Sono mortificato: qualcuno (immagino anche chi) è riuscito ad entrare nella chiave di accesso del blog ed ha infilato un messaggio penoso, pieno di bestemmie di cui mi sono accorto solo ora perché, come vi ho detto, non ho una fruizione normale di internet.
Anche per questo non rispondo alle vostre domande: non è maleducazione, ma solo impossibilità di stare due ore davanti al computer.
Dalla prossima settimana tutto tornerà normale.
Però, dopo episodi come questo, mi verrebbe quasi voglia di chiuderlo questo blog, che è stato creato al solo scopo di parlare con voi.
Operazione riuscita in pieno, ma che ha anche dato modo a qualche imbecille di sfogare la sua frustrazione nei miei confronti e verso il mondo intero.
Non lo chiuderò, ma sarò ancora più selettivo e questo potrebbe portare un rallentamento nella pubblicazione dei vostri post, perchè sarò solo io ad entrare nel programma.
Vi assicuro che qui arriva di tutto ed è molto faticoso, almeno per me, riuscire a stare dietro alle offese alle istigazioni alla violenza, alle bestemmie e alla pubblicità di siti porno..
Comunque scusatemi ancora, giuro che non succederà più e scusatemi anche per la ricostruzione parziale dell’aggressione al fotografo.
Ho scritto in base a poche informazioni, in parte sbagliate, ma resta l’amarezza per quanto accaduto ad Umberto.
Un abbraccio a tutti voi.
Attualità
Non staremo esagerando?
Sto parlando dei festeggiamenti per il quarto titolo mondiale, naturalmente.
Anch’io domenica sera, verso le 22, mi sono trovato a spiegare alle mie due bambine truccate di tricolore concetti che domani certamente dimenticheranno, tipo il fuorigioco o il calcio di rigore, ma è stato appunto lo spazio di una finale.
Ora mi pare che tutto si stia un po’ troppo dilatando, assomigliando sinistramente ai festeggiamenti per lo scudetto della Roma, che nel 2001 durarono un paio di settimane o addirittura di più.
Forse è proprio questo che rende il calcio inviso agli altri sport: la Nazionale di pallanuoto vince le Olimpiadi e viene ricevuta in mezzo a trenta-giornalisti-trenta al Quirinale, per quella di calcio si paralizzano le città, si rovesciano cassonetti, si accordano giorni di ferie per riprendersi dalla sbornia post Mondiale.
E poi è tutta una questione di centimetri, quelli non oltrepassati dal pallone calciato da Trezeguet sulla traversa (ma prima a loro era andata bene con Zidane), ma in fondo è il fascino di questo sport.
Una gigantesca roulette russa, dove se ci andava male avremmo istruito processi a Lippi e Totti, che in pratica è come se non fosse sceso in campo contro la Francia, altro che Circo Massimo, lacrime di telecronisti e Piazza Venezia piena e quant’altro.
Ci siamo (si sono) dimenticati di tutto: tonnellate di miele sui protagonisti scordando le gambe rotte (Cannavaro), le facce aperte (Materazzi), le gomitate date (De Rossi), i conflitti di interesse (Lippi).
Può darsi che sia giusto così e ad un certo punto, verso le 22.40 di domenica mi sono ritrovato a dire ad alta voce che a Del Piero avrei perdonato metà (solo metà eh…) dei suoi peccati se solo l’avesse messa dagli undici metri.
L’ha fatto e manterrò la promessa, però mi spiace che l’Italia del calcio per cui ho sinceramente trepidato abbia sempre bisogno o di eroi o di capri espiatori.
Nel 1970 una grande squadra venne presa a pomodori in faccia una grande squadra solo perché in Messico arrivò seconda, battuta solo dal più grande Brasile della storia, mentre tre giorni fa la Germania è scesa in piazza a festeggiare un terzo posto.
Una lezione di civiltà, su cui sarà bene riflettere.
E da domani si torna a discutere di Fiorentina.
Dopo aver letto qualche vostro commento, occorre qualche precisazione.
Vi confermo che ero, sono e sarò contentissimo per la vittoria azzurra.
Mi ha lasciato dentro un’enorme soddisfazione, che non era la stessa del 1982, ma solo perché ho 46 anni e non più (ahimé) 22.
Solo che se vogliamo davvero cambiare in meglio il calcio credo che si debba cercare il senso della misura.
