Un babbo oggi
Cosa vuol dire essere padri nel 2026?
Nel giorno che l’era consumistica consacra al nostro ruolo di genitore metto sul piatto un tema non calcistico (della Fiorentina parleremo domani, speriamo a qualificazione ottenuta) che riguarda un po’ tutti noi, mamme e figli compresi
In questi ultimi undici anni di discese ardite di risalite, di grandi errori di valutazione dovuti al dolore per il distacco fisico dai miei figli, qualcosa forse alla fine ho capito, prendendo per buona una frase di Alessandro Bergonzoni, molto sottovalutato, che parlava di genitori come uccelli in volo, che osservano dall’alto e sono pronti a scendere in picchiata in soccorso dei propri pargoli
E’ chiaro che il sistema funziona solo dall’adolescenza in poi, ma chissà davvero quando finisce questa eterna fase della vita che ancora mi sorprende se paragono la struttura mentale dei ragazzi di oggi alla nostra cinquant’anni fa, ma poi mi dico che lo stesso (forse) dovevano pensare i nostri genitori
Bisogna essere molto pazienti e anche parecchio maturi per immaginare un altro essere umano che conti più di noi, anche perché i babbi non sono muniti di quell’amore incondizionato regalato dalla natura a chi ha portato i figli in grembo per nove mesi e poi li ha partoriti
Si ragiona ovviamente per sommi capi, ogni nostra storia ha risvolti personali diversi e comunque a me piace difendere l’idea che in qualche modo il padre (babbo per noi) rappresenti in qualche modo la regola e l’esempio da dare
E quindi se sbagliamo, cosa che a me è accaduta parecchie volte, lo facciamo due volte e non rimane che stare attenti e riprovarci con più testa e più cuore
Marzo 19th, 2026 alle 08:22
Genitori: mestiere più difficile del mondo.
Babbi: sottocategoria ancora più complicata perché il ruolo di madre è “viscerale” ed implicitamente riconosciuta da ogni figlio.
Le figlie possono sviluppare un triplice rapporto con la madre: di filiazione, di sorellanza e di amicizia.
Con il padre no.
I figli (maschi)…la mamma è la mamma, il babbo è competizione, confronto, montagna da scalare oppure modello da rifuggire.
Ma noi, se ci sentiamo padri (purtroppo non tutti lo sono), comunque ci siamo.
Talvolta in un angolo a bofonchiare da soli, osservando il rapporto dei figli (soprattutto i maschi) con la mamma. Oppure il loro percorso, più o meno autonomo, di crescita ed elaborazione del proprio ruolo nella (complicatissima) società di oggi (ai nostri tempi era tutto più lineare).
E non c’è più grande gioia di quando un figlio, per qualsiasi motivo, ti chiede qualcosa.
Ad ogni età!
Marzo 19th, 2026 alle 10:25
Sono un boomer padre di due figli.
Un po’ più vecchio di David ho avuto genitori non oppressivi ma abbastanza rigidi e conformisti.
Non mi sono portato dietro particolari traumi dall’infanzia e dall’adolescenza ma ho deciso di vivere presto una vita autonoma lavorando e studiando; forse ero ancora non del tutto maturo ma me la sono cavata.
Con i figli, la figlia e il figlio, avuti non prestissimo, ho cercato di fare qualcosa di diverso lasciandoli liberi di scegliere le cose importanti mantenendo quella supervisione “dall’alto” che David ricorda e ponendo, quando è servito, qualche paletto.
Errori ne ho fatti anche perché per il ruolo di genitori si viene “assunti” denza esperienza pregressa.
Sicuramente mi dispiace di essere stato travolto, per alcuni anni, dal lavoro e essere stato non sempre presente. (Grazie moglie!)
Consuntivo: i genitori perdonano quasi sempre tutto, i figli non perdonano niente,gli apprezzamenti sono rari e le critiche frequenti ma al netto di tutto sono felice di essere stato e di continuare ad essere il loro babbo.
Viva San Giuseppe e anche San Giobbe!
Marzo 19th, 2026 alle 16:31
Complimenti David, post stupendo e profondissimo.
La figura del papa’ ogni generazione e’ sempre piu’ complessa e difficoltosa.
Essere un buon papa’ porta mille eccezioni nella propria vita.
Io, come tutti, ne sono un esempio.
A scuola ero il piu’ ciuco della classe,un anno si e un anno no bocciavo perche’ non me ne fregava niente, ogni tre giorni ero dal Preside perche’ mandavo i professori a quel paese, mi comprarono il motorino facevo piu’ impennate e sensi unici che non ho capelli in capo.
E a 16 anni diventai lo zimbello del quartiere perche’ dalla cantina uscivano i gemiti delle mie ragazzine.
Non ho mai contato i ceffoni e le cinghiate del mio povero babbo.
Ero un demente.
Eppure le mie figlie si son laureate col massimo dei voti, una si e’ gia’ comprata casa e all’altra gliel’ho comprata io.
Il dolore piu’ grande ?
Una e’ andata a vivere da sola, e l’altra si e’ fidanzata con un ingegnere di Monza e stanno rimettendo a posto un villino.
Tra qualche mese va via anche lei.
Cosi si riman soli come due bischeri io e mia moglie.
Eppure quando vengono a chiedere qualcosa sono contentissimo perche’ mi sento ancora un papa’ .
Se ripenso che io ho vissuto fino all’ultimo giorno con i miei genitori allettati da problemi di anzianita’ mi vengono I brividi.
Spero solo che quando avranno dei figli li amino come abbiamo amato loro io e mia moglie.
Marzo 19th, 2026 alle 20:59
Come padre ho compreso l’importanza della “mamma”, più di quanto sia riuscita a comprenderla come figlio.
E riconosco alla “mamma” il ruolo di faro centrale della famiglia.
Dove non c’è mamma, qualcosa soffre, perché non può esistere surrogato della “mamma”…
Io mi sento attore non principale del film e come dice Antonello, felice quando mi chiedono qualcosa.
Buona festa a noi!
Marzo 20th, 2026 alle 13:37
4 anni: babbo sa tutto
10 anni: forse babbo non lo sa
16 anni: che ne sa babbo
25 anni: ne so più di babbo
35 anni: dovrei chiedere a babbo
40 anni: babbo aveva ragione
50 anni: se babbo fosse ancora qui avrei chiesto alui