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E che non solo non l’abbiamo cambiato, ma lo abbiamo pure peggiorato climaticamente e che soprattutto rischiamo di lasciare ai nostri figli la mancanza di prospettive, che è poi la peggiore delle condanne.

Se mi chiedevano all’età di Cosimo (13 anni) cosa avrei voluto fare da grande, la risposta era semplice: il giornalista, sempre e solo quello.

Ancora non lo sapevo, ma ero un fortunato, perché avevo una missione, uno scopo nella vita, e non mi sono mai scordato i tanti anni spesi in mille rimbalzi in un mondo che non mi voleva accettare: benedetti quegli anni, anche se vissuti con tanta rabbia e angoscia.

E come me migliaia, decine di migliaia di coetanei che volevano fortemente qualcosa: un mestiere, una professione, salire nella scala sociale, rivoluzionare la società per creare un mondo più giusto.

E adesso?

Abbiamo conquistato il benessere, certo chi più e chi meno, e ne siamo follemente gelosi. Siamo diventati sentimentalmente avari. Abbiamo messo la vita dei nostri figli in discesa, tanto da eliminare dalla loro vita qualsiasi ostacolo, pensiamo a tutto noi: come credevamo che diventassero se non impauriti dal perdere quel tanto che hanno avuto senza fare il minimo sforzo?

Mi dichiaro colpevole del reato di mollezza educativa e come me, se siete onesti, ce ne sono tantissimi della nostra generazione di cinquanta/sessantenni: volevamo cambiare il mondo per farlo diventare più giusto e siamo riusciti a renderlo solo più comodo.

Una calda è una abbastanza fredda, perché pareggiare a Firenze contro l’ultima classifica è un brutto risultato.

Se poi aggiungiamo che Dragowski è stato di gran lunga il migliore in campo, il bicchiere diventa ancora più vuoto.

Iachini ha dato sostanza, in campionato abbiamo preso un gol stupido e a tempo scaduto in quattro partite, ora Rocco e Pradè devono dare quello che manca.

Certamente un centrocampista che sia titolare già a Torino, perché là in mezzo siamo proprio fragili e sempre di più appesi a Castrovilli

Farne a meno sarebbe un gravissimo errore, se poi sono due ancora meglio.

Che grande statista è stato Craxi, molto meglio di quelli di ora.

Vuoi mettere come si viveva più tranquilli quando ancora non c’erano i telefonini? E gli smartphone? Sono la rovina di questa generazione di smidollati. Pensa che li usano anche i bambini a tre anni,

Vittorio Cecchi Gori è stato un grande presidente. Ci ha fatto fallire e mandato in B due volte, ma ti ricordi come si godeva quando saliva in balaustra.

Andreotti un gigante, Cossiga un simpatico mezzo matto, ma averne oggi. Almirante voleva sterminare gli ebrei però è andato a rendere omaggio a Berliguer e non ha mai rubato niente, in fondo anche i socialdemocratici non erano male.

Vuoi mettere le donne di una volta?

In silenzio e sottomesse, mica come ora che pensano di contare come i maschi, poi uno dice come mai il mondo va a rotoli.

Ti ricordi quando eravamo solo noi italiani? Senza cinesi, extra comunitari e islamici? Era il paradiso, accidenti alla globalizzazione.

I fochi di San Giovanni? Insomma… Mi piacevano di più quelli dell’anno scorso

Venezia è sempre più bella, ma davvero non ci vivrei.

Salvini sempre e comunque, nel bene e nel male.

Mobilità le sardine, che non sarebbero mai esistite senza di lui, si proclama novello Silvio Pellico ed è ad un passo dal dichiararsi prigioniero politico di questa Italia in mano a Conte (con cui mi pare abbia avuto qualche rapporto) e ai soliti comunisti,

Protagonista assoluto di ogni arena mediatica, capace di pensare tre cose diverse sullo stesso argomento, incurante di ogni contraddizione, amico di Casa Pound e allo stesso tempo a favore del popolo ebraico.

Viene quasi il sospetto che la politica in Italia senza di lui sarebbe diversa, ma lui è nel fiore degli anni, pare in ottima forma e per mesi vedremo ancora i fuochi di artificio.

Conviene rassegnarsi.

