Dicembre 2005


Toni debordante, in campo e fuori.
Così accade che se non segna per due partite già si comincia a gonfiare il caso.
A me pare che questo splendido attaccante e ottimo ragazzo lo si stia spremendo un po’ troppo.
Duetta con Fiorello, va alla Domenica Sportiva (o a Controcampo, non ricordo bene, ma non fa differenza), scherza con Gilardino alle Iene, è in lizza per i Telegatti (Telegatti!?!), appare su Famiglia Cristiana, sui settimanali da parrucchiere si intervista la sua splendida fidanzata, ogni dieci giorni esterna in sala stampa, lo si vede seduto in bagno mentre stacca la carta igienica nello spot di Sky, la sua faccia campeggia sopra le scarpe da calcio più famose del mondo, viene tirato in ballo polemicamente da Cosmi, Capello e perfino da Cottafava: e che diamine, ma un po’ di stacco no?
Senza contare la trovata molto discutibile per cui si possa parlare con lui pagando un tot al minuto.
Pare che l’iniziativa non sia decollata.
Meno male perché non mi sembrava una gran pensata: per Toni che risponde e per chi spende soldi, restando magari parecchio in attesa.
L”uomo ha spalle grosse per sopportare un successo trovato a 28 anni, però non si deve esagerare e sarà bene ricordare che anche Nostro Signore si prese un giorno alla settimana per riposare.
Lasciamolo un po’ in pace Toni, non facciamo processi nell’infausto caso di digiuno nelle prossime due partite e soprattutto ricordiamoci che uno così erano sei anni che non si vedeva a Firenze.

“Dovrei essere matto per dire cose del genere nei confronti di uno come Paolo e della tifoseria. Con me si son sempre comportati bene. Sono arrabbiato per l’intervista: non è assolutamente vera e denuncerò gli autori”.
Secondo Dabo, i francesi ce l’hanno con la Lazio e con Di Canio e avrebbero voluto montare un caso. Per lui Di Canio potrebbe addirittura fare il capitano della Lazio: “Io sarei d’accordo a dargli la fascia contro la Juve. Quello da convincere sarebbe Paolo”.
Che serata! E hanno pure assolto Giraudo e Agricola, quindi Juve pulita.
Meno male che sono appena tornato dalla festa della Fiorentina, dove si respiravano refoli di aria pulita.
Comunque per me Dabo quelle cose le ha dette.
E se non le ha dette, le pensa.
E se non le pensa, che accompagni pure il camerata Di Canio alle prossime adunate in piazza Venezia.

Sì, compriamo Ousmane Dabo, non tanto per il suo valore di centrocampista (oddio, mica ci scomoderebbe), ma per aver detto a France Soir quello che tutte le persone dotate di normale intelligenza pensano di Paolo Di Canio.
L’eccezionalità è che Dabo è un compagno di squadra di Di Canio.
Ecco in sintesi le sue dichiarazioni.
“Non gli parlo più e faccio bene. Devo dire che mi sono rotto le p… di giocare con uno come lui. Ne ho abbastanza di questi fascisti. Sono una minoranza tra i tifosi della Lazio, non più di due o tremila (a me veramente sembrano un’enormità…), ma sono i più in vista. Io non vado mai a salutarli, non li considero neppure.
La cosa peggiore è che scandiscono canti in mio onore e questo prova quanto siano stupidi. E’ sconcertante che Di Canio faccia pure il simpatico con noi, giocatori di colore.
Mi ha anche invitato a casa sua (forse per mostrargli la collezione delle sculture di Mussolini?) e questo mi mette in difficoltà perché non so più cosa pensare”.
Lo invitiamo noi a cena Dabo, purché continui a dire quello che pensa.
Di più: chiederemo appunto a Della Valle di comprarlo a gennaio, purché oggi o nei prossimi giorni non smentisca tutto.
In quel caso, lo rimandiamo a Roma con il foglio di via.
Anzi no. Per far contento il suo attuale capitano, lo spediamo direttamente al confino a Ventotene, come accadeva nei favolosi (per Di Canio) anni trenta.

Quanto ci costerà andare tutti in trasferta a seguire le partite casalinghe della Fiorentina?
Parecchi soldi, immagino.
E allora, visto che ci è andata di lusso con la sanzione di multa più diffida, non sarebbe il caso di fare un po’ di ordine in tutti i settori dello stadio ed impedire che qualche mancamentato mentale ci porti a vedere i viola a 300 km. di distanza?
Mi preoccupano di più i parterre di maratona e tribuna, dove non esistono controlli (vedi squalifica del ’97 contro il Barcellona).
In curva invece è ora che i capi tifosi (i nostri per fortuna non sono politicizzati) si facciano sentire.
Stavolta, se ci mazziano, non è colpa ne’ di Galliani, ne’ di Carraro.

