E’ incredibile il livello di ipocrisia raggiunto con il conflitto scatenato dalla Turchia contro i curdi.

Ma guarda un po’: ci siamo, anzi si sono…, accorti ora che le guerre si combattono con le armi e che l’Italia è da sempre una vera eccellenza in questo settore.

“Sospendere la fornitura” è il grido di battaglia dei benpensanti, le anime vergini della politica e della società, come se chi acquista mitragliatrici, bombe, carri armati e aerei militari spendesse i suoi miliardi di dollari per tenere tutto graziosamente nel giardino di casa.

Ma quando qualcosa che uccide viene venduto, che uso si pensa faccia l’acquirente?

Certo, siamo in buona compagnia, perché anche Francia e Germania piangono lacrime di coccodrillo: teniamo Erdogan nella Nato, ci facciamo ricattare con i milioni di rifugiati che potrebbe liberare, lo rimpinziamo di armi (e in parecchi guadagnano cifre notevolissime) e poi battiamo i piedi se quello combina ciò che vediamo tutti i giorni?

Consiglio a tutti un film strepitoso, “Finché c’è guerra c’è speranza”, con Alberto Sordi magnifico: andrebbe rimandato in questi giorni in televisione a reti unificate.  

Quando abitavo a Grassina ho votato Casini, nelle ultime elezioni Nardella e se fossi andato a Campi Bisenzio avrei indicato Fossi.

Si potrà, anche giustamente, obiettare sul voto al PD, ma non sulla coerenza delle mie intenzioni.

Ora, premesso che il diritto/dovere civico di recarsi alle urne prescinde secondo me dalla creazione o meno di un nuovo stadio, credo davvero che la maggioranza dei cittadini non capisca il senso di questa zuffa non proprio edificante tra sindaci dello stesso schieramento politico.

Come finirà proprio non lo so, certamente il “fast, fast, fast” di Rocco ha personalmente contribuito a farmi interessare del tema stadio, argomento che sinceramente mi è sempre stato sulle scatole da quando nel 2010 ho visto che ogni progetto più o meno ambizioso si perdeva tra le imbattibili sabbie mobili della politica e della burocrazia.

Ma una visione collegiale, fosse anche dettata o imposta dal PD, no?

Già, ma cosa è oggi il PD?

La mia scelta ideale sarebbe avere il “mio” Franchi, o anche Comunale, coperto e moderno.

Perché lì ci sono 53 anni della mia vita, da Hamrin a Ribery, passando attraverso De Sisti, Antognoni, Baggio, Batistuta e molti altri.

Lì sono stato otto campionati in Ferrovia a soffrire le tante Fiorentine anonime degli anni settanna

Lì in maratona, ho fatto le prime radiocronache abusive nel 1983, con la gente che bestemmiava nel telefono di fortuna, collegato con due antennine ad una casa vicina.

Al Franchi ho goduto e sofferto come tutti, e 37 anni di servizio militante dietro ad un microfono vogliono dire più o meno 800 partite e sempre nel solito posto: come non posso averlo nel cuore?

E allora perché non firmo anch’io per mantenerlo come casa futura viola? Perché purtroppo è qualcosa che va  a cozzare con la realtà, nel senso che visti i vincoli la scelta di ristrutturarlo non è possibile.

E anche perché è come se ci fosse un’altra volontà nascosta: lo stadio solo e comunque a Firenze, e su questo non sono affatto d’accordo.

Si faccia questo benedetto stadio coperto e accogliente dove è possibile costruirlo: a Campi, a Scandicci, alla Mercafir, insomma dove sia possibile investire in tempi rapidi sulla nostra inestinguibile passione.

Ai Cinque Stelle, da me spesso attaccati per populismi vari e giravolte politiche che lasciavano perplessi, ma il taglio di 345 parlamentari è qualcosa di importante ed il merito è soprattutto loro, che ci hanno creduto e alla fine ci sono arrivati.

Una riforma davvero epocale, che oltre a portare benefici economici snellirà lo zoppicante cammino legislativo italiano e che naturalmente vedrà molti scontenti, in primis coloro che rischiano di non essere eletti.

Una volta tanto: bravo Di Maio.

P.S. So benissimo che sarebbe stato meglio modificare il bicameralismo (e infatti votai sì nel dicembre 2016), ma noi non avevamo bisogno di 945 parlamentari. Erano così numerosi perché la nostra democrazia nasce dopo una dittatura e quindi furono presi tutti gli accorgimenti possibili per evitare di ricaderci.

74 anni dopo, mi pare sia arrivato il momento di ridurre. 

 

Una vittoria importante, ancora più che a Milano, perché come era prevedibile l’Udinese ha giocato chiudendo tutti gli spazi e lo ha fatto molto bene.

Ci voleva o la prodezza personale o la rete su calcio da fermo, come è quasi avvenuto con il poderoso Milenkovic.

La squadra sta prendendo coscienza della propria forza, il pubblico è stato fantastico, in considerazione dell’avversario e dell’orario.

Milenkovic, Caceres e Dragowski una spanna sopra gli altri e non stiamo parlando dei più bravi…

E ora una sosta da vivere con grande serenità, molto diversa da quella di settembre.

Com’ero io a sedici anni?

Vediamo un po’…

Secondo Cristina, che ho conosciuto proprio a quell’età, ero sempre arrabbiato col mondo, pare abbastanza vispo e molto smanioso di fare.

