La primavera del nostro scontento, tanto per fare una citazione letteraria.
Uno scontento che proprio non riesco a comprendere e neanche a giustificare.
Ma come?
Sette anni fa ci ritroviamo in decine di migliaia allo stadio per un quarto posto e una semifinale di Europa Leagus per festeggiare la squadra e domenica pare che ci sia un clima da ultima spiaggia, con risultati quasi identici e con in più una semifinale di Coppa Italia?
Non sarà mica colpa della Fiorentina (di Montella e Pradè) se il quarto posto, che tra l’altro potrebbe essere ancora conquistato, non permette più il possibile accesso alla Champions.
Ragazzi, diamoci una regolata.
E capisco che l’arroccamento viola sia deleterio e provochi frizioni ed antipatie, ma davvero c’è da essere arabbiati dopo quattro vittorie consecutive e questi risultati?

A parole siamo tutti bravi, specialmente con la vita degli altri.
Poi facciamo i conti con noi stessi, incontrando inevitabilmente il nostro peggiore nemico.
In quel preciso istante le cose cambiano radicalmente: puoi provare ad avere i migliori propositi, ma se pensi di aver subito un torto, se ritieni ingiusta una situazione, ti monta la rabbia.
Da lì al rancore il passaggio è molto veloce e può essere devastante, per te e per chi ti sta intorno.
Ed è qui che si vedono gli amici (o le amiche): sono quelli/e che ti ascoltano ripetere la stessa storia dieci, cento volte e non si stancano.
Loro, solo loro, sanno dirti dove stai sbagliando, non hanno paura di non darti ragione, di non compiacerti, affrontano il rischio dello scontro.
Il rancore è veramente il peggiore dei sentimenti: più distruttivo dell’odio, che nella sua negatività conserva una propria nobiltà e in qualche modo si eleva.
Liberarsene è il primo passo verso una vita migliore (stavo per scrivere felice, ma non vorrei allargarmi troppo).

Sarò fatto in un certo modo, sicuramente in controtendenza con il comune pensiero calcistico, però a me piacciono le cose serie.
Per questo motivo gradirei conoscere il prima possibile se questa benedetta clausola che libererebbe Montella solo dietro al pagamento di 5 milioni di euro esiste o non esiste.
Perché il tecnico viola ha esplicitamente detto in conferenza stampa a Palermo che la clausola non c’è, e siccome Vincenzo è una persona seria verrebbe voglia di credergli sulla parola senza stare troppo ad insistere.
Resta però il fatto che invece questa benedetta clausola parrebbe esserci: poiché il contratto di Montella io non l’ho mai visto, non sarebbe male se la comunicazione viola…comunicasse qualcosa di preciso sull’argomento, tanto per misurare fatti e persone.

Dispiace molto parlare del contratto di Montella dopo l’ennesima vittoria in trasferta, ottenuta tra l’altro con una prestazione secondo me molto buona.
Ma avendo avuto l’occasione di fare delle domande precise a Montella sono rimasto molto deluso dalle sue risposte che riassumerei così:
i contratti si fanno, si firmano, ma poi ci si mette d’accordo se non ci va più bene;
la massima ambizione possibile della Fiorentina è il quinto posto, quindi la missione è compiuta, arrivederci e grazie (non si capisce però perché non se ne sia andato dopo il primo quarto posto, molto vicino al terzo);
la clausola di 5 milioni perliberarsi dalla Fiorentina non si sa se c’è, ma anche se ci fosse esiste un’innovativa “clausola entusiasmo” per cui, se l’entusiasmo non c’è più, ci si guarda negli occhi e ci si lascia da buoni amici, senza prendere un euro.
A me tutto questo pare poco serio, ma forse sono un po’ all’antica e sbaglio io.

Quanto può dare la Fiorentina a Babacar di ingaggio?
Non più di un milione di euro netti, stabilendo magari incentivi per i gol e le partite giocate, che in questa stagione non sono poi state tantissime.
Se davvero chiede un milione e mezzo, vuol dire che lui ed il suo procuratore hanno perso il senso delle proporzioni perché questa stagione è stata buona, ma non ottima.
Devono essere date delle regole e pur capendo benissimo che il coltello dalla parte del manico ce l’ha il giocatore, non è pensabile essere sottoposti a dei ricatti solo perché Babacar ha il contratto in scadenza.
Dice: e se si libera a parametro zero tra un anno?
Ok, corriamo il rischio impiegandolo pochissimo e poi vediamo se in giro per l’Italia saranno in molti a sborsare tre milioni lordi per portarselo a casa.
A me Baba sta pure molto simpatico, ma mi sta più a cuore la Fiorentina e quindi, sia pure a malincuore, sono disposto a salutarlo senza troppi problemi.

In molti chiedono: ma che fai, che farete, dal primo luglio?
Beh, intanto guardiamo di fare il massimo fino al 30 giugno per quella magnifica bambina, poi diventata una splendida donna perché ha già 35 anni, che è Radio Blu a cui vorrò sempre bene.
Poi vorrei dare una piccola notizia che getterà nello sconforto quelli che non mi sopportano più (e magari hanno pure ragione): non mi sono affatto stancato di fare radio e dal primo luglio ci sarò, come e più di prima.
E come e più di prima ci sarà sempre il Pentasport, con tutti i suoi fratelli minori, ma sempre curati con cura: dalla trasmissione all’ora di pranzo a Viola nel cuore, più un’altra piccola grande sorpresa.
E la radiocronaca?
Un po’ di pazienza, non manca molto alla fine della stagione….

