanche sfiorato.

Se non finiamo settimi abbiamo sbagliato la stagione, se restiamo decimi siamo al fallimento, a meno che in Coppa non si vada in finale.

Difficile quindi pensare di ricostruire con gli stessi uomini, dopo due anni senza Europa e con la seconda stagione in cui si è fatto peggio della prima.

Aspettiamo le prossime partite con sempre meno fiducia: sono considerazioni tristi, ma purtroppo inevitabili, che i responsabili maggiori di tutto quello che sta accadendo, cioè i Della Valle, dovranno fare per il bene della Fiorentina.

 

Ho impiegato più di mezzo secolo per imparare a dialogare con le donne, fossero madre, sorelle, fidanzate, amanti, mogli o figlie.

Parliamo linguaggi diversi, ragioniamo in modo diverso e non esiste il giusto o sbagliato.

Siamo per natura abitanti di pianeti distanti, pianeti che per fortuna si cercano e si attraggono.

Ho imparato ad ascoltarle, a frenare l’istinto di scappare di fronte a ciò che non mi pareva normale, a cercare di comprendere un altro punto di vista.

Alla fine del viaggio, spesso tortuoso, ho capito una grande verità: amare veramente una donna, anche e soprattutto per i suoi difetti, esserle fedele e rispettarla è la pietra angolare del vivere insieme.

Altrimenti meglio da soli.

Mi ci è voluto molto, ma per fortuna non mi sento fuori tempo massimo: ho ancora molto da fare, forse anche da capire e…auguri a tutte le donne del blog.

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