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Il mio primo Natale è stato 40 anni fa e il solo scriverlo fa un certo effetto e comunque il prossimo 27 settembre saranno 60 e quindi conviene abituarsi all’idea.

Da bambino e fino ai 14 anni a Natale andavo a scuola, a meno che non fosse sabato o domenica, e il fatto che non mi sembrasse strano spiega meglio di ogni altra cosa come si possa assorbire completamente  ciò che ci circonda sembrandoci quindi naturale tutto ciò che ci dicono di fare o non fare.

Non sono mai entrato nello spirito natalizio e mi dispiace, col passare del tempo e con l’aiuto di chi sta accanto a me ho però compreso quanto sia importante arrivare all’essenza della festa e alla sua forte spiritualità, che purtroppo non mi appartiene.

Sono dunque stato e sono uno dei tanti che partecipa all’orgia consumistica di questi giorni, con l’aggravante di non essere nemmeno cattolico e di perpetrare così un rito al solo scopo di essere contento nel regalare cose a chi amo.

Comunque sia, il mio augurio è che troviate in questi giorni molta serenità e soprattutto, per le persone che soffrono per motivi di salute, un po’ di pace.

Sto parlando dell’allenatore, perché mi pare che qui esista un enorme problema psicologico che solo l’arrivo della persona giusta può risolvere.

D’accordo, Pradé non ha azzeccato la campagna acquisti e come successe anni fa col mancato difensore non comprendo la logica del mancato attaccante, anche perché si è preferito mandare via Simeone e Muriel (ma qui la decisione è stata di Montella e dei Corvino) provando l’azzardo di due giovani tutti da scoprire.

Non venitemi però a dire che l’organico viola messo a disposizione dell’ex allenatore sia da zona retrocessione, perché altrimenti qui si è persa ogni cognizione tecnica.

I più ottimisti, e io per un fatto di cuore lo sono sempre quando si parla di Fiorentina, potevano pensare a lottare per l’Europa, i pessimisti a veleggiare tristemente, ma tranquillamente, tra l’ottavo e il decimo posto.

Così no, così ci stiamo incartando e siamo vicini a scivolare in un infermo calcistico per cui nessuno è attrezzato, nonostante il tentativo di Montella nella passata stagione di farci abituare all’idea di lottare fino all’ultimo minuto per la salvezza.

Iachini? Prandelli? Blanc? Mister X? Non saprei, la logica suggerirebbe Iachini, ma non è detto.

E comunque, se sbagliamo il tecnico, abbiamo serie possibilità di retrocedere. 

Oggi esonerano Montella ed è inevitabile.

La deriva della squadra è pari alla fantasia con cui lui analizza le prestazione dei suoi giocatori, ieri messi sempre sotto da una Roma che nel secondo tempo ci ha ridicolizzato.

Mancano 21 partite alla fine del campionato ed inviterei tutti ad avere lo spirito pre Genoa della passata stagione: dobbiamo salvarci e con questi giocatori non sarà affatto facile.

Posso essere accusato di molte cose, ma non di cavalcare l’onda populista, anzi.

E però questa volta la considerazione nasce da dentro ed esce spontanea: il popolo viola, e specialmente la Curva Fiesole, non merita questa squadra che è veramente poca cosa per lo smisurato amore dimostrato anche ieri sera.

Fuori Montella e con Pradè che dovrà pedalare molto in salita, adesso con la faccia al vento ci sono loro, questi giovanotti molto bravi dialetticamente e sui social e così mosci, salvo rare eccezioni, sul campo.

Speriamo bene.

E perché non pensare a Montolivo per un rinforzo a centrocampo?

Nicola Berti a dare una mano a Pradé per la scoperta nel  mercato sudamericano, magari con Zerunian accanto a Barone?

Ma sì, riprendiamoli tutti.

Riportiamo a casa questi ragazzi e meno ragazzi che hanno dimostrato un così grande attaccamento alla Fiorentina, roba che nemmeno Chiarugi, Merlo e Antognoni messi insieme riescono a pareggiare.

