Attualità


I fischi e gli insulti a Letizia Moratti e a suo padre, deportato a Dachau, sono stati una vera porcata.
Così come la bandiera di Israele bruciata, ma questa purtroppo non è una novità.
Fischiare ed insultare un signore di oltre ottanta anni in carrozzina e sua figlia il giorno della Liberazione invece sì, è un altro passo in avanti verso l’intolleranza civile italiana.
Ma cosa ha in testa questa gente?
Ed è pericoloso dire che “sono solo compagni che sbagliano”, perché sono abbastanza in là con l’età per ricordarmi che erano le stesse espressioni usate a metà degli anni settanta a proposito dei primi attentati dimostrativi delle Brigate Rosse.
Proprio un bel Paese l’Italia, dove il Presidente del Consiglio in cinque anni di Governo non ha mai partecipato ad una manifestazione in ricordo della Liberazione dai nazi/fascisti e dove si insultano anziani signori passati dai campi di concentramento che hanno una figlia Ministro di un Governo di destra come loro unica colpa.
E la figura migliore in tutta questa triste vicenda l’ha fatta proprio lei, Letizia Brichetto Moratti, che ha minimizzato l’accaduto, affermando che il suo ritiro dal corteo era già previsto e che anche i fischi fanno parte della democrazia.
Una donna in gamba ed una lezione per tutti, comunque la si pensi politicamente.

Io sono uno di quelli che ha paura di tutto, uno di quei tipi che quando va a fare l’analisi del sangue confessa subito anche di fronte ad una graziosa infermiera di avere una fifa blu.
E ogni volta, immancabilmente, mi dicono le stesse cose: “ma come, uno grande e grosso come lei ha paura?”.
Sì, io ho paura, e allora?
Ora è successo che per diverse ore sia stato preda di lancinanti (per me, ovvio…) dolori di stomaco, roba da non riuscire nemmeno ad ascoltare e controllare il Pentasport.
In questi casi, che per fortuna sono rari, proprio perché abituato da una vita estremamente fortunata a stare quasi sempre bene, io entro in un’altra dimensione.
Comincio cioè a dialogare con un’entità astratta, che ritengo assolutamente responsabile del mio stato fisico e contratto quale sia il prezzo per la mia uscita dallo stato di dolore, nemmeno fosse la trattativa per acquistare i diritti dalla Fiorentina (che in quei momenti di disperazione cederei volentieri ai miei simpatici concorrenti che ogni anno mi fanno la guerra, invece di trovare una forma di collaborazione che permetta a tutti di spendere meno).
E’ una cosa completamente idiota, lo so, e anche vagamente offensiva verso chi crede veramente, ma non ci posso far niente.
Una volta, nelle 24 ore di un’intossicazione alimentare fuori Italia, ho convenuto che il prezzo equo da pagare sarebbe stato l’adozione a distanza di un bambino.
Così feci quando tornai ad essere lucido, perché non eseguire quanto pattuito mi creerebbe dei forti sensi di colpa.
Non vi dico cosa ho accettato ieri sera (oggi va un po’ meglio, ma non troppo), ma raccontare come funziona il meccanismo mi fa sentire leggermente meno stupido.

Eppure la notizia l’avevo letta almeno un paio di volte, solo chee non ci avevo fatto caso.
Poi stamani mi si è accesa la lampadina: i difensori di Alessi, di quella brava donna della sua compagna e di Raimondi hanno chiesto gli arresti domiciliari per i loro assistiti.
Eh già, quei tre mica possono reiterare il delitto o inquinare le prove.
E perché non rimandarli a vivere a qualche centinaio di metri dalla casa degli Onofri?
A me sembra di sognare: ma con quale faccia si può avere il coraggio di formulare una richiesta del genere?
Scusate, ma a quasi tre settimane dalla tragica serata del primo aprile io sono ancora incazzatissimo.
E continuo a dire che mi piacerebbe che li mettessero nelle celle comuni questi avanzi schifosi del genere umano, altro che arresti domiciliari.

