Attualità


Finalmente un uomo che riscatta i disastri sentimentali di gran parte di noi maschietti: Nicolas Sarkozy, Presidente della Francia.
Mi sono infatti convinto della superiorità femminile quando ho cominciato a ragionare con un certo distacco sulle mie inadeguatezze adolescenziali verso l’altro sesso e sulle difficoltà di dialogo (noi ragazzi degli anni settanta pensavamo e puntavamo solo ad una cosa…) con le incomprensibili ragazze della mia generazione (oggi splendide donne, che trovo più affascinanti di tante fanciulle giovani).
Eravamo, e forse molti di noi sono ancora, incapaci di gestire le emozioni e di conseguenza molto spesso non riuscivano e non riusciamo a reggere la rottura di un rapporto, con tutto il dolore che questo comporta.
Da qui i comportamente insani, che a volte possono sfociare nella persecuzione verso l’altra e peggio ancora nei delitti.
Non vale chiaramente per tutti, ma il senso antico del “possesso” è difficile da rimuovere in noi maschi.
Per questo non posso che fare il tifo per Sarkozy, che pare essersi ripreso meglio, e più in fretta di Gamberini post Lazio, dall’addio dell’intrigante moglie Cécile.
Prima una giornalista francese assolutamente strepitosa, adesso, a stretto giro di posta, la passeggiata a Eurodisney con Carla Bruni, che ho conosciuto in una puntata di “Quelli che il calcio…” e di cui si potrebbe dire “ho visto di peggio…”.
A me viene in mente il Sassaroli di “Amici miei”, quando l’architetto Melandri gli porta via di casa la bella moglie, le due insopportabili figlie ed il cane Birillo, tutti caricati a forza nella sua macchina.
“E tu non hai detto e non hai fatto niente?”, gli domenderà più tardi, mi pare, il Mascetti.
“Come no? – gli risponde il Sassaroli – anch’io ho sofferto come un cane: per tre quarti d’ora !”

Stasera Firenze si ferma per permettere il trasporto dei piccoli malati dal vecchio al nuovo Meyer.
Saranno gli anni che passano, saranno i tre eredi Guetta che mi riempiono la casa e la vita, fatto sta che io su queste cose non riesco a trattenere l’emozione.
E allora penso allo strazio delle famiglie, a quelle domande senza risposta che si pongono i bambini malati, ai loro loro occhi che chiedono aiuto per fermare il male, ai genitori che assistono impotenti a tutto questo.
Il dolore è sempre difficile da sopportare, ma questo è davvero insostenibile e non esiste tempo che riesca a lenire il tormento di una scomparsa innaturale.
Mi piacerebbe che almeno per un minuto ci pensassimo tutti oggi, che rivolgessimo una preghiera (anche quelli che non credono o che come me hanno molti dubbi) perché arrivi la guarigione.
Non sarà molto, ma ci farebbe uscire per qualche istante dalle nostre solite (spesso inutili) battaglie.

Pessimo incontro ieri pomeriggio, e meno male che ero in motorino.
Mi è capitato infatti di incrociare la persona di cui parlammo qualche tempo fa a proposito delle accuse di esibizionismo/pedofilia e di veloci ritorni in video dopo momentanea epurazione.
Mi è andato il sangue alla testa anche perché la persona in questione invece di abbassare la testa e andarsene via di pedina ha cercato l’alterco a distanza, dimostrando di avercela con me.
Buon segno, vuol dire che si era perfettamente riconosciuta in quello che avevo scritto e che questo blog serve a qualcosa.
Ripeto: meno male che non ero a piedi e che pioveva, così l’ho mandato a quel paese, ho riaperto il gas e sono ripartito.
Poi, una volta sbollita la rabbia (e c’è voluto un po’), mi sono fatto un paio di domande a cui non ho trovato risposta.
La prima: ma perché della persona in questione all’epoca dei fatti furono pubblicate solo le iniziali mentre per molto meno si scrive tutto dell’incriminato? Se deve valere l’anonimato, che valga per tutti e a quel punto non scriviamo neanche più le iniziali.
E ancora: non sono assolutamente per la gogna e la nostra giurisdizione ci insegna che ognuno è innocente fino a quando la sentenza non è passata in giudicato, ma è proprio impossibile avere un codice etico che almeno sospenda dall’andare in voce e video chi ha dei procedimenti in corso così gravi?
E ora mi aspetto altre reazioni, ma vi terrò informati…
P.S. So bene che questo è un post politicamente scorretto, che vi sareste aspettati qualche segno di riconoscimento, ma una volta ogni cinquanta consentitemi di “usare” questo nostro spazio come valvola di sfogo.
Non me ne vogliate.
HO LETTO DELLE MOLTE CRITICHE CHE SAPEVO SAREBBERO ARRIVATE.
NON IMPORTA, CHI CONOSCE LA STORIA SA A COSA MI RIFERISCO E S ANCHE CHE HO RAGIONE, AL DI LA’ DEL DISCORSO CHE SI E’ INNOCENTI FINO A CHE ECC. ECC
CREDO CHE SI DEBBA FARE I CONTI CON LA PROPRIA COSCIENZA ED IO, DOPO AVER SCRITTO QUELLO CHE AVETE LETTO, MI SENTO PIU’ LEGGERO

