Attualità


Una delle poche cose che ho imparato nella prima metà della mia vita (sono un’ottimista e mi voglio talmente bene che non mi dispiacciono le teorie berlusconiane su quanto staremo in tutto su questa Terra..) è non crearsi delle aspettative troppo grandi.
In questo senso, nel 2009 che è appena iniziato, siamo messi benissimo.
Tutti ci aspettiamo un peggioramento delle nostri condizioni attuali, specialmente a livello economico.
Non so se psicologicamente abbiamo toccato il fondo, ma certamente ci siamo molto vicini.
Non mi stupirei quindi che esattamente tra 365 giorni dicessimo: “Beh, non è mica andata troppo male, o almeno è andata meglio di quanto mi aspettassi!”.
Un augurio davvero di cuore a tutti voi, soprattutto per la salute, che è poi la cosa più importante che abbiamo.

“Quando sarà che l’uomo potrà imparare, a vivere senza ammazzare e il vento si poserà…”.
Ogni volta che Guccini canta Auschwitz è sempre un brivido, specialmente per quelli come me cresciuti in un certo modo, con certe immagini, portandosi dentro fino ai quattordici/quindici anni verità assolute su Israele, verità che per altri bambini della comunità ebraica magari reggono ancora oggi, ma che nel mio caso si sono invece sgretolate negli anni delle superiori.
Perchè non esiste un torto e una ragione assoluta nella follia palestinese, in questo ammazzarsi da decenni senza che nessuno provi ad insegnare con convinzione una vera cultura della pace.
Io l’ho sempre fatta semplice: due Stati, la restituzione dei territori occupati, la fondamentale esigenza del riconoscimento dello Stato di Israele, ma purtroppo non è così facile.
Perché la cultura dell’odio sta contaminando una generazione dopo l’altra: atroce la rappresentazione del soldato di vent’anni catturato, senza parole i bombardamenti israeliani di ieri.
Qualcosa che, come sempre, mi fa sentire in colpa, come ebreo (non praticante, ma non importa).
Quando finirà?

Ho passato un Natale meraviglioso, stando a casa e non facendo assolutamente niente: stacco assoluto e, siccome mi piace quasi tutto del mio lavoro, a me bastano due giorni per ricaricare le pile.
Approfittando di una congiunzione astrale favorevole (nessuno dei figli malato, due giorni di ferie strappati in ufficio, sosta del campionato) avevo pensato che, visto anche il possibile e auspicabile lungo cammino Uefa della Fiorentina, sarei potuto andare a sciare dall’ultimo dell’anno alla Befana.
Niente: impossibile trovare le due doppie a qualsiasi livello di albergo nella nostra zona adorata, cioè la Val Badia.
Tutto occupato, non entra uno spillo.
Ora, partiamo dal presupposto che io rientri nel 15%, o forse sono anche meno, di persone fortunate che per ora non si accorgono della crisi e che Berlusconi sarebbe orgoglioso della famiglia Guetta per il livello quasi vergognoso di consumismo che abbiamo raggiunto (mi vengono i brividi se penso alla 850 dei vent’anni o alle tante vacanze in tenda a Torre del Lago…), però mi chiedo davvero quanto questa crisi sia un fatto psicologico e quanto invece una realtà.
Probabilmente si sta sempre più allargando la forbice tra chi sta bene e chi fatica ad arrivare alla terza/quarta settimana del mese, e quelli che se la passano più che decentemente non si fanno mancare niente.
Meno che mai durante le feste.

A volte penso a cosa rimanga delle tonnellate di parole che ogni anno facciamo uscire da quel mezzo meraviglioso che è la radio.
Per esempio, quando invito tutti a pensare almeno un minuto della giornata a chi sta peggio di noi (nel mio caso il 90% delle persone che conosco e per questo sono un uomo fortunato).
Mi chiedo se queste cose che dico non siano alla fine un po’ stucchevoli, se cioè chi le ascolta non le interpreti come un puro esercizio di retorica che non costa niente a chi lo mette in pratica.
Per me invece è naturale farlo, ma il discorso va esteso alla valanga di auguri che ci scambiamo in questi giorni.
Ho sempre un retropensiero che non mi abbandona: quanti di noi si sentono obbligati a farlo e si muovono seguono regole di convivenza più o meno civile?
E poi, perché essere buoni e disponibili per convenzione una sola settimana all’anno? E le altre 51?
Intanto continuo col solito meccanismo sugli sms: rispondo solo a quelli personalizzati e non ai seriali e apprezzo moltissimo le ditte che hanno rinunciato a mandarmi il pacco natalizio per devolvere tutto ai vari istituti e/o ospedali fiorentini e toscani.
Dove il Natale è certamente meno Natale che a casa nostra e vostra.
Auguri davvero sinceri a tutti i miei compagni di viaggio.

