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Mi sveglio come al solito molto presto, scarrello la TV e atterro su Liverpool-Fiorentina di quasi dieci anni fa.

Tralasciando i ricordi personali, cioè com’ero, chi mi circondava e via andare, rimango come un bischero a rivedere la partita, anzi lo sto facendo adesso mentre De Silvestri va vicinissimo al gol.

Accidenti a Sky!

Possibile che si debba avere nostalgia di Montolivo (che partita ha fatto!) e Natali?

Possibile, perché quella era una squadra che giocava a memoria e che ci metteva il cuore, pur non essendo eccezionale tecnicamente.

Ed eravamo senza Mutu, con Castillo che giocherà pure un pezzo di partita.

Torno alla visione: stanno andando benissimo e forse alla fine vinciamo…

Torno dalla passeggiata mattutina con Tristano e Isotta, i due “bambini a quattro zampe e pelosi” che regalano gioia a me e Cristina, e ordino il caffè nel solito bar di Tonfano.

Mi avvicina il sessantanovenne venditore di tutto per chiedermi come va, aspettando che divida con lui una parte infinitesimale di quanto per merito o per fortuna ho accumulato negli ultimi quaranta anni di vita.

Mi frugo in tasca e tiro fuori una moneta: è da due euro.

Scatta il ragionamento: è troppo, la mia testa da perfetto uomo occidentale integrato nella società dei consumi ha stabilito la razionalizzazione della carità, non si possono dare due euro a tutti quelli che chiedono l’elemosina.

È una specie di economia di scala in salsa umanitaria.

E mentre tiro fuori l’euro da donare a questa persona che ha avuto una vita molto diversa dalla mia, provo un senso di vergogna che mi accompagna per un paio di ore.

Ha senso infamare Chiesa per il suo poco entusiasmo di restare qui?

Secondo me no, e dovremmo smetterla di pensare che ci vada bene solo quello che ci piacerebbe che gli altri facessero o dicessero.

Vale nel calcio, ma soprattutto nella vita.

Resta col mal di pancia? E va bene, Chiesa è un ragazzo corretto, la famiglia è perbene, mai e poi mai metterà un grammo in meno di impegno per poca motivazione o peggio per fare un dispetto alla società.

Chi lo insulta non capisce che alla fine fa un fanno alla Fiorentina.

Questa storia di Chiesa imbronciato e in silenzio comincia a diventare stucchevole.

A questo punto non so cosa succederà, ma qualunque sia la decisione finale, bisogna chiudere in tempi strettissimi, certamente entro la fine della tournée negli States.

Ero ottimista, ma il corrucciato silenzio dei Chiesa mi fa pensare che tutta questa volontà di rimanere non ci sia e allora sarebbe bene dirlo apertamente.

Se andiamo avanti ancora per molto a traccheggiare, finisce che ci avveleniamo l’estate

Il tifoso ha (più o meno) sempre ragione perché è sulla sua passione che si regge questa grande giostra mediatica che è da decenni il calcio.

Come quindi non capire l’impazienza e l’insofferenza di parte del popolo viola che non vedono muoversi foglia, se non per il perdurare delle voci su Chiesa?

Da qui a parlare di spaccatura tra i tifosi però ce ne corre ed era immaginabile che qualcuno, e anche più di qualcuno, evocasse il timore che con Commisso possa andare peggio che con i Della Valle.

Credo che ci vogliano nervi saldi e che mai come in questo caso ogni giudizio debba essere rimandato al 2 settembre.

Questo però è un ragionamento figlio di analisi ed esperienza quarantennale, mica si può obbligare i tifosi ad essere riflessivi e tranquilli.

Abbiamo vinto la prima e io immagino cosa avremmo detto e scritto se i messicani ci avessero messo sotto: meglio così, anche se c’è molto da fare, in pratica tutto.

Mi sto gustando dalla mia comoda cabina di regia il gran lavoro del Pentasport, tutti i ragazzi stanno dando il massimo, ogni giorno nove ore di trasmissione, più le dirette delle partite.

Con molta onestà e dopo oltre quarant’anni di professione alle spalle devo confessare che non riuscirei a coprire come qualità e quantità la trasferta americana meglio di Tommaso, e sarei in grave difficoltà con i mezzi tecnologici.

Così come nei miei ritiri a Roccaporena e ad Abbadia facevo la metà, ma forse ancora meno, di quello che offre tutti i giorni Giovanni da Moena.

Tutta la redazione impegnata a non perdere mai un colpo, l’organizzazione splendida al Village Viola in Val di Fassa di Maurizio Passanti, il supporto di un grande gruppo come Radio Bruno che investe sulla Fiorentina e il nostro lavoro: per qualche giorno posso anche rilassarmi e godermi la soddisfazione di guidare un gruppo così.

