Sarà il passare del tempo, saranno le tempeste che ho felicemente attraversato negli ultimi tempi, oppure chi lo sa?

Il fatto è che rispetto a qualche anno fa sono diventato molto più sensibile a tutto e per questo mi ha quasi commosso l’abbraccio di Federico a Lorenzo, due fratelli che di cognome fanno Chiesa e che in tribuna avevano mamma, babbo (uno che aveva giocato discretamente a calcio) e sorella.

Non avevo mai visto qualcosa del genere e mi si è increspata la voce in radiocronaca, perché tutto è stato di una bellezza e di una spontaneità uniche.

Un po’ come la Fiorentina, che adesso non fa più discutere, ma sognare.

Ci stiamo dimenticando di parecchie cose perché questa squadra, questo gruppo nato sulla più assurda delle disgrazie, ci sta spingendo parecchio più in là.

E non ci viene nemmeno la voglia di chiederci dove stiamo andando.

La solita regola non scritta del calcio: sbagli più volte il due a zero e ti pareggiano.

Va così quasi sempre e a un certo punto ho pure pensato che poteva succedere di peggio, che avremmo addirittura perso, perchè dopo la rete di Caprari sembravamo imbambolati e invece poi ci siamo ripresi.

Complessivamente avremmo meritato di vincere e siamo stati superiori alla Sampdoria, che pure pareva in gran forma, per questo secondo me abbiamo lasciato due punti per la strada.

Giochiamo meglio dell’anno scorso e dobbiamo cercare la quadratura con i tre del centrocampo, dove Veretout sembra per fortuna già quello dell’anno scorso.

E anche in giro c’è molto più ottimismo, in attesa di Pjaca e Mirallas, che hanno i colpi per risolverci le situazioni in momenti complicati.

Partita quasi spartiacque per capire chi siamo e cosa vorremmo diventare.

In teoria partita da giocare con più spregiudicatezza e infatti siamo tutti lì in attesa di sapere se Piaca ce lo fanno vedere un po’ di più.

E a questo proposito mi pongo una domanda sperando di avere risposte dal campo: ma perché ad un mese dal loro arrivo a Firenze, e senza nessun infortunio conosciuto, lui è Mirallas “non sono ancora in condizione?”

Ho l’impressione che ci fossimo illusi un po’ troppo perché c’è troppa amarezza in giro: il Napoli non ha cambiato niente dall’anno scorso quando fece 91 punti, possibile che fossimo già alla loro altezza?

L’unica e vera perplessità è secondo me legata alla totale mancanza di reazione dopo aver preso il gol, ma fino a quel momento avevamo chiuso tutti gli spazi e siamo ripartiti almeno un paio di volte con una certa pericolosità.

Poi loro hanno Insigne (più altri tre fortissimi in attacco) e noi Simeone molto stanco e lì sta la differenza, ma se avessimo pareggiato non avremmo rubato proprio niente.

Aspettiamo con una certa impazienza Piaca sapendo che Eysseric non è il fantasma dell’anno scorso, anzi ieri è stato tra i migliori.

Genova è già un bel banco di prova per capire chi siamo e dove vogliamo arrivare.

 

Mi auguro che ci sia il coraggio per giocare una partita senza troppi calcoli perché ce lo possiamo permettere.

Il Napoli è più forte, ma in cerca del tempo giusto per passare da Sarri ad Ancelotti e soprattutto è vulnerabile in difesa.

Possiamo provare a vincerla senza troppi calcoli e sapendo che una sconfitta non darebbe troppi problemi: erano davvero diversi anni che non andavamo al San Paolo con questa leggerezza d’animo.

Ragazzi, calma,

Abbiamo passato questi dieci giorni dalla vittoria contro l’Udinese in fase emotivamente ascensionale.

Ci sentiamo sempre più forti, pesiamo i nostri giocatori e ci sembrano meglio di molti che fino ad un mese fa consideravamo arrivabili.