57134 commenti, che divisi per 1096 giorni fanno circa 52 commenti al giorno: me l’avessero detto il primo dicembre del 2005 non ci avrei mai creduto.
Mi spiegava la scorsa settimana un intenditore di statistiche internettiane come Andrea Trapani che come numero di pagine lette questo blog naviga intorno al posto n. 1500 in Italia, siti compresi.
Lo ritengo un successo clamoroso, ma vi devo confessare che da un po’ di tempo mi mancano alcuni amici di vecchia data con cui avevo iniziato a dialogare.
Penso a Chiara, Il capitano del mare e anche Perfida albione e Innamorati pazzi, che scrivono molto meno.
Ci sono ancora o se ne sono andati?
Confesso anche che non ho mica preso tanta dimestichezza col mezzo, nel senso che non ho un’idea precisa di cosa far passare e cosa no.
In linea di massima comunque viene fuori la mia anima libertaria e passo quasi tutto.
Cancello le parolacce o quasi, e quelle che leggete sono frutto della mia distrazione o stanchezza.
Elenco in ordine decrescente delle cose che mi fanno più infuriare: i consigli ad occuparmi solo di calcio, l’idea che se dico qualcosa è perché ho un tornaconto, essere messo nella massa con gli altri giornalisti (non perché mi ritenga migliora, più semplicemente perché credo che ognuno debba rispondere in proprio di quello che fa e quello che dice).
Non mi arrabbioinvece se mi danno del comunista o del berlusconiano, mi sono indignato, più che imbufalito, davanti alle accuse di razzismo.
E’ diventato un impegno, questo sì, e capisco che rispondere una volta sì e due no ai vostri post non aiuti, ma siccome da tre anni qui ci sono solo banner di solidarietà e non a pagamento (oh ragazzi, di offerte ne sono arrivate, magari potrei valutare se incassare e devolvere in beneficienza), rivendico la possibilità di essere stanco e quindi poco lucido per controbattere e/o dialogare con voi.
In compenso, ogni post passato è stato letto dal sottoscritto, che è l’unico ad avere la facoltà di accedere alla sezione dei messaggi.
I dati dicono che ogni giorno almeno tremila persone diverse vengono a vedere cosa succede da queste parti. Tra loro ci sono pure quelle brave persone dall’io ipertrofico che mi hanno querelato penalmente (ma con uno di loro mi sono chiarito e ora le cose vanno meglio) oppure misteriosamente denunciato all’ordine dei giornalisti perché, mentre fanno i paladini della libertà di informazione, si sono sentiti colpiti sul personale da qualche critica o rilievo che tra l’altro a volte neanche li riguardava.
A parte loro, ringrazio tutti gli altri, cioè voi, per dedicare un po’ del vostro tempo a parlare con me.
E ringrazio soprattutto due persone che sono editori concorrenti tra di loro e che con me si sono dimostrate di una correttezza esemplare.
Una è Saverio Pestuggia, che è il mandante morale e pratico del blog, l’altro è Andrea Pasquinucci che avendo compreso lo spirito con cui ho affrontato e affronto questa avventura da tre anni si è preso in carico del tutto gratuitamente la parte telematica (si dirà così?) e tecnica di queste paginate che state leggendo, spero con un minimo di interesse.

