Novembre 2020


Prendiamoci il risultato e qualche piccolo progresso sul piano del gioco e portiamo a casa.

In mezzo all’emozione per la morte di Maradona si è vista una Fiorentina molto convalescente, ma un po’ più presente a se stessa e con i cambi che per una volta hanno determinato.

Sono sempre dalla parte di chi privilegia il risultato al gioco e quindi oggi va bene così, anche perché quella di Montiel è una bella storia, che sembrava persa in qualche campo minore.

Andiamo a Milano con un pizzico di sicurezza in più, o un po’ di paura in meno, dipende da quale parte si vedano le cose.

Su Vlahovic ci andrei piano: ha sbagliato molto, ha un atteggiamento che confina con l’irritante, ma quanto ha corso, buttandosi su tutti i palloni.

Bisogna avere pazienza, una virtù che abbonda poco dalle nostre parti.

Encefalogramma piatto.

La squadra non reagisce e, se possibile, peggiora ancora di più.

Ci fosse stato Iachini in panchina, ne avremmo chiesto l’esonero immediato, ma è già stato esonerato…e quindi restano i giocatori, fermo restando che per ora Prandelli non ha potuto fare niente.

Non è possibile essere a questo miserrimo livello tecnico e che corrano così poco e male, ma quello che vediamo in campo è sotto gli occhi di tutti ed è uno spettacolo sconfortante.

Se ne è andato Chiesa (e non è arrivata nessuna degna contropartita tecnica), Castrovilli si è sgonfiato sul piano della manovra, mentre da un mese sto dicendo e scrivendo che bisogna monitorare la resa complessiva di Ribery prima di gridare al miracolo ad ogni suo assist.

Cosa rimane? Poco davvero, con le tre punte che che hanno fatto due gol in otto partite, ma se uno lo diceva prima che era un errore non prendere l’attaccante importante poi veniva tacciato di essere un nemico del popolo viola.

Situazione delicata e molto pericolosa e in termini di classifica: stiamo franando.

Pradè, ovviamente responsabile, parla di distruzione, ma chi è l’Attila della situazione?

E meno male che Ibrahimovic si è fatto male…

Ha finito di soffrire, se ne è andato dopo aver combattuto per tre mesi come un leone.

Impulsivo, passionale, ingenuo, buono.

Chissà se ha già visto Mario, la morte rimane per me un mistero profondo, sarebbe bello ci fosse davvero una continuazione, chissà.

Certamente finisce un’epoca, ciao Pietro

Sono sempre molto perplesso quando sento parlare bene o male di una categoria: i medici, gli avvocati, i carrozzieri, i giornalisti.

La responsabilità è ogni volta  individuale, non si può sparare nel mucchio, vanno fatti nomi e cognomi, che si tratti di carrozzieri, di avvocati, di medici e di giornalisti.

La sequenza mediatica è semplice, al limite della banalità: i protagonisti agiscono, chi deve commentare scrive o parla di ciò che è successo, proponendo analisi e qualche volta cercando di anticipare i tempi degli eventi.

E’ indubbiamente molto facile esprimersi dopo, ma non a caso i guadagni sono infinitamente inferiori tra chi gestisce una società di calcio o scende in campo la domenica e chi se ne occupa per informare o dare le proprie opinioni.

Se mi fosse riuscito, avrei fatto il cambio: io a giocare in serie A e Antognoni a raccontare la partita in radio, ma non ce l’ho fatta.

Per entrare nello specifico ripeterò quanto detto più volte a tutte le proprietà viola che ho visto avvicendarsi in questi quarant’anni di mestiere: se va bene la Fiorentina, andiamo bene anche noi della radio, che viviamo della passione popolare poi tradotta in sponsorizzazioni che sono alla base degli stipendi di chi lavora dietro ad un microfono.

Non esiste quindi il minimo interesse a parlare male della squadra e/o della società, a meno che non venga colto da raptus autolesionistici quasi da TSO.

Se critichiamo, è perché mi e ci sembra giusto farlo per quello che sentiamo e vediamo.

Certo, c”è anche la passione e il tifo, ma non ho mai chiesto ai miei giornalisti quanto soffrissero per la Fiorentina e neanche ho mai preteso che avessero i miei stessi sentimenti, quello che conta è che facciano onestamente e con bravura il proprio mestiere.

