La delusione è per il risultato: non è poco, ma non è tutto, perché contro i più forti del campionato chiedevamo la prestazione e quella  l’abbiamo avuta, strepitosa, per cinquanta minuti.

Il fatto più preoccupante è lo scoramento generale dopo il pareggio e deve essere stato più qualcosa di psicologico che atletico, perché mi rifiuto di credere che a quel punto fossero già finite le batterie.

Ci lavorerà Italiano, sul resto è una delle pochissime volte in cui si esce dalla partita sconfitti, ma abbastanza soddisfatti proprio perché il primo tempo è stato straordinario, per intensità e tecnica.

Certe cose viste e ammirate sono il frutto del lavoro di Italiano, che è stato molto bravo nel dopo partita a non speculare sulla bellezza del gioco, preferendo invece affrontare i problemi.

E’ così che si cresce, è così che possiamo incamminarci sulla giusta strada.

Per ora avevo torto e ne sono ben contento: bastava Italiano per far girare tutto in altro modo.

Una Fiorentina irriconoscibile rispetto agli ultimi anni e meno male! Con più o meno gli stessi giocatori, ma con ben altra consistenza e con l’idea che tutti sappiano esattamente cosa fare e quale sia il proprio ruolo.

Bellissimo pensare all’Inter con questa consapevolezza e anche con questa leggerezza, perché martedì non abbiamo niente da perdere.

L’elenco dei calciatori trasformati si allunga sempre di più, oggi comunque il primo posto va a Saponara: finalmente un gol pesante e un’altra giocata da campione.

Godiamoci il momento, senza troppe remore, perché ne abbiamo bisogno dopo tutto quello che abbiamo passsato.

Ho un dubbio, che è poi una curiosità: se Callejon avesse giocato così nell’ottobre scorso, quando fioccavano i paragoni con Chiesa e in parecchi erano convinti che ci avevamo guadagnato, come saremmo stati?

Soddisfatti o perplessi?

Lo scrivo perché io tutta questa rinascita dello spagnolo, questo riscatto tecnico che fa pensare addirittura ad un prolungamento del contratto fatico a vederlo.

Ma forse sono io che ho perso lucidità, però mi piacerebbe fare un giro di tavolo e sentire la vostra opinione.

Devo sempre cercare di riportare la barra al centro quando si parla di Israele ed ebrei e non per il motivo a cui magari pensano in tanti, ma proprio per l’esatto contrario.

Bisogna infatti che trovi nell’analisi una corretta oggettività, perché quasi sempre non sono d’accordo su molte cose che riguardano il comportamento israeliano e pure su quello dei miei correligionari, soprattutto quando si tratta di essere aperti verso l’esterno.

Fatte queste oneste premesse, sono disgustato da quello che ha combinato il nonno israeliano di Eitan, il bambino miracolosamente sopravvissuto alla strage di Mottarone.

Questo signor Shmuel Peleg, già condannato per violenze verso la ex moglie, che si è portato via il bambino per farlo crescere secondo quelli che lui, e qualche altro suo parente, ritiene essere i principi di una corretta crescita “ebraica”.

Nella storia allucinante  c’è tutto il fanatismo religioso, che nel caso della mia religione deriva quasi sempre dal sentirsi i dispensatori della verità, perché noi ebrei saremmo il popolo eletto. I migliori di tutti, quelli che fanno le cose prima e con più successo degli altri…

Ma dove? Ma quando?

E nell’augurarmi una pronta presa di posizione del Governo italiano davanti a questo delitto, non posso fare a meno di citare una battuta di Woody Allen a proposito della storia del popolo eletto: ma non si poteva almeno andare al ballottaggio?

Abbiamo avuto le risposte che cercavamo, con una soddisfazione doppia, perché vincere soffrendo fa godere di più.

E anche se avessimo pareggiato, nulla cambiava nel giudizio complessivo: siamo un’altra cosa rispetto alle ultime stagioni.

Merito di Italiano, e ovviamente di chi l’ha scelto: la strada è lunga, ma i nostri post partita sono diventati improvvisamente più dolci.

Quanto alle più che sacrosante proteste per gli insulti a Vlahovic, facciamoci un esame di coscienza e guardiamoci in casa: gli imbecilli li abbiamo anche noi, a Firenze.

Sono quelli che urlavano buu a Balotelli e che danno dello zingaro a Juric e MIhajlovic. Non importa se tifano Fiorentina, loro e tutti quelli così in giro per l’Italia erano e restano dei poveri idioti.

