Dicembre 2019


La prima volta che ho incontrato Cristiano Biraghi è stato per caso, in una gastronomia, ci presentano e lui, che presumo sapesse o poco o nulla di me, nemmeno saluta e parte in quarta: “ecco qui uno dei fenomeni dei giornalisti, che attaccano sempre a sproposito”.

Per la cronaca, aveva appena fatto l’enorme bischerata a Verona, contro il Chievo.

Lo rivedo lo scorso anno alla festa della Fiorentina, anzi nemmeno lo vedo perché si infila con rara maleducazione nella chiacchierata che con mia moglie stavo facendo con Corvino sui massimi sistemi: non saluta, dice due cose paraculeggianti a Pantaleo e se ne va, ovviamente senza un minimo di educazione nei confronti di chi era nel semi cerchio a conversare.

Poche settimane dopo se la prende come un esagitato con Zoccolini nella zona mista dopo l’ennesima partita indecorosa, salvo poi scusarsi, ma solo perché obbligato dall’ufficio stampa della Fiorentina.

Oggi leggo dei deliranti parastinchi inneggianti al Duce e al fascismo e chiudo il cerchio sulla considerazione dell’uomo.

Per il calciatore mi astengo, ma quella viene dopo, 

Come nella cara e vecchia Settimana Enigmistica: dov’è l’errore?

La Fiorentina perde quattro partite di seguito, il suo allenatore ha una media in 23 partite da retrocessione, ma ha ancora due gare per salvare il posto e proseguire una possibile agonia di fiducia e temo di risultati fino a giugno.

Il Napoli vince alla grande in Champions, si qualifica, annaspa in campionato, però pareggiando e non perdendo, e due ore dopo il passaggio del turno licenzia il tecnico.

Il primo si aggrappa alle funi del cielo ad ogni conferenza post sconfitta, il secondo se ne va con la schiena dritta

Appunto, dov’è l’errore?

Intanto però ci sarebbe Ancelotti libero per la prossima stagione

Credo che abbiano fatto questo ragionamento: la partita con l’Inter per questa Fiorentina è al limite dell’impossibile e quindi perché far iniziare il nuovo tecnico con una sconfitta?

A questo punto è come se Montella fosse un separato in casa e dalla partita di domenica prossima si può solo sperare solo in qualcosa di positivo e inaspettato perché è chiaro che siamo ormai in una crisi nera.

Il problema e il rischio è che una settimana dopo si replichi perché arriva la Roma e che quindi si chiuda questo terrificante 2019 in piena zona retrocessione, ma tant’è.

E d’altra parte, esiste un’alternativa?

Le colpe di Montella sono evidenti, la squadra non corre, non fa gruppo, i giocatori litigano tra loro e, soprattutto, ha fatto 1 un punto tra Parma, Cagliari, Verona, Lecce e Torino.

In qualsiasi altra situazione del calcio italiano il tecnico avrebbe già fatto le valigie, tanto più che adesso si è pure messo a dare la colpa al mercato, che lui ha certamente avallato. E’ un uomo in piena confusione, non più ascoltato.

Non è certo esente da responsabilità Pradé, che infatti  se l’è prese tutte e che credo sia sotto esame per  il rinnovo.

E i giocatori?

Questi sopravvalutati giocatori senza personalità, così incisivi nei loro proclami sul web e così piccoli piccoli in campo? Tranne Castrovilli, Dragowski e Ribery sono tutti al di sotto delle aspettative, qualcuno in maniera clamorosa, come Badelj e Chiesa.

L’unico da salvare è Commisso che più di così davvero non poteva e non può fare: ci mette i soldi, va ovunque, trasuda di entusiasmo, si impregna per il futuro, si prende responsabilità che non sono sue, non ha venduto Chiesa solo per cominciare bene e non sa più dove battere la testa.

In questo momento  mi ricorda Mattarella con la politica italiana.

Mattia Santori, leader delle “sardine” ha una faccia simpatica, un ottimo eloquio e bella presenza scenica. Non a caso viene “lavorato” da televisioni e giornali in misura crescente e tutto questo fa parte del gioco mediatico.

Ricordate i due milioni di Cofferati a Roma, i girotondi, il pronunciamento di Nanni Moretti a favore di Francesco “Pancho” Pardi nuovo futuro leader della sinistra? Niente di nuovo sotto il sole.

Tutto molto bello e di sicuro impatto, proprio come oggi le “sardine” di cui però al momento mi sfugge il futuro.

