L’impressione è di essere tornati agli anni settanta, quando non ce n’era uno per far due ed eravamo tutti pronti ad ogni estate a stringerci intorno ad una squadra e ad una società che al contrario dell’attuale in molti sentivano come qualcosa di proprio, quasi fosse uno di famiglia.
Alla fine mi sono tristemente convinto che i Della Valle non metteranno un euro nella prossima campagna acquisti: si sono stufati di perderci dei soldi ed è bastato loro il disastro delle ultime due stagioni con conseguente bagno di sangue economico.
Peccato che i tifosi non abbiano alcuna responsabilità sul suddetto disastro e che tutto sia avvenuto con il placet dei Della Valle stessi, ma questo è un altro discorso.
Comunque sia, questa è la situazione: siamo incagliati in un mare di difficoltà operative che solo la cessione di Jovetic può risolvere.
Come avevo sempre detto, se arriva l’offerta di 27/28 milioni il giocatore lo cedono senza problemi, si parla di clausole rescissorie e di trenta milioni, ma mi pare che non ci sia tutta questa differenza.
Il problema, amaro e paradossale, è secondo me in questo calcio e con tutti i rischi che un’operazione come quella di Jovetic comporta per chi compra, nessuno li offre quei soldi e quindi, come nel gioco dell’oca, si ritorna al punto di partenza.
Tutto ciò, lo capisco, è snervante e frustrante.
Ci si potrebbe interrogare a lungo su cosa serva avere una proprietà così potente per un futuro così di basso profilo, ma sono questioni filosofiche che potrebbero essere risolte solo se all’orizzonte si profilasse un acquirente serio con un po’ di capitali da investire con giudizio per comprare bene.
La verità è che siamo aggrappati a Montella, alla sua idea di calcio, per ritrovare un po’ di slancio e di entusiasmo, forse (purtroppo) con diversi degli sciagurati protagonisti delle ultime due penose stagioni.
Non è molto, anzi è proprio poco, ma la Fiorentina è una fede e la si segue e la si ama a prescindere da chi sta ai vertici.

Bruttissima sconfitta, perché non abbiamo mai giocato: eravamo spenti come mai si era visto in una finale a questi livelli, neanche nel 1970, quando alla fine del primo tempo stavamo pareggiando per 1 a 1 contro il Brasile di pelé.
Una botta del genere proprio non me l’aspettavo, sembravano fantasmi, incapaci di tenere palla, quasi al livello dell’Italia del 2010.
Ovviamente resta l’impresa di Prandelli e dei giocatori che inaspettatamente ci ha portato in finale, però a me non piace questa corsa a voler giustificare tutto, a dire che siamo stati grandi lo stesso.
Eh no, il calcio è agonismo e quindi siamo stati grandi fino alle 20.45 di domenica primo luglio 2012, poi siamo crollati.
Impietosamente.
Non ho neanche capito perché sia entrato Motta, assolutamente impresentabile in Nazionale, al di là della sfortuna di essersi fatto male subito.
Sullo sfondo resta anche la grandezza nella sconfitta di Prandelli, che non ha fatto in tutto questo mese un gesto fuori posto, allenando la Nazionale con uno stile che a Firenze conosciamo molto bene.

Sto tornando, sono contento di rituffarmi nella realtà fiorentina e continuo nella mia pessima provincialita’…
Qui al JFK della grande New York il wi-fi e’ un optional, il caffè vero non esiste e ci sono giornali spagnoli, israeliani, ma non italiani e così non ho potuto leggere niente dell’impresa azzurra.
E’ stata una grande esperienza, da ricordare tutta la vita e sono stato fortunato ad essermela potuta permettere.
Le figlie non hanno più il mito americano, anzi hanno rafforzato il loro amore per l’Italia, la permanenza a Orlando e’ stata quasi surreale e se potete resistere al fascino dei parchi non ci andate per nessun motivo perché davvero non vale la pena.
Ho sentito il Pentasport in volo verso NY mentre vedevo arrancare Federer su ESPN, roba da fantascienza per me…
Della nostra amata Fiorentina ho saputo tutto, ma per ora non dico niente, fatemi riprendere dal volo, tra due ore mi imbarco.
Un saluto affettuoso a tutti voi che mi avete letto in questa settimana così strana.