Il coraggio è quello del rappresentante che ha denunciato come il poliziotto abbia sparato tenendo la pistola con entrambe le mani, facendo fortemente vacillare l’ipotesi del colpo partito accidentalmente.
Quanti di noi al posto suo lo avrebbero fatto?
Confesso che ci avrei pensato a lungo e forse alla fine mi sarei deciso per il sì, ma in certe situazioni bisogna trovarsi, parlare a priori è troppo facile.
E comunque io resto dalla parte delle forze dell’ordine.
La paura è quella delle contaminazioni violente e politiche in curva, da qualsiasi parte e/o colore arrivino.
Si può accusare i cosiddetti capi della curva di eccessiva esposizione mediatica, anche se molta è colpa nostra, anche mia, che pure non ho mai voluto in radio una trasmissione di soli tifosi.
Sono preoccupato di sapere cosa accadrà ora in Fiesole, dopo che gente con la testa sulle spalle come Sartoni e Brazzini ha dato le dimissioni (fra l’altro, tanto per precisare, tutti e due hanno un proprio lavoro da decenni): quali saranno i nuovi interlocutori di polizia e società?
Bisogna stare con gli occhi aperti, anzi spalancati perché sarebbe intollerabile anche un solo episodio violento o di intimidazione.

Nel mio piccolo ho partecipato alle fortune di casa Biagi comprando non meno di una dozzina di suoi libri.
Trovavo affascinante la sua scrittura, sembrava di essere lì con lui mentre intervistava Fidel Castro o Buscetta ed i suoi aforismi erano per me fulminanti.
Non mi sembrava invece così entusiasmante in televisione, dove la presenza scenica ha la sua parte e così pure la tonalità della voce, ma ovviamente questi sono gusti personali e naturalmente sto parlando dell’Olimpo, perché paragonato all’attuale melassa televisiva generalista Enzo Biagi faceva sempre la figura del gigante.
Nel diluvio di ricordi affettuosi, testimonianze uniche e via dicendo piovuteci addosso ieri ho trovato deliziosamente perfido il ritratto di un altro gigante, Eugenio Scalfari, tratteggiato su Repubblica Tv.
Ha detto in pratica Scalfari che Biagi era certamente un grande, ma…
1) non sapeva dirigere un giornale (al contrario ovviamente di Scalfari che per venti anni ha diretto, dopo averla fondata, Repubblica) visto che le sue esperienze a Epoca, Tg1 e Resto del Carlino sono durate pochissimo;
2) aveva una scrittura piana, adatta ad un pubblico più popolare di quello di Repubblica, nel cui corpo redazionale non si era mai inserito completamente, il pubblico adatto era quello del Corriere della Sera (al contrario, ha detto lo stesso Scalfari, della sua scrittura più complessa più consona ad un pubblico più eletto);
3) al di là della cordialità formale nei rapporti, Biagi aveva dei problemi con Montanelli, di cui era geloso e che contava più di lui al Corriere, tanto che a Repubblica scommettevano sull’alternanza dei pezzi tra i due in prima pagina;
4) Biagi era fissato “con la sua fotina” che voleva sopra il suo articolo, e guai se il pezzo non andava nella seconda pagina del giornale, anche se questo causò dei problemi grafici a Repubblica.
Ecco, qui c’è una parte, una parte vera del giornalismo.
Stiamo parlando del massimo dei massimi ed è divertente vedere come l’egocentrismo, la voglia di essere sempre al centro dell’attenzione sia uguale a quella che respiriamo noi nel ring delle nostre arene radiofoniche e televisive.
E’ un mestiere chiaramente da studiare nei manuali di psichiatria, eppure per uno che molla (ma non lo facciamo mai, o quasi mai, e ci sono estensori di pezzetti di cronaca ed interviste sportive che viaggiano sopra l’ottantina…) ce ne sono cinquanta pronti a scrivere o parlare gratis.
Per la cronaca, se non ricordo male, Enzo Biagi se ne andò da Repubblica nel 1996 perché nei fascicoli per celebrare il ventennale del giornale non fu inserito neanche un suo articolo.
E ieri Repubblica.it nel commemorarlo parlava del più “grande giornalista TELEVISIVO”, perché evidentemente sulla carta stampata c’era di meglio…

