Attualità


Ad un certo punto ho fatto un fermo immagine: ho bloccato lo schermo su Carletto, come l’ho sempre chiamato dai tempi del Duca d’Aosta, che intervistava Elton John e ho fatto un salto indietro di quasi quarant’anni, forse ispirato dalle mie ultime vicende personali.
E ho rivisto questo ragazzino vispo come pochi che mi dava una mano ad organizzare il primo giornalino del Duca, e poi ancora dopo, quando girava per le discoteche e per le scalcagnate radio fiorentine con un sorriso che è identico a quello che ormai conoscono tutti gli italiani.
Si è fatto un mazzo così Carlo Conti: conosco benissimo la sua storia perché fino a vent’anni fa è stata parallela alla mia, lui nello spettacolo ed io nel giornalismo, solo che è molto più bravo di me e si merita tutto il successo che sta ottenendo.
Ogni volta che lo vedo sulle copertine dei giornali oppure a fare la prima serata in Rai provo una soddisfazione che mica è troppo comune nel nostro mondo.
Carletto è la dimostrazione che la meritocrazia in questo Paese qualche volta paga, che non è sempre necessario essere figli di, amanti di, raccomandati da per arrivare dove si desidera arrivare e questo credo che sia professionalmente la cosa a cui tiene di più.

Parola orrenda, che però è entrata nel nostro linguaggio comune e che quindi uso anch’io per il titolo.
Perché noi maschi uccidiamo, violentiamo, torturiamo quando ci viene preferito un altro maschio oppure quando la “nostra” donna decide di averne abbastanza di noi?
Mi sono spesso interrogato, ho provato a darmi delle spiegazioni (non certo delle giustificazioni), ma restano impressioni molto personali.
Noi uomini abbiamo una costruzione mentale che lascia pochissimo spazio all’emotività, sia positiva che negativa: se siamo sopraffatti dal sentimento ci smarriamo e ci prende la paura.
Insomma, nella maggioranza dei casi non le sappiamo proprio gestire le emozioni, e così il no di una donna, della “nostra” donna, ci sembra quanto di peggio ci possa accadere, un affronto alla nostra virilità.
Lo stramaledetto senso del possesso fa il resto: su questo blog torno spesso sull’argomento perché mi tocca da vicino e non solo come padre di due figlie femmine e di un maschio da educare alla vita, ma come uomo.
Non ho soluzioni, ma solo una grande desolazione quando apro il giornale o il computer.

Col passare degli anni e con la crescita dei figli mi sono accorto sulla mia pelle che è un vero e proprio lavoro, molto meno faticoso fisicamente di quello di mamma (e infatti secondo me le madri che lavorano a tempo pieno, quelle che stanno nove ore fuori di casa e poi mandano avanti la famiglia, sono le vere eroine del nostro tempo), ma altrettanto impegnativo su quello mentale.
Fino a non troppo tempo fa pensavo che bastasse metterci l’amore e dare materialmente tutto quello che potevi per essere a posto con la coscienza e considerarsi mediamente sufficiente.
Mi sbagliavo completamente.
Essere babbo è molto diverso e molto di più.
E’ uno stato mentale, dove non importa il quanto, ma il come: in un’epoca dove per fortuna è scomparso l’autoritarismo come forma educativa noi uomini siamo rimasti spiazzati.
Dobbiamo dialogare con i nostri figli imponendo dei no motivandoli, esercizio estremamente complicato.
Dobbiamo saper ascoltare senza giudicare, accompagnare e suggerire.
Dobbiamo dare l’esempio con la nostra vita, la nostra onestà, la nostra limpidezza morale.
E, soprattutto, dobbiamo regalare ai nostri figli la sicurezza che noi babbi ci siamo e ci saremo in ogni momento, qualsiasi avvenimento accada e di qualsiasi cosa abbiano bisogno.
Tutto questo sempre, o almeno fino a quando non si formeranno a loro volta una famiglia: facile vero?