Come possa una squadra trasformarsi completamente in pochi giorni non si sa, eppure è successo.

Abbiamo una squadra che gioca bene a calcio e che sa pure vincere segnando gol meraviglioso: quasi troppo bello per essere vero.

Ci sarebbe quasi da dire di non svegliarci da quello che da incubo sta diventando un sogno.

Durerà?

Non lo so e oggi non è nemmeno così importante: godiamoci la Fiorentina e poi vedremo come andrà a finire

Ho appena saputo che il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha accettato l’invito di Dario Nardella di venire a Firenze per Fiorentina-Atalanta dell’8 febbraio.

Tutto è partito dal Pentasport di ieri e spero che sial’inizio della fine di questa stucchevole polemica tra Gasperini e il popolo viola da cui mi aspetto parecchia ironia per quel sabato particolare.

Ne siamo non solo capaci, ma autentici maestri e quindi cerchiamo di vincere alla nostra maniera, per poi bissare sul campo il successo di mercoledì.

Uno sberleffo invece dell’insulto e via andare, magari chiudendo col peggiore dei trattamenti: non curarsi minimamente di Gasperini, ma guardare e passare.

Era la stessa squadra di domenica?

Non sembrava proprio: altra determinazione, altra tecnica, altro schieramento e risultato straordinario, in considerazione dell’avversario e dell’uomo in meno.

Giocare con gli attaccanti non è una cattiva idea e forse ci potevamo pensare anche prima.

Eravamo senza i due in teoria più bravi, Chiesa e Ribery, ma sono stati tutti ampiamente al di sopra della sufficienza.

Nessuna esaltazione, ma con Inchini siamo a due vittorie e un pareggio: e avessimo svoltato?

Brutta partita, prendiamoci i tre punti e ringraziamo la dea Eupalla che ci ha voluto bene.

Una vittoria pesante, che ci aiuterà, a patto di trovare un po’ di gioco e un rendimento più elevato da parte di diversi giocatori che in teoria sarebbero molto meglio di quello che si vede.

In teoria.

Ci sono in particolare un paio di uomini che si stanno inabissando sul piano del rendimento: Dalbert e Boateng, che sarebbe un centravanti talmente falso da non sembrare vero.

E comunque le ultime tre sono più lontane…

Ha ragione Commisso a pretendere un altro passo, stupendosi delle pastoie burocratiche italiane. Vuole investire, vuole costruire una Fiorentina diversa nelle strutture portanti e si sente prigioniero di una realtà diversa da come se la immaginava.

Ha ragione Nardella a confermare che non può fare proprio nulla di diverso da ciò che sta facendo per non finire nel tritacarne della giustizia: ha vincoli precisi, percorsi obbligati da seguire e non può pensare alla Fiorentina come a qualcosa di diverso da altri soggetti privati.

Hanno ragione i tifosi, esasperati da undici anni abbondanti di nulla sullo stadio, con l’aggravante di quasi quattro stagioni di niente sul campo. A molti di loro basterebbe avere un tetto sopra la testa quando guardano la partita e servizi igienici degni di un paese occidentale: è chiedere troppo?

Hanno ragione quelli a cui della Fiorentina non gliene importa niente e che pretendono che non venga toccato un euro pubblico per aiutare una squadra di calcio di proprietà di un miliardario  e che eroga stipendi milionari.

Ma se hanno ragione tutti, chi ha torto?

C’è già qualcuno che contesta Iachini, probabilmente perché pensava che lui fosse il nuovo Conte e che la Fiorentina avesse una rosa simile a quella del Barcellona.

I giocatori sono questi e qualcuno lo abbiamo pure sopravvalutato, però qualcosa di nuovo a Bologna si è visto: maggiore dinamismo e più combattività.

Come si dice in questi casi, meno era davvero difficile e comunque si rimane sempre lì: se non la butti dentro è molto complicato vincere, anche quando trovi un gol capolavoro come quello di Benassi.

Altra nota positiva, Chiesa. Penso che il padre Enrico e Iachini non siano estranei alla trasformazione di Federico, che sembrava un altro rispetto ad un mese fa.

Per il resto è ovvio che abbiamo perso due punti, inutile girarci intorno: fa male, ma bisogna che passi in fretta. 

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