E’ stata una notte storica per Radio Blu, non potete neanche immaginare l’orgoglio di sentire quello che stava facendo la squadra, come “giocava” nelle quasi dodici ore no stop di diretta.
Ci deve essere qualcosa di particolare perché nella notte del Canada mi svegliai, accesi la radio alle quattro e un quarto e beccai in diretta le ultime parole di Prandelli allenatore della Fiorentina.
Stavolta mi alzo più o meno alla stessa ora e mi metto all’ascolto proprio quando Pepito va in campo.
Giocatore stratosferico, che in pochi minuti ha ribaltato i dubbi sull’efficacia della scelta di non portarlo in Brasile.
Forse bastavano davvero venti minuti di Rossi per mascherare il niente della Nazionale, ma comunque è un discorso chiuso.
Abbiamo perso, è vero, però usciamo più forti rispetto alla vittoria argentina perché la formazione iniziale era palesemente un falso e non starei troppo a disquisire sulle troppe note stonate.
Ho una voglia pazzesca di vedere insieme Cuadrado-Rosso-Gomez e non credo di essere il solo…

Ce l’ho fatta, ma che fatica: sono riuscito a cantare davanti ad un microfono e con una decina di persone davanti “Una carezza in un pugno”.
I fatti.
Serata con pian bar nell’albergo di montagna dove purtroppo stanno finendo i miei giorni di ferie, canzoni anni settanta e ottanta, atmosfera ovattata e io che annuncio ai familiari (che quindi sono stati avvertiti…), “guardate che stasera canto”.
Sms quasi disperato di Letizia a Valentina che non è con noi, forse nel tentativo di scongiurare il pericolo e in effetti, come al solito, penso che forse non è il caso, che è meglio andare a dormire senza provarci.
Ma poi mi avvicino e chiedo se la possono cantare e l’(ir)responsabile mi fa: “scusi, ma perché non la canta lei?”.
Incoraggiato da un vergognoso applauso di circostanza, ecco signore e signori per la prima volta nella vita e a quasi 54 anni esibirsi il sottoscritto in versione Celentano.
Risultato della performance: Cosimo che si rotolava per terra dalle risate, Letizia e Camilla che riprendevano col telefonino per un futuro ricatto e scuotevano sconsolate la testa, io che andavo troppo veloce e che ovviamente stonavo una una strofa su tre, forse anche su due…
Particolare inquietante: era appena arrivato in albergo uno dei più grandi giornalisti italiani, Carlo Verdelli, a cui deve essere stato detto chi era il bischero che cantava.
E’ così finita che l’ho conosciuto, ma la salvezza me l’ha regalata Radio Sportiva: il figlio, infatti, è un accanito ascoltatore, però secondo me quando sentirà il prossimo filo diretto non sarà così convinto dell’autorevolezza del direttore.

Niente da fare, i padroni del calcio sembrano vivere in una realtà parallela, completamenta avulsa dalla realtà.
Un qualsiasi sondaggio tra chi pratica questo sport, perché sarebbe appunto uno sport, direbbe no a Tavecchio con percentuali bulgare e non sto parlando di tifosi, che sono un’altra cosa rispetto alle milioni di persone che giocano a calcio e che quindi costituiscono il fulcro della Federazione.
Ma loro niente, insistono a difendere l’indifendibile forse perché sfiniti dalla ricerca di qualcuno che consenta di praticare quel potere che ormai li ha fatti diventare autoreferenziali in tutto e per tutto.
Avevano trovato questo signore, tra l’altro con precedenti poco edificanti, e avevano considerata chiusa la partita.
Finirà con Tavecchio presidente, un figuraccia colossale in tutto il mondo e una spartizione delle carciche col bilancino, proprio come con la politica.
Una vera vergogna.

