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C’è già qualcuno che contesta Iachini, probabilmente perché pensava che lui fosse il nuovo Conte e che la Fiorentina avesse una rosa simile a quella del Barcellona.

I giocatori sono questi e qualcuno lo abbiamo pure sopravvalutato, però qualcosa di nuovo a Bologna si è visto: maggiore dinamismo e più combattività.

Come si dice in questi casi, meno era davvero difficile e comunque si rimane sempre lì: se non la butti dentro è molto complicato vincere, anche quando trovi un gol capolavoro come quello di Benassi.

Altra nota positiva, Chiesa. Penso che il padre Enrico e Iachini non siano estranei alla trasformazione di Federico, che sembrava un altro rispetto ad un mese fa.

Per il resto è ovvio che abbiamo perso due punti, inutile girarci intorno: fa male, ma bisogna che passi in fretta. 

Non riesco a capire tutte le perplessità a proposito dell’arrivo di uno che la metta dentro.

Che sia Cutrone o Petagna io non starei troppo a sottilizzare e vorrei ricordare che nella storia viola ogni giovane che doveva farsi largo ha sempre avuto davanti qualcuno di ingombrante, a partire da Monelli con Graziani e proseguendo con Batistuta con Borgonovo, Flachi con Batistuta, Pazzini con Vieri o Babacar con Gilardino. Cioè, se sei forte esci lo stesso.

Ho fiducia in Vlahovic, ma questa è la Fiorentina e non l’incubatrice di giovani talenti, e se da un lato è giusto che il ragazzo sbagli partite senza essere bocciato, dall’altro noi dobbiamo fare gol e punti.

Da due stagioni il nostro reparto offensivo è al limite dell’impresentabile in fatto di realizzazioni e ora dovremmo pensare che sia più importante il centrocampista dell’attaccante?

Quello che sapete della mia vita, ammesso e non concesso che interessi a qualcuno, lo troverete solo sul blog: non ho Facebook o altri canali che esaltano il narcisista che è dentro ognuno di noi e che oggi, in un’epoca in qualche modo degenerata dai social, si esprime sotto varie forme

Il 2020 che comincia domani mi porterà al misterioso traguardo dei 60 anni, che sono un’enormità rapportati al ragazzo che ero e che però mi risultano oscuri perché davvero non me li sento addosso e comunque ci sono.

Fino a buona parte della prima metà dei primi cinquanta anni non facevo altro che ripetermi quanto ero stato fortunato e indubbiamente lo ero: vita liscia, nessuna malattia, famiglia apparentemente perfetta, lavoro soddisfacente sotto ogni punto di vista.

Poi sono stato messo alla prova ed è iniziato il viaggio nel dolore.

All’inizio ho dato il peggio di me, atrribuendo come spesso accade la colpa di tutto agli altri: tradimenti, meschinità assortite, falsità.

Un po’ alla volta ho capito che la responsabilità era solo mia, dei miei errori, della mia superficialità nelle scelte fatte nel passato, della mia volontà a voler vivere senza profondità,

Visto come ora da lontano direi che non è stato facile, ma se mi immergo di nuovo a come stavo in quel lungo periodo, direi che quelle settimane, quei mesi e quegli anni siano stati l’esperienza più importante e dura della mia esistenza

E comunque, oggi posso dirlo, sono stato ancora fortunato, e se ogni tanto un demone mi trascina nella tentazione di piangermi addosso, qualcosa di molto più saggio e alla fine vincente mi ricorda quello che ho oggi, che è tanto.

Grazie a tutte le persone che mi vogliono bene e buon 2020 a tutti voi.

P.S. Purtroppo il 2019 finisce veramente male

Ho appena saputo che è morta Marcella, la moglie di Gianni De Magistris, una uomo a cui sono affezionato da più di 40 anni.

Non ci sono molte parole, solo il mio affetto per lui e per lei, che ho conosciuto e che era la giusta compagna di una persona speciale.

E’ un vecchio compagno di calcio, uno che non sembrava nemmeno facesse il calciatore talmente era normale.

Ora che ha la grande occasione della sua vita, qualcosa di veramente irripetibile, mi sento solo di augurargli il buon viaggio e non solo perché è E sarà anche il nostro percorso.

Si merita la fortuna che i tifosi viola non hanno da anni e sarebbe bello riscattarci insieme, lottando come faceva lui contro Maradona, Platini e il “nostro” Baggio.

Il mio primo Natale è stato 40 anni fa e il solo scriverlo fa un certo effetto e comunque il prossimo 27 settembre saranno 60 e quindi conviene abituarsi all’idea.

Da bambino e fino ai 14 anni a Natale andavo a scuola, a meno che non fosse sabato o domenica, e il fatto che non mi sembrasse strano spiega meglio di ogni altra cosa come si possa assorbire completamente  ciò che ci circonda sembrandoci quindi naturale tutto ciò che ci dicono di fare o non fare.

Non sono mai entrato nello spirito natalizio e mi dispiace, col passare del tempo e con l’aiuto di chi sta accanto a me ho però compreso quanto sia importante arrivare all’essenza della festa e alla sua forte spiritualità, che purtroppo non mi appartiene.

Sono dunque stato e sono uno dei tanti che partecipa all’orgia consumistica di questi giorni, con l’aggravante di non essere nemmeno cattolico e di perpetrare così un rito al solo scopo di essere contento nel regalare cose a chi amo.

