Attualità


Ho sbagliato.
Sì, ho sbagliato.
Ma non ad arrabbiarmi con chi ha insulsamente definito rabbino l’essere avaro (un modo di dire toscano? Ma da dove arriva una simile idiozia?).
Ho sbagliato a non arrabbiarmi prima, a non essere più duro in altri momenti.
Per esempio con chi usa con molta disinvoltura questa definizione odiosa di “checche isteriche”, che rimanda a periodi oscurantisti.
Chiaro che la storia del rabbino mi ha toccato sul vivo perché già molte volte, per non creare polemiche fini a se stesse, mi è toccato abbozzare e far finta di niente quando ho sentito, anche da persone che stimo, tirare fuori questa offensiva banalità.
La storia poi che tale espressione sia simile all’editto bulgaro non so se sia più comica o stupida.
Secondo qualcuno un bulgaro si dovrebbe offendere se gli viene ricordato come il suo Paese sia stato per decenni prigioniero di una feroce dittatura.
Ma gli ebrei non sono una Nazione, Israele è una Nazione, con tutti i suoi i pregi e i suoi difetti.
Gli ebrei sono uomini e donne che credono a certi valori religiosi e le generalizzazioni sono il primo passo verso la discriminazione.
Esattamente come chi accomuna gli omosessuali ad una associazione di persone in preda perenne degli isterismi più deleteri (checche isteriche, appunto).
Oppure chi è convinto che tutti quelli dell’est Europa ti freghino sempre il portafoglio.
Io, che sono ebreo per puro caso (cioè perché erano ebrei i miei genitori e non per convinzione religiosa), butto spesso via i soldi e davvero non sopporto chi sta a lesinare, non avendone bisogno, l’euro in più o in meno.
Il primo passo per l’emarginazione delle persone è etichettarle, magari inconsciamente, il secondo è isolarle, il terzo è perseguirle.
E se volete trovare degli esempi, basta che andiate a leggere un qualsiasi manuale di storia.

Sta un po’ succedendo quello che temevo sarebbe successo.
Passata l’onda emotiva di quell’evento bellissimo e terribile dell’otto ottobre scorso, da un po’ di tempo ci staimo tutti dimenticando di Stefano Borgonovo.
Io per primo a livello mediatico, perché se è vero che privatamente ho dei contatti, è altrettanto certo che non sto dando alla sua battaglia nel Pentasport quella visibilità che vorrei e che in qualche modo avevo promesso.
Ed invece Stefano ha bisogno che l’amore della “sua” gente ci sia sempre, ha bisogno di sentirsi vivo.
Mi piacerebbe che la Gazzetta dello Sport riprisitinasse la sua rubrica soppressa dopo pochi articoli e che noi tutti facessimo qualcosa per non stare con le mani in mano a vedere i danni che combina la “stronza”.
Intanto, in questa domenica di pieno agosto, nel pieno della nostra fortunata condizione di uomini e donne “normali” potremmo andare a dare un’occhiara al sito della Fondazione (www.fondazionestefanoborgonovo.it) e vedere come si fa per dare un contributo tangibile.

Serata tranquilla: moglie e figli al mare, divano e Nazionale.
E invece no, ieri sera ho scoperto che qui a Grassina la Nazionale non ce la fanno vedere.
Il perché ho provato a ricorstruirlo: sull’analogico il primo canale del nostro servizio pubblico qui non si prende da almeno un paio di mesi; sul satellite si vedeva Rai1, anzi si vedrebbe anche stamani, ma evidentemente, quando ci sono certi avvenimenti, criptano il segnale per via del mancato accordo tra Sky e la televisione di Stato.
Ora, poiché pare che l’analogico sia destinato a sparire, io mi chiedo cosa dovremo fare per vedere programmi per cui paghiamo il canone (almeno io lo pago e l’ho sempre fatto, perché appartengo a quella fetta di italiani che vuola stare tranquilla con la coscienza e in generale con il fisco).
Dovremo comprare davvero un altro decoder, installare un’altra parabola, oppure avere, oltre al satellite, anche il digitale terrestre, che tra l’altro ha molte difficoltà di ricezione in diversi punti dell’Italia?
Comunque sia, io ieri la partita non l’ho vista.
Non che mi sia perso chissà quale spettacolo, ma un disservizio del genere lo trovo intollerabile.

