Il passare dei giorni dalla fine del campionato, le sovrapposizioni delle proposte parlamentari sullo stadio e anche una certa giustificata stanchezza mentale per l’abbuffata di calcio strano degli ultimi 45 giorni, ci stanno facendo perdere di vista il problema fondamentale della Fiorentina prossima ventura: noi dobbiamo, e sottolineo dobbiamo, comprare un attaccante che assicuri sulla carta almeno 15 reti vere, al massimo con 2/3 rigori.

Niente scommesse sui giovani e neanche niente vecchi leoni che di reti ne hanno sempre fatte poche, alla voce classe abbiamo già Ribery, che però non segna con frequenza (se lo avesse fatto, Messi e Ronaldo avrebbero vinto meno Palloni d’oro), quindi ci vuole il bomber.

Se per acquistarlo è necessario sacrificare Chiesa a prezzi di mercato, che per me non superano i 50 milioni, che si proceda pure e comunque non è pensabile affrontare un’altra stagione con i tormenti offensivi delle ultime due.

Non ce lo possiamo permette, perché sbagliare è umano, perseverare è diabolico e continuare su questa strada è da incoscienti. 

Alcuni sono rimasti delusi dalle parole di Commisso ieri a Sky. Vedremo cosa dirà oggi nella conferenza stampa polifonica in onda dalle 16 su Radio Bruno, in attesa delle sue parola vanno fatte alcune considerazioni.

La prima è che Rocco ha comprato la Fiorentina solo per “divertirsi”, togliersi uno sfizio: non ha alcun interesse commerciale e/o politico in Italia, non deve ingraziarsi il potente di turno, non deve aprire nuove attività.

Il divertimento, come sappiamo tutti, costa, ma fino ad un certo punto e qui veniamo alla prima delle illusioni: chi pensava di aver trovato lo zio d’America, pronto a spendere vagonate di soldi per regalarci sogni tricolori o almeno di Champions, si sbaglia e non poco.

Rocco spende, ma oculatamente, come ha sempre fatto nella sua vita: non è Moratti, che ha tirato fuori un miliardo di miliardi in 25 anni solo per passione e anche perché ce li aveva da buttare via.

Se esiste un progetto su cui investire, vedi alla voci stadio e Centro Sportivo, Rocco butterà dentro decine di milioni, altrimenti lascerà perdere, preferendo il passo lento al fast, fast, fast.

E qui veniamo alla seconda illusione:  Rocco gradisce che il popolo viola lo abbia eletto a suo condottiero, gli fanno piacere gli applausi, ma sarebbe un grande errore pensare che questa dimensione “populista” lo possa condizionare nelle scelte, come è accaduto con Iachini. Decide lui, sempre e comunque, perché la Fiorentina è sua.

Essere delusi per la piega che stanno prendendo le cose vuol dire non avere consapevolezza di cosa siamo: una tifoseria importante, con un cuore grande così, e una squadra che ha quasi un secolo di gloriosa storia alle spalle, ma anche una società che nelle ultime tre stagioni si è barcamenata più o meno bene nell’autofinanziamento e che è l’espressione di una piazza “mediana” nel contesto italiano.

Commisso spenderà, investirà, ma non quello che vorrebbe il nostro animo di innamorati della maglia viola, almeno fino a quando il progetto stadio non decollerà. 

Solo Commisso può permettersi di arrivare al 30 luglio senza che si sappia chi sarà il prossimo tecnico.

C’è molta fiducia nei suoi confronti, non certo motivata da passate competenze o abilità calcistiche, ma piuttosto dal suo istinto nel mondo imprenditoriale, oltre che dalla correttezza della persona.

Il calcio però è qualcosa che sfugge alle normali regole della vita lavorativa di ognuno di noi, e quindi anche di Commisso. È il n mondo molto autoreferenziale, dove due più due a volte fa tre e a volte fa cinque.

La scelta del tecnico è complessa, se dovesse dare retta (e non è detto che non lo faccia) alle ragioni del cuore, resterebbe Iachini, anche col broncio dei tifosi.

Aspettiamo, applaudendo Chiesa e semmai dicendo un sentito grazie a Beppe.

Non so quando, ma la partita va ripetuta per una questione di giustizia e di dignità.

Se finisce tutto con le scuse non va bene, bisogna farsi sentire e poco importa se la classifica non conta più niente.

Ci hanno derubato e non sopporto le ingiustizie, a qualsiasi livello, nemmeno calcistico.

Poi si discute sulle prestazioni scarse di Chiesa, Kouamé, Cutrone e Duncan, però prima rendeteci quello che è nostro.

Mio figlio Cosimo si ricorda a distanza di tre anni perfettamente la scena: eravamo in centro e suona il cellulare. “Direttore!”, esordisce Pietro.

“Direttore un cazzo!!!”, rispondo io urlando inviperito di fronte all’attonito decenne.

Non ricordo bene cosa avesse combinato, c’era di mezzo Facebook e un Loreto giustamente arrabbiato perché Vuturo aveva offeso, magari senza volerlo, la professionalità della redazione.

Non è stato l’unico episodio in cui è andato lungo, ma ogni volta ha sempre avuto l’onestà intellettuale di scusarsi e di raccontare come in alcuni casi gli si intasasse la vena per via della Fiorentina.