Era il 4 gennaio 2006…
Come diciamo dalle nostre parti? Fatti un nome, fai pipì a letto (eufemismo) e diranno che hai sudato.
Confesso di non riuscire a capire l’innamoramento dell’Italia calcistica per Cassano ed il conseguente struggimento generale per la sua partenza.
38 reti in quattro anni e mezzo, una media da Bonazzoli, con un esordio a Roma da ricordare: a Trigoria mise il dito nel cappuccino di Totti, così, tanto per divertirsi.
Poi corna all’arbitro, bandierine divelte, patenti ritirate, fughe dagli allenamenti.
Batistuta, abituato a Rui Costa, lo detestava.
Di lui si ricordano sempre il gol straordinario segnato all’Inter all’esordio e un Europeo superiore alla media disastrosa dei suoi compagni in Nazionale.
Un po’ poco mi pare per elevarlo, non dico al livello di Baggio, ma neanche di Totti.
E’ riuscito a fare arrabbiare nell’ordine: Prandelli (che pure aveva fatto l’università degli atipici/schizzati con Morfeo), Voeller, Del Neri e Bruno Conti.
Spalletti si è contenuto a stento, Lippi dice di aspettarlo, ma intanto non ci fa conto.
In compenso, nel circo di Madrid, dove giocare è certamente l’ultimo dei pensieri, gli daranno 22 milioni di Euro netti, da qui al 2010.
Con lui la Roma ci ha perso in tutto 50 miliardi di lire, proprio un bell’affare.
La cosa più divertente è che Cassano ha fatto il bel gesto, rinunciando ai diritti di immagine che la Roma avrebbe ancora dovuto pagargli, cioè più o meno un milione di Euro l’anno.
Diritti di immagine ad uno che non dava un’intervista dal giugno del 2004!

E’ il 20 aprile 2006
Pare che a Madrid sia più famoso il sosia del Cassano vero: ingrassato e sempre fuori forma, ormai è diventato poco meno che una macchietta.
Può darsi che prima o poi esploda, intanto a luglio compirà 24 anni e alla sua età Rivera e Baggio erano già diventati quello che poi sono stati nel corso della loro strepitossa carriera e Totti aveva appena disputato un Europeo fantastico.
Non andrà ai Mondiali, non gioca quasi mai, è isolato dai compagni, però c’è qualcuno che lo rivorrebbe a tutti i costi in Italia.
Magari con Capello, magari all’Inter, perché lì stanno proprio cercando giocatori di quel tipo…

Confesso di essere sempre stato molto scettico sulle possibilità di ampliare lo stadio Franchi, oppure di costruirne uno più grande.
Perché qui ci si ricorda solo delle partite con Juve, Milan e Inter e mai di quelle con Ascoli ed Empoli.
Voglio dire che il problema dei biglieti si registra tre/quattro volte su venti gare e quindi tutta questa necessità di disporre di un impianto da 60.000 posti io non la vedo proprio, specie in un’epoca di calcio televisivo come quella attuale.
Sul discorso della copertura, che è poi un fatto di comodità per tutti, sono invece più aperto ad una soluzione positiva.
A patto però che non vengano assolutamente impiegati fondi pubblici, siano questi soldi del Comune o dello Stato.
Apriamo semmai ai privati, agli sponsor, ad investimenti che poi si ripaghino da soli.
Mi pare infatti che siano ben altre le priorità sociali da affrontare, là dove le risorse scarseggiano e non da oggi.
Capisco di essere poco popolare ad esprimere simili pensieri, ma credo si debba vedere anche al di là del proprio orticello, in questo caso calcistico.

