Novembre 2019


L’Italia non ha mai avuto un Presidente del Consiglio donna e neanche un Presidente della Repubblica.

Non solo: scorrendo i nomi dei direttori dei tre principali quotidiani nazionali (Corriere, Repubblica, Stampa) si scoprirà che sono  stati tutti maschi.

Sempre e solo uomini.

Non mi piacciono le quote rosa e mi piace ancora meno l’ostentazione di essere qualcosa per reclamare diritti, che questo qualcosa sia l’appartenenza ad un genere umano (vedi appunto alla voce donna) o ad un orientamento sessuale, però non si può che essere soddisfatti di quello che è accaduto al Financial Times, la bibbia dell’editoria economica mondiale.

Dopo 130 anni di regno maschile, è arrivata al vertice del giornale Roula Khalaf, che era alla vice direzione dal 2011 e che, come si capisce dal nome e dal cognome, non è neppure nata in Inghilterra, ma a Beirut.

Uno su mille ce la fa, cantava Morandi, se invece sei nata femmina facciamo pure una su centomila…

Il risultato è ingannevole, perché meritavano di perdere con uno scarto più ampio.

Siamo stati ridicolizzati dal Cagliari, umiliati sotto ogni punto di vista e mi spiace soprattutto per i 400 che sono andati in Sardegna, che non meritavano una giornata del genere.

Non lo meritava nessuno per carità, ma loro meno degli altri.

Si impone una riflessione su tutta la linea, abbandonando il buonismo che sembra abbondare ogni volta che analizziamo ciò che da giugno in poi accade intorno e nella Fiorentina.

Da salvare c’è veramente poco, direi solo il portiere, Vlahovic, forse Dalbert e Sottil, che deve smettere di buttarsi.

Non possiamo restare aggrappati a Ribery e tutti, a cominciare da Montella, sono sotto esame.

Lo avevo già scritto un po’ di tempo fa: sono ebreo per caso, solo perché nato in una famiglia di origine ebraica e sono da almeno quaranta anni molto critico nei confronti della mia Comunità di origine.

Non ho mai creduto alla storia del Popolo eletto e non sopporto la chiusura ebraica fiorentina (ma credo che riguardi un po’ tutto il mondo) verso il mondo esterno, tipo la storia che sia meglio sposarsi tra correligionari.

Per non parlare poi della politica israeliana, che a volte mi ha fatto vergognare: da decenni credo e spero nella creazione di uno Stato Palestinese che affianchi pacificamente Israele.

Fatte queste premesse, trovo vergognoso quello che sta accadendo con Liliana Segre e comincio ad essere seriamente preoccupato per il rigurgito di antisemitismo che esonda dal web, e non solo da quello.

Lei è straordinaria nella sua pacatezza, noi dovremmo riflettere sullo stereotipo degli “italiani brava gente”, perché forse tanto bravi e buoni non siamo, se costringiamo una signora di 89 anni che ha passato l’infero dei campi di concentramento a girare con la scorta.

L’avesse fatto Boateng, che comunque l’ha già fatto, ci sarebbe stata più empatia dalle nostre parti?

Invece l’ha fatto Balotelli, personaggio e uomo discusso e discutibile, e quindi pare valere meno, quasi che avessimo ormai assorbito mentalmente l’idea che si possa fare buu ad un essere umano col diverso colore della pelle.

Al di là dello schifo e la rabbia che provo verso ogni forma di razzismo, andando un po’ più in là e sforzandomi per l’ennesima volta di entrare nella testa di chi fa queste cose una domanda mi è venuta spontanea.

Cari imbecilli di qualsiasi razza, sesso, religione, appartenenza geografica e politica, ceto sociale o carica politica che fate buu allo stadio, che rivendicate la supremazia dell’uomo bianco, cattolico e meglio ancora se del nord, o al massimo del centro, ma non vi siete rotti le scatole?

Non vi sentite mai scarichi psicologicamente e mentalmente?

I pochi neuroni che circolano nella vostra testolina non si prendono mai un bel periodo di riposo impedendovi di reiterare gesti imbecilli che vi mettono ai margini di ogni società civile?

In attesa di risposte che non arriveranno, leggetevi il fondo di un mio ex ragazzo, Ernesto Poesio, sul Corriere Fiorentino di oggi.

La terza partita in una settimana è sempre la più difficile e Montella ci aveva pure provato a mettere forze nuove in squadra, con risultati abbastanza scarsi.

Primo tempo brutto, secondo leggermente meglio, ma siamo stati troppo lenti, un tic e toc senza mai affondare.

Se Chiesa aveva la febbre, magari si poteva anche togliere dopo un primo tempo sconcertante per le sue potenzialità e a centrocampo Badelj continua ad andare con una marcia in meno.

Il centravanti?

Un optional e può darsi che il tecnico non sia convinto di cosa abbia a disposizione e allora qui si torna al punto di partenza: come si fa a cercare l’Europa senza avere un attaccante da almeno 15 gol?

Siamo lì, in mezzo alla classifica e in mezzo al guado, né troppo bene e neanche troppo male, con la sola stella di Castrovilli da esibire.