Attualità


Mi prendo da qualche giorno una pausa dalla Fiorentina.

Oggi utilizzo questo spazio per ringraziare chi è venuto ieri sera: per me è stato bello ed emozionante e spero lo sia stato anche per voi.

E ringrazio in anticipo chi verrà in anticipo stasera in Piazza Antonelli con Bernardeschi e Chantal Borgonovo: ci divertiremo sicuramente.

 

 

 

Sono calcisticamente figlio di quell’inebriante 1976, quando il Torino recuperò in tre gare cinque punti alla Juve e vinse il campionato.

Una goduria unica, inarrivabile, anche perché purtroppo la Fiorentina lo scudetto non lo vince da quasi cinquanta anni.

Ora, premesso che la Roma, al di là dell’insana passione di Camilla per Totti e De Rossi,  vale suppergiù i bianconeri in quanto ad antipatia (e ci ha pure mandato in B nel 1993), devo confessare che mi divertirei molto se lo scudetto non fosse ancora assegnato domenica sera.

Insomma, nella vita si sopprta di tutto, ma il triplete della Juve sarebbe uno di quei momenti in cui ti chiedi come mai da piccolo non ti sei appassionato al basket o alla pallavolo…

Dove non arriva il legislatore, a volte ci pensa la Cassazione.

Una sentenza rivoluziona l’idea di matrimonio e soprattutto di divorzio in Italia.

Fatto salvo il principio che i figli debbano essere salvaguardati in ogni sfaccettatura di quel doloroso percorso che è la separazione, perché si deve mantenere vita natural durante una persona con cui non si condivide più niente?

Ora non è più così, perché chi ha “capacità e possibilità effettive di lavoro personale” si dovrà dare da fare e non peserà più sull’ex coniuge.

Ed è stato  finalmente abolito il principio del tenore di vita precedente: si riparte da zero, come è giusto che sia, ognuno per conto proprio e secondo le proprie capacità personali di generare reddito.

D’altra parte la separazione ed il divorzio sciolgono ogni vincolo di fedeltà e di convivenza reciproca, è una libera scelta delle parti, o almeno di una che non ce la fa più e nessuno può essere obbligato a stare insieme, per questo è giusto il divorzio.

Ma non si capisce il perchè dovesse sopravvivere un legame economico, che poi nel corso degli anni si è ineluttabilmente trasformato nella migliore delle scuse per non lavorare e vivere quindi di rendita alle spalle dell’ex coniuge.

Ci sono momenti magici in cui ti guardi indietro e vedi tutto piuttosto lontano

Affanni, torti, piccoli e grandi squallori quotidiani: tutto sembra distante di fronte all’equilibrio che senti di aver finalmente raggiunto in armonia con ciò e con chi ritieni veramente importante nella tua vita

Non dovrebbe durare un giorno, ma tutti i giorni

Capisco che non sia affatto facile, però ci si può provare

Ho letto con grande interesse un’inchiesta sui ragazzi di oggi che mi ha costretto ad alcune domande abbastanza spiazzanti

Come ci rapportiamo noi genitori con i figli?

Ognuno ovviamente ha la propria esperienza personale, mutuata dall’essere stato a sua volta figlio ed è pressochè impossibile che non sia rimasto influenzato da quello che ha vissuto.

Se ne può seguire l’esempio o al contrario farne il punto di riferimento di “ciò che io non farò mai, nel modo più assoluto”.

Quello che mi ha colpito maggiormente dell’inchiesta è stata la nostra idea dei ragazzi, nostra di genitori: crescerli, dare loro tutto il possibile sul piano materiale e poi “sganciarli” nella vita reale come se a quel punto avessimo assolto al nostro impegno.

In una parola, liberarsene.

E’ molto difficile trovare l’equilibrio tra l’invadenza genitoriale e l’occuparsi di come loro  “stanno dentro”, ma è proprio quel punto che va cercato per formare da genitore, e mai da amico/a, l’uomo e la donna che saranno.

Per esempio,  una domanda semplice: di cosa hai paura veramente?

Per vedere se insieme affrontiamo il problema e magari con calma lo decodifichiamo provando a risolverlo.

Quello che ho imparato nei miei primi due anni da genitore separato è che l’amore, anche se grandissimo, non basta: fare il babbo è un grande impegno di testa, in cui devi pensare prima, durante e dopo il tanto o poco tempo che passi con i tuoi figli

Quando ero un ragazzo mi sembrava che le ore non trascorressero mai e sto ripensando a quelle che mancavano a qualcosa che consideravo fondamentale per la mia vita.

La partita della domenica mattina decisiva per il campionato allievi, l’incontro chiarificatore con la ragazza (che quasi sempre si risolveva in un disastro), la gara della Fiorentina alle tre del pomeriggio, l’appuntamento con chi ti avrebbe aperto le porte del mio adorato mondo giornalistico (mai successo!), il primo concerto di Guccini.

Ogni ora che mancava all’appuntamento di quel fatidico e decisivo giorno portava con se’ un retrogusto doloroso, quasi che qualcuno dall’alto si accanisse contro di me per tenermi a distanza da ciò che avrei voluto vivere immediatamente.

