Attualità


Camilla vota per la prima volta e ho provato a darle una mia spiegazione sull’essere orientati a destra o a sinistra nello schieramento politico.
La destra, le ho detto, privilegia il merito, la sinistra vorrebbe una più equa distribuzione della ricchezza partendo dal presupposto che si possa stare anche un po’ peggio se poi chi ci circonda ne guadagna in tutti i sensi.
Le ho praticamente spiattellato i principi ispiratori della mia vita nella cosiddetta polis, evidenziando così la contraddizione che mi porto dietro da tempo: ho dei pensieri di destra pur avendo sempre votato, tranne la prima volta i radicali, prima il PCI e poi via via ciò che quel partito è diventato.
Speravo che la sinistra diventasse sempre più socialdemocrazia e sempre meno centralismo democratico, cosa che in effetti sotto diversi aspetti è avvenuta, ma in salsa italiana, con cioè tutti i nostri quasi secolari difetti.
E adesso?
Sono nella totale incertezza: non rinnego il lavoro di Renzi, ma di fronte al dispiegarsi degli imbarazzi della Boschi e alla sua nuova discesa (anzi salita, a Bolzano…) in campo ho provato un forte disagio, acuito dal cambio di casacca di ex forzisti ed ex ciellini a cui purtroppo andrebbe il mio voto fiorentino.
Apprezzo Gentiloni, però dovrebbe essere veramente sorretto da tutti e non mi pare sia il caso attuale.
Dall’altra parte mi riconosco in alcune affermazioni di Salvini a proposito degli immigrati e sull’Islam, oltre al concetto che prima vengono gli italiani.
Mi vengono però i brividi quando sento certi accostamenti e certe mancate prese di distanza dal fascismo e dall’autoritarismo.
Il cuore batte (anzi, batterebbe) a sinistra, ma la testa è orientata a destra, un bel caso di strabismo politico e non credo di essere l’unico a provare questo disagio.
Andrò a comprarmi un paio di mollette per il naso e una maschera anti-politica, entrerò nella cabina elettorale e metterò il mio segno su quello che mi sembrerà il meno peggio, ma non era così che avevo immaginato il mio Paese qualche anno fa.

…a vivere senza ammazzare?
Vale per gli ebrei, cattolici, misulmani, tutti.
Oggi ho scoperto che mio zio Pierluigi, ammazzato dai nazisti nel 1944 insieme al fratello Alberto, frequentava come me il Duca D’Aosta e nel 1938 fu espulso insieme a tanti altri ragazzi tra cui il babbo di Massimo e Ruben Lopes Pegna perché “di razza ebraica”.
Ho pensato alla fortuna che ho avuto a nascere qualche decennio più tardi e a tutti gli idioti che mi hanno insultato e mi insultano perché sono nato da genitori ebrei.
Non riesco neanche più ad arrabbiarmi perché a oltre 57 anni ho capito da un po’ di tempo che non vale la pena sprecare energie con chi non è munito di cervello.
Il problema di fondo è uno solo: quanto ce ne sono in Italia e nel mondo?

Non trovo un’altra parola per esprimere il sentimento che provo verso le migliaia di persone che danno un senso al nostro impegno quotidiano.
Facciamo un lavoro che ci diverte e che ci appassiona e solo per questo dovremmo ritenerci fortunati, se poi ci accompagna anche la fedeltà di chi ci ascolta perfino il sottoscritto, incontentabile sul lavoro da sempre, può dirsi soddisfatto.
Sono usciti i dati annuali degli ascolti radiofonici nel giorno medio e Radio Bruno è a quota 109.000, con un ultimo trimestre a 116.000.
Quasi volesse chiudere una storia iniziata oltre due anni e mezzo fa, mi piace ricordare che quando lasciammo Radio Blu gli ascolti dell’emittente erano a 108.000…
Radio Bruno Toscana è la prima emittente regionale, mentre per quanto riguarda le radio che quotidianamente parlano di Fiorentina c’è Lady Radio a 54.000, Radio Blu a 51.000, Radio Toscana a 50.000 e Radio Fiesole a 6.000.
Che dire?
Solo grazie, appunto.

