Attualità


Non si augura mai il male a (quasi) nessuno, ma un briciolo di giustizia quella sì, e che cavolo!
Personalmente ho quindi avvertito un fremito di soddisfazione alla notizia che l’esimio cavalier Callisto Tanzi, di un’arroganza e protervia eccezionale ai tempi d’oro del Parma calcio, era stato condotto in carcere.
E’ il luogo dove dovrebbe passare, in teoria, i prossimi 8 anni, per via della condanna inflittagli dalla Cassazione, ma tranquilli che tra non molto lo rivedremo in giro ad accampare malanni vari e a dire che non è stata colpa sua.
Non c’entra niente nella mia soddisfazione l’infelice e ripetuta esperienza passata nel tentativo di intervistarlo nel dopo partita: di gente montata che vale meno di zero sono pieni gli stadi italiani e quindi uno in più o uno in meno non fa differenza.
No, qui conta la deliberata volontà di truffare decine di migliaia di ignari risparmiatori che nella Parmalat credevano ciecamente, perché tutti noi associamo il latte ed il cibo a qualcosa di concreto, di reale, e “figuriamoci se un’azienda come quella non è solida”.
Non lo era affatto, tutto era inventato.
La Parmalat era un impero costruito sulla cartapesta, anzi sulla carta camuffata, con degli arrosti grafici clamorosi sui documenti, porcheria che non userebbero nemmeno i ragazzi di quindici anni per falsificare il libretto delle giustificazioni.
Invece si sono fidati in tanti e in molti ci hanno messo i risparmi di una vita perdendo cifre vergognose che dovrebbero non far dormire la notte Tanzi e i suoi sodali (tonna, figli ecc).
Io stesso, che passo per essere un notevole rompiballe (ciò nonostante dieci anni fa ho rimesso un sacco, per me, di quattrini con le azioni Seat…) ho comprato le sicurissime obbligazioni Parmalat, salvo poi rivenderle per un miracoloso colpo di chiappa, che sarebbe poi stata un’improvvisa esigenza.
Ed ero pure arrabbiato pensando al 6% di interesse (nemmeno quindi una cosa clamorosa, se si pensa che eravamo nel 2002) che perdevo…
Guardiamo se adesso qualcun’altro seguirà la strada maestra del grifagno Cavaliere di Parma verso le patrie galere.

Una cosa del genere me la ricordo solo nel giugno 1986: qualcosa che ti fa saltare dalla sedia e dire “ma non è possibile, come ha fatto?”.
Quella di Maradona all’Inghilterra è stata ancora più bella e decisiva, ma certamente la seconda rete di Messi resterà nella storia del calcio.
Perché poi biosgna vedere il contesto: Weah che scarta sette giocatori del Verona partendo dalla sua metà campo e segna è una grande prodezza, però vale meno di una perla come quella vista ieri al Bernabeu in semifinale di Champions.
Messi sembra un meraviglioso videogioco, qualcuno per cui ti viene spontaneo tifare e confesso durante la partita di aver seriamente pensato di diventare socio del Barcellona perché quello, a quei livelli e a quella velocità, è il calcio.
La spiegazione minimalista di cosa sia diventata qusta squadra e questo giocatore arriva da casa Guetta.
Valentina, che ha sempre dimostrato un sommo disinteresse per le vicende pallonare, alle 23 si è messa a rivedere ammirata quella pennellata di genio che sarà impossibile dimenticare.

Il nostro Presidente del Consiglio si è prontamente riscattato: dopo l’ammosciamento generale causato dalle ultime barzellette che sinceramente non sapevano di nulla (quella sulla mela era veramente triste), ieri è tornato in gran forma e ne ha raccontata una al limite tra il surreale e il classico.
La storiella di Ruby Rubacuori pagata per farla desistere dalla tentazione di prostituirsi entra di diritto nella storia della comicità, roba che neanche Gino Bramieri sarebbe riuscito a far meglio.
Complimenti.

