Fiorentina


Se Savic può andare da titolare, forse, a giocarsi la finale di Champions e noi pensiamo a Udine di confermare una straordinaria difesa che comprende Tomoic e Roncaglia, non vi pare che ci sia qualcosa che proprio non torna?
E Basanta due anni fa non era in panchina in una partituccia da nulla come la finale del Mondiale tra Argentina e Germania?
Ma no, cacciamolo ed è meglio non avere nessuno, oppure Mexes.
O al limite, ma proprio al limite, Benalouane, e che cavolo!
Vuoi mettere: uno che sta per ricevere il premio scudetto in Inghilterra…

Partita giocata come chiedevamo un po’ tutti, ma l’abbiamo persa e pure in un modo da giramento di scatole stratosferico.
Scusate, io non ce la faccio ad essere soddisfatto, a pensare a quanto siamo stati bravi fino all’ultimo minuto.
Non ce la faccio a pensare alle occasioni sprecate, magari mi inquieto per il gol annullato a Bernardeschi e mi fermo lì perché io con la Juve non voglio perdere.
Mai.
E pretendo di non vedere più scene come quella di Roncaglia che scherza amabilmente con Cuadrado prima di entrare in campo, a quattro minuti dalla fine, con lo stadio che ha la bava alla bocca per la rabbia.
Quando c’era Facundo… pensavamo di avere un difensore molto forte, da anni ci tocca Roncaglia e ci dobbiamo accontentare,

Mai vista una vigilia della “partita” così.
La Juventus sembra un dettaglio, tanto in cuor nostro siamo già sicuri di perdere, ormai è tutto un fluire di polemiche, puntualizzazioni, situazioni che sono sfuggite al controllo di chi dovrebbe controllare.
E invece no, io non ci sto a questo catastrofismo e contro la più forte squadra italiana me la voglio giocare con tutto quello che posso mettere in campo, a cominciare dall’ambiente.
Se Tendi e Sacchetti riuscirono a battere Causio e Bettega, non vedo perché non ci possano provare Borja Valero, Gonzalo e Ilicic contro quelli di adesso.
Se tra oggi e domani continuiamo con questa sinfonia, domenica sera abbiamo già perso prima di entrare in campo.
Al diavolo Sousa, Della Valle, Kalinic, Bernardeschi e chi volete voi: siamo la Fiorentina e contro la Juventus dobbiamo giocare la gara dell’anno.
E se poi ci chiamano provinciali, diciamo che è vero e ringraziamo pure perché il calcio è passione e sofferenza, non solo plusvalenze e bilanci in ordine.
Se proprio voglio divertirmi con quelle cose prendo un bilancio, me lo leggo per ore e godo più o meno come quando dovevo preparare l’esame di tedesco all’università.

La situazione paradossale è questa: stiamo pregando l’allenatore di una squadra che contro Verona, Frosinone, Sampdoria, Empoli e Udinese ha fatto tre punti a dirci di rimanere con noi.
I Della Valle saranno pure il peggio del peggio, Cognigni e Andrea di notte le studiano tutte pur di non finire in Champions, ed il loro successo è sotto gli occhi di tutti, ma a voi pare normale tecnicamente e atleticamente il girone di ritorno della Fiorentina?
Se il problema fosse solo il disastroso mercato di gennaio, perché continuare ad andare allo stadio, perché non ritirare la squadra dal campionato?
No, qui c’è da prenderne uno ad uno, a cominciare dall’allenatore, e pesarli bene, per capire chi è degno della Fiorentina e chi no.
Ci hanno illuso e li abbiamo messi sul piedistallo, è normale nel calcio, più che nella vita.
Ora che ci hanno scaraventato a terra siamo a scovare alibi ovunque, così è davvero troppo facile.
Per loro.

Vittoria meritata, senza troppe discussioni, a tratti si è vista un’ottima Fiorentina.
All’andata il resto lo faceva Kalinic, che è pure sfortunato e che è certamente lontano dalla migliore condizione.
Ma se stanno bene Borja Valero, Vecino e Badelj, tutto cambia nella Fiorentia e il gioco fluisce con maggiore continuità.
Rimane il rammarico dei tre punti in quattro partite contro avversari assolutamente inferiori e oggi quei risultati ci impediscono di sognare inchiodandoci ad un pericolosissimo quinto posto.
Atleticamente sono sembrati in ripresa, ci aspettiamo un finale di stagione importante e soprattutto non vogliamo vedere la Juve festeggiare lo scudetto al Franchi.