No, voglio dire: ci promettono tutto, ma veramente tutto e nessuno ci assicura in cambio del voto a marzo la certezza del terzo scudetto?
No, così non può andare, se ne devono essere dimenticati.
Dite che è un po’ difficile per via del trascurabile fatto che il campionato alla fine lo vince una sola squadra e che quindi fuori Firenze non sarebbero molto d’accordo?
Eh, ma una soluzione si trova, basta dare sfogo alla fantasia, che in questo periodo per i nostri leader politici pare inesauribile.
Magari avere in squadra uno di loro al posto di Saponara dietro Babacar e Simeone…

Ogni tanto provo a sondare il terreno per capire quanto i ragazzi siano dentro l’attualità, quanto interessi ciò che viene scritto su giornali e web a proposito di politica ed economia.
Il risultato è sconfortante: mi potrei consolare pensando che l’eccezione è chi oggi si informa su quello che avviene oltre lo smartphone, ma è il famoso “mal comune mezzo gaudio” che ho sempore rifiutato.
Come spesso avviene quando qualcosa non mi torna, mi chiedo quali errori possa aver commesso, in questo caso nel cercare di spingere ad un maggior interesse chi mi sta accanto.
Più in generale mi domando come mai il comune sentire sociale e politico della nostra gioventù ormai lontana sia così diverso dal loro: in cosa abbiamo sbagliato?
Come mai non siamo riusciti a trasmettere nessuna emozione o passione verso la “polis”?
Loro non sono certo meno intelligenti di noi e neanche meno sensibili, ma ci deve essere qualcosa che si è inceppato nel meccanismo di collegamento tra generazioni.
Una possibile spiegazione potrebbe essere il nostro più che riuscito tentativo di appianare ogni loro difficoltà, di costruirgli un mondo perennemente in discesa dove, ad esempio, nella scuola il professore non giudica, ma viene processato e condannato da studente e genitori se non risponde ai canoni richiesti, ovvero se svolge con coscienza il proprio lavoro.
Senza contare nei casi più fortunati, che sono poi la maggioranza, il possedere tutto a fatica zero, perché ci sembra che non basti mai abbastanza quello che facciamo per loro, quello che doniamo.
Credo però che non basti, magari c’è anche la nostra fatica ad insistere per spiegare da dove arrivano certe conquiste sociali di cui loro oggi beneficiano: un segno di insofferenza e ci smontiamo subito, invece di continuare.
Comunque sia, una comunità fondata sull’autoreferenzialità dei like o sul quarto d’ora di celebrità sul web mi sembra uno dei più grandi rischi per il mondo che verrà.

E’ arduo fare un bilancio del mio rapporto con l’altra metà del cielo, io sono molto soddisfatto, ma bisognerebbe che parlassero loro e magari ne verrebbe fuori qualcosa di inaspettato e sorprendente, in tutti i sensi.
Nell’attesa di un improbabile sondaggio, quello di cui sono certo è ciò che penso sulla parità, che per me è assoluta, e lo penso da sempre.
Mai creduto di essere superiore in nome di qualcosa che abbiamo solo noi uomini.
Se qualche volta mi sono sentito o mi senta su un altro livello nei confronti di un’altra persona è per via, a mio parere, dell’intelligenza più o meno sviluppata dell’interlocutore o dell’interlocutrice, non certo per il suo essere maschio o femmina.
Per questo ho applaudito a scena aperta la presa di posizione di quelle donne che hanno detto basta a quasta stucchevole ondata di nuovo puritanesimo: corteggiare si può ed è pure una delle componenti più intriganti del complicato gioco di sentimenti e di corpi che magari prima o poi si uniscono.
Rivolgere complmenti, cercare di sedurre, provare a prendere la mano o fare una carezza ad una donna che ti piace e che ancora non sai cosa farà o penserà é molestia?
Ma per piacere…

