Attualità


E ci andrei quasi certamente, se non fosse che in contemporanea ho la grande fortuna di commentare la Fiorentina contro il Tottenham.
Succede che in pratica a casa mia, non so perché, viene a parlare l’altro Matteo, di cui non condivido niente e anzi provo pure un certo imbarazzo nel sapere che rappresenta una consistente fetta dell’elettorato italiano, fra l’altro (purtroppo) in ascesa di consensi.
Salvini nella roccaforte rossa di Bagno a Ripoli è un ossimoro politico, non ci sono dubbi, ma è altrettanto certo che in un Paese democratico un leader di un partito sia libero di andare dove gli pare a raccontare le proprie idee, per quanto queste siano opinabili o detestabili.
E invece no.
Alcuni miei concittadini, che girano con la patente di illuminati democratici a giorni alterni (e oggi se la devono essere evidentemente dimenticata a casa), hanno deciso che Salvini a Bagno a Ripoli non può e non deve parlare, né nel ristorante dove aveva fissato il comizio e neanche dentro la biblioteca comunale.
Renzi, Alfano, Grillo, (forse) Berluconi sì, lui no.
Intimidazioni di vario genere, stamani un vergognoso volantino a Grassina e via andare.
Ovviamente Salvini gongola e i suoi pretoriani gonfiano il petto: poteva nel giorno di Fiorentina-Tottenham riuscire meglio una simile operazione mediatica?
Complimenti a questi geni della propaganda rossa: io li manderei tutti a vendere l’Unità porta a porta, se solo l’Unità fosse ancora in edicola.

Se un giorno mi smontassero pezzo per pezzo, secondo me troverebbero che c’è qualcosa di costruito alla rovescia e Londra ne è la dimostrazione più lampante.
Mi spiego: dato ormai per ufficiale che il mio senso dell’orientamento è molto pericolosamente (per gli altri) vicino allo zero e che di conseguenza la mia passione per la geografia (vedi alla voce Egitto) è contigua a quella di Salvini per gli immigrati, per uno dei misteri del cervello umano io a Londra mi oriento meglio che in qualsiasi città italiana, escluso Firenze, ma in alcuni giorni particolarmente stressanti non ne sarei neanche così sicuro di questa supremazia cittadina.
La spiegazione che mi sono dato è molto elementare: a Londra gira tutto all’incontrario rispetto a casa nostra ed avendo un infallibile fiuto per prendere nell’incertezza sempre la direzione sbagliata (ho una percentuale di realizzazione del 95%, meglio di Bob Morse nella vecchia Ignis), io in quella magnifica città mi trovo benissimo.
Forse è anche il fatto di esserci stato ormai almeno una dozzina di volte e devono essere questi i motivi per cui Valentina e Camilla che da domani mi accompagnano non sono troppo preoccupate e anche Letizia ha la fondata speranza che riconduca i tre quinti della famiglia a Grassina in tempi utili per la cena di sabato sera.
Certo, rimane sempre l’incognita della lingua e su questo punto dolente le mie figlie amano dilettare amici e conoscenti su delle perle del sottoscritto assolutamente uniche.
Io ribatto di aver perfino sostenuto un esame di inglese all’università, omettendo però il senso di pietà ed incredulità suscitato nel professore, che si trovò di fronte uno scritto strepitoso (tutto copiato), mischiato ahimè ad orripilanti strafalcioni nella conversazione: le va bene un 20, con annesso un metaforico calcio nel fondo schiena purché si levi subito da lì?
Preso, incartato, portato a casa e ringraziato per i decenni successivi.

Vediamo un po’: ho undici anni in meno di Dominique Strauss-Kahn e pur essendo molto critico verso me stesso penso di essere nettamente più prestante di lui.
Poniamo che alla radio mi arrivi un simpatico giovanotto smanioso di fare il giornalista e che dopo una breve conoscenza mi proponga di andare a cena per parlarne un po’ più approfonditamente.
Mettiamo che accetti: ci vediamo in un locale un po’ fuori città e l’aspirante giornalista si presenta con due bellissime ragazze sui 25/30 anni, “tanto per stare un po’ in allegria”.
Le fanciulle in fiore pendono immediatamente dalle mie labbra, si mostrano interessatissime ai miei 55 anni vissuti così intensamente, ridono a tutte le scemenze che dico, insomma ci stanno.
Immediatamente, senza problemi e pure con piacevoli varianti sul tema.
A quel punto io, che non sono intelligente come DSK e neanche potente come un certo nostro ex Presidente del Consiglio, sarei attraversato da un “leggerissimo” dubbio: ma non è che queste due me le ha portate a pagamento il giovanotto per compiacermi in vista di un suo più o meno radioso futuro in radio?
DSK invece niente.
Pare proprio che l’ex potenziale Presidente francese la pensi proprio come quel certo nostro ex Premier: decine di belle ragazze mi cercano, mi vogliono, impazziscono per me solo per l’irresistibile fascino della mia pancia e del mio sguardo ammaliatore, altro che prostitute, ma quando mai?
Verrebbe veramente voglia di citare Moretti: continuiamo (anzi continuate) così, facciamoci (fatevi) del male.

