Fiorentina


E più di tutti Montella.
Lo dico col massimo rispetto e non scordando ciò che è avvenuto negli ultimi due anni, ma non si può giocare un primo tempo così e non si può togliere Babacar per dare ancora una chance a Ilicic.
Dopo quel cambio, secondo me insensato, ci siamo appiattiti, dopo venti minuti iniziali del secondo tempo che lasciavano sperare bagliori e azioni da gol.
Sconfitta meritata, anche se con un po’ di fortuna potevamo pareggiarla con Aquilani, ma eravamo senza anima e anche senza idee.
Un po’ poco per sperare di battere una buona squadra come la Lazio, che ha fatto il minimo indispensabile per portare via i tre punti: quarantacinque minuti di possesso palla neanche troppo asfissiante e poi mille mezzucci per rallentare l’eventuale rincorsa viola.
Ma ci hanno dato otto minuti di recupero e non ci possiamo lamentare e neanche possiamo pretendere che fischino fallo a nostro favore ogni volta che Cuadrado cade a terra: lo fa troppe volte e perde troppe palloni, chissà a chi si riferiva ADV parlando di gente che pensa più al contratto che alla partita…

Stavolta Montella conta più che in altre partite.
Non sarà infatti facile scegliere chi far giocare domani contro la Lazio.
Cuadrado e Bernardeschi in attacco sono le due incertezze più grandi: come sta fiicamente il colombiano?
E’ il caso di sfruttare il momento magico del ragazzino?
Altro quesito classico: Pasqual od Alonso?
Chi domani azzeccherà la formazione sui giornali o sui siti internet sarà veramente bravo.

Leggo su Stadio dell’intervista con Aquilani e della sua voglia di rimanere a Firenze.
Premesso che temporalmente viene prima il rinnovo di Neto, credo che con un duplice sacrificio sia possibile legare alla maglia viola uno dei migliori centrocampisti italiani.
Uno che può indossare senza troppi imbarazzi quella maglia numero 10 che in un passato purtroppo molto vicino è stata quasi sfregiata da calciatori palesemente non all’altezza.
A me Aquilani è sempre piaciuto in campo e anche nelle rare occasioni in cui è capitato di incontrarci, ma questo conta poco.
E’ importante invece valutare con attenzione quello che lui ha dato in questi suoi primi anni fiorentini ed il bilancio mi sembra largamente in attivo.

Capisco che interessi più vincere qualcosa, anche una nuova Coppa Italia, però dopo quello che abbiamo passato nel 2002 la notizia dovrebbe rallegrarci: siamo finanziariamente la società più solida in Italia.
Non la più ricca, ma quella che dà maggiori garanzie per il futuro.
Sarebbe bella questa licenza poetica in più in fase di mercato, e magari potremmo pure concedercela, però l’idea di essere i più affidabili a me non dispiace affatto.
E qui, come si diceva nei lontani anni settanta, si apre il dibattito: siete soddisfatti anche voi?

Sì, io sono stato uno di quelli che ha maggiormente sottolineato le prove negative di Borja Valero.
Pensavo e penso che fosse un mio preciso dovere farlo per una forma di onestà intellettuale verso chi ha la bontà di seguirmi: essendo uno dei più bravi, era ed è logico aspettarsi da lui molto.
Se quel molto diventa qualcosa che va al di sotto della sufficienza, è giusto sottolinearlo.
E Borja da Parma,cioè Gervasoni, in poi non è più lui.
Adesso però è arrivato il momento di fargli sentire tutto il nostro affetto, di fargli capire che siamo tutti dalla sua parte, così come lui è stato dalla nostra quado si è trattato di rinnovare e ha davvero fatto una scelta di vita.
Firenze è la sua casa, cerchiamo di farglielo capire.