Ok, Salvini è un liberticida, uno che “prima riempiva le piazze e ora i bar”, un bersaglio fin troppo facile per la sua ingombrante e quotidiana presenza su giornali, web, radio e TV, ma dopo?

Ieri Alessandro Sallusti, uomo intelligente e gran giornalista, gli ha rivolto proprio questa semplice domanda su cui il giovane Santori si è arrampicato sugli specchi delle frasi fatte tanto da farmi venire in mente un paio di frasi memorabili ancora di Nanni Moretti.

La prima è la risposta alla domanda: cosa fai nella vita? “Faccio cose e vedo gente”.

La seconda è l’urlo morettiano in Aprile davanti all’annaspare televisivo di D’Alema: “dì una cosa di sinistra, dì una cosa anche non di sinistra, di civiltà”.

Ecco, io a parte dare contro Salvini, ho sentito poche cose concrete, che fossero di sinistra, di centro o di destra.

E’ un po’ come quelle vitamine che prendi quando sei ammalato: non guariscono dal problema, ma aiutano.

Ecco, i due gol di Benassi (complimenti per come si è fatto trovare pronto) permettono di preparare la gara di Torino in un clima migliore e soprattutto ci tengono in corsa nel sempiterno obiettivo della Coppa Italia.

Nulla di eccezionale, per carità, tutto nella norma, ma ieri allo stadio c’era un nervosismo evidente ed era come se si aspettasse una sentenza definitiva su Montella.

Ultima annotazione su Vlahovic: giochi tranquillo, ha 19 anni e la maglia da titolare per adesso, nessuno che gli faccia pressione e tutti hanno una grande fiducia nelle sue possibilità.

L’adepta tatuata in Lombardia, il bancario senese, il professore dell’ateneo sempre di Siena e diversi altri idioti che non è il caso di citare: ma dove erano nascosti questi microcefali nazisti che adesso vengono allo scoperto?

E, soprattutto, quanti sono? Ogni giorno ne spunta uno/a, come funghi velenosi.

Non ho risposte, ma solo sensazioni.

La prima è che lo spostamento politico verso una destra xenofoba e intollerante (perché esiste anche una destra con dei valori molto più alti del parlare alla pancia) sia stata una specie di bomba libera tutti.

In pratica è come se fosse stato sdoganato anche l’antisemitismo, evidentemente mai del tutto estirpato.

Me ne sono accorto in prima persona avendo una certa visibilità da oltre trentacinque anni

Dall’ebreo di merda con cui fu minacciato da un deposto capopopolo viola oggi in disgrazia, fino ad arrivare ai deficienti di Londra col treno per Mathausen passando in mezzo al poveraccio che ormai starnazza solo su facebook e che una volta parlò di circoncisione al cervello.

Vent’anni fa cose del genere non sarebbero mai accadute, ora invece gli imbecilli di ogni ordine e campo è come se avessero avuto una sorta di legittimazione dai tempi correnti per esternare il loro odio.

Confesso di essere preoccupato in senso generale per la deriva a cui stiamo assistendo anche se personalmente non ho paura, però poi mi chiedo se il mio sentire non sia lo stesso degli ebrei di ottanta anni fa: “ma figurati se…” e dopo è andata sappiamo come è andata a finire.

Io mi sento profondamente italiano e molto casualmente ebreo, ma soprattutto mi sento appartenente al genere umano e fatico a pensare che ne facciano parte anche certi uomini e certe donne.

Rimane

Prima di Rocco la domanda se l’era già posta un certo Lenin e la storia del mondo cambiò radicalmente.

Molto più modestamente, qui ci si accontenterebbe che cambiasse la storia viola, a cominciare dalla classifica per poi passare al gioco e alla personalità di diversi interpreti.

Montella è un uomo in difficoltà, ha quasi bruciato il credito di fiducia concesso (sbagliando) in estate, solo che non si sa dove a andare a pescare.

Prandelli? Gattuso? Figuriamoci se non piacerebbe il ritorno di Cesare, però sarebbe appunto un ritorno e ne abbiamo già avuto uno disastroso.

Qui semmai ci vorrebbe Spalletti, ma costa tantissimo: si può fare? Sarebbe un segnale forte, una spinta per uscire dal gorgo.

Per adesso si va avanti così, quasi per forza di inezia.

In bilico ta paure e diffidenze assortite, ma attenzione a non far diventare Montella (e in parte di Pradè) dei comodi alibi per i giovanotti che vanno in campo con la gloriosa maglia viola.