Ancora tu?
Ma non dovevamo rivederci più?
Sono molto curioso di ascoltare la prima conferenza del secondo atto del Corvino viola.
Quattro anni sono un tempo sufficiente per metabolizzare gli eccessi del quotidiano, cambia molto la prospettiva su eventi e persone.
Come lo ritroveremo?
Quanto litigheremo, semmai litigheremo?
Ma, soprattutto, quanti mezzi avrà per provare a fare meglio degli ultimi anni, impresa niente affatto facile per tutti, Corvino compreso.

Ho avuto momenti di grande difficoltà, lo ammetto: quando il Milan attaccava speravo che facessero gol, era una specie di riflesso condizionato, sapevo che ci avremmo rimesso, ma era più forte di me.
Ai supplementari ho pensato che sarebbe andata in quel modo, non lo meritavano, ma avrebbero vinto loro e così è stato.
Gran partita del Milan, come avremmo dovuto fare noi due anni fa all’Olimpico e sconfitta beffarda, assolutamente non meritata.
Per una volta il c… della Juve ci ha fatto comodo e credo sia un evento epocale, che chissà quando mai si ripeterà.
Bene, adesso possiamo cominciare a programmare la stagione e forse sarebbe pure il caso di cominciare a farlo…

Scorro la lista dei messaggi che mi arrivano da tutte le parti, via sms, whatsapp e mail e vengo scosso da un fremito di indignazione verso me stesso.
Cavolo, non ho risposta a lui/lei, eppure ci tengo, ma che razza di figura ho fatto?
A volte rimedio con colpevole ritardo, in altre circostanze mi scuso e basta perché sono ormai fuori tempo massimo: in questo splendido sabato di maggio rifletto.
Ma prima come diavolo facevamo a vivere?
Voglio dire, per esempio: con la tua ragazza ti sentivi una volta dopo cena, magari per un’ora e poi stop.
Ricordo formidabili conversazioni/litigate dalla mia casa di via Paisiello, eroici match verbali che poi emigravano verso la cabina telefonica di piazza Puccini perché l’unico apparecchio di famiglia era giustamente reclamato da genitori e sorella.
Qualcosa avranno pur cementato quei dialoghi reali e non sullo schermo di un cellulare o di un computer visto che le due belle signore in questione sono diventate una la mia prima moglie e l’altra chissà…
Ora invece è tutto un fiorire di frasi secche, risposte e contro-risposte, a qualsiasi ora del giorno e della notte e non solo per le faccende di cuore, che restano comunque le più gettonate, ma anche per divertimento, lavoro, amicizie e tutto ciò che contempla lo scibile umano.
Essendo piuttosto egocentrico non mi sono certo sottratto alla sfida e ho quindi dato il mio robusto contributo al fiume di parole, compiacendomi spesso con quanto scrivevo, come se il mio messaggio fosse il più “figo” del villaggio.
La domanda di fondo, sempre in questo fantastico sabato di maggio, è però solo una: cosa comunichiamo veramente quando “parliamo” così?

“E allora com’è Raoul Bova visto da vicino?”
E come vuoi che sia? Non mi pare un brutto uomo…
Serata speciale all’Olimpico di Roma, sono in campo per la Partita del Cuore non per giocare, ma solo perché ancora nessuno ha capito fino in fondo le mie doti di cantante.
Eccoli lì a due metri gli uomini che si contendono con i calciatori lo scettro del fascino tra il pubblico femminile.
Bova, Zingaretti (bassissimo, ma tutte dicono che abbia occhi che incantano), Adriano Giannini, il super bello Michele Morrone, Sermonti e molti altri che adesso non ricordo.
E poi lui, l’uomo bionico: Gianni Morandi, 72 anni una cosa mostruosa, in campo e come vivacità di pensiero, ma cosa prende prima di andare a letto?
Mi ha fatto guadagnare dieci punti con mia mamma quando le ho mandato la foto, a quasi 78 anni è sempre innamorata di lui…
Gli sta dietro solo Mogol, quasi ottantenne, che ancora correva sulla fascia: bionico.
Ma Bova, com’è? Dai diccelo!
Purtroppo non ci sono difetti visibili e capisco lo stordimento, molto più per lui che per il sosia di Ranieri…
Per un minimo di compensazione ho visto un pezzo di partita seduto accanto a Luisa Ranieri e devo dire che nella vita c’è di peggio, molto di peggio…

