Attualità


Avere Robert Redford (e Jane Fonda) a venti metri di distanza  è un po’ come vedere giocare Federer dal vivo a Wimbledon.

Non è importante nella vita essere ricco, ma potersi permettere delle soddisfazioni, quello sì, e in questo senso sono davvero fortunato.

Mostra del Cinema di Venezia, più o meno il meccanismo mentale è quello del calcio, con il divismo che serpeggia, la voglia di esserci, la gente che si accalca per un autografo o una foto sul red carpet.

Certo, in curva o fuori dagli stadi non ci sono le signore o signorine botulimizzate o al naturale, in lungo o in corto o i maschi in smoking…

Oggi, per la gioia di Cristina, arriva Clooney, ma nel pomeriggio dovrebbe apparire pure Isabella Ferrari: quasi quasi la invito in studio nel Pentasport!

E’ una citazione che mi risuona dentro in mezzo ad una delle canzoni di Guccini minori e che pure amo di più in un fantastico 33 giri del 1978 che conteneva autentiche poesie.

E quattordici mesi fa passeggiavo con Cosimo su quelle strade, quattro giorni solo nostri a spiegargli le cose vivendo da turisti.

Chiaro che abbia pensato: e se fosse successo in uno di quei pomeriggi?

La Spagna per molte cose è più vicina all’Italia della Francia, noi come loro (gli spagnoli) ci riteniamo più aperti verso il mondo, quasi che la nostra disponibilità ad accogliere il prossimo sia una sorta di vaccino che ci preserva dalla follia dei terroristi.

Purtroppo non è così e non sono contromisure efficaci perché non riusciamo minimamente a comprendere cosa possa accadere nella testa di chi vive in un universo parallelo ed ostile al nostro: dobbiamo convivere con la paura, senza soccombere.

Il campionato di calcio per me è sempre stato come il capodanno, cioè l’inizio di qualcosa che bambino e poi da ragazzino aveva la magia del Natale, che in quanto ebreo non conoscevo nelle sue manifestazioni familiari

Tutto in quei giorni di settembre era possibile, anche che la Fiorentina vincesse lo scudetto e Speggiorin la classifica cannonieri

La cosa strana, a pensarci quasi mezzo secolo dopo, è che la mia insana passione per il giornalismo, nata più o meno in quinta elementare, e l’amore per la Fiorentina hanno viaggiato per almeno un decennio su binari paralleli, nel senso che mai ho pensato che raccontare i viola potesse diventare un lavoro

Volevo fare il giornalista e basta: datemi qualcosa su cui scrivere e sono contento

Poi, verso i diciotto anni, sono cominciate le stagioni della frenesia e anche della rabbia, perché per diversi anni ero come in una bolla di vetro, sospeso tra il mio registratorino da quattro soldi e la voglia di sgomitare in mezzo a decine di porte sbattute in faccia e sorrisi di circostanza ed è in quel momento che mi ha aiutato il carattere: non ho mollato e mi sono inventato un qualcosa che ancora adesso non saprei definire bene

Fermarsi ogni tanto, magari aiutati dal caldo feroce che impone un rallentamento di tutto, vuol dire guardarsi alle spalle e chiedersi quanto sarebbe stato contento il ragazzo che ero di sapere che, con fortuna e un po’ di costanza, da 35 anni racconto la Fiorentina, qualsiasi Fiorentina, non importa se fortissima o scarsa

Beh, sarebbe stato felice e incredulo e…avrebbe avuto assolutamente ragione

Nell’educazione dei figli adattiamo inevitabilmente i nostri modelli alla loro vita, filtrando il tutto attraverso le nostre convinzioni e le nostre inclinazioni

Nel gruppetto di bambini che gioca con Cosimo sulla spiaggia uno ha il tablet e gli altri guardano il possessore giocare

Non succede sempre, ma abbastanza per farmi la domanda se tutto questo abbia un senso

Alla fine, con molta fatica mentale, mi sono detto che un senso lo aveva e pur cercando di limitare al massimo la dipendenza tecnologica ho cercato di entrare in quei meccanismi così fuori dal mio mondo

