Fiorentina


E’ il mio atteggiamento mentale consueto: prendo una botta, magari pure di quelle tremende che ti fanno boccheggiare per settimane o mesi, ma poi riparto, provo a ripartire, combatto, ce la metto tutta.
Ecco, bisognerebbe fare così anche con il calcio e la Fiorentina: piovono rigori e favori vari a Napoli, Roma, tra un po’ sicuramente anche a Milano?
Noi ce ne freghiamo e non andiamo a vedere cosa c’è nel piatto degli altri (e qui chiunque abbia almeno due figli mi capisce benissimo).
Basta arrabbiarsi, non serve a niente, meglio concentrare le nostre forze solo sulla Fiorentina, sfruttando magari la nostra grande arma dell’ironia, che davvero non ha confronti in Italia.
Mi aspetto qualche striscione sulla falsariga di quelli che hanno fatto la storia del tifo viola negli ultimi quaranta anni.

In alto i cuori, è tornata la Fiorentina.
Quella dei momenti migliori, con qualcosa in meno a centrocampo, ma finalmente con Mario Gomez.
A quelli scontenti per il pareggio contro la seconda squadra italiana consiglio di andare a vedersi il campionato dell’Inter del Milan, che saranno “sempre in corsa per il terzo posto”, ma che fanno piangere sul piano del gioco e dei risultati.
E’ stata una partita molto bella, molto meglio di quella con la Juve, perché nessuna delle due squadre ha rinunciato a vincere e anche questo è un segno di maturità.
Insomma, non ci siamo accontentati.
L’errore individuale di Basanta è stato pesante, ma onestamente non saprei dire se saremmo riusciti a tenere il vantaggio perché la Roma del secondo tempo mi è sembrata molto forte, almeno per i primi quindici minuti.
Se ci credono in tanti al piazzamento Champions, possiamo farlo tranquillamente anche noi.

Non posso immaginare che Babacar non rinnovi perché è arrivato Gilardino: a ventidue anni non si dovrebbe avere paura di niente e di nessuno e quindi non può essere un grande ex a determinare le sue scelte future.
Semmai il problema riguarda più Gomez, chiamato a confermarsi con una certa urgenza perché dietro adesso ne ha due invece di uno.
Certo che siamo una bella razza: se stanno fermi, ci lamentiamo, se prendono Gilardino non ci va bene per tutta una serie di motivi.
Il vero problema sono le condizioni fisiche del Gila e anche di Diamanti: noi abbiamo bisogno di gente pronta subito, non è che possiamo aspettare troppo per rivederli in forma.
E comunque, al di là dell’infelice battuta sulla luce che si era spenta, e di cui si è certamente pentito, non mi pare che Alberto abbia lasciato un brutto ricordo nell’ambiente e soprattutto nello spogliatoio, fattore assolutamente decisivo per andare a riprenderlo

Ottima serata, meno complicata del previsto e allietata dalla lieta novella del ritorno del figliol prodigo.
Il migliore in campo, chi l’avrebbe detto?
Se si è sbloccato o no ce lo dirà la Roma, mi è piaciuto il suo uscire dal campo senza stare a gigioneggiare troppo, consapevole che molto deve essere ancora fatto per riconquistare la fame del giocatore che era un anno e mezzo fa.
Nonostante la mancanza di diversi titolari, c’è stata una buona circolazione della palla, soprattutto nel primo tempo e comunque non mi sembra che siano mai stati corsi particolari pericoli.
La squadra corre di più che a dicembre, bisogna pretendere di più da Cua e possiamo essere molto sereni in attesa della Roma.

Il primo ricordo non può che essere che per quella notte del maggio scorso in cui è morto il calcio.
Poi dallo schifo totale siamo come sempre ripartiti anche se il retrogusto amaro di una follia consentita ed impunita personalmente me lo porterò dietro per sempre.
Riecco quindi la Coppa Italia, con il suo consueto strascico di pro e di contro, a cominciare da chi far giocare: i migliori o quelli che non si devono mai e che svariati motivi, non ultimi quelli di mercato, avrebbero bisogno di un po’ di vetrina.
Di partite scivolose come quella di stasera ne ricordo diverse, per esempio un’incredibile eliminazione con Prandelli contro un Torino nettamente inferiore all’Atalanta.
Conterà in negativo anche la scarsa partecipazione del pubblico: chi ha la fortuna di lavorare è difficile che possa raggiungere velocemente ed entro le 18 il Franchi, ma il predominio della televisione è totale, sia questa a pagamento o visibile a tutti.
Io manderei in campo Gomez, per un’ulteriore prova d’appello e se le cose non dovessero andare si butta dentro Babacar e si spera che finisca come a Verona.