Comunque sia, il mio augurio è che troviate in questi giorni molta serenità e soprattutto, per le persone che soffrono per motivi di salute, un po’ di pace.

Sto parlando dell’allenatore, perché mi pare che qui esista un enorme problema psicologico che solo l’arrivo della persona giusta può risolvere.

D’accordo, Pradé non ha azzeccato la campagna acquisti e come successe anni fa col mancato difensore non comprendo la logica del mancato attaccante, anche perché si è preferito mandare via Simeone e Muriel (ma qui la decisione è stata di Montella e dei Corvino) provando l’azzardo di due giovani tutti da scoprire.

Non venitemi però a dire che l’organico viola messo a disposizione dell’ex allenatore sia da zona retrocessione, perché altrimenti qui si è persa ogni cognizione tecnica.

I più ottimisti, e io per un fatto di cuore lo sono sempre quando si parla di Fiorentina, potevano pensare a lottare per l’Europa, i pessimisti a veleggiare tristemente, ma tranquillamente, tra l’ottavo e il decimo posto.

Così no, così ci stiamo incartando e siamo vicini a scivolare in un infermo calcistico per cui nessuno è attrezzato, nonostante il tentativo di Montella nella passata stagione di farci abituare all’idea di lottare fino all’ultimo minuto per la salvezza.

Iachini? Prandelli? Blanc? Mister X? Non saprei, la logica suggerirebbe Iachini, ma non è detto.

E comunque, se sbagliamo il tecnico, abbiamo serie possibilità di retrocedere. 

Oggi esonerano Montella ed è inevitabile.

La deriva della squadra è pari alla fantasia con cui lui analizza le prestazione dei suoi giocatori, ieri messi sempre sotto da una Roma che nel secondo tempo ci ha ridicolizzato.

Mancano 21 partite alla fine del campionato ed inviterei tutti ad avere lo spirito pre Genoa della passata stagione: dobbiamo salvarci e con questi giocatori non sarà affatto facile.

Posso essere accusato di molte cose, ma non di cavalcare l’onda populista, anzi.

E però questa volta la considerazione nasce da dentro ed esce spontanea: il popolo viola, e specialmente la Curva Fiesole, non merita questa squadra che è veramente poca cosa per lo smisurato amore dimostrato anche ieri sera.

Fuori Montella e con Pradè che dovrà pedalare molto in salita, adesso con la faccia al vento ci sono loro, questi giovanotti molto bravi dialetticamente e sui social e così mosci, salvo rare eccezioni, sul campo.

Speriamo bene.

E perché non pensare a Montolivo per un rinforzo a centrocampo?

Nicola Berti a dare una mano a Pradé per la scoperta nel  mercato sudamericano, magari con Zerunian accanto a Barone?

Ma sì, riprendiamoli tutti.

Riportiamo a casa questi ragazzi e meno ragazzi che hanno dimostrato un così grande attaccamento alla Fiorentina, roba che nemmeno Chiarugi, Merlo e Antognoni messi insieme riescono a pareggiare.

Però facciamo entrare nello staff anche uno psicoterapeuta e anche di quelli bravi.

Perché appena trenta mesi fa il signor Nicola Kalinic soffriva di forti disturbi psicologici e presentava referti medici, mentre lui non si presentava mai agli allenamenti, ma era lo stesso così innamorato della maglia viola da farci commuovere.

Sarà guarito?

Il risultato nel calcio sistema tutto o quasi tutto.

Ecco, secondo me con lo splendido pareggio di Vlahovic qui siamo al quasi, perché continuo ad avere molti dubbi sull’attuale Fiorentina.

L’Inter è più forte, e non si discute, ma proprio per questo mi aspettavo una partita giocata con ben altra determinazione e invece ci siamo adeguati al ritmo di Borja Valero, che è stato il migliore in campo.

Balbettiamo calcio, non lo giochiamo, e non reagiamo mai quando ci picchiano, vedi episodi di Verona (Pezzella), Lecce (Ribery) e ieri quello ancora più clamoroso di Lautaro su Dragowski.

Chiedete un po’ ad Amoruso, Tendi, Ufo o anche al leggiadro Dainelli cosa sarebbe successo dopo la pedata nel viso dell’argentino…

Alla fine ci prendiamo un punto molto tonificante, ma le perplessità restano quasi tutte e qui il quasi riguarda Vlahovic, che potrebbe e dovrebbe essersi sbloccato.

Non sono un pessimista, ma un realista, da sempre.

Difficilmente mi esalto e quando tutto gira contro, fino ad oggi ho per fortuna sempre trovato dentro di me la forza per reagire: negli ultimi tempi ho scoperto che questo atteggiamento si chiama resilienza.

Passando al pallone, mi sarete testimoni che nei momenti di maggiore gioia per le bellezze che Ribery ci regalava ho fatto da grillo parlante, perché trovavo curioso e soprattutto pericoloso che le nostre fortune calcistiche si poggiassero sempre di più su questo esemplare ragazzo di 36 anni, un po’ usurato da vent’anni di battaglie.

Certo, non mi aspettavo la stupida squalifica per tre giornate, ma farne il centro di una squadra sempre più in difficoltà è stato un po’ nascondere la realtà, nel senso che Frank doveva essere il di più, la ciliegina, se proprio volessimo andare indietro di oltre vent’anni.

Il problema, oltre alla sua assenza, che ci priva della gioia di vedere un grande giocatore, è che da un mese e mezzo qui manca la torta…

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