Fiorentina


Visto che Andrea Della Valle non può esonerare se stesso e che Corvino ha provato (riuscendoci poco) a mettere delle toppe, non rimane che una soluzione: il licenziamento di Sousa.

Non mi interessano i suoi show ultimamente molto tristi in sala stampa, ma i risultati, che sono fallimentari, perché questo gruppo, per quanto impoverito dal clamoroso calo di rendimento dei senatori, vale di più di quello che vediamo.

Ci sono due punti assolutamente incomprensibili nella gestione del tecnico portoghese: Perez a San Sirro, quando eravamo in piena rincorsa per pareggiare, e l’esclusione ieri sera di Bernardeschi.

“Non aveva intensità”, ha detto a fine gara e non si sa se ridere della battuta o piangere per lo sconforto, sensazione peraltro già provata diverse volte nel recente passato.

Sousa è chiaramente in confusione e va allontanato, poi però resta la Fiorentina.

Che è nostra e soprattutto vostra per la passione, ma che è dei Della Valle come proprietà reale e qui deve partire una rivoluzione mentale perché la disaffezione verso questa proprietà  si vede, si ascolta e si legge tutti i giorni.

E’ tempo di abbandonare i sofismi sui bilanci per tornare a parlare di calcio. è per il pallone che gira che amiamo vedere le partite, non per le plus o minus valenze.

Chiudiamo il ciclo dignitosamente, magari con il sesto posto e comunque con un altro allenatore e spediamo sul fronte mediatico l’accoppiata Antognoni-Corvino, mettendo anche mano al portafoglio.

Pperchè lo slancio per il rilancio deve obbligatoriamente partire da Andrea.

Stavolta è veramente decisiva, perché se superiamo il turno diamo un senso a questa stagione livorosa e piena di buone intenzioni, leggi alla voce Chiesa e Bernardeschi.

Se invece dovesse andare male, ci aspettano tre mesi piuttosto vuoti, da riempire con le parole, che a noi fiorentini (e tifosi della Fiorentina) non mancano davvero mai.

Ricordiamoci dello scempio della gara di Coppa Italia contro la Juve nel 2015 e facciamo tesoro di quell’esperienza: va bene non pensare troppo al vantaggio conquistato in Germania, ma sarebbe da sciocchi giocare senza testa, tutti all’attacco come successe allora.

Ci sarà uno stadio mezzo vuoto e su questo converrà meditare approfonditamente perché è un campanello d’allarme importante.

Rimane ancora l’affascinante strada dell’Europa Leagues, ma è complicata, molto complicata.

Non abbiamo certo lasciato a San Siro i punti per pensare alla quarta stagione europea consecutiva, ma in altre partite, soprattutto al Franchi.

E’ stata la gara del contrappasso: tanto avevamo subito e poco meritato in Germania, tanto avremmo meritato il pareggio e imposto il nostro gioco a Milano e dentro ci metto pure l’arbitro, che ci ha graziato su Olivera e non ha costretto il Milan in dieci per la giusta espulsione di Gomez.

Non ho capito perché rischiare Salcedo a sinistra, anzi proprio perché metterlo in campo, e neanche perché togliere Chiesa, che non mi sembrava con problemi fisici come affermato da Sousa a fine gara.

Mettiamola così: la Scala del calcio non ispira proprio il tecnico portoghese nei cambi…

San Siro conserva il suo fascino, è qui a poche centinaia di metri dal nostro albergo ed io che sono un inguaribile romantico ripercorro le volte che ci sono stato, dalla prima nel 1981 ad oggi.

C’è una vita in mezzo, anzi tante vite: la mia e quella di altre persone.

Venendo alla partita, bisogna rischiare qualcosa, tentare di vincere la partita, anche a costo di subire qualcosa in contropiede.

Saponata o Ilicic?

Io dico Saponara, ma è solo una sensazione, l’importante è giocarla bene perché è difficile conquistare i tre punti se ripetiamo la prestazione di giovedì.

 

Mai vinto in Germania, mai nessuna squadra italiana si era affermata in quel campo.

Abbiamo avuto un po’ di fortuna?

E chi se ne frega!

Scusate il francesismo, ma vincere così è davvero bellissimo e poi in terra tedesca abbiamo esportato ed esposto un capolavoro: la punizione di Bernardeschi.

Altro che otto reti in stagione, che festa bellissima faremo a fine campionato ricordandoci però sempre di Borgonovo.

E abbiamo anche trovato  un portiere, che da quando è arrivato il concorrente sembra un altro.

Oggi ce la godiamo, da domani pensiamo al Milan.

Mi spiace molto non esserci, ma ancora non sono al massimo dell’efficienza ed era giusto che per una trasferta così impegnativa “giocassero” Sardelli e Loreto.

