Quando in acqua sei in difficoltà, il primo consiglio che ti danno è quello di mantenere la lucidità giusta per fare poche cose, ma bene.

In questo modo dobbiamo vivere il momento veramente triste che riguarda la Fiorentina e che pare il corollario della nostra difficile esistenza quotidiana.

Infamatemi pure, ma sono sempre convinto che ci salveremo, a patto di non fare processi ora e di evitare il tutti contro tutti, che servirebbe solo a sfogare le nostre più che legittime frustrazioni, ma ci farebbe entrare in una dimensione ancora più caotica.

Non abbiamo giocato male ieri sera, se rapportiamo il volume di gioco e le occasioni alle precedenti soporifere esibizioni, e questa è certamente una circostanza ancora più preoccupante per il futuro.

Ci vuole fermezza e grinta, senza tremori: chi tra i giocatori non ce l’ha, chiunque sia l’uomo seduto in panchina, è bene che non scenda in campo domenica pomeriggio.

La responsabilità della sconfitta è tutta di Milenkovic, inutile fare esercizi verbali o di scrittura del poco che abbiamo visto a Udine.

Fatto salvo il concetto che il pareggio sarebbe stato più giusto, resta la tristezza per il gioco della Fiorentina, per quella sciatteria tecnica da cui negli ultimi anni siamo usciti pochissimo.

Siamo davvero tutti stanchi di vedere una squadra che fa molto meno di quello che in teoria potrebbe fare e di quello che costa a Commisso.

Al presidente converrà interrogarsi sui diversi errori fatti in fase di programmazione, perché quella (ha ragione) c’è stata, solo che è sbagliata.

E converrà pure cambiare atteggiamento con questi giocatori che come ha detto giustamente Brovarone risultano tecnicamente antipatici, con qualche eccezione che sfocia nell’irritazione.

Ci salveremo senz’altro, ma con grande fatica mentale per portare in fondo l’ennesima stagione molto, ma molto grigia.

Come siamo cambiati in un anno?

Come avete passato gli ultimi dodici mesi, i più difficili falla fine della seconda guerra mondiale?

Aspetto le vostre storie.

La mia è di un impegno triplicato nel lavoro, nella paura per la salute delle persone che amo più che per me insieme ad un ottimismo sempre più sfumato per il futuro che ci attende.

Passerà? Certamente sì, ma bisognerà vedere cosa ci lascerà dentro.

Non ho mai sopportato la pretesa superiorità della sinistra, questo sentirsi dispensatrice di bontà e di verità al cospetto di chiunque stia dall’altra parte e non la pensi nella stessa maniera illuminata.

Il tutto servito con il contorno di un buonismo di facciata, ancora più insopportabile.

La pensavo così a 16 anni e non ho mai smesso, il fatto che abbia sempre votato da quella parte mi ha creato non pochi imbarazzi e alla fine mi sono sempre detto che lo faccio solo per due motivi: non esiste da decenni una destra liberale e votata al progresso e, soprattutto, esiste dentro di me la solita vocina che mi suggerisce quanto sia meglio se rinuncio io a qualcosa purché in molti stiano meglio.

Non so quanto durerà, certamente l’ultimo episodio davvero incredibile che riguarda l’emerito professor Giovanni Gozzini, lo stesso che suggeriva insane pratiche anale ai Della Valle, e Giorgia Meloni conferma questa spocchia, assolutamente ingiustificata da qualsiasi parte la si voglia analizzare. Le dimissioni o l’allontanamento mi parrebbero l’unico provvedimento da prendere, ma in Italia finisce tutto a reprimende verbali.

E’ un vizio antico quello della sinistra, una distorsione mentale da cui nessuno di quelli che pontificano e straparlano ha davvero voglia di liberarsi.

 

Meglio Vlahovic e Castrovilli di Agudelo e Saponara, no?

Il primo tempo è stato sconfortante, mancavano idee e grinta, poi abbiamo vinto per via della differenza tecnica e quindi della differenza dei valori assoluti far le due squadre.

Gran bel risultato, che ci aiuta tantissimo e che potrebbe portarci a giocare meglio proprio perché meno affannati.

Ci mancherebbero una punta (da affiancare a Vlahovic) e un regista, guarda caso quello che ci mancava esattamente un anno fa: ne riparleremo a fine campionato.

Forse.

Agudelo gioca una gran partita contro il Milan e siamo già tutti qui a rimpiangerlo.

Sottil in un campionato segna un gol e fa tre assist e da mesi ci stracciamo le vesti perché non lo abbiamo a disposizione.

Quanto dolore a inizio stagione per non avere più Simeone, per non parlare poi di Ceccherini a Verona, che oggi certamente avrebbe preso il posto di Pezzella.

Ma siamo normali?

No, dico: non si potrebbe aspettare un intero campionato per decidere se sia il caso di martellarci l’anima con i rimpianti?

