Attualità


“Come può un uomo uccidere un suo fratello?”, si chiedeva il grande Guccini cinquanta anni fa ed era una domanda chiaramente retorica.
Eccome se poteva, ma almeno quelli della nostra generazione avevano durante la propria crescita dei limiti a ciò che ci sembrava orrendo, dei confini che non potevano essere superati.
Uno su tutti, i bambini.
Una pistola, una mitragliatrice, un fucile si ferma davanti ad un bambino, così pensavamo.
E invece no: in Pakistan i talebani hanno sparato a sangue freddo a decine e decine di piccoli indifesi, uno addirittura di due anni, mentre è di poche ore fa la notizia di 16 bambine morte in un attentato di kamikaze nello Yemen.
Sento che di fronte a quello che leggo e che vedo il democratico, l’illuminista che da sempre c’è in me se ne sta pericolosamente scivolando via per lasciare il posto ad un sentimento di autodifesa che non mi piace affatto, ma che temo diventerà necessario.

Ormai sono vicino alla resa incondizionata: negli ultimi due anni ogni sera ho lasciato un quotidiano diverso in camera delle mie due figlie nella vana speranza che loro leggessero almeno i titoli e/o un paio di articoli.
Per un po’ ho anche provato a verificare se era successo qualcosa e le risposte sono quasi sempre state sconfortanti: quello che per me alla loro età era un piacere irrinunciabile (con i pochi soldi che avevo compravo due giornali) per loro diventava un obbligo, ed io una specie di professore che le interrogava, assolutamente imprevisto e proprio per questo ancora più sgradito.
Ora mi accorgo che sempre più spesso i quotidiani rimangono sul tavolo del soggiorno e capisco di aver perso.
Penso al mio passato e torno alla passione che animava gli anni settanta, quando tutto era molto più difficile di adesso, più pericoloso per la piaga del terrorismo, ma anche infinitamente più semplice da comprendere.
Il vero problema è la mancanza di passione, qualsiasi sia l’argomento su cui riversare quelle pulsioni che vadano oltre la sfera personale di affetti e amicizie: volontariato, spiritualità, bene comune.
A volte cerco di trovare argomenti di attualità coinvolgenti, ma si può parlare per esempio di politica, di questa politica a tavola senza scadere nei luoghi comuni?
E’ davvero molto difficile spiegare il perché di certe situazioni.
Stiamo lasciando ai nostri figli una vita piena di tecnologie straordinarie, in cui loro probabilmente camperanno oltre i cento anni, regaleremo un’esistenza quasi certamente (speriamo!) senza alcun problema per mangiare, ma sul resto converrà farci delle domande per capire dove abbiamo sbagliato.
Perché un mondo senza ideali a cui tendere (e non importa se poi resterai deluso), un mondo senza passione, senza qualcosa che vada al di là dei nostri sempre più grandi ed inutili bisogni quotidiani è veramente un povero mondo.

P.S. Forse una possibile via di uscita sta nel nostro impegno di genitori aiutati dalla tecnologia.
MagaRi spiegare un fenomeno terribile come l’Isis partendo da wikipedia e mettendoci dentro quello che sappiamo.
Costa fatica e tempo, ma qualcosa rimane…tra le pagine chiare e le pagine scure (che nessuno legge più).

Se è stata la mamma, io mi arrendo e accantono la razionalità che bene o male mi accompagna dall’età della ragione.
Perché ho sempre cercato di capire il pensiero degli altri, anche nelle situazioni più difficili, anche in quelle che maggiormente mi hanno ferito nel corso della vita.
Magari non subito, però dopo un po’ ci provavo e ci provo, a volte riuscendoci.
Ma stavolta no, non ce la faccio: perché se è andata come stanno raccontando in queste ore non è stato un raptus, un momento di pazzia, una follia dovuta alla depressione.
Più invecchi e più dovresti essere immune da certe emozioni, proprio perché ne hai viste e sentite tante e in certi campi della vita è proprio così.
Ormai non ti stupisci più di niente: tradimenti, colpi alle spalle, cattiverie gratuite.
Con i bambini però no, non lo tollero, non lo sopporto, che siano i figli tuoi o quelli degli altri.
Loro sono un altro mondo, diverso dal nostro e li dobbiamo proteggere sempre e contro tutti, a volte purtroppo anche dai propri genitori.

