Quasi sei mesi fa andava in scena la vergogna dell’Olimpico, la finale di Coppa Italia più triste della storia.
In tutto questo tempo si è parlato molto e fatto niente: domani in uno scenario da potenziale far west si gioca Napoli-Roma, tra nove giorni c’è un’altra volta Fiorentina-Napoli e siamo tutti lì a sperare che non accada niente, come se non dipendesse da noi.
Nel mio piccolo avevo provato in estate a promuovere un’iniziativa congiunta con la radio di Napoli per stemperare gli animi, perché la partita di domenica 9 novembre fosse un’occasione per abbattere steccati, rimuovere stereotipi, far capire che alla fine vinciamo noi che abbiamo il calcio e lo sport pulito e non i bastardi violenti che fomentano scontri.
Ho fatto un buco nell’acqua, in pratica non ho mai avuto una risposta vera “perché dobbiamo sentire la società”, “poi ti faccio sapere” e così alla fine ho lasciato perdere anch’io.
E ora eccoci qui, nudi al traguardo, con due partite che fanno paura e in cui purtroppo non si penserà a Totti, Higuain o Borja Valero, ma solo agli eventuali disordini: che tristezza.

E non è, almeno per ora, Mario Gomez.
No, non si era seduto Babacar e nella partita di ieri ha dimostrato altre cose, oltre al fatto fondamentale di aver segnato la doppietta che ci riporta in linea di volo.
Ha retto molti palloni, ha svariato da un fronte all’altro dell’attacco, si è reso affidabile per i compagni.
E’ stata una partita molto più complicata di quello che non dica il risultato e l’abbiamo vinta prima di tutto con la testa, segno che il gruppo è ancora unito, che ci sono magari degli spifferi, ma ci si può lavorare sopra e tornare competitivi.
A me sorprende la sicurezza di Neto, ormai padrone assoluto della porta, mi sorprende se la rapporto alle incertezze dei suoi primi anni in viola e mi è molto piaciuto Basanta mentre su Ilicic non calcherei troppo la mano: ha sbagliato un gol che era un rigore in movimento, però mi è sembrato bello vivo.
Godiamoci questo successo senza esaltarci troppo e cerchiamo di essere ottimisti.

Non ci possiamo permettere di pareggiare di nuovo, ci infileremmo in un tunnel di mediocrità che a Firenze proprio non sappiamo sopportare.
Non so come sarà possibile arrivare a vincere la gara di questa sera perché l’Udinese è più in forma di noi, più libera di testa e dunque pericolosissima.
Pur senza Gomez (quasi angosciante la telenovela del suo rientro) e Rossi, dovremmo essere più forti, ma a patto che Borja Valero e Cuadrado siano presentabili, cioè oscillino almeno dal 6 al 6,5.
Ci vorrà anche l’aiuto del Franchi, che intanto dovrebbe ignorare Ilicic, evitando brusii se lo sloveno dovesse entrare in campo, come pare più che probabile.
Mi preoccupa un po’ Babacar, non vorrei si fosse “seduto” dopo il capolavoro all’Inter: non se lo può permettere lui e, soprattutto in queste settimane, non ce lo possiamo permettere noi.

L’ha uccisa al culmine di una lite perché si era rifiutata di ritornare con lui.
Poi sotto choc ha vagato per tutta la notte sino a stamattina, quando la polizia lo ha fermato.
Si chiama Gora Mbengue, 27 anni, senegalese, l’assassino di Veronica Valenti, 30 anni di Belpasso.
I due da mesi avevano interrotto una relazione sentimentale: ieri sera si sono incontrati per un chiarimento, ne è nata una lite, al culmine della quale il giovane l’ha colpita ripetutamente al petto.

Giornalisticamente questo è un pessimo post, perché non dice (purtroppo) nulla di nuovo, insomma non c’è notizia.
Ma poiché qui siamo a dialogare tra noi e non “vendiamo” nessun prodotto, io invito tutti gli uomini di questo blog a fermarsi almeno due minuti tutti i giorni per riflettere su queste violenze inaudite che si ripetono da sempre sulle donne.
Spesso non c’è la morte e quindi nemmeno una breve in cronaca, spesso la violenza fisica e psicologica resta impunita per paura, omertà, sottomissione, spesso il mostro, perché di mostro si tratta, è quel signore così gentile che ci sorride quando buttiamo via la spazzatura.
Noi ci giriamo dall’altra parte: non vediamo e non sentiamo mentre le donne, le ragazze e le bambine muoiono o vengono vendute o sfruttate.
E senza rendercene conto sprofonda ogni giorno di più la nostra cosiddetta e molto presunta civiltà.

