Attualità


Una partita fantastica, rapportata al valore assoluto della squadra.
Magari averlo da noi Conte, e lo penso da anni: uno dei pochi che aggiunge davvero qualcosa ai giocatori che allena.
Non me ne fregeherebbe niente del passato juventino, a me interessa vincere, altro che storie.
Come si poteva immaginare che il nostro centrocampo così povero tecnicamente potesser mettere nel mezzo e non far giocare Fabregas ed Iniesta?
Solo l’organizzazione, un’organizzazione perfetta, poteva compiere un simile miracolo
Vincere in quel modo, con quella sicurezza, ha veramente dell’incredibile e a chi dice che senza Buffon saremmo andati ai supplementari, vorrei ricordare le parate di De Gea e le molte, direi troppe, occasioni sprecate.
Bravissimi.

Quando frequentavo le medie l’Europa era solo un continente in cui sapevamo essere inserita l’Italia.
In più c’era questa cosa misteriosa chiamata MEC, che a noi ragazzi, e penso un po’ a tutti, diceva poco o niente.
Sei Paesi, se non ricordo male, e ci si fermava lì, a me piaceve perché, se non ricordo male, l’atto costitutivo era avvenuto a Roma, quindi in casa nostra.
Oggi che soffiano venti anti-europeisti un po’ ovunque, mi piace ricordare quei tempi in cui tutto quello che facciamo oggi, se ce lo avessero raccontato, ci sarebbe sembrato fantascienza.
Non cambiare i soldi girando per il vecchio Continente, non pagare i dazi, non attendere ore agli aereoporti per passare la frontiera, la libera circolazione delle persone e quindi delle idee, essere più forti insieme contro le altre potenze del mondo.
Sono convinto che un eventuale Italexit prenderebbe una sonora sconfitta e mi pare che pure Salvini stia spingendo poco sull’acceleratore, mentre i 5 Stelle stanno studiando per governare e hanno quindi abbandonato certe derive eurofobe.
Speriamo comunque di non doverci nemmeno arrivare a votare per una cosa del genere, anche se il giudizio popolare è sacro e nemmeno capisco il raccogliere firme in Inghilterra per votare di nuovo: e se avesse vinto il remain che avrebbero fatto gli altri?

Se a Roma e a Torino le cose dovessero funzionare meglio, e a Roma ci vuole veramente poco, non ci sarebbe nulla di strano ad ipotizzare Di Maio o Di Battista come premier nel 2018.
In un Paese che dopo la vergogna della dittatura e delle leggi razziali ha sdoganato in pochissimi anni i fascisti, che si è girato dall’altra parte di fronte ai delitti rossi post 1945 (leggete Pansa), che è abituato da sempre a salire sul carro dei vincitori, che problemi volete che ci siano a farsi guidare da un ex o quasi ex comico e dal figlio dell’ideatore di un blog geniale?
Meglio internet o le scuole di partito delle Frattocchie?
Fa più danni il web o la compravendita di tessere nei monumentali e variopinti congressi della Democrazia Cristiana?
Non esiste risposta, ma solo speranza nella buonafede e nella capacità degli uomini e delle donne che dovranno prendere delle decisioni.

Si può anche far finta di niente, ma qui a Parigi la paura si sente e non mi era mai successo nelle altre occasioni in cui ero venuto in Francia.
E non sono solo i soldati o i poliziotti armati fino ai denti a raccontarmelo, ma proprio nel clima che si respira, perfino le facce delle persone che vedi per le strade.
Non potrebbe essere altrimenti con quello che ha passato la città, però è molto triste ammettere che in questo hanno vinto loro: ci sono entrati nella testa e adesso ci accompagnano nella nostra vita quotidiana.
Maledetti.
Temo che non passrà troppo tempo prima che questa brutta aria arrivi anche in Italia, in questo siamo già in guerra e sarà bene capirlo il prima possibile.

Parte l’inno e non ci sono discussioni: si tifa Italia senza se e senza ma, fregandomente di Conte, Buffon, Bonucci, Chiellini ecc.
Ed è stata una grande Italia, inaspettata sul piano tecnico mentre per quanto riguarda la grinta e la concentrazione si era già capito che eravamo a buon punto.
Schemi, corsa senza palla, tutti sapvano esattamente cosa fare e qui c’è la mano dell’allenatore, non ci sono dubbi.
E’ stata una partita emozionante, abbiamo rischiato qualcosa, ma era inevitabile contro avversari molto più forti di noi, evidentemente però solo sulla carta.
Però eravamo partiti bene anche in Brasile, con un squadra che sembrava nettamente superiore all’attuale, per questo sono molto curioso di vedere cosa succederà vederdì contro Ibrahimovic.

