Roncaglia, Richards, Salcedo, Tomovic, ora Gaspar e Laurini, più forse altri che neanche mi ricordo: ma siamo proprio sicuri che sulla fascia destra fossero stati e siano tutti meglio di Piccini?

Lo ha bocciato Pradé, lo ha bocciato Corvino, non lo hanno voluto Montella e Sousa, eppure ieri è stato dignitosamente in campo in una partita di Champions a Torino contro la Juve.

Il fatto di essere fiorentino e tifoso viola aiuta certamente nella mia benevola considerazione del ragazzo e invece sembra quasi che questo sia stato un elemento a sfavore per vederlo ancora a Firenze.

Mistero.

I Della Valle come Trump?

Più o meno per una discreta minoranza di tifosi viola, tra cui i nostri Vonci e Vuturo, per cui qualunque cosa accada nella e alla Fiorentina è sempre colpa dei fratelli marchigiani.

Battiamo l’Udinese in una gara molto complicata sul piano psicologico, giocando un ottimo primo tempo?

Sì, vanno bene i tre punti, ma porca miseria Diego quella cosa lì a noi tifosi non la doveva proprio fare, ci ha davvero mancato di rispetto.

E cosa avrebbe fatto di così grave?

E’ venuto a Firenze per incontrare quel tale della Apple, sì,Tim Cook,  e si è fermato a dormire a Villa La Massa, là dove da sempre alloggia la Juve.

E non si è fermato qui: prima di ripartire di buon mattino ha chiamato il buon Stefano Pioli per capire come andassero le cose nella Fiorentina, che fino a prova contraria dovrebbe essere di sua proprietà, e lo ha convocato nel famigerato albergo per farci due chiacchiere.

Perché non si è presentato ai campini?

Perché non ha spiegato alla città cosa intende fare?

Inqualificabile.

Se non avesse chiamato Pioli, si sarebbe detto che se ne fregava completamente, convocandolo se ne frega dei tifosi.

Detto che se fossi uno dei due fratelli, e specialmente Andrea, sarei già tornato da almeno un mese a Firenze, a me pare che ormai si sia arrivati ad una vera e propria ossessione sui Della Valle: e se cominciassimo un po’ a rilassarci?

E neanche il Manchester o (per fortuna) la Juve.

Fatta salva questa certezza, qualcuno mi deve spiegare perchè ci sia malcontento dopo il successo di ieri, che poteva essere più larga visto l’ottimo primo tempo.

Venivamo dagli schiaffi di Verona, c’era nell’aria la paura del disastro e invece abbiamo iniziato la gara con un piglio tecnico e agonistico che lascia ben sperare per il futuro.

Vinciamo e vinceremo soffrendo, ma non per questo i successi saranno meno importanti o regaleranno meno soddisfazione.

Se poi uno vuole farsi del male da solo e buttare nel calderone tutto, Della Valle, mercato, Corvino, insomma tutto…è padrone di farlo, ma mi spiace io “non mi lego a questa schiera”.

E, come molte altre cose della mia vita, anche sulla Fiorentina morrò “pecora nera”.

Il resto oggi sinceramente interessa veramente poco

Poi parleremo di moduli, dei Della Valle che continuano a disertare Firenze (e non capisco) e di tutto quello che ci fa più piacere, ma tra poche ore c’è solo da vincere

Ib qualsiasi modo, fosse anche con un gol i fuorigioco nei minuti di recupero, se però ci fanno soffrire meno ringrazio con affetto

Scusate, ma non ce la faccio a solidarizzare con le signore e signorine che dicono di essere state costrette ad avere rapporti di vario tipo con produttori, direttori, industriali, politici, insomma uomini di potere.

Costrette da cosa?

Si può tranquillamente dire di no alle proposte più o meno esplicite di vecchi babbioni o uomini col cervello posizionato nel baricentro basso del corpo, qual è il problema?

Altra cosa è la violenza fisica con cui si costringe una donna ad un rapporto e su quella la legge dovrebbe colpire con maggiore severità e ancor di più dare la certezza della pena.

Avere, per esempio, un rapporto orale con un importante produttore, non il bruciataio dell’arco di San Pierino come avrebbe chiosato il grande Ciuffi,  e poi pentirsene vent’anni dopo denunciando la presunta violenza non ha proprio senso, a meno che non si cerchi un bel titolo sul giornale.

 

VEDO CHE NON CI CAPIAMO: NON HO MAI SCRITTO CHE SI DEVE DENUNCIARE, MA CHE SI PUÒ DIRE DI NO

E’ stato come per un bambino entrare a Gardaland.

Chi ama il calcio non può che godere nello stare al posto dei giocatori a sentire una lezione di un allenatore di serie A che ti spiega cose che neanche immaginavi potessero essere spiegate.