E vai ancora con la dietrologia.
Dunque il Milan batte l’Inter e quindi arriverà certamente scarico alla gara con la Roma e farà vincere all’ultima giornata i giallorossi a Milano, chiaro no?
Ma allora perché non pensare che a questo punto, con una Juve cotta e stracotta, il Milan non possa addirittura pensare di vincere lo scudetto?
Io sono uno dei tanti che non si è mai ripreso completamente dall’assurda retrocessione del ’93, dal maledetto Carnevale e anche dal Brescia che, se non ricordo male, vinse clamorosamente a San Siro proprio contro il Milan appena diventato Campione d’Italia, ma voglio pure ricordarmi di quello che fecero nella passata stagione Sampdoria e Lecce contro Bologna e Parma.
Basta, davvero basta, ragionare sempre in stile andreottiano: è vero che a pensare male si commette peccato, ma spesso ci si azzecca come recita il dogma del senatore a vita, ma io ci aggiungerei che ci si rovina pure il fegato e, nel caso specifico, la gioia di una grande stagione.
Pensiamo a noi, che è meglio, a battere il Treviso e poi ne riparliamo.
Ed infine alcuni vostri messaggi mi raccontano che via radio, alla vigilia della difficile partita di domani, sono stati sparsi veleni su, diciamo così, fantasiose ipotesi di acquisto dell’Inter da parte di Della Valle, sull’addio di Prandelli e via a seguire.
Purtroppo ascolto poco certe trasmissioni, solo una volta mi capitò di sentire sparare a zero sulla vita privata di Bojinov e scrissi quello che pensavo di un certo modo di fare giornalismo dal buco della serratura.
Questa volta invece mi scuso con chi di voi mi ha indirizzato post di indignazione e rabbia, post che ho dovuto censurare per non avere guai con una categoria molto suscettibile com’è quella dei giornalisti.
E poi dico che ognuno si ascolti pure il programma che gli pare.
Ci sarà pure un motivo perché Radio Blu ha una media di 114.000 ascoltatori (quasi il doppio nel Pentasport), mentre per altre emittenti vi invito ad andare sul sito www.audiradio.it…

Avvertenza per Piersilvio e per quelli come lui che pensano di occupare lo spazio di questo blog con scempiaggini del tipo “dobbiamo impedire ai comunisti di occupare il potere”: ebbene, non saranno più pubblcati post del genere.
Ovviamente vale anche per chi dalla parte del centrosinistra dovesse manifestare intolleranza verso il pensiero altrui.
Basta.
Il bipolarismo va bene, l’odio fra le parti politiche no.
Non so se capita pure a voi di sentirsi ormai a disagio nell’esternare un qualsiasi pensiero che vada oltre la banalità e costringa ad una precisa presa di posizione.
Si viene etichettati, bollati, insomma sembra che siano scomparsi gli italiani e che ci siano solo quelli di destra e di sinistra. Pro o contro Berlusconi.
Non so come Prodi riuscirà a governare con una maggioranza così risicata, ma mi auguro che finiscano questi veleni da fondamentalisti della politica, veleni che in Italia si sono respirati solo nel dopo-guerra, ma almeno lì c’era una (tragica) ragione alle spalle.
Basta, davvero.
Ognuno si tenga le proprie idee politiche senza ritenersi il depositario della verità assoluta, che non esiste.
Vogliamo tornare a dialogare, invece di urlare tra sordi?

