Fiorentina


Christian Riganò rappresenta il nostro servizio militare.
Chi ha “servito” la patria sa a cosa mi riferisco: quando sei lì, sotto le armi, tutto ti sembra assurdo ed insopportabile.
A distanza di anni, quei mesi declinano il loro sapore amaro in dolcezza, la dolcezza della nostalgia e di quando eri giovane.
Ecco, Christian Riganò ci ricorda i tempi impossibili del Poggibonsi e del Gubbio, l’unico sopravissuto di un gruppo tanto improbabile per noi abituati ad Antognoni e Batistuta quanto utile.
Lo confesso, ogni volta che entrava in campo in serie A con la maglia viola io mi identificavo in Riganò, speravo facesse qualcosa di memorabile a dispetto di una tecnica non straordinaria.
Era insomma come se giocassi anch’io, lo sentivo vicino proprio perché lui più di tutti ci ha ricordato che uno su mille ce la fa davvero, come ce l’abbiamo fatta noi (grazie anche a lui) a tornare velocemente su.
Una persona umile, che l’improvviso benessere non ha cambiato di un centimetro, uno con cui ti potevi confrontare anche aspramente, ma sempre guardandolo fisso negli occhi.
Un grande.

Adesso si capisce quanto fosse importante tenere Toni: dipendiamo da lui, come in fondo è perfino giusto che sia visto che non è mai esistita una grande squadra che non si appoggiasse ad un grande attaccante.
Il problema tattico però mi sembra un altro.
Abbiamo rivoluzionato l’ottimo assetto tattico della passata stagione per consegnare le chiavi della manovra a Liverani, di cui conosciamo pregi e difetti.
Se la partita deocolla su ritmi alti, Liverani stenta, è sempre stato così e sarebbe assurdo criticare ora la sua lentezza.
Come diceva Pecci “il pallone corre sempre più veloce di qualsiasi calciatore” e Liverani sa dove mettere la palla prima ancora ancora che gli arrivi con una rapidità di pensiero che ha pochi paragoni.
Ma se Liverani non è in giornata? Se lo marcano a uomo pure nella nostra metà campo? Abbiamo un’alternativa?
Una in verità ci sarebbe e si chiama Montolivo, ma ancora non si è capito se davvero si crede o no in lui.
Ieri Liverani non l’ha proprio vista e si è pure mangiato un gol clamoroso, ma ovviamente nessuno si sogna neanche lontanamente di bocciarlo per una partita, sia pure così importante.
Ma mentre tornavo da Genova una domanda me la sono posta e ora, a freddo, la giro anche a voi: non è che stiamo rischiando un po’ troppo taticamente?
P.S. Ragazzi (e ragazze), scusatemi ma per tre giorni non posso rispondere ai vostri commenti. Scriverò e basta, ma voi continuate ad esternare…

Sensazione a pelle, vedendolo da vicino: Prandelli è già in clima campionato, e fa bene.
Sarà stato l’infortunio di Santana, ma l’impressione è che il tecnico viola fosse ben poco rilassato dopo la gara con il Giarre.
Ma forse, più di Santana, conta il Genoa, Marassi e tutto il resto.
Perché la Fiorentina ha effettuato una preparazione che più strana non poteva essere: è partita prestissimo in chiave Champions, ha lavorato all’inizio pensando di giocare dopo pochi giorni partite decisive, dopo è stata costretta a cambiare tutto.
Lo staff è andato a spingere sul fondo e la brillantezza per un po’ di tempo ce la possiamo scordare.
Tutto giusto e corretto, solo che tra tre giorni ci sarà questa sfida che vale moltissimo per le nostre ambizioni europee e troveremo un clima avvelenato.
Prepariamoci perciò ad una serata vera, di Coppa, e non stiamo troppo a recriminare su dove dovevamo essere perché a questo punto non serve a niente.

Comincia oggi con la radiocronaca di Fiorentina-Giarre il mio ventottesimo anno a Radio Blu, un record di fedeltà che ha pochi riscontri in Italia.
Molti hanno pensato che Radio Blu fosse in parte mia: non lo è e non lo è mai stata, ma è come se lo fosse, perché così la sento dal 1979, quando (incredibile, ma vero) il signor Pieroni mi offrì centomila lire al mese per fare una trasmissione alla settimana.
Quella trasmissione si chiamava Pentasport e, come qualcuno di voi sa, continua pure oggi.
Mi guardo dentro ed è bello sentire che la scintilla è la stessa, spero anche l’umiltà, semmai è aumentato la permalosità, già prima ad un buon livello.
Certo, è cambiato il contesto: ventotto anni fa in tribuna stampa stavo sempre zitto perché non mi filava proprio nessuno.
Ero un alieno, l’unico di una radio privata, uno di serie C (in B, per i soloni del giornalismo scritto, poi passati a fare marchette con noi, militavano quelli delle televisioni private).
Adesso vado in tribuna stampa e con un buon 40% dei colleghi o presunti tali non parlo e non ho rapporti perché ci ho litigato.
Non si può proprio dire che io abbia un carattere facile.
Un po’ mi spiace, specie per quelli e quelle che ho “messo al mondo” giornalisticamente e che una volta assunti o sistemati da altre parti si sono scordati/e tutto, tradendo la mia fiducia, ma poi vado avanti lo stesso.
Resta Radio Blu, che per me significa la radio in senso lato, la mia radio.
Uno strumento straordinario che mi ha permesso di realizzare i sogni di bambino/ragazzo, quando volevo fare ad ogni costo il giornalista e tutti mi dicevano di lasciar perdere perché ero senza sponsor politici, perché non avevo parenti giornalisti e perché in fondo si dice sempre così per levarsi un rompiscatole dai piedi.
Ed invece in qualche modo sono ancora qui, e pensare che quando entreranno le squadre in campo ci sarà ancora qualcuno che mi ascolta é, ve lo assicuro, straordinario.