Andrea Della Valle ha certamente delle responsabilità sull’andamento della squadra, nel bene e nel male.
Sono assolutamente d’accordo con quanto detto da Sconcerti ieri nel Pentasport, ormai c’è presa una fissazione: se vinciamo sono bravi Sousa e i giocatori, se perdiamo tutti addosso a Della Valle e a Cognigni, che tra l’altro non ha mai detto al Corriere Fiorentino in gennaio di non voler andare in Champions.
Andrea Della Valle deciderà a fine stagione se ha sbagliato a scegliere uomini che certamente a gennaio hanno molto sbagliato, perché la storia del difensore è assolutamente intollerabile.
E anche il mancato arrivo di un paio di centrocampisti presentabili.
Detto questo, qualcuno mi deve spiegare cosa dovrebbero fare oggi Andrea Della Valle e l’odiato Cognigni.
Andare tutti i giorni al campo a motivare la squadra?
Portarli in ritiro dopo esibizioni come quelle dell’ultimo mese, anche se queste cose le decide Sousa?
Mettersi in pantaloncini e provare a giocare in difesa, magari domenica al posto di Astori?
Ragazzi, forse è il caso che ci si dia una calmata.

Smettere di essere fissato sul passato, considerato sempre più bello del presente e del futuro e invece…
Smettere finalmente di considerare i figli come qualcosa di possessivamente tuo: sono in prestito, hanno la loro vita e prima o poi prendono il volo.
Smettere di avere paura dei cani, passare con grande piacere del tempo in santa pace in un’area a loro riservata.
Ritrovare nel lavoro l’amico di una vita e ricominciare insieme un percorso molto divertente e stimolante.
Lasciare Radio Blu.
Imparare a tenere in ordine la casa.
Tifare dichiaratamente Juventus in una partita di calcio (la finale di Coppa Italia, se arriviamo quinti).

Quattro punti in sei partite, la sensazione che in tanti abbiano staccato la spina a due mesi dalla fine del campionato, con le coppe andate da tempo.
Questa squadra corre poco e corre male e sarà pure colpa del pessimo mercato di gennaio, tesi per me destituita di ogni fondamento e che se fosse vera meriterebbe l’allontanamento di tutti, ma bisogna darci una scossa perché per ora ci salvano solo i guai degli altri, prima l’Inter, ora Milan e Sassuolo.
Da tempo ho la convinzione che sia stata fatta una preparazione ad hoc per partire sparati e adesso stiamo pagando il prezzo, tre uomini su tutti sono la fotografia di questa situazione: Kalinic, Alonso e Vecino.
E Sousa mi pare in difficoltà sotto vari punti di vista, è molto più morbido del puntuto Montella post Siviglia, ma basterebbe che dicesse chiaramente di voler restare anche nella prossima stagione e tanti problemi sarebbero risolti.
Ma se continua così, saremmo noi a chiederci se lo vogliamo tenere oppure no.
E la società sarà bene che capisca fino in fondo l’enorme errore di gennaio e soprattutto semplifichi i processi decisionali, magari riducendo il numero dei dirigenti che, caso più unico che raro nel mondo del calcio, sono più dei difensori in rosa…

Bisogna rovesciare il concetto di fondo: non siamo noi a doverci meritare il sì dei giocatori, ma loro a dover sperare di essere riconfermati.
Perché spesso siamo dei maestri a farci del male da soli e quindi pensiamo solo alle nostre magagne e non a quello che succede nel giardino del vicino, che spesso è tutt’altro che più verde del nostro.
Stare nella Fiorentina è un privilegio: si è pagati regolarmente, la piazza è calda, ma non asfissiante, la città tra le più belle al mondo e non andiamo oltre sul piano comparativo per non fare la solita figura dei provinciali.
Sono proprio sicuri, non so Kalinic e Vecino, di avere una vita professionale e personale migliore a Milano o a Napoli?
Se poi si parla di ingaggi raddoppiati, allora è un altro discorso, ma questi soldi andrebbero meritati e non mi pare proprio che nella Fiorentina ci siano oggi calciatori retribuiti a valori inferiori alle proprie prestazioni.

Il valore aggiunto di chi racconta una partita di calcio via radio credo sia la propria percezione dell’avvenimento.
La puoi descrivere bene o meno bene, ma la devi “sentire” e quindi sbilanciarti e quindi pure sbagliare conseguentemente a quello che provi in quel momento.
Prendiamo il gol della Samp domenica scorsa: me lo possono far rivedere cento volte, farmi notare che Tatarusanu aveva un paio di giocatori davanti che lo coprivano, ma io mi devo fidare della prima impressione e cioè che Tata sia partito con quel secondo di ritardo che per un portiere è tutto.
E così è stato per mille e mille altre azioni raccontate in quasi 1400 radiocronache, perché quando si ha un microfono in mano e si parla della propria squadra del cuore non si è semplici notabili dell’avvenimento.
Al contrario lo si vive come quando, nel mio caso personale, si andava in Ferrovia e con quella fantastica maglia viola c’erano Antognoni più altri dieci.
Per questo continuerò a sbagliare, ma non rinuncerò mai a trasmettere le mie emozioni.
E d’altra parte, se avessi voluto essere in un altro modo, diciamo pure un radio/telecronista normale, la prossima domenica non sarei andato ad Empoli, ma in un qualsiasi altro campo della serie A per raccontare via satellite una partita qualsiasi di cui non me ne frega assolutamente niente.

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