Partita ok e va bene, siamo quinti e dovremmo restarci, quindi stagione positiva, tra il 6 e il 6,5, a seconda delle aspettative di ognuno di noi.
Per me da 6,5, che per i miei parametri è un giudizio più che positivo.
Squadra che ha risposto benissimo alle sollecitazioni dell’ambiente e clima molto più sereno.

Questo blog però va avanti da quasi dieci anni per la voglia di dialogare con voi e allora vi racconto un paio di cose che riguardano il prima e il dopo la partita.
Il prima è un fatto pubblico, cioè l’intervista con Andrea Della Valle, intercettato a pochi minuti dal fischio di inizio.
L’ho visto molto caricato, ma non arrabbiato, direi più deluso per la piega che stavano prendendo le cose.
Di solito è sempre aperto, orientato alla positività, stavolta era invece come se sentisse la necessità di fare un po’ d’ordine in casa propria.
Ero molto più preoccupato nel maggio di tre anni fa, quando davvero pensai che eravamo al capolinea della permanenza dei Della Valle a Firenze con ampissimi margini di rischio per il futuro.
Il dopo è un fatto privato e riguarda Cosimo e Pepito Rossi.
Partiamo dal presupposto che calcisticamente mio figlio è un bambino fortunato, perché può avvicinare i suoi idoli e qualche volta penso a come a lui tutto questo sembri normale, mentre a me alla sua età sarebbe parso incredibile rivolgere la parola a Chiarugi o Merlo.
Detto questo, incrociamo Pepito mentre usciamo dallo stadio e lui è di una simpatia disarmante, parla due minuti con Cosimo e ne fa un ragazzino sognante per tutta la sera e forse anche oggi.
Sognante di Fiorentina, naturalmente: quei due minuti gli resteranno impressi, penso, per tutta la vita.
E allora mi chiedo per l’ennesima volta: possibile che sia così difficile aprirsi un po’ di più al popolo viola, soprattutto ai più piccoli?
Sto pensando, oltre che ad una maggiore partecipazione ai viola club, a visite nelle scuole, ad incontri ad hoc.
Dai, che non ci vuole molto.

Come immaginavo Montella non ha fatto nessuna marcia indietro e ha solo argomentato la propria presa di posizione di giovedì sera.
Tutto giusto, dal suo punto di vista, avrebbe però dovuto aggiungere che certe sue frasi erano andate oltre il concetto di difesa della squadra, suonando come una minaccia.
Ora però basta, non continuiamo a farci del male da soli, visto che spesso ci pensano gli altri a ferirci.
Mi auguro che nessuno vada questo pomeriggio al Franchi con l’idea di contestare a prescindere, con la squadra che sta lottando per il quinto posto.
Va bene essere delusi per come sono andate le cose contro il Siviglia, ma non si può andare oltre con l’autolesionismo.
Montella è questo, nel bene e nel male.
E sinceramente io me lo terrei stretto anche per la prossima stagione.

Pomeriggio molto gratificante: Cosimo invita due amici e quindi mi trovo con tre ottenni in casa.
Loro si divertono come matti e devo dire che è molto più semplice intrattenere piccoli maschi piuttosto che le fanciulle di pari età, che sono più evolute e quindi non si accontentano del pallone, della partita a carte, dell’agonismo (e in questo dimostrano da subito l’assoluta superiorità femminile, che poi si svilupperà, non in tutte però, attraverso altre forme).
La verità?
Mi diverto anch’io molto e stacco veramente la spina: i bambini sono fantastici, anche se molto impegnativi.
Avere dei figli, decidere di averli, è un impegno totalizzante, che in persone mature dovrebbe essere al primo posto del nostro sentire, superando ogni forma di egoismo altrimenti è meglio non farne di niente.

P.S. Oggi non avevo proprio voglia di parlare di Montella…

Non è che siamo andati fuori giri: ci siamo proprio schiantati.
Ha perso la testa Montella nelle dichiarazioni dopo la partita, ha avuto un gesto di insubordinazione Gomez, che ha rifiutato di fare riscaldamento perché stizzito dalle scelte dell’allenatore: lo avesse fatto Ilicic, lo avremmo impalato mediaticamente per mesi.
Personalmente lo metterei fuori rosa, vediamo cosa deciderà la società.
Dopo il colpo di testa di Gonzalo non c’è stata partita, loro erano troppo forti e noi senza cuore.
Capisco che faccia male sentire i fischi per una squadra che pensa di aver fatto tanto ad arrivare alle semifinali, ma lo spettacolo è stato davvero deprimente.
La frase più assurda di Montella a fine gara è stata quella dei “giocatori importanti che così se ne andranno”.
Ah sì?
Mamma mia che paura!
E di chi si tratterebbe?
Ce lo dica Montella, perché dopo aver visto partire Batistuta, Baggio, Rui Costa, Toldo, qui non sappiamo se il cuore regge davanti all’addio di Pizarro, Borja Valero, Gonzalo?
Stiamo finendo malissimo una stagione che ad un certo punto sembrava promettere chissà cosa, cerchiamo almeno di salvare il quinto posto ed un briciolo di dignità.

P.S. Montella ha detto di essere stato lui a dire a Gomez di fermarsi, non riesco a capire perché non l’abbia a quel punto richiamato in panchina.
A me pare una mossa per calmare le acque e facciamo pure finta che sia vero, certamente l’immagine di Gomez fermo a guardare la partita vicino alla bandierina non ha proprio aiutato nessuno.

Pagina successiva »