Attualità


Era da un po’ di tempo che a causa di mille impegni non riuscivo a ritagliarmi lo spazio per condurrre il Pentasport.

Non c’è niente da fare, non esiste confronto tra la radio e la televisione.

E’ qualcosa di magico che non si può spiegare e secondo me la grandezza di Fiorello è stata proprio quella di saper fare meravigliosmaente radio in televisione.

La radio coinvolge tutti: se riesci a creare il clima giusto l’ospite si abbandona a confidenze che mai farebbe davanti ad una telecamera o di fronte ad un block notes.

Sto pensando a Gianni Morandi che si immerge nei ricordi del suo Bologna, a Sconcerti che confessa di essersi inventato un’intervista con Pecci, a Mondonico che racconta i retroscena economici del suo rinnovo del contratto.

Ho sempre pensato e detto che voglio smettere prima di diventare la caricatura di me stesso, e lo farò, ma sarà molto dura staccarsi da quel microfono e ricordare la magia che si crea quando finisce la sigla che introduce il programma

Ho stabilito il record difficilmente battibile di permanenza di tre ore all’Ikea.

L’inizio dell’impresa non lasciava presagire niente di buono per il raggiungimento di un così strabiliante risultato: nei primi sessanta minuti infatti, oltre ai soliti tre quattro sbadigli durante la prima rampa di scale (è un riflesso automatico, non ci posso fare niente) ho rischiato un paio di volte l’abbiocco mentre avveniva la misurazione sulla carta della cucina.

Mi sembrava effettivamente di essere come quando vado al cinema o a teatro dopo aver cenato, provo a resistere una decina di minuti, poi spesso e contro la mia volontà crollo.

Lì non deve essere successo, visto che all’uscita Cristina non mi ha detto niente, probabilmente il pensiero del conto finale deve aver costruito nel mio cervello l’ultima invalicabile barriera prima di arrivare al meritato riposo.

Ho però notato che ci sono coppie in cui è l’uomo che decide cosa e come fare: trattasi di autentici eroi dei tempi moderni, maschi molto più che alfa che con sprezzo del pericolo superano qualsiasi ostacolo.

Uno ce l’avevo a tre metri di distanza ed ero sinceramente ammirato su come disqusiva di lavelli e piani cottura: un alieno, almeno per me.

Prossima tappa, il salva tempo della Coop.

Tutti noi che combattiamo ogni giorno per portare a casa il guadagno che permette ai nostri figli (e qualche volta pure all’ex coniuge che vive sulle spalle di chi lavora) di vivere decorosamente, vorremmo incontrare almeno una volta nella vita i cinesi del Milan.

Gente fantastica, che versa senza troppi problemi 200 milioni di euro per comprare il 40% della società, ma che poi fatica a trovare i restanti 320 milioni per chiudere l’affare.

Mi accontenterei di molto meno: per esempio se qualcuno mi facesse il piacere di comprare la mia casa diciamo a 300mila euro, me ne dà 80.000 al compromesso, ma poi non riesce a perfezionare l’acquisto perché, guarda caso, gli mancano 220.000 euro.

Io mi tengo la casa e gli 80.000 euro, così come pare che Berlusconi si possa tenere i 200 milioni, che gli farebbero pure comodo, viste le recenti spese per Olgettine e similari.

E’ talmente tutto così bello (per Berlusconi, a me purtroppo non è mai successo), che mi pare troppo bello per essere vero.

 

Sto facendo i compiti con Cosimo, quarta elementare.

Siamo sullo stendere e manca solo il problema di matematica che recita testualmente così: una mamma ha vinto al Bingo 360 euro, ne regala 1/3 a … e via a seguire.

Non vorrei passare per bacchettone, ma proprio oggi sul giornale c’è un allarme piuttosto serio sul rischio che i bambini diventino schiavi del “Gratta e vinci” e quindi mi chiedo se sia corretto far partire un problema per bambini da una vincita al Bingo, come se fosse un dato acquisito che si giochi (e quindi ci si rovini) con l’azzardo.

O sono io troppo apprensivo?

Devo parecchie cose a questo blog, tra cui la conoscenza di Mattia Alfano, avvocato in rapidissima ascesa e sfegatato tifoso viola.

Ad Alfano piacciono le questioni di principio: va bene la carriera, ma se c’è da buttarsi dentro in qualche giusta causa non ci pensa due volte e a titolo gratuito si infiamma nella lotta.

Stavolta è riuscito in un piccolo miracolo, perché davvero non speravo di avere giustizia di quanto accadde nel gennaio di tre anni fa.

Stavo proponendo in radio a Mario Gomez di devolvere una mensilità in beneficienza, visto che non giocava mai e continuava a scusarsi in tutti i modi.

Avrei preferito un atto concreto al posto di mille parole.

Arriva una mail indirizzata al sottoscritto: “sei il solito ebreo. Come ti permetti di dire quello che dovrebbe fare chiunque.Fatti i cazzi tuoi. Non fai altro che appicciare…”.

