Attualità


Dodici anni dopo l’insano gesto di Pestuggia che mi “costrinse” ad aprire il blog, parte oggi il sito del Pentasport

Attenzione all’articolo perché lo trovate a questo indirizzo www.ilpentasport.it

Ci troverete articoli in esclusiva del sottoscritto (alla fine mi tocca lavorare davvero!), alcune chicche della redazione, molta informazione

Un altro passo avanti per qualcosa che era cominciato quasi per scherzo quasi quaranta anni fa

Grazie a firenzewebdivision, a Maurizio Passanti e Lorenzo Oliva che hanno creato tutto questo, noi andiamo solo in vetrina

Le vostre critiche e osservazioni mi stanno facendo fare riflessioni importanti

Su alcune cose avete ragione e la colpa è mia, grazie dei suggerimenti

Il primo luglio 2015 cominciava la nostra avventura a Radio Bruno, dopo mesi di grande fatica

Ricordo quasi tutto di quei giorni che erano  professionalmente l’atto finale di uno tsunami personale durato tanto, troppo: paura, dolore, senso di responsabilità, rabbia, voglia di giustizia

Sono riuscito ad andare avanti nonostante tutto, a non perdere lucidità, a non dissipare la fiducia concessa (a loro insaputa…) da Gianni Prandi e Maurizio Bolognesi: insieme ai ragazzi (i miei ragazzi…) del Pentasport abbiamo rovesciato la gerarchia delle radio in Toscana

Chi mi è stato vicino è stato straordinario, da pochi giorni nella vita  avevo avuto un gran colpo di fortuna, e con un pizzico di incoscienza, dopo 35 stagioni in un’altra casa radiofonica , due anni fa siamo partiti

Non sta certo a me dire dove siamo arrivati e come sempre non voglio accontentarmi, però ho imparato anche a godere nella vita

Così  posso voltarmi indietro e sorridere: grazie a chi ha creduto in noi, a Maurizio e soprattutto grazie a tutti  voi che ci seguite e che forse ci volete anche un po’ di bene

 

Fatevi questa domanda e rispondeteci sinceramente, tanto non dovete rendere conto a nessuno: quanto siete intimamente d’accordo col pazzo di Londra che ha provato a falciare decine di musulmani?

Per niente?

Poco?

Tanto?

Il giusto?

Dalla risposta che vi date capirete che livello di intolleranza e di odio verso gli altri (i diversi) avete raggiunto

 

MI SPIACE CHE NON ABBIATE CAPITO LA MIA PROVOCAZIONE E ALCUNI SBBIANO PURE OFFESO, MA QUANTE ANIME BELLE CI SONO IN GIRO..

E CHIARO CHE LA MIA RISPOSTA È PER NIENTE,  MA CERTE DOMANDE SARA’ BENE FARSELE PERCHE’ ANCHE SE NON VR NE SIETE ACCORTI SIAMO IN GUERRA

 

 

Pare che i principali motivi di stress nella vita siano essenzialmente tre: la perdita di una persona cara, la separazione, il trasloco.

Sono stato per ora fortunato col primo, mentre col secondo e col terzo mi sono portato avanti col lavoro: due divorzi e negli ultimi due anni quattro case cambiate.

Aggiungerei però anche una quarta causa di logoramento psicologico: il cambio del cellulare.

A mia parziale discolpa dirò che che il mio non scattava più le foto, la telecamera non funzionava e da qualche mese era pure dotato di vetro vintage, nel senso che ricordava certe finestre scheggiate prese d’assalto dagli autonomi negli anni settanta

Se devo essere sincero fino in fondo, penso che si potesse sopravvivere lo stesso anche senza immortalare i momenti o le situazioni che un tempo rimanevano semplicemente incollati nella nostra memoria.

Comunque sia, si cambia.

Ed eccolo qui il signore di mezza età (o diversamente giovane, fate voi…), molto parzialmente evoluto digitalmente, alle prese con il primo momento di smarrimento di una giornata difficile: oddio, ma ora starò due ore senza il cellulare a causa dello spostamento dei dati.

Sensazioni: mi manca qualcosa, però…non è poi così drammatico, ma sì, bisogna farlo tutti i giorni di stare un po’ senza (della serie: basta con lo smog, domani lascio la città e vado a vivere in campagna), palpata frequente delle tasche, ma dove l’ho messo? Ah già è dal rivenditore! Ok, sono passate due ore, vado a riprenderlo.

E qui comincia il mal di mare, anche se all’inizio non sembra perché si accendono tutte le lucine, che poi sarebbero le icone, e ti senti come un bambino al luna park: ma allora c’è tutto!

E’ più bello, più elegante, più figo!

Eh no, che non c’è tutto, manca la rubrica, cioè tutti i contatti, e mancano tutte le applicazioni, compresa la famigerata what’sapp! Beh, travaseranno anche quelle, basta chiedere al tipo in divisa.

“Scusi, qual è la password per accedere a iCloud?”, ed è il momento peggiore.

iCloud?

Ti sei sempre tenuto alla larga da queste cose per te quasi volgari e pure con un vago senso di superiorità: tu sei uno di quelli che per esempio i libri li legge sulla carta mica al telefonino, e che diamine! Un uomo (di mezza età) evoluto, ma con sani pincipi…

Sì, però qui senza la password è come avere una ruota bucata ed essere fermo in autostrada, ti ticordi vagamente di un passaggio di dati effettuato forse un anno fa, con tanto di un nome a te caro fornito al tecnico (anche lui ovviamente in camice bianco, tipo ospedale), ma qual è?

