Attualità


Era la prima volta che provavo da utente il Meyer: niente di grave, anche se la minima cosa, peraltro programmata, su un figlio di sette anni ti fa stare sempre in pensiero.
E’ stata un’esperienza unica, perché io e Letizia siamo stati letteralmente avvolti in un’atmosfera familiare che riesci a percepire solo se ci sei veramente dentro e quindi spero che per voi non succeda mai.
Ti portano dolcemente e col sorriso sulle labbra al punto dove devi arrivare e ti senti protetto, Cosimo ad un certo punto ha detto: “via, non perdiamo altro tempo e addormentatemi”.
Perché tutto è stato vissuto come un gioco, prima e dopo, e noi genitori lì, molto meno angosciati soprattutto per merito loro.
Si può fare il proprio mestiere in tanti modi diversi, ma chi sta nelle strutture ospedaliere ha molte responsabilità in più perché un suo sorriso tranquillizza, una parola giusta regala forza a chi soffre.
Il giorno dopo non posso che dire grazie a questi gentili sconosciuti che mi fanno sentire ancora più orgoglioso di essere fiorentino.

Se mi avessero detto che il giorno del mio compleanno avrei scritto un post in difesa del direttore generale della Juve non ci avrei mai creduto.
Credo che qualsiasi persona dotata di neuroni nel cervello debba difendere Marotta dalla vergognosa battuta di Lotito a proposito del problema agli occhi del dirigente bianconero.
Sono intervenuto anche con il grande Ciuffi e con i ragazzi di Viola nel cuore quando in qualche occasione è stato sottolineato il suo problema, è una forma pesantemente infelice di deridere chi ha un difetto fisico e per questo inammissibile.
Passasse il concetto che si può dire di tutto, saremmo nel far west quando invece credo che si debbano rispettare ovunque le elementari regole dell’educazione e del vivere civile.
La vergognose parole di Lotito sono ancora più gravi perché pronunciate da un presidente e dirigente federale, un uomo che si presume, molto probabilmente a torto, che abbia un cervello per pensare e quindi dire o non dire certe boiate.

Alla vigilia dei miei 54 anni cerco di capire cosa ho imparato davvero dai dodici mesi più difficili della mia vita, che sarebbero stati poi quasi nove, cioè dall’inizio del 2014, ma siccome voglio essere ottimista, ecco che spero davvero che tutto quello che ho passato appartenga… al passato.
Intanto ho capito che non si finisce mai di cambiare e quindi, se non vuoi soccombere, devi cercare di adattarti a queste modifiche, piccole o grandi che siano: non ci sono alternative, anche se è spesso doloroso.
Ho poi imparato che le risorse di cui disponiamo sono molto maggiori di quanto noi stessi si possa pensare, che per quanto tu sia convinto di essere a terra, di essere sottoposto ad un bombardamento di situazioni pesanti e di non farcela più, alla fine provi sempre a risollevarti: a volte ci riesci, a volte no, ma almeno hai tentato.
Ho anche capito che ti devi conquistare tutto, ma che i prezzi da pagare devono avere un limite oltre il quale puoi tranquillamente lasciare perdere.
E’ tanto?
E’ poco?
Non saprei dire, so solo che oggi sono molto diverso rispetto ad un anno fa.

Per noi intendo la parte maschile dell’universo e mi riferisco solo agli umani, che comunque già faccio fatica a conoscere e spesso a comprendere.
Stavolta per fortuna la notizia non è cruenta, potrebbe perfino far sorridere e invece dovrebbe far indignare se solo pensassimo di essere al posto della ragazza che si è vista piombare addosso 20.000 sms in 8 mesi dall’ex fidanzato lasciato per gelosia o per quello che le sembrava più giusto fare.
Più la clonazione della chiave del condominio per infilare nella cassetta della lettere missive d’amore, più appostamenti, più tutte le altre cose che una mente malata può fare in queste situazioni.
E’ andata bene perché lo hanno arrestato prima che ci fosse un’altra Lucia Annibali.
Lui adesso dirà che era solo innamorato e a qualcuno parrà pure una giustificazione plausibile mentre invece non c’è proprio niente di giustificabile.
Il problema di fondo sono le emozioni e i sentimenti che nella maggior parte dei casi noi uomini maneggiamo più o meno allo stesso modo di come io potrei operare sul motore di una macchina, cioè malissimo.
Non so bene cosa sia successo nei milioni di anni che hanno preceduto il mio ed il vostro arrivo sulla terra, ma conosco bene l’imprinting che ha accompagnato da sempre il genere maschile: “devi essere forte, nascondere la tua debolezza, devi essere un vincente, sempre”.
Le conseguenze sono quelle del sotterramento delle emozioni e a seguire dell’affermazione di una doppia morale a cui mi sono sempre ribellato, ben prima (questo lo voglio dire con orgoglio) di avere delle figlie femmine.
Una doppia morale che ci porta a desiderare ed essere affascinati da donne intelligenti e libere, anche nella loro sessualità, ma che ci vanno bene fino a quando non diventano le “nostre” donne.
E’ divertente sentire una nostra amica fare apprezzamenti su un uomo, ma se lo fa nostra moglie ci piace già molto meno, mentre invece noi ci sentiamo autorizzati a dire più o meno tutto, battute grevi comprese, perché “tanto si sa, il maschio è cacciatore”.
Il concetto di “nostro” in tantissime situazione non è mai purtroppo il prologo del “noi”, cioè del tentativo di armonizzare insieme due vite attraverso i sentimenti che uomini e donne provano ognuno nella propria specificità.
No, il “nostro” diventa una forma di possesso, a volte veramente patologico, una deriva della vita a cui per troppo tempo le donne hanno detto sì per paura, vergogna e disperazione.
L’amore è un’altra cosa, ognuno ha la propria declinazione e ognuna è giusta a patto che comprenda il rispetto reciproco, ma certamente non si esprime con 20.000 sms in otto mesi.