La sensazione è questa: ti svegli la mattina e pensi a quale cavolo di strategia avrà inventato oggi il nostro Governo a proposito del dramma libico.
Gli baciamo la mano, gli diamo l’ultimatum, non lo attacchiamo, lo attacchiamo, facciamo partire i nostri aerei da guerra ma non spariamo (e allora che vanno a fare?), lo bombardiamo però ci dispiace umanamente per lui perché è una così brava persona, combattiamo non con quelli ma con quegli altri.
Ad un certo punto mi è sembrato di leggere un romanzo che mi appassiona, nel senso che hai voglia di andare avanti per vedere come va a finire,
Solo che è molto comodo assistere a tutto questo stravaccati in poltrona a leggere il giornale o cambiando stancamente i programmi con il telecomando.
Il problema, che mi pare si stiano dimenticando un po’ tutti, è che ad un’ora di aereo da noi c’è gente che la mattina si alza nella propria baracca o per strada non sapendo se arriverà alla fine della giornata o morirà prima.

Sono trentadue anni che la voto e ho quindi acquisito il diritto di parlarne male.
E anche se non lo avessi acquisito, lo farei lo stesso a casa mia, cioè qui sul blog, che è poi anche casa vostra.
Devo confessare che è ormai un po’ di tempo che mi viene l’orticaria quando penso alla presunta superiorità culturale e morale della sinistra, a quell’aria da primi della classe che è da sempre la cifra dialettica di questa area politica.
L’ultimo esempio è fornito da come viene presentata dalla sinistra la scelta della Rai di affidare a Giuliano Ferrara lo spazio di approfondimento dopo il TG 1.
Si può essere d’accordo o meno (ma basterebbe non guardarlo per essere contro), quello che invece mi infastidisce è il gridare allo scandalo.
“Lo spazio che è stato di Enzo Biagi”, tuona Repubblica, come dire che è stato commesso un sacrilegio.
Ma di cosa stiamo parlando?
Lo spazio di Enzo Biagi?
A parte il fatto che dopo di lui ne sono arrivati altri da diverse provenienze politiche, a me pare che Biagi fosse lautamente e regolarmente pagato, com’era giusto che fosse, per i suoi programmi e che fosse quindi un normale prestatore d’opera.
Ha lavorato fino a 86 anni da gran professionista e “con la schiena dritta”, come direbbe qualcuno che invece ce l’ha un po’ piegata, ma questo non induce noi che paghiamo regolarmente il canone a pensare che quello fosse il suo spazio, cioè “lo spazio di Biagi”.
Questo modo di “porgere le notizie” è fazioso e acuisce sempre più lo scontro in un Paese che invece avrebbe assolutamente bisogno di dialogare e non di dividersi sempre pro e contro Berlusconi (e comunque quando tutto questo finirà, sarà sempre troppo tardi).

Ho provato a scappare dai servizi, dalle notizie, dalle immagini, ma poi, proprio un quarto d’ora fa sono stato colpito a tradimento.
Provate ad andare sul sito della Stampa e fermatevi quindici secondi.
Io non lo reggo lo sguardo di Alessia e Livia, mi fa male dentro.
In quella foto sono fantastiche, esattamente come lo erano Valentina e Camilla a sei anni, ma può darsi che di loro ci siano foto ancora più belle e immagini ancora più devastanti, se pensiamo alla follia umana che le ha annientate.
Mi viene solo in mente la frase di Guccini: “quando sarà che l’uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare?”.
Tutto il resto è solo sgomento e rabbia.