Facciamo il toto-salta-panchina di agosto: al primo posto, con molte lunghezze di vantaggio, c’è Donadoni.
Il suo presidente De Laurentiis, dopo aver dato di cafone a Corvino e ai suoi uomini, lo ha già messo sulla graticola e se non ci sarà una partenza sparata per l’ex tecnico della Nazionale saranno guai.
Rischia ovviamente Zenga con Zamparini, ma forse ancora di più Ventura a Bari.
Cercheranno di tenere botta i due esordienti Leonardo e Ferrara, figli della proprietà e perciò difesi a spada tratta dai propri presidenti anche di fronte ad eventuali rovesci.
Ma Donadoni, davvero, lo vedo molto male e naturalmente i pronostici non li sbagliano solo quelli che non li fanno e quindi magari sarò smentito dai fatti ed il Napoli vincerà lo scudetto, ma ad oggi mi pare più una collezione costosa di figurine che una squadra che lotta per il vertice.

Giusto un mese fa scrissi dello sputtanamento (e mai termine mi sembra più appropriato…) del nostro Presdente del Consiglio a livello planetario per la vicenda D’Addario più altre splendide fanciulle, più o meno “arrotondatrici”, come si dice oggi.
Ora però, dopo un mese di bombardamento mediatico di buona parte della carta stampata, direi che ne abbiamo abbastanza.
Ragazzi, abbiamo capito: Silvio Berlusconi si è sollazzato per mesi, forse anni, organizzando feste e festini e mentendo poi spudoratamente sull’argomento.
Il fatto che abbia mentito è per me più grave del sollazzo (per Veronica e i figli certamente sarà il contrario), ma non si può su questa storia invocare addirittura l’intervento dell’Unione Europea.
E per cosa?
Ha l’Italia infranto qualche regolamento internazionale o è venuta meno a qualche principio di libertà?
Già, perchè, anche se Repubblica e il gruppo Espresso non lo sanno, Berlusconi sarebbe il Presidente del Consiglio italiano e a me proprio non piace questa esaltazione dei giornali stranieri che parlano male del nostro Paese.
Ogni giorno la rassegna stampa su come gli altri ci spingono verso la serie B dell’Europa.
Ci siamo indignati quando nel 1977 Der Spiegel fece una copertina sull’Italia, fotografando un piatto di spaghetti con sopra una pistola per dire che eravamo tutti mafiosi e ora dovremmo godere per lo sputtanamento del nostro Premier?
E c’è un’altra cosa che non sopporto più su Repubblica: il continuo rimando al mondo cattolico, che dovrebbe certificare con le varie interviste il proprio distacco da Berlusconi.
Ho sempre ammirato quel giornale anche per le posizioni laiche e ora me lo ritrovo con paginate di dichiarazioni del direttore di Avvenire o di qualche vescovo importante.
Ma a me interessa che Berlusconi col suo Governo ci tiri fuori da questa situazione di degrado economico e di sfiducia totale che ci accompagna da più di un anno e che ora, ve lo assicuro, sta toccando il suo punto più alto per le piccole aziende.
Lo voglio giudicare per quello, e per le riforme che riuscirà a fare, e non per le prestazioni con Patrizia o per le trenta tombe fenicie in Sardegna, di cui credo che alla stragrande maggioranza degli italiani importi meno che zero.
CHE PECCATO CHE NON SI POSSA FARE UN DISCORSO SENZA CADERE NELLE DIVISIONI RADICALI E NEI PREGIUDIZI.
IO NON HO MAI VOTATO E MAI VOTERO’ BERLUSCONI, CONSIDERO LA SUA DISCESA IN CAMPO SOPRATTUTTO UN GRAN BENE PER LA VECCHIA FININVEST, OGGI MEDIASET.
PERO’ E’ STATO ELETTO DEMOCRATICAMENTE DALLA MAGGIORANZA RELATIVA DEGLI ITALIANI E DEVO RISPETTARE QUESTO VOTO. SULLA VICENDA ESCORT HO DETTO E LO RIBADISCO CHE MI SEMBRA ASSURDA QUESTA INSISTENZA: DOPO MESI SIAMO ANCORA A PARLARNE QUANDO E’ CHIARO COME SONO ANDATE LE COSE.
HA MENTITO SPUDORATAMENTE, E NON E’ LA PRIMA VOLTA CHE SUCCEDE, MA ESISTONO STRUMENTI PER AGIRE GIURIDICAMENTE?
MI PARE DI NO, SARANNO GLI ITALIANI A DARE IL PROPRIO GIUDIZIO ALLE PROSSIME VOTAZIONI, SE MAI SI RICORDERANNO DI QUELLO CHE E’ SUCCESSO.
REPUBBLICA HA FATTO IN GRAN LAVORO, MA SECONDO ME STA ANDANDO TROPPO LUNGA E NON MI PIACE QUELL’INSISTENZA SUL CERCARE DI COINVOLGERE IL MONDO CATTOLICO PERCHE’ CONDANNI IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO.
SPERO DI ESSERMI SPIEGATO.

