Attualità


Sono, siamo circondati da persone a cui vogliamo bene, che stimiamo, che hanno voglia di vivere, che sono giovani e che si ammalano.
Personalmente è cominciata undici anni fa, quando nacque mia figlia e poco dopo morì il mio compagno di classe di elementari e medie, il più bravo, quello che sanamente invidiavo perché sapeva fare tutto.
Da quel momento non c’è più stata una tregua in questa battaglia infinita e quasi sempre perdente.
Si ammalano di tumore uomini e donne che ci rifiutiamo di vedere partire, ma loro se ne vanno lo stesso e a te resta la sensazione di essere un miracolato.
Sì, un miracolato, perché è impossibile non pensare: ma che cosa ho io di più o di diverso da loro?
Come reagirei se succedesse a me?
Cosa direi?
Come mi comporterei con le mie figlie?
E nel lavoro? Cambierebbero (forse finalmente) le priorità della mia vita?
Nelle ultime settimane è stato uno stillicidio.
Tra poco temo che arriverà la notizia che se ne è andato un grande campione del passato, oggi abbiamo saputo di Hutwelker; e poi ci sono quelli che non conosce nessuno, ma che conosco io o che conoscete voi.
Forse sto davvero invecchiando, però fatico sempre di più a sopportare tutto questo dolore.

Stavolta non parliamo di giornalisti, ma di squadre della stessa città, visto che domani andrò a Genova, dove i rapporti con i tifosi rossoblu sono pessimi da anni (nel 1982 mettemmo la macchina a Nervi per paura che ce la sfasciassero).
A volte mi sono chiesto per chi avrei fatto il tifo se avessi avuto la somma sfortuna di non nascere a Firenze.
Torino: vabbeh, via, non si dice nemmeno ed infatti là c’è molta più gente del Toro che della Juve (leggetevi Granata da legare di massimo Gramellini, vice direttore de La Stampa e ritroverete molto della nostra anti-juventinità).
Genova: Genoa e non Sampdoria. Perché siamo più simili a loro nella “sfiga” che li perseguita da decenni e poi quegli altri mi sono sembrati sempre un po’ troppo perfettini, a cominciare da Vialli e Mancini.
Milano: dura, molto dura. Però da bambino stravedevo per Rivera e non capivo perché lo mettessero sempre in discussione e forse per questo avrei detto Milan. Mettiamola così: siccome San Siro è uno stadio mitico, avrei fatto l’abbonamento al terzo anello di tutte e due le squadre per non perdermi mai lo spettacolo.
Roma: qui siamo quasi al limite dell’impossibile, ma più Roma che Lazio. Mi sembra che ci sia più attaccamento verso i giallorossi; gli altri, anche negli anni settanta, sono sempre stati troppo politicizzati.

Mi vergogno di quello che ho pensato.
Sì, mi vergogno perchè non esiste nella vita dolore più grande del perdere un figlio.
E’ intollerabile solo pensarla una cosa del genere: non è nella logica umana ed in fondo, a parziale sostegno della tesi sull’insostenibilità della sofferenza, non siamo neanche stati biologicamente preparati per tale evenienza.
Per questo è allucinante quello che ho pensato di istinto quando ho letto le parole di perdono del padre di Angelo Frammartino verso colui che ha gli ha ammazzato il figlio “perché sentiva il bisogno di uccidere un ebreo” ed invece ha sbagliato persona.
Ho pensato: “ma se la mattanza verso suo figlio l’avesse compiuta un israeliano queste parole così dolci e così crudeli ci sarebbero state lo stesso?”
E’ chiaro che in quel momento così buio del mio intelletto è uscita fuori tutta la mia estrazione ebraica.
Eccole qui le conseguenze dell’odio ormai quasi secolare che divide i figli di Abramo.
Se anche uno laico come me, che da trent’anni crede nella costituzione dello Stato Palestinese, che da decenni non condivide la politica di Israele, cade in queste bassezze, vuol dire che siamo già un bel pezzo avanti nella distruzione di tutto.