No, non ci posso credere che 26 donne inglesi si siano accoppiate con un signore presumibilmente sulla sessantina solo perché il tipo fosse il sosia di Claudio Ranieri.
No, dico: ventisei.
Ho una considerazione troppo alta dell’universo femminile per ipotizzare una simile mattanza di sentimenti.
Me lo devono dimostrare, il sosia mi deve portare da ognuna delle signore o signorine in ballo che dovrà a sua volta confermare l’accaduto.
E’ vero che l’educazione sentimentale di noi maschi degli anni sessanta era piuttosto discutibile (e infatti ci abbiamo discusso per decenni), ma che si vada a copulare con qualcuno solo perché ha vinto il campionato di calcio mi sembra una di quelle storie che si leggevano sotto il militare, tipo Lando o simili.
Dai, ditemi che non è vero.

Gran vittoria davvero, peccato non serva a niente per la classifica, ma va e fa bene lo stesso.
Al gol di Lulic ho rivisto fantasmi zemaniani e invece abbiamo tirato fuori una signora prestazione senza Ilicic, Kalinic e Borja Valero.
Merito del centrocampo a tre?
Potrebbe essere una chiave di lettura, ma non l’unica e neanche la più importante perché i suonatori contano molto più dello spartito.
Bello uscire dall’Olimpico in quel modo, a patto che un successo così non faccia da specchietto per le allodole perché c’è molto da fare sul mercato e magari bisognerebbe prima o poi decidere chi sarà il nuovo direttore sportivo.
Intanto sappiamo che abbiamo un’ottima prospettiva come portiere, un ragazzo che deve giocare e che comunque ha carattere perché prendere una rete dopo due minuti e in quel modo a Roma avrebbe demoralizzato giocatori molto più esperti di Lezzerini e invece alla fine è andata benissimo, complimenti.

Nella corsa a due per il posto di direttore sportivo viola, fra Corvino e Pradè voto senz’altro per quest’ultimo.
Mi sfugge completamente il senso dell’operazione “ritorno a casa di Pantaleo”, un passo indietro non da poco.
Appena ri-sbarcato a Firenze Corvino si troverebbe ad operare in una piazza che è già divisa sul suo nome proprio per via del suo modo molto personale di lavorare.
Pradé ha certamente sbagliato tanto, ma le famose plusvalenze corviniane sono state realizzate anche grazie alle intuizioni di vendita di chi lo ha sostituito e soprattutto come facciamo a dimenticare le ultime due stagioni di Pantaleo, quelle post Prandelli?
Ovviamente, come sempre, il dibattito è aperto, ma se non arriva un terzo nome, molto meglio continuare con Pradé che assistere alla restaurazione corviniana.

Ecco quello che ha scritto Stefano Prizio

Ieri, un mio post su facebook ha offeso alcuni lettori, mi scuso quindi del mio commento inappropriato.
Credo che nessuno abbia il diritto di distribuire patenti di tifo viola nè tantomeno di intelligenza.
Stefano Prizio

SCUSATE, MA VOI CREDETE CHE UNO COME STEFANO SI FACCIA IMPORRE QUALCOSA?
PENSATE CHE UNA PERSONA COME LUI, CON QUELLO CHE HA PASSATO E CHE HA VISSUTO PROFESSIONALMENTE, RINUNCI AL SUO PENSIERO PER DIFENDERE UNA COLLABORAZIONE RADIOFONICA?
E, PER QUELLO CHE MI RIGUARDA: SIETE CONVINTI CHE COSTRINGA QUALCUNO A FARE QUALCOSA CHE VADA CONTRO LA PROPRIA LIBERTA’?
CHI PENSA MALE VIVE MALE…

