Io Cuadrado a 35 milioni di euro non l’avrei mai comprato, quindi per me è stato un affare venderlo.
Dispiace moltissimo sul piano tecnico, perché Juan era veramente uno che faceva divertire e nelle giornate migliori quasi vinceva da solo le partite, ma avevo l’impressione che il suo rapporto con la Fiorentina fosse a fine corsa.
La cifra realizzata è importante, adesso va spesa molto bene, per evitare sprechi che non ci possiamo permettere.
Darmian sarebbe una buona soluzione, ho paura però che il Torino alzi il tiro sapendo che sono entrati tutti quei soldi.
Mi auguro che Pradé abbia avuto il tempo di sondare il mercato prima che il Chelesea facesse sapere di essere disposto a pagare la clausola.
A quel punto la società poteva fare poco, perché nessuno credeva che l’uscita fosse possibile a gennaio, mentre più o meno tutti eravamo convinti della partenza di Cuadrado la prossima estate.
Dispiace, ripeto, ma non è un dramma.

Domani no, dopodomani nemmeno, sabato certamente.
Pare dunque che entro la fine del mese avremo il nuovo Presidente della Repubblica e sembra di assistere ad una partita di poker: bluff, buio, contro buio, vedo, rilancio.
E’ sempre stato così, per carità, probabilmente è il rito che negli anni mi ha stancato e non credo di essere il solo.
Faccio il tifo per una donna, e sarebbe uno straordinario segnale di cambiamento e di vitalità, ma chi?
Sulla Finocchiaro non voglio fermarmi a quella incauta spesa all’Ikea, però non è che veda tanto altro, la Pinotti mi pare un po’ acerba, l’unica che mi sarebbe piaciuta davvero era la Bonino, ma ha purtroppo altro a cui pensare.
Alla fine eleggeranno un uomo, temo un politico e qui davvero si brancola nel buio.
Voi chi votereste?

E’ il mio atteggiamento mentale consueto: prendo una botta, magari pure di quelle tremende che ti fanno boccheggiare per settimane o mesi, ma poi riparto, provo a ripartire, combatto, ce la metto tutta.
Ecco, bisognerebbe fare così anche con il calcio e la Fiorentina: piovono rigori e favori vari a Napoli, Roma, tra un po’ sicuramente anche a Milano?
Noi ce ne freghiamo e non andiamo a vedere cosa c’è nel piatto degli altri (e qui chiunque abbia almeno due figli mi capisce benissimo).
Basta arrabbiarsi, non serve a niente, meglio concentrare le nostre forze solo sulla Fiorentina, sfruttando magari la nostra grande arma dell’ironia, che davvero non ha confronti in Italia.
Mi aspetto qualche striscione sulla falsariga di quelli che hanno fatto la storia del tifo viola negli ultimi quaranta anni.

In alto i cuori, è tornata la Fiorentina.
Quella dei momenti migliori, con qualcosa in meno a centrocampo, ma finalmente con Mario Gomez.
A quelli scontenti per il pareggio contro la seconda squadra italiana consiglio di andare a vedersi il campionato dell’Inter del Milan, che saranno “sempre in corsa per il terzo posto”, ma che fanno piangere sul piano del gioco e dei risultati.
E’ stata una partita molto bella, molto meglio di quella con la Juve, perché nessuna delle due squadre ha rinunciato a vincere e anche questo è un segno di maturità.
Insomma, non ci siamo accontentati.
L’errore individuale di Basanta è stato pesante, ma onestamente non saprei dire se saremmo riusciti a tenere il vantaggio perché la Roma del secondo tempo mi è sembrata molto forte, almeno per i primi quindici minuti.
Se ci credono in tanti al piazzamento Champions, possiamo farlo tranquillamente anche noi.

Non posso immaginare che Babacar non rinnovi perché è arrivato Gilardino: a ventidue anni non si dovrebbe avere paura di niente e di nessuno e quindi non può essere un grande ex a determinare le sue scelte future.
Semmai il problema riguarda più Gomez, chiamato a confermarsi con una certa urgenza perché dietro adesso ne ha due invece di uno.
Certo che siamo una bella razza: se stanno fermi, ci lamentiamo, se prendono Gilardino non ci va bene per tutta una serie di motivi.
Il vero problema sono le condizioni fisiche del Gila e anche di Diamanti: noi abbiamo bisogno di gente pronta subito, non è che possiamo aspettare troppo per rivederli in forma.
E comunque, al di là dell’infelice battuta sulla luce che si era spenta, e di cui si è certamente pentito, non mi pare che Alberto abbia lasciato un brutto ricordo nell’ambiente e soprattutto nello spogliatoio, fattore assolutamente decisivo per andare a riprenderlo

Ottima serata, meno complicata del previsto e allietata dalla lieta novella del ritorno del figliol prodigo.
Il migliore in campo, chi l’avrebbe detto?
Se si è sbloccato o no ce lo dirà la Roma, mi è piaciuto il suo uscire dal campo senza stare a gigioneggiare troppo, consapevole che molto deve essere ancora fatto per riconquistare la fame del giocatore che era un anno e mezzo fa.
Nonostante la mancanza di diversi titolari, c’è stata una buona circolazione della palla, soprattutto nel primo tempo e comunque non mi sembra che siano mai stati corsi particolari pericoli.
La squadra corre di più che a dicembre, bisogna pretendere di più da Cua e possiamo essere molto sereni in attesa della Roma.