Premessa personale: a causa delle origini, della famiglia e di altre piccole vicissitudini, da qualche anno sto sempre attento a non cadere in un errore già commesso in passato, il complesso di persecuzione.
Per questo mi interrogo più volte prima di pensare di aver avuto un’ingiustizia e, soprattutto, prima di gridarlo al mondo intero.
Stavolta ho fatto lo stesso: dopo la sentenza con i 15 punti di penalizzazione alla Reggina (lo stesso grado di giudizio condannò noi alla B e meno 12…) mi sono riletto le intercettazioni che riguardavano i calabresi e le nostre.
Ho riflettuto, respirato forte e lentamente, e cacciato simbolicamente un urlo: niente camera di conciliazione, DOBBIAMO ANDARE AL TAR!

Ok, l’argonauta Rossi ha appena detto che non ci saranno sconti, che il calcio va moralizzato e via a seguire con il solito repertorio.
Ma mettiamo che invece quelli decidano di andare al tavolo delle trattative al Coni e che propongano alla Fiorentina quanto segue: revoca della squalifica del campo e “solo” – 15 punti di penalizzazione.
Che facciamo a quel punto, conciliamo?
Confesso di avere idee un po’ confuse sull’argomento.
Da un lato mi piace sempre di più la fermezza dimostrata da DDV in tutta questa vicenda e non solo in questa (leggi alla voce Toni).
Dall’altro non vedo l’ora di ricominciare a parlare solo di calcio e senza la squalifica del campo e con un abbuono di 4/5 punti starei senz’altro meglio di ora.
Non rimane che aspettare e vedere se poi questo sconto ce lo propongono davvero.

Per quello che abbiamo passato negli ultimi sei anni, dalla cessione di Batistuta in poi, avremmo diritto non ad uno, ma ad almeno tre stagioni da incorniciare.
Intanto però godiamoci quella che comincerà il 19 agosto.
Dice: sì, ma ci sono 19 punti da recuperare.
Ok, però voglio vedere se c’è in in giro una società con questi mezzi, una squadra con queste potenzialità, un pubblico così innamorato ed un allenatore a livello di Prandelli.
Il Milan e l’Inter sono messi meglio a quattrini (e quindi come parco giocatori), però hanno ogni anno l’obbligo di vincere e ve l’immaginate la faccia di Moratti se (sul campo) non prende nemmeno stavolta lo scudetto?
Ed io non scambierei il nostro allenatore con Ancelotti, mentre su Mancini non vale neanche la pena di misurarsi.
La Roma ha una tifoseria sinceramente eccezionale e molto discutibile sul piano dell’ordine pubblico, ma sta affonfando nei debiti e buon per loro che hanno in panchina l’unico che possa avvicinare Prandelli e che fa quadrare conti tecnici scombussolati.
La Lazio ha ed è Lotito, ed il discorso penso si possa chiudere qui.
Quindi, forse perché essendo in ferie vedo le cose con un po’ più di distacco, direi di tirare il fiato e cominciare a vivere pienamente una stagione che potrebbe essere molto, ma molto interessante.
E poi c’è sempre quel campionato di B così strano a cui dare un’occhiata per vedere come va a finire…

Andrea ha lavorato sotto traccia, Diego è andato in prima linea: ad entrambi un bravi ed un grazie di cuore per come hanno gestito la vicenda Toni.
In tanti non si sono resi conto o hanno fatto finta di non rendersi conto che si è trattato di una svolta epocale: per la prima volta non si è seguito il rituale di un calcio fuori di testa, che alza sempre la posta e che non rispetta mai gli impegni presi.
Quanto a Toni, ora ci dimentichiamo tutto, o almeno ci tentiamo, perché tanto farci sangue amaro non serve a niente.
Pensiamo a fare filotto in Coppa Italia nelle tre partite di agosto e poi puntiamo su lui, ma non solo su lui, per dare un bello schiaffo in campionato a quelli che ci vogliono male.

Resistenza quasi uguale alla difese di Zeman e quindi, appena vista una postazione internet, eccomi qui a scrivere su una piccola cosa lasciata in sospeso.
Nell’ultimo Pentasport di sabato avevo lanciato la campagna “Non fischiamo Toni” a cui avevano aderito tutti gli interlocutori della trasmissione, compreso il grande (come spessore umano, voglio dire) Riganò, che ieri ha rilanciato il concetto.
Ecco, ribadisco: non fischiamo Toni, nonostante il bruciore che hanno provocato le sue incaute dichiarazioni.
Non fischiamolo perché prima di tutto ci serve nella pienezza dei suoi mezzi per risalire la corrente e poi anche per non fornire alibi a lui a al simpatico Tinti sul futuro del matrimonio con la Fiorentina.
Freniamoci, rimandando a data da destinarsi i legittimi sfoghi su una condotta scorretta, che però ormai appartiene al passato.

Forse non si è capito bene: Diego Della Valle non lo vende.
Stop. Fine delle trasmissioni.
Lo ha detto ieri sera il patron viola alla Gazzetta e guardiamo se questa storia prende finalmente una giusta piega.
Che sarebbe questa: Toni capisce che gli ultimi due mesi ha vinto il Mondiale e perso moltissimo nella considerazione dei tifosi viola.
Preso atto a fatica della situazione, comincia a porre rimedio alla stessa rimanendo zitto e lavorando in silenzio fino all’inizio del campionato.
Poi ricomincia a segnare, a quel punto tutti noi archivieremo generosamente l’intera faccenda.

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