Cominciamo col ricordare che la frase non è come ho sempre pensato di Voltaire, ma di una scrittrice inglese, Evelyn Beatrice Hall.
Avete già capito di cosa parlo: non sono assolutamente d’accordo con quello che ha scritto Stefano Prizio su facebook (ah, quanti danni produce questa piattaforma infernale!) a proposito dei tifosi, ma non farò mai niente per impedirgli di esprimere le sue idee.
E siccome lo considero una persona intelligente, e anche un’ottima penna, sono rimasto colpito dalla pochezza del concetto espresso e anche dello stile, sinceramente non da Prizio.
Detto tutto questo, aggiungo che ho sempre odiato le vendette, che siano dirette o ancora peggio trasversali.
Negli anni novanta, quando la radiocronaca era a rischio perché clandestina e io ero pure il responsabile dello sport a Canale Dieci, Vittorio Cecchi provò a dare un diktat: via da Radio Blu Agroppi e Luca Frati, che invece rimasero tranquillamente al loro posto di opinionisti.
Luciano Luna mi propose un po’ di tutto purché finissimo di fare il filo diretto con Mario Sconcerti e fu invitato ad occuparsi di altre cose e potrei continuare a lungo.
Poichè Radio Bruno ed il Pentasport non hanno niente a che vedere con facebook, posso pensare di prendere provvedimenti solo se Stefano sbarella in trasmissione o insulta qualcuno.
In caso contrario sarei solo uno stupido censore, perderei credibilità con voi che ascoltate e con la redazione.
Leonardo Petri, tanto per dirne una, fu mandato via dopo che aveva detto sciocchezze colossali nel Pentasport senza volersi scusare successivamente e non certo per altre vicende personali capitategli precedentemente e che a me non interessavano assolutamente.
E così sarà per Stefano: se non vi sta bene quello che ha scritto, e secondo me avete completamente ragione, tanto che lui ha fatto una parziale marcia indietro, andate sulla sua pagina e diteglielo, ma il Pentasport non c’entra niente.

Vorrei aggiungere un altro aspetto che sfugge a molti e cioè la differenza tra chi fa parte della redazione del Pentasport e gli opinionisti.
I secondi, lo dice la parola stessa, hanno opinioni che si possono o non si possono condividere ed il mio compito è quello di “ingaggiare” chi mi sembra adatto per rendere interessante il programma, stando sempre attento a non debordare nel linguaggio e, appunto, nelle opinioni.
Se Stefano avesse detto quelle sciocchezze in diretta, sarei intervenuto per obbligarlo ad un contraddittorio e anche a delle scuse, che se non fossero arrivate mi avrebbero indotto ad altre riflessioni.
Nelle sue frasi su facebook non esiste certamente la gravità di espressioni razziste, come alcuni di voi hanno scritto: sono concetti su cui non sono d’accordo espressi secondo me molto male, ma qui per me finisce il discorso.
Un’altra cosa era se un componente del Pentasport avesse usato le stesse parole su una piattaforma accessibile a tutti, in quel caso sì che sarebbe scattata la responsabilità oggettiva e sarei stato coinvolto come direttore.

L’unica cosa da salvare del triste finale al Franchi è il saluto a Manuel Pasqual, con le sue lacrime ed il suo ringraziamento al popolo viola.
Per il resto è stata una prestazione in linea con le ultime tristi esibizioni e converrà forse partire dal girone di ritorno per costruire la prossima squadra, che dovrà per forza di cose essere molto più concreta.
Qui non si segna più, basta pensare ai centrocampisti e la manovra è diventata piuttosto noiosa.
Siamo quinti e quindi in linea con la nostra storia, però non possiamo definirci soddisfatti: stagione da 6, altro che da 8, come ha detto Sousa.

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