Ognuno di noi disegna la sua realtà secondo il metro delle proprie esperienze, della propria morale e anche della propria immaginazione, desideri inconfessabili compresi.
Ebbene, io sarò un po’ limitato (ma chi mi conosce bene è pronto a negarlo), ma il dedalo mignottesco che sta emergendo dalle parti del nostro Presidente del Consiglio non sarei mai riuscito neanche ad impegnarmi parecchio.
Una specia di fabbrica della marchetta, una mercificazione della donna standardizzata a prezzi molto alti che pare coinvolga potenti e compiaciuti signori sopra i settanta anni, che magari fanno pure bene ad occuparsi ancora di certe cose, ma che dovrebbero stare attenti perché oltre un certo limite, abbondantemente oltrepassato, siamo alla malattia.
Comunque sia, lo sputtanamento (e mai termine mi pare più appropriato di questo…) planetario è servito.
E chissà per quante settimane ancora ci divideremo (perché ci sono concittadini e concittadine disposte a difendere l’indifendibile) sul bunga-bunga, mentre magari rischiamo di finire tra i PIGS (nessun riferimento a quel che succede ad Arcore o a Villa Macherio o in Sardegna, ma piuttosto ai 4 Paesi europei in grave difficoltà economica: Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna).
Va bene, continuiamo pure così: facciamoci del male…

Io sì, senza discussioni.
Sto parlando della visita di Renzi alla reggia di Arcore, quei novanta minuti di colloquio che tanti mal di pancia stanno provocando ai duri e puri della coalizione che sempre più a fatica voto da oltre trent’anni.
Renzi non è andato a chiedere piaceri personali e/o per cambiare casacca, il suo incontro, peraltro innescato dalla prima telefonata del presidente del Consiglio che chiedeva aiuto per Napoli, era motivato solo dall’esigenza di chiedere qualcosa di concreto per Firenze.
Ha ragione Renzi: “sono il sindaco e farei qualsiasi cosa per la città”, qualcosa di legale, si capisce, mentre al contrario davvero non riesco a comprendere dove sia lo scandalo.
Doveva andare a Palazzo Chigi?
Sarebbe stata certamente una procedura più in linea con il galateo politico, ma l’invitato non può mica mettersi a disquisire sul luogo dell’invito: o va o non va.
A me pare che Renzi abbia dato una bella dimostrazione di pragmatismo, staccandosi dalla logica del pro o contro Berlusconi, quella stessa logica che sta avvelenando da sedici anni l’Italia.

Dunque adesso sono il direttore di un’emittente che si sente in gran parte dell’Italia e quindi vorrei del voi…
Oh, sto scherzando, io rimango sempre il solito, nel bene e nel male, però un peccatuccio lo devo confessare: quando ho firmato da direttore i fogli di Radio Sportiva ho ripensato con un sorriso a quei dieci mesi in cui nel lontanissimo 1977 portavo gli articoli della Rondinella a Radio Sesto Intenational.
Articoli che leggeva un altro, perché ero proprio un ragazzino e non ritenuto giustamente all’altezza.
Mi sono anche chiesto in quanti dei ragazzi di oggi resisterebbero a tre, quattro anni di gavetta nell’anonimato e senza guadagnare una lira.
Vabbeh, il soprassalto d’orgoglio è durato neanche un minuto, poi via a mulinare come sempre, con Blu comunque al primo posto nella mia testa e nel mio cuore.
Perché su questo non ci sono dubbi: Radio Blu ci guadagnerà e si rafforzerà con Radio Sportiva, che parlerà di Fiorentina come di tutte le altre squadre, non togliendo perciò neanche un centimetro di spazio alla “radio dei tifosi viola”.
Sul come si rafforzerà lo scoprirete dal primo dicembre, vi anticipo che ci saranno delle sinergie e magari qualche voce nuova che andrà ad aggiungersi alle molte che già state ascoltatando.
Radio Sportiva rappresenta una sfida affascinante, un investimento del Gruppo Bessi: la squadra è forte, ho scartato decine di proposte e ora qualche nome si può fare: Fabio Russo, il coordinatore, Francesca Bandinelli (bentornata a casa!), Andrea Capretti, Matteo Magrini, Andrea Pratellesi, Giulia Bonci, Marco Conterio, Filippo Baffa, Francesco Gensini, Leonardo Petri, Gabriele Sandrelli.
Manca ancora qualcuno, ma è questione di pochi giorni.
Ogni tanto mi sentirete anche lì, ma in una veste diversa, perché appunto, Radio Blu resta qualcosa di unico e non è un caso che da una sua costola sia nata Radio Sportiva.
L’entusiasmo, ve lo assicuro, è quello di oltre trent’anni fa.