In un mondo governato politicamente da sempre e con pessimi risultati dagli uomini, esiste pure il razzismo della bellezza.
Quello strano retropensiero, cioè, secondo il quale se sei una bella donna è molto difficile che tu sia abbia avuto in dono pure il dono dell’intelligenza.
Un caso paradigmatico è quello della ministra Melandri: molto carina (almeno secondo me, ovvio), molto preparata (ricordate quando nel 1996 nella sfida a squadre dimostrò di conoscere il programma del centro-destra meglio di Berlusconi e fece guadagnare consensi decisivi a Prodi?), molto determinata.
Dal nostro punto di vista viola si potrà obiettare su un paio di uscite verbali a vuoto ai tempi di Calciopoli e sulla scelta alla fine infelice di Guido Rossi, ma certamente senza di lei e i suoi ultimatum saremmo ancora qui a commentare le dichiarazioni di intenti di Matarrese, le battute di Cellino e i lazzi di Zamparini.
Ed invece finalmente si sono messi d’accordo sui diritti televisivi, con una ripartizione che mi pare tutto sommato equa e che attenuerà non di poco il vergognoso divario che c’era tra le grandi e le altre.
Dal 2010 conterà un po’ di più la bravura e la programmazione ed un po’ di meno il dio quattrino ed io sono curioso soprattutto di vedere cosa accadrà all’Inter e al Milan, dove Moratti e Berlusconi dovranno drenare almeno il doppio di risorse personali se vorranno mantnersi su questi assurdi livelli (ricordo l’ingaggio netto di Bonera: 2,1 milioni a stagione).
La Fiorentina non ha neanche partecipato alla riunione per una precisa scelta strategica che non è stata spiegata.
E comuqnue non siamo arrivati troppo lontani da quello che predicava Diego Della Valle nel 2004 tra l’ostracismo generale.
In mezzo ci hanno quasi mandato in B e tolto 2 partecipazioni alla Champions: forse i Della Valle non hanno torto ad essere “leggermente” risentiti verso il sitema calcio.

Dal 1998 in poi, cioè dal momento del suo grave infortunio contro l’Udinese, Del Piero è andato molto meglio fuori dal campo che sul terreno di gioco.
Ha giocato molte più partite di quanto avrebbe dovuto in Nazionale e dal 2002 in poi è stato quasi un sopportato per tutti gli allenatori della Juve.
E però questo ragazzo di 33 anni ha uno stile molto apprezzabile, che lo fa sembrare diverso dalla maggioranza dei calciatori.
Sopporta infatti con molta serenità tonnellate di fango, veleni assortiti che lo hanno dipinto nell’ordine come: omosessuale, dopato, avido, finito.
Lo scorso anno, dopo aver vinto da protagonista ritrovato all’ultimo tuffo un Mondiale, ha fatto un gesto alla Di Livio, sia pure con le dovute differenze.
Perché Di Livio per rimanere in C2 ha perso almeno 600 milioni di lire a stagione, mentre Del Piero non ha perso niente del suo clamoroso ingaggio bianconero.
Ma Angelo aveva già 36 anni e non 32, non aveva vinto il Mondiale e sul mercato aveva certo meno appeal dell’ex compagno di Padova.
Comunque sia, mentre Cannavaro, Ibrahomovic, Emerson e Zambrotta scappavano, Camoranesi e Trezeguet cercavano di farlo, Del Piero è stato l’unico con Buffon a dire di sì con convinzione.
Per questo è diventato un bel problema per i dirigenti della Juve, perché ai tifosi le logiche di bilancio interessano poco.
A loro importa il cuore che ci mettono i giocatori e, sia pure con tutta l’antipatia (sportiva) possibile verso i bianconeri, davvero non si può dire che Del Piero il cuore non ce l’abbia messo nel rimanere in B con 30 punti di penalizzazione (poi ridotti a 19).
Sono proprio curioso di vedere come andrà a finire questa storia.