Questo è un post referenziale, lo dico subito, così chi vuol saltare salta e amici come prima.
Non è però auto-referenziale, perché parlo soprattutto della squadra di Radio Blu e solo in parte del sottoscritto.
Mai come in questa stagione ho imposto ritmi serrati alla redazione, e soprattutto ai tre che mandano avanti quotidianamente la macchina: Loreto, Russo e Sardelli.
Penso che ve ne siate accorti: collegamenti ad ogni ora dal ritiro, tutte le amichevoli trasmesse, le conferenze stampa sempre in diretta.
Succede così che si lavori di più di quanto previsto dagli accordi e che siano programmate pillole e Pentasport anche nella settimana di Ferragosto, che è poi quella che precede la prima partita del turno preliminare di Champions.
Unici giorni liberi, dal 14 al 16, ma stasera alle 20 arriva il programma della Fiorentina e scopro che proprio il 14 ci sarà alle 18 l’amichevole con il Figline.
Si può saltare?
Certo che no, ed ecco allora che Russo sarà in studio e Loreto sul campo, mentre già Sardelli aveva dimezzato le proprie ferie per essere presente il 2 a Catania e l’8 a Birmingham.
E poi ci sono quelli come Meucci che sono sempre disponibili, e ancora i tre ragazzi, Bonci, Sestini e Zoccolini, che il 31 agosto festeggeranno i tre mesi davanti alla sede.
Ora, non è che nessuno salvi vite umane o faccia qualcosa che resterà nella storia, ma lasciatemi essere soddisfatto per questa passione, elemento fondamentale nel “nostro mestiere”.
Un po’ romanticamente spero e forse un po’ mi illudo che l’esempio venga dall’alto, e cioè dagli sms che arrivano a questi ragazzi (qualcuno in verità un po’ cresciuto…) alle sei di mattina dal loro direttore, che sarebbe teoricamente in ferie.
E qui aggiungo che questo è un “mestiere” che porta fatalmente all’accoppiamento tra colleghi, perché un po’ di esperienza in fatto di convivenza ce l’ho e vi assicuro che sarebbero poche le donne (o gli uomini) disposte a tollerare che uno in ferie alle 18.30/19 se ne torni in camera perché c’è da sentire il Pentasport in streaming.
Perché la verità è che se ami quello che stai facendo non stacchi proprio mai, e allora anche in ferie almeno un paio d’ore della giornata le spendi a pensare a quello che succede e quello che succederà.
E tutto questo non certo per soldi, perché se tu impiegassi le stesse energie e lo stesso tempo in altre attività commerciali, il ritorno economico sarebbe nettamente superiore.
Se la persona che hai accanto queste cose le capisce bene, altrimenti sei una persona destinata a dividerti in due, soffrendo, fino a quando la coppia non scoppierà.
Sarà un caso se Loreto, Russo e Sardelli sono tuttora degli scapoli più o meno incalliti?

