Questa storia di Chiesa imbronciato e in silenzio comincia a diventare stucchevole.

A questo punto non so cosa succederà, ma qualunque sia la decisione finale, bisogna chiudere in tempi strettissimi, certamente entro la fine della tournée negli States.

Ero ottimista, ma il corrucciato silenzio dei Chiesa mi fa pensare che tutta questa volontà di rimanere non ci sia e allora sarebbe bene dirlo apertamente.

Se andiamo avanti ancora per molto a traccheggiare, finisce che ci avveleniamo l’estate

Il tifoso ha (più o meno) sempre ragione perché è sulla sua passione che si regge questa grande giostra mediatica che è da decenni il calcio.

Come quindi non capire l’impazienza e l’insofferenza di parte del popolo viola che non vedono muoversi foglia, se non per il perdurare delle voci su Chiesa?

Da qui a parlare di spaccatura tra i tifosi però ce ne corre ed era immaginabile che qualcuno, e anche più di qualcuno, evocasse il timore che con Commisso possa andare peggio che con i Della Valle.

Credo che ci vogliano nervi saldi e che mai come in questo caso ogni giudizio debba essere rimandato al 2 settembre.

Questo però è un ragionamento figlio di analisi ed esperienza quarantennale, mica si può obbligare i tifosi ad essere riflessivi e tranquilli.

Abbiamo vinto la prima e io immagino cosa avremmo detto e scritto se i messicani ci avessero messo sotto: meglio così, anche se c’è molto da fare, in pratica tutto.

Mi sto gustando dalla mia comoda cabina di regia il gran lavoro del Pentasport, tutti i ragazzi stanno dando il massimo, ogni giorno nove ore di trasmissione, più le dirette delle partite.

Con molta onestà e dopo oltre quarant’anni di professione alle spalle devo confessare che non riuscirei a coprire come qualità e quantità la trasferta americana meglio di Tommaso, e sarei in grave difficoltà con i mezzi tecnologici.

Così come nei miei ritiri a Roccaporena e ad Abbadia facevo la metà, ma forse ancora meno, di quello che offre tutti i giorni Giovanni da Moena.

Tutta la redazione impegnata a non perdere mai un colpo, l’organizzazione splendida al Village Viola in Val di Fassa di Maurizio Passanti, il supporto di un grande gruppo come Radio Bruno che investe sulla Fiorentina e il nostro lavoro: per qualche giorno posso anche rilassarmi e godermi la soddisfazione di guidare un gruppo così.

Ci hanno provato in tanti e non proprio scarsi, tra gli altri Mourinho, Mancini e Prandelli, e non capisco perché ci possa riuscire Montella.

L’unico che potrebbe riuscirci sarebbe Balotelli, ma è troppo impegnato ad essere…Balotelli che si dimentica di applicarsi.

Non capisco perché si debba fare la scommessa più grande su un uomo assolutamente inaffidabile e per me tecnicamente inferiore a tanti altri poco affidabili del passato tipo Mutu, ma anche il suo compare Cassano.

Balotelli è un ottimo calciatore e non un campione e vale la metà dei folli 4 milioni di ingaggio che chiede, e ce lo dobbiamo prendere proprio noi?

Non grazie, rifiutiamo l’offerta e andiamo avanti.

La domanda comincia ad essere più frequente nei miei contatti quotidiani con tifosi che, bontà loro, mi riconoscono e che quindi trovano naturale parlare con me di calcio e di Fiorentina.

La mia risposta è “sì, prenderemo certamente qualcuno, anche di importante e inaspettato, ma non ora, perché ancora in giro non hanno capito che Commisso e Barone non sono degli sprovveduti”.

Eh sì, perché nei primi giorni di giugno si era diffusa l’idea che fosse arrivato lo Zio Sam con paccate di dollari da sprecare a destra e sinistra e quindi vai con richieste improbabili per giocatori poco più che normali.

Dopo oltre un mese di no grazie le cose stanno cominciando a cambiare, ma sempre di trattative milionarie si tratta e quindi ci vuole pazienza, concetto estraneo al tifo e che pure dovrebbe essere stato sviluppato negli ultimi tre anni di plusvalenze e autofinanziamenti.

In questo senso bisognerà anche prendere con le molle qualsiasi risultato americano, perché in questo momento la Fiorentina non è certo una squadra ma un gruppo male assortito di calciatori che provano a giocare insieme.

Ci ha fregato il buonismo e il politicamente corretto: a forza di sembrare sempre in linea col pensiero giusto, ci troviamo spesso immersi in una melassa di luoghi comuni.

E’ questa un’insopportabile prerogativa della sinistra illuminata, quella che predica a tutte le latitudini maggiori diritti civili e più equità sociale, salvo poi scoprirsi nel privato opportunista e disonesta esattamente come la tanto vituperata destra.

Continuo a sentirmi di sinistra, perché penso ancora come ormai 45 anni fa che sia giusto stare un po’ meno bene nel mio microcosmo se la situazione migliora per gli altri e continuo nel mio piccolo a fare qualcosa, ma non sopporto più questo buonismo di facciata.

Prendiamo il calcio femminile: tutti e tutte si sentono un po’ calciatrici e così si arriva a dire cose assurde e senza senso, tipo quella della parità dei guadagni.

Ma il calcio risponde alle leggi dello spettacolo, e se gli uomini fanno dieci volte l’audience televisiva e la presenza allo stadio delle donne come si può pensare che ci sia la stessa retribuzione? 

So di essere politicamente scorretto, ma il calcio femminile è un altro sport rispetto a quello maschile, esattamente come è un’altra cosa quello giovanile, poi può piacere o meno, ma non lo si può paragonare.