Il primo ricordo non può che essere che per quella notte del maggio scorso in cui è morto il calcio.
Poi dallo schifo totale siamo come sempre ripartiti anche se il retrogusto amaro di una follia consentita ed impunita personalmente me lo porterò dietro per sempre.
Riecco quindi la Coppa Italia, con il suo consueto strascico di pro e di contro, a cominciare da chi far giocare: i migliori o quelli che non si devono mai e che svariati motivi, non ultimi quelli di mercato, avrebbero bisogno di un po’ di vetrina.
Di partite scivolose come quella di stasera ne ricordo diverse, per esempio un’incredibile eliminazione con Prandelli contro un Torino nettamente inferiore all’Atalanta.
Conterà in negativo anche la scarsa partecipazione del pubblico: chi ha la fortuna di lavorare è difficile che possa raggiungere velocemente ed entro le 18 il Franchi, ma il predominio della televisione è totale, sia questa a pagamento o visibile a tutti.
Io manderei in campo Gomez, per un’ulteriore prova d’appello e se le cose non dovessero andare si butta dentro Babacar e si spera che finisca come a Verona.

Certe emozioni non si scordano mai.
Era il primo settembre 1979, mi ero appena diplomato, non avevo,come si dice, ne’ arte ne’ parte, solo una gran voglia di fare il giornalista e partiva l’avventura.
Se non ci fosse stata Radio Blu non so come sarebbe andata a finire, quasi sicuramente avrei avuto una vita molto più “normale”.
In questi 35 anni di avventura bellissima ed indimenticabile non ho mai pensato di essere qualcuno e ancora oggi mi sorprendo se qualcuno vuole fare una foto con me o mi chiede un autografo.
La mia idea è sempre stata quella di entrare nelle case e nelle auto delle persone e proprio per questo ci vuole garbo, educazione, sensibilità: pur avendo commesso diversi errori, spero di essere stato all’altezza di ciò che chiedevano le persone che ascoltavano.
Radio Blu è stata la mia vita fuori dalla mia famiglia, le ho dato e mi ha dato tutto, per tanto tempo l’ho chiamata “la mia bambina”, poi ho smesso perché è talmente cresciuta che mi sembrava riduttivo.
Il prossimo 30 giugno si chiude una storia bellissima ed il primo luglio ne comincerà un’altra, sempre col Pentasport e i suoi “figli”, oltre che con “Viola nel cuore”.
Triste?
Direi più emozionato, sapevo da mesi che sarebbe arrivato il momento dell’annuncio, poi saranno le 20 dell’ultimo giorno di giugno e si chiuderà il sipario.
Sarebbero tante, troppe, le persone da ringraziare e ancora c’è da tanto da lavorare, quindi vado a pensare al Pentasport di questa sera…

Per una volta non facciamo troppo gli schizzinosi e godiamocela senza problemi.
Non la meritavamo?
Può essere, ma le volte che c’è andata male?
Impietoso il confronto tra Gomez e Babacar, in tutti i sensi.
Il tedesco ha fallito l’ennesima prova d’appello e domenica sera, se esiste una logica, andrà senza troppi rimpianti in panchina.
Per me il migliore è stato Joaquin, ma se qualcuno mi dice Tatarusanu, Mati o lo stesso Babacar non starei troppo a discutere.
Siamo ancora in corsa per l’Europa, a pensare in grande anche per quella che conta di più.

Ancora Gomez, sempre Gomez, fortissimamente Gomez.
Il quesito, che appena un anno fa sarebbe sembrato quasi una bestemmia è se sia il caso di farlo giocare a Verona oppure tenerlo in panchina.
Credo che sia giusto mandarlo in campo perché abbia ancora una possibilità, per vedere se si scuote dopo una settimana in cui è stato al centro del mondo e non certo per meriti calcistici.
E d’altra parte non è che abbiamo chissà quali soluzioni offensive alternative.
Diamogli quindi fiducia ancora una volta e vediamo se riesce a sbloccarsi, poi semmai ci metteremo a fare altre considerazioni.

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