Sembra Paolino Paperino, non gliene va bene una.
No, dico: ma anche mettendola male, un rimpallo, un inciampo, com’è possibile che Gomez non la butti mai dentro?
Troppo assurdo per essere vero, e allora sposo la tesi Brovarone e continuo ad essere fiducioso, forse perché l’ennesimo digiuno di ieri non ci ha fatto poi così male.
Pochissima gente allo stadio e non è che gli assenti abbiamo avuto torto, la gara è stata piuttosto bruttina, ravvivata dalla partita nella partita del tedesco: chissà se avrà convinto Montella a dargli una maglia da titolare contro il Napoli?

Immagino già la replica: non dovrebbe aiutarsi da solo?
Eh sì, ma evidentemente non ce la fa e allora stasera pochi brusii e molti applausi, anche se mi pare che andranno davvero in pochi allo stadio.
Aiutando Gomez si aiuta la Fiorentina a crescere, a uscire da questa stagnazione che sta avvelenando l’aria.
Vorrei vedere un po’ di rabbia, di sana incazzatura, ad un suo gol sbagliato, ad un suo contrasto perso.
Niente scuotimenti della testa, niente dialoghi con se stesso mentre è in campo: che giochi come sa e ha sempre saputo, noi proveremo a dargli una mano.

Ok, Montella ha sbagliato diverse uscite mediatiche e pure qualche formazione.
E’ bravo, ma permaloso, per esperienza diretta conosco bene la categoria (quella dei permalosi, non dei bravi).
Ma guardiamo un po’ come stanno e come sono andati quelli che dovrebbero fare della Fiorentina una squadra da terzo posto.
Rossi: mai pervenuto e non si sa quando arriverà.
Gomez: ormai circondato dallo scetticismo al limite dello scherno ogni volta che gioca, circostanza in verità piuttosto rara negli ultimi 18 mesi.
Cuadrado: involuto tatticamente e mentalmente, paga il post Mondiale e avrà giocato da Cuadrado al massimo una partita e mezzo. Però ha firmato un grande contratto e questo fa stare tutti noi molto più tranquilli.
Gonzalo Rodríguez: perso in non si sa quale posto. Non segna più, sbaglia rigori, si fa superare come un Verga qualsiasi, addirittura è messo in ballottaggio con Basanta.
Borja Valero: sempre belle le sue parole, incantevole il quadro familiare, ma in tutta la stagione ha giocato solo un tempo (contro l’Udinese) all’altezza delle aspettative.
Pizarro: sciaguratamente ritenuto ancora indispensabile, continua a perdere almeno un pallone importante a partita e qualche volta è il pallone decisivo. Pochissimi assist, ancora meno tiri, ma l’alternativa è peggio di lui.
Aquilani: l’unico che sta rendendo secondo le proprie potenzialità e quindi non è vero che il contratto distrae.
E noi, in questa valle di lacrime dovremmo sperare nel terzo posto o dare a Cognigni (o Della Valle, Pradè, Macia, Mencucci, fate voi) il ruolo dell’orco cattivo?

Brutta sconfitta, ma più ampia nel risultato che nei contenuti.
Hanno contato gli episodi e se sbagli un rigore, spadellato in modo assurdo da Gonzalo, il peggiore in campo, poi diventa durissima.
Bisogna dare una calmata a Cuiadrado, che voleva battere dagli undici metri, bisogna che Borja faccia di più, bisognerebbe capire a che punto è Gomez, perchè non è possibile che sia così poco.
Scordiamoci il terzo posto, ma non esageriamo nel disfattismo, quattro giorni fa gridavamo alla resurrezione dopo i tre gol all’Udinese.

Quasi sei mesi fa andava in scena la vergogna dell’Olimpico, la finale di Coppa Italia più triste della storia.
In tutto questo tempo si è parlato molto e fatto niente: domani in uno scenario da potenziale far west si gioca Napoli-Roma, tra nove giorni c’è un’altra volta Fiorentina-Napoli e siamo tutti lì a sperare che non accada niente, come se non dipendesse da noi.
Nel mio piccolo avevo provato in estate a promuovere un’iniziativa congiunta con la radio di Napoli per stemperare gli animi, perché la partita di domenica 9 novembre fosse un’occasione per abbattere steccati, rimuovere stereotipi, far capire che alla fine vinciamo noi che abbiamo il calcio e lo sport pulito e non i bastardi violenti che fomentano scontri.
Ho fatto un buco nell’acqua, in pratica non ho mai avuto una risposta vera “perché dobbiamo sentire la società”, “poi ti faccio sapere” e così alla fine ho lasciato perdere anch’io.
E ora eccoci qui, nudi al traguardo, con due partite che fanno paura e in cui purtroppo non si penserà a Totti, Higuain o Borja Valero, ma solo agli eventuali disordini: che tristezza.