C’è un’altra intensità, un’altra velocità, un’altra tecnica ed è nella natura stessa di questo sport meraviglioso, che può essere giocato da tutti, ma poi è il campo a fare la differenza.

Però quelli bravi, quelli giusti, continueranno la loro litania per sperare di continuare a far parte dell’Olimpo del pensiero illuminato.

In confronto a loro, e soprattutto a uno di loro, Matteo Renzi, che pure esagerava nelle esternazioni e nell’egocentrismo, era un introverso.

Ma ce lo volete dare almeno un giorno di silenzio assoluto, ventiquattro ore in cui non si leggano o ascoltino esternazioni di Salvini e/o Di Maio?

Certo, essere logorroici, esternare ogni giorno su tutto e su tutti paga elettoralmente, essendo la Lega in crescita continua, ma sono convinto che il vecchio adagio per cui il troppo stroppia abbia un suo fondamento e alla fine ci sarà un effetto booemerang

Salvini è ovunque, uno e molto più che trino: è ecumenicamente predisposto verso i media a cui non nega mai un pensiero, a volte neanche troppo articolato, eppure capace di strappare un titolo oppure avanzare spedito nella scaletta dei notiziari.  

L’altro prova ad inseguirlo, ma sembra quello che accompagna il più ganzo alle feste di classe e cerca di fare a fatica un po’ di figura, insomma non c’è confronto.

Qui non si discute l’efficacia del Governo, ma si chiede una tregua negoziata di almeno un giorno per rifiatare.

E se poi diventasse un giorno al mese non credo che qualcuno si metterebbe a piangere.

… fai pipì a letto e diranno che hai sudato.

Non so se si usa dire lo stesso nel resto d’Italia, ma in Toscana certamente sì, ed è una frase che va benissimo per quello che sta succedendo a Veretout.

Questo signore francese, che quasi non ha imparato una parola di italiano in quasi venti mesi nel nostro Paese, gioca una prima stagione di ottimo livello, sciupata dalla follia contro il Cagliari che gli fa prendere tre giornate di squalifica e nessuno gli dice niente.

Poi si ripresenta nello scorso campionato e tra uno spostamento di ruolo e l’altro raggiunge a stento la sufficienza, non segnando mai su azione (però è molto bravo sui rigori) e facendosi cacciare ancora una volta per una follia nel finale di partita ad Empoli, con la Fiorentina ormai quasi spiaggiata in fondo alla classifica.

Ora: noi abbiamo cacciato a pedate ed insultato per anni Montolivo (e lo facciamo ancora adesso) per la pantomima del rinnovo del suo contratto tragicamente orchestrata dal procuratore-giornalista-tifoso, dimenticandoci però che ci aveva salvato col Novara e che aveva  rischiato di compromettere il suo ottimo Europeo del 2012 per aver giocato quasi zoppo a Lecce.

Poi abbiamo ingaggiato una battaglia senza quartiere contro Ilicic, perché buttò per terra la fascia nera del lutto al braccio per la morte di Pirovano e per aver mimato ai tifosi di chiudere la bocca dopo un gol al Milan, e infatti se ne è andato svenduto a poco più di 5  milioni.

Per Veretout invece niente, accettiamo tutto, compreso il quasi certo certificato medico per la bua al pancino o similare.

Il perché se ne voglia andare a tutti i costi e da mesi è abbastanza misterioso, a meno che non si tratti sempre esolo di soldi, quello che è chiaro è che uno così io alla Fiorentina non ce lo vorrei più nemmeno dipinto.

Conclusa la suggestione De Rossi credo convenga aspettarsi un mercato “funzionale”, pensato per il gioco di Montella e non per le nostre suggestioni,

È certo che Pavoletti simili non accendano la nostra fantasia, ma lo facevano Borja Valero e Gonzalo sette anni fa?

Di buono, di molto buono, c’è che ora esiste un fondo a cui attingere di cui non si conosce l’entità, ma che si andrà ad aggiungere a quanto incassato dalle cessioni più Rebic e forse Hagi.

Insomma, bisognerà spendere bene, che detto così sembra facile ed invece non lo è affatto, come dimostrato dagli ultimi anni viola.

Stamani mi sono accorto che sono passati vent’anni da quando andai in America, a New York, insieme alla Fiorentina di Batistuta e Rui Costa. E di Chiesa, tenuto ai margini.

Mi sembra incredibile: ero un altro uomo, immerso in problemi contingenti che sembravano sempre la finale di un Mondiale per come li affrontavo in termini di impegno e di angoscia.

Spesi un milione e mezzo di vecchie lire in cinque giorni per cercare di arrivare a capo del problema dei diritti radiofonici che per la prima volta dopo dodici anni potevano essere venduti alle radio private.

Combattevo tutti i giorni con gli uomini politici di Cecchi Gori che volevano farmi fuori da Canale Dieci perché avevo posto la condizione che ci dovesse essere Mario Ciuffi e che avremmo dovuto avere la libertà di dire quello che volevamo.

Era uno stress infinito, una sera, in un momento di sconforto dissi al mio amico Francesco Selvi la fatidica frase: “vado avanti ancora un paio di anni e poi stop”.

Per la disperazione di alcuni non sono stato di parola e oggi ne sono ben contento, anche perché ora sto molto meglio di allora. In tutti i sensi.

Vent’anni e sembra ieri, ma intanto in questi 7300 giorni è successo e mi è successo di tutto: sono curioso di vedere cosa accadrà nei prossimi venti (se avrò la fortuna di viverli).

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