Una frenesia insensata che spiega alcune mie scelte profondamente sbagliate su persone e situazioni.

Stamani mi sono accorto che sono già trascorsi cento giorni dall’inizio del 2017 e pur cercando di sfuggire alla banalità del concetto del tempo che passa troppo in fretta, sono rimasto impressionato dalla velocità con cui ho vissuto anche questo scorcio di anno e non credo di essere il/la solo/a a provare questa sensazione.

Meglio davvero ogni tanto fermarsi, respirare profondamente e tornare in una piazza fiorentina per un’altra cioccolata calda.

 

Ho più di un’ora di tempo libero tra un impegno e un altro e sono in centro.

Mi viene in mente di fare qualcosa che non avevo mai nenache immaginato negli anni, forse perché troppo abituato a pensare e preoccuparmi per ogni minima sciocchezza: stacco la spina da tutto e vado a prendermi una cioccolata calda in Piazza della Repubblica.

Da solo, con l’Iphone muto e con il progetto di non fare niente, assolutamente niente.

Ed eccomi lì, seduto tra la gente come se fossi un turista, in una giornata piena di sole: fantastico.

Si allontanano nella testa i mentecatti/e con cui purtroppo la vita ti impone di interagire, sfumano i pensieri molesti e senti nascere dentro di te un senso di armonia che pare qualcosa di musicale, perfettamente intonato alla sinfonia della vita suonata insieme alle persone che ami.

Merito di Firenze, senza dubbio.

E poi dicono che non è la città più bella del mondo…

Era da un po’ di tempo che a causa di mille impegni non riuscivo a ritagliarmi lo spazio per condurrre il Pentasport.

Non c’è niente da fare, non esiste confronto tra la radio e la televisione.

E’ qualcosa di magico che non si può spiegare e secondo me la grandezza di Fiorello è stata proprio quella di saper fare meravigliosmaente radio in televisione.

La radio coinvolge tutti: se riesci a creare il clima giusto l’ospite si abbandona a confidenze che mai farebbe davanti ad una telecamera o di fronte ad un block notes.

Sto pensando a Gianni Morandi che si immerge nei ricordi del suo Bologna, a Sconcerti che confessa di essersi inventato un’intervista con Pecci, a Mondonico che racconta i retroscena economici del suo rinnovo del contratto.

Ho sempre pensato e detto che voglio smettere prima di diventare la caricatura di me stesso, e lo farò, ma sarà molto dura staccarsi da quel microfono e ricordare la magia che si crea quando finisce la sigla che introduce il programma

Ho stabilito il record difficilmente battibile di permanenza di tre ore all’Ikea.

L’inizio dell’impresa non lasciava presagire niente di buono per il raggiungimento di un così strabiliante risultato: nei primi sessanta minuti infatti, oltre ai soliti tre quattro sbadigli durante la prima rampa di scale (è un riflesso automatico, non ci posso fare niente) ho rischiato un paio di volte l’abbiocco mentre avveniva la misurazione sulla carta della cucina.

Mi sembrava effettivamente di essere come quando vado al cinema o a teatro dopo aver cenato, provo a resistere una decina di minuti, poi spesso e contro la mia volontà crollo.

Lì non deve essere successo, visto che all’uscita Cristina non mi ha detto niente, probabilmente il pensiero del conto finale deve aver costruito nel mio cervello l’ultima invalicabile barriera prima di arrivare al meritato riposo.

Ho però notato che ci sono coppie in cui è l’uomo che decide cosa e come fare: trattasi di autentici eroi dei tempi moderni, maschi molto più che alfa che con sprezzo del pericolo superano qualsiasi ostacolo.

Uno ce l’avevo a tre metri di distanza ed ero sinceramente ammirato su come disqusiva di lavelli e piani cottura: un alieno, almeno per me.

Prossima tappa, il salva tempo della Coop.

Tutti noi che combattiamo ogni giorno per portare a casa il guadagno che permette ai nostri figli (e qualche volta pure all’ex coniuge che vive sulle spalle di chi lavora) di vivere decorosamente, vorremmo incontrare almeno una volta nella vita i cinesi del Milan.

Gente fantastica, che versa senza troppi problemi 200 milioni di euro per comprare il 40% della società, ma che poi fatica a trovare i restanti 320 milioni per chiudere l’affare.

Mi accontenterei di molto meno: per esempio se qualcuno mi facesse il piacere di comprare la mia casa diciamo a 300mila euro, me ne dà 80.000 al compromesso, ma poi non riesce a perfezionare l’acquisto perché, guarda caso, gli mancano 220.000 euro.

Io mi tengo la casa e gli 80.000 euro, così come pare che Berlusconi si possa tenere i 200 milioni, che gli farebbero pure comodo, viste le recenti spese per Olgettine e similari.

E’ talmente tutto così bello (per Berlusconi, a me purtroppo non è mai successo), che mi pare troppo bello per essere vero.

 

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