Perché ognuno è figlio delle proprie esperienze: tu giochi a pallone per oltre trent’anni e sei convinto che alla fine quasi tutto sia affidato all’istinto.

Cominciava la partita e mica sapevi cosa sarebbe successo, come se si fosse in un film, molto divertente tra l’altro e molto rimpianto ora che non gioco più da tempo.

E invece no, Pioli ci ha spiegato come funziona il calcio in serie A ed è stato, ve lo assicuro, appagante ed educativo.

Rimane poi il fatto di cosa abbiamo capito noi umili cronisti, ma questo non è colpa di Pioli e neanche della Fiorentina….

I social sono come l’acqua: vanno saputi utilizzare.

L’acqua, oltre ad essere essenziale per la nostra vita, può essere fonte di energia, ma anche creare danni immani e così accade per le piattaforme digitali.

Per una forma di pigrizia mentale o forse perché sono nato nel 1960 mi sono sempre tenuto alla larga da tutto, pur capendo che magari mi avrebbero aiutato in quella che in un eccesso di egocentrismo potrei definire popolarità.

Quindi niente facebook (il profilo che appare non è mio), niente twitter, niente istagram, niente di niente. Solo il “nostro” blog.

In compenso sui social ogni tanto si parla di me, a volte a sproposito, come quando mi si attribuisce un ruolo di censore che è quanto di più lontano ci possa essere dal mio modo di vivere e pensare.

E’ accaduto molte volte in passato, l’ultima con la sospensione per motivi indipendenti dalla mia volontà della partecipazione di Marzio e Pietro a Viola nel Cuore.

Il ritorno della voce di Pietro in trasmissione credo che sia la migliore risposta a chi mette lo sterco nel ventilatore e poi pigia il tasto on.

Non so se qualcuno ci ha mai pensato o se esiste già, ma se così non fosse fornisco agli uomini e alle donne esperti di informatica un suggerimento a costo zero: create il sito “secondoteciserve.com”, che avrebbe più o meno la stessa fortuna di “quandosiamoarrivati.com”.

L’ispirazione mi è arrivata alla terza ora di Ikea, quando Cristina mi ha rivolto la cortese domanda a proposito di uno straordinario straccio che impedisce l’aderenza tra due pentole.

Secondo me avrebbe un gran successo, il blog, non lo straccio, perché verrebbe fuori la sostanziale differenza tra maschi e femmine, nonché il grado di ammirevole arrendevolezza che caratterizza noi uomini di fronte all’implacabile pressing delle nostre compagne, la cui competenza non deve neanche essere messa in discussione.

Comunque, per la cronaca, lo straccio non l’abbiamo preso, ma il resto delle “cose importanti” sì, e certamente servirà tutto, di questo sono sicuro.

E’ stato più forte di me, ma proprio non ce la faccio perchè si ha un bel dire che nell’82 lo scudetto era nostro e che…meglio secondi che ladri, però alla fine il campionato l’ha vinto “lei” e noi a leccarci le ferite.

Il mio scudetto, certo in tono minore rispetto a quello che potrebbe succedere se fosse colorato di viola (quello del 1969 lo ricordo pochissimo), è datato 1976: in tre partite il Toro riprese la Juve e la sorpassò, rimandendo in testa fino all’ultima giornata.

Una gioia irrefrenabile, vissuta con l’irruenza dei (quasi) sedici anni, un’età particolarmente complessa in cui il calcio è molto, ma molto importante.

Ecco perchè ieri sera mi sono scatentato quando al telefono ho avuto la possibilità di parlare con Claudio Sala, detto banana per irriferibili motivi (cit. Pecci), che di quella magnifica squadra era il capitano, oltre che dal sottoscritto il giocatore più ammirato.

Un’ala destra meravigliosa, capace di scartare tre volte lo stesso giocatore in cinque metri e il pallone non glielo toglievi mai, poi arrivava il cross per Graziani e Pulici, ma non sapevi quando, decideva lui il momento di liberarsi dell’amato bene.

Se penso al ragazzo che ero, mi emoziono e davvero non mi sembra vero di aver parlato con lui e di aver passato molti momenti insieme a Graziani e Pecci: che grande fortuna lavorare in radio!

Altri due turni di squalifica per i tifosi della Lazio a causa dei buu razzisti durante le partite con Cagliari e Udinese: ci stancheremo prima noi a parlarne o questi imbecilli?

La Lazio è da tempo in Champions in questa speciale classifica, ma non corre purtroppo un campionato a sè stante perchè di idioti con pochi neuroni nel cervello sono piene le curve d’Italia.

Che gusto ci sia ad insultare un giocatore per il colore della pelle è un mistero che mi porterò nella tomba, ma forse aveva ragione De Gregori: “non c’è niente da capire”.

C’è solo da compatire genitori, fratelli e a volte figli, sì perché alcuni sono pure padri di famiglia, di questi minus habens.

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