Fiorentina


Non oso pensare a cosa sarebbe successo se non avessimo vinto.

Non riesco proprio a capire: a ma i successi all’ultimo tuffo hanno sempre dato una gioia particolare, qualcosa in più rispetto all’ordinario.

Qui invece pare che i due gol di Kalinic contro Cagliari e Crotone siano portatotori di sventura: era meglio perdere?

Ancoa di meno capisco le critiche a Kalinic: ma avete visto come gioca e con chi gioca in attacco, cioè da solo?

Non vi bastano diciannove gol, il no ai milioni cinesi ed un comportamento esemplare in campo e fuori?

Scusate, ma non mi lego a questa schiera e come cantava il grande Guccini “morrò pecora nera”.

Deve essere ambizioso, sapendo però che oltre un certo limite non possiamo andare, vedi alla triplice voce Prandelli, Montella e Sousa.

Avere un nome, ma non costare un’esagerazione.

Ottenere i risultati attraverso il gioco, perché si sa che a Firenze siamo dei buongustai.

Essere deciso con la stampa, senza entrare in rotta di collisione totale, aperto con la città e disponibile con i tifosi.

Vantare una buona esperienza alle spalle, senza però “essere passato di moda”.

Mica facile scegliere il nuovo allenatore della Fiorentina,

Sondaggio suggerito da un amico del blog: lo vendereste Bernardeschi a 50 milioni di euro?

Cioè la quotazione di Kalinic?

Io no, ma non sono Della Valle

E voi?

La sciarpa della Juve l’ha rifiutata.

Va bene, però doveva dire: “rimango certamente a Firenze”, altrimenti è chiaro che se ne vuole andare. Perchè non l’ha detto?

Gli piacerebbe avere la fascia di capitano, magari è un segno di attaccamento alla maglia viola che indossa da una decina d’anni.

Macché, è solo un modo per buttare fumo negli occhi: magari non l’accontentano e così la prende come scusa per dire che se ne va.

Come si dice dei figli come quando a volte non ne possiamo più: il difficile non è farvi (soprattutto per noi maschi…), ma accontentarvi!

La partita degli assurdi.

Stadio in rivolta per l’inspiegabile cambio tra Bernardeschi e Badelj, prima prende un palo clamoroso Sau, poi segna Kalinic, che si mette a polemizzare con i tifosi per conto terzi, ovvero Sousa.

In quel quarto d’ora finale c’è molto calcio e tutta Firenze, intelligente e polemica al limite del masochismo e credetemi so per esperienza personale di cosa sto parlando.

Forse siamo ancora in corsa per lo strapuntino europeo, certamente non ne possiamo più del tecnico ed esageriamo nelle nostre manifestazioni di insofferenza.

Bellissimo l’ingresso in campo dei ragazzi degli anni novanta, ora uomini fatti e finiti, alcuni (Cois e Malusci) con il figlio adolescente in campo perché sapesse chi fosse stato il babbo.

Mi sono emozionato con Ranieri e a vedere ancora sul prato del Franchi molti dei miei compagni di un viaggio che dura, per mia grande fortuna, da quasi quarant’anni.

Alla fine, come spesso purtroppo accade nella vita, il problema sono i soldi.

Il progetto è bellissimo, la presentazione è stata di classe, la presenza di Antognoni ha dato un valore aggiunto a tutto, ma chi si offre di essere partner dei Della Valle in questa impresa da 420 milioni di euro, che diventerebbe la più grande per Firenze da decenni ad oggi?

E non è solo un problema della proverbiale ritrosia dell’imprenditoria fiorentina ad investire se non c’è un  ritorno certo e anche, magari, alla mancanza di feeling tra i Della Valle e il resto della città a livello industriale e commerciale.

Qui il problema è che temo che ci sia davvero poco interesse sull’argomento: mi sbaglierò, ma le reazioni in un certo mondo sono state molto fredde.