Quanti di voi vedendolo in mezzo a tre, quattro altri corridori saprebbero riconoscere il volto di Vincenzo Nibali?
Maledetto doping.
Ci ha tolto il gusto dell’impresa, abbiamo paura di rimanere fregati e adesso siamo debitori verso Nibali perché ha vinto la più grande corsa del mondo non dico tra l’indifferenza, ma con titoli in taglio basso: per giorni sono contate di più le bischerate a ripetizioni di Balotelli che le sue vittorie.
Poi è arrivato Tavecchio e in fatto di idiozie ha oscurato tutti (ma che aspetta a togliersi dalle scatole?), però questo è un altro discorso.
Spero che Nibali si riprenda tutto con gli interessi, perché vincere un Tour così è da campioni veri e lui ha fatto meglio di Pantani, che pure fu celebrato ovunque.
Grandissimo, non c’è niente altro da aggiungere.

Da un’ora sono ancora più orgoglioso di tifare Fiorentina: siamo stati i primi a dire che il re è nudo e, aggiungo, pure impresentabile.
Vediamo se il sasso lanciato da Della Valle/Cognigni servirà a smuovere la montagna per far sì che Tavecchio venga seppellito da una valanga di pernacchie.
Se lo eleggono, sarà dura reprimere la nausea, ma ho paura che l’esempio viola non verrà seguito.

E chi se l’aspettava una Fiorentina così, dopo il lungo viaggio e con meno preparazione rispetto all’Estudiantes?
Sono in un luogo dove non si vede SI e dopo un quarto d’ora di battaglia col tablet ho perso la battaglia con il collegamento di Firenzeviola (complimenti ad entrambi per l’investimento) e quindi me la sono sentita in radio.
Vincere fa bene, in questo modo ancora di più, perché mi pare sia stato un successo meritato, il gol di Gomez è poi la ciliegina.
Se pensiamo agli affanni spagnoli e portoghesi del 2013, pur senza farla troppo lunga, mi pare si sia cominciato molto meglio.
Complimenti ad Andrea Chiavacci che da giorni ci sta raccontando magnificamente in esclusiva dal Sudamerica la Fiorentina su Radio Blu e che ha effettuato una radiocronaca impeccabile.

…che è sacrosanta, per carità, e che però per onestà intellettuale ci deve far pensare alle convocazioni per i Mondiali e a quanto ci siamo arrabbiati, io per primo.
Prandelli ha sbagliato l’approccio e soprattutto ha illuso ed evidentemente rischiato senza senso la partecipazione di Pepito nell’ultima amichevole importante contro l’Irlanda: se non era pronto, se aveva già deciso, come ha detto poi, di non portarlo in Brasile, che senso aveva mandarlo in campo?
Ovvio che il ragazzo abbia pensato di potercela fare e poi, in un’ottica di squadra, a quel punto era meglio mettere Insigne e così si vedeva che proprio non era all’altezza e magari veniva convocato Destro.
Detto tutto questo, e aggiungendo che le parole di Cesare dalla Turchia su Rossi erano intrise di un veleno assolutamente incomprensibile, bisogna riflettere sul fatto che Rossi non vada (giustamente) in campo neanche domani sera a Buenos Aires.
Sono al 100% con Montella per come gestisce il ragazzo, che è il diamante più puro che abbiamo in rosa, perché manca ancora più di un mese all’inizio del campionato, però mi pare corretto pensare che forse davvero cinquanta giorni fa non fosse in grado di reggere lo stress e soprattutto le botte di un Mondiale.

E’ la cosa più bella di questo lavoro: crei qualcosa che si vede, anzi si sente, subito.
La radio è unica, continua ad avere per me un fascino che è un misto di fantasia, impegno, intuizione.
Questa avventura in Argentina e in Brasile di Radio Blu è stata fantastica nella sua fase teorica, cioè quando l’ho pensata, peccato che ora scatti nella mia testa quel maledetto vizio del perfezionismo che mi accompagna da sempre.
Per questo arrivo negli stadi due ore prima della partita, per questo controllo tutto fino all’ultimo secondo: si potrebbe anche intravedere una sorta di insicurezza di fondo, io preferisco chiamarlo rispetto verso chi ci ascolta e che ha fatto sì che potessi costruire qualcosa.
Il problema è che stavolta io non ci sono in Sudamerica, e non ci sono neanche Sardelli e Loreto che avrei massacrato di chiamate, e quindi una SIM argentina che non si attiva già ti rovina metà pomeriggio.
Ora però sto ascoltando l’ottimo Andrea Chiavacci e quindi un po’ mi rilasso, ma solo un po’, fino alla conferenza di stasera…