Da più di una decina di anni a questa parte non tollero più le offese e quando è il caso querelo, come ho fatto giusto appunto appena due settimane fa con chi, volendo fare lo spiritoso, mi  ha accustao via fecebook di essere al soldo della Fiorentina.

Mattia ha preso  in mano la vicenda e ha chiuso tutto con successo, rinunciando ad ogni compenso, e ottenendo dalla controparte un versamento in denaro, che come sempre faccio in questi casi devolvo a chi combatte per gli altri.

Nello specifico, alla LIFC della Toscana, la Lega Italiana Fibrosi Cistica che proprio in questi giorni sta lanciandoun’ottima campagna legata alle uova di Pasqua da acquistare per sostenere la ricerca di una delle malattie più invalidanti e letali che ci siano (per sostenerla e per le informazioni necessarie sull’argomento basta collegarsi al sito ufficiale www.toscanafc.it o alla pagina Facebook “LIFC Toscana onlus”).

Una grande soddisfazione, credetemi.

Dopo oltre una quarantina di anni di frequentazione con l’altra metà del cielo sono arrivato alla conclusione come per noi uomini capire le donne sia un privilegio di pochi, e ti puoi sforzare quando e quanto vuoi, ma se non hai il tocco magico proprio non ci riesci.

Questione di cromosomi, di imprinting vecchi di millenni o di chissà cos’altro.

Si possono invece comprendere le donne, essere per loro un’isola felice a cui aggrapparsi quando entrano in quelle dimensioni misteriore, lontane anni luce dal nostro modo molto concreto di pensare.

Per riuscirci il segreto è uno solo, ma di difficilissima attuazione: bisogna spostarsi un po’ più in là, lasciare sul divano un po’ del nostro egocentrismo ed ascoltare.

Con attenzione, molta attenzione, ricordandoci poi di quello che è stato detto.

Auguri a tutte le signore e signorine del blog: che questo sia solo uno dei 365 giorni in cui vi rispettiamo tutte, pur amandone una sola.

 

Ci sono versioni contrapposte: Cristina, completamente rapita dal racconto, afferma che abbia dormito per buona parte dello spettacolo, come di solito accade quando usciamo dopo cena, io rivendico invece diversi momenti di lucidità, in cui ho ammirato le grandi capacità divulgative di Vittorio Sgarbi.

Confesso di avere dei veri e propri buchi neri nel mio conoscere e l’arte è la più evidente di queste mie mancanze: ci capisco il giusto e avrei bisogno di una guida che me la facesse amare.

Ecco, se potessi, assumerei per una full immersion Sgarbi e dopo (forse) comincerei a muovermi con un briciolo di sicurezza.

Due ore e mezzo di Caravaggio, inframezzato da lazzi e frizzi sull’attualità: assolutamente affascinante nella storia dell’artista, divertente e dissacrante nelle battute sull’oggi, che si possa essere o non essere d’accordo sui concetti espressi.

E se qualche televisione lo mandasse in onda al posto del niente cosmico che spesso ci infliggono?

Se ripenso a dov’ero e a come stavo venti mesi fa, mi vengono i brividi e ancora non so bene come abbia fatto ad uscire dal tunnel.

Vivevo da solo da qualche mese, dopo aver tentato di tutto per evitare ai miei figli i dolori di una separazione che è sempre un atto di violenza nei loro confronti, soprattutto per i più piccoli, e mi preparavo a consumare un altro pesante divorzio: il distacco da Radio Blu, l’amore professionale di oltre 35 anni di impegno e dedizione a volte, ripensandoci ora, anche eccessiva

Ero un fascio di nervi che camminava, in più sentivo il peso della responsabilità di chi aveva investito tanto su di me, sia Radio Bruno, sia i ragazzi della redazione che mi avevano seguito senza battere ciglio perchè si fidavano ciecamente.

I dati di ascolto del primo semestre 2015 erano stati bellissimi ed impietosi: avevamo fatto il botto con 108.000 ascoltatori nel giorno medio, ma anche Bruno in Toscana aveva ottenuto un ottimo risultato: 62.000 ascoltatori, uno dei picchi degli ultimi anni.

Mi dicevo: e ora? E se caliamo invece di aumentare? Cosa avrei detto e come mi sarei giustificato con chi aveva creduto fortemente in noi, tanto da investire (caso unico nel nostro mondo) molto sulla squadra del Pentasport? E come diavolo avremmo fatto ad erodere un primato che in 35 anni avevamo costruito giorno dopo giorno?

Venti mesi dopo, tutto quel putridume in cui sono stato per mesi mi pare lontano anni luce, anche se resta il dolore per un rapporto con i figli che da separati, e soprattutto per i padri, è purtroppo molto complesso.

Professionalmente la giornata di ieri è stata importante perché, appunto venti mesi dopo, Radio Bruno è prima in Toscana tra le emittenti regionali a 90.000 ascoltatori, due volte e mezzo Radio Blu.