Questo è un Paese che scorda tutto in fretta, che ha scaricato Bearzot a 59 anni (quasi l’età di Lippi) dandogli di vecchio rincoglionito dopo due grandi Mondiali ed una eliminazione agli ottavi, un Paese che per anni mette al bando Materazzi e poi ne fa un eroe, salvo poi ricacciarlo all’inferno alla prima scazzottata del prossimo campionato nel sottopassaggio di uno spogliatoio.
Per questo mi piace poco l’esultanza smodata a 24 ore da un evento ececezionale e splendido come la vittoria ai Mondiali.
Non mi piace la retorica di tanta gente salita all’ultimo tuffo sul carro dei vincitori, ma forse sbaglio io, che comunque, lo ribadisco tifo e tiferò sempre Italia.
E se proprio devo indicare il mio “eroe” tedesco, scelgo Grosso, per la sua espressione prima di battere il rigore decisivo (e per come l’ha battuto), per il suo “non ci credo” dopo il fantastico gol alla Germania.
Ecco, Grosso, che non a caso si è visto poco nel marasma dei festeggiamenti, dà l’impressione di pensare che “tutto è bellissimo, me la godo, ma da domani c’è di nuovo da lavorare”.
Esattamente come farei io se avessi la fortuna e la bravura di essere al suo posto, però non pretendo di convincervi, ne’ tantomeno di essere nel giusto.
PER LA SERIE: LA MAMMA DEGLI IMBECILLI E DEI DEMENTI E’ SEMPRE INCINTA…
ROMA – Un inquietante episodio di razzismo nel centro della capitale. Durante la notte sono state disegnate nel ghetto di Roma una serie di svastiche. I simboli antebrei sono stati visti questa mattina e si presume che siano stati tracciati nella notte dei festeggiamenti per la vittoria della Nazionale italiana ai Mondiali di calcio. Del fatto si è parlato oggi nel corso della visita del ministro dell’Interno, Giuliano Amato, alla sinagoga, dove ha incontrato i rappresentanti della Comunità ebraica. Amato ha deplorato l’accaduto e ha affermato: “Da italiano mi vergogno”.
Ventiquattro anni fa…
Ventiquattro anni fa a quest’ora io ero ancora a cercare di scoprire se Antognoni avrebbe giocato o no.
I Mondiali sono una buona occasione per capire quanto siamo cambiati rispetto a quattro, otto, sedici, venti, ventiquattro anni prima.
Avevamo appena perso lo scudetto, anzi ce l’avevano rubato, ma non mi ricordo che nessuno di noi tifasse Germania nella finalissima o prima ancora Brasile.
Qualcuno sì per l’Argentina, ma solo per la presenza di Bertoni e Passarella.
Quando inquadrarono Bergomi, mi scappò un’espressione blasferma che il mio amico Maurizio Passanti, padrone di casa e molto religioso, mi perdonò solo perché anche lui condivideva la delusione di non vedere in campo la nostra bandiera.
Mi ricordo distintamente che fino al gol di Tardelli tifai per la rpetizione della finale martedì 13 luglio, e lì Giancarlo avrebbe potuto esserci.
Poi mi lasciai un po’ andare, ma festeggiai con misura, appena mezz’ora.
Questa volta i festeggiamenti li voglio fare con la Fiorentina in A e comunque stasera FORZA ITALIA (ovviamente senza alcun riferimento al partito, ci mancherebbe altro).
P.S. Io sono molto contento e perfino orgoglioso di questo titolo di Campioni del Mondo, ma sull’argomento vige la più assoluta libertà di pensiero
Io sono contento
Tanto lo so che in tanti mi contesterete, ma io stasera sono molto contento della semifinale mondiale dell’Italia e soprattutto dei due gol di Toni.
Trovo infatti assurdo essere contro la maglia azzurra, ma per carità non pretendo di convincere nessuno, solo che quando vinciamo con la Nazionale io sono soddisfatto.
Lo ero nel 1982 e ho ricordi precisi già nel 1968, quando diventammo Campioni d’Europa e provavo da bambino un senso d’orgoglio acuito dalla presenza in quella formazione del capitano viola De Sisti.
Ora, secondo voi, dovremmo tifare Germania nella semifinale?
Ma via, pensateci bene e proviamo a rovesciare il concetto: vogliamo dare a Carraro, Matarrese, Galliani e tutte quelle facce che hanno governato il carrozzone del calcio la soddisfazione di privarci di una cosa bella come la maglia azzurra?
Per me non è quella gente lì, ma uomini come Riva, Rivera, De Sisti, Antognoni, Bruno Conti e magari posso pure tralasciare gli juventini perché mi si bloccano le dita sulla tastiera.