Grande Cesare, solo poche parole per condividere la gioia che dovrebbe essere di tutti gli italiani.
Abbiamo fatto fuori Inghilterra e Germania, giochiamo il miglior calcio di Europa, tutto questo appena due anni dopo l’umiliazione del Sudafrica.
Bello vivere tutto questo con le mie figlie dall’altra parte del mondo.
Se qualcuno stasera ha tifato GErmania, proprio non lo capisco.

Non avevo mai visto l’Italia dominare cosi’ in una partita di questa importanza.
Davvero una grandissima prestazione, nella mia stanza di albergo ho molto sofferto, convinto che ci avrebbero buttato fuori ai rigori, ho anche pensato alla rivincita degli inglesi su Prandelli ricordandomi di come eliminammo l’Everton a Liverpool.
Ed ero certo che Montolivo (per un’ora, cioe’ fino all’errore sotto porta da 7) avrebbe battuto uno dei rigori, perche’ aveva sempre segnato in Europa dal dischetto.
Alcuni hanno giocato una partita mostruosa, penso a De Rossi, ma anche Pirlo (incredibile il suo cucchiaio) e poi Buffon, che e’ stato decisivo.
Non mi direte mica che avevte tifato per la “simpatica” Inghilterra, che per decenni ci ha fatto passare per una Nazione calcisticamente di serie B, accusandoci di saper fare solo catenaccio?
Sono contento soprattutto per Prandelli, bellissima la scena in cui seguiva i rigori abbracciato dal figlio Niccolo’, credo che ieri sera a Kiev ci fosse qualcosa di viola in panchina.

Scena indimenticabile: io e Camilla alle 3 del mattino (ora americana, le 9 in Italia) sperduti, svegli e rincoglioniti dentro il centro fitness di un grande e vecchiotto albergo della Grande Mela a prendere la melatonina che ci eravamo scordati prima di andare stremati a dormire.
Valentina e’ di un’altra categoria, lei a Grassina riesce a dormire anche fino a mezzogiorno…
Poi trenta minuti di corsa per poi provare a dormire un altro po’.
La prima cosa che ho notato arrivando a New York e’ che cambiano le generazioni, ma l’egemonia culturale degli States e’ sempre assoluta, imbattibile: ci impongono e ci imporranno sempre i gusti, i ritmi e i tempi della nostra vita.
Io trenta anni fa mi entusiasmavo per i Levi’s, i Ray-Ban, per i concerti al Central Park, per Robert De Niro e la Streep, le mie figlie stravedono per i misteriosi (per me) protagonisti di cento storie che vanno in onda su Disney Channel o la Fox e che hanno girato a Times Square, spendono per le magliette dell’Hard Rock Caffe’ e sognano una full immersion nello store della Apple.
Mi e’ venuta piu’ volte in mente una spettacolare gag di Gaber: loro, gli americani, sono i buoni, loro esportano esportano la democrazia (la loro) e guai a chi non la vuole.
Al Kennedy i controlli sono quasi raddoppiati rispetto a quando venni con la Fiorentina nel 1999 e ho ripensato sorridendo alla stizza di Batistuta costretto a fare la fila come tutti gli altri (poi pero’ al Giants Stadium fece tre gol in due partite, mentre mi sa che molti dei nostri eroi si fermerebbero alla stizza…), oggi darebbe in escandescenze, ma farebbe bene a stare tranquillo perche’ qui sono sempre piu’ cazzuti, il peso della legge si sente e ti passa subito la voglia di fare il furbo.
Oggi si parte davvero, anche con la trattativa per vedere domani l’Italia su ESPN, sara’ dura, ma ho qualche freccia nel mio arco.
E intanto sono andato a vedermi se abbiamo tenuto Lazzari oppure no, ma di nascosto….

Parto stamani per una grande avventura: vado negli Stati Uniti con Valentina e Camilla.
Sono elettrizzato e preoccupato al tempo stesso, sarà un’esperienza indimenticabile.
Non so se riuscirò a trovare il modo e il tempo per aggiornare il blog, conoscendomi ci proverò certamente, ma non è detto.
Questo spazio rimane comunque a disposizione per civili confronti tra voi e i commenti saranno moderati nei limiti del possibile.
Torno a fine mese e spero di trovare un’altra Fiorentina, più ricca nella rosa e più serena nella sua componente più importante, cioè i tifosi.
Ci sentiamo presto.

