Un momento straordinario, tra i tanti di ieri sera, che ho avuto la grande fortuna di vivere da comprimario, ma da vicino, grazie alla Hall of Fame viola.
Non me l’aspettavo e non se l’aspettava nessuno la commozione di Bati, è arrivata all’improvviso, come se avesse deciso che fosse arrivato il momento tra la sua gente, perché Firenze è la sua città, di lasciarsi andare, di essere se stesso a 23 anni di distanza dal suo arrivo “quando io ed Irina non avevamo niente”.
Con lui ho avuto un rapporto straordinario per cinque anni e pessimo per quattro, non è un segreto per nessuno e un po’ pensavo di conoscerlo, ma mi sbagliavo.
E’ stata una serata semplicemente perfetta, con punte inarrivabili, tra Bati e Albertazzi, Merlo e Mazzoni, Antognoni e i ragazzi del primo scudetto.
Una serata da portarsi dentro a lungo.

Sì, memorabile, perché io ancora mi ricordo a distanza di 37 anni di un 3 a 0 all’Inter con tripletta di Desolati: battere così l’Inter non è proprio un avvenimento consueto dalle parti del Franchi e direi pure in giro per l’Italia.
Perché vincere in quel modo e dopo un periodo non proprio brillante (con la b minuscola) è un qualcosa che fa bene al cuore e alla classifica.
Straordinario il gol di Babacar, che ha oscurato quello bellissimo di Cuadrado e se poi segna pure Tomovic si può far festa grande e io l’ho fatta senza troppi tentennamenti, visto che nelle ultime settimane siamo stati tutti, io compreso, fin troppo critici.
Alcuni poi parevano addirittura godere del rischio che qualcosa potesse essere rotto e invece in quattro giorni abbiamo segnato sei reti e stiamo rimontando.
Battere Mazzarri, bravo quanto antipatico, è una soddisfazione nella soddisfazione, quasi come tornare a cantare di quale colore fosse il pallone: un’indicazione piuttosto utile per quelli che avevano la maglia bianca, visto che non l’hanno mai preso.

Ci sono momenti che devono essere sfruttati, occasioni da cogliere al volo.
Ecco, a me pare che insistere stasera su Bernardeschi sia una mossa coraggiosa, ma anche intelligente perché sposa l’esigenza di vedere il ragazzo in campo in una partita di grande importanza come Fiorentina-Inter con il fattore sorpresa, che potrebbe essere decisivo.
Metterlo ai margini, regalargli solo uno scampolo di gara sarebbe invece il frutto di una decisione fin troppo ponderata.
Bernardeschi-Babacar-Cuadrado, non è proprio il trio delle meraviglie che sognavamo in estate, ma potrebbe regalarci sorprese bellissime.

Dopo è tutto semplice, come lo scorso anno in Ucraina a Dnipropetrovsk.
Ma bisogna giocarle con la testa certe partite in cui hai tutto da perdere e la Fiorentina lo ha fatto benissimo, dimostrando una grande maturità.
Ho scoperto Bernardeschi, nel senso che per la prima voltal’ho visto sui novanta minuti ed è stato in partita sempre, dal primo al novantaquattresimo.
Ha molta più classe di Matos, tanto per stare ad un paragone che viene spontaneo dopo l’avventura europea della passata stagione.
Ci siamo divertiti un po’ tutti, abbiamo visto che Lazzari non è scomparso e che Ilicic può fare la differenza, se si sveglia con la luna buona.
Faceva freddo, ma era sopportabile e alla fine è andata come speravamo, adesso spingiamo insieme domenica sera per i tre punti della svolta.

Molto triste che partendo dal Meyer si sia arrivati alla discussione Brovarone-Bucchioni, con tanti a fare le verginelle.
Voglio dire che in molti si dicono scandalizzati e poi si divertono un sacco a sentire volare gli stracci, io ne avrei fatto volentieri a meno, ma era obbligatorio dare il diritto di replica a Bucchioni.
Così come era doveroso il mio intervento contro chi aveva usato parole che si potevano tranquillamente equivocare, magari potevo essere meno duro, ma la sostanza non cambia perché su certe cose, come la violenza verbale e non, non transigo.
Ora sono in un bell’albergo di Minsk, in questa Nazione dove tutto sembra molto ordinato, fin troppo direi.
Stare così lontani da casa farà bene a molti, aiuterà a recuperare un pizzico di serenità, che in questo momento ci serve come il pane.
Meno isteria e più gol, la mia ricetta per domani è tutta qui.