La scintilla è scattata mentre seguivo Enrico Mentana la domenica pomeriggio, ho pensato: è professionalmente eccezionale, sa fare davvero tutto.
Soprattutto è credibile, sei sempre disposto a seguirlo in quello che dice.
Magari puoi non essere d’accordo, però ogni volta rispetti il suo pensiero.
Provate a fare lo stesso con Emilio Fede o per par condicio con Michele Santoro e vi accorgerete che proprio non ci siamo.
Voglio dire che solo certi giornalisti/personaggi/conduttori si sono meritati nel tempo e con il loro lavoro questo rispetto.
E allora mi sono detto: perché non provare a trasferire a livello regionale lo stesso concetto?
In altre parole, chi secondo voi è credibile e chi meno quando parla di Fiorentina?
Potete criticare e promuovere chi volete, e se motivate è meglio.
E’ un giochino tra noi, niente di troppo impegnativo, ma state tranquilli che tutta la stampa fiorentina, senza mai ammetterlo, leggerà il vostro pensiero.
Naturalmente in mezzo agli altri ci sono anch’io, quindi non abbiate pudore a sparare sul bloggista (si scrivera così?).
Unica regola: niente offese, altrimenti smettiamo subito.
Intanto mi metto a fare i compiti e comincio a rispondere alle domande, scusandomi per il ritardo, con qualcuno di quasi 24 ore.
P.S. Ora su questo blog esiste anche una sezione foto, ma allora è quasi una cosa seria…

Mi espongo al fuoco dei tifosi viola e provo a spiegare perché la mia terza squadra è il Livorno (la seconda, senza discussioni, è il Toro).
Lo faccio sia perché mi è stato chiesto più volte, sia perché oggi sono particolarmente soddisfatto della vittoria contro la Lazio, squadra che secondo me ha la peggiore tifoseria in Italia, seguita a ruota da Juve e Roma.
Al di là del fatto che come dicevamo a proposito di Pazzini e Bojinov certe scelte sono assolutamente irrazionali, sento con i livornesi un’affinità caratteriale che ci fa essere unici non solo in Italia, ma in Toscana.
Voglio dire che come noi fiorentini per il gusto di una battuta i livornesi sarebbero disposti a buttare a monte amicizie ed interessi.
Hanno insomma la lingua lunga, molto lunga, a volte troppo, ed io credo che il Vernacoliere venda parecchie copie anche a Firenze.
Quando siamo falliti, non mi risulta che ci abbiano goduto, come invece è successo a Siena, Arezzo, Prato, Pistoia, Lucca e Pisa.
Non a caso quasi quattro anni fa stava per andare in porto tra noi e loro un gemellaggio, poi saltato perché, a quanto ne so, qualcuno a Livorno voleva un po’ specularci politicamente.
Ecco, questa storia della politica mi infastidisce e anche apprezzando enormemente Cristiano Lucarelli trovo fuori luogo certe distorsioni rosse, sue e delle BAL (oggi i saluti romani a Di Canio dei laziali a fine gara facevano schifo).
Però hanno un pubblico fantastico: sono falliti pure loro e sono ripartiti da zero, soffrendo sempre e in questo ci sono davvero fratelli.
E’ vero che quando lo scorso anno presero dodici gol tra Siena e Parma ci inguaiarono, però mi risulta che i più accesi tra i tifosi (i portuali, tanto per intenderci) non solo non abbiano gradito, ma siano pure andati a “chiedere spiegazioni” ai giocatori dopo un allenamento.
Insomma, avverto un senso di appartenenza che non esiste con le altre realtà calcistiche toscane e meno che mai in Italia.
Con l’eccezione di quella fantastica riserva granata sopravvissuta a Torino e nel resto del mondo.

La fatica è quella della Fiorentina, e quindi di tutti noi, per conquistare questi tre punti che sono benedetti.
D’altra parte mi ricordo che anche dell’anno dello scudetto rubato a Cagliari giocammo delle partite inguardabili e spesso vincevamo per uno a zero.
I migliori? Pazzini e Bojinov (per quel poco che ha giocato), vuoi vedere che abbiamo portato bene…
La bollitura è la mia e anche quella di Pestuggia, che per un quarto d’ora abbondante abbiamo fatto giocare Montolivo e non Maggio.
Genesi dell’errore: eravamo talmente convinti che dovesse giocare Montolivo e non Pazienza, che alla fine lo abbiamo mandato in campo noi al posto di Prandelli.
E poi ci pareva giusto che un uomo di qualità come Fiore potesse essere sostituito con un altro di pari qualità, almeno teoricamente, come Montolivo.
Infine, ero troppo concentrato a non sbagliare quelli del Treviso e a soffrire per come stava andando.
Detto questo, siccome uno è più alto e l’altro più basso, uno ha la maglia 18 e l’altro 11, credo di essere pronto per essere servito, con Pestuggia di contorno, con la salsa verde…

