Attualità


Che assurdità questa polemica sulla Littizzetto, che ha donato “solo” cento euro nella lotta alla SLA: sono poche?
E chi lo stabilisce?
Meglio lei che ha dato o chi ha ignorato l’invito alla doccia con relativa e ben più importante donazione?
Con lo stesso metro di giudizio dovevate attaccare pure il sottoscritto, perché per fortuna potrei permettermi di più dei trenta euro del bonifico di ieri, ma chi decide il quanto?
A me pare che il mondo dei media, ed il web in particolare, sia diventato una gigantesca bolgia, in cui uno degli esercizi quotidiani più difficili sia cogliere il meglio, scansando lo sterco che viene distribuito a palate.
Sulla beneficenza bisognerebbe avere tutti una grande elasticità di pensiero, evitare facili moralismi da quattro soldi.
Ricordo ancora quando cominciò a stare male Mario Ciuffi le piccole miserie di alcuni per sottrarsi a qualsiasi forma di aiuto, la generosità nascosta (ma a distanza di venti mesi si può dire) di uomini come Pantaleo Corvino e Andrea Della Valle, ma soprattutto ricordo la partecipazione di tanta gente con piccole somme: ognuno dà quello che ritiene giusto dare e non sta a noi impartire lezioni.

Vai, tocca anche a me.
Forse, visti i guai più o meno piccoli che mi sono capitati in questo 2104, era decisamente meglio se la moda del secchio ghiacciato arrivava l’anno scorso, diciamo che sarei stato più pronto.
Mi ha nominato Francesco Selvi, giornalista di razza, “imprestato” dalle testate nazionali a Rtv38, che ha rivoltato come un calzino facendone una signora televisione, la più completa a livello toscano per l’informazione.
Tra un po’ mi preparo, con l’aiuto fondamentale di Valentina e Camilla che rovesceranno il secchio (ho pure un dito steccato per via di un’improvvida manata su un tavolo da ping pong in marmo) e riprenderanno la scena.
Vi anticipo, in esclusiva solo per voi utenti del blog, i miei nominati: Francesco Toldo, Giovanni Sardelli e Tommaso Loreto.
Avevo pensato anche a Pestuggia e Rialti, ma poi ho avuto un moto di umana solidarietà per le conseguenze che avrebbero dovuto sopportare sul piano fisico…
E domattina, come spero facciano in tanti, bonifico alla Fondazione Borgonovo, di cui non è male riportare gli estremi: IBAN: IT 53 M 08329 51610 000000202000
BCC ALTA BRIANZA – FILIALE DI OGGIONO

Alla fine ho nominato Pestuggia al posto di Loreto, che aveva già dato, e ho avvertito Toldo.
Tra poco il video, se riesce l’operazione invio a violanews.com, domani bonifico di 30 euro: seguitemi!

Due notizie, la prima non sorprenderà chi mi conosce appena un po’.
Io sono un mancamentato alla guida di un auto e direi anche della moto.
Ho avuto macchine che nemmeno mi sognavo nella mia più fervida immaginazione e le ho sempre imprestate senza problemi ad altri perchè sostanzialmente non me ne è mai fregato niente.
Guido malissimo, nel 1980 mi addormentai rischiando e facendo rischiare la vita nella foresta nera tedesca, ho un senso dell’orientamento più basso di quello di un moscerino, se mi si fermano le quattro o le due ruote penso immediatamente al peggio, neanche so dove sta, per dire, la coppa dell’olio.
Stamani portavo Cosimo al mare, zona Venturina, e siccome sul navigatore non c’era la località mi fidavo sui ricordi dell’anno scorso.
Un disastro totale, alla quarta volta che mi sono accorto di aver saltato il bivio vedo uno spiazzo e faccio manovra.
Però, attenzione, faccio marcia indietro non sullo spiazzato davanti alla casa vacanze in cui per sbaglio mi trovavo, sarebbe stato troppo semplice e banale, ma cinque metri prima, dove c’è un fosso di cui ovvimente non mi accorgo.
Il risultato è scontato: macchina infilata con le ruote dietro e con il muso in su.
E qui avviene il bello: nei quarantacinque minuti che passano tra chiamare l’ACI e il suo arrivo si fermano in cinque macchine e mi chiedono se ho bisognoo di aiuto, con la prima provo (inutilmente) a spingere le varie tonnellate della Mazda.
Una gentilezza sorprendente e insperata che non mi fa deflettere da un pensiero che ho da sempre: se fossi ricco, la prima cosa che farei è ingaggiare un autista.