Un momento straordinario, tra i tanti di ieri sera, che ho avuto la grande fortuna di vivere da comprimario, ma da vicino, grazie alla Hall of Fame viola.
Non me l’aspettavo e non se l’aspettava nessuno la commozione di Bati, è arrivata all’improvviso, come se avesse deciso che fosse arrivato il momento tra la sua gente, perché Firenze è la sua città, di lasciarsi andare, di essere se stesso a 23 anni di distanza dal suo arrivo “quando io ed Irina non avevamo niente”.
Con lui ho avuto un rapporto straordinario per cinque anni e pessimo per quattro, non è un segreto per nessuno e un po’ pensavo di conoscerlo, ma mi sbagliavo.
E’ stata una serata semplicemente perfetta, con punte inarrivabili, tra Bati e Albertazzi, Merlo e Mazzoni, Antognoni e i ragazzi del primo scudetto.
Una serata da portarsi dentro a lungo.

Sì, memorabile, perché io ancora mi ricordo a distanza di 37 anni di un 3 a 0 all’Inter con tripletta di Desolati: battere così l’Inter non è proprio un avvenimento consueto dalle parti del Franchi e direi pure in giro per l’Italia.
Perché vincere in quel modo e dopo un periodo non proprio brillante (con la b minuscola) è un qualcosa che fa bene al cuore e alla classifica.
Straordinario il gol di Babacar, che ha oscurato quello bellissimo di Cuadrado e se poi segna pure Tomovic si può far festa grande e io l’ho fatta senza troppi tentennamenti, visto che nelle ultime settimane siamo stati tutti, io compreso, fin troppo critici.
Alcuni poi parevano addirittura godere del rischio che qualcosa potesse essere rotto e invece in quattro giorni abbiamo segnato sei reti e stiamo rimontando.
Battere Mazzarri, bravo quanto antipatico, è una soddisfazione nella soddisfazione, quasi come tornare a cantare di quale colore fosse il pallone: un’indicazione piuttosto utile per quelli che avevano la maglia bianca, visto che non l’hanno mai preso.

Ci sono momenti che devono essere sfruttati, occasioni da cogliere al volo.
Ecco, a me pare che insistere stasera su Bernardeschi sia una mossa coraggiosa, ma anche intelligente perché sposa l’esigenza di vedere il ragazzo in campo in una partita di grande importanza come Fiorentina-Inter con il fattore sorpresa, che potrebbe essere decisivo.
Metterlo ai margini, regalargli solo uno scampolo di gara sarebbe invece il frutto di una decisione fin troppo ponderata.
Bernardeschi-Babacar-Cuadrado, non è proprio il trio delle meraviglie che sognavamo in estate, ma potrebbe regalarci sorprese bellissime.

Dopo è tutto semplice, come lo scorso anno in Ucraina a Dnipropetrovsk.
Ma bisogna giocarle con la testa certe partite in cui hai tutto da perdere e la Fiorentina lo ha fatto benissimo, dimostrando una grande maturità.
Ho scoperto Bernardeschi, nel senso che per la prima voltal’ho visto sui novanta minuti ed è stato in partita sempre, dal primo al novantaquattresimo.
Ha molta più classe di Matos, tanto per stare ad un paragone che viene spontaneo dopo l’avventura europea della passata stagione.
Ci siamo divertiti un po’ tutti, abbiamo visto che Lazzari non è scomparso e che Ilicic può fare la differenza, se si sveglia con la luna buona.
Faceva freddo, ma era sopportabile e alla fine è andata come speravamo, adesso spingiamo insieme domenica sera per i tre punti della svolta.

Molto triste che partendo dal Meyer si sia arrivati alla discussione Brovarone-Bucchioni, con tanti a fare le verginelle.
Voglio dire che in molti si dicono scandalizzati e poi si divertono un sacco a sentire volare gli stracci, io ne avrei fatto volentieri a meno, ma era obbligatorio dare il diritto di replica a Bucchioni.
Così come era doveroso il mio intervento contro chi aveva usato parole che si potevano tranquillamente equivocare, magari potevo essere meno duro, ma la sostanza non cambia perché su certe cose, come la violenza verbale e non, non transigo.
Ora sono in un bell’albergo di Minsk, in questa Nazione dove tutto sembra molto ordinato, fin troppo direi.
Stare così lontani da casa farà bene a molti, aiuterà a recuperare un pizzico di serenità, che in questo momento ci serve come il pane.
Meno isteria e più gol, la mia ricetta per domani è tutta qui.

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