E’ stato tanto bello quanto inaspettato il ricordo fatto dal Presidente Mattarella di Stefano Gay Taché, il bambino ebreo di due anni ucciso nel 1982 da un vile attacco terroristico davanti alla Sinagoga di Roma.
Un gesto riparatorio, perché Stefano non è mai stato riconosciuto come una vittima del terrorismo (e chissà allora per cosa è morto, secondo questi geni) e la famiglia aveva giustamente protestato perché era una mancanza di rispetto per la tragedia che avevano vissuto.
Mattarella ha definito Stefano “il nostro bambino, un bambino italiano”, parole semplici che racchiudono il senso di una coscienza che dovrebbe appartenere a tutti e che invece si va smarrendo nei labirinti dei nostri egoismi.
Non esistono bambini ebrei, musulmani, cattolici, rom.
Esistono i bambini.
E in quanto tali andrebbero sempre difesi, anche quando non sono italiani.
Su di loro non ammetto mediazioni: chi tocca un bambino, anche se non è mio figlio, mi fa scattare dentro una rabbia che non penso e non voglio reprimere.

Domani no, dopodomani nemmeno, sabato certamente.
Pare dunque che entro la fine del mese avremo il nuovo Presidente della Repubblica e sembra di assistere ad una partita di poker: bluff, buio, contro buio, vedo, rilancio.
E’ sempre stato così, per carità, probabilmente è il rito che negli anni mi ha stancato e non credo di essere il solo.
Faccio il tifo per una donna, e sarebbe uno straordinario segnale di cambiamento e di vitalità, ma chi?
Sulla Finocchiaro non voglio fermarmi a quella incauta spesa all’Ikea, però non è che veda tanto altro, la Pinotti mi pare un po’ acerba, l’unica che mi sarebbe piaciuta davvero era la Bonino, ma ha purtroppo altro a cui pensare.
Alla fine eleggeranno un uomo, temo un politico e qui davvero si brancola nel buio.
Voi chi votereste?

Certe emozioni non si scordano mai.
Era il primo settembre 1979, mi ero appena diplomato, non avevo,come si dice, ne’ arte ne’ parte, solo una gran voglia di fare il giornalista e partiva l’avventura.
Se non ci fosse stata Radio Blu non so come sarebbe andata a finire, quasi sicuramente avrei avuto una vita molto più “normale”.
In questi 35 anni di avventura bellissima ed indimenticabile non ho mai pensato di essere qualcuno e ancora oggi mi sorprendo se qualcuno vuole fare una foto con me o mi chiede un autografo.
La mia idea è sempre stata quella di entrare nelle case e nelle auto delle persone e proprio per questo ci vuole garbo, educazione, sensibilità: pur avendo commesso diversi errori, spero di essere stato all’altezza di ciò che chiedevano le persone che ascoltavano.
Radio Blu è stata la mia vita fuori dalla mia famiglia, le ho dato e mi ha dato tutto, per tanto tempo l’ho chiamata “la mia bambina”, poi ho smesso perché è talmente cresciuta che mi sembrava riduttivo.
Il prossimo 30 giugno si chiude una storia bellissima ed il primo luglio ne comincerà un’altra, sempre col Pentasport e i suoi “figli”, oltre che con “Viola nel cuore”.
Triste?
Direi più emozionato, sapevo da mesi che sarebbe arrivato il momento dell’annuncio, poi saranno le 20 dell’ultimo giorno di giugno e si chiuderà il sipario.
Sarebbero tante, troppe, le persone da ringraziare e ancora c’è da tanto da lavorare, quindi vado a pensare al Pentasport di questa sera…

