Aprile 2019


L’unica cosa da fare sarebbe portare tutti in ritiro, da domani, massimo giovedì.

Siccome però qui siamo al tirare a campare, quasi certamente non succederà niente ed è veramente grave, perché tra l’altro il ritiro, oltre che giustamente punitivo, servirebbe a Montella per conoscere meglio questi fantastici giocatori su cui converrà porre maggiore attenzione.

Teorie da vecchio calcio?

Può darsi, ma è proprio il vecchio calcio che permette al nuovo di vivere e prosperare nell’oro in cui nuotano in tanti, sicuramente troppi.

Quella passione inestinguibile che muove il tifo, che fa urlare a lungo al pezzo di curva Fiesole entrata nel secondo tempo “Firenze, Firenze”, e penso di essere davvero il meno sospettato di populismo.

Finita quella, finito tutto, compresi i milioni di euro che viaggiano sui conti correnti di calciatori e procuratori.

Colpa dei Della Valle? Certamente.

Cognigni? Idem come sopra.

Corvino? Non ci sono dubbi, e confermo che non si può continuare così, ma i giocatori?

Chissà se davvero si continuerà a far finta di niente e che questa sia una settimana come le altre.

Vado a memoria, ma mi pare che dopo la triste eliminazione col Siviglia la Fiorentina dell’ultimo Montella concluse più che degnamente la stagione.

Ecco, speriamo che queste ultime cinque partite non ci facciano vergognare.

Non esistendo pericoli di retrocessione, resta il pericolo di un inabissamento degli stimoli e di una svagatezza che risulterebbe particolarmente odiosa dopo le cocenti delusioni stagionali.

Da stasera misureremo la statura morale di chi ha vestito fino ad oggi la maglia viola.

Abbiamo avuto le occasioni e non le abbiamo sfruttate, quando Veretout ha sparato su Gollini ho immaginato che saremmo stati puniti.

Ribadisco quanto detto alla vigilia: per due giorni dovevamo dimenticarci delle polemiche e pensare solo alla partita, che alla fine ci condanna al fallimento della stagione.

Un fallimento che non può essere pagato dal solo Pioli, che coinvolge i Della Valle e li dovrebbe costringere ad una rivoluzione che non può non chiamare in causa Pantaleo Corvino, il costruttore di questa Fiorentina.

Credo che il suo tempo a Firenze sia finito, ci vogliono altri uomini, ovviamente anche in campo.

Tre anni senza Europa, che fanno cinque, con le ultime due stagioni del primo Corvino: conta il bilancio, ma conta soprattutto il risultato tecnico, perché questa è la mission delle squadre di calcio.

La passione si muove con i traguardi raggiunti, o almeno con lo spettacolo offerto, e il fallimento è totale: non si può pensare di continuare come se nulla fosse successo.

In quarant’anni di Pentasport e oltre diecimila ore di diretta non ho mai preparato completamente una trasmissione: molte volte comincio e vado avanti avendo una scaletta molto flessibile, che è la dannazione dei miei redattori perché spesso cambio in corsa invertendo servizi o venendomi in mente di chiamare questo o quello.

La stessa cosa è puntualmente accaduta ieri pomeriggio: alle 17.59 non pensavo neanche minimamente di arrabbiarmi così tanto contro i sostenitori del “tanto peggio, tanto meglio”, quelli che se perdiamo in fondo sono contenti perché lo avevano detto, perché Corvino, perché Della Valle, perché insomma questa società mi resta profondamente sulle scatole.

A due giorni dalla gara di Bergamo, attesa e quasi agognata da due mesi, avevo detto: vabbeh, fino ad oggi è andata così, siamo ad un passo da una stagione fallimentare, anche Corvino dovrebbe essere messo sotto esame, però adesso dimentichiamocene e pensiamo solo a provare ad arrivare in finale.

Due giorni, non un’eternità.

La vena mi si è intasata al primo messaggio che ripeteva in una stanca litania il solito mantra e cioè che fa tutto schifo, che tanto ce ne accorgeremo e che continuassimo pure a difendere gli indifendibili. Si è poi aggiunto il solito idiota che parla di nostro asservimento alla Fiorentina per via dei diritti radiofonici.

A quel punto mi si sono rotti gli argini e più che il giornalista ha parlato il tifoso: mi avete rotto le scatole, voi godete se le cose vanno male, andate a tifare per altre squadre, magari la Juve.

Era qualcosa che nasceva da dentro, probabilmente dal non andare più in trasferta e soffrire per la Fiorentina senza raccontarla e quindi stancarmi e sfogarmi nel corso della partita, insomma è andata così.

Quello che non mi aspettavo erano i metaforici e ormai fantozziani 92 minuti di applausi, telefonici e via messaggi: siamo e siete una maggioranza enorme e silenziosa che vuole criticare e prendere posizione quando si pensa che le cose non funzionino, ma che non ne può più del disfattismo.

Per oltre un’ora e mezzo sono stato più tifoso che giornalista e oggi sono molto soddisfatto, anche perché mi sono detto che per una volta posso anche permettermelo.

Si è visto giocare bene a calcio almeno per un tempo, il problema è che lo abbiamo fatto in contropiede, tattica che sarà difficile da utilizzare a Bergamo.