…la gente della mia età andare via, lungo le strade che non portano mai a niente, cercare il sogno che conduce alla pazzia…
Quanto la sentivo mia questa poesia in musica del grande Francesco!
Avevo vent’anni e osservavo perplesso tutti quelli e tutte quelle presi e prese da furore quasi mistico, al limite dell’esaltazione.
La politica rigorosamente a sinistra del partito comunista (perché essere di destra ti portava alla gogna sociale), la filosofia orientale, il cattolicesimo più integralista che negava aborto e divorzio.
Mi sentivo fuori posto e anche un po’ sbagliato perché leggevo tanto, mi documentavo, discutevo, ma non riuscivo proprio ad entusiasmarmi per nulla in particolare: niente India, niente Lotta Continua, niente afflato religioso, che nel mio caso poteva essere magari una permanenza più o meno lunga in Israele.
Ho continuato a leggere, ad osservare e, devo essere sincero, ad un certo punto ho cominciato a divertirmi sganciandomi definitivamente da quel senso di colpa che aveva accompagnato buona parte dei miei vent’anni.
Per carità, solo gli stupidi non cambiano mai idea, ma ho visto tanti di quei salti da un’ideologia all’altra compiuti con un furore agonistico stile Gattuso da chiedersi se uno è o ci fa.
Ecco perché quei versi, secondo me destinati ad essere tramandati anche alle prossime generazioni, continuano ad essere attuali anche per noi cinquantenni.
Ecco perché alla fine non è stato poi così male esaltarsi poco e farsi sempre delle domande, anche quando fatichi moltissimo a cercare una risposta.

…e così alla fine mi sono detto: perché no?
Perchè non provare la conturbante esperienza di andare all’Ikea il sabato pomeriggio, verso le cinque, per acquistare (in teoria, molto in teoria) solo quattro cuscini per le seggiole e un stand per gli abiti (ovviamente per il termine stand mi sono fatto aiutare, perché ero rimasto a Celentano al suo Stand by me…)
Il primo sussulto arriva ad un paio di chilometri dal traguardo, proprio come in una tappa del Giro d’Italia: ma che cavolo succede oggi a Firenze?
Come mai c’è tutto questo casino?
Poi l’illuminazione (assistita): non é che andranno tutti all’Ikea?
Risposta esatta, trenta minuti di coda, più o meno come uscire dal Franchi dopo la partita.
Animato da uno spirito che teneva fortemente conto dei cambiamenti avvenuti nella mia vita privata negli ultimi mesi ho iniziato il mio viaggio verso l’ignoto.
Per caritá, conoscevo giá il posto, ma diciamo che la mia predisposizione d’animo delle prime volte non si sposava proprio alla perfezione con l’attenzione che antropologicamente si dovrebbe riservare a certi luoghi.
Per esempio l’osservazione dei volti maschili (tendenti allo sbadiglio e con lo sguardo quasi sempre rivolto allo smartphone) e quelli femminili (attente, acute, direi quasi rapaci nel cogliere l’ultimo arrivo e quel colore arancio che l’altra volta non c’era).
Naturalmente l’acquisto dello stand e dei quattro cuscini si è trasformato in tre capienti sacchi colmi di oggetti, “tutti indispensabili e comunque abbiamo fatto alla svelta”.
In effetti…
Un’ora esatta tra l’arrivo e la partenza, penso che a molti di voi sia andata molto peggio.

P.S. Stamani bis, con minore difficoltá ad essere sinceri: spesa alla Coop
Voto complessivo per le due prestazioni: 6 pieno, ma convinto e consegnatomi con la seguente motivazione “è di stimolo per ulteriori miglioramenti, restano come elementi negativi l’impazienza, e la scarsa partecipazione all’avvenimento”.
Sì, va bene, ma mica era Fiorentina-Juventus…

Il 2 gennaio 2014 cominciò la mia personale battaglia contro i calcoli renali, ancora non lo sapevo ma stava per iniziare sotto tutti i punti di vista il biennio più difficile della mia vita.
Due anni che hanno stravolto e alla fine rivoluzionato il mio modo di percepire il mondo e di stare con gli altri, due anni che mi hanno fatto diventare un uomo profondamente diverso, spero migliore per chi mi sta accanto.
Mi sono accorto di tante cose che prima vedevo, ma non “guardavo”.
Ho capito molti errori, ho finalmente perso la mia paura sui cambiamenti: si possono non solo accettare, ma addirittura sfruttare per uscire “dall’egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti”.
Il 2016 dovrà essere l’anno della raccolta di quanto ho molto faticosamente seminato in tutti questi mesi pieni di tante cose, la maggior parte delle quali purtroppo molto amare, ma evidentemente dovevano accadere proprio per cambiare.
Per questo l’augurio di passare un Natale di grande pace con voi stessi, che credo sia il massimo dei regali, è in questa vigilia ancora più sincero del solito.