Dove eravamo e dove ero dodici mesi fa?
Il 2017 è stato per me un anno molto importante, lo definirei della consapevolezza.
Ho preso coscienza di molte cose della mia vita, guardandole più oggettivamente, assumendomi le responsabilità per gli errori commessi nel passato e mi sono concretamente regalato un presente e (spero) un futuro in cui respirare serenamente, dopo lo tsunami che mi ha travolto oltre tre anni fa.
Ho preso per esempio consapevolezza che nulla è eterno, nemmeno le mie radiocronache o un certo modo di condurre la quotidianità che risentiva inevitabilmente della stanchezza accumulata in 36 anni di viaggi continui e ripartenze il giorno dopo senza mai fermarmi.
Tutto si è svolto in modo veloce e naturale, una scelta assolutamente inaspettata dodici mesi fa.
Ad un certo punto ho sentito che non potevo più occuparmi principalmente di me stesso, della mia affermazione professionale, che me ne dovevo fregare se perdevo popolarità, che chi amavo contava più di qualsiasi altra cosa.
Mi hanno aiutato due fattori esterni: non sono mai stato geloso di chi ho “allevato” nelle mie redazioni e ho certificato la bravura della squadra che mi accompagna.
A distanza di tre mesi sono soddisfatto e rifarei la stessa scelta, anche se non è stata indolore.
E poi bisogna anche rendersi conto che cambiamo ogni giorno, ci modifichiamo anche nella resistenza alla fatica e nella reattività, e che è sempre meglio essere noi a decidere quando e cosa modificare prima che ce lo impongano gli altri.

Questo blog va avanti da oltre dodici anni e si può dire che dal 2005 abbia visto passare in rassegna la mia vita.
Molti di voi hanno percepito i miei diversi stati d’animo, me ne sono accorto incontrandovi e avvertendo l’affetto che avevate e che avete per me.
E allora ho pensato di considerarvi una sorta di “amico immaginario”, che mi ha aiutato nelle fasi più critiche anche con una sola parola.
Proprio per questo, credetemi, gli auguri che ci facciamo tra noi per un grande 2018 sono assolutamente sinceri.

Mi informano stamani che avrei condiviso con Vuturo su Facebook un articolo di Ferrara, che neanche ho letto.
Ribadisco il concetto: non ho Facebook, c’è qualcuno che si spaccia al posto mio e ora dovrò seriamente intervenire per far cessare questo furto di identità.
Ma non è solo questo.
Come se non bastassero i problemi per tenere in piedi un’azienda che ha otto assunti, più una nutrita serie di collaboratori, ogni tanto mi arrivano notizie di scambi di messaggi deliranti che mi vedono protagonista e che hanno come interlocutori chi da anni è con me.
Taccio il come è il perché di certe idiozie, ma resta il fatto che odio sprecare il tempo così e vorrei riservare le energie a cose più serie.

Aggiornamento: la pagina su Facebook resta, non è mia, ma la gestirà una persona di mia fiducia

Vi auguro di passare giorni pieni di vera serenità, non di facciata.
Ascoltate più di sempre i vostri figli, se ne avete, sono soprattutto le loro feste.
Staccate da tutto e dedicate tempo a chi amate davvero, perdonando gli stupidi, i falsi e chi, pur standovi vicino, è incapace di volervi bene.
Auguri davvero di cuore a tutti voi, amici di blog, che mi state accompagnando da oltre dodici anni

Ho scoperto il Natale a 19 anni, con il mio primo pranzo a casa della ragazza con cui stavo insieme, alle elementari e alle medie il 25 dicembre andavo a scuola, pensa un po’.

Mi piacque moltissimo tutto, specialmente l’atmosfera che si creava nella preparazione del pranzo e poi quando si aprivano i regali.

Certo, eravamo solo in sei e posso quindi ben capire il giramento di scatole dello stare per ore a tavola con un’altra quindicina di persone che vedi una volta l’anno e che magari non ti restano neppure simpatiche.

Diciamo che i miei ultimi Natali assomigliavano (parecchio in peggio) alla Fiorentina di Mihajlovic e avevo  quindi perso certe sensazioni che invece per fortuna sto riassaporando in questo dicembre 2017.

Per esempio, i regali: che state preparando?

Vi piace più riceverli o farli?

Come mascherate la delusione se quello che scartate proprio non vi piace? O se capite che quello a cui avevate pensato non è gradito da chi lo riceve?

Sono curioso…

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