Attualità


Ragazzi, calma.
Questa guerra tra fiorentini e romanisti è più idiota che violenta.
Leggo e taglio commenti da delirio, ma lo sapete che tra l’altro rischiate penalmente a scrivere certe cose?
Quando usate determinate terminologie, non riesco a capire se ci siete o ci fate, perché davvero non arrivo ad immaginare che i fiorentini abbiano dei romani (e viceversa, naturalmente) le idee che manifestate sul blog.
Cerchiamo di alzarci un po’ dal livello vicino allo zero in cui siamo (siete) finiti.
Sono convinto che molti di voi che hanno spedito certi post da delirio non sappiano nemmeno la formazione della propria squadra e che insomma Fiorentina-Roma sia solo uno sfogatoio per rabbie represse.
Ma si può?
Io dico di no, o almeno chiedo che non venga fatto qui, sul mio blog.

Scusatemi, ma da dove sono (profondo Nord) recuperare una postazione interner e´un´ impresa quasi impossibile e quindi sono costretto a sospendere per qualche giorno, diciamo fino a domenica mattina, quando spero avremo quattro punti in piu´ in classifica.
Solo una cosa sul gesto di De Rossi, perche´mi e´stato richiesto: assolutamente inaspettato e per questo ancora piu´bello.
Stavolta giu´il cappello e se i tifosi della Roma assomigliassero un po´di piu´ a lui, il 2 aprile staremmo tutti piu´tranquilli.
Voi comunque, se volete, continuate a scrivere.

Finalmente uno duro e puro, uno che non ha paura a dire quello che pensa.
Uno così non poteva che provenire dal versante “uomini veri”, quelli tutti di un pezzo, i profeti del “mi piego, ma non mi spezzo”.
L’eroe in questione è Maurizio Gasparri, colonnello di Alleanza Nazionale, ex Ministro delle telecomunicazioni.
Ha detto il nostro, a margine di un comizio elettorale: “Della Valle può aspirare al massimo alla presidenza della Maceratese e non della Fiorentina, vedrete che farà la stessa fine di Cecchi Gori”.
Gasparri ha dimenticato di farci sapere se ci ributteranno un’altra volta in C2 oppure, grazie al lodo Petrucci, magari ci faranno ripartire dalla B.
Il concetto è comunque chiaro: Della Valle si è messo di traverso al premier (vedere la gazzarra di ieri alla Confindustria) e ne pagherà le spese.
Non solo lui, ma tutto ciò che lo circonda, Fiorentina compresa.
Un bell’esempio di democrazia, non c’è che dire, uno spaccato dell’Italia attuale.
Perché come Gasparri la pensano in tanti ormai in politica, compresi i proprietari di alcuni media toscani (giornali, radio…), che si sono apertamente schierati in favore del “questa volta non faremo prigionieri”.
Intanto oggi battiamo l’Ascoli, da domani penseremo a Gasparri.

Mi ha colpito la dignità e la tristezza con cui Picchio De Sisti sopporta il suo esilio molto poco dorato.
Non è stato più cercato da quando, nel 1992 ad Ascoli, litigò con Moggi.
Istruttivo.
Per la verità lo prese Cragnotti alla Lazio per il suo settore giovanile, però pochi mesi prima di “pelare” con la Cirio migliaia di risparmiatori e così pure De Sisti è finito nella lunga lista dei creditori chirografari di quel simpatico signore.
E’ incredibile come il calcio si sia dimenticato di lui e mi spiace moltissimo perché anche all’apice della carriera Picchio è stato uno di quelli che si è sempre ricordato da dove veniva e non se l’è mai tirata.
Un grande del pallone, senza mai dare l’idea di prendersi troppo sul serio.
Il calcio lo ha in pratica pensionato a soli 49 anni, senza che lui volesse, e mi sembra strano che nelle decine di quadri tecnici delle varie squadre azzurre non ci sia mai spazio per la sua saggezza.
E anche qui a Firenze siamo un po’ in debito con De Sisti, almeno quelli di noi che hanno più di quarant’anni.
Invochiamo la partita di addio di Batistuta, spingiamo per il ritorno di Toldo, sussultiamo ad ogni respiro di Rui Costa, ci arrabbiamo per una frase fuori posto di Di Livio, ma poi ci dimentichiamo completamente di chi per quindici anni è stato il condottiero viola, in campo ed in panchina.