Loris aveva qualche mese più di Cosimo e a me pare impossibile immaginare il mio bambino uscire da solo e frequentare adulti o ragazzi più grandi: quando attraversa la strada per andare a vedere se il suo amico è in casa lo seguo trepidante dalla finestra.
A 8 anni non è possibile vivere e morire come Loris, neanche nella fantasia più perversa, in Italia e in nessun altro luogo del mondo.
Eppure pare che quella fosse la sua vita, una piccola esistenza già ai confini del reale, e allora immagino che in giro ci siano molti più Loris di quanto si possa credere.
Alla periferia delle nostre vite così comode e così piene di tutto esistono disagi e aberrazioni che non ci toccano solo perché ci fa comodo abbassare lo sguardo e continuare a giocare con lo smartphone.
Nessuno vedeva?
Nessuno sospettava?
Nessuno trovava strano che un bambino di 8 anni non fosse a scuola al mattino?
Facciamo veramente schifo.

Cazzeggio puro in attesa del campionato (queste soste sono micidiali).
Chi piace di più tra gli avversari e la prendo da lontano facendo un fritto misto senza logiche temporali, tanto siamo al bar sport.
Mazzola o Rivera? Rivera
Causio o Bettega? No, questa proprio non ce la fo, ma se fossi con la pistola alla tempia direi Causio
Bergomi o Maldini? Maldini
Baresi o Scirea? Scirea
Vialli o Mancini? Mancini
Totti o Del Piero? Totti
Platini o Van Basten? Platini
Lippi o Conte? Conte

Il dibattito è aperto, evitare gli insulti, grazie

L’ha uccisa al culmine di una lite perché si era rifiutata di ritornare con lui.
Poi sotto choc ha vagato per tutta la notte sino a stamattina, quando la polizia lo ha fermato.
Si chiama Gora Mbengue, 27 anni, senegalese, l’assassino di Veronica Valenti, 30 anni di Belpasso.
I due da mesi avevano interrotto una relazione sentimentale: ieri sera si sono incontrati per un chiarimento, ne è nata una lite, al culmine della quale il giovane l’ha colpita ripetutamente al petto.

Giornalisticamente questo è un pessimo post, perché non dice (purtroppo) nulla di nuovo, insomma non c’è notizia.
Ma poiché qui siamo a dialogare tra noi e non “vendiamo” nessun prodotto, io invito tutti gli uomini di questo blog a fermarsi almeno due minuti tutti i giorni per riflettere su queste violenze inaudite che si ripetono da sempre sulle donne.
Spesso non c’è la morte e quindi nemmeno una breve in cronaca, spesso la violenza fisica e psicologica resta impunita per paura, omertà, sottomissione, spesso il mostro, perché di mostro si tratta, è quel signore così gentile che ci sorride quando buttiamo via la spazzatura.
Noi ci giriamo dall’altra parte: non vediamo e non sentiamo mentre le donne, le ragazze e le bambine muoiono o vengono vendute o sfruttate.
E senza rendercene conto sprofonda ogni giorno di più la nostra cosiddetta e molto presunta civiltà.