Però Toni gioca (ancora?) nella Fiorentina e per stasera è l’attaccante più noto tutto il mondo, perché non dobbiamo esserne contenti e ricominciare solo da domani a pensare al processo?
Basta con Del Piero!
Breve digressione sulla Nazionale: non se ne può più di Del Piero.
Se penso che accusavano Antognoni di non essere decisivo, mi viene da ridere. O da piangere, dipende.
Del Piero ha fallito nell’ordine: gli Europei del ’96, i Mondiali del ’98 (lo scempio di Baggio in panchina!), gli Europei del 2000 (le due occasioni clamorose fallite nella finale con la Francia), i Mondiali del 2002, gli Europei del 2004 e ora i Mondiali del 2006.
Per quanto tempo lo dobbiamo ancora sopportare? Contro l’Australia avrà toccato dieci palloni in tutto, facendo rimpiangere il peggior Totti della storia.
Premetto che l’uomo è serio, che il giudizio fuori dal campo su di lui può pure essere positivo, ma è il campo che conta e lì il tempo per Del Piero è davvero scaduto.
Comunque sia, la dea Eupalla ci ha aiutato e siamo ai quarti, ma giochiamo un calcio al limite della vergogna.
Sul resto che ci sta più a cuore è stata una giornata interlocutoria.
Nulla di nuovo insomma, ma solo tanta, tanta sofferenza nell’attesa.
In un Paese normale…
In un Paese normale non si farebbero processi sommari e non si metterebbe il pepe sul fondo schiena dei giudici solo perché bisogna far presto e ci sono i calendari da compilare.
Non si fanno infatti processi sommari nella giustizia penale o nella civile e non si vede perché debbano essere fatti in quella sportiva, visto che qui sono a rischio centinaia di milioni di Euro, l’onorabilità e la credibilità di decine di persone, l’amore di milioni di tifosi per una squadra di calcio.
In un Paese normale non sarebbe possibile (nella giustizia sportiva) rischiare di essere condannati perché Lotito dice a Mazzini che Della Valle non si deve permettere di fare certe proposte.
Che proposte? Che credibilità ha Lotito?
In un Paese normale anche nello sport l’onere della prova dovrebbe competere all’accusa e non alla difesa, perché sarebbe impossibile per tutti noi, e quindi anche per Della Valle, provare di NON aver mai tentato di combinare Lazio-Fiorentina.
In un Paese normale prima di affidare fantasiose ricostruzioni di illeciti a volonterosi e un po’ ingenui carabinieri si ragionerebbe sull’ultima partita del campionato 2004/2005 e si capirebbe che la combine era pressoché impossibile, a meno che non si fosse tentato di tirare dentro pure Sampdoria, Bologna e Brescia.
Altro che solo Lecce-Parma (e qualcuno spieghi a Zeman il 29 maggio 2005 a noi serviva molto di più la vittoria del suo Lecce piuttosto che il pareggio).
In un Paese normale il Milan, che ha provato a costruire un sistema atto a delinquere alternativo ma meno efficace di quello della Juve, sarebbe messo molto peggio della Fiorentina e della Lazio.
In un Paese normale ci sarebbe differenza tra Lazio, che ha provato solo ad avere vantaggi, e Fiorentina che è stata bastonata per mesi prima di decidere di usare buone creanze con il potere, Moggi e Bergamo compresi.
Ma questo è un Paese normale?
Sono tornato
…era l’ora, potreste dire, e avreste pure ragione.
Ho tentato accessi internet, ma non c’era niente, semmai bisognava portarsi il portatile da casa, ma questo non rientrava nei patti con moglie e figlie.
Comunque è stato interessante, perché ho capito cosa si prova a stare dall’altra parte del gironale o della radio: semplicemente angosciante.
Per i primi quattro giorni mi sono alzato la mattina con la paura e la speranza di ciò che avrei letto sul giornale, poi non ho più retto e nel pomeriggio chiamavo Bardazi o Pestuggia per chiedere loro a che punto eravamo.
Ora si entra nel vivo della questione, io sono molto arrabbiato e cercherò di trasformare questa rabbia in lucide trasmissioni a Radio Blu.
Primo comandamento: non perdere la testa.
Secondo: far valere le nostre ragioni e non accettare assolutamente che si faccia passare la Fiorentina come una delle protagoniste del sistema Moggi.
Ora mi leggo i vostri commenti e ci aggiorniamo a domani, tifando stasera per l’Argentina (Passarella, Bertoni e, al di là delle vicende personali, l’immenso Batistuta).