Però facciamo entrare nello staff anche uno psicoterapeuta e anche di quelli bravi.

Perché appena trenta mesi fa il signor Nicola Kalinic soffriva di forti disturbi psicologici e presentava referti medici, mentre lui non si presentava mai agli allenamenti, ma era lo stesso così innamorato della maglia viola da farci commuovere.

Sarà guarito?

Il risultato nel calcio sistema tutto o quasi tutto.

Ecco, secondo me con lo splendido pareggio di Vlahovic qui siamo al quasi, perché continuo ad avere molti dubbi sull’attuale Fiorentina.

L’Inter è più forte, e non si discute, ma proprio per questo mi aspettavo una partita giocata con ben altra determinazione e invece ci siamo adeguati al ritmo di Borja Valero, che è stato il migliore in campo.

Balbettiamo calcio, non lo giochiamo, e non reagiamo mai quando ci picchiano, vedi episodi di Verona (Pezzella), Lecce (Ribery) e ieri quello ancora più clamoroso di Lautaro su Dragowski.

Chiedete un po’ ad Amoruso, Tendi, Ufo o anche al leggiadro Dainelli cosa sarebbe successo dopo la pedata nel viso dell’argentino…

Alla fine ci prendiamo un punto molto tonificante, ma le perplessità restano quasi tutte e qui il quasi riguarda Vlahovic, che potrebbe e dovrebbe essersi sbloccato.

Non sono un pessimista, ma un realista, da sempre.

Difficilmente mi esalto e quando tutto gira contro, fino ad oggi ho per fortuna sempre trovato dentro di me la forza per reagire: negli ultimi tempi ho scoperto che questo atteggiamento si chiama resilienza.

Passando al pallone, mi sarete testimoni che nei momenti di maggiore gioia per le bellezze che Ribery ci regalava ho fatto da grillo parlante, perché trovavo curioso e soprattutto pericoloso che le nostre fortune calcistiche si poggiassero sempre di più su questo esemplare ragazzo di 36 anni, un po’ usurato da vent’anni di battaglie.

Certo, non mi aspettavo la stupida squalifica per tre giornate, ma farne il centro di una squadra sempre più in difficoltà è stato un po’ nascondere la realtà, nel senso che Frank doveva essere il di più, la ciliegina, se proprio volessimo andare indietro di oltre vent’anni.

Il problema, oltre alla sua assenza, che ci priva della gioia di vedere un grande giocatore, è che da un mese e mezzo qui manca la torta…

La prima volta che ho incontrato Cristiano Biraghi è stato per caso, in una gastronomia, ci presentano e lui, che presumo sapesse o poco o nulla di me, nemmeno saluta e parte in quarta: “ecco qui uno dei fenomeni dei giornalisti, che attaccano sempre a sproposito”.

Per la cronaca, aveva appena fatto l’enorme bischerata a Verona, contro il Chievo.

Lo rivedo lo scorso anno alla festa della Fiorentina, anzi nemmeno lo vedo perché si infila con rara maleducazione nella chiacchierata che con mia moglie stavo facendo con Corvino sui massimi sistemi: non saluta, dice due cose paraculeggianti a Pantaleo e se ne va, ovviamente senza un minimo di educazione nei confronti di chi era nel semi cerchio a conversare.

Poche settimane dopo se la prende come un esagitato con Zoccolini nella zona mista dopo l’ennesima partita indecorosa, salvo poi scusarsi, ma solo perché obbligato dall’ufficio stampa della Fiorentina.

Oggi leggo dei deliranti parastinchi che rimanderebbero ad un certo periodo storico e chiudo il cerchio sulla considerazione dell’uomo.

Per il calciatore mi astengo, ma quella viene dopo, 

Come nella cara e vecchia Settimana Enigmistica: dov’è l’errore?

