Dopo una ventina di minuti un po’ così ci siamo divertiti tutti, i giocatori per primi e gli attaccanti in particolare.
Mi pare un po’ presto, vista la consistenza degli avversari, per affermare con certezza che le due punte ci debbano sempre essere, però è vero che Kalinic con Babacar è sembrato un altro giocatore.
Bellissimi i quattordici minuti di Zarate, specialmente con la commozione dell’argentino condivisa da tutto lo stadio, perché Firenze sa quando è il momento di graffiare e anche quello di raccogliersi intorno a chi sta soffrendo.
E poi, alla fine, è stato molto divertente sentire il risultato delle altre squadre, soprattutto quello dell’Inter…

Giornata di studio e concentrazione.
Se è difficile per me immedesimarmi nella partita nelle 19, figuriamoci per i giocatori.
Per questo motivo sarà una prova di maturità, specialmente per Sousa a cui spetta il compito di allenare non solo le gambe, ma soprattutto le teste dei giocatori.
Bisogna vincere perché passare per primi nel girone è fondamentale, oltre che rappresentare un traguardo minimo, vista la consistenza delle altre squadre.
Mi aspetto Zarate in campo, se non ci fosse sarebbe più o meno una bocciatura.

Ci pensavo nel leggere i tanti attestati che hanno accompagnato Francesco Totti nel compimento dei quaranta anni.
Pensavo a Giancarlo Antognoni e al suo addio a Firenze a “soli” 33 anni.
Ho scritto e detto che a me piace moltissimo chi capisce quando sia il caso di lasciare (Guccini docet) senza andare a raccogliere gli ultimi spiccioli ed elemosinare ingaggi o comparsate.
Ma Antognoni per noi ragazzi fiorentini oggi cinquantenni era un’altra cosa, una licenza poetica che ci prendevamo senza bisogno di chiedere nulla a nessuno.
Come sarebbe stato l’addio al calcio di Antognoni tre, quattro anni dopo, a Firenze e senza la parentesi svizzera?
E gli ipotetici quarant’anni sul campo?
Devo ammettere che Totti gli è stato superiore, così come Baggio, però a me sarebbe piaciuta una celebrazione un po’ più lunga di quel bellissimo pomeriggio del 25 aprile 1989 quando lo stadio si riempì per salutarlo, anche se giocava ancora nel Losanna.
Molto intenso, ma non completo.

Ragazzi, io capisco la vostra indignazione, ma premesso che non avrei mai scambiato Antognoni con Baggio o con Totti, bisogna anche guardare le carriere, il numero dei gol, i palloni d’oro vinti ecc
Poi siete liberi di prendervela con me come meglio credete, è il bello del blog!

Quando Francesco Totti nasceva, stavo preparando la festa in casa per i miei 16 anni.
Ricordo tutto di quel giorno molto particolare e, per una serie di motivi, non proprio bello.
Ci pensavo nel leggere le giuste celebrazioni per un campione straordinario andando a scavare nella memoria, perché a me piace molto ricollocarmi nel tempo.
Ricordare cioè cosa stessi facendo e che persona fossi in quel determinato momento della mia esistenza: non so se è un tratto comune a molti altri, a volte aiuta a capire gli sbagli fatti.
Quello che ancora non sapevo in quel compleanno adolescenziale di quaranta anni fa (mamma mia, quanto è difficile essere adolescenti e poi ancora di più essere genitori di adolescenti!) è che una settimana più tardi avrei incontrato una ragazza molto carina che, quasi quattro decenni dopo, attraverso gli imperscrutabili mutamenti del cuore sarebbe poi diventata la compagna della mia vita.
E’ a lei che dedico questi miei “primi” 56 anni.
E anche a tutte le persone che mi vogliono bene, compresi (spero) tanti di voi che ogni mattina si prendono la briga di leggere questo blog.

Finalmente una squadra che regala emozioni, che gioca la partita con grande intensità, che prova a tirare anche se la conclusione, specialmente se da lontano, non è proprio una specialità della casa.
Il pari alla fine è sostanzialmente giusto e neanche stavolta l’arbitro ci ha voluto male…
Il rigore è ovviamente lo spartiacque: il palo ci può stare e va accettato con la serenità e la consapevolezza di chi ha visto Ilicic sbagliare davvero pochissimo dagli undici metri.
Scrivo queste cose a freddo, dopo essere rimasto quasi senza parole nel momento in cui il grido del gol mi è rimasto in gola.
Si è finalmente rivisto Bernardeschi e soprattutto Borja Valero, da loro due passano molte delle speranze viola di tornare in Europa
Babacar era da mettere prima, non tento, ma almeno una mezz’ora gliela avrei concessa, ma parlare da fuori è molto, molto più facile.