E se qualcuno non è all’altezza o è in malafede, oltre al sottoscritto, sarà il pubblico a giudicarlo: sempre e soltanto quello.

Sono schiacciato da mille impegni, figli interamente sulle mie spalle e una tensione che si respira  in qualsiasi luogo che frequento, ma ogni giorno che mi alzo penso che sia un giorno fortunato.

Perché posso farlo, perché non sono stato colpito (e spero che sia così ancora fino al termine di questa maledetta pandemia) dai fulmini che vengono scagliati non si capisce come.

Sono ormai tanti gli amici e i conoscenti a casa, chi sta o è stato male, chi freme perché asintomatico e io ogni volta penso: perché a loro?

Eppure saranno stati attenti, come me e come migliaia di altre persone e quindi: perché?

Non ci sono spiegazioni, è solo una questione di culo, nient’altro, anche se il direttore di Radio Maria la pensa diversamente: leggete le allucinanti dichiarazioni di Livio Fanzaga e poi decidete se piangere o ridere.

P.S. Temo che la situazione stia facendo diventare tutti più nervosi e leggo commenti abbastanza piccati.

Allora specifico quanto mi sembrava ovvio, perché già scritto più volte: VANNO RISPETTATE TUTTE LE MISURE CHE OCCORRONO PER EVITARE IL CONTAGIO

Lavarsi le mani, distanze, mascherina, starsene in casa il più possibile.

Il problema è che molte delle persone che conosco e che hanno preso il Covid hanno seguito le disposizioni e quindi ribadisco il concetto: è una questione di fortuna.

 

Tre giorni dopo, a freddo, sono ancora più convinto che sia stata la scelta giusta.

Prandelli dieci anni dopo è una bella scommessa, molto diversa dal Montella bis, una sfida che ha qualcosa di romantico e anche di tecnico perché sono convinto che vedremo giocare meglio al calcio.

Bellissimo l’addio di Beppe, pieno di sentimento e da parte sua, immagino, anche di rammarico: ha fatto quello che poteva, ma non è bastato.

Sono molto curioso di vedere il lavoro di Prandelli e sotto questo aspetto mi spiace che ci sia la sosta, però è meglio per l’inserimento nella nuova realtà viola. 

Abbiamo giocato meglio del Parma, avremmo meritato la vittoria, ma non è questo il punto è lo sapevamo.

Perché questa è una squadra con poche idee e con una difficoltà paurosa in attacco, e anche questo lo sapevamo.

Noi, ma non evidentemente Pradè, Barone e Commisso.

Ora il tempo è scaduto e bisogna decidersi: se si vuole continuare con Iachini lo si certifica con forza e lo si difende fino al termine della stagione.

Altrimenti si cambia oggi, perché domani è già tardi.

Io cambierei, ma il mio parere conta zero, ormai non ci resta che aspettare Rocco.

Beppe Iachini cucinato a fuoco lento, anche da noi alla radio: non lo merita, ma questa è la situazione per il semplice fatto che nessuna voce societaria si è levata in sua difesa .

Nel senso che nessuno ha detto a chiare lettere che rimarrà a prescindere, non lo possono dire e lo capisco.

A questo punto che succederà dopo Parma.

Perdiamo male e qui non ci sono più remore: viene licenziato.

Pareggiamo, più o meno con onore, che facciamo? Rimandiamo la decisione e continuiamo con lo stillicidio?

Pareggiamo di c..o e si ripropone il precedente quesito, con qualche probabilità in meno di restare.

Infine, come si spera, vinciamo, non importa come.

Iachini resta nonostante tutto e tutti?

Insomma, 1 X 2, come ai gloriosi tempi del Totocalcio, ma avrei preferito non giocare questa schedina.

Continuiamo con Iachini, sperando in un campionato modesto ma senza brividi da retrocessione?

Anticipiamo il decollo di un progetto importante spendendo una valanga di soldi (di Comisso e non nostri…) piantando le tende in casa Sarri o in casa Spalletti per un triennale oneroso, ma pieno di speranze e anche di rischi economici?

Andiamo col il secondo traghettatore in meno di un anno, che però non accetterà certamente un contratto per otto mesi? E chi, semmai?

E i giocatori?

Tutti belli riparati dietro al paravento di Iachini?

Nessuno è difendibile dopo la prestazione sconsolante di ieri: a Rocco il compito di decidere.