Fiorentina


A questo punto potrei chiudere qui e ritirarmi a vita privata.

Prima che inizino danze di gioia e inni di ringraziamento, vi dico che non accadrà e che continuerò con più forza di prima, ma per quanto riguarda ciò che avrei voluto fare nella vita di amante della Fiorentina quello che è successo è stato la realizzazione di un sogno.

L’ho detto ieri sera a Cristina: una cosa del genere nemmeno l’avrei immaginata, per me il massimo da bambino sarebbe stato conoscere un calciatore viola, se poi fossero stati Merlo o Chiarugi sarei quasi diventato matto per la felicità.

E invece la vita ti regala queste emozioni che chiudono il cerchio delle tue voglie infantili e adolescenziali.

Ti trovi su un palcoscenico a presentare la festa dello scudetto cinquanta anni dopo e ti sembra di essere stato magicamente paracadutato nelle figurine Panini, davvero come in una favola.

Superchi, Esposito, Brizi, Chiarugi, Merlo, Maraschi, De Sisti, Rizzo, Bandoni, Stanzial, Cencetti: tutti lì attorno a te che dirigi insieme a Massimo Sandrelli i novanta minuti di uno scudetto da riassaporare in tutto e per tutto.

Poi alla fine ti chiedi: ma ero proprio io quello che stava in mezzo a loro, davvero è toccata a me questa grande fortuna tra le decine di migliaia di ragazzini fiorentini che negli anni sessanta impazzivano per questi signori?

L’avevo pensata a gennaio una serata così ed è proprio andata come speravo, a volte nella vita succede.

Con la Fiorentina, succede.

Primo tempo inguardabile, più o meno sullo stile Sassuolo e senza alcuna spiegazione plausibile.

Nel secondo si è visto qualche sussulto, ma mai quel minimo di reazione psicologica che il momento avrebbe richiesto.

Encefalogramma piatto: due reti segnate in sei gare con Montella, cinque sconfitte e un pareggio, classifica da B certa nel girone di ritorno, Corvino disperso e però pare confermato nonostante il nulla cosmico a cui assistiamo.

Al di là del fuori campo, ampiamente dibattuto nel giorno in cui invece sarebbe stato giusto rendere omaggio a chi aveva vinto lo scudetto 50 anni fa, bisognerebbe capire cosa sia successo alla squadra.

Non esistono più giustificazioni: Lafont da tre partite è il migliore, il resto è una pena e l’unica cosa da salvare rimane Chiesa nel dopo partita, con la sua dichiarazione di grande onestà e autocritica.

Già, l’autocritica: concetto completamente dimenticato dalle parti del Franchi, oppure è sempre e ancora colpa di Pioli?

Alla fine è sceso in campo Diego e lo ha fatto alla sua maniera.

Su alcune cose ha perfettamente ragione ed è quello che vado ripetendo da tempo, a costo di prendermi gli insulti.

Si contesta non andando allo stadio, non sottoscrivendo l’abbonamento, non comprando la maglietta, fischiando, ma non offendendo.

Sono anni che dico e scrivo che non si può considerare il calcio una specie di Colosseo mediatico in cui tutto è permesso, e parlo anche per esperienza personale: il giorno in cui ci arriveremo sarà un bel passo avanti, ma il traguardo mi pare lontano.

DDV ha ragione anche sull’assoluta mancanza di compratori: la Fiorentina è stata messa in vendita quasi due anni fa ed è sempre lì, potenzialmente acquistabile da tutti, ma nessuno di serio si è mai visto all’orizzonte.

C’è poi il discorso dei soldi tirati fuori dalla famiglia in questi 17 anni: sono tanti? Sono pochi? A me sembrano parecchi, ma sono valutazioni personali.

Comunque sia, al contrario di altri, loro non hanno mai preso soldi dalla Fiorentina e neanche ci guadagnano, come altri proprietari, più scaltri. Quei milioni di euro messi dentro anno dopo anno sono quattrini veri.

Restano due criticità: la totale mancanza di autocritica, perché la realtà ci racconta di una Fiorentina tredicesima in classifica, la maggioranza dei tifosi (quelli che non offendono) è stremata dal poco visto e sarà colpa di qualcuno, no?

A cominciare da chi sceglie gli uomini che guidano società e squadra, cioè  i Della Valle.

E poi la passione di cui parla Diego e qui, prendiamo per buono quello che lui scrive.

Se davvero esiste, dovrà  ammettere  che da anni manca completamente la percezione da parte del popolo viola di questa passione, con o senza plusvalenze.

E anche in questo caso bisognerebbe chiedersi in cosa si è sbagliato nel passato, più o meno recente.

Mi astengo sul discorso stadio, che ho sempre visto come qualcosa di molto lontano, e rimango con la curiosità di vedere cosa succederà un minuto dopo la fine del campionato.

Un Diego arrabbiato è comunque sempre preferibile ad un Diego assente.

Eppure in quello stadio, mitico, ci siamo stati anche noi e non un secolo fa.

E ci abbiamo pure vinto, in una serata che forse a pensarci ora non ci siamo nemmeno goduti abbastanza.

Non è vero che con i Della Valle sia andata sempre così: ci sono state notti magiche illuminate di viola in cui tutto sembrava possibile, anche vincere la Champions, perché no?