Niente, sei perso. Escluso dal mondo.

Suona il cellulare e riconosci magicamente il numero della tua compagna, senza che ci sia  bisogno di nome e foto.

Bello, forse anche romantico, ma il resto?

Il vuoto più assoluto.

Vai preoccupato da un altro mago del computer, gli spieghi accorato il dramma che stai vivendo e quello, come con l’infermiera di un ambulatorio medico, ti dà appuntamento per il giorno dopo per “vedere quello che si può fare”

Poi, il miracolo: gli dei della tecnologia ti vengono in soccorso e spunta l’illuminazione della password, che era poi la stessa che ti chiedeva Cosimo per scaricare i giochi, provi chiudendo gli occhi e…non viene rifiutata!

Sei di nuovo nel mondo digitale, tiri un sospiro di sollievo.

E come quando eri bambino e avevi superato il guaio, prometti che ti comporterai bene, sicuramente meglio di prima.

E che tratterai il tiranno che hai in tasca nel giusto modo, per evitare di cambiarlo di nuovo nei prossimi due anni.

Estate del 1968, Castiglioncello.

Ho un amico del cuore, si chiama Riccardo e nei miei vaghi ricordi dell’epoca gioca bene a pallone e siamo sempre lì, all’ombra sotto una specie di pontile: io che non la prendo mai (una vera schiappa) e lui invece molto dotato.

A quei tempi ero un bambino molto buono, però feci una bizza clamorosa perchè volevo che Riccardo venisse a casa a giocare nonostante il no di mia mamma, mi arrabbiai tanto che spaccai il vetro e sul braccio ho ancora il ricordo di quella medicazione dolorosa.

Riccardo aveva un babbo famoso, faceva il calciatore ed era da poco passato alla Juve, neanche troppo convinto.

Mi metteva soggezione perché lo “collezionavo” nelle figurine Panini e una sera alla radio avevo sentito che insieme ad altri dieci aveva vinto la Coppa Intercontinentale.

Molti anni dopo avrei conosciuto meglio quel babbo tra studi televisivi e negozi a Grassina, e la sua dolcezza, ammantata da una sevrità molto di facciata, mi avrebbe conquistato.

Giuliano Sarti è stato un portiere fantastico, avanti anni luce per i suoi tempi, ma vi assicuro che l’uomo valeva l’atleta.

E, credetemi, è qualcosa che non si può proprio dire per tutti.

 

Mi prendo da qualche giorno una pausa dalla Fiorentina.

Oggi utilizzo questo spazio per ringraziare chi è venuto ieri sera: per me è stato bello ed emozionante e spero lo sia stato anche per voi.

E ringrazio in anticipo chi verrà in anticipo stasera in Piazza Antonelli con Bernardeschi e Chantal Borgonovo: ci divertiremo sicuramente.

 

 

 

Sono calcisticamente figlio di quell’inebriante 1976, quando il Torino recuperò in tre gare cinque punti alla Juve e vinse il campionato.

Una goduria unica, inarrivabile, anche perché purtroppo la Fiorentina lo scudetto non lo vince da quasi cinquanta anni.

Ora, premesso che la Roma, al di là dell’insana passione di Camilla per Totti e De Rossi,  vale suppergiù i bianconeri in quanto ad antipatia (e ci ha pure mandato in B nel 1993), devo confessare che mi divertirei molto se lo scudetto non fosse ancora assegnato domenica sera.

Insomma, nella vita si sopprta di tutto, ma il triplete della Juve sarebbe uno di quei momenti in cui ti chiedi come mai da piccolo non ti sei appassionato al basket o alla pallavolo…

Dove non arriva il legislatore, a volte ci pensa la Cassazione.

Una sentenza rivoluziona l’idea di matrimonio e soprattutto di divorzio in Italia.

Fatto salvo il principio che i figli debbano essere salvaguardati in ogni sfaccettatura di quel doloroso percorso che è la separazione, perché si deve mantenere vita natural durante una persona con cui non si condivide più niente?

Ora non è più così, perché chi ha “capacità e possibilità effettive di lavoro personale” si dovrà dare da fare e non peserà più sull’ex coniuge.

Ed è stato  finalmente abolito il principio del tenore di vita precedente: si riparte da zero, come è giusto che sia, ognuno per conto proprio e secondo le proprie capacità personali di generare reddito.

D’altra parte la separazione ed il divorzio sciolgono ogni vincolo di fedeltà e di convivenza reciproca, è una libera scelta delle parti, o almeno di una che non ce la fa più e nessuno può essere obbligato a stare insieme, per questo è giusto il divorzio.

Ma non si capisce il perchè dovesse sopravvivere un legame economico, che poi nel corso degli anni si è ineluttabilmente trasformato nella migliore delle scuse per non lavorare e vivere quindi di rendita alle spalle dell’ex coniuge.

Ci sono momenti magici in cui ti guardi indietro e vedi tutto piuttosto lontano

Affanni, torti, piccoli e grandi squallori quotidiani: tutto sembra distante di fronte all’equilibrio che senti di aver finalmente raggiunto in armonia con ciò e con chi ritieni veramente importante nella tua vita

Non dovrebbe durare un giorno, ma tutti i giorni

Capisco che non sia affatto facile, però ci si può provare

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