Per una volta non facciamo troppo gli schizzinosi e godiamocela senza problemi.
Non la meritavamo?
Può essere, ma le volte che c’è andata male?
Impietoso il confronto tra Gomez e Babacar, in tutti i sensi.
Il tedesco ha fallito l’ennesima prova d’appello e domenica sera, se esiste una logica, andrà senza troppi rimpianti in panchina.
Per me il migliore è stato Joaquin, ma se qualcuno mi dice Tatarusanu, Mati o lo stesso Babacar non starei troppo a discutere.
Siamo ancora in corsa per l’Europa, a pensare in grande anche per quella che conta di più.

Ancora Gomez, sempre Gomez, fortissimamente Gomez.
Il quesito, che appena un anno fa sarebbe sembrato quasi una bestemmia è se sia il caso di farlo giocare a Verona oppure tenerlo in panchina.
Credo che sia giusto mandarlo in campo perché abbia ancora una possibilità, per vedere se si scuote dopo una settimana in cui è stato al centro del mondo e non certo per meriti calcistici.
E d’altra parte non è che abbiamo chissà quali soluzioni offensive alternative.
Diamogli quindi fiducia ancora una volta e vediamo se riesce a sbloccarsi, poi semmai ci metteremo a fare altre considerazioni.

Che facciamo con Mario Gomez?
Lo mandiamo via ora, certificando così il più grande flop della storia oppure proviamo un nuovo recupero?
Dipende dall’offerta che viene fatta alla Fiorentina, cioè da quanto ci perde la società.
E dipende anche da chi prendiamo al suo posto, perché a gennaio si compra sempre molto male e quest’anno mi pare ancora peggio.
Nel frattempo non sarebbe male se l’ormai ex SuperMario ci desse una mano giocando a Verona, perché contro il Chievo sarà certamente lui l’attaccante, una partita finalmente decente.
Anche perché la pazienza di tutti è finita.

Ad un certo punto ho avuto paura per via di quella vecchia regola per cui nel calcio vieni punito quando non concretizzi.
E invece è andata bene, al termine di una partita divertente, dove abbiamo vinto soprattutto per merito di un centrocampo spettacolare, dove tutti hanno giocato benissimo.
Resta sullo sfondo il problema di Gomez, che pare imballato atleticamente e qui è lui che deve darsi una mossa, anche se alla fine va vicini alla sufficienza, pur non centrandola, per essere entrato in almeno due azioni importanti.
Impressiona la trasformazione di Joaquin da talentuoso puro ad esterno a tutto campo, un cambio che gli fa onore.
Spettacolare il primo tempo di Borja Valero e da applausi la prova di Pasqual, un capitano vero.
Non siamo poi messi troppo male in classifica, basta crederci davvero, remare tutti insieme e magari cautelarci con un portiere che conosca bene la serie A perché per ora Tatarusanu fa rimpiangere l’ultimo Neto.

Credo che per una volta Andrea Della Valle debba abbandonare la sua naturale propensione alla comprensione dei problemi altrui.
E’ arrivato il momento della decisione, non si possono fare sconti e tutti devono essere richiamati alle proprie responsabilità, a cominciare da chi ne ha più degli altri.
Per esempio Montella, che non può esternare come se fosse un corpo estraneo alla società: vediamo cosa succederà oggi in sala stampa, ma sinceramente sempre più spesso sembra che nella Fiorentina ci siano due modi di sentire molto diversi da loro.
Due tronconi che non si parlano, oppure che se si parlano non si capiscono e quindi non trovano quindi mai un minimo comune denominatore.
Ovviamente Pradé e Macia sono coinvolti nella confusione molto preoccupante che regna sotto il cielo viola, ma a ma pare che al di là degli evidenti errori commessi durante il mercato (ma i giocatori sono stati concordati con l’allenatore?), almeno loro stiano cercando di cucire strappi e strappetti vari.
Ma deve essere ADV ad alzare la voce, per difendere i propri interessi e soprattutto per evitare spettacoli avvilenti come quello di Parma.

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