Pare che adesso ci sia una nuova professione destinata a sicuro successo, lo sviluppatore di videogiochi, l’ho scoperto proprio grazie a Cosimo

Sembra un lavoro assurdo, ma si diceva lo stesso di chi aveva deciso che per vivere avrebbe riparato quelle strane scatole chiamate computer…

Dodici anni dopo l’insano gesto di Pestuggia che mi “costrinse” ad aprire il blog, parte oggi il sito del Pentasport

Attenzione all’articolo perché lo trovate a questo indirizzo www.ilpentasport.it

Ci troverete articoli in esclusiva del sottoscritto (alla fine mi tocca lavorare davvero!), alcune chicche della redazione, molta informazione

Un altro passo avanti per qualcosa che era cominciato quasi per scherzo quasi quaranta anni fa

Grazie a firenzewebdivision, a Maurizio Passanti e Lorenzo Oliva che hanno creato tutto questo, noi andiamo solo in vetrina

Le vostre critiche e osservazioni mi stanno facendo fare riflessioni importanti

Su alcune cose avete ragione e la colpa è mia, grazie dei suggerimenti

Il primo luglio 2015 cominciava la nostra avventura a Radio Bruno, dopo mesi di grande fatica

Ricordo quasi tutto di quei giorni che erano  professionalmente l’atto finale di uno tsunami personale durato tanto, troppo: paura, dolore, senso di responsabilità, rabbia, voglia di giustizia

Sono riuscito ad andare avanti nonostante tutto, a non perdere lucidità, a non dissipare la fiducia concessa (a loro insaputa…) da Gianni Prandi e Maurizio Bolognesi: insieme ai ragazzi (i miei ragazzi…) del Pentasport abbiamo rovesciato la gerarchia delle radio in Toscana

Chi mi è stato vicino è stato straordinario, da pochi giorni nella vita  avevo avuto un gran colpo di fortuna, e con un pizzico di incoscienza, dopo 35 stagioni in un’altra casa radiofonica , due anni fa siamo partiti

Non sta certo a me dire dove siamo arrivati e come sempre non voglio accontentarmi, però ho imparato anche a godere nella vita

Così  posso voltarmi indietro e sorridere: grazie a chi ha creduto in noi, a Maurizio e soprattutto grazie a tutti  voi che ci seguite e che forse ci volete anche un po’ di bene

 

Fatevi questa domanda e rispondeteci sinceramente, tanto non dovete rendere conto a nessuno: quanto siete intimamente d’accordo col pazzo di Londra che ha provato a falciare decine di musulmani?

Per niente?

Poco?

Tanto?

Il giusto?

Dalla risposta che vi date capirete che livello di intolleranza e di odio verso gli altri (i diversi) avete raggiunto

 

MI SPIACE CHE NON ABBIATE CAPITO LA MIA PROVOCAZIONE E ALCUNI SBBIANO PURE OFFESO, MA QUANTE ANIME BELLE CI SONO IN GIRO..

E CHIARO CHE LA MIA RISPOSTA È PER NIENTE,  MA CERTE DOMANDE SARA’ BENE FARSELE PERCHE’ ANCHE SE NON VR NE SIETE ACCORTI SIAMO IN GUERRA

 

 

Pare che i principali motivi di stress nella vita siano essenzialmente tre: la perdita di una persona cara, la separazione, il trasloco.

Sono stato per ora fortunato col primo, mentre col secondo e col terzo mi sono portato avanti col lavoro: due divorzi e negli ultimi due anni quattro case cambiate.

Aggiungerei però anche una quarta causa di logoramento psicologico: il cambio del cellulare.

A mia parziale discolpa dirò che che il mio non scattava più le foto, la telecamera non funzionava e da qualche mese era pure dotato di vetro vintage, nel senso che ricordava certe finestre scheggiate prese d’assalto dagli autonomi negli anni settanta

Se devo essere sincero fino in fondo, penso che si potesse sopravvivere lo stesso anche senza immortalare i momenti o le situazioni che un tempo rimanevano semplicemente incollati nella nostra memoria.

Comunque sia, si cambia.

