Dicembre 2011


Ce lo fate finire l’anno senza il fiele in bocca?
Riusciamo almeno per un pomeriggio a recuperare un pizzico di dignità per giocare novanta minuti da Fiorentina, ma intesa alla nostra maniera e non alla vostra?
Non riuscirebbe certo a colmare il vuoto assurdo e colpevole degli ultimi (quasi) due anni, ma ci eviterebbe un finale di 2011 popolato da incubi conosciuti a chi ha vissuto retrocessioni che sembravano impossibili.
Non mi sembra e non ci sembra di chiedere molto, no?

C’è in giro ancora gente che addebita a Prandelli gli attuali problemi della Fiorentina.
Non sto scherzando, è proprio così.
Le colpe di Cesare?
Aver fatto vendere Osvaldo, Pazzini, Balzaretti e Maggio, oltre ad essersi opposto alla cessione di Mutu alla Roma per 20 milioni di euro.
Vorrei sommessamente ricordare che senza Balzaretti e Maggio (che certamente col senno di poi avremmo fatto meglio a tenere) siamo andati due volte in Champions e che Osvaldo e Pazzini a Firenze non ci volevano più stare, probabilmente proprio per aver rotto col tecnico.
E comunque anche Prandelli avrà fatto i suoi errori, ma se consideriamo negativamente la sua esperienza fiorentina, che dovremmo fare con Mihajlovic?
Non era un santo e neanche un mago, sbagliavano quelli che attribuivano a lui le vittorie e a Corvino le sconfitte, ma è uno dei migliori allenatori d’Europa.
La spiegazione più onesta l’ha fornita un fondamentalista corviniano e piuttosto anti-Prandelli come Leo Vonci, quando siamo tornati insieme da Rtv38: “è vero che ha sbagliato a far vendere tutti quei giocatori che ora convoca in Nazionale, ma sono passati più di due anni e un rimedio andava trovato”.
Appunto.

Quattro gradi di responsabilità per lo scempio a cui stiamo assistendo, con l’avvertenza che i Della Valle saliranno presto in classifica, se non si occuperanno intensamente della Fiorentina.
Al primo posto, non c’è dubbio, Corvino.
Il giudizio non riguarda questo campionato, ma la conduzione degli ultimi due anni in cui ha fatto e disfatto quello che ha voluto spendendo malissimo i soldi.
Lui ha scelto i giocatori, lui ha scelto Mihajlovic, lui ha gestito in tutto e per tutto l’ambiente, innescando guerre e guerriglie personali che oggi danno il risultato che è sotto gli occhi di tutti: basta vedere quanta gente c’era al Franchi ieri sera e la nostra classifica dal maggio 2010.
Ad un centimetro, i giocatori, ormai con le faccia al vento.
Indifendibili, di pasta frolla, incapaci di capire cosa sia stata e cosa sia la Fiorentina.
Non tutti, ovvio, ma l’elenco se lo faccia ognuno nella propria cameretta, senza però scordare di mettere al primo posto (inarrivabile) il signor Vargas, il prototipo 2011 più autentico del calciatore viola.
Ben distanziati i Della Valle, che non sono presenti, ma ci mettono i soldi.
Che non dimostrano passione (Diego molta, ma purtroppo solo in Calciopoli), ma pagano tutti regolarmente, compresi i propri uomini che navigano in un mare di incertezze e che si sono fidati troppo di Corvino.
Se non intervengono alla svelta, se non stanno sul fiato sul collo dei vari Cognigni (ma perché non si vede mai?), Mencucci, Teotino, Guerini e Ripa per capire cosa succede, se non pretendono report quotidiani su quello che accade, saliranno come detto velocemente in graduatoria.
Infine, una new entry: Delio Rossi.
Eh sì, dopo una quarantina di giorni qualcosa di più si poteva e doveva vedere.
Ok, c’era da lavorare, e lo sappiamo.
Ma se un fiorentino fosse partito per l’Australia a fine ottobre e fosse tornato al Franchi ieri sera senza aver visto e sentito niente, mica si sarebbe accorto che in panchina non c’era più Mihajlovic…