Che assurdità questa polemica sulla Littizzetto, che ha donato “solo” cento euro nella lotta alla SLA: sono poche?
E chi lo stabilisce?
Meglio lei che ha dato o chi ha ignorato l’invito alla doccia con relativa e ben più importante donazione?
Con lo stesso metro di giudizio dovevate attaccare pure il sottoscritto, perché per fortuna potrei permettermi di più dei trenta euro del bonifico di ieri, ma chi decide il quanto?
A me pare che il mondo dei media, ed il web in particolare, sia diventato una gigantesca bolgia, in cui uno degli esercizi quotidiani più difficili sia cogliere il meglio, scansando lo sterco che viene distribuito a palate.
Sulla beneficenza bisognerebbe avere tutti una grande elasticità di pensiero, evitare facili moralismi da quattro soldi.
Ricordo ancora quando cominciò a stare male Mario Ciuffi le piccole miserie di alcuni per sottrarsi a qualsiasi forma di aiuto, la generosità nascosta (ma a distanza di venti mesi si può dire) di uomini come Pantaleo Corvino e Andrea Della Valle, ma soprattutto ricordo la partecipazione di tanta gente con piccole somme: ognuno dà quello che ritiene giusto dare e non sta a noi impartire lezioni.

Vai, tocca anche a me.
Forse, visti i guai più o meno piccoli che mi sono capitati in questo 2104, era decisamente meglio se la moda del secchio ghiacciato arrivava l’anno scorso, diciamo che sarei stato più pronto.
Mi ha nominato Francesco Selvi, giornalista di razza, “imprestato” dalle testate nazionali a Rtv38, che ha rivoltato come un calzino facendone una signora televisione, la più completa a livello toscano per l’informazione.
Tra un po’ mi preparo, con l’aiuto fondamentale di Valentina e Camilla che rovesceranno il secchio (ho pure un dito steccato per via di un’improvvida manata su un tavolo da ping pong in marmo) e riprenderanno la scena.
Vi anticipo, in esclusiva solo per voi utenti del blog, i miei nominati: Francesco Toldo, Giovanni Sardelli e Tommaso Loreto.
Avevo pensato anche a Pestuggia e Rialti, ma poi ho avuto un moto di umana solidarietà per le conseguenze che avrebbero dovuto sopportare sul piano fisico…
E domattina, come spero facciano in tanti, bonifico alla Fondazione Borgonovo, di cui non è male riportare gli estremi: IBAN: IT 53 M 08329 51610 000000202000
BCC ALTA BRIANZA – FILIALE DI OGGIONO

Alla fine ho nominato Pestuggia al posto di Loreto, che aveva già dato, e ho avvertito Toldo.
Tra poco il video, se riesce l’operazione invio a violanews.com, domani bonifico di 30 euro: seguitemi!

Due notizie, la prima non sorprenderà chi mi conosce appena un po’.
Io sono un mancamentato alla guida di un auto e direi anche della moto.
Ho avuto macchine che nemmeno mi sognavo nella mia più fervida immaginazione e le ho sempre imprestate senza problemi ad altri perchè sostanzialmente non me ne è mai fregato niente.
Guido malissimo, nel 1980 mi addormentai rischiando e facendo rischiare la vita nella foresta nera tedesca, ho un senso dell’orientamento più basso di quello di un moscerino, se mi si fermano le quattro o le due ruote penso immediatamente al peggio, neanche so dove sta, per dire, la coppa dell’olio.
Stamani portavo Cosimo al mare, zona Venturina, e siccome sul navigatore non c’era la località mi fidavo sui ricordi dell’anno scorso.
Un disastro totale, alla quarta volta che mi sono accorto di aver saltato il bivio vedo uno spiazzo e faccio manovra.
Però, attenzione, faccio marcia indietro non sullo spiazzato davanti alla casa vacanze in cui per sbaglio mi trovavo, sarebbe stato troppo semplice e banale, ma cinque metri prima, dove c’è un fosso di cui ovvimente non mi accorgo.
Il risultato è scontato: macchina infilata con le ruote dietro e con il muso in su.
E qui avviene il bello: nei quarantacinque minuti che passano tra chiamare l’ACI e il suo arrivo si fermano in cinque macchine e mi chiedono se ho bisognoo di aiuto, con la prima provo (inutilmente) a spingere le varie tonnellate della Mazda.
Una gentilezza sorprendente e insperata che non mi fa deflettere da un pensiero che ho da sempre: se fossi ricco, la prima cosa che farei è ingaggiare un autista.

