Fiorentina


Io a quelli che dicono che non è poi così grave, vendere Frey per i 18 milioni della sua clausola recissoria, che anzi sarebbe un affare li metterei fantozzianamente sui ceci e li costringerei a rivedere tutte le partite degli ultimi cinque anni in cui Sebastien ha salvato il risultato.
Ma siamo matti?
Da Toni a Montolivo, passando per per Mutu e Gilardino, Frey è stato il miglior giocatore della Fiorentina di Prandelli, e quando ho saputo della clausola recissoria, come qualcuno ricorderà, mi preoccupai immediatamente.
Tanto per essere chiari, lui guadagna la metà di Dida e rende almeno una volta e mezzo il brasiliano.
Qualcuno fiuta l’affare perché ogni tanto ha qualche acciacco, ma deve ancora compiere trent’anni, che per un portiere sono quasi l’età di mezzo della carriera.
Qui bisogna ringraziare l’albergo a cinque stelle della moglie a Forte dei Marmi, il fatto che che Frey stia divinamente a Firenze e che sia meno interessato ai soldi rispetto al 99% dei suoi colleghi.
Tranquilli che con un altro portiere che non fosse Buffon o forse Julio Cesar (che guadgnano molto più di lui) la Fiorentina i suoi “quattro scudetti del quarto posto” non li avrebbe mai vinti,
Pensiamoci bene prima di dare aria alla bocca, grazie.

Devo fare una premessa: io non vedo mai i potenti del calcio viola nella vita di tutti i giorni.
Cioè non ho frequentazioni con Prandelli e/o Corvino al di fuori dei normali eventi lavorativi che ci vedono insieme, così come non ho alcun rapporto con i giocatori, da Mutu a Seculin.
Al massimo una telefonata per eventi speciali (una volta l’anno), ma mi fermo lì.
Forse è un mio limite, perché così non conoscerò mai segreti che altri sanno, ma ritengo che sia meglio per l’indipendenza della mia attività.
Accade dunque che ieri sera parli con Corvino in diretta televisiva dopo mesi di silenzio tra noi,
E mentre nello studio è tutto un applauso più o meno convinto al suo lavoro, io, che considero Pantaleo il miglior direttore sportivo degli ultimi 35 anni, penso a quelle che sono le poche critiche mosse in un contesto generale veramente da elogiare.
Riepilogando, da agosto secondo me ci sono state tre cose che non vanno benissimo: tre centrali uguali, un uomo in meno a centrocampo, Castillo.
Dei tre centrali parla Pantaleo, dicendo che sono tutti del 1979 e quindi anticipa già la soluzione.
Quando tocca a me, potrei chiedergli se pensava che Melo incontrasse quelle difficoltà alla Juve.
Una domandina simpatica e ruffiana per far risaltare ancora di più il fantastico affare che Corvino ha permesso di concludere alla Fiorentina.
Ma siccome, appunto, non sono furbo e penso che chi guarda e ascolta ha anche guardato e ascoltato i miei (pochi) appunti mossi precedentemente, gli chiedo di Castillo.
Viene ovviamente fuori un botta e risposta piccato, con conseguente vertiginosa discesa del sottoscritto nelle personali classifiche di preferenze di Corvino.
Non importa, tornassi indietro rifarei la stessa domanda perché a quasi 50 anni e con 32 anni di Fiorentina alle spalle posso pure sopportare di non essere tra gli eletti del direttore sportivo.
Io continuo a volergli bene lo stesso, poi la ruota girerà e torneremo a trovarci d’accordo su qualcosa.
Magari, e me lo auguro, proprio sui Castillo, sperando di essere io a dire di essermi sbagliato.
Ah dimenticavo: la domanda sul quarto centrocampista l’ha fatta Sardelli che era seduto accanto a me, senza che ci fossimo messi d’accordo.

La mia, e non solo mia, sensazione è che se non fosse intervenuto il sindaco Renzi Fiorentina-Milan si sarebbe giocata a porte chiuse.
Un danno per le casse viola e una penalizzazione assurda per la squadra, tutto questo in omaggio delle sacre esigenze televisive, da cui oggi non si può evidentemente fare a meno.
Renzi è partito di volata alle 16.30 verso lo stadio, probabilmente sollecitato dai tifosi, e ha detto a Sky e a Galliani che così davvero non si poteva fare, per rispetto del calcio e dei fiorentini.
Meno male, perché gli animi erano piuttosto agitati, come è stato raccontato nel corso del pomeriggio nella lunghissima diretta di Radio Blu.
I biglietti di chi non potrà andare a gennaio verranno rimborsati, dispiace per chi era già in viaggio da lontano e si è preso fatica e gelo, ma almeno è stata risparmiata la beffa.
Bravo Renzi, dunque, e adesso via con la firma, magari la sera della vigilia di Natale, della famosa e faticosissima convenzione per i campini.