Ci hanno provato in tanti e non proprio scarsi, tra gli altri Mourinho, Mancini e Prandelli, e non capisco perché ci possa riuscire Montella.

L’unico che potrebbe riuscirci sarebbe Balotelli, ma è troppo impegnato ad essere…Balotelli che si dimentica di applicarsi.

Non capisco perché si debba fare la scommessa più grande su un uomo assolutamente inaffidabile e per me tecnicamente inferiore a tanti altri poco affidabili del passato tipo Mutu, ma anche il suo compare Cassano.

Balotelli è un ottimo calciatore e non un campione e vale la metà dei folli 4 milioni di ingaggio che chiede, e ce lo dobbiamo prendere proprio noi?

Non grazie, rifiutiamo l’offerta e andiamo avanti.

La domanda comincia ad essere più frequente nei miei contatti quotidiani con tifosi che, bontà loro, mi riconoscono e che quindi trovano naturale parlare con me di calcio e di Fiorentina.

La mia risposta è “sì, prenderemo certamente qualcuno, anche di importante e inaspettato, ma non ora, perché ancora in giro non hanno capito che Commisso e Barone non sono degli sprovveduti”.

Eh sì, perché nei primi giorni di giugno si era diffusa l’idea che fosse arrivato lo Zio Sam con paccate di dollari da sprecare a destra e sinistra e quindi vai con richieste improbabili per giocatori poco più che normali.

Dopo oltre un mese di no grazie le cose stanno cominciando a cambiare, ma sempre di trattative milionarie si tratta e quindi ci vuole pazienza, concetto estraneo al tifo e che pure dovrebbe essere stato sviluppato negli ultimi tre anni di plusvalenze e autofinanziamenti.

In questo senso bisognerà anche prendere con le molle qualsiasi risultato americano, perché in questo momento la Fiorentina non è certo una squadra ma un gruppo male assortito di calciatori che provano a giocare insieme.

Ci ha fregato il buonismo e il politicamente corretto: a forza di sembrare sempre in linea col pensiero giusto, ci troviamo spesso immersi in una melassa di luoghi comuni.

E’ questa un’insopportabile prerogativa della sinistra illuminata, quella che predica a tutte le latitudini maggiori diritti civili e più equità sociale, salvo poi scoprirsi nel privato opportunista e disonesta esattamente come la tanto vituperata destra.

Continuo a sentirmi di sinistra, perché penso ancora come ormai 45 anni fa che sia giusto stare un po’ meno bene nel mio microcosmo se la situazione migliora per gli altri e continuo nel mio piccolo a fare qualcosa, ma non sopporto più questo buonismo di facciata.

Prendiamo il calcio femminile: tutti e tutte si sentono un po’ calciatrici e così si arriva a dire cose assurde e senza senso, tipo quella della parità dei guadagni.

Ma il calcio risponde alle leggi dello spettacolo, e se gli uomini fanno dieci volte l’audience televisiva e la presenza allo stadio delle donne come si può pensare che ci sia la stessa retribuzione? 

So di essere politicamente scorretto, ma il calcio femminile è un altro sport rispetto a quello maschile, esattamente come è un’altra cosa quello giovanile, poi può piacere o meno, ma non lo si può paragonare.

C’è un’altra intensità, un’altra velocità, un’altra tecnica ed è nella natura stessa di questo sport meraviglioso, che può essere giocato da tutti, ma poi è il campo a fare la differenza.

Però quelli bravi, quelli giusti, continueranno la loro litania per sperare di continuare a far parte dell’Olimpo del pensiero illuminato.

In confronto a loro, e soprattutto a uno di loro, Matteo Renzi, che pure esagerava nelle esternazioni e nell’egocentrismo, era un introverso.

Ma ce lo volete dare almeno un giorno di silenzio assoluto, ventiquattro ore in cui non si leggano o ascoltino esternazioni di Salvini e/o Di Maio?

Certo, essere logorroici, esternare ogni giorno su tutto e su tutti paga elettoralmente, essendo la Lega in crescita continua, ma sono convinto che il vecchio adagio per cui il troppo stroppia abbia un suo fondamento e alla fine ci sarà un effetto booemerang

Salvini è ovunque, uno e molto più che trino: è ecumenicamente predisposto verso i media a cui non nega mai un pensiero, a volte neanche troppo articolato, eppure capace di strappare un titolo oppure avanzare spedito nella scaletta dei notiziari.  

L’altro prova ad inseguirlo, ma sembra quello che accompagna il più ganzo alle feste di classe e cerca di fare a fatica un po’ di figura, insomma non c’è confronto.

Qui non si discute l’efficacia del Governo, ma si chiede una tregua negoziata di almeno un giorno per rifiatare.

E se poi diventasse un giorno al mese non credo che qualcuno si metterebbe a piangere.

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