Ed eccolo qui il signore di mezza età (o diversamente giovane, fate voi…), molto parzialmente evoluto digitalmente, alle prese con il primo momento di smarrimento di una giornata difficile: oddio, ma ora starò due ore senza il cellulare a causa dello spostamento dei dati.

Sensazioni: mi manca qualcosa, però…non è poi così drammatico, ma sì, bisogna farlo tutti i giorni di stare un po’ senza (della serie: basta con lo smog, domani lascio la città e vado a vivere in campagna), palpata frequente delle tasche, ma dove l’ho messo? Ah già è dal rivenditore! Ok, sono passate due ore, vado a riprenderlo.

E qui comincia il mal di mare, anche se all’inizio non sembra perché si accendono tutte le lucine, che poi sarebbero le icone, e ti senti come un bambino al luna park: ma allora c’è tutto!

E’ più bello, più elegante, più figo!

Eh no, che non c’è tutto, manca la rubrica, cioè tutti i contatti, e mancano tutte le applicazioni, compresa la famigerata what’sapp! Beh, travaseranno anche quelle, basta chiedere al tipo in divisa.

“Scusi, qual è la password per accedere a iCloud?”, ed è il momento peggiore.

iCloud?

Ti sei sempre tenuto alla larga da queste cose per te quasi volgari e pure con un vago senso di superiorità: tu sei uno di quelli che per esempio i libri li legge sulla carta mica al telefonino, e che diamine! Un uomo (di mezza età) evoluto, ma con sani pincipi…

Sì, però qui senza la password è come avere una ruota bucata ed essere fermo in autostrada, ti ticordi vagamente di un passaggio di dati effettuato forse un anno fa, con tanto di un nome a te caro fornito al tecnico (anche lui ovviamente in camice bianco, tipo ospedale), ma qual è?

Niente, sei perso. Escluso dal mondo.

Suona il cellulare e riconosci magicamente il numero della tua compagna, senza che ci sia  bisogno di nome e foto.

Bello, forse anche romantico, ma il resto?

Il vuoto più assoluto.

Vai preoccupato da un altro mago del computer, gli spieghi accorato il dramma che stai vivendo e quello, come con l’infermiera di un ambulatorio medico, ti dà appuntamento per il giorno dopo per “vedere quello che si può fare”

Poi, il miracolo: gli dei della tecnologia ti vengono in soccorso e spunta l’illuminazione della password, che era poi la stessa che ti chiedeva Cosimo per scaricare i giochi, provi chiudendo gli occhi e…non viene rifiutata!

Sei di nuovo nel mondo digitale, tiri un sospiro di sollievo.

E come quando eri bambino e avevi superato il guaio, prometti che ti comporterai bene, sicuramente meglio di prima.

E che tratterai il tiranno che hai in tasca nel giusto modo, per evitare di cambiarlo di nuovo nei prossimi due anni.

Estate del 1968, Castiglioncello.

Ho un amico del cuore, si chiama Riccardo e nei miei vaghi ricordi dell’epoca gioca bene a pallone e siamo sempre lì, all’ombra sotto una specie di pontile: io che non la prendo mai (una vera schiappa) e lui invece molto dotato.

A quei tempi ero un bambino molto buono, però feci una bizza clamorosa perchè volevo che Riccardo venisse a casa a giocare nonostante il no di mia mamma, mi arrabbiai tanto che spaccai il vetro e sul braccio ho ancora il ricordo di quella medicazione dolorosa.

Riccardo aveva un babbo famoso, faceva il calciatore ed era da poco passato alla Juve, neanche troppo convinto.

Mi metteva soggezione perché lo “collezionavo” nelle figurine Panini e una sera alla radio avevo sentito che insieme ad altri dieci aveva vinto la Coppa Intercontinentale.

Molti anni dopo avrei conosciuto meglio quel babbo tra studi televisivi e negozi a Grassina, e la sua dolcezza, ammantata da una sevrità molto di facciata, mi avrebbe conquistato.

Giuliano Sarti è stato un portiere fantastico, avanti anni luce per i suoi tempi, ma vi assicuro che l’uomo valeva l’atleta.

E, credetemi, è qualcosa che non si può proprio dire per tutti.

 

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