Poi arrivò Ovrebo, ma questa è un’altra storia.

Era meno di dieci anni fa, Gilardino segnava e noi impazzivamo inseguendo una grandezza che ci era stata promessa e che sembrava spettarci per l’amore che avevamo per quella che è sempre stata molto più di una squadra.

E ora?

Davvero ci siamo meritati tutto questo grigiore?

Non parla nessuno tra i giocatori e potrebbe anche essere una buona idea, visto che c’è poco da dire.

I dirigenti però hanno il dovere di intervenire mediaticamente e non bastano le dichiarazioni in calcese puro di Antognoni pre e dopo gara: ci vorrebbe Andrea Della Valle, se proprio Diego non vuole intervenire, oppure al limite Cognigni.

Siamo in avvitamento totale, avremmo meritato il pareggio, ma alla fine, in momenti come questi, contano e parecchio i risultati, che condannano pure Montella, un po’ in confusione nel dopo partita.

Ci sarebbero due provvedimenti da prendere: il ritiro, che però il tecnico considera controproducente, e le dimissioni di Corvino, che però non ci pensa nemmeno lontanamente e quindi siamo al nulla cosmico.

Infine una riflessione: un dirigente calcistico, un direttore dell’area tecnica, non si giudica solo per gli acquisti e le cessioni, ma anche per come gestisce la squadra e lo staff tecnico durante la stagione e qui davvero la situazione è se possibile ancora più desolante della classifica.

Se io fossi Pantaleo Corvino, ringrazierei tutti e a fine campionato con un gesto di classe rassegnerei le dimissioni.

A fine campionato, perché ora non avrebbe senso e creerebbe ancora più confusione nel già frastagliato cielo viola.

Sarebbe un moto di orgoglio che renderebbe giustizia all’impegno profuso in questi tre anni peraltro fallimentari sul piano dei risultati.

Non vedo all’orizzonte possibilità di rilancio per il direttore generale ed è come nei matrimoni ormai arrivati agli sgoccioli e anche oltre, con l’aggiunta che però qui non ci sono figli da salvaguardare.

Anzi, no: ce n’è una che amiamo tutti e che si chiama Fiorentina.

E non sarà certo solo colpa di Pantaleo, che adora questa bambina di 92 anni, se siamo finiti in questa marasma, ma continuare così mi sembrerebbe davvero accanimento terapeutico.

Stasera edizione straordinaria del Pentasport dalle 18 alle 20

Seguiteci…

L’unica cosa da fare sarebbe portare tutti in ritiro, da domani, massimo giovedì.

Siccome però qui siamo al tirare a campare, quasi certamente non succederà niente ed è veramente grave, perché tra l’altro il ritiro, oltre che giustamente punitivo, servirebbe a Montella per conoscere meglio questi fantastici giocatori su cui converrà porre maggiore attenzione.

Teorie da vecchio calcio?

Può darsi, ma è proprio il vecchio calcio che permette al nuovo di vivere e prosperare nell’oro in cui nuotano in tanti, sicuramente troppi.

Quella passione inestinguibile che muove il tifo, che fa urlare a lungo al pezzo di curva Fiesole entrata nel secondo tempo “Firenze, Firenze”, e penso di essere davvero il meno sospettato di populismo.

Finita quella, finito tutto, compresi i milioni di euro che viaggiano sui conti correnti di calciatori e procuratori.

Colpa dei Della Valle? Certamente.

Cognigni? Idem come sopra.

Corvino? Non ci sono dubbi, e confermo che non si può continuare così, ma i giocatori?

Chissà se davvero si continuerà a far finta di niente e che questa sia una settimana come le altre.

Vado a memoria, ma mi pare che dopo la triste eliminazione col Siviglia la Fiorentina dell’ultimo Montella concluse più che degnamente la stagione.

Ecco, speriamo che queste ultime cinque partite non ci facciano vergognare.

Non esistendo pericoli di retrocessione, resta il pericolo di un inabissamento degli stimoli e di una svagatezza che risulterebbe particolarmente odiosa dopo le cocenti delusioni stagionali.

Da stasera misureremo la statura morale di chi ha vestito fino ad oggi la maglia viola.

Abbiamo avuto le occasioni e non le abbiamo sfruttate, quando Veretout ha sparato su Gollini ho immaginato che saremmo stati puniti.

Ribadisco quanto detto alla vigilia: per due giorni dovevamo dimenticarci delle polemiche e pensare solo alla partita, che alla fine ci condanna al fallimento della stagione.

Un fallimento che non può essere pagato dal solo Pioli, che coinvolge i Della Valle e li dovrebbe costringere ad una rivoluzione che non può non chiamare in causa Pantaleo Corvino, il costruttore di questa Fiorentina.

Credo che il suo tempo a Firenze sia finito, ci vogliono altri uomini, ovviamente anche in campo.

Tre anni senza Europa, che fanno cinque, con le ultime due stagioni del primo Corvino: conta il bilancio, ma conta soprattutto il risultato tecnico, perché questa è la mission delle squadre di calcio.

La passione si muove con i traguardi raggiunti, o almeno con lo spettacolo offerto, e il fallimento è totale: non si può pensare di continuare come se nulla fosse successo.

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