Poi, ad un certo punto, ti accorgi che sono importanti le piccole cose di tutti i giorni, quelle che non hai mai considerato nel modo giusto, le perle preziose che potresti perdere da un momento all’altro: le ragazze che scherzano e si becchettano, Cosimo che elabora un concetto nuovo, un abbraccio.
La tanto disprezzata quotidianità, termine che a qualcuno evoca tristezza solo perché non la sa vivere nel giusto modo.
Maturità?
Forse.
O magari più semplicemente il riposo dopo viaggi difficili e tormentati, fatti di combattimenti in tutti i campi della vita, contro chi subdolamente ha cercato e cerca di ferirti.
E’ successo a tutti, penso.
E allora forse è bene fermarsi un attimo e riflettere sul perché si corra così tanto e provare a trovare la risposta dentro di noi.

Un bonus di produzione da 7100 euro lordi, assolutamente meritato: “Ho meritato il premio. Voi siete degli sciacalli senza dignità”: è questo lo sfogo di Monica Bocchiardo, responsabile della Protezione Civile del Comune di Genova alla trasmissione “Mattino 5”, sotto accusa insieme agli altri dirigenti comunali che hanno percepito bonus. ”
Ma poi il premio non lo valuto io ma chi me lo dà, quindi dovete chiederlo a loro”.
Poi non trattiene la rabbia e sbotta: “Siete degli sciacalli, mi fate schifo! Io ho una dignità, ma voi ce l’avete?”, chiede ai giornalisti.

Io sì, ce l’ho: posso esprimere qualche ragionevole dubbio sulla signora?

Voterei ancora Matteo Renzi perché mi pare l’unica possibilità per uscire dall’immobilismo della politica.
Perché sta cercando davvero di cambiare l’Italia, anche se ha esagerato nella creazioni di aspettative che per ragioni oggettive non potevano essere poi rispettate.
Credo che ci sia un vizio di fondo nel come in Italia si guardi alla politica e cioè che la si consideri come se fosse un continuo campionato di calcio, in cui esiste il tifo a favore e ancora di più il tifo contro.
Sto con Renzi e contro Grillo (per esempio), come se si giocasse Fiorentina-Juventus, mentre invece la politica è ben altro, è la sintesi dei rispettivi interessi e dei rispettivi ideali, la sommatoria delle esigenze di chi deve essere governato.
Anche per questo sono profondamente disinteressato alla querelle tra Diego Della Valle e Matteo Renzi che invece pare tanto turbare il popolo viola, come se assistesse ad un doloros bisticcio in famiglia che imbarazza.
Non conosco l’eventuale programma politico del patron della Fiorentina, ma personalmente lascio sempre aperto il cervello: se ci saranno cose interessanti, dirò la mia da cittadino.
Per ora seguo con preoccupazione gli sforzi di Renzi, sottolineandone anche gli errori di percorso, alcuni dei quali erano evitabili, se solo ci fosse stato meno voglia di stupire e di dare spazio soprattutto a determinati ministri (io ancora non ho capito perché a recuperare in Congo i bambini da adottare sia andata la Boschi, che cura i rapporti con il Parlamento).
Per ora lo rivoterei e credo che pensino come me la maggioranza delle italiane e degli italiani che ancora si sforzano di entrare nel seggio.

Ne avevo già intravisto le potenzialità per non diventare un secondo Lippi o un secondo Mazzarri, fate voi.
Era successo al Franchi con la storia delle parrucche e poi quando aveva mimato la direzione d’orchestra sugli insulti cantati, anche se dopo, a partita persa, era scivolato nel vittimismo.
Ora poi che è diventato allenatore della Nazionale pare essere molto sopra le parti, non facendo sconti a nessuno.
Sto parlando ovviamente di Antonio Conte, che ha pubblicamente cazziato il suo ex pupillo Bonucci per il post da ultrà contro la Roma, che non convoca Balotelli per manifesta incapacità tecnica, che alla fine avrà con Firenze, sede della Nazionale, un rapporto migliore di quello che aveva Prandelli.
Perché si è posto nel modo giusto quando è andato a trovare Montella, perché ha spesso la parola giusta per i viola, che si tratti di tirare su il morale a Rossi o parlare di Aquilani.
Per ora sta transitando dalla casella neutralità, ma chissà come andrà a finire se continua così.

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