UCAS, Ufficio Complicazione Affari Semplici.
Questa è diventata la Fiorentina negli ultimi anni e la storia del Magnifico Messere ne è l’ennesima dimostrazione.
Senza volerla ingigantire, mi pare che sia stata un’occasione persa.
Se uno non è di Firenze non riesce a capire il significato di ricoprire un ruolo così prestigioso: sei idelamente il capo morale della città per un giorno, un onore per cui pagherei di tasca mia.
Ho trovato, dico la verità, un po’ eccessiva la scelta di Montella, che nulla ha ancora fatto e a cui comunque auguriamo per lui, e soprattutto per noi, tutto il bene possibile.
E ho poi trovato paradossale il diniego del tecnico viola, seguito da nessuna spiegazione.
Montella ha perso una grande opportunità per conoscere da vicino Firenze e se gli hanno consigliato di non venire per chissà quali motivi è bene che cambi suggeritore perché in Piazza Santa Croce avrebbe solo trovato applausi.
Chiudiamola qui e passiamo ad altro.

Succede che quei fantastci giovanotti delle “Glorie viola” decidano di fare un regalo a me e Mario Tenerani per aver presentato lo scorso 2 giugno il pomeriggio dedicato ad Andrea.
In verità il regalo avremmo dovuto farlo noi, perché è stata un’emozione incredibile stare lì in mezzo, immersi e beati nel brodo primordiale viola, Roba che verrebbe voglia di andare a Casette d’Ete, prendere dolcemente per un braccio i due fratelli per buttarli in mezzo a emozioni e ricordi che non hanno prezzo.
Comunque sia, arriva Alberto Panizza, gran anfitrione dell’evento con Moreno Roggi, e mi consegna una busta.
Ringrazio educatamente, non resisto e apro: emozione pura, brivido adolescenziale, tuffo nel passato.
E’ una maglia numero 10 uguale identica a quella del primo scudetto, col giglio più “magro”, qualcosa di unico.
La giro e dietro c’è scritto “A David Giancarlo Antognoni”.
Avete presente quando vi rimettete (o nel mio caso vi rimettevate, visto che non sono più di primo pelo…) con la fidanzata dopo un violento litigio?
Dimentichi tutto e ti butti.
Ho pensato nell’ordine: “ma io con questa dopo tre anni torno a giocare a calcio”, poi “la tengo da parte per Cosimo”, e ancora “chissà se il Tenerani si è emozionato come me”, e infine “ma come fu quella volta che giocai con Antognoni allo stadio?”.
Una maglia, un’emozione: il calcio non è solo un fatto di soldi, plusvalenze, cittadelle e sponsor.

Provo a spiegarmi meglio sulla storia della marcia viola, che penso non si farà mai e che mi è venuta in mente riprensando a quanto successe nel 1980 alla FIAT, perché sono convinto che esista una stragrande maggioranza viola che pur tenendo d’occhio ADV non ne può più di quelli contro a prescindere.
Di chi insulta in estate, quando ancora tutto deve essere costruito, di chi non ha la minima fiducia quando il calcio è soprattutto speranza.
Credo con qualche fondamento che il popolo della Fiorentina non voglia stare in trincea tutti i giorni e a tutte le ore per fare le pulci o insultare quel proprietario o quel dirigente.
A costo di sembrarvi monolitico, devo anche dire che questo clima è stato generato da una scellerata condotta mediatica dell’unico responsabile tecnico della società, a cui è stato sciaguratamente e colpevolmente permesso fare di tutto, comprese le liste di proscrizione dei giornalisti (era lui che per anni ha deciso assurdamente cosa andava bene e cosa no, chi si poteva o non si poteva intervistare).
Dunque non una marcia pro Della Valle, ma un boato viola per dire che vorremmo ritrovare la Fiorentina, dividersi magari su questione tecniche, tipo vendere o non vendere Chiarugi, ma non avvelenarsi il sangue per poi vomitare tutto quello che leggo e sento da mesi, compreso certi soloni dalla schiena dritta autoreferenziali che parlano nel vuoto.
Ci siamo dispersi in decine di rivoli, siamo (siete) al tutti contro tutti, incapaci ormai di un giudizio sereno.
Chi è contro filtra tutto attraverso la lente dell’odio sportivo: Pradé, Montella, Jovetic, Viviano.
Non sietre un po’ stufi di tutto questo?

« Pagina precedentePagina successiva »