E’ una domanda da porsi, viste le particolari condizioni in cui giocheremo domani sera.
Siamo allo stremo delle forze e con molti assenti, alcuni giocheranno fuori ruolo, altri rischiano di scoppiare (Gilardino e Montolivo, i migliori dell’ultimo periodo).
Il Milan il pallone te lo nasconde se giocheremo loro ritmi, quindi bisognerà cercare di essere aggressivi e farli pensare il meno possibile.
Quelli che mancheranno di più saranno Zanetti e Jovetic, spero che Mutu riesca a fare almeno mezz’ora, ma non ci conto più di tanto.
Il pareggio ci farebbe chiudere un ottimo 2009 forse fuori addirittura teoricamente dall’Europa, però pensando a come siamo messi oggi forse non è proprio un risultato da buttare via.

Quando Antonello Piroso alle 23.10 ha annunciato che c’era Diego Della Valle al telefono, ho pensato: vai ci siamo.
Ora il proprietario viola interviene perdendo le staffe e sulla 7 va in onda la rissa, anzi la telelerissa.
Perché immaginavo Della Valle giustamente furioso per essere stato trattato come un nuovo affiliato alla consorteria criminale del calcio italiano, prima dall’articolo di Repubblica che anticipava i contenuti di “Operazione off-side” e poi dalla ricostruzione dei fatti effettuata con molte lacune dalla televisione di proprietà (che caso strano) della Telecom.
E invece Diego è stato grandioso, nelle parole usate e nell’efficacia dei suoi concetti.
Ha smontato passo per passo le accuse di Calciopoli, evidenziando le lacune più grosse dell’impianto accusatorio e più di tutte una: come mai, con i carabinieri piazzati ovunque con relative cimici, non è stato registrato niente del colloquio avvenuto durante la famosa cena a Villa La Massa con Mazzini e Bergamo?
Sarebbe stata quella la prova schiacciante dell’entrata della Fiorentina nella consorteria, senza contare gli assurdi risultati delle gare contro Atalanta e Lazio, con relativa colossale topica di Rosetti, che hanno portato “la squadra che si doveva salvare” con un piede e mezzo in B.
Nelle due ore di film manca un altro passaggio fondamentale e cioè le reiterate azioni persecutorie contro la Fiorentina avvenute deliberatamente fino alla partita casalinga contro il Messina e più volte teorizzate nelle telefonate di Mazzini.
Cose che ancora adesso fanno ribollire di rabbia.
I dirigenti viola neanche sapevano che si potesse chiamare Bergamo, glielo ha spiegato ad aprile 2005 Mazzini, re del millantato credito, e nelle intercettazioni i Della Valle sembrano soprattutto impauriti di prendere ancora bastonate, di finire in serie B.
Non esiste una sola intercettazione, al contrario di quanto avviene per Juve e poi Lazio e Milan, in cui si chieda un risultato a favore, ma più semplicemente si cerca di ottenere direzioni di gare eque.
Voglio ricordare un passaggio storico fondamentale: da Innocenzo Mazzini, considerato all’epoca potentissimo, i Della Valle ce li abbiamo spediti noi nel 2005, perché eravamo stufi di essere ammazzati fuori dal campo e perché tutti avevamo capito che qualcosa non funzionava, ma non immaginavamo cosa.
Volevamo che i proprietari della Fiorentina facessero qualcosa e allora loro sono andati a chiedere arbitraggi onesti al vice presidente federale, un fiorentino che nell’immagine di tutti dell’epoca non poteva non avere a cuore le ragioni dei viola.
Noi a questo punto abbiamo il dovere di urlare basta a questo sterco messo nuovamente nel ventilatore, dobbiamo fare sentire ai Della Valle e a Mencucci che non sono e non saranno soli nel processo penale di Napoli.
Questo è il mio pensiero, questa è la linea editoriale di Radio Blu.

Da tifosi si può pensare benissimo di arrivare quarti e (almeno) ai quarti di Champions, ma se la Fiorentina di Trapattoni, che aveva una rosa molto superiore all’attuale, è finita a fatica settima dieci anni fa, come si può razionalmente immaginare di farcela in questa stagione?
Oggi abbiamo pagato pegno: senza molti titolari, alcuni andati in campo solo perché non se ne poteva fare a meno, con almeno tre uomini per trenta minuti fuori ruolo (De Silvestri, Santana, Marchionni), con un giocatore sinceramente, e mi dispiace, impresentabile (Castillo).
Abbiamo fatto due tiri in porta, compreso lo splendido gol di Montolivo, lasciato a lungo da solo a centrocampo.
Mi pongo una domanda tecnica: è dunque il generoso Santana il quarto centrocampista?
Se la risposta è sì, c’è da preoccuparsi ancora di più per le condizioni di Zanetti, che a dicembre è come se non ci fosse mai stato e che mancherà anche contro il Milan.
Stringiamo i denti, non facciamo drammi e proviamo a ripartire contro il Milan, non dimenticando la lezione di questi primi cinque mesi della stagione che saranno alla base per gli aggiustamenti di gennaio.