Cari ventenni e trentenni che vestite la maglia della Fiorentina,
mi rendo conto che ormai non esistono più contatti generazionali con voi e che ormai quasi tutti potreste essere miei figli, cosa che in verità un po’ mi spaventa, ma non al punto di frenarmi.
Sinceramente non riesco a capire cosa frulla nelle vostre teste e temo che la maggior parte di voi abbia acquisito col passare del tempo un concetto di impunità assoluta, che la corte dei miracoli che vi circonda aiuta ad alimentare.
Vi devo purtroppo (per voi) dire che non è proprio così, che il vecchio cronista e raccontatore di partite che vi sta scrivendo ha annusato in giro una situazione non felicissima: la gente, il popolo viola per dirla con una certa retorica, si è stufata.
Non si sta stufando, ma ripeto: si è proprio stufata.
Continuano a circolare in città storie poco edificanti, io le ascolto con la solita patina di indifferenza che mi accompagna da decenni perché non mi è mai piaciuto spiare dal buco dalla serratura.
Mi basta giudicare quello che vedo in campo e quel che vedo è di una desolazione totale per impegno e capacità tecnica.
Avete prima messo in croce Mihajlovic, che non mi è mai piaciuto, anzi per me è proprio scarso come allenatore, ma che ha pagato per tutti voi.
Adesso è sulla graticola Corvino, che ha la grande colpa di avere creduto in tutti voi pensando ad un impegno ed una resa un po’ differente rispetto a quanto state offrendo.
Dopo, vi avverto, non rimane nessun altro: i parafulmini sono finiti.
Guardiamo quindi di darsi una regolata per arrivare alla fine del campionato con i minori danni possibile.

Sicuramente ci avranno già pensato, ma questo è anche un modo per confrontarci su questo terribile argomento: sarebbe bello e importante che sabato sera la Fiorentina giocasse con la fascia nera al braccio e che venisse osservato un minuto di raccoglimento prima dell’inizio.
Quello che è accaduto ieri a Firenze non fa parte della nostra cultura, di questo sono sicuro: noi non siamo così.
Spero tanto che non vengano fuori addentellati e/o complicità per questo stronzo che ha passato tutta la sua vita a sguazzare nell’odio verso il prossimo.
Io ieri ho provato un po’ di imbarazzo a sentirmi fiorentino e italiano.

Eppure la gente è arrabbiata.
Eppure non è vero che è tutto melassa, termine usato dopo la penosa prova di Palermo e che purtroppo è ancora di moda.
Perché la mia paura è che stiano narcotizzando l’ambiente, che senza quasi accorgersene si stia scivolando nell’indifferenza.
Ma non è così, basta scavare un po’, grattare quella patina di grigiore depositata dall’autoreferenzialità di qualcuno e dalla presunzione di altri.
E’ come se ci fosse qualcosa di possente e potente pronto a ripartire, basterebbe trovare chi dirige l’orchestra e fa partire la prima nota, ma la Fiorentina è sempre viva nel cuore del popolo viola.

