Fiorentina


In quarant’anni di Pentasport e oltre diecimila ore di diretta non ho mai preparato completamente una trasmissione: molte volte comincio e vado avanti avendo una scaletta molto flessibile, che è la dannazione dei miei redattori perché spesso cambio in corsa invertendo servizi o venendomi in mente di chiamare questo o quello.

La stessa cosa è puntualmente accaduta ieri pomeriggio: alle 17.59 non pensavo neanche minimamente di arrabbiarmi così tanto contro i sostenitori del “tanto peggio, tanto meglio”, quelli che se perdiamo in fondo sono contenti perché lo avevano detto, perché Corvino, perché Della Valle, perché insomma questa società mi resta profondamente sulle scatole.

A due giorni dalla gara di Bergamo, attesa e quasi agognata da due mesi, avevo detto: vabbeh, fino ad oggi è andata così, siamo ad un passo da una stagione fallimentare, anche Corvino dovrebbe essere messo sotto esame, però adesso dimentichiamocene e pensiamo solo a provare ad arrivare in finale.

Due giorni, non un’eternità.

La vena mi si è intasata al primo messaggio che ripeteva in una stanca litania il solito mantra e cioè che fa tutto schifo, che tanto ce ne accorgeremo e che continuassimo pure a difendere gli indifendibili. Si è poi aggiunto il solito idiota che parla di nostro asservimento alla Fiorentina per via dei diritti radiofonici.

A quel punto mi si sono rotti gli argini e più che il giornalista ha parlato il tifoso: mi avete rotto le scatole, voi godete se le cose vanno male, andate a tifare per altre squadre, magari la Juve.

Era qualcosa che nasceva da dentro, probabilmente dal non andare più in trasferta e soffrire per la Fiorentina senza raccontarla e quindi stancarmi e sfogarmi nel corso della partita, insomma è andata così.

Quello che non mi aspettavo erano i metaforici e ormai fantozziani 92 minuti di applausi, telefonici e via messaggi: siamo e siete una maggioranza enorme e silenziosa che vuole criticare e prendere posizione quando si pensa che le cose non funzionino, ma che non ne può più del disfattismo.

Per oltre un’ora e mezzo sono stato più tifoso che giornalista e oggi sono molto soddisfatto, anche perché mi sono detto che per una volta posso anche permettermelo.

Si è visto giocare bene a calcio almeno per un tempo, il problema è che lo abbiamo fatto in contropiede, tattica che sarà difficile da utilizzare a Bergamo.

Il secondo problema, ormai cronico, è che ormai giochiamo senza centravanti e qui rivolgo un pensiero sincero a Fantini, attaccante normalissimo, per niente votato al gol, che ci portò in serie A con un paio di reti decisive nello spareggio contro il Perugia.

Speriamo che la dea Eupalla si ricordi di lui e illumini nella notte tra il 24 e il 25 l’ormai rassegnato Simeone, che in campionato sta toccando medie gol degne di Pagliari.

Abbiamo ritrovato Chiesa, al momento giusto, non abbiamo più da tempo Veretout, perso in chissà quali irritanti pensieri, speriamo nell’estro di Muriel.

A Torino comunque avremmo meritato il pareggio e qualcosa si vede sul piano del gioco, peccato di essere ormai alle ultime scene del film, ma se il finale fosse a sorpresa?

Qualcosa si è visto, tutti si sono impegnati a seguire le idee di Montella, anche se le caratteristiche tecniche dei giocatori sono parecchio lontane dell’idea di gioco dell’allenatore.

Manca soprattutto il regista, nella precedente esperienza e dal 2013 Montella ne aveva addirittura due, Pizarro e la sua riserva Badelj, qui si deve adattare Veretout, che era sfinito e che ha completamente sbagliato gli ultimi cinque minuti.

Chiesa allunga meno e passa di più il pallone e, fino a quando è possibile, tutti corrono parecchio per dettare il passaggio.

Avremmo meritato di vincere, come era successo in stagione, ma non abbiamo un centravanti, ormai è certificato da tempo e se non la butti dentro al massimo pareggi.

Tra dieci giorni arriva finalmente la partita di Bergamo, bisogna sbrigarsi a cambiare strada tatticamente.

Mi sto chiedendo da qualche ora: se Pioli non fosse andato via in quel modo, il peggio che si potesse immaginare, i tifosi entrerebbero in curva subito?

E gli striscioni a Firenze ci sarebbero stati lo stesso?

Se, per esempio, la squadra fosse andata in ritiro, com’era giusto che fosse, con Pioli alla guida, cosa sarebbe successo?

E’ quindi per difendere Pioli che sta succedendo tutto questo?

Confesso comunque di non avere risposte

Dunque, Corvino e Montella.

Accoppiata improbabile, ma può anche darsi che funzioni, chi lo sa.

Dotati di uno straordinario ego e di una certa propensione alla permalosità, sono certamente due uomini che conoscono benissimo il proprio lavoro.

Ventiquattro anni di differenza tra loro, che vogliono dire tanto, in tutti i sensi.