SCUSATE, DEVO UNA SPIEGAZIONE SUL DISCORSO GAVETTA, CHE ERA RIFERITO SOLO ED UNICAMENTE AL MONDO DEI MEDIA FIORENTINI
SO BENISSIMO QUANTO SIA DURA LA STRADA DI TANTI RAGAZZI IN ALTRI CAMPI E SICURAMENTE SONO POCHI ANCHE GLI ASPIRANTI GIORNALISTI CHE RIESCONO A TIRARE FUORI UNO STIPENDIO DALLA LORO ATTIVITA’
IL MIO RAGIONAMENTO PERO’ RIGUARDAVA SOPRATTUTTO LA VISIBILITA’ ECCESSIVA DI TANTA GENTE
NEGLI ULTIMI DIECI ANNI C’E’ STATA IN QUESTO SENSO UNA DEGENERAZIONE A CAUSA DI INTERNET
QUALSIASI RAGAZZOTTO CHE SCRIVEVA SU UN SITO, SENZA AVERE ALLE SPALLE UN MINIMO DI GAVETTA, SI SENTIVA E SI SENTE UN GIORNALISTA, QUASI TUTTI HANNO COMINCIATO SCRIVENDO SUBITO DI FIORENTINA, CON TANTO DI FIRMA
QUELLI PIU’ POLEMICI SONO DIVENTATI IN UN PAIO DI ANNI ADDIRITTURA DEI PERSONAGGI CHE STRAPARLANO, PONTIFICANO,SENZA AVERE ALLE SPALLE NIENTE, SONO DI PANNA MONTATA…
SONO COSE PER ME ASSURDE E SONO CERTO CHE IL 90% DI QUESTE PERSONE NON AVREBBERO MAI RESISTITO SEI ANNI AL TIRRENO TRA PARTITE DI BASKET DI SERIE C E PALLAVOLO DI SERIE B (QUANDO ANDAVA BENE).
FIGURIAMOCI POI DIECI MESI A PORTARE UN RESOCONTO SULLA RONDINELLA AD UNA RADIO CHE SI SENTIVA SOLO A SESTO FIORENTINO
TUTTO QUI
MI SPIACE DI AVER URTATO LA SENSIBILITA’ DI CHI INVECE SI FA UN MAZZO COSI’ TUTTI I GIORNI CON RISULTATI ECONOMICAMENTE TRASCURABILI E DI QUESTO MI SCUSO CON VOI

Roberto Saviano è riuscito in un piccolo miracolo: ha radunato per una sera tutta la famiglia Guetta davanti al televisore e ha monopolizzato la serata col suo racconto.
Benissimo, tutto molto scorrevole ed interessante, molto più di alcuni passaggi successivi con altri protagonisti, un po’ troppo innervati di retorica in una trasmissione che è comunque come una tazza di caffé nel torpore televisivo nazionale.
Quello che non riesco a capire e che mi infastidisce parecchio è perché non si voglia dare a Roberto Maroni il diritto di replica alle accuse di connivenza della Lega con la malavita.
Qual è il problema?
Si mettono a confronto Maroni e Saviano e ognuno si farà la propria idea.
Non oso pensare a cosa sarebbe successo se il no fosse arrivato ad una richiesta rivolta da un uomo della sinistra chiamato in causa per le stesse accuse a, ipotizzo, un Socci o un Paragone.
Non riesco proprio a comprendere le ragioni del rifiuto, ma può darsi che mi sfugga qualcosa.
P.S.
Scusate, ma io non mi sono assolutamente schierato contro Saviano, ho solo sottolineato come mi piacerebbe vedere replicare a ciò che ha detto.
Forse un po’ più di tolleranza non guasterebbe.

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