Comincia oggi con la radiocronaca di Fiorentina-Giarre il mio ventottesimo anno a Radio Blu, un record di fedeltà che ha pochi riscontri in Italia.
Molti hanno pensato che Radio Blu fosse in parte mia: non lo è e non lo è mai stata, ma è come se lo fosse, perché così la sento dal 1979, quando (incredibile, ma vero) il signor Pieroni mi offrì centomila lire al mese per fare una trasmissione alla settimana.
Quella trasmissione si chiamava Pentasport e, come qualcuno di voi sa, continua pure oggi.
Mi guardo dentro ed è bello sentire che la scintilla è la stessa, spero anche l’umiltà, semmai è aumentato la permalosità, già prima ad un buon livello.
Certo, è cambiato il contesto: ventotto anni fa in tribuna stampa stavo sempre zitto perché non mi filava proprio nessuno.
Ero un alieno, l’unico di una radio privata, uno di serie C (in B, per i soloni del giornalismo scritto, poi passati a fare marchette con noi, militavano quelli delle televisioni private).
Adesso vado in tribuna stampa e con un buon 40% dei colleghi o presunti tali non parlo e non ho rapporti perché ci ho litigato.
Non si può proprio dire che io abbia un carattere facile.
Un po’ mi spiace, specie per quelli e quelle che ho “messo al mondo” giornalisticamente e che una volta assunti o sistemati da altre parti si sono scordati/e tutto, tradendo la mia fiducia, ma poi vado avanti lo stesso.
Resta Radio Blu, che per me significa la radio in senso lato, la mia radio.
Uno strumento straordinario che mi ha permesso di realizzare i sogni di bambino/ragazzo, quando volevo fare ad ogni costo il giornalista e tutti mi dicevano di lasciar perdere perché ero senza sponsor politici, perché non avevo parenti giornalisti e perché in fondo si dice sempre così per levarsi un rompiscatole dai piedi.
Ed invece in qualche modo sono ancora qui, e pensare che quando entreranno le squadre in campo ci sarà ancora qualcuno che mi ascolta é, ve lo assicuro, straordinario.

BOLOGNA – Parere negativo della Procura generale di Bologna alla richiesta di grazia presentata da Roberto Savi, il capo dei killer della Uno Bianca, la banda composta quasi completamente da poliziotti che tra l’87 e il ’94 si lasciò dietro 24 morti e oltre cento feriti tra Bologna, la Romagna e le Marche, rapinando banche, uffici postali e supermercati, sparando a testimoni o a chi, come unica ‘colpa’, era nomade o extracomunitario.
Lo scontato parere negativo è firmato dal Pg Vito Zincani, che aveva già detto che il gesto di Savi era dettato dalla disperazione.
Zincani ha trasmesso la sua decisione al Ministro della Giustizia Clemente Mastella. Per completare l’istruttoria sulla domanda ora mancano i pareri del giudice di sorveglianza e quello del carcere dove l’ex poliziotto è detenuto, quello di Opera a Milano.

Nel 1981 chiese al mio amico Celeste Pin di far pareggiare la Juve, magari con un suo gol, perché quelli stavano perdendo lo scudetto contro il Peruga ormai retrocesso, e fu squalificato per tre mesi.
Nel 1994 gli feci vedere come Ravanelli stramazzava al suolo senza che Toldo lo avesse neanche sfiorato e la Juve si vide assegnare un rigore ingiusto.
Lui gridò al complotto, urlò che l’avevo fatto cadere in una trappola e uscendo dalla stanza che ospitava lo studio mobile di Canale Dieci disse che ci avrebbe fatto chiudere.
Nel giugno 2005 capito per sbaglio nello stesso posto dove la Juve sta tenendo la sua trionfale riunione con gli sponsor per festeggiare la fresca vittoria dello scudetto e rinnovare succosi contratti di pubblicità.
Guardato compassionevolmente da moglie e figlie mi gioco una giornata di ferie per avere un’intervista in esclusiva con Giraudo a proposito dei suoi rapporti con Della Valle e sulle comproprrietà in ballo tra Juve e Fiorentina.
Quelli dell’ufficio stampa mi controllano a vista, mi sottopongono a tutta la trafila burocratica e alla fine, proprio perché sono un rompiballe di dimensioni galattiche, mi concedono di parlare tre-minuti-tre non con Giraudo, ma con Bettega, che sta arbitrando una partita di pallavolo sulla spiaggia.
Andiamo in processione con il registratore pronto al click, ma il dirigente che nemmeno un anno dopo si sarebbe commosso in tribuna d’onore mi dice che “no, non è il caso che io parli con qualcuno di Firenze, perchè tanto le mie parole sarebbero male interpretate come sempre”.
Deglutisco, penso alle volte in cui lui e Causio hanno boicottato Antognoni in Nazionale e lo mando in c… solo quando torno sconsolato in camera mia.
Ora leggo che il signor Bettega si occupa ancora di mercato per la Juve, che è vicino a Cobolli Gigli e quindi mi stupisco per non essermene accorto prima.
Di cosa?
Ma questo qui ha un fratello gemello, che prima, tanti anni fa, era in affari e in società con Moggi e Giraudo, ma poi deve essere scomparso in qualche società satellite della Fiat.
Quello che c’è ora nessuno lo ha ancora visto in televisione, ma essendo appunto suo fratello gemello non c’è da stupirsi che abbia la stessa insopportabile supponenza di Roberto.