Leggevo due quotidiani al giorno (Paese Sera e Tuttosport, perché c’era Ormezzano a dirigerlo) e mi interessavo di politica, ma allora lo facevamo in tanti: ci piaceva discutere, dividerci sulle grandi questioni, pensavamo che la Democrazia Cristiana non si sarebbe mai estinta e che i comunisti avrebbero continuato in eterno a fare opposizione.

Sarei stato in grado di esprimere un voto ragionato, come dovrebbe essere quello di chi determina poi le sorti del Paese?

Direi proprio di no, nonostante il mio cercare di capire sempre quello che mi accadeva intorno, ma qui si tratta di naturale maturazione della persona.

Non voglio esprimere giudizi affrettati sui sedicenni di oggi: certamente sono sempre connessi col mondo, hanno già fatto tanto di quello che noi avremmo scoperto molto più in là e non so se questo sia un bene o un male.

In tutta sincerità non mi sembrano pronti per andare a votare e non capisco questa ventata giovanilista che ha preso un po’ tutti, da Conte a Di Maio, passando per Enrico Letta e altri politici.

Meglio, molto meglio, lasciar perdere. 

Spettacolari, una partita tra le più belle giocate a San Siro nella storia viola, con Ribery e Chiesa applauditi a scena aperta dai tifosi del Milan e anche queste sono soddisfazioni.

Ci siamo sbloccati e giochiamo bene, con personalità, non sprecando un pallone, con Ribery che incanta come nessuno avrebbe mai immaginato, nemmeno nella più rosea delle previsioni.

Saliamo in classifica e cominciamo a pensare positivo, avendo tutto per farlo: alla fine Montella era raggiante e ha ragione perché lo abbiamo molto criticato e quindi ora si sta prendendo le sue rivincite.

Una serata bellissima e tutta viola, perché quando vinci (e in quel modo) a Milano qualcosa scatta nella testa di tutti.

Non starei troppo ad esagerare sulla sofferenza finale perché dopo il gol di Bonazzoli la Sampdoria non ha fatto un tiro in porta e quindi non ci sono dubbi sulla legittimità della vittoria.

Hanno segnato Pezzella ed un ottimo Chiesa, ma alla fine la gara è girata sull’espulsione di Murillo e qui vanno elogiati il meraviglioso Ribery e il sempre più bravo Castrovilli, che hanno costretto all’ammonizione quattro volte gli avversari.

Continuo a pensare che sia meglio giocare con il centravanti, certamente cambiando tatticamente la squadra, che comunque ieri ha dimostrato un’ottima solidità mentale e ottima condizione fisica.

Ci sentiamo tutti più sollevati, a cominciare da Montella, bastava osservarlo nelle interviste del dopo partita,  e abbiamo un giorno in più di riposo rispetto al Milan che gioca stasera.

Di questi tempi non è un vantaggio da poco.

Si sta diffondendo una vera e propria leggenda metropolitana, sia pure circoscritta al nostro piccolo mondo mediatico-giornalistico e cioè che io ce l’abbia da tempo con Montella.

E’ assolutamente falso, non ho mai avuto nessun preconcetto nei suoi confronti, ne’ quando venne nel 2012 e neanche quando è tornato qualche mese fa.

I nostri rapporti si sono sempre limitati ai saluti e l’unico scambio ravvicinato che ho avuto con lui è datato maggio 2015, quando in sala stampa a Palermo abbiamo avuto un serrato scambio di opinioni a proposito della sua clausola rescissoria (per me valeva, per lui no), qualcosa di abbastanza importante, visto che da lì è iniziata la rottura con la Fiorentina, peraltro programmata da tempo dal tecnico.

Non mi resta antipatico o simpatico, mi limito solo ad analizzare quello che accade quando guida la Fiorentina, sottolinenando i pregi ed evidenziando i difetti, ovviamente secondo il mio parere, che è opinabile come quello di tutti.

Non ho neanche un’idea precisa sul fatto che debba essere sostituito, certamente non è l’allenatore ideale della nuova proprietà e la sua conferma mi pare assomigliare sempre di più all’accettazione di Sousa da parte di Corvino nel 2016.

Statisticamente non ricordo un allenatore che a Firenze in dodici partite di campionato abbia ottenuto quattro pareggi e otto sconfitte e sia poi rimasto al suo posto e ci sono pochi casi nella storia del calcio italiano, ma ci sono pure esempi di galoppate bellissime dopo inizi terrificanti, vedi Allegri a Cagliari e Gasperini a Bergamo.

Ora però, da domani, tocca a lui e tocca alla Fiorentina, servono punti e gioco per dare un senso a questo nuovo Rinascimento Viola, perché alla fine conta solo la classifica, e lo sa benissimo anche Rocco.

Il pareggio è il risultato più giusto, inutile girarci troppo attorno, ovviamente rompe molto le scatole arrivarci così.

Essere ultimi in classifica non deve angosciare, però non mi pare neanche corretto far finta di niente, come se vivessimo in una realtà parallela, perché non è che fosse scritto di fare due punti  in quattro partite solo per aver incontrato le prime tre dello scorso campionato.

Il gioco ieri si è visto pochissimo, continua a latitare Badelj e la formula del non-attaccante continua a lasciarmi perplesso, meno comunque del cambio di Chiesa, per me senza senso.

Che sia sfortuna o incapacità i risultati di Montella sono da Guiness dei primati alla rovescia: non era l’allenatore che avrebbe scelto Commisso e la situazione comincia a diventare delicata.

Teniamoci Ribery, Castrovilli e qualche frammento di Chiesa, il resto per ora è, chi più chi meno, al minimo sindacale.

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