Attualità


La frase mi è venuta di getto, spontanea, un po’ come quella del gol al novantesimo alla Juve che è il sogno di tutti i tifosi viola.
Eppure, anche a freddo, è la fotografia più vera di un pomeriggio speciale, indimenticabile.
Perché quando si esce da casa Borgonovo, dopo aver passato quattro ore con lui, si è molto più ricchi di quando si è entrati.
E’ stato incredibile, mi sembrava di essere da subito completamente a mio agio: battute con Stefano e Aurelio (ancora grazie!), sistemazione del computer così, facciamo le foto, sistemiamo l’altparlante in quel modo, sintonizza Radio Sportiva, cominciamo con le riprese televisive (lo speciale va in onda dopo le 20 su Rtv38), collegameni continui con Blu per l’organizzazione degli ospiti.
In pratica ero diventato con Chantal il gestore dei 16 metri quadrati dove vive Stefano, attaccato alle macchine eppure molto più vivo di tanta gente che cammina, parla, si incazza per niente, diventa meschina per interesse.
E poi i suoi occhi, gli unici arti che muove.
Sono occhi che parlano, esprimono i sentimenti che prova ancora prima che il sintetizzatore realizzi il pensiero.
Ha tutte le vostre mail e non si arrende, davvero un esempio e la retotica, credetemi, non c’entra niente.

Che emozione ogni volta che mi arriva una mial di Stefano.
Il ragazzo si sta impegnando…
Mi ha mandato un po’ di risposte ed io penso al metodo incredibile e commovente a cui deve ricorrere per compilare una parola, una frase, un concetto.
Tra qualche ora parto per casa Borgonovo e non ho affatto le idee precise su come avverrà la trasmissione, proprio io che rompo le scatole a tutti per la precisione, la puntualità, i particolari.
Ma stavolta, chi se ne frega, si va lì, si ride, si scehrza e (noi) ci godiamo un pomeriggio indimenticabile.

Se uno così, che ha avuto il grande colpo di chiappa di fare la spalla per anni a Bonolis e che mi ha sempre procurato grande tristezza a vederlo conciato nei modi più diversi, ha (almeno) 5 milioni di euro da parte, ci deve essere qualcosa che non torna nel mondo televisivo e dei media.
Forse dovrei ricominciare da capo… (oh, sto scherzando)

Da corriere.it
Equitalia contro Laurenti: pignorati sei appartamenti da cinque milioni di euro
MILANO- Sei appartamenti in zona corso Buenos Aires, a Milano, per un valore totale di cinque milioni di euro, presto potrebbero non essere più di Luca Laurenti, spalla comica in televisione di Paolo Bonolis. Il pignoramento lo ha disposto l’Agenzia delle entrate Equitalia contesta al comico il mancato pagamento di imposte Irap per due milioni di euro sulla sua proprietà milanese di corso Buenos Aires tra gli anni 2000 e 2005. Lo riferisce Repubblica nelle pagine di cronaca milanese. Equitalia ha quindi pignorato i suoi sei appartamenti milanesi, che hanno un valore complessivo di 5 milioni di euro.

IL CONTENZIOSO – Si tratta di tasse dichiarate e non versate per un contenzioso avviato con la moglie, Raffaella Ferrari, nel 2007. In primo grado i legali di Luca Laurenti hanno sostenuto che l’imposta regionale per le attività produttive prevista per i liberi professionisti non riguarda quella del comico perché non dispone di un’organizzazione professionale come quelle che, per esempio, reggono studi di avvocati e commercialisti. La tesi è stata soccombente in primo grado e ora ci sarà la decisione d’appello. Se la sentenza dovesse diventare definitiva gli appartamenti potrebbero essere messi all’asta.

Per soli sei mesi rientro anch’io nella categoria degli sfigati.
Mi sono infatti laureato a 28 anni e mezzo, arrivando al traguardo nel marzo 1989, veramente senza fiato e con la voglia di chiudere alla svelta con lo studio.
A mia parziale (o totale, fate voi) discolpa posso dire al vice-ministro Martone che non ho mai frequentato per un solo giorno l’università di scienze politiche, avendo dato tutti i miei esami prendendo solo i libri di testo e mettendomi a studiare nel tempo libero che mi lasciava il lavoro.
Riuscirò ad essere assolto?
Nel dubbio, devo dire che l’uscita dell’enfant-prodige Martone (figlio di giudice e professore ordinario ad appena 29 anni) non è però affatta campata in aria se solo avesse fatto delle precisazioni.
Per esempio proprio sul fatto che se uno/a studia e basta è logico in un Paese normale che si debba pretendere un completamento del ciclo di studi al massimo a 25/26 anni.
Quando andavo a dare gli esami in via Laura c’era un numero sempre numeroso di fancazzisti, all’epoca detti quelli della panca, che molto si divertivano, molto copulavano e pochissimo facevano.
Pretendere di più da chi ha la fortuna di avere genitori che ti campano per almeno un quarto di secolo mi sembra il minimo che si possa chiedere a queste nuove generazioni sempre più deboli caratterialmente.