A conferma del fatto che siamo tutti molto bravi con i soldi degli altri, la fantastica offerta per Cuadrado, quella come minimo da 40 milioni, ancora non è arrivata.
Dieci giorni e poi considererei chiusa la questione, magari con qualche riflessione in più che ci porta a dire che forse non giocare la Champions non aiuta il lievitare di prezzo di calciatori che evidentemente a certi livelli non sono ancora evidentemente considerati della sicurezze.
Comunque sia, l’asta per Cuadrado non c’è stata, credo che l’unica squadra pronta a tirare fuori quei soldi (cioè i 40 milioni per cui sono stato sbertucciato appena un mese fa) possa essere il Barcellona, però prima deve sistemare diverse cose in casa propria.
Ma Cuadrado non è Jovetic, che era inimmaginabile trattenere con tutte le boccucce e i mal di pancia del 2012/2013, Cuadrado il meglio lo deve ancora dare e se lo farà per la Fiorentina noi stapperemo bottiglie di champagne.

Stanno seppellendo il futuro con il loro passato, un passato putrido da cui non si esce mai.
Si vive con il terrore in Israele, non ci vado da 37 anni e dubito di andarci in futuro.
E’ come se il tempo del terrorismo in Italia si fosse prolungato per oltre quattro decenni e basterà pensare ai danni fatti qui, nel nostro spirito e nelle speranze future, per capire quanto tutto questo sia devastante.
Israele è l’unica vera democrazia di tutto quel territorio martoriato da avvoltoi, banditi, terroristi, approfittatori delle miserie altrui.
Ma io che sono nato per puro caso ebreo, così come potevo nascere cristiano o musulmano, non sono israeliano: gli ebrei non sono israeliani e ognuno gestisce il proprio senso di appartenenza come meglio crede.
Il mio è uguale a zero in termini di nazionalismo, lo è invece tanto quando sento darmi di “ebreo di merda”.
Quello che sta accadendo a Gaza non ha nessuna giustificazione, è uno sterminio di persone che mi angoscia e mi addolora ancora di più perché c’è di mezzo Israele che non può agire così: oltre 500 morti, e tantissimi bambini, non possono essere la contropartita di niente.
Quanto mi piacerebbe riuscire a seppellire il passato con un futuro diverso, ci stanno provando in Israele e in Palestina, ma ormai non li sente quasi più nessuno e invece dovremmo cercare di avere la forza di ascoltarli.

Spero che molti finiranno col rimangiarsi invettive e pesanti allusioni sul “bidone” che ci avrebbe rifiilato giusto un anno fa il Bayern.
Fatelo giocare Mario, fatelo giocare per almeno quaranta dei cinquanta e passa (speriamo) impegni ufficiali della Fiorentina e poi vediamo come va a finire.
Se è davvero peggio di Higuain, senza contare che c’era chi lo scorso anno aveva scomodato paragoni quasi offensivi per definire il suo valore tecnico.
Il ritiro di Gomez è stato perfetto, sotto ogni punto di vista, compreso quello mediatico.
L’uomo ha grande orgoglio e forse sarà bene dare una rispolveratina ai titoli del 2013, perché ancora secondo me la sua scelta di venire a Firenze ha del clamoroso, dopo la conquista del triplete e il corteggiamento del Real.
Diciamo che dopo un anno di stenti adesso siamo psicologicamente pari, ora cominciamo a divertirci.

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