Attualità


Questa, mi spiace, ma ve la beccate così.

Un giornalista qualche giorno fa mi ha detto di fare cose radiofoniche al posto della psicanalisi e così oggi “sfrutto” il blog per fare uscire quella ventata di ricordi che imperiosamente spinge la mia vita interiore senza dover ricorrere all’analista…

Ho appena letto che Bersellini è entrato nella storia per aver vinto l’ultimo campionato di soli italiani (oggi sul Corriere invece ricordavo come nel nostro mondo viola sia entrato per aver fatto giocare insieme Baggio e Antognoni) e così le immagini di quella stagione 79/80 mi hanno preso a tradimento alle spalle.

Il primo anno a Radio Blu, il primo anno senza dover andare a scuola tutti i giorni, una leggerezza e un senso di onnipotenza mai provato ne’ prima ne’ dopo.

Il primo esame dato senza problemi a scienze politiche lavorando, le vacanze in Danimarca, il divertimento con piccole grandi cose, il mondo nelle mani.

Ti sentivi padrone di tutto e avevi pochissimo: è qualcosa che non si può spiegare a chi oggi ha tanto ma si sente vuoto dentro.

 

Cresce il PIL, cresce la propensione al risparmio degli italiani, perfino Gentiloni invita al sorriso: stiamo davvero tutti meglio?

Sento effettivamente in giro meno lamentele, ma non saprei dire se è solo un discorso di percentuali in più o se davvero dopo dieci anni è finalmente cambiato il vento.

Dieci anni che ci hanno cambiato dentro, resi più sospettosi, impauriti per il futuro, attaccatissimi al nostro particolare, all’orticello che coltiviamo.

E purtroppo questa paura e senso di disagio interiore lo abbiamo trasmesso a piene mani ai nostri figli che sono oggi molto più preoccupati di quello che perderanno (certamente hanno e gli abbiamo dato troppo) piuttosto che essere vogliosi di conquistarsi una loro vita piena ed indipendente.

Al di là dei cento o duecento euro in più in tasca, che comunque “non fanno schifo a nessuno”, come avrebbe detto il grande Gaber, sarebbe importante ritrovare quel sentimento di fiducia verso il prossimo, che poi moltiplicato per i tanti che siamo non è altro che un po’ di sano ed indispensabile ottimismo.

 

Chi indossa una divisa ha dei precisi doveri da cui discende la nostra fiducia nelle forze dell’ordine, che nel mio caso è molto alta.

Comunque siano andate le cose nella nauseante vicenda fiorentina dei carabinieri e delle studentesse, i due saranno giustamente allontanati dall’Arma.

Allontanati e licenziati: avranno modo di ripensare a cosa vuol dire indossare una divisa così prestigiosa.

E però… io non ho alcuna certezza su come siano andate le cose, perché la versione per cui “non abbiamo urlato per paura delle pistole” non mi convince in alcun modo.

Il tema è spinoso e riguarda il confine tra il consenso e il rifiuto di una donna non presente a se stessa davanti alla proposta di un rapporto sessuale.

Non ci sono certezze sull’argomento o almeno io non ne ho e non credo che le abbia nessuno, per questo il giudizio di un tribunale è quanto di più difficile e aleatorio ci possa essere.

 

Tutti i fiorentini tra i quaranta e i sessanta anni gli devono qualcosa, e non solo a lui.

Quando ho saputo della morte di Gastone Moschin, mi sono messo a fare un’ideale classifica tra chi fosse il più citato tra gli “amici” che hanno segnato la nostra epoca di ragazzi molto veloci di favella e alla fine piuttosto bischeri: non c’è un vincitore.

Il Melandri è comunque quello con cui ho sentito la maggiore identificazione, preso com’ero in giovane età da certe passioni che parevano inestinguibili e che poi invece si esaurivano per consunzione naturale o per sopravvenuti arrivi.

Due scene memorabili: quando chiede al fantastico professor Sassaroli il permesso di portargli via la moglie e quello non solo gliela cede volentieri (“ho sofferto, ho sofferto come un cane per tre quarti d’ora…”), ma gli ammolla pure l’antipaticissima figliolanza, il cane enorme e la governante tedesca

E poi quando viene colto da sospetto afflato religioso per arrivare a meta con la nuova passione e si avvia portando la croce al Calvario, frustato senza pietà dagli amici.

Era l’ultimo di quegli eroi cinematografici, per me assolutamente inimitabili.

 

Il calcio italiano è questo, hai voglia a dare la maglia numero 10 a Insigne…

Siamo parecchio autoreferenziali, ci diciamo tra noi quanto siamo bravi, pensiamo ai 100 milioni di Belotti, ai 40 di Bernardeschi e poi veniamo umiliati da una Spagna poco più che normale

Una bella botta per tutti, ma il talento purtroppo non si allena, o li hai o non lo hai e nella seconda ipotesi ti devi arrangiare, magari  con molta meno presunzione

Avere Robert Redford (e Jane Fonda) a venti metri di distanza  è un po’ come vedere giocare Federer dal vivo a Wimbledon.

