Fiorentina


Questa squadra comincia ad avere una sua logica ed il fatto di vincere le partite in cui sei obbligato a conquistare i tre punti fortifica le non molte certezze dell’ambiente.

Vittoria senza troppe discussioni, con personalità e alcuni spunti che dovranno essere confermati nel futuro immediato: i progressi di Benassi, la forza di Veretout, il rislveglio di Babacar.

Ci aspettano due partite non straordinariamente dificili e potrebbe essere il momento buono per dare uno scossone alla classifica e al pessimismo che continua ad esserci in misura secondo me eccessiva: non siamo il Real Madrid, ma neanche lotteremo per la salvezza e possiamo tranquillamente stare dalla parte sinistra della classifica.

Non proprio edificante il teatrino sul rigore, che dalle nostre parti non è purtroppo una novità e che mi riporta ai tempi della Pizzeria San Gallo, quando anch’io mi davo da fare per essere l’unico a battere dagli undici metri, solo che qui siamo in serie A e non al motovelodromo delle Cascine e certi siparietti sarebbe bene risparmiarceli.

 

Partita da vincere come e più di quella contro l’Udinese

Sarà bene ricordarci di Palermo nell’ultimo campionato per non ripetere errori micidiali, ma non solo Palermo

Mettiamoci pure le risicate è molto sofferte vittorie a Pescara e Crotone, però quella era un’altra Fiorentina, in tutti i sensi

Vi aspetto in diretta per il dopo partita su Radio Bruno e buon lavoro all’accoppiata Sardelli-Rossi

Roncaglia, Richards, Salcedo, Tomovic, ora Gaspar e Laurini, più forse altri che neanche mi ricordo: ma siamo proprio sicuri che sulla fascia destra fossero stati e siano tutti meglio di Piccini?

Lo ha bocciato Pradé, lo ha bocciato Corvino, non lo hanno voluto Montella e Sousa, eppure ieri è stato dignitosamente in campo in una partita di Champions a Torino contro la Juve.

Il fatto di essere fiorentino e tifoso viola aiuta certamente nella mia benevola considerazione del ragazzo e invece sembra quasi che questo sia stato un elemento a sfavore per vederlo ancora a Firenze.

Mistero.

I Della Valle come Trump?

Più o meno per una discreta minoranza di tifosi viola, tra cui i nostri Vonci e Vuturo, per cui qualunque cosa accada nella e alla Fiorentina è sempre colpa dei fratelli marchigiani.

Battiamo l’Udinese in una gara molto complicata sul piano psicologico, giocando un ottimo primo tempo?

Sì, vanno bene i tre punti, ma porca miseria Diego quella cosa lì a noi tifosi non la doveva proprio fare, ci ha davvero mancato di rispetto.

E cosa avrebbe fatto di così grave?

E’ venuto a Firenze per incontrare quel tale della Apple, sì,Tim Cook,  e si è fermato a dormire a Villa La Massa, là dove da sempre alloggia la Juve.

E non si è fermato qui: prima di ripartire di buon mattino ha chiamato il buon Stefano Pioli per capire come andassero le cose nella Fiorentina, che fino a prova contraria dovrebbe essere di sua proprietà, e lo ha convocato nel famigerato albergo per farci due chiacchiere.

Perché non si è presentato ai campini?

Perché non ha spiegato alla città cosa intende fare?

Inqualificabile.

Se non avesse chiamato Pioli, si sarebbe detto che se ne fregava completamente, convocandolo se ne frega dei tifosi.

Detto che se fossi uno dei due fratelli, e specialmente Andrea, sarei già tornato da almeno un mese a Firenze, a me pare che ormai si sia arrivati ad una vera e propria ossessione sui Della Valle: e se cominciassimo un po’ a rilassarci?

E neanche il Manchester o (per fortuna) la Juve.

Fatta salva questa certezza, qualcuno mi deve spiegare perchè ci sia malcontento dopo il successo di ieri, che poteva essere più larga visto l’ottimo primo tempo.

Venivamo dagli schiaffi di Verona, c’era nell’aria la paura del disastro e invece abbiamo iniziato la gara con un piglio tecnico e agonistico che lascia ben sperare per il futuro.

Vinciamo e vinceremo soffrendo, ma non per questo i successi saranno meno importanti o regaleranno meno soddisfazione.

Se poi uno vuole farsi del male da solo e buttare nel calderone tutto, Della Valle, mercato, Corvino, insomma tutto…è padrone di farlo, ma mi spiace io “non mi lego a questa schiera”.

E, come molte altre cose della mia vita, anche sulla Fiorentina morrò “pecora nera”.