Partiamo da un presupposto oggettivo: con Montolivo, sì il tanto sbertucciato Montolivo, e soprattutto Jovetic sarebbe finita in un altro modo, perché l’Inter è davvero poca cosa e la partita gliela abbiamo regalata noi, con due errori difensivi da scapoli-ammogliati.
Non riesco a portare Rossi sul banco degli imputati perché senza alcuna qualità e con quattro in meno su undici (sì, quattro: Gilardino, Vargas, Lazzari e Ljajic, proprio quelli che la qualità avrebbero dovuto darla) aveva incartato la gara a Ranieri e stavamo pareggiando senza troppo demerito.
Ma dopo gli ennesimi schiaffoni in trasferta vorrei fare un’analisi un po’ più approfondita e distribuire meglio le colpe, perché a me pare che la Fiorentina sia diventata un luogo incantevole, dove nessuno paga per i propri errori, non importa se ripetuti nel tempo.
Ed è proprio questa la colpa maggiore dei Della Valle e quindi di Cognigni che li rappresenta: lasciare che l’inezia prenda il sopravvento su tutto, che ci si trascini da una stagione fallimentare all’altra senza intervenire radicalmente su quella che è certamente una loro proprietà, ma non è una “cosa loro”, perché appartiene soprattutto a chi la ama.
Assenti a San Siro, assenti nel controllo della gestione quotidiana, con il povero Mencucci (povero, si fa per dire…) che si occupa di tante, troppe cose.
Avendo delegato in tutto e per tutto un professionsita, e non mettendo fino ad oggi il naso su quello che fa nel bene e nel male, io mi chiedo in quale altra squadra, oppure in quale altra società della galassia Della Valle, sia mai stato concesso un fallimento plurimo com’è accaduto con Corvino dalla campagna estiva 2009 ad oggi, passando per il fondamentale e clamoroso errore della scelta del tecnico che ci costerà forse due campionati.
Volevano fare i Della Valle l’autofinanziamento, ma negli ultimi 18 mesi sono stati spesi malissimo decine di milioni di euro, che succederà quando davvero bisognerà arrangiarci senza qualcuno che firmi l’assegno di ripianamento?
E qui voglio ribadire con forza un concetto: a me di Corvino uomo non interessa un fico secco.
Non ho mai flirtato con lui negli anni d’oro, tra noi non ci sono mai state telefonate paracule extra-lavoro, le uniche cene a cui abbiamo partecipato insieme in sei anni e mezzo erano quelle delle scommesse vinte e c’erano pure una trentina di tifosi.
Allo stesso modo non gli sono mai andato contro per partito preso, riconoscendogli anche nei momenti più bui come quelli che stiamo vivendo indubbi meriti (Nastasic, Behrami, in parte Boruc).
So che lui vive molto di battaglie personali, di rancori inestinguibili, io no, a me interessa la Fiorentina e siccome guadagno un ventesimo di quello che prende il direttore sportivo ho un compito molto più facile del suo: lui fa e io giudico.
Gli ultimi due anni di Corvino sono stati da 5 pieno, chi non è d’accordo dovrebbe argomentare il giudizio, a meno di non avere interessi nascosti: parlano i risultati e la desetrificazione del Franchi.
Due anni, non tre settimane, eppure leggo e ascolto che è tutto pronto per arrivare fino al 2015: un premio alla memoria?
Senza contare che un responsabile plenipotenziario di una società dovrebbe essere giudicato per qualcosa che va oltre gli acquisti e le cessioni, cioè la gestione del gruppo.
La Fiorentina viene gestita bene nella quotidianità?
Non mi pare, visto che è scomparso completamente il concetto di punizione per gli sbagli commessi e manca il senso di appartenenza alla società, di attaccamento alla maglia.
E qui veniamo ai giocatori: Vargas ci sta prendendo in giro da 5 mesi e nelle precedenti due stagioni avrà giocato da Vargas per non più di sei mesi complessivi: per quanto vogliamo continuare?
Ljajic era una bella promessa nel 2009, strapagato 6 milioni e mezzo, e si temeva che fosse un po’ viziato e che crescesse male. Ora ne abbiamo la certezza: Ljajic si crede un mezzo fuoriclasse ed è cresciuto malissimo.
Gilardino, per dirla alla Ciuffi, sono mesi che pare abbia le cambiali da pagare a fine mese e che non sappia come fare ad onorarle, ma al di là della tristezza che ha addosso e che evoca, è arrivato ad essere inferiore a Silva, impresa titanica per molti, figuriamoci per uno del suo livello.
Io, che ho fatto mediaticamente il diavolo a quattro perché restasse a Firenze, sono profondamente deluso e mi rifiuto di credere che sia a fine carriera perché ha solo 29 anni.
Lazzari non può essere questo, a meno che Allegri non fosse impazzito quando lo voleva portare a Milano, eppure corre con una pesantezza tale che me lo fa pure rimanere simpatico, perché mi ricorda le fatiche calcistiche del sottoscritto che aveva un buon piede, ma con una mobilità pachidermica.
Gli altri purtroppo sono il triste spettacolo che vediamo, dal volonteroso Silva al non infame Munari visto ieri, da De Silvestri a Pasqual, che pare un gigante in mezzo a tanta indolenza.
Questo è il quadro abbastanza desolante di una squadra e di una società dove dalla cassa si passa solo per riscuotere e mai per pagare le proprie colpe.