E dietro e sopra ad ogni cosa, come sempre, Mario Cognigni, a cui Montella ha reso omaggio in apertura di conferenza stampa con una dichiarazione inaspettata che intendeva sanare le ferite del passato: che piaccia o no è il terzo fratello e vigila su tutto e tutti.

Questa è la Fiorentina oggi, di cui è tornato ad occuparsi anche Diego Della Valle (Andrea non ha mai smesso) e questa non è affatto una brutta notizia.

Siccome io sono di quelli che all’inizio del campionato punto sempre al meglio del meglio, anche questa volta voglio essere positivo, sperando di rivedere il gioco di Montella e pensando con tristezza a come è andato via Stefano Pioli.

Quando si è cominciato a riparlare di Montella, a pelle ho pensato che fosse una soluzione intrigante, che contraddiceva quanto ho spesso pensato dei cavalli di ritorno.

Dispiace molto per come si è arrivati a tutto questo, si poteva evitare di parlare di serietà e competenza e personalmente avrei fatto la stessa cosa di Stefano: mi sarei dimesso, non poteva fare altrimenti.

Ci voleva la scossa, e prossimamente la rivoluzione, e sono curioso di vedere cosa succederà con Corvino, responsabile almeno quanto Pioli dell’attuale situazione, che non vedo assolutamente sinergico con Montella, ma nel calcio ci sta tutto e potrebbe anche darsi che nasca una nuova coppia esplosiva, che funzionerà benissimo per il bene della Fiorentina.

Per Stefano Pioli resta l’affetto e la stima personale, condivisa immagino e spero dalla maggioranza dei tifosi viola.

Continuiamo con Pioli?

E se non continuiamo con Pioli, con chi lo cambiamo?

Abbia comunque perso la faccia e anche l’umiltà ed è certificato il fallimento della stagione, la terza consecutiva.

Ai Della Valle il compito di invertire la tendenza: hanno il dovere di agire, per la Fiorentina e anche per il loro buon nome.

Sono sempre molto prudente con i giovani, non bisogna caricarli di aspettative e avere molta pazienza.

Ora però è arrivato il momento di osare qualcosa in più, col Frosinone e col Bologna.

Non esiste momento più favorevole perché, purtroppo senza problemi di classifica, si può anche concedere a loro il diritto/dovere di sbagliare.

Sarei veramente sorpreso se non riuscissi domani sera a dare dei voti ad almeno un paio dei giovanotti viola.

Se le gare con Torino e Roma si fossero svolte all’inizio della stagione, oggi avremmo tutto un altro stato d’animo perché le occasioni da gol nelle due gare sono state almeno dieci e qualcosa di buono si è visto.

In questa valle di lacrime che è diventata la classifica della Fiorentina siamo invece a commentare l’ennesima occasione mancata per arrivare non si sa dove, ma per regalarci almeno una sera tranquilla e soddisfacente.

Prendersela sempre con Pioli è un esercizio ripetitivo e inutile, non può essere merito degli altri quando le cose funzionano e al contrario colpa solo del tecnico se non vinciamo più.

Queste gare devono servire a capire chi è da Fiorentina e chi no, perché bisogna rovesciare il concetto: non sono i giocatori a farci un piacere a vestire la maglia viola, ma è esattamente il contrario.

Speriamo che lo capiscano in questi ultimi cinquanta giorni della stagione.

Credo di essere uno dei più autorizzati a parlare: ho creduto per un anno in più di quanto fosse giusto al Cecchi Gori pensiero e ne ho pagato le giuste conseguenze, perché chi parla in pubblico se sbaglia deve rendere conto dei propri errori.

Dovevo prendere le posizioni che presi nel 2001, quando oltre che direttore di Radio Blu ero responsabile di Canale Dieci, già nel 2000 e per questo mi inflissi un anno di assenza dal video.

Mai però avrei pensato di dover assistere a questo ritorno di fiamma viola su Vittorio Cecchi Gori e ne sono stupito quanto contrariato.

Vittorio Cecchi Gori ha fatto fallire la Fiorentina con operazioni a favore delle sue aziende che non poteva fare e che hanno portato prima all’amministrazione controllata e poi al funerale del primo agosto 2002, data per indimenticabile perché è stato un grande dolore.

Nessuna Coppa Italia (e forse nessun scudetto) pareggia una simile umiliazione e sentire oggi che esiste chi lo rimpiange (magari gli stessi che lo insultavano diciannove anni fa) è sconcertante.

E veniamo all’equivoco Della Valle: non è che ricordando come sono andate le cose si vuole difendere gli ultimi tristi anni della Fiorentina, perché sarebbe come confondere le mele con le pere.

I Della Valle sono assolutamente colpevoli del disamore creato verso la Fiorentina, non sanno comunicare e se continuano così andrà sempre peggio

Chi oggi invoca Cecchi Gori lo fa di pancia per andare contro all’attuale proprietà, ma è secondo me assurdo.

E comunque, tanto per essere chiaro: preferisco il grigiore aziendalista dellavalliano alla morte calcistica di Cecchi Gori: ci vorrebbe un colpo d’ala, qualcuno di importante che compri, ma all’orizzonte non si vede niente

Questo non vuol dire che smetta di battermi perchè il grigio scompaia e il cielo si colori di viola.

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