Camilla vota per la prima volta e ho provato a darle una mia spiegazione sull’essere orientati a destra o a sinistra nello schieramento politico.
La destra, le ho detto, privilegia il merito, la sinistra vorrebbe una più equa distribuzione della ricchezza partendo dal presupposto che si possa stare anche un po’ peggio se poi chi ci circonda ne guadagna in tutti i sensi.
Le ho praticamente spiattellato i principi ispiratori della mia vita nella cosiddetta polis, evidenziando così la contraddizione che mi porto dietro da tempo: ho dei pensieri di destra pur avendo sempre votato, tranne la prima volta i radicali, prima il PCI e poi via via ciò che quel partito è diventato.
Speravo che la sinistra diventasse sempre più socialdemocrazia e sempre meno centralismo democratico, cosa che in effetti sotto diversi aspetti è avvenuta, ma in salsa italiana, con cioè tutti i nostri quasi secolari difetti.
E adesso?
Sono nella totale incertezza: non rinnego il lavoro di Renzi, ma di fronte al dispiegarsi degli imbarazzi della Boschi e alla sua nuova discesa (anzi salita, a Bolzano…) in campo ho provato un forte disagio, acuito dal cambio di casacca di ex forzisti ed ex ciellini a cui purtroppo andrebbe il mio voto fiorentino.
Apprezzo Gentiloni, però dovrebbe essere veramente sorretto da tutti e non mi pare sia il caso attuale.
Dall’altra parte mi riconosco in alcune affermazioni di Salvini a proposito degli immigrati e sull’Islam, oltre al concetto che prima vengono gli italiani.
Mi vengono però i brividi quando sento certi accostamenti e certe mancate prese di distanza dal fascismo e dall’autoritarismo.
Il cuore batte (anzi, batterebbe) a sinistra, ma la testa è orientata a destra, un bel caso di strabismo politico e non credo di essere l’unico a provare questo disagio.
Andrò a comprarmi un paio di mollette per il naso e una maschera anti-politica, entrerò nella cabina elettorale e metterò il mio segno su quello che mi sembrerà il meno peggio, ma non era così che avevo immaginato il mio Paese qualche anno fa.

Un punto che non serve a niente se non a tamponare parzialmente le critiche del 2018.
Abbiamo giocato un gran primo tempo, ma il calcio ha regole precise, anche se non scritte, e la prima è che il pallone lo devi mettere dentro, poi si discute di tutto il resto.
E noi l’uomo che ci regala questa sicureza non ce l’abbiamo, in compenso abbiamo preso dodici reti da palla inattiva e quindi vuol dire che dietro non siamo proprio delle aquile, a dispetto del valore di Astori e Pezzella che sono certamente di buon livello.
Così finisce che non abbiamo battuto nemmeno questa volta chi ci precede in classifica rimanendo nella parte sinistra e ricominciando una settimana grigia perché il lunedì è proprio brutto quando non vince la Fiorentina.

Comprerei una macchina usata da Stefano Pioli?
Direi proprio di sì, la conoscenza è lunga e non troppo approfondita, ma di istinto mi fiderei di lui.
Sarà per questo è per l’inestinguibile fede viola che mi accompagna dalla nascita che credo alle sue parole sul rilancio prossimo venturo della Fiorentina in chiave europea.
A patto che non sia come la famosa rivoluzione in un illuminante pezzo di Gaber: “oggi no, domani forse, ma dopodomani certamente”.

Alla fine questa storia di Thereau che ha la tradizione favorevole con questa o quella squadra comincia a diventare stucchevole.
Ora è la volta dell’Atalanta, la settimana scorsa della Juve, fatto sta che il francese sta rendendo molto meno delle aspettative sotto ogni punto di vista, a cominciare dai gol segnati, che sono pochissimi.
Non ho capito bene il perchè gli sia stato fatto un contratto triennale, nonostante l’età avanzata, forse per una convenienza economica complessiva, ma certamente da lui mi aspettavo molto di più e invece quando è in campo, dopo i confortanti segnali delle prime partite, non succede mai niente.
Non è il caso di svegliarsi?

…la scommessa!
Ce la farà Chiesa a realizzare i tre gol che mancano per farmi pagare la merenda agli oltre duecento scommettitori?
Certo, giocando lontano dalla porta è un po’ difficile e nella scorsa stagione Bernardeschi aveva anche l’Europa a disposizione per costringermi a pagare.
L’esito della sfida è molto incerto, bisognerebbe che il babbo Enrico lo costringesse ad una full immersion dei suoi gol, soprattutto andrebbe verificata percentuale con cui inquadrava la porta ogni volta che tirava.
Ma il ragazzo si farà e…non ha le spalle strette.
E poi a vent’anni Federico è nettamente più forte di quanto lo fosse Enrico.