Si potrebbe liquidare quello che penso con una battuta ormai fin troppo nota: ho delle idee che non condivido, ma purtroppo la realtà è molto più seria e ci coinvolge tutti.
Non possiamo più permetterci l’ottimismo della ragione, pensare cioè che gli altri capiscano, che possano affrontare un dialogo tra pensieri diversi, fedi diverse, che porti veramente a qualcosa di costruttivo.
Perché gli altri non capiscono, non hanno mai capito e non capiranno.
Ci hanno dichiarato guerra, stanno entrando, anzi sono già entrati, nelle nostre case, nella nostra vita di uomini e donne mediamente perbene, persone che vorrebbero vivere pacificamente i propri affanni più o meno reali.
Bisogna prenderne consapevolezza nel più breve tempo possibile, ancora un po’ e sarà davvero troppo tardi perché loro hanno un vantaggio fortissimo: attaccano per primi, sono motivatissimi, sanno dove colpire e sanno pure che le nostre reazioni saranno sempre le solite: condannare, protestare, la presa di posizione indignata, aspettare il prossimo massacro.
Da un po’ di tempo quando vado allo stadio ci penso con un brivido: ma qui se arrivano un paio di pazzi invasati e cominciano a sparare a raffica o si fanno esplodere inneggiando ad Allah, come facciamo a neutralizzarli?
E’ successo a Parigi, ma poteva accadere in Piazza della Signoria o sotto i portici a Torino, nella sede di un giornale o di un’organizzazione cattolica (maledetti infedeli!) che aiuta i clochard.
Proviamo a pensarci seriamente e da domani, quando sarà passato lo sdegno, smettiamo di far finta che non sia successo niente.

Che bello quando Beppe Grillo faceva ridere.
Ho in minima parte contribuito alla sua enorme ricchezza andando a vedere diversi suoi spettacoli e ogni volta quello che l’artista offriva valeva ampiamente il prezzo in verità piuttosto salato del biglietto.
Ora invece ci offre gratis questa discesa verso i livelli più bassi del circo: la donna barbuta, il nano più alto del mondo, il mostro a due teste.
L’ultima sua uscita mediatica in difesa dei vigili assenteisti di Roma si può catalogare tout court nella sezione “penosa” e non aggiungo altro per rispetto nei confronti di chi lo ha votato, chi ci credeva e magari ancora ci crede.
Molto deludente anche Matteo Renzi con la norma del 3% salva-Berlusconi.
Uno scivolone pesante, di cui si è assunto tutte le responsabilità (e questo gli fa onore), ma che mi aspettavo portasse a delle conseguenze pratiche, cioè almeno ad una poltrona saltata: quella del genio che aveva l’aveva introdotta e magari (capisco di chiedere troppo per il sistema italiano) anche quella di chi non aveva fatto i giusti controlli su ciò che sarebbe avvenuto un minuto dopo la sua introduzione.
E invece niente, rimangono tutti lì, avvinti come l’edera ad incarichi e stipendi.

P.S. Di Parma-Fiorentina parliamo a cose fatte, comunque per me gioca Neto.

Quattro giorni di stop, spesi spero anche a meditare e non solo a cercare il divertimento ad ogni costo.
Una pausa di riflessione in cui godere in famiglia e della famiglia, che è poi l’ultima frontiera sociale che resiste: abbattuta quella, e speriamo davvero che non accada mai, saremo davvero al tutti contro tutti.
Non mi va molto in questo periodo di parlare di calcio e lo dico senza problemi perché in questo nostro spazio non esistono obblighi di alcun tipo: come ho già avuto modo di dire io scrivo “quando posso e come posso” ed essere più o meno letto “non passa tra i miei rischi”.
Oggi vi segnalo una bellissima intervista su La Nazione ad Alessandro Bergonzoni, artista che ho sempre stimato per la sua intelligenza e per l’impegno sociale, in cui parlava del proprio rapporto con i suoi due figli ormai grandi.
Parlava di “sorvolarli”, un verbo che mi è piaciuto tanto perché rende l’idea: non li schiacci mai, ma vedi tutto.
E quando pensi che ci sia bisogno di un tuo intervento, scendi in picchiata e provi a dare loro quello che puoi e che sai.

Spero soprattutto che siate sereni, per la felicità è meglio non illudersi troppo, anche se va cercata sempre.
Buon Natale a tutti voi amici di una strada cominciata oltre nove anni fa, cercate di godervi la tenerezza di questi giorni e a costo di essere stucchevole vi invito a pensare a chi sta peggio di noi.
Auguri!

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