Aprile 2010


Sono stato fortunato e devo ringraziare il mio amico Aurelio Virgili che mi ha permesso di partecipare alla bellissima cena organizzata dal Viola club Borgonovo in onore di Stefano.
Lui è arrivato verso le 22, io sono stato un po’ più disinvolto dell’ottobre 2008 quando andai a trovarlo all’ospedale, non sapevo cosa dire e lui mi salutò per primo col sintetizzatore.
Me lo sono abbracciato e quando Aurelio ci ha fatto la foto insieme gli ho bisbigliato all’orecchio: “tu sei il mio colpo di fortuna di radiocronista. Perchè se non la mettevi dentro contro la Juve nel 1989 sai a quanti gliene fregava del mio “profetico” discorso sul sogno dei fiorentini, che è quello di segnare al novantesimo eccetera, eccetera?”.
Lui mi ha sorriso con gli occhi e mi sono sentito per un attimo complice del nostro passato di giovani uomini, che per me è diventato un presente meraviglioso e per lui una gabbia da cui vorrebbe scappare ogni secondo della propria vita.
Poi ho ammirato ancora una volta la stanca e delicata bellezza di Chantal e ho conosciuto Alessandra, che ho trovato meravigliosa non solo per come segue il babbo, ma anche per la stretta di mano.
Io non sopporto le mani ciondolanti, quelle “smencie”: Alessandra ha una stretta di mano fantastica, direi quasi virile se non temessi di oltraggiare la sua femminilità.
E in fondo alla serata ho saputo che tra qualche mese Stefano diventerà un giovanissimo nonno perché Andrea, il primogenito, sta per avere il primo figlio.
Dai nonno Stefano, torna presto a trovarci.

Di bello c’è stato solo Stefano e lo spettacolo della Fiesole che ha trascinato lo stadio.
Grande.
Mi hanno detto che alla fine era davvero cotto, ma ne è valsa la pena, per lui, la sua fantastica famiglia e anche per noi che gli vogliamo bene.
Per il resto è stata veramente una delusione: abbiamo giocato al massimo per trenta minuti, quelli finali del primo tempo, e poi ci siamo adagiati al ritmo dell’Inter, nettamente più forte tecnicamente.
La cosa peggiore è stata dopo aver preso la rete: nessuna reazione, neanche un briciolo di orgoglio, se non in Montolivo e un po’ in De Silvestri.
Gli altri erano spenti, forse non ne avevano più, probabilmente paghiamo atleticamente la scelta di uomini che a questo punto della stagione sono logori, Zanetti per primo, ma anche Marchionni e Vargas, che se è in queste condizioni va lasciato a riposare.
Mi sarei aspettato un ruggito, non fosse altro che per i 36.000 spettatori, e invece è uscito un flebile miagolio.

Domani si gioca a parti rovesciate e sarà molto più difficile perché la partita dovremo farla noi, mentre l’Inter potrà giocare come la Fiorentina sabato: chiudere gli spazi e ripartire.
Conterà moltissimo quanta testa ci metteranno loro e quanta forza avranno Marchionni, Vargas (se giocherà) e Zanetti, uomini fondamentali per la costruzione della manovra,
Mi pare sinceramente più difficile non subire reti piuttosto che segnarne due.
Anche perché non è che abbiamo tutta questa fretta, ci basterebbe passare in vantaggio e poi magari aspettare i supplementari, che sarebbero un fardello in più per Mourinho.
Intanto oggi pomeriggio, se potete, andate verso le 17.30 a Peretola: arriva Stefano Borgonovo con Chantal e sarebbe bellissimo sorprenderlo con un’accoglienza che lui non si aspetta assolutamente.