La Fiorentina perde quattro partite di seguito, il suo allenatore ha una media in 23 partite da retrocessione, ma ha ancora due gare per salvare il posto e proseguire una possibile agonia di fiducia e temo di risultati fino a giugno.

Il Napoli vince alla grande in Champions, si qualifica, annaspa in campionato, però pareggiando e non perdendo, e due ore dopo il passaggio del turno licenzia il tecnico.

Il primo si aggrappa alle funi del cielo ad ogni conferenza post sconfitta, il secondo se ne va con la schiena dritta

Appunto, dov’è l’errore?

Intanto però ci sarebbe Ancelotti libero per la prossima stagione

Credo che abbiano fatto questo ragionamento: la partita con l’Inter per questa Fiorentina è al limite dell’impossibile e quindi perché far iniziare il nuovo tecnico con una sconfitta?

A questo punto è come se Montella fosse un separato in casa e dalla partita di domenica prossima si può solo sperare solo in qualcosa di positivo e inaspettato perché è chiaro che siamo ormai in una crisi nera.

Il problema e il rischio è che una settimana dopo si replichi perché arriva la Roma e che quindi si chiuda questo terrificante 2019 in piena zona retrocessione, ma tant’è.

E d’altra parte, esiste un’alternativa?

Le colpe di Montella sono evidenti, la squadra non corre, non fa gruppo, i giocatori litigano tra loro e, soprattutto, ha fatto 1 un punto tra Parma, Cagliari, Verona, Lecce e Torino.

In qualsiasi altra situazione del calcio italiano il tecnico avrebbe già fatto le valigie, tanto più che adesso si è pure messo a dare la colpa al mercato, che lui ha certamente avallato. E’ un uomo in piena confusione, non più ascoltato.

Non è certo esente da responsabilità Pradé, che infatti  se l’è prese tutte e che credo sia sotto esame per  il rinnovo.

E i giocatori?

Questi sopravvalutati giocatori senza personalità, così incisivi nei loro proclami sul web e così piccoli piccoli in campo? Tranne Castrovilli, Dragowski e Ribery sono tutti al di sotto delle aspettative, qualcuno in maniera clamorosa, come Badelj e Chiesa.

L’unico da salvare è Commisso che più di così davvero non poteva e non può fare: ci mette i soldi, va ovunque, trasuda di entusiasmo, si impregna per il futuro, si prende responsabilità che non sono sue, non ha venduto Chiesa solo per cominciare bene e non sa più dove battere la testa.

In questo momento  mi ricorda Mattarella con la politica italiana.

Mattia Santori, leader delle “sardine” ha una faccia simpatica, un ottimo eloquio e bella presenza scenica. Non a caso viene “lavorato” da televisioni e giornali in misura crescente e tutto questo fa parte del gioco mediatico.

Ricordate i due milioni di Cofferati a Roma, i girotondi, il pronunciamento di Nanni Moretti a favore di Francesco “Pancho” Pardi nuovo futuro leader della sinistra? Niente di nuovo sotto il sole.

Tutto molto bello e di sicuro impatto, proprio come oggi le “sardine” di cui però al momento mi sfugge il futuro.

Ok, Salvini è un liberticida, uno che “prima riempiva le piazze e ora i bar”, un bersaglio fin troppo facile per la sua ingombrante e quotidiana presenza su giornali, web, radio e TV, ma dopo?

Ieri Alessandro Sallusti, uomo intelligente e gran giornalista, gli ha rivolto proprio questa semplice domanda su cui il giovane Santori si è arrampicato sugli specchi delle frasi fatte tanto da farmi venire in mente un paio di frasi memorabili ancora di Nanni Moretti.

La prima è la risposta alla domanda: cosa fai nella vita? “Faccio cose e vedo gente”.

La seconda è l’urlo morettiano in Aprile davanti all’annaspare televisivo di D’Alema: “dì una cosa di sinistra, dì una cosa anche non di sinistra, di civiltà”.

Ecco, io a parte dare contro Salvini, ho sentito poche cose concrete, che fossero di sinistra, di centro o di destra.

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