Il secondo problema, ormai cronico, è che ormai giochiamo senza centravanti e qui rivolgo un pensiero sincero a Fantini, attaccante normalissimo, per niente votato al gol, che ci portò in serie A con un paio di reti decisive nello spareggio contro il Perugia.

Speriamo che la dea Eupalla si ricordi di lui e illumini nella notte tra il 24 e il 25 l’ormai rassegnato Simeone, che in campionato sta toccando medie gol degne di Pagliari.

Abbiamo ritrovato Chiesa, al momento giusto, non abbiamo più da tempo Veretout, perso in chissà quali irritanti pensieri, speriamo nell’estro di Muriel.

A Torino comunque avremmo meritato il pareggio e qualcosa si vede sul piano del gioco, peccato di essere ormai alle ultime scene del film, ma se il finale fosse a sorpresa?

Dopo aver parecchio pensato a quello che dico, alla fine dico quello che penso: non riesco ad appassionarmi a questa gara di solidarietà in favore di Notre Dame.

E ancora peggio, ho (pericolosamente) lo stesso pensiero di Di Battista e mi pare anche di altri illustri pensatori come Saviano: questa gara ad essere giusti, buoni e alla fine illuminati dovrebbe coinvolgere vite umane e non chiese, moschee o tempi.

Senza contare che la Francia è uno dei Paesi più ricchi al mondo e non mi pare proprio che abbia bisogno del soccorso internazionale.

Dice: sì, ma a Firenze nel 1966?

A Firenze nel 1966 fu una tragedia che spazzò via vite umane e coinvolse un’intera città e un intero ed inestimabile patrimonio artistico e letterario.

Gli angeli del fango ripulirono la città supportando la nostra straordinaria forza interiore: si trattava di salvare una città e non di ricostruire una chiesa, anche se tra le più belle al mondo.

Non c’era internet e non c’erano gli annunci spot per donazioni più o meno grosse, tanto che di molte si seppe solo dopo decenni.

Qualcosa si è visto, tutti si sono impegnati a seguire le idee di Montella, anche se le caratteristiche tecniche dei giocatori sono parecchio lontane dell’idea di gioco dell’allenatore.

Manca soprattutto il regista, nella precedente esperienza e dal 2013 Montella ne aveva addirittura due, Pizarro e la sua riserva Badelj, qui si deve adattare Veretout, che era sfinito e che ha completamente sbagliato gli ultimi cinque minuti.

Chiesa allunga meno e passa di più il pallone e, fino a quando è possibile, tutti corrono parecchio per dettare il passaggio.

Avremmo meritato di vincere, come era successo in stagione, ma non abbiamo un centravanti, ormai è certificato da tempo e se non la butti dentro al massimo pareggi.

Tra dieci giorni arriva finalmente la partita di Bergamo, bisogna sbrigarsi a cambiare strada tatticamente.

Questa notte qualche idiota ha appiccicato dei fogli contro i Della Valle sopra la targhetta della nostra sede di Firenze e sopra la cassetta delle lettere.

Basta essere in due o tre, o forse uno solo, per compiere gesti da deficienti di cui si parla il giorno dopo, molto dipende dai neuroni di cui ogni individuo dispone, non tutti ne sono dotati in normal misura.

Trovo questo gesto prima di tutto vile perché anonimo e soprattutto offensivo nei confronti di una quindicina di persone che lavora con  grande onestà quotidianamente.

Vedremo quali saranno i passi da fare in sede legale.

A questi idioti, che pensano di parlare a nome di Firenze, dico: prendetevela con me, fatemi i cori e gli striscioni contro, cantate, dopo l’Heysel, la canzoncina su Mathausen che vi qualifica per quello che siete, sputate il veleno che avete dentro contro chi ai vostri occhi rappresenta il servo dei padroni, ma lasciate stare la redazione e chiunque lavori nella nostra sede.

In caso contrario, ve ne pentirete amaramente.

Mi sto chiedendo da qualche ora: se Pioli non fosse andato via in quel modo, il peggio che si potesse immaginare, i tifosi entrerebbero in curva subito?

E gli striscioni a Firenze ci sarebbero stati lo stesso?

Se, per esempio, la squadra fosse andata in ritiro, com’era giusto che fosse, con Pioli alla guida, cosa sarebbe successo?

E’ quindi per difendere Pioli che sta succedendo tutto questo?

Confesso comunque di non avere risposte

Dunque, Corvino e Montella.

Accoppiata improbabile, ma può anche darsi che funzioni, chi lo sa.

Dotati di uno straordinario ego e di una certa propensione alla permalosità, sono certamente due uomini che conoscono benissimo il proprio lavoro.

Ventiquattro anni di differenza tra loro, che vogliono dire tanto, in tutti i sensi.

E dietro e sopra ad ogni cosa, come sempre, Mario Cognigni, a cui Montella ha reso omaggio in apertura di conferenza stampa con una dichiarazione inaspettata che intendeva sanare le ferite del passato: che piaccia o no è il terzo fratello e vigila su tutto e tutti.

Questa è la Fiorentina oggi, di cui è tornato ad occuparsi anche Diego Della Valle (Andrea non ha mai smesso) e questa non è affatto una brutta notizia.

Siccome io sono di quelli che all’inizio del campionato punto sempre al meglio del meglio, anche questa volta voglio essere positivo, sperando di rivedere il gioco di Montella e pensando con tristezza a come è andato via Stefano Pioli.

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