Non so se siano aumentate negli ultimi anni, se magari sono diventato più fragile io o se prima veniva data meno importanza a certe notizie di cronaca che fanno rabbrividire.
Nel campionario degli orrori quotidiani che mi ha inseguito nelle ultime settimane scelgo l’uccisione del vigile a Milano, perché credo che ci si debba porre una domanda scomoda: poteva capitare anche a noi?
Aspettate un attimo prima di rispondere no, per favore.
Pensiamo ai gesti inconsulti che facciamo tutti i giorni, all’insofferenza con cui affrontiamo un banalissimo contrattempo che pare fermare il nostro volo verso chissà quali mete.
Pensiamo all’arroganza con cui mettiamo le nostre chiappe sulle nostre macchine (specialmente noi che ci possiamo permettere delle vere e proprie armi non convenzionali), al fastidio con cui guardiamo gli altri, i diversi, quelli più in basso.
Pensiamo a come vediamo le forze dell’ordine, i tutori della libertà: vanno benissimo se si occupano degli altri, sono odiosi se mettono il becco sulle nostre piccole (per noi) trasgressioni, dal parlare al telefonino alla sosta in doppia, tripla fila.
Ecco, dopo aver speso almeno cinque minuti del nostro preziosissimo tempo per queste riflessioni si può rispondere con una certa cognizione di causa: siamo davvero così lontani da quel bastardo che ha spezzato per niente una vita e una famiglia?

Proviamo per dieci minuti ad estraniarci dalla nostra combattiva quotidianità, voliamo un po’ più alti e guardiamo in basso, osserviamo con attenzione la nostra vita.
Possiamo oggettivamente dire che è impossibile? Che è un inferno?
Se solo “godiamo di buona salute”, come dico sempre in radiocronaca, direi proprio di no.
Dal punto di vista materiale ci manca davvero poco, almeno per gli aspetti essenziali della nostra esistenza.
Quello che ci frega è la prospettiva, il pensiero di come sarà il domani, la fottuta paura di poter perdere qualcosa.
Io non ne sono affatto immune, a volte mi immergo in combattimenti all’arma bianca per questioni risibili che invece bisognerebbe archiviare con una pernacchia.
Sto parlando del lavoro e non solo di aspetti economici.
“L’anno che sta arrivando tra un anno passerà”, cantava Lucio Dalla e a me piacerebbe che ci regalasse soprattutto l’idea che il domani potrà essere migliore.
Siamo quotidianamente e massicciamente bombardati dalle cattive notizie (e anche la Fiorentina da un po’ di tempo ci mette purtroppo del suo).
Io mi sento sinceramente stanco, ormai accendo il computer e apro il giornale con il seguente retropensiero: cosa è successo oggi?
Lo spread è alle stelle? Qualche guru di fama mondiale ha decretato la nostra fine? Ci sono state violenze su anziani e bambini? Quale bischerata ha detto Berlusconi? E Bossi lo hanno internato o ha sparato qualche altra pesante e offensiva idiozia? In quante nuove mini correnti si è frantumata ciò che resta della sinistra? Marco Rizzo ha mandato un messaggio di solidarietà a qualche altro dittatore? Ci sono altre imprese, altri negozi che chiudono? E’ stata violentata un’altra donna?
Basta!
Spero per tutti noi in un 2012 “normale”, dove la positività possa almeno far pari con lo schifo della nostra società, dove si racconti la parte eccellente della nostra vita: il volontariato, chi salva la vita, chi lavora seriamente, chi non si alza la mattina per fregare il prossimo, chi combatte i parassiti che si annidano in tutte le professioni,.
Sembra poco, ma vi assicuro che sarebbe un cambiamento epocale rispetto agli ultimi anni.

