Attualità


Ad un certo punto ho avuto la tentazione di contarli, ma poi ho lasciato perdere perché sono persone e non numeri.
Serata di auguri al Pentasport con tutto il gruppo, compresi i fanciulli e le fanciulle di “Viola nel cuore”, e caduta oltre ogni limite immaginabile dei freni inibitori.
Un esempio per tutti: mi sono esibito nuovamente in “Una carezza in un pugno” con gli stessi esiti disastrosi di qualche tempo fa, con l’aggravante però della presenza di tutta la redazione e di mia figlia Camilla che mi ha ripreso per futuri ricatti in termini sindacali di paghetta.
Il meglio però lo ha dato Vuturo, assoluto protagonista della scena perché non solo canta (beato lui) benissimo, ma si è addirittura improvvisato capo animazione con un gruppo di malcapitate signore finite nella stanza accanto alla nostra che si sono messe a seguirlo nelle danze.
Ed io immagino che qualcuna di loro si sia innamorata di Pietro e che a fine cena (io come al solito sono andato via prima) lo abbia pure inseguito…
Me li guardavo uno a uno (mancavano purtroppo Saverio, Leonardo e Matteo Sestini) i “miei” giornalisti pensando che di loro so più o meno tutto in termini professionali e immaginavo come possano “vivermi”, le speranze e magari le delusioni che ogni mia decisione comporta nella loro vita di tutti i giorni.
Una bella responsabilità, che però mi piace tantissimo e che ho avuto la possibilità di continuare a vivere grazie a Radio Bruno, che mi e ci ha regalato un incredibile entusiasmo.
Ed è stato ancora più importante aver creato tutto questo insieme a Maurizio, l’amico di una vita, che c’è, c’è sempre stato e ci sarà sempre.

A proposito di Radio Bruno: scaricate nel modo che volete “Natale è tutto qua” (molto carino) realizzato dalla nostra sede centrale, i 99 centesimi del costo andranno interamente ad AGEOP RICERCA ONLUS, che da trent’anni accoglie ed assiste a Bologna i malati di tumore e le loro famiglie.

Da un po’ di tempo è arrivato il tempo delle riflessioni e di conseguenza dei cambiamenti, più o meno importanti.
Uno dei quesiti apparentemente banali, però più profondi di quanto si possa credere a prima vista, riguarda Babbo Natale: ma Cosimo, ormai prossimo ai 9 anni, davvero crede che la nuova piattaforma elettronica gliela vada a prendere e gliela consegni quel corpacciuto e simpatico signore con la barba vestito in un modo così improbabile?
Essendo dentro ad ogni cosa e quindi infinitamente più avanti e più furbo alla stessa età del sottoscritto (che tra l’altro non aveva neppure il Natale per questioni religiose), mi chiedo se non stia al gioco solo per non deludermi e che quindi sappia benissimo che (purtroppo!) Babbo Natale non esiste.
Io comunque continuo.
Almeno fino al 25 dicembre 2016, quando credo che mi prenderà da una parte e mi dirà: “via babbo, ora puoi anche smettere, grazie per tutti i regali che mi hai fatto!”

Siete tornati ad avere un approccio normale con la vostra vita di tutti i giorni?
A me pare che la grande paura stia passando e che come in tutte le cose il tempo produca i suoi effetti benefici sui traumi che ci portiamo dentro.
Il retro-pensiero è che queste cose le stanno analizzando pure gli spacciatori di morte e che quindi si stiano organizzando per qualche altra azione spettacolare che ci potrebbe tenere nuovamente incollati alla televisione o al tablet per capire cosa stia succedendo.
Dargliela vinta però no: vivere mutilati della nostra libertà di scegliere cosa fare vorrebbe dire arrendersi a chi vuole omologarci e piegarci a logiche a noi estranee ed incomprensibili.
Non l’hanno fatto i nostri nonni oltre settanta anni fa andando (alcuni…) a morire nelle montagne, possiamo ben farlo noi oggi, magari prendendo senza troppa angoscia un aereo.

C’è il calcio, ma non c’è la Fiorentina.
E’ già successo, ma oggi mi sembra diverso, forse perché giochiamo di lunedì.
Mi sto godendo Cosimo, poi spero anche le ragazze, e comunque è una domenica strana.
Una di quelle giornate che ti viene voglia di vivere con la consapevolezza che puoi anche rallentare i ritmi e assaporare quindi pure quelle piccole cose che magari faticavi a vedere.
Il programma è…varie ed eventuali, cioè ci inventiamo cosa fare senza schemi prestabiliti, anche senza fare niente, condizione che fino a poco tempo fa mi sembrava impossibile solo da pensare e che invece adesso non trovo affatto fuori posto.
D’altra parte si cambia, mica siamo immutabili con le nostre idee, i nostri sentimenti e le nostre azioni.
Intanto Montella ha perso la seconda partita consecutiva, in modo disastroso.
Non ho nulla contro di lui, anzi la sua esperienza a Firenze mi è sembrata più che positiva, ma mi è venuto un sospetto: vuoi vedere che era la Fiorentina, intesa come parco giocatori, a contare più del suo molto auto-referenziale allenatore?