Partita veramente mediocre, che però abbiamo avuto il merito e la forza di pareggiare: una piccola impresa non da poco se si considera che il Milan era molto più riposato di noi.
Certo, se queste sono le squadre che puntano al terzo posto si spiega facilmente il perché il calcio italiano sia nelle attuali condizioni pre-comatose.
Il mistero Borja Valero continua: cos’ha?
Mi rifiuto di credere che sia un discorso di appagamento post contratto lungo, non fa parte del DNA dell’uomo, eppure qualcosa che non funziona c’è, ormai sono mesi che non è lui.
Pessimo pure Cuadrado e anche qui non tirerei in ballo il nuovo accordo, ma piuttosto una mancanza di maturità nel capire quando non è la giornata giusta e quando quindi uno debba fare solo le cose facili.
Ci ha salvato Ilicic, che si poteva tranquillamente risparmiare il gesto polemico dopo il gol, come se fino a quel momento avesse alle spalle mesi di partite eccellenti: è anche “da questi particolari che si giudica un giocatore”.

Una piccola rivincita personale: chi aveva ragione sul reale valore di Cuadrado, quando venivo accusato di non volere il bene della Fiorentina nel valutare ottimistica la quotazione di 40 milioni?
Al di là di questo, tutto è bene quel che finisce bene, il contratto è stato prolungato con cifre che in tutta onestà Cuadrado deve ancora dimostrare di valere.
E’ stata una bella apertura di credito e di fiducia della Fiorentina nei confronti del giocatore, per ora troppo discontinuo per valere quei soldi in una squadra che non è ai vertici europei.
Lo scrivo con la massima simpatia nei confronti del ragazzo, ma voglio e devo essere onesto con chi mi segue: adesso dunque tocca a lui, noi non aspettiamo altro che vederlo entrare nei grandi della storia viola.

Converrà considerare di più la sicurezza con cui la Fiorentina si impone in Europa rispettando sempre il pronostico e non è sempre detto che sia così, come possono ben testimoniare i tifosi del Napoli e dell’Inter.
Ci siamo ripresi dagli schiaffi di domenica scorsa?
Ci andrei cauto, perché il campionato è un’altra cosa e comunque, come a Minsk, la squadra ha risposto alle sollecitazioni di ogni genere che arrivavano dentro e fuori Firenze.
L’abbiamo vinta bene, sprecando il giusto e questo ci farà comodo a San Siro, dove ci temono e non ci daranno spazi, quelli dobbiamo prenderceli da soli e chissà che non sia l’occasione giusta per ritrovare il Borja Valero scintillante delle ultime due vittorie.

Non vado in Grecia per vari motivi, nessuno per fortuna legato alla salute, e quindi non potrò rendermi conto da vicino dello stato dell’arte.
Di quanto cioè sia coesa la Fiorentina, dentro e fuori dal campo.
L’impressione è che ci siano delle frizioni, delle situazioni sospese da risolvere e non parlo solo dei contratti da fare o rivedere.
Siamo una squadra a cui negli ultimi due campionati è sempre piaciuto divertire divertendosi e ora l’idea è invece che invece purtroppo il clima sia diventato piuttosto pesante.
Qui deve fare molto Montella e, se le cose dovessero continuare così, anche ADV, che mi è parso sinceramente sorpreso ed irritato per la piega che sta prendendo la stagione.
Siamo però ancora in tempo ad invertire il percorso, basta pensare da gruppo e non da singolo.

Poi, ad un certo punto, ti accorgi che sono importanti le piccole cose di tutti i giorni, quelle che non hai mai considerato nel modo giusto, le perle preziose che potresti perdere da un momento all’altro: le ragazze che scherzano e si becchettano, Cosimo che elabora un concetto nuovo, un abbraccio.
La tanto disprezzata quotidianità, termine che a qualcuno evoca tristezza solo perché non la sa vivere nel giusto modo.
Maturità?
Forse.
O magari più semplicemente il riposo dopo viaggi difficili e tormentati, fatti di combattimenti in tutti i campi della vita, contro chi subdolamente ha cercato e cerca di ferirti.
E’ successo a tutti, penso.
E allora forse è bene fermarsi un attimo e riflettere sul perché si corra così tanto e provare a trovare la risposta dentro di noi.

E più di tutti Montella.
Lo dico col massimo rispetto e non scordando ciò che è avvenuto negli ultimi due anni, ma non si può giocare un primo tempo così e non si può togliere Babacar per dare ancora una chance a Ilicic.
Dopo quel cambio, secondo me insensato, ci siamo appiattiti, dopo venti minuti iniziali del secondo tempo che lasciavano sperare bagliori e azioni da gol.
Sconfitta meritata, anche se con un po’ di fortuna potevamo pareggiarla con Aquilani, ma eravamo senza anima e anche senza idee.
Un po’ poco per sperare di battere una buona squadra come la Lazio, che ha fatto il minimo indispensabile per portare via i tre punti: quarantacinque minuti di possesso palla neanche troppo asfissiante e poi mille mezzucci per rallentare l’eventuale rincorsa viola.
Ma ci hanno dato otto minuti di recupero e non ci possiamo lamentare e neanche possiamo pretendere che fischino fallo a nostro favore ogni volta che Cuadrado cade a terra: lo fa troppe volte e perde troppe palloni, chissà a chi si riferiva ADV parlando di gente che pensa più al contratto che alla partita…

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