Tu arbitro hai l’obbligo di andare a controllare di persona quello che ti hanno segnalato.
Poi decidi come meglio credi, ma ci vai.
Era già successo a Cagliari è sempre con la Juve di mezzo: mano di Bernardeschi in area e non viene neanche un dubbio, non si va a rivedere l’azione.
Difficile non pensare male, ma mi sforzerò…
Abbiamo giocato un’ottima partita con il peso di chi di solito le partite le decide, il portiere e il centravanti.
Meritavamo almeno il pareggio e ci girano, giustamente, moltissimo.
Pessima l’esultanza di Bernardeschi: si può essere milionari, giocare benissimo a calcio, ma lo stile non si compra da nessuna parte.

I nemici bisogna sceglierseli di un certo livello, vale nella vita come nello sport.
Personalmente è da un bel po’ che ho smesso di perdere tempo con gli stupidi/e, meglio i cattivi, se dotati di un minimo di intelligenza, almeno ti tengono allenato il cervello…
Nel calcio, insieme a circa un altro milione di persone, della stessa fede viola sparsi nel mondo ho scelto da una cinquantina d’anni l’avversario massimo che si possa avere: la Juve.
E hai voglia a dirmi che è provinciale tutto questo, tanto non mi smuovono: quella con “Lei”, come la chiamava il grande Mario Ciuffi, non sarà mai una partita come le altre.
E non lo sarà neanche domani, perché a suo modo ogni Fiorentina-Juventus ti resta appiccicato sulla pelle e me li ricordo tutte o quasi le sfide contro un avversario da rispettare sul campo, ma da battere in qualsiasi modo possibile.

Ho avuto la fortuna di presentare tanti momenti viola negli ultimi venticinque anni, in alcuni casi avevo una strizza tremenda perchè non è affatto facile stare con un microfono in mano e parlare ad uno stadio pieno prima o dopo una partita importante: trentamila persone che ti ascoltano e se dici una bischerata o hai un’amnesia o un mancamento, sai che figura.
Ieri è stato uno dei pomeriggi più belli tra tutti quelli, e sono tanti, che la Fiorentina mi ha permesso di vivere da quando ho iniziato a cercare di fare il giornalista.
Il posto: Palazzo Vecchio.
Il libro di Chantal Borgonovo e Mapi Denna: bellissimo e appassionante.
La Fiorentina: Antognoni, Pin, Di Chiara, Pioli, Carobbi, Malusci, Roggi, mi sembrava di giocare anch’io in quella squadra.
Il pubblico: numeroso e partecipativo, con tantissime donne, a conferma che questo è un libro che parla soprattutto d’amore, oltre che di calcio e di dolore.
Il calore delle persone che ho nel cuore: Cristina e i miei figli, seduti in platea insieme agli amici più cari.
Un’ora davvero indimenticabile: grazie Stefano, per me è come se avessi segnato ancora il gol alla Juve al 90°, il sogno di tutti i fiorentini….

Gran vittoria, sotto tutti i punti di vista.
Tre punti che irrobustiscono la calssifica e tolgono un bel po’ di veleni nella settimana santa, calcisticamente parlando.
Il gol di Chiesa è da ricordare a lungo, un po’ come la frittata di Sportiello, ma alla fine il risultato è giusto.

Mi emozionerò certamente questo pomeriggio alle 17 nella Sala d’arme a Palazzo Vecchio quando presenterò il libro di Chantal Borgonovo e Mapi Danna “Una vita in gioco. L’amore, il calcio, la SLA” perché quel Fiorentina-Milan di quasi dieci anni fa, con Roberto che al Franchi porta in giro Stefano in carrozzina è stata la radiocronaca più difficile della mia vita.
Un groppo in gola mi ha accompagnato in quei minuti in cui Stefano salutava chi gli voleva bene, ed eravamo tantisismi.
Ci saranno, oltre naturalmente alle autrici, anche Antognoni e Pioli, tanta Fiorentina di ieri e di oggi, ma soprattutto è come se ci fosse lui, Stefano, pronto a fulminarci con una delle sue battute.
Sarà molto bello e molto difficile, però è un grande onore poterlo fare dopo aver raccontato tutti i suoi gol con la maglia che più ha amato.

Non so se porteranno i tre punti pomeriggio, ma era l’ora che i Della Valle rientrassero mediaticamente in scena.
Non importano le dichiarazioni, meglio facciano sentire a Pioli e ai giocatori che i proprietari sono loro e che non siamo una società in balia di se stessa.
Ci sono squadre in autofinanziamento da anni, squadre che fanno perfino utili e non hanno neanche minimamente la nostra immagine negativa tra i propri tifosi.
È probabile che il rapporto con la parte più calda e appassionata dello stadio sia irrimediabilmente rotto, ma se si vuole tentare una ricucitura converrà riflettere bene su come si sia arrivati a questo punto con i tifosi.
Tifosi e non clienti.

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