E non è, almeno per ora, Mario Gomez.
No, non si era seduto Babacar e nella partita di ieri ha dimostrato altre cose, oltre al fatto fondamentale di aver segnato la doppietta che ci riporta in linea di volo.
Ha retto molti palloni, ha svariato da un fronte all’altro dell’attacco, si è reso affidabile per i compagni.
E’ stata una partita molto più complicata di quello che non dica il risultato e l’abbiamo vinta prima di tutto con la testa, segno che il gruppo è ancora unito, che ci sono magari degli spifferi, ma ci si può lavorare sopra e tornare competitivi.
A me sorprende la sicurezza di Neto, ormai padrone assoluto della porta, mi sorprende se la rapporto alle incertezze dei suoi primi anni in viola e mi è molto piaciuto Basanta mentre su Ilicic non calcherei troppo la mano: ha sbagliato un gol che era un rigore in movimento, però mi è sembrato bello vivo.
Godiamoci questo successo senza esaltarci troppo e cerchiamo di essere ottimisti.

Non ci possiamo permettere di pareggiare di nuovo, ci infileremmo in un tunnel di mediocrità che a Firenze proprio non sappiamo sopportare.
Non so come sarà possibile arrivare a vincere la gara di questa sera perché l’Udinese è più in forma di noi, più libera di testa e dunque pericolosissima.
Pur senza Gomez (quasi angosciante la telenovela del suo rientro) e Rossi, dovremmo essere più forti, ma a patto che Borja Valero e Cuadrado siano presentabili, cioè oscillino almeno dal 6 al 6,5.
Ci vorrà anche l’aiuto del Franchi, che intanto dovrebbe ignorare Ilicic, evitando brusii se lo sloveno dovesse entrare in campo, come pare più che probabile.
Mi preoccupa un po’ Babacar, non vorrei si fosse “seduto” dopo il capolavoro all’Inter: non se lo può permettere lui e, soprattutto in queste settimane, non ce lo possiamo permettere noi.

L’ha uccisa al culmine di una lite perché si era rifiutata di ritornare con lui.
Poi sotto choc ha vagato per tutta la notte sino a stamattina, quando la polizia lo ha fermato.
Si chiama Gora Mbengue, 27 anni, senegalese, l’assassino di Veronica Valenti, 30 anni di Belpasso.
I due da mesi avevano interrotto una relazione sentimentale: ieri sera si sono incontrati per un chiarimento, ne è nata una lite, al culmine della quale il giovane l’ha colpita ripetutamente al petto.

Giornalisticamente questo è un pessimo post, perché non dice (purtroppo) nulla di nuovo, insomma non c’è notizia.
Ma poiché qui siamo a dialogare tra noi e non “vendiamo” nessun prodotto, io invito tutti gli uomini di questo blog a fermarsi almeno due minuti tutti i giorni per riflettere su queste violenze inaudite che si ripetono da sempre sulle donne.
Spesso non c’è la morte e quindi nemmeno una breve in cronaca, spesso la violenza fisica e psicologica resta impunita per paura, omertà, sottomissione, spesso il mostro, perché di mostro si tratta, è quel signore così gentile che ci sorride quando buttiamo via la spazzatura.
Noi ci giriamo dall’altra parte: non vediamo e non sentiamo mentre le donne, le ragazze e le bambine muoiono o vengono vendute o sfruttate.
E senza rendercene conto sprofonda ogni giorno di più la nostra cosiddetta e molto presunta civiltà.

Partita veramente mediocre, che però abbiamo avuto il merito e la forza di pareggiare: una piccola impresa non da poco se si considera che il Milan era molto più riposato di noi.
Certo, se queste sono le squadre che puntano al terzo posto si spiega facilmente il perché il calcio italiano sia nelle attuali condizioni pre-comatose.
Il mistero Borja Valero continua: cos’ha?
Mi rifiuto di credere che sia un discorso di appagamento post contratto lungo, non fa parte del DNA dell’uomo, eppure qualcosa che non funziona c’è, ormai sono mesi che non è lui.
Pessimo pure Cuadrado e anche qui non tirerei in ballo il nuovo accordo, ma piuttosto una mancanza di maturità nel capire quando non è la giornata giusta e quando quindi uno debba fare solo le cose facili.
Ci ha salvato Ilicic, che si poteva tranquillamente risparmiare il gesto polemico dopo il gol, come se fino a quel momento avesse alle spalle mesi di partite eccellenti: è anche “da questi particolari che si giudica un giocatore”.

Una piccola rivincita personale: chi aveva ragione sul reale valore di Cuadrado, quando venivo accusato di non volere il bene della Fiorentina nel valutare ottimistica la quotazione di 40 milioni?
Al di là di questo, tutto è bene quel che finisce bene, il contratto è stato prolungato con cifre che in tutta onestà Cuadrado deve ancora dimostrare di valere.
E’ stata una bella apertura di credito e di fiducia della Fiorentina nei confronti del giocatore, per ora troppo discontinuo per valere quei soldi in una squadra che non è ai vertici europei.
Lo scrivo con la massima simpatia nei confronti del ragazzo, ma voglio e devo essere onesto con chi mi segue: adesso dunque tocca a lui, noi non aspettiamo altro che vederlo entrare nei grandi della storia viola.

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