Chiedere scusa è un bellissimo atto di umiltà, anche se ultimamente, da Gasparri in su, qualcuno se ne sta un po’ approfittando.
Mi sono molto sforzato e sono pure andato a rileggermi le dichiarazioni di Sousa da luglio in poi e sinceramente, pur essendo il sottoscritto ancora in alta classifica per quanto riguarda i permalosi, non ho trovato qualcosa che mi convincesse sulla necessità delle scuse che il tecnico portoghese dovrebbe porre alla società.
Direi che a questo punto la vicenda sta diventando stucchevole, forse è meglio chiuderla qui, senza scuse e senza troppe analisi sociologiche/calcistiche che ci porterebbero chissà dove e certamente lontano dall’obiettivo comune che è per tutti (sì, per tutti, Della Valle compresi) il terzo posto.

Magari mi è presa una fissazione, ma sono mesi che lo sto scrivendo e dicendo: qualcuno mi deve spiegare perché Mati Fernandez è considerato così importante da giocare spesso titolare?
Non esiste un giocatore a cui siano state concesse così tante prove d’appello, ma quella di Bologna è stata veramente una partita disastrosa, senza alcuna giustificazione.
Non si può prendere una seconda ammonizione così, ma lo sbaglio è anche di chi non lo ha cambiato prima e comunque, ovviamente, non è solo colpa del Cileno se abbiamo rischiato di perdere.
Siamo senza attaccanti, l’amara verità è questa: Babacar e soprattutto Kalinic non la prendono mai e tu puoi pure provare a fare gioco, ma senza riferimenti offensivi tutto diventa maledettamente complicato.
Un pareggino, che vale quello di Goenova e che non toglie certamente l’eccessiva tensione degli ultimi due giorni su cui tornerò nei prossimi giorni.

Parola orrenda, che però è entrata nel nostro linguaggio comune e che quindi uso anch’io per il titolo.
Perché noi maschi uccidiamo, violentiamo, torturiamo quando ci viene preferito un altro maschio oppure quando la “nostra” donna decide di averne abbastanza di noi?
Mi sono spesso interrogato, ho provato a darmi delle spiegazioni (non certo delle giustificazioni), ma restano impressioni molto personali.
Noi uomini abbiamo una costruzione mentale che lascia pochissimo spazio all’emotività, sia positiva che negativa: se siamo sopraffatti dal sentimento ci smarriamo e ci prende la paura.
Insomma, nella maggioranza dei casi non le sappiamo proprio gestire le emozioni, e così il no di una donna, della “nostra” donna, ci sembra quanto di peggio ci possa accadere, un affronto alla nostra virilità.
Lo stramaledetto senso del possesso fa il resto: su questo blog torno spesso sull’argomento perché mi tocca da vicino e non solo come padre di due figlie femmine e di un maschio da educare alla vita, ma come uomo.
Non ho soluzioni, ma solo una grande desolazione quando apro il giornale o il computer.

Fateci caso: da quella posizione e con un tiro simile, anche se meno bello, Pepito segnò il 2 a 2 alla Juve.
Il capolavoro di Zarate apre giustamente le porte agli insulti verso il sottoscritto che mai lo avrebbe portato a Firenze, speriamo, e anche speriamo al ritorno di un po’ di calma, una situazione che però Andrea Della Valle dovrebbe cementare con una conferenza a Firenze per raccontarci la sua verità.
Abbiamo vinto una partita molto insidiosa e siamo palesemente stanchi, con poche idee e con il centravanti in piena riserva.
Sulla difesa raccontiamo sempre le stesse cose perché Tomovic e Roncaglia restano appunto…Tomovic e Roncaglia, mentre noto un pericoloso allineamento di Astori a loro due.
Intanto siamo terzi e ci muoviamo quasi da intrusi nell’alta classifica, però magari abbiamo davvero pescato il jolly tipo Salah, magari Zarate farà davvero sette gol, in attesa del ritorno di Kalinic e della sempre rimandata esplosione di Babacar.

Devono avere fatto un corso speciale in Fiorentina per sciupare quello che di buono costruiscono.
Ma si può arrivare a prendere ufficialmente un difensore, anzi “IL difensore”, a 5 minuti dalla fine del mercato, dopo essere rimbalzati mediaticamente come una pallina da flipper in mezzo a decine di nomi?
Non ha senso, avvelena l’ambiente, incattivisce i tifosi, lasciando un’immagine di società che improvvisa.
Stessa cosa per il centrocampista, non proprio integro fisicamente (tanto per cambiare…), che però è certamente meglio del misterioso Verdu, sempre ammesso che recuperi una condizione fisica accettabile, mentre resto scettico sullo scambio Suarez-Costa.
Ora, a parte la discutibilissima operazione Zarate (sarebbe stato molto meglio riportare a casa Matos e invece si è preferito fare cassa), non è che ci siamo indeboliti e alla fine, ma proprio alla fine, il difensore lo abbiamo preso e Benalouane sulla carta non mi sembra certo inferiore a Roncaglia e Tomovic.
Ma il sapore di questa campagna di gennaio è molto amaro e se ci pensate bene è tutto assurdo: squadra terza in classifica con merito, cinque nuovi giocatori, di cui uno (Tello) che potrebbe regalarci grandi gioie, eppure sono/siamo tutti arrabbiati: riflettete per favore nelle più o meno segrete stanze di viale Manfredo Fanti.