Due medaglie per gli azzurri nelle Paralimpiadi: oro con Gianmaria Dal Maistro nel SuperG e bronzo, il secondo, da Silvia Parente, anche lei nel SuperG per disabili visivi.
Stavolta c’è maggiore partecipazione dei media, forse perché si svolgono in Italia.
Mi piace il taglio giornalistico con cui vengono raccontati questi giochi: non c’è pietismo, si guarda alla prestazione dell’atleta, perché questi sono davvero atleti che batterebbero quasi tutti noi.
Avanti così, che staimo facendo un’ottima figura.

Come ho spiegato anche a lui, se me lo avessero detto un anno fa non ci avrei mai creduto.
Ho passato una serata accanto a Paolo Dondarini, complice la sezione fiorentina degli arbitri FIGC, che mi aveva molto gentilmente invitato per parlare di comunicazione, non immaginando però che quella stessa sera si presentasse l’uomo dei fatti e misfatti di Genova.
E… capisco che sia difficile da immaginare (e al vostro posto forse farei lo stesso), ma la serata è stata estremamente piacevole, con la scoperta di un Dondarini affabile e simpatico, che ha raccontato la sua esperienza di vent’anni di arbitraggio.
Non si è sottratto alle mie punzecchiature su quel pomeriggio a Genova, ma si è detto più che mai convinto di aver applicato bene il regolamento, perché le due espulsioni a suo dire erano inevitabili.
In questi mesi si è rivisto più volte con Bojinov, con cui intrattiene normali rapporti, e ha addirittura ricevuto l’abbraccio di Delli Carri prima di dirigere una gara del Pescara.
Sentendo parlare Dondarini capisco sempre meno le ragioni del silenzio arbitrale verso il mondo esterno: se comunicassero le loro esperienze, i tifosi avrebbero un altro approccio nei loro confronti.
Insomma, una serata istruttiva, organizzata benissimo dagli arbitri fiorentini, che mi ha fatto capire come sia importante per noi che parliamo e straparliamo di calcio andare di tanto in tanto a rileggere il regolamento.

