Attualità


La mia non è una curiosità polemica, anzi.

L’Italia viene prima di qualsiasi ideologia, ammesso che si possa vivere di costruzioni mentali precostituite che poi spesso vanno ad infrangersi col vivere quotidiano e coi problemi di tutti noi.

Tra l’altro ho sempre cercato di pensare con la mia testa.

Non mi sono mai legato a nessuna schiera: magari non morirò pecora nera come cantava il poeta, perché non è nella mia indole essere e comunque contro, ma non ho mai avuto bisogno del gruppo, che fosse politico o religioso, per sentirmi a mio agio nella società.

Ecco perché attendo incuriosito i risultati di questo nuovo Governo che si va formando, e se farà meglio dei precedenti non avrò problemi a riconoscerlo e magari pure a votarlo tra cinque anni.

Sempre ammesso che il nuovo Governo nasca e che invece che tra cinque anni si torni in cabina tra cinque mesi, e lì allora sì che sarebbero dolori.

Invito tutti a leggere il resoconto della bravata del duo Casamonica in un bar gestito da una coppia romena alla periferia di Roma.

Una ferocia gratuita, che nasce dalla certezza di essere impuniti, di abitare in un luogo dove la legge non esiste.

Anzi, la legge la scrivono e la applicano loro, senza bisogno di noiosi iter parlamentari.

E hanno ragione, perché per misteriosi motivi queste due brave persone non sono state arrestate, ma semplicemente denunciate: sai che paura hanno in queste ore…

Se non ci fosse stato l’atteggiamento coraggioso della coppia romena e della ragazza disabile presa a cinghiate solo per aver osato dire che se non gli piaceva il bar potevano andare da un’altra parte, di questa storia vergognosa e angosciante non avremmo saputo nulla.

Di questa, come di chissà quante altre: strano che Salvini continui ad aumentare i suoi consensi elezione dopo elezione…

A me sfugge qualcosa di fondamentale, ma deve essere una mia mancanza: se votiamo un’altra volta a settembre, per quale strana congiunzione astrale i risultati dovrebbero essere così diversi da determinare una maggioranza certa?

L’unica variabile potrebbe essere Salvini che si sgancia da Berlusconi e con le mani libere poi si mette d’accordo con Di Maio, dando pure una bella aggiustata ai rispettivi programmi per arrivare la famoso contratto.

Il punto centrale (e vergognoso) è la legge elettorale, ma tutti sapevano che sarebbe finita così, con l’ingovernabilità, che è poi la cifra italiana perchè in Italia chi prova davvero a comandare con un minimo di piglio è inevitabilmente destinato a perdere nelle elezioni succesive.

La confusione è molto alta sotto il cielo, confesso di essere disorientato dai giri di valzer molto “andreottiani” dei 5 Stelle, dal voluttuoso rapporto tra PD e potere, vedi alla voce poltrone da occupare come sostegno a Di Maio.

Lo sono meno davanti alle folli dichiarazioni di quel simpatico signore di quasi 82 anni che ormai dice tutto e il contrario di tutto e mi pare che alla fine chi  ne esce meglio è proprio Salvini, non fosse altro che per la coerenza nel seguire una certa linea e per la lealtà dimostrata con gli alleati.

Alla fine però trovare la quadra giusta per il nuovo Governo è diventato più difficile che allestire una squadra per l’Europa con l’autofinanziamento.

Il grande Ciuffi si sarebbe augurato la meteorite per sanzionare la doppia sconfitta, anche perché il Real ci scippò la Coppa dei Campioni nel 1957.
Poi c’è stato il dramma di Davide e quello che abbiamo vissuto emotivamente in Piazza Santa Croce con Buffon, Chiellini e gli altri bianconeri presenti ed applauditi da tutti, e io da quel giorno in Europa non tifo più contro la Juve.
Ieri sera ho ammirato la rimonta e alla fine mi sono abbastanza divertito nel pensare che oggi loro stanno come stavamo noi il 17 maggio 1982 e 1990.
E voi per chi avete tifato?

Il calcio è ormai fuori dalla comprensione umana.
Con il Napoli che gioca il più calcio d’Italia ed in corsa per lo scudetto, i tifosi al San Paolo cominciano a contestare pesantemente prima De Laurentiis e poi Insigne, che li manda giustamente (anche se non si dovrebbe e potrebbe) a quel paese.
La colpa della squadra di Sarri?
Non riuscire a vincere contro il Chievo, dopo aver sbagliato un rigore e almeno una mezza dozzina di occasioni facili facili.
Le colpe del presidnte, peraltro non proprio la persona più simpatica del mondo?
E chi lo sa? Forse qualche sgarbo a chi comanda in curva, vallo a sapere.
Un episodio che deve far riflettere tutti, compresa la proprietà viola perché davvero tutto il mondo è paese.