Esiste una sinistra coincidenza tra le previsioni sbagliate del Governo sulla ripresa economica, con il Pil per l’ennesima volta negativo, e la sciagurata idea di chiamare Schettino a tenere una lezione alla Sapienza (sapienza?) di Roma.
La parabola di quest’uomo è incredibile: invece di tenere un basso profilo, di nascondersi per la vergogna e il dolore di due anni fa, ostenta un’arroganza, una faccia tosta che fa venire la nausea.
Ovviamente sono molto più responsabili i bisognosi del famoso quarto d’ora di celebrità che invitano un tipo del genere, così ne parlano i giornali e le televisioni, così ne parliamo noi.
Non esiste più il minimo senso etico, tutto è permesso, in qualsiasi circostanza, anche la più triste come quella della morte di 33 persone, tanto ci sarà sempre “chi pagherà le spese in questo benedetto assurdo bel Paese”, ci sarà sempre qualche idiota che per il gusto del bastian contrario o per uscire dal grigiore dell’anonimato farà dei distingui per difendere l’indifendibile.
Siamo veramente alla deriva morale (e se continua così purtroppo tra poco anche quella materiale) e Schettino è il nostro degno rappresentante.

Com’era quella pubblicità?
Certe cose non hanno prezzo, per tutto il resto c’è…
Ecco, questa cosa per me non ha prezzo.
La prendo da molto lontano, marzo 1987: in una delle tante pause di riflessione con l’allora storica fidanzata mi concedo un diversivo a Bologna con una cara amica di Ferrara, che conosceva benissimo la città.
Domanda tendenziosa: “ma tu sai dove rimane via Paolo Fabbri?”.
La faccio breve: suono al numero 43 e apre il Maestro a cui con una faccia di bronzo e dopo essermi dichiarato innamorato pazzo delle sue canzoni chiedo un’intervista.
Siccome lui è Francesco Guccini, cioè per me il massimo della vita, non solo non mi sbatte fuori a pedate nel fondo schiena (era più o meno l’ora di cena), ma addirittura mi dice di tornare un paio d’ore dopo per fare due chiacchiere.
Abbandono ogni proposito di battaglia uno contro una sui sedili ribaltabili della mia Golf e comincio a buttare giù domande su domande: alla fine viene fuori una cosa decorosa che con Saverio trasformiamo in uno speciale radiofonico misteriosamente per molti mandato in onda alla radio.
Ieri, oltre 27 anni dopo, grazie alla straordinaria partecipazione di Fabio Rosselli sono riuscito a consegnare la t-shirt del Pentasport e Radio Blu al Maestro che si è (pare) divertito ad ascoltare la storia della mancata consumazione del 1987 e sembra che, sempre grazie a Fabio, il sottoscritto abbia pure diritto ad uno strapuntino alla prossima festa a Pavana nell’agosto 2015.
Più di così ci sarebbe solo cantare qualcosa con lui, per esempio “Una altro giorno è andato”, però capisco di essere già abbondantemente nel mondo dei sogni…

Foto da VARIE NEL TEMPO

Abbiamo vinto in Perù e va bene, stiamo facendo un ottimo precampionato, però scusate oggi non ce la faccio a parlare di calcio perché sono stato folgorato da un’illuminazione.
Ho finalmente capito chi è stato, e forse lo è ancora, il più grande statista italiano degli ultimi cinquanta anni.
Berlinguer? No.
Moro? Maccché.
Pertini? Non scherziamo.
Craxi? Nemmeno per sogno.
Andreotti? Un dilettante.
Ciampi? Un contabile.
No, il migliore, il più bravo, il più grande statista italiano è stato Umberto Bossi.
Lo ha detto Beppe Grillo e non era una battuta: che ne pensate amiche e amici che avete votato 5 Stelle?
A quando una bella alleanza in salsa xenofoba con Salvini?

Ormai l’uomo è senza freni, ecco l’ultima di poche ore fa: “Pinochet meglio di Renzi, Napolitano e Berlusconi”.
Qui si sta pazziando, si scherza con i morti, con le migliaia di persone ammazzate in Cile, io ho la nausea.
Poi si può discutere se Renzi fa bene oppure no (e io aspetto i risultati), si può contestare le invasioni di campo di Napolitano, chiederci come possa uno come Berlusconi incidere ancora in Italia (certo, anche grazie a Renzi che lo ha rimesso in gioco per ragioni politiche), ma a questi punti non si può arrivare, se si ha rispetto di ciò che è accaduto in Cile dal settembre 1973.

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