A me questo Milan continua a sembrare scarso, pur riconoscendo a Montella un buon lavoro, ma per esempio a centrocampo, se recuperiamo Vecino, non esiste confronto.
Nel calcio però conta metterla dentro e allora è giusto ricordare che loro hanno Bacca, che sembra esattamente il Kalinic dell’anno scorso di questi temi.
E se provassimo il croato e Babacar insieme?
Se rischiassimo qualcosa, magari rinunciando a Tello?
E’ sempre una partita di grande fascino e di grande prestigio, vincerla ci darebbe uno slancio straordinario, proprio quello che ci vuole per rinvigorire un ambiente un po’ depresso.

Il gol di Babacar è da urlo, uno dei più belli che abbia mai visto, roba che solo a pensarla devi essere veramente bravo, come dimostrano gli autori di simili prodezze nel passato più o meno recente.
E il fatto che proprio lui sia stato il migliore in campo è l’aspetto migliore di una serata che non ci lancia verso l’alto, ma neanche ci deprime perché il punto è buono, anche se non esaltante.
Sta crescendo pure Bernardeschi, un po’ alla volta, mentre Tatarusanu si sta dimostrando più affidabile di qualche settimana fa.
Siamo lì, in mezzo al guado, certamente ci manca il Kalinic del 2015, quello che sembrava Higuain e che adesso fatica parecchio: farlo giocare insieme a Babacar potrebbe essere una bella idea per aiutarlo a riprendersi il prima possibile.

Questa storia che Udine sia storicamente un campo avverso alla Fiorentina non l’ho mica capita.
Ci abbiamo perso, vinto o pareggiato un po’ come da tutte le parti d’Italia, ma sarà perché lì ho fatto la prima radiocronaca della mia vita, ma non riesco a considerare quello stadio e quella città come ostile ai viola.
Ho invece dolci ricordi: i meno 15 gradi del gennaio 1982, quando vincemmo con bertoni e Graziani e balzammo in testa alla classifica, l’incredibile tripletta di Bati nel 1997, una punizione vincente di Vargas, Rossitto che nel 2001 con Terim sembrava Rui Costa e insomma non è che sia sempre andata male.
Due anni fa segnò una doppietta perfino Mario Gomez, che poi se la prese con i compagni dopo la partita rompendo di fatto con l’ambiente.
Via, un po’ di ottimismo…

Abbiamo avuto un po’ di fortuna e Rizzoli ci ha aiutato, e allora?
Possiamo godercela pienamente questa vittoria per molti versi insperata o dobbiamo farci del male da soli continuando sempre e solo ad evidenziare quello che non va bene?
Non è che adesso stia pensando allo scudetto o alla Champions, però non so quante squadre riusciranno da qui alla fine del campionato a battere la Roma e allora stamani io sono molto soddisfatto per come sono andate le cose.
E preferisco dimenticare le difficoltà, peraltro preventivabili, e pensare che per esempio abbiamo giocato un secondo tempo atleticamente molto valido, che Sanchez ha giocato alla pari e forse qualcosa in più rispetto ai super centrocampisti tutto muscoli di Spalletti, che ogni tanto un centrocampista fa un gol.
Oggi tutto il resto passa in secondo piano.

Partita molto, ma molto complicata per tutta una serie di motivi che partono ovviamente dalla forza della Roma.
Poi c’è il modo in cui Spalletti, dall’altra parte, ha caricato l’ambiente con le sue uscite su Totti e in queste cose Luciano è un maestro, mentre a me pare che sulla storia di Bernardeschi si sia fatta un bel po’ di confusione.
La giocheremo con una sola punta, immagino, e dispiace perché Babacar aveva dato segni di risveglio anche se con lui non si può mai sapere.
Ma conterà soprattutto “come” la giocheremo, quale intensità metteremo nella gara, partendo dal presupposto che quanto visto nelle precedenti partite non può assolutamente bastare.

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