Ci sto prendendo gusto e vi ringrazio di tutto, delle migliaia di visite, dei messaggi di apprezzamento e anche delle critiche.
Ora che sto imparando ad usare il mezzo, ho deciso di rispondere alle domande direttamente nel vostro post (si chiama così, no?).
Sono partito all’alba per essere più lucido, poi stasera tutti in apnea per tre punti indispensabili…

Confessione: tra Pazzini e Bojinov tifo istintivamente per il primo, e… sbaglio. Sbaglio perché non ha senso scegliere l’uno o l’altro, ma poiché mi pare che il sentimento sia condiviso da buona parte del popolo viola provo a capire cosa mi fa preferire il toscano al bulgaro.
Il primo motivo è proprio questo: uno è toscano, roba di casa nostra, l’altro viene da un Paese poco affascinante calcisticamente. Il loro giocatore più bravo, Stoichkov, un Pallone d’oro non uno qualsiasi, qui da noi ha fallito e la Bulgaria non sarà la Romania, ma sempre Est rimane.
Sono certo che qualcuno sente ancora nell’aria il profumo di Lacatus…
Poi c’è l’aspetto economico: Bojinov è costato quasi il triplo di Pazzini, che peraltro nel giorno dell’arrivo in viola fu definito dall’ineffabile Zoff buono solo per il futuro.
Ovviamente non è colpa di Bojinov, ma siccome Corvino era quello che ce l’ha venduto nel gennaio 2005, e Corvino è il più bravo di tutti, si ha come l’impressione di aver dato un po’ troppi soldi al Lecce…
Infine, la faccia.
Pazzini sembra molto furbo, ma ha l’aria da buono; Bojinov sembra lo stesso molto furbo, ma ha l’aria da impunito, da uno che a 19 anni sa già tutto della vita.
Naturalmente non è così, ma vallo a spiegare a quelli che su di lui spargono velenose e false leggende metropolitane.
Bojinov è stato splendido nella conferenza stampa post Juve di Coppa Italia: divertente e umile, una bella scoperta.
In conclusione preferire Pazzini a Bojinov, o il contrario, non ha senso, ma è uno dei misteri del calcio.
Si prende una posizione, si sceglie un campione con la pancia e non con la testa, ma, credetemi, sono pronto a redimermi e diventare imparziale.

Non fa l’opinionista, non vuole allenare, e nemmeno entrare in qualche cordata per comprarsi una società decotta e sul punto di fallire: ma che sta facendo Roberto Baggio?
Un giorno della scorsa primavera uno che come me lo conosceva molto bene ai tempi di Firenze trascorse un lungo pomeriggio di attesa davanti alla villa di Altavilla, in provincia di Vicenza, per consegnare al popolo italiano, ormai vedovo delle sue straordinarie giocate, poche svogliate parole sulle sfide incrociate che la domenica successiva avrebbero viste impegnate le sei squadre in cui aveva giocato.
E sto parlando di uno dei più bravi tra noi: Alberto Polverosi, che da quella esperienza ricavò la netta impressione che Baggio avesse proprio staccato la spina e che a riattaccarla non ci pensasse neanche lontanamente.
Che grande lezione!
Andarsene via in quel modo, in silenzio, in mezzo a tanti pagliacci che invece continuano ad urlare.
Chiudere in un pomeriggio qualsiasi del maggio 2004, salutato dalla standing ovation di San Siro, da un abbraccio con Maldini, per scivolare nella vita vera, cioè la famiglia e i figli (il terzo sarebbe nato dopo pochi mesi).
Un silenzio assordante, rotto solo da poche parole giapponesi, che sono comunque bastate per farlo tornare sulle prime pagine dei giornali.
Almeno una decina di volte ho pensato: adesso prendo la macchina, mi piazzo anch’io davanti a casa sua e ci provo.
Possibilità di riuscita dell’intervista neanche troppo scarse, visto che sono stato tra i pochissimi a cui, proprio in memoria dei tempi fiorentini in cui lui aveva il codino ed io i capelli, ha scritto la prefazione di un libro.
Ma poi mi sono chiesto: è giusto?
E’ giusto violentare la privacy di uno straordinario campione che non specula su nulla, che non avanza pretese in memoria del fantastico passato e che nel suo nascondersi sembra sempre più assomigliare a Mina?
Chissà se riuscirò a resistere alla tentazione di provarci.
Intanto per farmi passare la nostalgia mi riguardo un paio di gol con la maglia viola: Milano e Napoli.
Chi c’era a quei tempi, sa di cosa sto parlando.

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