Già, vogliamo dirlo che il G8 dell’Aquila è stato un gran successo mediatico e di immagine per l’Italia oppure non si deve per il semplice fatto che ad organizzare il tutto è stato il signor (da ma mai votato) Berlusconi?
Vogliamo dirlo che nel mondo ci sono immani disastri, con un numero di vittime nettamente superiore al terremoto in Abruzzo, e che però adesso in quasi tutto il Pianeta conoscono il dramma di Onna?
Vogliamo dirlo che tutto è filato via liscio e che i 2500 “antagonisti” che puntavano a far casino hanno invece fatto una pessima figura, non raccogliendo nessuna adesione dagli abitanti dell’Aquila?
Una volta detto tutto questo, ci rituffiamo nelle nostre miserie italiane sperando, ma ci credo poco, che sia la volta buona per considerare chi non la pensa come noi una persona con cui dialogare e non un nemico, berlusconiano o “comunista” che sia.

Queste sono le cose che mi piacciono: Marco Materazzi è andato in silenzio all’ospedale di Viareggio a trovare Leonardo, il bambino che nel rogo ha peso la mamma e due fratellini.
E suo babbo sta ancora lottando tra la vita e la morte.
Materazzi è partito all’alba da Milano con la borsa dell’Inter, di cui Leonardo è un tifoso accanito, e dentro la maglia nerazzurra e un pallone firmato da tutta la squadra.
Non ha voluto essere fotografato, non ha rilasciato interviste.
Ecco, quando leggo di queste cose, o di altre che hanno avuto spesso come protagonista Totti, penso che forse nel mondo del calcio c’è qualcosa in più oltre ai soldi e all’apparenza.

Per tre estati ho vissuto la mia estate molto vicino alla stazione di Viareggio, città amatissima dai fiorentini e non solo.
So dunque riconoscere ogni metro di quanto mostrato oggi in televisione e ho pensato a quei luoghi pieni di vita travolti dal dolore e dalla morte.
Ho ancora una volta relativizzato la pochezza delle nostre battaglie quotidiane per cose, che oggi sembrano davvero di poco conto.
Posso immaginare tutto, ma non la morte dei bambini o la loro sofferenza da grandi ustionati, questo no, è un atto contronatura.
Sono in mezzo al mare magno della retorica, me ne rendo conto, ma è così.
Per tornare alle cose più terra terra c’è una cosa che non ho capito.
Pur partendo dal presupposto che i viareggini sono accecati dal dolore e hanno il dirtto di esternarlo come meglio credono, vista da fuori, dove è molto più facile parlare, non ho capito il perché della chiassosa contestazione a Berlusconi.
Che colpa aveva del disastro?
E ancora: non ha forse dato un segno importante arrivando subito il pomeriggio e promettendo un sostegno concreto a chi ha perso tutto?
Sono questi i casi in cui il fatto che sia Presidente del Consiglio dovrebbe venire prima di ogni altro giudizio.
Viareggio, sempre vista da fuori, ha bisogno di solidarietà, di aiuti, di capire il perché di una tragedia, non di speculazioni politiche.

Ho un amico, David Moscadelli, che da trent’anni tifa Brasile, sempre e comunque.
Ricordo ancora gli sberleffi che subì il 5 luglio del 1982, coi tre gol di Paolorossi.
Vincemmo una partita epica ed irripetibile, contro una squadra straordinaria e dissoluta lasciando comunque inalterato il fascino emanato dal loro calcio.
Infatti poi ci precipitammo a comprare i campioni sconfitti, tutti bravissimi in Italia, tranne Socrates…
Per capire cosa hanno di diverso basta vedere la finale della Confederations vinta stasera contro gli Stati Uniti.
Fosse stata l’Italia sotto a sorpresa di due reti dopo il primo tempo, avremmo visto quasi certamente nervosismo e tentativo di metterla in rissa.
Loro no, loro hanno continuato a giocare come se fossero sullo zero a zero, pensando al calcio nella sua accezione più bella e alla fine hanno rimontato, vincendo meritatamente la partita.
Una partita del Brasile è sempre un evento, anche quando non sono in giornata e credo che dovremmo imparare tutti qualcosa dalla loro tradizione (anche se abbiamo solo un titolo mondiale in meno).

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