E’ una questione personale: se mi danno dell’ebreo di merda, mi si intasa la vena, reagisco e magari rischio pure qualcosa fisicamente come è successo con qualche idiota, ma dura un’ora.
Se invece mettono in dubbio la mia onestà, l’incazzatura dura fino a quando o non mi viene chiesto scusa oppure non vado in causa.
La stessa cosa deve succedere per la Fiorentina: ci hanno dato dei disonesti a prescindere e preventivamente, senza avere un minimo di notizia e costruendo sul nulla una serie di congetture da voltastomaco.
Non so cosa faranno i Della Valle, ma io querelerei questo Calabresi, i due fenomeni che hanno scritto quelle nefandezze sul “Fatto”, il loro direttore responsabile e invierei la richiesta di registrazioni ad un po’ di radio romane (per fortuna non Radio Radio), perché quello che è accaduto tra venerdì e sabato non può passare impunito.
Sono talmente incazzato su questa storia e talmente felice per il pareggio ottenuto al termine di una prestazione spettacolare sul piano dell’abnegazione, che tutto il resto passa in secondo piano, compresa la sempre più complicata rincorsa all’Europa.
Non importa come andrà a finire, ma ieri sera abbiamo dimostrato al mondo cosa è Firenze: il biscotto congelatevelo, in modo che diventi bello duro, e poi infilatevelo su per una parte precisa del corpo.
Non vi dico quale, ma con la sterminata fantasia che avete dimostrato nell’ultima settimana non vi ci vuole molto ad indovinare.

A poche ore dalla partita io, se fossi un giocatore della Fiorentina, o Prandelli, o Corvino, o Della Valle, avrei la nausea per quello che sta succedendo.
Uno che non avevo mai sentito nominare (ma sarà colpa mia) e che fa il fenomeno con le Iene e il quotidiano “Il Fatto” (che pensavo fosse qualcosa di serio) tirano fuori la combine tra Fiorentina e Inter: perdiamo oggi e poi loro ci fanno passare in Coppa Italia.
E a Roma le radio sono ingolfate da conduttori/ultras e tifosi che già ci accusano di tutto senza che sia successo niente.
Loro, i tifosi di una squadra che ci ha mandato senza alcuna ragione in B nel 1993 insieme al Milan.
Giuro che sono talmente incazzato (sì, incazzato, stavolta niente censura) che mi verrebbe voglia di iscrivermi davvero al partito di quelli che vorrebbero “biscottare” la partita.
Poi penso alla moralità di Prandelli, alla serietà dei Della Valle e Corvino, all’etica del giocatori e…mi incazzo ancora di più.
Battiamoli prima e poi vomitiamo in faccia a questa feccia la nostra rabbia.

Stavolta ha ragione Fabio Russo: è più difficile vincere con due gol di scarto contro l’Inter in Coppa Italia che raggiungere l’Uefa con le sei partite ancora a disposizione.
Che poi da domenica mattina diventano cinque, e tutte terribilmente complicate se lasciamo i tre punti sabato sera.
Forse ci siamo dimenticati che a questa Inter di Mourinho non abbiamo ancora fatto una rete in quattro partite e che la nostra difesa in questo periodo non è proprio il massimo.
Qui a forza di dire che il pareggio non conta niente rischiamo di perdere l’Europa per un punto, proprio quello su cui non sputerei affatto sopra tra due giorni.
A me poi perdere ancora in casa scoccia da morire, senza contare che abbiamo già dato contro le altre tre grandi e in due casi ci siamo arrabbiati di brutto per come sono andate le cose.
Sono concetti forse banali, ma che comunque è bene ricordare e che certamente saranno evidenziati domani da Prandelli in sala stampa, o almeno io mi aspetto che lo faccia.

Pare che Nostro Signore sia discretamente scocciato per le richieste di intervento che gli arrivano dall’emisfero occidentale, più precisamente da quella che nel Regno dei Cieli consideravano la culla della civiltà: Firenze.
A distanza di pochi mesi Dio dovrebbe astenersi anche solo per un minuto dalle sue molteplici attività per occuparsi nuovamente dei destini di un povero giovane in piena salute, ma in preda ad un dubbio mistico: meglio giocare in una squadra che non vincerà mai lo sudetto e guadagnare 1.200.000 euro l’anno o andare in una delle squadre più potenti del mondo e prendere il doppio dei soldi?
Stanno premendo un po’ tutti tra le nuvole, santi peruviani compresi, ma ancora l’Altissimo non ne vuol sapere di dispensare la sua saggezza, poiché ricorda a tutti i sottoposti di essersi già espresso sull’argomento nell’estate scorsa.
Ma io se fossi Dio (come cantava un indimenticabile Gaber), sarei “invulnerabile e perfetto” e quindi scenderei sulla Terra per “appiccicare al muro” diversa gente, e tra i primi ci sarebbe chi mi ha chiamato in causa per queste penose vicende.