Non è importante nella vita essere ricco, ma potersi permettere delle soddisfazioni, quello sì, e in questo senso sono davvero fortunato.

Mostra del Cinema di Venezia, più o meno il meccanismo mentale è quello del calcio, con il divismo che serpeggia, la voglia di esserci, la gente che si accalca per un autografo o una foto sul red carpet.

Certo, in curva o fuori dagli stadi non ci sono le signore o signorine botulimizzate o al naturale, in lungo o in corto o i maschi in smoking…

Oggi, per la gioia di Cristina, arriva Clooney, ma nel pomeriggio dovrebbe apparire pure Isabella Ferrari: quasi quasi la invito in studio nel Pentasport!

E’ una citazione che mi risuona dentro in mezzo ad una delle canzoni di Guccini minori e che pure amo di più in un fantastico 33 giri del 1978 che conteneva autentiche poesie.

E quattordici mesi fa passeggiavo con Cosimo su quelle strade, quattro giorni solo nostri a spiegargli le cose vivendo da turisti.

Chiaro che abbia pensato: e se fosse successo in uno di quei pomeriggi?

La Spagna per molte cose è più vicina all’Italia della Francia, noi come loro (gli spagnoli) ci riteniamo più aperti verso il mondo, quasi che la nostra disponibilità ad accogliere il prossimo sia una sorta di vaccino che ci preserva dalla follia dei terroristi.

Purtroppo non è così e non sono contromisure efficaci perché non riusciamo minimamente a comprendere cosa possa accadere nella testa di chi vive in un universo parallelo ed ostile al nostro: dobbiamo convivere con la paura, senza soccombere.

Il campionato di calcio per me è sempre stato come il capodanno, cioè l’inizio di qualcosa che bambino e poi da ragazzino aveva la magia del Natale, che in quanto ebreo non conoscevo nelle sue manifestazioni familiari

Tutto in quei giorni di settembre era possibile, anche che la Fiorentina vincesse lo scudetto e Speggiorin la classifica cannonieri

La cosa strana, a pensarci quasi mezzo secolo dopo, è che la mia insana passione per il giornalismo, nata più o meno in quinta elementare, e l’amore per la Fiorentina hanno viaggiato per almeno un decennio su binari paralleli, nel senso che mai ho pensato che raccontare i viola potesse diventare un lavoro

Volevo fare il giornalista e basta: datemi qualcosa su cui scrivere e sono contento

Poi, verso i diciotto anni, sono cominciate le stagioni della frenesia e anche della rabbia, perché per diversi anni ero come in una bolla di vetro, sospeso tra il mio registratorino da quattro soldi e la voglia di sgomitare in mezzo a decine di porte sbattute in faccia e sorrisi di circostanza ed è in quel momento che mi ha aiutato il carattere: non ho mollato e mi sono inventato un qualcosa che ancora adesso non saprei definire bene

Fermarsi ogni tanto, magari aiutati dal caldo feroce che impone un rallentamento di tutto, vuol dire guardarsi alle spalle e chiedersi quanto sarebbe stato contento il ragazzo che ero di sapere che, con fortuna e un po’ di costanza, da 35 anni racconto la Fiorentina, qualsiasi Fiorentina, non importa se fortissima o scarsa

Beh, sarebbe stato felice e incredulo e…avrebbe avuto assolutamente ragione

Nell’educazione dei figli adattiamo inevitabilmente i nostri modelli alla loro vita, filtrando il tutto attraverso le nostre convinzioni e le nostre inclinazioni

Nel gruppetto di bambini che gioca con Cosimo sulla spiaggia uno ha il tablet e gli altri guardano il possessore giocare

Non succede sempre, ma abbastanza per farmi la domanda se tutto questo abbia un senso

Alla fine, con molta fatica mentale, mi sono detto che un senso lo aveva e pur cercando di limitare al massimo la dipendenza tecnologica ho cercato di entrare in quei meccanismi così fuori dal mio mondo

Pare che adesso ci sia una nuova professione destinata a sicuro successo, lo sviluppatore di videogiochi, l’ho scoperto proprio grazie a Cosimo

Sembra un lavoro assurdo, ma si diceva lo stesso di chi aveva deciso che per vivere avrebbe riparato quelle strane scatole chiamate computer…

Dodici anni dopo l’insano gesto di Pestuggia che mi “costrinse” ad aprire il blog, parte oggi il sito del Pentasport

Attenzione all’articolo perché lo trovate a questo indirizzo www.ilpentasport.it

Ci troverete articoli in esclusiva del sottoscritto (alla fine mi tocca lavorare davvero!), alcune chicche della redazione, molta informazione

Un altro passo avanti per qualcosa che era cominciato quasi per scherzo quasi quaranta anni fa

Grazie a firenzewebdivision, a Maurizio Passanti e Lorenzo Oliva che hanno creato tutto questo, noi andiamo solo in vetrina

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