Ad un certo punto ho avuto la tentazione di contarli, ma poi ho lasciato perdere perché sono persone e non numeri.
Serata di auguri al Pentasport con tutto il gruppo, compresi i fanciulli e le fanciulle di “Viola nel cuore”, e caduta oltre ogni limite immaginabile dei freni inibitori.
Un esempio per tutti: mi sono esibito nuovamente in “Una carezza in un pugno” con gli stessi esiti disastrosi di qualche tempo fa, con l’aggravante però della presenza di tutta la redazione e di mia figlia Camilla che mi ha ripreso per futuri ricatti in termini sindacali di paghetta.
Il meglio però lo ha dato Vuturo, assoluto protagonista della scena perché non solo canta (beato lui) benissimo, ma si è addirittura improvvisato capo animazione con un gruppo di malcapitate signore finite nella stanza accanto alla nostra che si sono messe a seguirlo nelle danze.
Ed io immagino che qualcuna di loro si sia innamorata di Pietro e che a fine cena (io come al solito sono andato via prima) lo abbia pure inseguito…
Me li guardavo uno a uno (mancavano purtroppo Saverio, Leonardo e Matteo Sestini) i “miei” giornalisti pensando che di loro so più o meno tutto in termini professionali e immaginavo come possano “vivermi”, le speranze e magari le delusioni che ogni mia decisione comporta nella loro vita di tutti i giorni.
Una bella responsabilità, che però mi piace tantissimo e che ho avuto la possibilità di continuare a vivere grazie a Radio Bruno, che mi e ci ha regalato un incredibile entusiasmo.
Ed è stato ancora più importante aver creato tutto questo insieme a Maurizio, l’amico di una vita, che c’è, c’è sempre stato e ci sarà sempre.

A proposito di Radio Bruno: scaricate nel modo che volete “Natale è tutto qua” (molto carino) realizzato dalla nostra sede centrale, i 99 centesimi del costo andranno interamente ad AGEOP RICERCA ONLUS, che da trent’anni accoglie ed assiste a Bologna i malati di tumore e le loro famiglie.

Da un po’ di tempo è arrivato il tempo delle riflessioni e di conseguenza dei cambiamenti, più o meno importanti.
Uno dei quesiti apparentemente banali, però più profondi di quanto si possa credere a prima vista, riguarda Babbo Natale: ma Cosimo, ormai prossimo ai 9 anni, davvero crede che la nuova piattaforma elettronica gliela vada a prendere e gliela consegni quel corpacciuto e simpatico signore con la barba vestito in un modo così improbabile?
Essendo dentro ad ogni cosa e quindi infinitamente più avanti e più furbo alla stessa età del sottoscritto (che tra l’altro non aveva neppure il Natale per questioni religiose), mi chiedo se non stia al gioco solo per non deludermi e che quindi sappia benissimo che (purtroppo!) Babbo Natale non esiste.
Io comunque continuo.
Almeno fino al 25 dicembre 2016, quando credo che mi prenderà da una parte e mi dirà: “via babbo, ora puoi anche smettere, grazie per tutti i regali che mi hai fatto!”

Siete tornati ad avere un approccio normale con la vostra vita di tutti i giorni?
A me pare che la grande paura stia passando e che come in tutte le cose il tempo produca i suoi effetti benefici sui traumi che ci portiamo dentro.
Il retro-pensiero è che queste cose le stanno analizzando pure gli spacciatori di morte e che quindi si stiano organizzando per qualche altra azione spettacolare che ci potrebbe tenere nuovamente incollati alla televisione o al tablet per capire cosa stia succedendo.
Dargliela vinta però no: vivere mutilati della nostra libertà di scegliere cosa fare vorrebbe dire arrendersi a chi vuole omologarci e piegarci a logiche a noi estranee ed incomprensibili.
Non l’hanno fatto i nostri nonni oltre settanta anni fa andando (alcuni…) a morire nelle montagne, possiamo ben farlo noi oggi, magari prendendo senza troppa angoscia un aereo.

C’è il calcio, ma non c’è la Fiorentina.
E’ già successo, ma oggi mi sembra diverso, forse perché giochiamo di lunedì.
Mi sto godendo Cosimo, poi spero anche le ragazze, e comunque è una domenica strana.
Una di quelle giornate che ti viene voglia di vivere con la consapevolezza che puoi anche rallentare i ritmi e assaporare quindi pure quelle piccole cose che magari faticavi a vedere.
Il programma è…varie ed eventuali, cioè ci inventiamo cosa fare senza schemi prestabiliti, anche senza fare niente, condizione che fino a poco tempo fa mi sembrava impossibile solo da pensare e che invece adesso non trovo affatto fuori posto.
D’altra parte si cambia, mica siamo immutabili con le nostre idee, i nostri sentimenti e le nostre azioni.
Intanto Montella ha perso la seconda partita consecutiva, in modo disastroso.
Non ho nulla contro di lui, anzi la sua esperienza a Firenze mi è sembrata più che positiva, ma mi è venuto un sospetto: vuoi vedere che era la Fiorentina, intesa come parco giocatori, a contare più del suo molto auto-referenziale allenatore?

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