Un ebreo moderatamente di sinistra al FUAN
Venti giorni fa mi chiama qualcuno che non conosco e mi chiede se voglio partecipare ad un dibattito sulla possibilità di avere un calcio pulito.
Mi dice chi sarebbe invitato e declino cortesemente perché la compagnia sinceramente (soprattutto uno) non mi pare un granché.
Mi richiama dopo una settimana dicendomi che quell’uno è stato eliminato e che ci sarà pure Rialti.
A quel punto, pur gradendo pochissimo uscire la sera, un po’ arreso dico sì.
Tre giorni fa giro dalle parti di Bellariva e scopro il mio nome “in cartellone” per il suddetto dibattito organizzato (e chi lo sapeva?) dal FUAN, da Alleanza Nazionale e insomma dalla destra più destra che ci possa essere.
Chiamo Rialti un po’ perplesso ma avendo già preso in cuor mio la decisione che nulla sarebbe cambiato: e perché non sarei dovuto andare a parlare con Totaro e con altri che non hanno le stesse mie idee e che però hanno usato la gentilezza di invitarmi?
Se me lo avessero detto prima chi erano, avrei accettato lo stesso: mi piace il dialogo.
Rialti (ex Lotta Continua, quasi commosso davanti a Sofri, quando andammo ad intervistarlo nel carcere di Pisa) la pensa più o meno come me ed ecco che domani sera questa strana coppia (strana per il pubblico presente…) si esibirà a titolo totalmente gratuito in via di Ripoli, alla Biblioteca Bardini.
Me lo avessero raccontato ai tempi della scuola media superiore non ci avrei creduto.
Non mi pare infatti che trent’anni fa quelli di religione ebraica e (sia pure moderatamente) di sinistra andassero molto di moda tra gli adepti del Fronte della Gioventù…
Ultim’ora: Railti non viene per nuovi impegni, ma c’è Pestuggia, chi viene è bene accetto, ci divertiremo.
Forza Toro
Ho forse esagerato stasera nel Pentasport?
Per chi non l’avesse seguito, preso dall’entusiasmo di avere al telefono il presidente del Torino Cairo neo promosso in serie A, gli ho snocciolato a memoria la formazione del mitico Toro che giusto trent’anni fa vinse lo scudetto, rimontando cinque punti in tre partite alla Juve.
Il fatto è che io per il Toro ci sento davvero moltissimo, ovviamente a distanza notevole rispetto alla Fiorentina, ma lo seguo con passione fin da quando, appunto, conquistò quell’incredibile tricolore.
Qualche chilomentro più lontano c’è il Livorno, ma questo è un altro discorso che non piace a molti di voi, mentre non riesco ad appassionarmi al Verona, forse a causa dell’atteggiamento razzista di una frangia della loro tifoseria (ma fino al 1998 non era così e nel 1985 ero molto contento per il loro scudetto).
Tornando al Toro, nel 1991 volevo addirittura andare a tifare granata di persona nello spareggio per un posto Uefa (poi vinto) con la Juve e nella stagione successiva mi dispiacque da matti quando perse la finale Uefa contro l’Ajax.
Siccome avevo saputo che c’era stata qualche frizione nel gemellaggio, dovuta certamente ad incomprensioni, ho messo la pulce nell’orecchio a Cairo che ha promesso di intervenire.
I bandieroni viola e granata che girano insieme intorno al campo prima della partita sono immagini che fanno bene al cuore, almeno al mio.
Bravo Toni
Rimangono intatte tutte le perplessità sul personaggio che ci siamo raccontati nei giorni scorsi, ma è giusto dire che Luca Toni al Mondiale è partito molto bene.
Meglio certamente di Gilardino, a cui è stato curiosamente equiparato nelle valutazione di alcuni commentatori televisivi a fine gara.
Gli è mancato solo il gol, che non è poco per un attaccante, ma per il resto mi è sembrato il Toni dei giorni migliori: determinato, capace di saltare l’uomo nell’uno contro uno, perfino poco incline alla protesta quando veniva fermato fallosamente.
Sinceramente una sorpresa, una bella sorpresa, soprattutto dopo le opache prove delle amichevoli.
Sono curioso di vedere cosa farà Lippi con Iaquinta, che effettivamente sta molto bene sul piano fisico.
La conferma di Toni contro gli Stati Uniti mi pare doverosa, ma non si sa mai…

