Alla fine il pareggio è meritato, ma i punti di differenza in classifica autorizzavano ad un maggiore ottimismo ed invece abbiamo giocato sullo stesso livello di una squadra che era quart’ultima in classifica.
Quello che mi preoccupa maggiormente è che abbiamo avuto una settimana per preparare questa gara mentre invece a febbraio giocheremo 7 partite in un mese.
Senza Kalinic è dura,molto dura ed era una grande occasione per Babacar che invece ha fallito la prova.
Pareggiare a Genova non è così drammatico, ma per puntare davvero in alto dovevamo giocare in un altro modo e temo che non sia possibile per via della stanchezza, più psicologica che fisica.

Oggi, 29 gennaio…
Mi son svegliato e…pensavo a te, calcisticamente parlando
Pensavo a te, nemmeno tanto oscuro oggetto del desideri: oh mio difensore tanto sperato e ancora purtroppo non arrivato.
Se è vero che esiste un giudice a Berlino (ma mi piacerebbe per tante cose che ce ne fossero anche dalle parti di Roma), sarà altrettanto certo che nel globo terracqueo vive, gioca e lotta insieme a noi qualche ragazzone attrezzato per stare in mezzo all’area viola.
Mammane, lisandri, chi volete, fate voi, ma portateci qualcuno, che tra poco si chiude.

Ci sono cose che non mi piacciono nella gestione dei Della Valle e l’ho detto a più riprese.
Capisco il non volersi mischiare troppo col carrozzone del calcio (ma nel 2005, per il bene di tutti, ebbero paura e si fecero fregare dai gatti e dalle volpi dell’epoca), ma il loro aulico distacco produce mediaticamente risultati molto inferiori all’impegno profuso e alle risorse economiche investite.
C’è un vizio di fondo, che è quello di non considerare la storia viola ante-Della Valle (vedi le foto in sede) e uno stare sulla torre d’avorio che rende molto difficile la comunicazione.
Ma oltre questo vedo poco altro da rimproverare ad una famiglia che se non ci fosse creerebbe un vuoto colmabile, temo, solo con qualche avventuriero.
Come sempre accade nella vita, si danno per scontate le cose che si hanno, e così a noi sembra normale il quarto posto, una gestione senza affanni finanziari, la certezza di continuare a fare calcio a determinati livelli.
Qualcuno però mi dovrebbe spiegare che cos’ha di così diverso Firenze da Bologna, oppure da Venezia, che per esempio potrebbe essere un’ottima attrattiva per il famoso sceicco, che tra l’altro ora se la passa meno bene per via del calo del petrolio.
Invece noi fiorentini siamo convinti di essere più degli altri: più belli, più seducenti, addirittura più simpatici per via delle nostre battute fulminanti.
E se ci dessimo una calmata?

Non era importante il come: dovevamo vincere per allontanare ombre e paure.
Sulla legittimità del successo mi pare ci sia poco da dire, abbiamo meritato concedendo pochissimo in una gara poco spettacolare, ma per giocare bene bisogna essere in due e comunque a questo punto bisogna fare più prosa che poesia.
Non siamo perfetti, anzi, però siamo tornati fare qualcosa di buono e senza i due centrocampisti centrali.
Stavolta è andata benissimo la difesa, ma uno da comprare ci vuole in tutti i modi e dovrebbe per forza arrivare, visto che comincia l’ultima settimana di gennaio
E poi…che goduria il Carpi: il dolce ce lo hanno servito loro!

Col passare degli anni e con la crescita dei figli mi sono accorto sulla mia pelle che è un vero e proprio lavoro, molto meno faticoso fisicamente di quello di mamma (e infatti secondo me le madri che lavorano a tempo pieno, quelle che stanno nove ore fuori di casa e poi mandano avanti la famiglia, sono le vere eroine del nostro tempo), ma altrettanto impegnativo su quello mentale.
Fino a non troppo tempo fa pensavo che bastasse metterci l’amore e dare materialmente tutto quello che potevi per essere a posto con la coscienza e considerarsi mediamente sufficiente.
Mi sbagliavo completamente.
Essere babbo è molto diverso e molto di più.
E’ uno stato mentale, dove non importa il quanto, ma il come: in un’epoca dove per fortuna è scomparso l’autoritarismo come forma educativa noi uomini siamo rimasti spiazzati.
Dobbiamo dialogare con i nostri figli imponendo dei no motivandoli, esercizio estremamente complicato.
Dobbiamo saper ascoltare senza giudicare, accompagnare e suggerire.
Dobbiamo dare l’esempio con la nostra vita, la nostra onestà, la nostra limpidezza morale.
E, soprattutto, dobbiamo regalare ai nostri figli la sicurezza che noi babbi ci siamo e ci saremo in ogni momento, qualsiasi avvenimento accada e di qualsiasi cosa abbiano bisogno.
Tutto questo sempre, o almeno fino a quando non si formeranno a loro volta una famiglia: facile vero?

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