Questo blog ha compiuto dieci anni ed io sono diventato un po’ pigro, per questo è rimasta nel cassetto l’idea di festeggiare tutti insieme un anniversario piccolo che però per me rappresenta qualcosa.
Poi c’è stato un fine settimana spettacolare dal punto di vista privato (due giorni in Umbria semplicemente favolosi per compagnia, mangiate e posti visitati), funestato venerdì sera da Parigi ed eccoci al punto di saltare il giorno esatto del compleanno che era ieri, ma dovevo un po’ rimettermi in pari.
Perché sembra strano, ma ho dato alla mia vita un’intensità così forte che se per due giorni penso solo a me stesso e a chi amo poi devo recuperare il passo perduto.
Ma voi siete una comunità fantastica, che si organizza da sola, e ho letto in questi giorni tra le storie toccanti di amici che soffrono anche dell’iniziativa dell’11 dicembre a cui purtroppo non potrò partecipare perché è in programma un evento viola molto importante.
In qualche modo però mi farò sentire e comunque dieci anni sono un bel traguardo: da quel novembre del 2005 è cambiato tutto nella mia vita, con un’accelerazione pazzesca negli ultimi quindici mesi, ma questo blog ha resistito agli urti ed è stato un compagno prezioso per raccontare molto, non solo la nostra amata (calcisticamente) Fiorentina.
Grazie davvero a tutti voi, so che alla fine vi siete pure un po’ affezionati a questo padrone di casa a volte burbero e permaloso.

Come si fa a non averne e non rimanere condizionati nella nostra vita di tutti i giorni?
Dichiarare di averne non è un segno di debolezza, reprimerla mi pare inutile.
Noi siamo molti di più, ma odiamo i conflitti e per questo rischiamo seriamente di soccombere.
Bisognerà attrezzarci mentalmente, smettendo di pensare di non essere in guerra.
Lo siamo e prima lo capiremo meglio è per vincere.

Ispirato da Sousa, che ha rovesciato in tre mesi il pessimismo cosmico che aleggiava su Firenze ed il popolo viola cominciando a scrivere una nuova storia molto affascinante, mi piacerebbe che mi raccontaste qualche vostro inizio sorprendente.
Anch’io ne ho avuto uno, e da un po’ di tempo mi sto godendo la vita in modo nuovo, cercando di prendere il meglio da chi ho accanto e coltivando in generale due sentimenti importanti ed inversamente proporzionali tra loro: il rispetto ed il disprezzo.
Aspetto di leggervi, sono molto curioso.

Da almeno dieci anni sto combattendo con i miei figli una battaglia contro il fumo con risultati non completamente in linea con il grande impegno profuso.
Devo però ringraziare le sigarette perché qualche giorno fa mi hanno aiutato con un flash, relativo all’ammonizione scritta ipocritamente sul pacchetto: “nuoce gravemente alla salute”.
Ecco, quell’indicazione dovrebbe essere interiorizzata da ognuno di noi e applicata alle varie situazioni della vita.
Mentecatti, gente senza valori morali, falsa come una moneta da tre euro, persone e situazioni mentali che oltre a fracassarci i gioielli di famiglia ci fanno perdere un sacco di tempo procurandoci angoscia.
Qualcosa che “nuoce gravemente alla salute”, non solo nostra, ma anche a quella delle persone che amiamo e che risentono di questa tossicità.
Un pensiero o un ricordo molesto? “Nuoce gravemente alla salute” ed in quanto tale si elimina.
Ovviamente arrivarci richiede grande forza di volontà ed una diversa prospettiva della vita, qualcosa che non ci veda al centro del mondo, ripiegati egoisticamente solo sul nostro ombelico, ma piuttosto parte integrante di un sistema armonico in cui fare la nostra parte.
Via, alleniamoci.
Per esempio: si sa, tanto alla fine la Juve arriverà in campionato prima della Fiorentina.
Eliminare, please: “nuoce gravemente alla salute”.

Sono una persona a cui si vuole molto bene, l’ho sempre saputo, se uno mi conosce a fondo poi non si stacca più.
E’ il caso di certi bacilli che stazionano felici e paciosi nelle mie vie urinarie: si sono trovati così a proprio agio che invece della forza pubblica per farli sloggiare ho dovuto chiamare degli antibiotici mai presi prima che hanno un effetto bomba sul resto dell’organismo di uno splendido 55enne.
Risultato: fiacca permanente, tanto da faticare a giocare a calcio con Cosimo (meglio le carte) e sembrare il povero dottor Socrates in preparazione sui monti quando sono andato ad accompagnare il fanciullo per Grassina a fare “dolcetto-scherzetto”.
Comunque pare che oggi non debba giocare, che Rossi in attacco preferisca Kalinic, Babacar o Rossi e che mi debba accontentare di fare la radiocronaca, e almeno quella speriamo di sfornarla con risultati decenti.
Vincere è l’unico risultato possibile, non possiamo farci scappare l’occasione e d’altra parte questa squadra ha dimostrato di non aver problemi nel reggere il peso del pronostico, che è poi un altro segnale per la crescita psicologica.

Quelle di Sacchi erano parecchio complicate da capire e ho visto fior di giocatori ammattire per comprenderne i meccanismi.
Quelle della vita sono molto facili in teoria, ma nella realtà diventano delle salite stile Stelvio.
Vale la pena però di provarci, perché quello che poi vedi sotto è uno spettacolo che non ha paragoni: nemmeno ti eri accorto del marcio che avevi accumulato, di quanto valessero o non valessero le persone che ti circondavano, di come eri ormai dentro un meccanismo ormai squallidamente rotto.
Respiri finalmente aria pura e capisci con orgoglio di essere un punto di riferimento per il microcosmo che ti circonda, sei tu il primo a credere in te stesso.
Certo, sarebbe meglio fare delle correzioni in corsa ed evitare traumi, perché poi la salita verso una nuova vita è veramente estenuante, ma è anche una questione di fortuna, oltre che di sensibilità.
Nel calcio ce lo ha insegnato Pepito Rossi che ce la possiamo e che ce la potete fare, e non credo neanche all’uno su mille che riesce nell’impresa.
A me piace più pensare agli altri 999, ai loro sforzi e all’immensa soddisfazione che proveranno quando il periodo nero sarà alle loro spalle.

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