Dico la verità: la partita di domani mi fa paura perché in questi quattordici giorni ci siamo convinti di essere quasi al livello dell’Atalanta.

Non è così, ci possiamo solo avvicinare e per questo inviterei tutti a relativizzare qualsiasi risultato venga fuori da Bergamo.

Abbiamo tutti una gran fretta di chiudere col passato ed è più che comprensibile, ma loro sono più forti, anche se partono sempre piano, però la stagione è cominciata da quasi due mesi.

Giocherà molto probabilmente Sottil ed è una bella occasione per togliere i dubbi che ho sulla sua continuità: sarei molto contento di avere torto

Lo dico spesso a chi mi sta accanto, ma poi chissà come andrà a finire: nel momento in cui dovessi accorgermi di non poter fare più ciò che sto facendo da decenni, meglio smettere piuttosto che scendere fino ad andare ad elemosinare qualche comparsata in radio o televisione.

Lo dico anche per creare una sorta di cordone sanitario, che mi ricordi queste parole nel momento in cui dovessi insistere per qualche sporadico intervento e comunque per ora ne sono profondamente  convinto.

Nonostante questo mio personale sentire, ho il massimo rispetto per la scelta di Ribery, a cui evidentemente interessa più il continuare a divertirsi e giocare a calcio superano il rispetto di una carriera straordinaria.

Poteva restare anche a Firenze? Direi di no, perché la Fiorentina è un’altra cosa e perché il suo tempo era trascorso, purtroppo con pochissimi risultati e grande ammirazione per la sua professionalità, in campo e fuori.

E quando tornerà al Franchi andrà applaudito.

Da quasi due mesi dedichiamo una parte del Pentasport alla vergognosa vicenda della GKN, con un’attenzione particolare al futuro delle 422 persone che stanno vivendo una situazione angosciante.

E’ una storia molto triste e anche molto fiorentina: non a caso si è mossa con passione la città senza distinzioni politiche e magari sarebbe bello se anche la società viola desse in qualche modo il proprio contributo.

Quello che fatico a capire è l’atteggiamento dei vertici politici e sindacali nazionali: qualche dichiarazione di facciata tanto per salvare la faccia, una visitina scappa e fuggi, ma nessun atto concreto che segnali la reale discesa in campo per una guerra che dovrebbe essere di tutti, perché il caso è, come si dice in questi casi, paradigmatico. 

E proprio stamani un signore che parla a nome del famigerato fondo Melrose ha ribadito che nulla cambia e che si andrà avanti con i licenziamenti, fregandosene di tutto e di tutti.

E a Roma che dicono?

Soprattutto intelligente, a costo zero per quanto riguarda il disavanzo tra entrate e uscite (compresi i ratei delle passate campagne), ma con un’incomprensibile mancanza. Dovremmo essere più forti, non si sa di quanto.

O ci sbagliamo tutti clamorosamente sull’adattabilità di Kokorin al calcio italiano, e quindi sulle sue qualità, oppure è veramente clamoroso affrontare la stagione con un solo vero attaccante. Lo scorso anno ad inizio agosto, Chiesa compreso, erano quattro, oggi solo due: perché?

Comunque abbiamo il regista, invocato a più riprese dal povero Iachini, tanto amato dal presidente, quanto scarsamente preso in considerazione da chi faceva il mercato.

Berardi è stato trattato, ne ho avuto conferma anche a mercato finito e le stesse parole dei dirigenti del Sassuolo certificano quelle che erano le nostre informazioni: le offerte ci sono state, ma non all’altezza del valore del giocatore.

Peccato, davvero peccato, perché sarebbe stato un colpo eccezionale, che ci avrebbe fatto pensare meno alla salute di Vlahovic e al rischio di sue squalifiche.  

Che bella Fiorentina.

Non ho problemi ad ammettere che per ora hanno ragione loro, Commisso, Barone e Pradè. Perché dieci su undici ieri sera erano quelli dell’anno scorso e l’undicesimo è stato il migliore insieme a Vlahovic.

Una squadra intensa, che sa quasi sempre cosa fare e che dovrebbe solo capitalizzare di più sotto porta per non rischiare beffe diddixili da sopportare.

Il meglio però potrebbe ancora arrivare, perché chi ieri era in panchina o in tribuna dovrebbe essere meglio di chi ha giocato e io continuo a sognare il super regalo da Sassuolo.

Intanto godiamoci questa domenica di doppia festa perché pare, mi dicono, che la Juve abbia addirittura perso in casa con l’Empoli.

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