Ergo: o se lo fanno da soli i Della Valle, senza un euro di contributo pubblico, questo sia chiaro, o si rimane come siamo ora.

Certo, che se fosse buona la prima ipotesi, altro piazzamento Champions o grandi acquisti: entrerebbero, e per sempre, nella storia.

Prestazione decorosa, che non toglie e non aggiunge niente a questa stagione così grigia.

La formazione era coraggiosa, con l’inutile azzardo di Sanchez ancora difensore, ma siamo incappati nella peggiore giornata di Chiesa e di Kalinic, con in più il vecchio Ilicic, nel senso che per larghi tratti della gara era come se non ci fosse.

Certo, mai mi era capitato di andare a Bergamo da “provinciale”, neanche fossimo a San Siro o a Torino e su questo converrà riflettere.

Perché Della Valle avrà sbagliato molto e da qualche tempo non investe come vorremmo, Corvino non ha fatto nessuna “corvinata”, ma sarei curioso di vedere se ad allenatori invertiti, e con le stesse rose a disposizione, ci sarebbero ancora dieci punti di distacco con l’Atalanta.

Mettiamo il caso che si batta l’Atalanta, come è nelle possibilità di questa squadra, anche senza Bernardeschi.

Riusciremo a trovare un briciolo di tranquillità, di equilibrio nei commenti, di ottimismo?

Sulla carta la partita c’è tutta, non siano affatto inferiori e non abbiamo niente da perdere, tanto per tutti o quasi il campionato è andato.

Eppure…quante volte il calcio ci ha regalato storie incomprensibili e bellissime: rincorrere l’Europa può essere un’utopia, ma perché non sognare?

Noi non ce l’abbiamo più e qui conta l’allenatore, perché farsi rimontare così in due partite a distanza ravvicinata è qualcosa che sfugge ad ogni logica tecnica.

La squadra si addormenta, lascia fare all’avversari, oltre a non sapersi difendere, intendo come atteggiamento mentale.

Capisco tutte le motivazioni che portano alla continuazione di un rapporto che assomiglia sempre di più ad uno stillicicdio, ma così si danno alibi ai giocatori, che invece sono colpevoli almeno quanto il tecnico.

Dice: e Corvino?

Certo, ha delle responsabilità anche lui, ma il suo lavoro si vedrà compiutamente nella prossima stagione.

In questa ha giocato d’azzardo e ha perso.

Ha pensato che i titolari fossero ancora in grado di fare i titolari, pur non avendoli presi lui e quindi conoscendoli il giusto, e ha portato delle alternative, alcune scarse, alcune passabili.

E ha scommesso su Sousa, non so quanto convinto e/o costretto, evitando il bis del 2005, quando “licenziò” Guidolin e prese Prandelli: qui gli è mancato il fiuto, e credo che se ne stia pentendo amaramente.

Siamo un Paese cattolico, nella peggiore accezione del termine

Un Paese di moralisti, pronti spesso ad entrare in campo solo a parole, quasi mai con atti concreti

Gente che predica bene e razzola malissimo, crociati di battaglie contro la libertà degli altri (leggi divorzio e aborto), ma sempre pronti a darsi giustificazioni per i porci comodi fatti in casa propria. Non è mai colpa nostra

La coscienza va ad intermittenza: funziona per gli altri, sempre.

Per noi, quando corrisponde alle nostre voglie e ai nostri egoismi, si può anche soprassedere.

Al netto di tutto questo, oggi provo un profondo senso di vergogna nell’essere italiano: a più di otto anni dalla morte di Eluana Englaro, siamo ancora senza alcuna legge che permetta ad un essere umano consenziente di disporre della propria vita nel modo che ritiene più opportuno.

O che consenta a chi ha vicino, se lui/lei non è più in grado di farlo, di decidere quando mettere fine alla sofferenza.

Ha ragione Dj Fabo: questa Italia, e dunque tutti noi popolo di moralisti da quattro soldi, lo abbiamo tradito.

 

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