Eh sì, qui si esagera: sarò in ferie fino a Ferragosto, e poi dicono che i giornalisti lavorano…
Ormai mi sento sotto osservazione e pure un po’ in colpa, anche se non è detto che intervenga su qualcosa, magari sull’incontro di martedì tra Toni e Della Valle.
Per tutti quelli come me, malati di lavoro, le ferie sono un piccolo benefico trauma.
Nel senso che nei primi due giorni provo sempre un certo disagio interiore, salvo poi tranquillizzarmi e capire che il mondo va avanti anche senza Pentasport e Radio Blu.
Venticinque giorni complessivi di vacanza da gennaio a dicembre mi dicono non siano poi troppi e comunque c’è davvero bisogno di staccare un po’ la spina.
Che sia stata una stagione intensa, stancante e particolare, me ne sono accorto riascoltando i gol 2005/06: provavo un senso di estraneità, come se non fossi stato io a vedere e commentare quelle partite così belle per noi.
Non era mai successo in venticinque anni di radiocronaca.
Ci hanno avvelenato tutto e non ci siamo goduti niente, ma siamo sempre lì, in piedi e pronti a ricominciare.

Ho aspettato un giorno per vedere se mi passava e non mi è passata.
Buon segno, vuol dire che ho ancora la capacità di indignarmi.
E’ vergognoso, veramente vergognoso che un pluri-assassino come Roberto Savi (il capo della banda di bastardi della Uno bianca) abbia avuto il coraggio di chiedere la grazia.
Ho pensato a cosa provava quando dal 1987 al 1994 riceveva lo stipendio da poliziotto, se era intimamente ancora più soddisfatto delle sue bravate in quei sette anni di pazzie e di morti.
Dodici anni di galera secondo lui bastano ad espiare le colpe commesse.
A volte viene davvero la voglia di iscriversi all’associazione “Nessuno tocchi Abele” e pazienza se questi sono pensieri di destra.
Qui si tratta di ragionare con la propria testa e non è proprio ammissibile che questo criminale pensi di continuare a prendersi gioco di noi che stiamo dall’altra parte, che poi è solo quella della legalità.
Se libereranno lui o uno dei suoi due fratelli prima dei prossimi quindici anni, andrò anch’io a Milano per insultarli all’uscita del carcere di Opera.

Ho il voltastomaco per quello che ho visto ieri sera in televisione, per quei bambini portati via senza vita.
Pur non sentendomi affatto ebreo in senso religioso (non rispetto niente delle oltre seicento regole della mia religione), avverto una specie di senso di colpa, un doloroso stupore per quello che è accaduto.
Siamo passati dalla parte del torto, non ci sono dubbi, anche se questa mia reazione è dettata dall’istinto e non dalla ragione.
Conosco cosa vuol dire convivere con la paura di morire ogni giorno per un attacco terrorista perché mio fratello abita lì, ma questo non basta a spiegare il perché di tutto questo.
Parlano di attacco sbagliato, ci sono le logiche politiche e militari, si muove la diplomazia: che belle frasi, parole perfino ricercate che servono solo a riempire i giornali e la televisione.
Intanto lì si muore, tra lo strazio di chi ci vive, mentre a noi, dall’altra parte della televisione, non resta che il bruciore allo stomaco mischiato ad un pizzico di vergogna.

Per il momento non è previsto nessuno slittamento dei campionati, che dunque avranno inizio regolarmente il 27 agosto”.
Così Guido Rossi. “Non vi sarà alcun posticipo dell’inizio della stagione”, ha aggiunto il commissario straordinario della Federcalcio uscendo dagli uffici di via Gregorio Allegri.
QUALCUNO LO FERMI PER FAVORE!!!!

« Pagina precedentePagina successiva »