È l’unico capo ultras con cui abbi mai avuto rapporti piuttosto profondi, c’era anche Marzio, ma poi purtroppo le cose si sono sfilacciate.

Ora sta male, non si da quanto, siamo tutti in attesa di sapere come andrà a finire, conoscendo la sua fibra di lottatore.

Istrionico, carismatico, onesto, difensore dei più deboli, con i suoi difetti: forza Pietro, ti vogliamo bene

Lo si può essere in tanti modi, per esempio come la madre dell’appuntato Montella, che chiama in causa Napoli e Gomorra per difendere il pargolo dalle accuse piacentine.

Non te lo insegna nessuno ad essere padre (e madre), bene che vada è come quando si parla degli allenatori: i migliori sono quelli che fanno meno danni possibile, tanto in campo ci vanno i giocatori.

Ecco, in campo ci vanno i figli e a volte non bastano insegnamenti verbali e esempi dati in una vita.

Arrivi a qualche certezza solo alla fine di dolorosi percorsi di consapevolezza di errori fatti, sperando sempre tra l’angoscia e il senso di colpa che non sia troppo tardi.

Poi c’è il fatto che spesso si è in due e sarebbe di solito un bene per i figli, ma bisogna vedere chi è l’altra/o, il suo livello di intelligenza e di maturità.

Alcuni farebbero volentieri a meno della controparte e comunque la mamma dell’appuntato Montella, fedele servitore dello Stato, fa per due, lei basta e avanza per tutti.

Mi fanno sorridere quelli che sono scontenti del pareggio di ieri sera a Milano.

Ci sono tifosi (tifosi?) che sperano di non fare risultato per non aumentare le possibilità di permanenza di Iachini, ma si può?

Si giocava contro una delle deve squadre più forti in Italia e vorrei ricordare come pareggiammo all’andata, mentre a Milano abbiamo avuto almeno tre occasioni per segnare.

E’ un buon risultato, che non serve a niente per la classifica, ma che regala una certa soddisfazione.

Comunque adesso tutto è focalizzato sul tecnico, anch’io sono molto perplesso sull’eventualità di continuare con Beppe, però credo sia giusto fidarsi dell’istinto di Rocco Commisso.

A lui la scelta, a lui gli oneri e gli onori di una decisione che deve arrivare a stretto giro di posta.

Finalmente ci siamo divertiti a veder giocare la Fiorentina, grazie all’asse Ribery/Castrovilli, ma non solo.

Hanno fatto girare il pallone, sono arrivati senza troppi problemi nell’area del Torino, salvo poi confermare che in fase realizzati a non siamo mai abbastanza cattivi.

Abbiamo vinto con merito e sono contento soprattutto per Iachini, che se ne andrà da signore, proseguendo idealmente il gemellaggio con Pioli a Milano.

Non so quanto potrà durare a questi livelli Ribery, sinceramente non mi aspettavo un rendimento così elevato e continuo: il segreto forse è che si sta divertendo anche lui.

Poi, certo, bisogna essere Ribery, cioè avere le sue qualità, ma questo è un altro discorso.

Missione compiuta.

Beppe Iachini salva la Fiorentina a cinque giornata dalla fine del campionato e adesso ci possiamo anche rilassare e magari cominciare a divertirsi.

Ho uno scenario in testa che mi stuzzica: e se adesso facciamo un sacco di punti e raggiungiamo quota 50, che facciamo?

Poco credo, con l’allenatore, però almeno Beppe saluterebbe con l’onore delle armi e con il cuore pieno di orgoglio.

In trasferta ha quasi sempre azzeccato la formazione, si è inventato Ghezzal mezz’ala e alla fine ha ricucito con Chiesa, ieri il migliore in campo.

Già, Chiesa. Avrebbe fatto bene a chiedere scusa, poi ha preferito parlare sul campo mettendo a tacere tutti quelli che lo considerano un giocatore normale.

Vittoria strameritata, con un marziano di quasi 37 anni che ci sta spiegando cosa sia il giusto mix tra classe e dedizione alla causa.

Ho difeso Federico Chiesa e continuerò a farlo sul piano tecnico perché mi pare una grande idiozia sperperare un patrimonio economico per la Fiorentina e complessivamente disperdere il suo talento.

Ma il ditino no, quello non si può vedere, soprattutto dopo una stagione come la sua, la peggiore da quando ha esordito in serie A, per giunta arrivata dopo un’annata, quella 18/19, niente affatto memorabile.

Il ditino contro chi? I tifosi che non c’erano? I giornalisti che ti criticano? Iachini, peraltro abbracciato con trasporto, che lo ha relegato a riserva dell’inesistente Sottil?

E poi dopo che hai giocato quasi 50 minuti di niente, sempre ammesso e non concesso (e io non lo concedo) che chi gioca alla grande possa permettersi questi gesti infantili che lasciano il segno, vedi alla voce Simeone.

Per punizione direi di obbligare Federico a rivedere una cinquantina di volte il ditino di Batistuta al Camp Nou nell’aprile 1997, sei mesi prima che lui nascesse. Anche Gabriel zittiva il pubblico, e lì erano in centomila, ma era quello avversario…   

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