Penso per esempio al nostro tridente che nell’immaginario collettivo ha ormai superato quello del Napoli, quello che nello scorso campionato ha fruttato 91 punti arrivando ad un passo dallo scudetto.

Figuriamoci se non mi piacerebbe partecipare alla festa collettiva, però consiglio un po’ di prudenza, anche sulla valutazione economica dei giocatori.

Biraghi 12 milioni, Vitor Hugo 20, Benassi 25, Simeone 50, Chiesa 100, a me pare un po’ esagerato, perché poi devi trovare chi te li offre davvero quesi soldi, fermo restando che sarebbe fondamentale tenerseli per costruire finalmente qualcosa di duraturo.

Il campionato è un romanzo molto lungo, le prime pagine sono state bellissime, il resto va letto con la massima attenzione perchè le aspettative deluse sono quelle che fanno più male.

 

Sembra incredibile, ma si può vivere (meglio) anche a ritmi più bassi.

Arrivo da quattro giorni da favola e mi sento particolarmente ispirato sull’argomento.

E’ proprio vero che quello che non ti ammazza ti fa crescere, i detti comuni saranno pure intrisi di retorica, ma qualche verità la contengono.

Comunque sì, ho ormai definitivamente interiorizzato due verità assolute: non importa essere frenetici e/o angosciati per le problematiche giornaliere e (soprattutto) nessuno è indispensabile.

Vedi per esempio la nostra rassegna stampa alle 6 del mattino, quando l’ho pensata e poi costruita credevo che la mia presenza fosse fondamentale per chissà quanto.

E invece no, vanno benissimo pure da soli e io mi diverto con grande soddisfazione ad ascoltarli per poi intervenire alla fine: molto più rilassante….

Viene quasi paura a scriverlo, pensando agli scenari futuri, ma Chiesa pare davvero di un’altra categoria.

Sembra giochi ai giardini per come si butta, atteggiamento che magari lo porta a commettere ogni tanto qualche ingenuità, ma ce ne fossero di giocatori così.

Con la Nazionale entra e regala sempre qualcosa di inaspettato, con una elettricità inusuale per il nostro calcio.

E chi tifa Fiorentina credo che abbia ritrovato un po’ di orgoglio viola quando gioca la Nazionale.

Al quarto giorno di rassegna stampa su temi nazionali e locali extra calcio alle sei del mattino un po’ di stanchezza si sente, ma è poca cosa rispetto alla grande soddisfazione di aver creato un programma che era da tempo nella mia testa.

La magia della radio è questa: si riesce a trasformare in tempi brevi un’idea in qualcosa di concreto, a patto ovviamente di essere solidi economicamente e avere una buona diffusione, altrimenti potremmo trasmettere via citofono…

Spero che qualcuno di voi la mattina cominci a seguirci e, rimanendo al palinsesto, ho recepito le vostre lamentele e “Viola nel cuore” parte alle 20.15, con una durata complessiva di due ore e un quarto, che è di più di quando partì questa bellissima avventura nel settembre del 2009.

Stasera poi inizia alle 20.25 qualcosa di indefinito ed intrigante,  “Ditelo a Furio”, rubrica di varia umanità viola e fiorentina con un uomo solo al comando: Furio Valcareggi.

Insomma, non ci annoiamo mai e spero neanche voi.

Ciuffi avrebbe detto che siamo ufficialmente in corsa per il terzo scudetto…

Non lo siamo, (o almeno non ancora…) però potremmo smentire Andrea Della Valle e fare meglio del settimo posto.

Contano i sei punti in due partite, ma conta ancora di più la forza interiore di questa squadra, quel qualcosa in più che si avverte dal 4 marzo 2018.

La vittoria è meritata, l’apporto del pubblico, a cominciare dalla curva è stato continuo: nessuna contestazione e tutti insieme ad incitare la squadra, soprattutto nei momenti di difficoltà.

Non capisco quasi niente di logiche curvaiole, ma a me parrebbe un segnale distensivo che andrebbe raccolto dalla proprietà per avviare il disgelo.

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