Io sono un provinciale.
Se non bastasse, in alcuni casi sono pure politicamente scorretto e quindi non mi vergogno di tifare contro la Juve almeno dal 16 maggio 1982, cioè da quando ci rubarono lo scudetto a Cagliari.
Tra le vergogne della mia vita (secondo i benpensanti) c’è pure quella di essere andato nel 1983 a festeggiare con alcuni amici la vittoria dell’Amburgo in Coppa dei Campioni e anche nella finale di vent’anni dopo tifavo per il Milan.
Ah già, ma lì si poteva perché in campo c’era un’altra squadra italiana…
Insomma, sono un soggetto da cui stare alla larga: quando in campo c’è la Juve rappresento un pessimo esempio per le mie figlie e per tutta l’Italia calcistica.
Ma siccome forse non sono il solo a provare certi sentimenti, mi chiedo per l’ennesima volta (ormai ho perso il conto) come sia possibile che il portiere del Werder Brema a due minuti dalla fine e con la qualificazione ad un passo si metta a rotolare un paio di volte per terra e poi regali il pallone ad Emerson?
Quante volte è successo nella storia delle Coppe europee un infortunio del genere e a quel punto della partita?
E allora, per andare a letto un po’ meno arrabbiato, butto giù i primi episodi che mi vengono in mente e che raccontano gli ultimi quaranta anni di Juve.
66/67: papera colossale di Sarti a Mantova e scudetto alla Juve di Heriberto Herrera
71/72: gol non convalidato al Torino, di Agroppi, contro la Sanpdoria e scudetto alla Juve, per un un punto
72/73: crollo inspiegabile del Milan a Verona e scudetto alla Juve, con un gol negli ultimi cinque minuti di Cuccureddu
80/81: gol regolarissimo di Turone annullato nella decisiva partita della Roma a Torino e scudetto alla Juve
81/82: vabbeh, inutile dire qualcosa…
85/86: vittoria incredibile del Lecce già retrocesso a Roma e scudetto alla Juve
89/90: gol irregolare di Casiraghi nella finale di Coppa Uefa, due erori incredibili ed irripetibili di Baggio solo davanti a Tacconi e Coppa Uefa alla Juve
97/98: gol regolare di Bianconi dell’Empoli (palla dentro di mezzo metro) non convalidato, rigore netto di Iuliano su Ronaldo non fischiato da Ceccarini e scudetto alla Juve
2001/2002: il 5 maggio dell’Inter, il più grandioso suicidio della storia calcistica dopo la fatal Verona del Milan e scudetto alla Juve.
In mezzo solo la gioia di Magath, il lampo di Mijatovic (che c’è costato una fortuna…) col Real nel 1998 ed il diluvio di Perugia nel 2000.
Ma non seguitemi vi prego in questi discorsi, perché io sono provinciale, politicamente scorretto e pure anti-italiano.
Perché nelle Coppe bisogna tifare sempre per le nostre squadre, intanto cominciate voi, se potete…

Quante volte nelle ultime ore state andando sul vostro sito di riferimento per avere notizie del piccolo Tommaso?
Io lo faccio almeno ogni ora e mezzo, per adesso inutilmente.
Ci sono cose che ti prendono allo stomaco, questa è una specie di Vermicino dilatata nel tempo, o almeno io la vivo così, con la stessa angoscia.
Domattina sarà la prima cosa che farò: leggere come stanno le cose e speriamo che la notte porti consiglio a queste bestie.

Negli anni settanta ho conosciuto una famiglia di italiani costretti a fuggire dalla Libia. La loro tristezza interiore, il loro gentile smarrimento di fronte alla nuova realtà è un sentimento che mi torna in mente ogni volta che in
televisione appare il volto dell’esimio colonnello Gheddafi.
Ed è apparsa tante volte quella bella faccia.
Come azionista importante e decisivo della Fiat, come referente importante di Andreotti nella sua lungimirante politica estera, in veste di padre di un
calciatore di serie A.
Blandito da quasi tutti i nostri Presidenti del Consiglio, questo campione di democrazia è al potere da più di trent’anni.
Lo batte solo Fidel Castro, ma ha superato ampiamente Pinochet e sinceramente non ho mai capito che differenza passi tra lui e Saddam Hussein.
Gheddafi ha ammazzato e fatto ammazzare migliaia di persone e forse qualche parente degli 81 morti di Ustica potrebbe chiedere a lui qualche notizia su uno
dei più gravi misteri della storia italiana.
Adesso Gheddafi torna a minacciarci, chiedendo un indennizzo per l’occupazione coloniale di quasi cento anni fa.
Quanto vuole signor colonnello?
E come la dobbiamo pagare: in dollari o in euro?
Ci dica il prezzo, noi siamo pronti a tutto pur di
vederla tranquillo.
Fino alla sua prossima porcata.

Non c’è per fortuna solo Sanremo: è stata accesa la fiaccola delle Paraolimpiadi, quelle dedicate a uomini e donne “diversamente abili” che cominceranno il 10 marzo.
Lo scrivo qui, tra la Nazionale ed il Siena, perché ogni volta che vedo una prestazione di questi maestri di vita rimango esterefatto.
Non escludo assolutamente di parlarne ancora tra una decina di giorni.

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