Mi sbaglierò, ma penso che questa sia stata la prima vera settimana normale del professor Rossi.
Con la squadra a disposizione, senza i veleni di una brutta sconfitta alle spalle, con un partita alle porte che psicologicamente si prepara da sola.
Ecco perché, dopo aver rifatto una preparazione atletica chiaramente insufficiente (e questo l’avevo detto e scritto a luglio, dopo aver visto qualche allenameto a Cortina) il professor Rossi avrà potuto lavorare di più sulle proprie convinzioni tecniche.
Mi aspetto quindi qualcosa di buono sabato sera, quando arriveremo a San Siro per affrontare quel che resta della grande Inter ormai in dissolvimento.

Sono stato puntualmente e giustamente investito dalla manovra Monti.
Pagherò un bel po’ di soldi in più e ho smesso di domandarmi quando andrò in pensione, forse nel 2026, certamente almeno cinque anni dopo rispetto ai calcoli precedenti.
Eppure lavoro dal 1979, ma per almeno un quinquennio ho e hanno ignorato la previdenza, mi ricordo solo che cercavo di barcamenarmi faticosamente con quello che passava il convento.
Non mi angoscia affatto l’idea del mancato riposo, ma capisco bene l’incazzatura di chi svolge attività usuranti, un po’ meno quella di chi è semplicemente stanco del proprio impiego e comunque a tutti domando: esistevano altre strade?
Per me Monti sta facendo il massimo, anche se ha dovuto concedere qualcosa a destra (la mancata patrimoniale e naturalmente le frequenze televisive) e a sinistra (l’1,5% sui patrimoni scudati è senza senso: toglie credibilità ai futuri patti tra cittadini e Stato per portare a casa somme minime).
Sinceramente i sacrifici che mi sta chiedendo il Governo si concretizzeranno per la famiglia Guetta in una settimana in meno di vacanza, e non mi sembra davvero qualcosa per cui valga la pena di strepitare, se solo vado a vedere come se la passa un buon 20% dei miei connazionali.
Il vero problema è la mentalità: se mai superemo, come spero, il rischio default riusciremo a diventare veramente una Nazione un po’ più coesa?
Un Italia in cui non si guarda più con malcelata simpatia al bastardo che ha denunciato 5 euro di redditi e ha venduto terreni per 65 milioni?

Noi che ci siamo abituati da sempre non ci facciamo mai caso, ma ci avete pensato al fascino assoluto e decisivo che esercita Firenze?
Ci rendiamo conto in quale fantastico posto viviamo?
Ci riflettevo ieri durante la diretta di Radio Blu da Palazzo Vecchio: quale altra città, più che il premio, avrebbe smosso Roberto Baggio e Platini, non proprio due ex qualsiasi che vanno ovunque?
Un parterre di nomi eccellenti, se si considerano Galliani e Sacchi, oltre ai toscani Collina e Lippi.
Prandelli non lo considero, perché giocava in casa e comunque c’era anche lui.
Dici Firenze e ti si aprono diverse porte, nonostante il nostro caratteraccio, forse bisognerebbe tenrlo a mente più spesso.
Piccola annotazione finale polemica, da fiorentino…: ma un posticino a Rivera nella Hall of Fame del calcio italiano era proprio impossibile da trovare?

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