Sono solo due quelli gridano vendetta, accantonati mestamente i casi Zaniolo e Mancini, e sto parlando di Muriel e Ilicic, ma il primo non lo volevano Montella e soprattutto Corvino, mentre col secondo abbiamo ingaggiato una guerra senza esclusione di colpi.

Per gli altri direi di aspettare e semmai di non farne di niente.

Ci sarebbe stato stretto anche il pareggio, figuriamoci la sconfitta.

Per questo motivo scoccia moltissimo perdere una partita in cui è stato decisivo, ma alla rovescia, Dragowski: senza i suoi errori uscivamo da Marassi con almeno un punto.

La realtà è crudele, siamo sedicesimi, la zona sinistra della classifica per ora ce la sogniamo e tutto questo dopo aver speso abbastanza e male e con il settimo monte ingaggi d’Italia.

Abbiamo rivisto un Pulgar decente e un Vlahovic che segna i famosi “gol sporchi”, quelli cioè che fanno alzare il livello di un attaccante, ma non è bastato.

Domanda: perché fare i cambi così tardi?

Bisognava rischiare di più, subito dopo il solito gol di Quagliarella e invece abbiamo ricominciato a spingere solo dopo l’uscita dell’anonimo Venuti e del disastroso Pezzella.

Siamo tutti permalosi, chi più chi meno.

Appartenendo alla categoria dei più  so bene di cosa parlo, anche se da qualche anno sto cercando di migliorare questo mio indubbio difetto.

La premessa è necessaria per spiegare questo momento quasi irreale che stiamo vivendo con chi ci fa emozionare, arrabbiare, sognare e anche (nel mio caso e anche quello di almeno un centinaio di altre persone) lavorare.

Sto parlando naturalmente della Fiorentina e confesso che pur cercando con il lanternino le motivazioni di questo clima da guerra mediatica fatico a trovarne le cause.

E allora torno all’aspetto caratteriale, che non riguarda solo Rocco Commisso o Joe Barone, ma tutti noi, compreso ovviamente il sottoscritto.

Riguarda i politici e riguarda i giornalisti, che è vero non amano essere criticati dopo aver criticato, e comprende quell’arma di distruzione di massa che sono i social, che amplificano le voci di mitomani, rissaioli ed ex scemi del villaggio che adesso possono scrivere e perfino trovare qualcuno che se la prende e risponde.

La situazione non è né grave e neanche troppo seria, perché qui abbiamo un ricco signore italo-americano che non vuole speculare sulla Fiorentina, ma solo lasciare traccia del proprio passaggio. Abbiamo un popolo compatto nell’amore verso la squadra e abbiamo pure una classe media giornalistica assolutamente all’altezza della situazione. La politica? Sempre la stessa, da decenni e non è un problema fiorentino, ma nazionale

E allora, perché perderci in queste guerre interne che non servono a niente?

Non sarebbe meglio resettare un po’ tutto e ripartire, concedendo all’interlocutore (attenzione, ho scritto interlocutore e non nemico) lo spazio per esporre le proprie tesi e semmai di farci cambiare idea?

Tesi, antitesi, sintesi: lo scriveva duecento anni fa Friedrich Hegel e oggi mi parrebbe un grande passo avanti per un futuro viola migliore. 

E’ andata purtroppo come doveva andare: sono molto più forti e hanno vinto. Meritatamente.

Siamo stati in partita per una trentina di minuti, pochi per sperare di non perdere, sopratutto senza tre dei migliori.

Formazione strana, ma Eysseric è stato dignitoso, non peggio di altri, e si è capito perché Pulgar sta in panchina.

Lui, Callejon e Kouame sono la certificazione, insieme a chi se ne è andato dopo un anno, di campagne acquisti dispendiose e sbagliate.

Nella giornata storica dell’inizio dell’avventura del Centro Sportivo è stata evidenziata la mia quei mortificante distanza che separa una piccola Fiorentina da chi oggi comanda in Italia.

Non è certo colpa di Commisso, perché questa situazione va avanti da quasi cinque anni, ma è suo il compito di ridurre le distanze.

Qualcosa che vada oltre il nono posto, piazzamento che mi lascia del tutto indifferente e che comunque non sarai semplice da raggiungere, una stagione che ci riporti in zona Europa, la’ dove dovremmo stare per storia, passione e monte ingaggi.

Dopo aver (eventualmente) espulso il più rappresentativo personaggio italiano si va a votare, non ci sono alternative e a questo punto sarebbe pure giusto.

Se l’Italia è un Paese con il cuore a sinistra e il portafoglio e la scheda elettorale a destra, è normale che a comandare siano Salvini e la Meloni.

Dal punto di vista della democrazia non fa una piega, se poi spediscono Silvio al Quirinale vorrà dire che ci saremo meritati pure questo.

Adesso tutto dipende dai 5 Stelle, frantumati come nemmeno la sinistra dei tempi andati e moderni, con l’aggiunta di spettacoli avvilenti sotto tutte le latitudini politiche.

Intanto stiamo galoppando verso i centomila morti e una crisi economica peggiore di quella del 2008: speriamo di non essere come quelli che ballavano sul Titanic.

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