Mai avrei pensato in vita mia di ricevere accuse di razzismo.
E va bene, succede pure questo a cercare di parlare chiaro, di imbastire un dialogo.
Ho riflettuto su tutti i post arrivati e mi sono convinto che siamo messi davvero male: siamo ormai un Paese fondato sul risentimento.
Può darsi che l’attuale situazione sociale e morale sia figlia, anzi nipote, della guerra partigiana, ma io ricordo negli anni ottanta Almirante che andava a rendere omaggio alla salma di Berlinguer, e ricordo anche il basso profilo degli uomini che governavano l’Italia, anche dei democristiani (alcuni democristiani…), per non parlare dei socialisti pre-Craxi, da Nenni a Pertini.
Che Berlusconi ci abbia fatto male è indubbio, però ribadisco che lui governa legittimamente, che forse milioni di persone lo votano seguendo i messaggi più o meno espliciti della televisione, ma che quella stessa televisione si può spengere oppure guardare un altro canale.
C’è una certa e sostanziale differenza tra lo schermo e Piazza Venezia.
Insomma, l’Italia è un Paese libero e democratico, come invece non sembrerebbe a leggere alcuni post.
Sono solidale, assolutamente contro ogni forma di razzismo e continuo a pensare che stando un po’ peggio io (che sto benissimo in confronto al 95% del mondo) magari stiamo un po’ meglio tutti.
Scrivo questo tanto per chiarire il concetto a chi pensa abbia cambiato parere o partito.
Ma non si può dividerci su tutto con questa cattiveria, soprattutto non si può viaggiare sempre con il preconcetto verso chi non la pensa come te, sfruttare ogni occasione (e quella della battuta idiota su Obama era un caso tipico) per attaccare l’avversario.
Ho un debole per l’Italia del dopo-guerra, quella in cui davvero non c’era niente, ma in cui l’altro era una persona con cui interagire, confrontarsi, aiutarsi.
Oggi l’altro è, quando va bene, “uno”, altrimenti è il “nemico”, e tutto ciò è molto, ma molto preoccupante.

Non si è divertita nemmeno Camilla, 9 anni, alla battuta di Berlusconi sull’abbronzatura di Obama.
Forse si potrà ritentare con Cosimo tra qualche tempo, quando andrà all’asilo, ma non è detto.
Ora però basta con questa storia e con la capacità tutta italiana di farci del male da soli.
Avrò parlato con Berlusconi un paio di volte, quando era solo presidente del Milan, e sinceramente l’ho trovato di una disponibilità e di una cordialità quasi uniche, si capisce che è nel suo DNA cercare di piacere a tutti.
La battuta, lo ripeto, è idiota e non sa proprio di niente.
Non è neanche la prima che non gli viene bene, ma si vede che non resiste ad uscire dagli schemi (il kapo all’eurodeputato, le corna al ministro spgnolo, la corte al presidente del consiglio finlandese e via a seguire…).
Ma credo che un uomo politico e di conseguenza un governo debbano essre giudicati per quello che fanno, e non si possono occupare ore di trasmissione, come ha fatto per esempio ieri sera Santoro, per andare a vedere soddisfatti cosa dicono i siti di tutto il mondo su Berlusconi.
Per spiegare al mondo come gli altri giudichino l’Italia.
E per oggi mi aspetto paginate sui giornali, specialmente su alcuni.
C’è un masochismo di fondo che non capusco: io non l’ho votato, ma, per dirla all’americana, Berlusconi è il premier del mio Paese, e se mettono alla berlina lui mi sento coinvolto anch’io.
Cerchiamo di essere un po’ più seri, almeno noi.

P.S. Scusate ragazzi e ragazze, ma visto il “successo2 del post qui occorrono delle puntualizzazioni.
1) La battuta è orrenda e stupidamente razzista, ma in tutta onestà penso che la volontà di Berlusconi fosse quella di essere spiritoso. Non c’è riuscito neanche un po’.
2) Le ore di trasmissioni a cui mi riferisco sono a livello generale. Santoro l’ho visto e siccome conosco un po’ il mestiere ho riconosciuto nel suo modo di condurre, ammiccare e porre le domande la volontà di ingigantire l’imbecillità detta dal nostro presidente del consiglio.
3) Berlusconi ha vinto le elezioni democraticamente. Non l’ho votato e neanche credo lo farò mai, ma bisogna cominciare a smettere di pensare che stia occupando un posto che non gli compete. E rappresenta l’Italia, quindi a me non piace vedere ingigantite le nostre magagne.