Essere direttore è un privilegio che comporta precisi doveri da cui non mi sono mai sottratto.
Tra questi, il più importante è avere una visone molto ampia, andando oltre il palmo della propria mano.
La premessa è necesaria per farvi capire il perchè venerdì sera io sia intervenuto con decisione quando, a proposito dell’atto di teppismo contro il ragazzo dell’Empoli, siano state tirate in ballo vecchie dichiarazioni del presidente Corsi: non c’entravano niente e in chi ascoltava poteva nascere il dubbio che Radio Bruno desse un minimo di giustificazione a quanto era assolutamente ingiustificabile.
L’intervento non poteva che essere pubblico, proprio per dissociarmi apertamente da quanto detto come responsabile della radio.
Sono stato troppo duro?
Può darsi, ma è ciò che ho detto che conta, non il come.
Mi spiace molto che Leonardo Vonci si sia offeso per quell’intervento e abbia quindi deciso di sospendere i suoi interventi a “Viola nel cuore”, mi spiace sul piano personale, perché gli voglio bene da trent’anni, e su quello professionale, perché da quasi nove anni ha dato tutto quello che aveva per la trasmissione, ma giuro che se ci fosse stato mio fratello a condurre mi sarei comportato allo stesso modo.
Ho dei principi che nessun striscione e nessun coro mi faranno modificare: sono stato l’unico giornalista a prendere pubblicamente posizione sull’infamia dei cori sull’Hysel e non considero il calcio una zona franca in cui si possa dire o fare quello che da altre parti non si dice e non si fa.
Allo stesso tempo ho sempre dato a tutti la massima libertà e non ho mai praticato alcuna censura, questo però non vuol dire considerare una trasmissione o una radio qualcosa di personale e se certe situazioni sfuggono di mano ho il diritto-dovere di intervenire.

Parlano come se fosse stato un incontro di lavoro, come se non fossero stati loro, come se quei morti e quelle ferite insanabili non ci fossero mai stati.
Siamo una Nazione senza memoria, che rimanda i fascisti in Parlamento a pochi anni dalla fine della dittatura, che da tempo ascolta i vecchi assassini riciclati a maestri di pensiero.
Sono abbastanza adulto per ricordarmi in quale clima vivevamo quegli anni dal 1974 al 1980: ogni giorno un morto, a ogni telegiornale un attentato.
Non esistono responsabilità politiche, ma individuali, uomini e donne che hanno deliberatamente scelto di farci guerra ed era come con l’ISIS: loro erano organizzati e armati, noi avevamo solo paura ed eravamo rassegnati al peggio.
Ammazzavano innocenti, decidevano nel loro delirio chi era meritevole di vivere e chi no, se andava bene gambizzavano, termine orrendo.
Quaranta anni dopo, i familiari della scorta di Moro oggi accendono la televisione e vedono Gallinari, Franceschini, Faranda, Moretti borghesemente ritratti nelle loro case a regalarci la loro verità.
Sorridono, ammiccano, sono perfino in alcuni casi eleganti nel loro eloquio.
Certo, hanno scontato la loro pena, approfittando della clemenza di quello stesso Stato che un tempo volevano distruggere, ma una Nazione degna di questo nome dovrebbe avere il senso della vergogna e condannarli al silenzio assoluto.

Vanno trovate le parole giuste, i toni giusti e non è facile.
Passata l’emotività dei primi momenti è come se ci rendessimo conto con la sua assenza di cosa sia veramente successo, e sarà così soprattutto domenica, prima, durante e dopo la partita.
Mi hanno colpito le manifestazioni di affetto degli altri tifosi, soprattutto degli juventini: esiste una parte sana nel calcio, ed è la maggioranza, in cui l’altro è l’avversario e mai il nemico da abbattere.
Speriamo serva per il futuro.
Ho pensato fin da domenica che questa tragedia sia come il fallimento del 2002, che fu poi in chiave calcistica, quindi per questo molto meno grave, la riedizione dell’alluvione del 1966, che sia insomma qualcosa che unisca tutti, indistintamente.
Era questo il pensiero di Davide Astori, uno che si batteva da dentro lo spogliatoio, in campo e davanti a telecamere e taccuini perché la Fiorentina ripartisse e trovasse slancio tra la propria gente.
Non è retorica pensare che gli piacerebbe moltissimo un nuovo rinascimento viola, a cui lui insieme ai grandi del passato, compreso Mario Ciuffi, darà la sua benedizione dall’altra parte del cielo, sempre sperando che da quelle parti qualcosa esista veramente.

Imbecilli di Pavia, potreste fare un salto a Firenze e regalare anche al sottoscritto la certificazione gentilmente fornita in Lombardia?
Potreste cioè attaccare anche al mio appartamento l’adesivo di antifascista?
In questo giorno così incerto per il futuro, è una delle poche certezze politiche che ho: ero, sono e sarò sempre un antifascista e un anti a qualsiasi dittatura, nera o rossa che sia.
Grazie per il servizio e…buon voto a tutti.

Non siamo decisamente un popolo di montanari.
Parlo di noi fiorentini, felicemente stupiti del bianco che sta coprendo in queste ore la città e io ogni volta mi stupisco dello stupore.
Piace molto anche a me il paesaggio imbiancato, e per questo molto inusuale, che vedo dalla finestra, però sono sorpreso dal totale blocco delle nostre normali attività.
Passi per i figli felici di non andare a scuola (e chi non lo sarebbe?), ma insieme alla neve fioccano le disdette degli appuntamenti della giornata: a quest’ora ne ho già avute due sul cellulare.
Insomma, ci blocchiamo del tutto o quasi ed è come se avessimo un ideale camino da accendere per riscaldarci insieme alle persone che amiamo.
E allora (per chi può, naturalmente) facciamolo davvero, stacchiamo la spina, accarezziamo e ricarichiamo le batterie, magari dopo un paio di pallate tirate per puro divertimento.

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