Era la prima volta che provavo da utente il Meyer: niente di grave, anche se la minima cosa, peraltro programmata, su un figlio di sette anni ti fa stare sempre in pensiero.
E’ stata un’esperienza unica, perché io e Letizia siamo stati letteralmente avvolti in un’atmosfera familiare che riesci a percepire solo se ci sei veramente dentro e quindi spero che per voi non succeda mai.
Ti portano dolcemente e col sorriso sulle labbra al punto dove devi arrivare e ti senti protetto, Cosimo ad un certo punto ha detto: “via, non perdiamo altro tempo e addormentatemi”.
Perché tutto è stato vissuto come un gioco, prima e dopo, e noi genitori lì, molto meno angosciati soprattutto per merito loro.
Si può fare il proprio mestiere in tanti modi diversi, ma chi sta nelle strutture ospedaliere ha molte responsabilità in più perché un suo sorriso tranquillizza, una parola giusta regala forza a chi soffre.
Il giorno dopo non posso che dire grazie a questi gentili sconosciuti che mi fanno sentire ancora più orgoglioso di essere fiorentino.

Alla fine non è stata una prestazione pessima, ma siamo un po’ mosci e con un Borja Valero quasi impresentabile.
Facendo bene i conti, ci mancano 4 uomini fondamentali (Rossi, Gomez, Cuadrado e appunto Borja Valero) e allora è un po’ difficile pensare di creare gioco con Ilicic e Badelj.
Io la scelta di tenere fuori insieme Aquilani e Pizarro non l’ho propria capita, ma forse dipende da me che non ci arrivo.
Ci resta la nuova B2 e quel gol che è una perla da incastonare nella fase di preparazione e conclusione.
Il pareggio è stato il risultato più giusto, solo che la classifica è di un anonimo sconfortante, però siamo solo alla quinta di campionato e non mi pare il caso di sputare già sentenze definitive.

Se mi avessero detto che il giorno del mio compleanno avrei scritto un post in difesa del direttore generale della Juve non ci avrei mai creduto.
Credo che qualsiasi persona dotata di neuroni nel cervello debba difendere Marotta dalla vergognosa battuta di Lotito a proposito del problema agli occhi del dirigente bianconero.
Sono intervenuto anche con il grande Ciuffi e con i ragazzi di Viola nel cuore quando in qualche occasione è stato sottolineato il suo problema, è una forma pesantemente infelice di deridere chi ha un difetto fisico e per questo inammissibile.
Passasse il concetto che si può dire di tutto, saremmo nel far west quando invece credo che si debbano rispettare ovunque le elementari regole dell’educazione e del vivere civile.
La vergognose parole di Lotito sono ancora più gravi perché pronunciate da un presidente e dirigente federale, un uomo che si presume, molto probabilmente a torto, che abbia un cervello per pensare e quindi dire o non dire certe boiate.

Alla vigilia dei miei 54 anni cerco di capire cosa ho imparato davvero dai dodici mesi più difficili della mia vita, che sarebbero stati poi quasi nove, cioè dall’inizio del 2014, ma siccome voglio essere ottimista, ecco che spero davvero che tutto quello che ho passato appartenga… al passato.
Intanto ho capito che non si finisce mai di cambiare e quindi, se non vuoi soccombere, devi cercare di adattarti a queste modifiche, piccole o grandi che siano: non ci sono alternative, anche se è spesso doloroso.
Ho poi imparato che le risorse di cui disponiamo sono molto maggiori di quanto noi stessi si possa pensare, che per quanto tu sia convinto di essere a terra, di essere sottoposto ad un bombardamento di situazioni pesanti e di non farcela più, alla fine provi sempre a risollevarti: a volte ci riesci, a volte no, ma almeno hai tentato.
Ho anche capito che ti devi conquistare tutto, ma che i prezzi da pagare devono avere un limite oltre il quale puoi tranquillamente lasciare perdere.
E’ tanto?
E’ poco?
Non saprei dire, so solo che oggi sono molto diverso rispetto ad un anno fa.

Come contro il Genoa avremmo meritato di vincere, però stavolta c’è stata meno intensità e oltre ai due pali, che comunque sono il segno inequivocabile della sfiga, ho visto poco altro.
Fatichiamo ad arrivare al tiro, siamo piuttosto lenti e alla fine inevitabilmente prevedibili e io credo che queste difficoltà si spieghino soprattutto con la partenza lenta di due simboli della Fiorentina spumeggiante di Montella: Borja Valero e Cuadrado.
Sulla mia passione calcistica verso lo spagnolo sono state disegnate perfino vignette e quindi mi costa scriverlo, però da almeno sei mesi Borja non è più lui.
E, aggiungo, se si fosse chiamato Aquilani, se fosse stato romano ed ex romanista ed avesse giocato in quel modo, beh l’allarme rosso sarebbe già scattato da tempo.
Cuadrado invece pare non divertirsi più, e noi con lui, perché non è proprio esaltante vedergli fare una partita nella partita e perdere diversi palloni.
E’ turbato dal mancato adeguamento del contratto promesso da tempo?
Se fosse così, dubiterei della sua intelligenza perché, premesso che ogni promessa è un debito, non mi pare che giochi gratis.
Dice: sì, ma sono stati proprio Cuadrado e Borja a prendere due pali clamorosi.
Risposta: sì, ma hanno fatto solo quello e sinceramente mi pare troppo poco.

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