Uso il blog per ringraziare tutti le persone che hanno contribuito a questo risultato e, con un pizzico di emozione, ringrazio chi mi è stato accanto, quando 600 mattini fa ogni giorno sembrava difficilissimo da affrontare.

 

Capita che qualcuno mi faccia i complimenti per Radio Sportiva, credendo che ne sia ancora il direttore quando invece ho dato le dimissioni più di due anni fa

Così come molti pensano che Sportiva sia stata una mia idea e anche in questo caso si congratulano per la brillantezza dell’intuizione.

L’ho sempre detto ai diretti interlocutori e lo ribadisco pubblicamente: l’idea non è stata mia, ma di Loriano Bessi, che mi propose il progetto nell’estate del 2010: io ne sono stato solo l’ingegnere “giornalistico”, nel senso che con le poche forze che avevamo a disposizione ho costruito una struttura da zero, non occupandomi naturalmente delle questioni economiche che non mi competevano ed intervenendo da pompiere solo quando la situazione stava diventando incandescente.

Con l’aggiunta di un particolare che ci ha condizionato fin dall’inizio: nel primo anno di Sportiva, il 2011, era saltato il sistema di rilevazione degli ascolti, per questa ragione la Radio era splendida da ascoltare (cioè in pratica senza pubblicità, che nessuno pianificava), ma i conti erano ovviamente da brividi.

Comunque sia, abbiamo retto il colpo e siamo andati avanti per oltre quattro anni scalando le classifiche  con una dedizione al lavoro dei ragazzi che avevo scelto uno per uno che raramente ho riscontrato in altre redazioni.

A due anni dal mio addio la formula è rimasta quella studiata nel 2010, sono arrivate nuove voci tutte molto professionali, ed è rimasta gran parte della mia squadra che ha continuato a macinare consensi e ascolti.

Per questo motivo mi si è stretto il cuore quando ho letto che quello che tante volte era stato minacciato si verificava davvero: lo sciopero della redazione.

In molti mi hanno chiesto cosa avrei fatto se fossi stato ancora il direttore di Sportiva e sinceramente non ho saputo rispondere perché nelle situazioni bisogna esserci e mi ha sempre dato noia chi spara sentenze da lontano, senza conoscere nulla o quasi.

Posso però con certezza dire quello che non avrei fatto: non sarei mai andato in onda per rispetto alla “mia” redazione e se qualcuno lo avesse fatto al posto mio avrei rassegnato immediatamente le dimissioni.

…che l’uomo potrà imparare, a vivere senza ammazzare…

Non ho più speranze, davvero

E ringrazio la possibilità di avere un blog per scaricare in parte la furiosa angoscia da cui non riesco a liberarmi dopo aver letto ieri sera quello che segue

 

 

Punito e ucciso per aver fatto la pipì a letto: è successo domenica a Aire-sur-la Lys, nel nord della Francia. Protagonista del triste e drammatico episodio un bambino di 5 anni, Yanis, reo di aver fatto la pipì a letto.

La punizione: correre al buio in mutande e calzini

Il bambino sarebbe stato ucciso da una punizione crudele della madre e del patrigno: Yanis aveva bagnato il letto. E i genitori lo hanno costretto a correre all’aperto, nelle rigide temperature invernali, con addosso soltanto le mutandine bagnate e i calzini. Il bambino ha corso al buio per alcuni chilometri lungo La Lys (il fiume che scorre nella regione del nord-Passo di Calais dove si trova il paesino di 10mila abitanti in cui è avvenuta la tragedia) , sarebbe caduto almeno due volte prima di raggiungere una zona isolata. Il suo corpo è stato trovato dai vigili del fuoco attorno alle 2.30 di notte a dieci minuti dal centro città, vicino a un capannone dove il patrigno aveva vissuto in passato: per il piccolo però non c’era più nulla da fare.

Le accuse e la morte: Yanis aveva diverse ecchimosi sul corpo

Emilie, la madre 23enne, e il patrigno, 30 anni, sono stati fermati con l’accusa di omicidio volontario: sono incensurati e non erano mai stati segnalati ai servizi sociali. Già interrogati hanno fornito elementi utili alle indagini. E secondo gli inquirenti, la punizione inflitta a Yanis non era la prima. L’autopsia ha accertato che il bambino è morto per trauma cranico, ma aveva anche diversi lividi sul volto e il naso rotto. Ma sul corpo del piccolo sono state rilevate tracce anche di altre violenze che potrebbero risalire a giorni o settimane fa.

Il ricordo su Facebook

In ricordo di Yanis, gli zii da parte del padre biologico, i nonni, i cugini e i suoi insegnanti si sono attivati e hanno creato una pagina Facebook per raccogliere fondi per il suo funerale e in memoria del bambino. «Yanis, il nostro angelo» recita l’intestazione: «La nostra stella spentasi troppo presto, il 6 febbraio 2017, dall’alto dei tuoi cinque inverni vissuti».

 

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