Da brividi: eravamo in tanti questa sera alla festa a sorpresa per il compleanno di Leo, vorrei dire tutti, ma poi ho paura di esagerare.
Inutile mettere i nomi, basti sapere che non esiste un giornalista di Firenze, dai grandi inviati a quelli alle prime armi, che non abbia mollato gli impegni che aveva per venire ad abbracciarlo.
E poi i tecnici di Canale Dieci (alcuni non li vedevo da anni), gli amici fuori dal nostro microcosmo, il babbo, la sorella, il mondo che gli vuole bene e che aspetta solo che lui ritorni.
Ne ha fatta di fatica Laura per portarlo a cena fuori, ma quando è arrivato al ristorante vicino allo stadio è stato emozionante
A me veniva quasi da piangere a vedere quanta fatica facesse Leo per trattenere la commozione.
Tutti insieme lì per lui, per dirgli: guarda che non sei solo a combattere, guarda che non puoi permetterti di mollare neanche di un centimetro.
Ad un certo punto ho origliato anche una telefonata di Corvino che gli faceva gli auguri e so che la Fiorentina gli è stata vicino più di una volta.
E ora aspetto solo di sentire un Pentasport che cominci con una frase a me molto cara: “amici viola all’ascolto…”

Nel 2003 Sergio Cofferati riuscì a riunire quasi tre milioni di persone a Roma per protestare contro il governo Berlusconi: un successo senza precedenti ed infatti mai più verificatosi.
Si parlò all’epoca giustamente di un nuovo leader e di un nuovo modo di fare politica.
Più o meno un anno dopo uno dei miei registi più amati, Nanni Moretti, prendeva a sorpresa la parola durante un intervento in piazza dei leader politici per sbertucciarli: nasceva il movimento dei girotondi.
Tutti a tenersi la mano e a girare inorno a Montecitorio felici e contenti.
Che fine ha fatto il “partito di Cofferati”, dove sono spariti i girotondi?
Adesso c’è il “vaffa” di Grillo, 300.000 firme raccolte e il trionfo dell’antipolitica: mi sbaglierò, ma siamo più o meno sulla stessa strada.
Urla, strepiti, ammiccamenti interessati di tutti i politici (ieri era stato Bertinotti, oggi perfino Berlusconi si è detto sostanzialmente d’accordo col comico genovese…), e poi?
Cosa voglio dire? Voglio dire che purtroppo tra il dire e il fare c’è una bella differenza.
Lungi da me cercare di salvare l’insalvabile (cioè la quasi totalità della nomenklatura politica ed economica italiana, di destra e di sinistra), ma un conto è dire no e un altro è pensare di costruire qualcosa.
Sull’argomento ci riconfronteremo tra sei mesi.
VORREI PRECISARE UN CONCETTO FONDAMENTALE: SONO D’ACCORDO SULLE PROPOSTE DI GRILLO, QUELLO CHE MI CHIEDO CON RASSEGNATA PREOCCUPAZIONE, QUANDO E COME SARA’ POSSIBILE PASSARE DALLE PAROLE AI FATTI, DAL DIRE NO AL COSTRUIRE

Vedere un bel porno, ben fatto, non ha mai provocato danni a nessuno, a patto che non diventi un’abitudine o peggio ancora una dipendenza
Lo hanno fatto quasi tutti i maschi e molte più signore di quanto si voglia far credere.
E allora non capisco tutto questo scandalo sulla Fiorentina in onda su Conto Tv: la partita costa sul satellitare 5 Euro, se paghi con carta di credito via internet, o 10, se compri la tessera, ma poi hai altre cose da vedere con quello che ti resta.
Perché, se gli stessi soldi li chiedeva Sky si pagava più volentieri?
Certo, il costo sul digitale terrestre è enorme (42 Euro complessive), ma questo sistema è nettamente meno diffuso del satellitare.
Aggiunto che la Fiorentina in tutto questo non c’entra niente, vorrei spiegare a coloro che si scandalizzano che mi pare molto più volgare sentire le Lecciso o DJ Francesco parlare e/o urlare di massimi sistemi da Bruno Vespa (e anche in questo caso pago, il canone) piuttosto che assistere alle evoluzioni multiple e fantasiose di Rocco Siffredi.
Conto Tv ha fatto i suoi calcoli e ha investito 70000 Euro, più le spese, per avere un ritorno non economico ma di popolarità che nessun altro avvenimento avrebbe regalato, almeno in Toscana.
E vorrei infine sommessamente ricordare che una delle accoppiate preferite di Sky il sabato sera era (non so se lo è ancora) l’anticipo del campionato seguito dal film da cartellino rosso, quasi sempre più movimentato dell’anticipo stesso.

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