Ero a coordinare il lavoro di redazione di Canale Dieci quando ci furono le ultime elezioni politiche e ricordo ancora che al momento della vittoria di Berlusconi dissi al povero Paolo Fanetti: “qui bisogna andare via dall’Italia…”.
Cinque anni dopo dico: “nonostante tutto, siamo sopravvissuti, però a che prezzo…”.
Ho sempre votato a sinistra, ma non è questo il punto, perché un uomo come Gianfranco Fini, ad esempio, a me piace molto, così come considero Casini e Tremonti persone serie, da cui comprerei certamente un auto usata.
Il fatto è che dodici anni di Berlusconi hanno creato in Italia una spaccatura impensabile negli anni della mia formazione culturale, cioè gli anni settanta.
Qui non si dialoga più, non esiste più l’avversario politico, ormai chi non la pensa come te è il nemico.
Non che la sinistra sia estranea a tutto questo, ha demonizzato in tutte le salse Berlusconi, facendolo spesso sembrare un martire.
Certi numeri dell’Espresso sul proprietario di Mediaset erano così monocordi da far sembrare attraenti le tesi congressuali del Partito Comunista negli anni di Berlinguer.
E voglio anche togliermi un rospo che ho dentro: trovo scorretto da parte della sinistra candidare magistrati che hanno avuto rilevanza nella vita politica di questo Paese.
Vedere ad esempio Gerardo D’Ambrosio nelle liste dell’Ulivo (così come a suo tempo Violante), mi fa venire il dubbio che tanto imparziale da magistrato non doveva essere, quando decise di recapitare a Berlusconi l’avviso di garanzia nel 1994, durante la vetrina mondiale di Napoli.
Ma Berlusconi ha davvero spaccato in due l’Italia, che per lui si divide in adoratori personali e in nipotini di Stalin, quando perfino negli anni della guerra fredda tra URSS e Stati Uniti Togliatti e De Gasperi parlavano tra loro molto più di quanto non facciano ora il Cavalieri e Prodi (o D’Alema, tanto per far contento il fondatore di Forza Italia, che lo considera il vero capo della sinistra).
In dodici anni non è stata creata in Forza Italia una classe politica vera, che prescinda dal carisma e dagli interessi del Capo supremo e non è un caso che una persona seria con le idee chiare come Paolo Marcheschi per l’ennesima volta non sia stato preso in considerazione per un seggio in Parlamento.
Nella destra solo in Alleanza Nazionale e nelle menti più illuminate dell’UDC (Follini, Tabacci, Casini) si vedono dirigenti che pensano alla politica come interesse generale e non come strumento di potere o scorciatoia di interessi personali.
E la sinistra? Casinista ed autolesionista come sempre, così autolesionista che a forza di dire cosa farà nel momento in cui andrà al potere alla fine potrebbe anche riuscire nella memorabile impresa di perdere pure queste elezioni.
Ma se (come spero) le dovesse vincere, che spieghi subito a Bertinotti dove può arrivare con le sue scellerate utopie, che hanno già rovinato il quinquiennio dal 1996 al 2001.
La presenza nell’Ulivo del Parolaio Rosso (come lo chiama Giampaolo Pansa) è una di quelle cose che per qualche giorno mi ha fatto vacillare sulla mia decisione di dare il voto a sinistra, ma poi, un po’ turandomi il naso alla Montanelli, ho preferito tenere duro.
E adesso il dibattito è aperto: siate per cortesia costruttivi e non offensivi con la controparte.
Essendo una persona in qualche modo conosciuta ho ritenuto opportuno e corretto esprimere sinceramente qui insieme a voi il mio pensiero.

No, niente pena di morte per chi ha ammazzato il piccolo Tommaso Onofri.
Siamo un Paese civile, e che diamine.
Niente esecuzioni, ma un processo serio che offra agli imputati tutte le garanzie previste dalla Costituzione.
E poi niente cella di isolamento per loro, e perchè mai dovrebbero essere isolati?
Mettiamoli invece con i detenuti comuni e poi aspettiamo di sapere cosa succede…
BASTARDI!!!

P.S. Forse non vi è chiaro che tra chi è in carcere esiste un codice d’onore che classifica all’ultimo posto del genere umano chi fa del male a dei bambini.
Per questo ho detto di mettere Alessi (che due giorni fa si è fatto intervistare da Cucuzza, ma ci pensate a che livello di aberrazione si può arrivare…) e la sua banda insieme agli altri detenuti: forse passerebbe loro l’insofferenza verso le urla di un bimbo di diciotto mesi (perché pare sia stata questa la causa della morte di Tommy)

Chiama per un collegamento Radio Radio, splendida emittente leader di ascolto nel Centro Italia, e sparo subito l’infamia di quanto scritto sul sito dei sedicenti fans romanisti di Chierico (che penso non sappia niente) a proposito della signora Prandelli.
Sbigottimento nell’etere, stigmatizzazione di tutto con inevitabile pistolotto di quello che dice che certe cose sarebbe meglio non dirle.
Vabbeh, fin qui niente di nuovo.
Poi, a sorpresa,l’ intervento di Spadino, capo ultrà della Curva Sud.
Ce l’ha con Passarella per quello che aveva affermato a proposito dell’invito a restare a casa se uno non ha il biglietto e con la decisione della Fiorentina di offrire l’accoppiata Ascoli e Roma.
Gli rispondo pacatamente, ma con durezza, e viene fuori un dialogo tra persone civili, tanto che al quinto minuto di conversazione mi si accende la lampadina: bisogna farlo parlare con Sartoni.
E la sera al Pentasport, grazie anche e soprattutto ad un Bardazzi in forma straordinaria, vengono fuori venti minuti di grande radio.
Inaspettati e per questo ancora più belli.
E allora ribadisco il concetto: un passo indietro tutti, tolleranza zero da parte delle forze dell’ordine e tolleranza mille tra chi è di sponda calcistica opposta ma non si è ancora bevuto il cervello o non ha secondi fini (leggi politica o creare ad arte il caos per ricattare la propria società).

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