Curiosa questa teoria secondo la quale bisognerebbe far vincere sabato sera l’Inter per due motivi: perché ci farà passare il turno martedì e per impedire alla Roma di vincere lo scudetto.
Curiosa e al tempo stesso imbecille, scusate il francesismo.
Sul fatto che i nerazzurri, per cui (questo sì) “dobbiamo” tifare domani in Champions, rinuncino alla Coppa Italia non esiste alcuna certezza e non mi pare che ci sia alcuna voglia di provare a fare accordi, che sarebbero poi la morte del calcio.
Quanto allo scudetto, scusate: ma a noi che ce ne importa chi lo vince tra le tre in corsa?
Cosa ci cambia se Ranieri, che tra l’altro ha sempre Firenze nel cuore, diventa Campione d’Italia invece di Mourinho?
Il discorso semmai è cercare di dosare le forze tra i due impegni contro uno squadrone che ha molte più risorse della Fiorentina e che quindi potrà cambiare molto, ma, appunto, il tema è tecnico.
Tutti gli altri discorsi non stanno veramente ne’ in cielo ne’ in terra.

Per me abbiamo perso due punti, ma non perché meritassimo di vincere.
Anzi, dopo il loro pareggio abbiamo continuato a subire, il fatto è che si era messa benissimo: in vantaggio e contro un avversario per niente assatanato.
E invece ci siamo arrotolati su noi stessi, senza spiegazioni, visto che mancava pure la partita in mezzo alla settimana.
Se non eliminiamo l’Inter mi sa che diventa dura pure raggiungere l’ex Uefa e allora non resterebbe che aggrapparsi ad Ovrebo.
L’ho già detto e lo ripeto: una squadra che ha il quinto monte ingaggi ha il “dovere” di arrivare almeno settima, se invece va peggio non si può contrabbandare tutto come oro, anche perché in Coppa Italia per arrivare in semifinale abbiamo “solo” battuto Chievo e Lazio in casa.
Vorrei nelle ultime sei gare una squadra molto arrabbiata, ma capisco che già sabato dovremo fare dei calcoli contro i più forti di tutti.
Ma oggi dovevamo e potevamo vincere.
Buona Pasqua a tutti.

Dunque erano 170mila le telefonate intercettate da chi indagava su Calciopoli.
Peccato ne siano state prese in considerazione solo 30 mila, ma pare che i designatori arbitrali li chiamassero più o meno tutti, dalla buonanima di Facchetti a Cellino, ai dirigenti del Milan e via a seguire.
Tutti meno i fratelli Della Valle e Sandro Mencucci, fino almeno al 20 aprile 2005, il giorno di Fiorentina-Messina.
C’è un passaggio fondamentale di una chiamata, mi pare tra Andrea e Innocenzo Mazzini, quando il presidente viola chiede in perfetto stile Alice nel paese delle meraviglie: “ma davvero si può chiamare il designatore arbitrale Bergamo?”.
Sì, si poteva e chi non lo faceva era un bischero.
Fino al 20 aprile 2005 ce ne hanno fatte di tutti i colori, buttandoci giù in classifica ad un passo dal tracollo.
Dopo Fiorentina-Messina i tifosi e tutti noi chiedemmo ai Della Valle di fare qualcosa per proteggere la squadra.
Loro fecero e chiamarono il (fiorentino) vice presidente federale per essere trattati come tutti gli altri.
Siamo stati mazziati da Calciopoli, che ha pure spento l’entusiasmo di Diego Della Valle.
Ci hanno massacrato di sanzioni e abbiamo sentito tanta gente senza titolo farci la morale: possiamo esprimere un disgusto vicino alla nausea per questa accozzaglia di gente?

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