Esiste una sinistra coincidenza tra le previsioni sbagliate del Governo sulla ripresa economica, con il Pil per l’ennesima volta negativo, e la sciagurata idea di chiamare Schettino a tenere una lezione alla Sapienza (sapienza?) di Roma.
La parabola di quest’uomo è incredibile: invece di tenere un basso profilo, di nascondersi per la vergogna e il dolore di due anni fa, ostenta un’arroganza, una faccia tosta che fa venire la nausea.
Ovviamente sono molto più responsabili i bisognosi del famoso quarto d’ora di celebrità che invitano un tipo del genere, così ne parlano i giornali e le televisioni, così ne parliamo noi.
Non esiste più il minimo senso etico, tutto è permesso, in qualsiasi circostanza, anche la più triste come quella della morte di 33 persone, tanto ci sarà sempre “chi pagherà le spese in questo benedetto assurdo bel Paese”, ci sarà sempre qualche idiota che per il gusto del bastian contrario o per uscire dal grigiore dell’anonimato farà dei distingui per difendere l’indifendibile.
Siamo veramente alla deriva morale (e se continua così purtroppo tra poco anche quella materiale) e Schettino è il nostro degno rappresentante.

Com’era quella pubblicità?
Certe cose non hanno prezzo, per tutto il resto c’è…
Ecco, questa cosa per me non ha prezzo.
La prendo da molto lontano, marzo 1987: in una delle tante pause di riflessione con l’allora storica fidanzata mi concedo un diversivo a Bologna con una cara amica di Ferrara, che conosceva benissimo la città.
Domanda tendenziosa: “ma tu sai dove rimane via Paolo Fabbri?”.
La faccio breve: suono al numero 43 e apre il Maestro a cui con una faccia di bronzo e dopo essermi dichiarato innamorato pazzo delle sue canzoni chiedo un’intervista.
Siccome lui è Francesco Guccini, cioè per me il massimo della vita, non solo non mi sbatte fuori a pedate nel fondo schiena (era più o meno l’ora di cena), ma addirittura mi dice di tornare un paio d’ore dopo per fare due chiacchiere.
Abbandono ogni proposito di battaglia uno contro una sui sedili ribaltabili della mia Golf e comincio a buttare giù domande su domande: alla fine viene fuori una cosa decorosa che con Saverio trasformiamo in uno speciale radiofonico misteriosamente per molti mandato in onda alla radio.
Ieri, oltre 27 anni dopo, grazie alla straordinaria partecipazione di Fabio Rosselli sono riuscito a consegnare la t-shirt del Pentasport e Radio Blu al Maestro che si è (pare) divertito ad ascoltare la storia della mancata consumazione del 1987 e sembra che, sempre grazie a Fabio, il sottoscritto abbia pure diritto ad uno strapuntino alla prossima festa a Pavana nell’agosto 2015.
Più di così ci sarebbe solo cantare qualcosa con lui, per esempio “Una altro giorno è andato”, però capisco di essere già abbondantemente nel mondo dei sogni…

Foto da VARIE NEL TEMPO

Abbiamo vinto in Perù e va bene, stiamo facendo un ottimo precampionato, però scusate oggi non ce la faccio a parlare di calcio perché sono stato folgorato da un’illuminazione.
Ho finalmente capito chi è stato, e forse lo è ancora, il più grande statista italiano degli ultimi cinquanta anni.
Berlinguer? No.
Moro? Maccché.
Pertini? Non scherziamo.
Craxi? Nemmeno per sogno.
Andreotti? Un dilettante.
Ciampi? Un contabile.
No, il migliore, il più bravo, il più grande statista italiano è stato Umberto Bossi.
Lo ha detto Beppe Grillo e non era una battuta: che ne pensate amiche e amici che avete votato 5 Stelle?
A quando una bella alleanza in salsa xenofoba con Salvini?

Ormai l’uomo è senza freni, ecco l’ultima di poche ore fa: “Pinochet meglio di Renzi, Napolitano e Berlusconi”.
Qui si sta pazziando, si scherza con i morti, con le migliaia di persone ammazzate in Cile, io ho la nausea.
Poi si può discutere se Renzi fa bene oppure no (e io aspetto i risultati), si può contestare le invasioni di campo di Napolitano, chiederci come possa uno come Berlusconi incidere ancora in Italia (certo, anche grazie a Renzi che lo ha rimesso in gioco per ragioni politiche), ma a questi punti non si può arrivare, se si ha rispetto di ciò che è accaduto in Cile dal settembre 1973.