…non ci fermiamo più.
E sono fiducioso perché in realtà avevamo vinto contro la Lazio dopo la partita capolavoro dell’andata contro il Liverpool.
Mi fido della tenuta mentale della squadra, un po’ meno delle assenze, che saranno comunque tante, speriamo non troppe.
Mi sembra che ormai l’ambiente sia maturo per reggere a quei due diabolici impostori che si chiamano vittoria e sconfitta.
C’è una radice forte dentro lo spogliatoio, chi non gioca e pensa di essere sacrificato alla fine credo valuti anche cosa perderebbe andandosene via.
Forse è quello che sta facendo Felipe Melo a Torino, dove mi risulta siano molto meno tolleranti con certe sue alzate di ingegno.
Però attenzione perché Di Carlo è un ottimo allenatore, che ragionava già da tecnico quando giocava ed il Chievo è molto meglio dell’Atalanta.

Scrivo queste poche righe dopo aver dormito pochissimo causa raffreddore/eccitazione, perché una serata così resta davvero nella storia.
Valentina è ancora in camera ed io sono qui da solo, in una specie di salone delle feste di un albergone stile anni cinquanta di Liverpool a ripensare a cosa è diventata questa squadra.
Sotto molti aspetti l’impresa di ieri vale più di Wembley, dove di più importante c’era solo il risultato, che non è poco, ma non è tutto.
Per esempio esiste pure il gioco, e mentre dieci anni fa ci dominarono, e oltre all’immenso Batistuta andrebbe santificato pure Toldo, stavolta li abbiamo affrontati alla pari e con molte riserve.
Ma abbiamo cercato di vincere lo stesso, pur sapendo che nessuno avrebbe avuto niente da ridire pure in caso di pareggio.
Hanno fatto tutti il massimo e chi faticava molto come Jorgensen ha tirato fuori l’acuto giusto al momento giusto; bene anche Natali, che ha riscattato l’errore di Parma.
Però ragazzi è giusto rende omaggio a Gilardino, che segna ovunque e fa pure gli assist: facciamolo innamorare sempre più di Firenze per non farlo scappare via, perché qui non siamo troppo lontani da Bati.

Che sensazioni strane e contraddittorie.
Intanto grazie per tutto quello che avete scritto, lo dico anche per Alberto che avrebbe sorriso beffardo e contento nel sentire tutto questo affetto.
Sono stato fortunato, perche’ questa trasferta inglese l’avevo programmata con Valentina e quindi oggi mi sono occupato di tutto tranne che di calcio, se non per pochi minuti.
La vita e’ davvero strana: l’Anfield era uno degli stadi da dove sognavo di trasmettere eppure domani pomeriggio vorrei solo essere in piazza Savonarola e non a Liverpool, ma forse e’ un bene concentrarsi sulla cosa che amo di piu’ del mio lavoro.
Comincero’ ad entrare in partita domani dopo le 16, meno male che fino a quel momento (ma anche dopo, se ci fosse bisono, nessuno qui e’ indispensabile) la macchina di Radio Blu andra’ alla grande anche senza di me.

E’ una storia per fortuna già vista e sentita: la Fiorentina vince quasi sempre le gare considerate facili ed è questo il grande merito di Prandelli.
Questa squadra non tradisce mai ed il successo con l’Atalanta non è mai stato in discussione, se non pensando alle possibili fregature di una gara completamente dominata e chiusa un po’ tardi.
Ma sul piano delle occasioni non c’è stato confronto e abbiamo ampiamente meritato i tre punti.
Vargas e Montolivo sopra gli altri, ma anche Doandel e i due centrali hanno giocato bene, mentre Gilardino si è inventato un gol da solo, esattamente come a Milano.
Nel rispondere agli ascoltatori di Radio Blu mi sono arrabbiato con chi se la prendeva con i giornalisti in senso generale e diceva “avete visto? Adesso siete contenti?”.
Ma avete visto cosa? Qui non è più possibile dire niente, se uno si esprime con venti aggettivi positivi sul lavoro della Fiorentina deve essere poi crocefisso per pochi dubbi espressi a monte e non di fronte a risultati negativi.
Io a questo gioco non ci sto, a costo di uscire definitivamente dalla hit-parade delle simpatie di questo o quel potente.
Per me il lavoro di Prandelli è eccezionale, quello di Corvino eccellente (il miglior direttore sportivo da quando seguo la Fiorentina) e i Della Valle hanno dato moltissimo, diciamo 170 milioni di euro investiti, e adesso aspettano di veder cosa succederà.
Ma poi rivendico il diritto di avere le mie idee e se non collimano con quelle del manovratore, pazienza, me ne farò una ragione.
Non sarò mai tra quelli che sperano che le cose vadano male per urlare soddisfatti “visto? Avevo ragione!”
Anzi, di più: spero di essermi sbagliato sui tre rilievi critici mossi a fine agosto, ma se volte vivere con il pensiero unico e le veline viola potete accomodarvi tranquillamente fuori da Radio Blu (che è sempre stata molto equilibrata nei giudizi) e da questo blog.

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