Volevo scrivere “il culo che abbiamo”, ma poi mi era sembrato un titolo troppo ruffiano, fatto apposta per invitare a leggere quasi volessi vendere qualcosa ed invece questo blog non è uno spazio che deve essere venduto.
La fortuna è quella che abbiamo noi persone normali a vivere delle nostre cose quotidiane, dando per scontato che tutto che ci succede ogni giorno sia un atto dovuto.
Ci penso ogni tanto, ma ci ho riflettuto ancora di più nei 30-minuti-30 impiegati ieri per mangiare.
C’erano le solite beghe di bassa levatura del nostro mondo giornalistico, sms che si incrociavano su quello che aveva detto tizio e su cosa stesse archiettando caio per cercare di avere un po’ di visibilità.
Insomma, la solita fuffa, che magari può essere divertente se vista dall’esterno, ma che poi diventa routine se va avanti da anni.
A due metri da me, una coppia sulla quarantina e sul passeggino un bambino che doveva avere almeno un anno in più di Cosimo, ma che purtroppo si capiva che non fosse quello che noi definiamo con la parola “normale” (mi vergogno un po’, però non trovo altri termini…).
Bisognava essere lì per vedere l’amore in ogni gesto disperato e pieno di passione con cui la mamma che imboccava suo figlio, cercando di distrarlo, mentre il babbo mi sembrava più stanco, eppure partecipe.
Lo loro dignità, il loro essere così “normali”, mi ha bloccato: ma se fosse successa a me e alla mia famiglia una cosa del genere, sarei stato in grado di trovare la forza quotidiana per essere accanto a chi avrebbe avuto più bisogno di me di quanto lo abbiano oggi i miei figli?
Oppure mi sarei abbandonato alla disperazione, trascinando con me le persone che mi vogliono bene?
Ecco, questo è il culo (enorme) che abbiamo, altro che diritti per la partita, la firma su un articolo, un contratto di pubblicità in più o in meno.
Bisogna che me ne ricordi più spesso.

La loro sfortuna è che non fosse stato convocato l’uomo che non ha letto la storia, Christian Abbiati.
Quello a cui fino al 1938 il fascismo andava bene così, tout court, perché i treni arrivavano in orario e c’era poca confusione in giro.
Scelta di tempo e luoghi inevitabile quella dei fascisti italiani, che seguono la Nazionale un po’ per spirito di patria e molto perché lì non esistono gli ostacoli, anche all’interno del tifo organizzato, che hanno le squadre di club.
Il tempo è quello dello sfascio, della paura innescata dall’ultima crisi economica (che mi auguro azzeri i guadagni di tanti speculatori che giocano sulla nostra pelle).
Nel marasma mentale e nelle crisi di panico di alcuni può darsi che affiori l’ipotesi dell’uomo forte, quello che “non c’è da preoccuparsi” e che nasconde quelli che secondo molti sono escrementi sociali (poveri, extra-comunitari, insomma, i diversi) sotto il tappeto dell’ordine imposto ad ogni costo.
Il luogo è quello di un ex Paese comunista, abituato alla dittatura, dove l’idea del pugno di ferro è ancora ben dentro la testa di tanti.
Una vergogna annunciata quella dei fascisti italiani, così vicini ai loro cugini nazisti, perché nulla regala visibilità come il calcio ed infatti anch’io oggi, nel mio piccolo, sto parlando di questa gente, ma davvero non si può più fare finta di ignorarli.

Bellissima serata al matrimonio di Giuseppe Calabrese con Frida.
Sarà perché Gepi, come lo chiamano noi, è uno di quelli che non sembra nemmeno faccia il giornalista perché non se la tira proprio mai, sarà perché gli sposi avevano avuto l’ottima idea di invitare anche i bambini, sarà perché molte mogli dettavano i tempi delle conversazioni, fatto sta che ieri sembravamo…quasi persone normali.
Nel senso che la serenità e la felicità degli sposi avevano pacificato quei sentimenti turbolenti che dividono la nostra categoria in clan, sentimenti di cui io sono purtroppo un portatore più o meno sano.
Addirittura ho scambiato un saluto, sia pure frettoloso, con una certa persona, addirittura più del 50% delle conversazioni non riguardava il giornalismo, circostanza questa che si trova solo nel nostro mondo (forse qualcosa c’è pure tra gli avvocati e i medici, ma in misura molto minore) perché mai ho sentito in cene di divertimento tra bancari parlare di chiusure di cassa o di commissioni di massimo scoperto.
Insomma, se ci aveste visto ieri avremmo fatto la nostra figura…

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