Ce l’ho fatta, ma che fatica: sono riuscito a cantare davanti ad un microfono e con una decina di persone davanti “Una carezza in un pugno”.
I fatti.
Serata con pian bar nell’albergo di montagna dove purtroppo stanno finendo i miei giorni di ferie, canzoni anni settanta e ottanta, atmosfera ovattata e io che annuncio ai familiari (che quindi sono stati avvertiti…), “guardate che stasera canto”.
Sms quasi disperato di Letizia a Valentina che non è con noi, forse nel tentativo di scongiurare il pericolo e in effetti, come al solito, penso che forse non è il caso, che è meglio andare a dormire senza provarci.
Ma poi mi avvicino e chiedo se la possono cantare e l’(ir)responsabile mi fa: “scusi, ma perché non la canta lei?”.
Incoraggiato da un vergognoso applauso di circostanza, ecco signore e signori per la prima volta nella vita e a quasi 54 anni esibirsi il sottoscritto in versione Celentano.
Risultato della performance: Cosimo che si rotolava per terra dalle risate, Letizia e Camilla che riprendevano col telefonino per un futuro ricatto e scuotevano sconsolate la testa, io che andavo troppo veloce e che ovviamente stonavo una una strofa su tre, forse anche su due…
Particolare inquietante: era appena arrivato in albergo uno dei più grandi giornalisti italiani, Carlo Verdelli, a cui deve essere stato detto chi era il bischero che cantava.
E’ così finita che l’ho conosciuto, ma la salvezza me l’ha regalata Radio Sportiva: il figlio, infatti, è un accanito ascoltatore, però secondo me quando sentirà il prossimo filo diretto non sarà così convinto dell’autorevolezza del direttore.

Niente da fare, i padroni del calcio sembrano vivere in una realtà parallela, completamenta avulsa dalla realtà.
Un qualsiasi sondaggio tra chi pratica questo sport, perché sarebbe appunto uno sport, direbbe no a Tavecchio con percentuali bulgare e non sto parlando di tifosi, che sono un’altra cosa rispetto alle milioni di persone che giocano a calcio e che quindi costituiscono il fulcro della Federazione.
Ma loro niente, insistono a difendere l’indifendibile forse perché sfiniti dalla ricerca di qualcuno che consenta di praticare quel potere che ormai li ha fatti diventare autoreferenziali in tutto e per tutto.
Avevano trovato questo signore, tra l’altro con precedenti poco edificanti, e avevano considerata chiusa la partita.
Finirà con Tavecchio presidente, un figuraccia colossale in tutto il mondo e una spartizione delle carciche col bilancino, proprio come con la politica.
Una vera vergogna.

Quanti di voi vedendolo in mezzo a tre, quattro altri corridori saprebbero riconoscere il volto di Vincenzo Nibali?
Maledetto doping.
Ci ha tolto il gusto dell’impresa, abbiamo paura di rimanere fregati e adesso siamo debitori verso Nibali perché ha vinto la più grande corsa del mondo non dico tra l’indifferenza, ma con titoli in taglio basso: per giorni sono contate di più le bischerate a ripetizioni di Balotelli che le sue vittorie.
Poi è arrivato Tavecchio e in fatto di idiozie ha oscurato tutti (ma che aspetta a togliersi dalle scatole?), però questo è un altro discorso.
Spero che Nibali si riprenda tutto con gli interessi, perché vincere un Tour così è da campioni veri e lui ha fatto meglio di Pantani, che pure fu celebrato ovunque.
Grandissimo, non c’è niente altro da aggiungere.

Da un’ora sono ancora più orgoglioso di tifare Fiorentina: siamo stati i primi a dire che il re è nudo e, aggiungo, pure impresentabile.
Vediamo se il sasso lanciato da Della Valle/Cognigni servirà a smuovere la montagna per far sì che Tavecchio venga seppellito da una valanga di pernacchie.
Se lo eleggono, sarà dura reprimere la nausea, ma ho paura che l’esempio viola non verrà seguito.

Stanno seppellendo il futuro con il loro passato, un passato putrido da cui non si esce mai.
Si vive con il terrore in Israele, non ci vado da 37 anni e dubito di andarci in futuro.
E’ come se il tempo del terrorismo in Italia si fosse prolungato per oltre quattro decenni e basterà pensare ai danni fatti qui, nel nostro spirito e nelle speranze future, per capire quanto tutto questo sia devastante.
Israele è l’unica vera democrazia di tutto quel territorio martoriato da avvoltoi, banditi, terroristi, approfittatori delle miserie altrui.
Ma io che sono nato per puro caso ebreo, così come potevo nascere cristiano o musulmano, non sono israeliano: gli ebrei non sono israeliani e ognuno gestisce il proprio senso di appartenenza come meglio crede.
Il mio è uguale a zero in termini di nazionalismo, lo è invece tanto quando sento darmi di “ebreo di merda”.
Quello che sta accadendo a Gaza non ha nessuna giustificazione, è uno sterminio di persone che mi angoscia e mi addolora ancora di più perché c’è di mezzo Israele che non può agire così: oltre 500 morti, e tantissimi bambini, non possono essere la contropartita di niente.
Quanto mi piacerebbe riuscire a seppellire il passato con un futuro diverso, ci stanno provando in Israele e in Palestina, ma ormai non li sente quasi più nessuno e invece dovremmo cercare di avere la forza di ascoltarli.

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