Il resto oggi sinceramente interessa veramente poco

Poi parleremo di moduli, dei Della Valle che continuano a disertare Firenze (e non capisco) e di tutto quello che ci fa più piacere, ma tra poche ore c’è solo da vincere

Ib qualsiasi modo, fosse anche con un gol i fuorigioco nei minuti di recupero, se però ci fanno soffrire meno ringrazio con affetto

E’ stato come per un bambino entrare a Gardaland.

Chi ama il calcio non può che godere nello stare al posto dei giocatori a sentire una lezione di un allenatore di serie A che ti spiega cose che neanche immaginavi potessero essere spiegate.

Perché ognuno è figlio delle proprie esperienze: tu giochi a pallone per oltre trent’anni e sei convinto che alla fine quasi tutto sia affidato all’istinto.

Cominciava la partita e mica sapevi cosa sarebbe successo, come se si fosse in un film, molto divertente tra l’altro e molto rimpianto ora che non gioco più da tempo.

E invece no, Pioli ci ha spiegato come funziona il calcio in serie A ed è stato, ve lo assicuro, appagante ed educativo.

Rimane poi il fatto di cosa abbiamo capito noi umili cronisti, ma questo non è colpa di Pioli e neanche della Fiorentina….

I social sono come l’acqua: vanno saputi utilizzare.

L’acqua, oltre ad essere essenziale per la nostra vita, può essere fonte di energia, ma anche creare danni immani e così accade per le piattaforme digitali.

Per una forma di pigrizia mentale o forse perché sono nato nel 1960 mi sono sempre tenuto alla larga da tutto, pur capendo che magari mi avrebbero aiutato in quella che in un eccesso di egocentrismo potrei definire popolarità.

Quindi niente facebook (il profilo che appare non è mio), niente twitter, niente istagram, niente di niente. Solo il “nostro” blog.

In compenso sui social ogni tanto si parla di me, a volte a sproposito, come quando mi si attribuisce un ruolo di censore che è quanto di più lontano ci possa essere dal mio modo di vivere e pensare.

E’ accaduto molte volte in passato, l’ultima con la sospensione per motivi indipendenti dalla mia volontà della partecipazione di Marzio e Pietro a Viola nel Cuore.

Il ritorno della voce di Pietro in trasmissione credo che sia la migliore risposta a chi mette lo sterco nel ventilatore e poi pigia il tasto on.

E’ stato più forte di me, ma proprio non ce la faccio perchè si ha un bel dire che nell’82 lo scudetto era nostro e che…meglio secondi che ladri, però alla fine il campionato l’ha vinto “lei” e noi a leccarci le ferite.

Il mio scudetto, certo in tono minore rispetto a quello che potrebbe succedere se fosse colorato di viola (quello del 1969 lo ricordo pochissimo), è datato 1976: in tre partite il Toro riprese la Juve e la sorpassò, rimandendo in testa fino all’ultima giornata.

Una gioia irrefrenabile, vissuta con l’irruenza dei (quasi) sedici anni, un’età particolarmente complessa in cui il calcio è molto, ma molto importante.

Ecco perchè ieri sera mi sono scatentato quando al telefono ho avuto la possibilità di parlare con Claudio Sala, detto banana per irriferibili motivi (cit. Pecci), che di quella magnifica squadra era il capitano, oltre che dal sottoscritto il giocatore più ammirato.

Un’ala destra meravigliosa, capace di scartare tre volte lo stesso giocatore in cinque metri e il pallone non glielo toglievi mai, poi arrivava il cross per Graziani e Pulici, ma non sapevi quando, decideva lui il momento di liberarsi dell’amato bene.

Se penso al ragazzo che ero, mi emoziono e davvero non mi sembra vero di aver parlato con lui e di aver passato molti momenti insieme a Graziani e Pecci: che grande fortuna lavorare in radio!

D’accordo, siamo più deboli tecnicamente di un anno fa e sarebbe stato il difficile che accadesse il contrario visto l’abbondante utile estivo: nessuno è un genio e i colpacci di mercato riescono una volta ogni tanto.

Però non possiamo neanche essere allo stesso livello del Chievo, con l’aggravante di metterci meno grinta perché, magari incosciamente, qualcuno pensa di essere più forte dell’avversario solo perché veste la maglia viola.

La fragilità difensiva è imbarazzante, ma è un altro il dato generale che fa pensare: a parte Simeone, i tre acquisti più costosi della gestione Corvino sono stati Benassi, Saponara e Hugo e qual è stato il loro apporto alla Fiorentina di questi primi due mesi?

Non è allarme rosso perché in fondo ieri potevamo pure pareggiare e almeno Simeone è tornato a tirare in porta, però siamo alla forte preoccupazione, questo sì.

E in questi quindici giorni tocca a Pioli capire dove intervenire.

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