Mi spiace anche perchè per noi ragazzi degli anni sessanta il Borussia vero resta nei ricordi quello contro cui giochiamo stasera, per me in particolare il Borussia era soprattutto Gunter Netzer.

Quanto mi piaceva! Lo ammiravo al punto che mi arrabbiai parecchio quando in pratica non giocò nei Mondiali del 1974, nei miei ricordi era un centrocampista straordinario, con un tiro da far paura.

Venendo all’oggi, partiamo veramente alla pari ed è una grande occasione per verniciare la stagione con una mano di brillantezza, dopo i tanti alti e bassi del campionato.

L’incognita resta la difesa e credo lo sia anche per Sousa, perchè tu puoi prevedere tutti i moduli possibili, ma se i tuoi giocatori combinano le frittate viste ultimamente nell’area viola non hai veramente scampo.

Ovviamente ci sarà qualcuno che avrà da ridire sulla vittoria di ieri, per ché siamo incontentabili e soprattutto molto fiorentini

Sinceramente però non c’è stata partita: abbiamo vinto meritatamente semplicemente perché siamo più forti, rischiando molto poco, in pratica solo sul colpo di testa di Zapata parato bene da un Tatarusanu che pare giocare molto meglio da quando è arrivato Sportiello.

E’ stato decisivo Bernardeschi e sarà un peccato non averlo a Milano, l’ammonizione è stata sciocca e se la poteva risparmiare, ma è stata l’unica pecca di una gara in cui è sembrato prendere in mano la squadra.

Si è rivisto anche Babacar, che mi ha lasciato i soliti dubbi sul suo reale valore: è quello di ieri sera o il fantasma di Roma?

Nel dubbio, meglio ricorrere a Kalinic, che giovedì dovrebbe essere piuttosto riposato.

Ho letto i bellissimi articoli di Bocci e Poesio sul Corriere Fiorentino, l’intervista a Kalinic, e mi sembrava di respirare aria purissima.

A me questo ragazzo di 29 anni, perché nella vita a 29 anni oggi si è poco più che ragazzi, nella sua disarmante normalità pare un alieno.

Mi ha ricordato Francesco Toldo, che alle 8 di mattina si presentava in banca per fare un’operazione e che da terzo portiere della Nazionale passava il lunedì a Padova a dare una mano nella tabaccheria di famiglia.

Solo che qui c’è il dio denaro a far sembrare tutto incredibile e sarà pur vero che magari a giugno se ne andrà per guadagnare il quadruplo, ma intanto lui in questi mesi si mette in tutti i sensi a rischio e poi l’eventuale quadruplo è sempre meno della metà di quanto avrebbe preso ora dai cinesi.

I soldi non sono tutto nella vita, l’ho sempre pensato e ho coerentemente seguito questo concetto per quaranta anni, per questo sono fortemente intrigato da Kalinic, uno che se non ci fosse andrebbe inventato.

Un po’ come Totti, che ancora una volta ha dimostrato di avere un cuore dietro al portafoglio devolvendo in beneficienza il compenso di Sanremo

Abbiamo giocato per 25 minuti e non si può, davvero non si può, meno che mai all’Olimpico contro la Roma.

La tristissima sensazione è che ad un certo punto loro si siano fermati perché stava diventando una partita di allenamento ed è entrato in gioco il rispetto degli avversari

Gli unici due da salvare sono stati Tatarusanu (che ha preso quattro gol!) e un gradino più sotto Astori, per via dell’errore finale, ma il resto è stato un pianto greco.

Per far media con i propri giocatori l’improvvido Sousa arriva in sala stampa e ci prende tutti in giro parlando di un ottimo Babacar, ne parla come di un giocatore che ha fatto grandi progressi quando invece è stato un fantasma.

Non ho capito bene a che gioco stia giocando, ma se era una battuta non ha fatto ridere nessuno e se davvero lo pensava allora comincio a pensare davvero all’esonero, pur non trovando in giro tecnici in grado di darci la scossa per un’improbabile rincorsa europea.

Questa sera, se gioca, pretendo un Babacar molto diverso da Pescara: non è più un ragazzo e c’è un gran bisogno di lui, vediamo se si dà una mossa

Poi proveremo a giocarcela, anche se sono nettamente più forti in tutti i reparti, specialmente adesso che non abbia Kalinic.

Ripensandoci bene, ancora è difficile comprendere come sia stato possibile vincere all’andata, eppure è andata proprio così, sia pure aiutati dalla fortuna e da un arbitraggio non proprio sfavorevole

Mi piacerebbe anche rivedere Borja Vaero, Vecino e Badelj all’altezza della loro fama, che mi pare superiore al rendimento abbastanza opaco offerto quest’anno e sono curioso chi andrà in porta: io punto su Tatarusanu

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