Frammenti dell’infanzia: le prime partite della Fiorentina, la passione per i viola, il pianto irrefrenabile quando Hamrin se ne andò via e Gianni Rivera, il mio giocatore preferito, pur non avendo mai avuto alcuna simpatia particolare per il Milan.
Mi piaceva moltissimo come giocava, la sua tecnica, il mettere il pallone nei corridoi impossibili e la rete del 4 a 3 alla Germania vista in diretta in un orario proibito è stata la mia definitiva iniziazione al calcio.
Mi è poi sempre piaciuto anche dopo, quando prendeva posizioni scomode fuori dal campo, l’orgoglio mostrato all’arrivo di Berlusconi e ricordo ancora la grande emozione provata la prima volta che lo intervistai nel maggio 1979, quando era alla sua ultima stagione da calciatore.
Ora leggo che ha firmato un contratto con la Rai per partecipare a “Ballando con le stelle”: ma perché?
Che bisogno aveva di infilarsi, uno con il suo carisma ed il suo passato, nel tritacarne televisivo?
Rivera non è mica Bobo Vieri, oltretutto viaggia spedito e da gran signore verso i 70 anni, che compirà nel 2013.
Una delusione, davvero, superiore anche a quella provata quando ho visto Robert De Niro cinguettare commosso con tutti i protagonisti di “Manuale d’amore 3″.
Di peggio ci sarebbe solo “Il Grande Fratello” per Rivera e “Vacanze a vattelapesca” per De Niro, ma ormai non si può più essere sicuri di niente.

Stamattina mi sono svegliato con la voglia di fare un bel gesto, qualcosa che andasse al di là delle normali donazioni di questo periodo.
Ecco quindi l’idea: riammetto nel blog tutti quelli che avevo eliminato per via delle cose che scrivevano, delle offese che rivolgevano, delle parole che usavano.
E’ la voglia di dialogare che torna prepotente, quel senso di libertà che a volte mi fa essere sin troppo tollerante e passare sopra a concetti che proprio non sopporto, ma che nella mia personale scala di valori rientrano ancora nel lecito.
Ci prepariamo a passare un Natale con la paura, molta più paura del solito, per il futuro.
Personalmente mi sento sfiancato da questo senso di precarietà che accompagna la nostra vita lavorativa e sociale: sembra che si debba pagare le colpe di generazioni passate e forse è proprio così.
Ecco, quello che ci manca rispetto ai nostri genitori non è il denaro (quello che ne abbiamo certamente più di loro), ma la speranza, quell’idea che il domani sarà migliore dell’oggi.
Ci hanno cancellato il pensiero positivo, ma siamo certi di non aver contribuito anche noi a tutto questo con il nostro comportamento quotidiano?
Mi piacerebbe molto che ci ribellassimo al “senza futuro”, che accettassimo l’idea che si possa perdere un grammo del nostro grasso benessere a favore di un’apertura di credito su ciò che verrà e ciò che saremo.
Un mondo più giusto?
Pensarlo è da ingenui, lottare per una parte infinitesimale del nostro tempo per realizzarlo può farci stare tutti un po’ meglio.
Buon Natale a tutti.

Serata di fine anno con la mia squadra, quella di Radio Blu.
Ma mia davvero, perché me li sono scelti personalmente cercando di sbagliare il meno possibile e perché di loro conosco tutto sul piano professionale e anche tante cose private.
E’ molto difficile spiegare cosa significhi Radio Blu per e nella mia vita, ma forse c’è qualcosa che può aiutare: a me non sembra neanche di lavorare quando penso alla radio.
Se si eccettua il lato commerciale e di relazione con i vari potentati, il resto non è fatica, ma passione pura.
Anche adesso, dopo oltre 32 anni, io mi sveglio, penso, organizzo, mi incazzo, sono soddisfatto esattamente come se avessi iniziato ieri.
C’erano quasi tutti ieri sera, compresi i ragazzi di “Viola nel cuore” che ormai fanno parte della famiglia, c’erano anche Sara ed Elisa e mi ero portato pure Valentina per farle vedere come funziona questo mondo un po’ nevrotico e per me affascinante come nessun altro.
E’ stata una serata da cazzeggio pieno, com’era giusto che fosse, e io me li guardavo uno ad uno, cercando di capire che speranze professionali avessero per il futuro, pensando a chissà quante volte mi avranno mandato a quel paese per un rimprovero o una sveglia mattutina, alle delusioni che hanno provato perché magari per quel determinato servizio avevo scelto un altro.
Beh, lo confesso: per una volta mi sarebbe piaciuto essere uno di loro, per comprendere cosa si prova ad avere meno responsabilità e tante aspettative.
E’ durato poco, ma è stato molto intenso.

Sicuramente ci avranno già pensato, ma questo è anche un modo per confrontarci su questo terribile argomento: sarebbe bello e importante che sabato sera la Fiorentina giocasse con la fascia nera al braccio e che venisse osservato un minuto di raccoglimento prima dell’inizio.
Quello che è accaduto ieri a Firenze non fa parte della nostra cultura, di questo sono sicuro: noi non siamo così.
Spero tanto che non vengano fuori addentellati e/o complicità per questo stronzo che ha passato tutta la sua vita a sguazzare nell’odio verso il prossimo.
Io ieri ho provato un po’ di imbarazzo a sentirmi fiorentino e italiano.

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