Continuo a pensare che Matteo Renzi sia la soluzione migliore, pur non condividendo assolutamente le ultime spregiudicate mosse politiche che hanno imbarcato Verdini nella maggioranza e che mi pare siano state poco capite dallo stesso elettorato di sinistra.
Detto questo, sono curioso di vedere come andrà a finire a Roma e confesso che una vittoria della Raggi non mi dispiacerebbe affatto, perché governare in una delle città più ingovernabili del mondo sarebbe una bella cartina tornasole per capire se i 5 Stelle siano in grado di guidare il Paese.
Predicano la politica dei fatti, ma sono parole già sentite da Berlusconi quando scese in campo e dallo stesso Renzi ai tempi della rottamazione.
In più ci hanno messo una trasparenza economica sui propri compensi che non è da tutti, ma tutto questo non basta per guidare l’Italia.
Vediamo come andrà a finire, senza pregiudizi o preconcetti.

Commetto spesso un errore, che non saprei dire se è comune ad altri babbi, ma ci può stare.
Penso cioè alle mie esperienze passate e su quelle mi baso per cercare di insegnare qualcosa ai miei figli.
Con le ragazze era ed è più difficile cadere nella trappola perché il vissuto femminile lo conoscevo davvero poco e quel poco era figlio di un’educazione sentimentale e sessuale di terza mano, vista l’ignoranza pressoché totale sull’argomento di noi ragazzi degli anni settanta.
Con Cosimo la faccenda si complica, per lui.
Perchè se è vero che ci sono dei principi inderogabili da trasmettere come la sincerità e l’onestà morale, è altrettanto certo che molto altro si modella attraverso il proprio gusto e cosa c’è di più opinabile che il calcio?
Ho provato ad indottrinarlo con Antognoni/Baggio/Batistuta e i frutti sono stati assai scarsi, anche perché temo che pur tifando Fiorentina veda la partita dei viola come un qualcosa che sottrae il babbo dal tempo che potremmo passare insieme.
Messi però è tutta un’altra cosa e quindi…eccoci al Camp Nou di Barcellona per la visita guidata ai trofei dei catalani con tanto di passaggio dal campo e dalle tribune da dove ho trasmesso nel 97 e nel 99 (“ah sì, babbo?” e ci siamo fermati lì, giustamente).
Risultato?
Entusiasmante, soprattutto se paragonato al resto del suo interesse calcistico ed io ho inevitabilmente pensato che nel 1969 non avrei scambiato una visita al museo di Pelè con cinque minuti insieme a Merlo o a De Sisti e che un paio di pantaloncini di Brizi valeva più della maglia di Eusebio con sopra scritto David (non usava, ma se c’era, non avrei fatto il baratto).
Poi mi dico che siamo nel 2016, che Messi e Neymar li vede mediaticamente dappertutto e che effettivamente sono più “attraenti” di Babacar e Kalinic: tiro fuori la carta di credito e pago con un sorriso foto e divisa ufficiale del Barcellona.

Il discorso era molto semplice: mi piacevano, molto più dei gatti, ma avevo una paura incredibile, quasi certamente ereditaria perché non mi avevano mai morso o inseguito.
Sto parlando dei cani, a volte gli amici dovevano metterli in un’altra stanza perché non c’era niente da fare, mi irrigidivo trasmettendo qualcosa che loro avvertivano e che giustamente provocava ostilità.
Gli ultimi rivoluzionari accadimenti della vita hanno avuto anche questo effetto, che solo ad immaginarlo qualche tempo fa mi sarebbe sembrato incredibile: non solo non li temo più, ma ho addirittura imparato a conviverci con sommo piacere.
Con uno in particolare, anzi una, ho un rapporto bellissimo: la porto fuori, mi segue, mi si è affezionata e pare perfino darmi retta pur non essendo il suo padrone.
Ma guarda un po’ quante cose si imparano a 55 anni…

Scorro la lista dei messaggi che mi arrivano da tutte le parti, via sms, whatsapp e mail e vengo scosso da un fremito di indignazione verso me stesso.
Cavolo, non ho risposta a lui/lei, eppure ci tengo, ma che razza di figura ho fatto?
A volte rimedio con colpevole ritardo, in altre circostanze mi scuso e basta perché sono ormai fuori tempo massimo: in questo splendido sabato di maggio rifletto.
Ma prima come diavolo facevamo a vivere?
Voglio dire, per esempio: con la tua ragazza ti sentivi una volta dopo cena, magari per un’ora e poi stop.
Ricordo formidabili conversazioni/litigate dalla mia casa di via Paisiello, eroici match verbali che poi emigravano verso la cabina telefonica di piazza Puccini perché l’unico apparecchio di famiglia era giustamente reclamato da genitori e sorella.
Qualcosa avranno pur cementato quei dialoghi reali e non sullo schermo di un cellulare o di un computer visto che le due belle signore in questione sono diventate una la mia prima moglie e l’altra chissà…
Ora invece è tutto un fiorire di frasi secche, risposte e contro-risposte, a qualsiasi ora del giorno e della notte e non solo per le faccende di cuore, che restano comunque le più gettonate, ma anche per divertimento, lavoro, amicizie e tutto ciò che contempla lo scibile umano.
Essendo piuttosto egocentrico non mi sono certo sottratto alla sfida e ho quindi dato il mio robusto contributo al fiume di parole, compiacendomi spesso con quanto scrivevo, come se il mio messaggio fosse il più “figo” del villaggio.
La domanda di fondo, sempre in questo fantastico sabato di maggio, è però solo una: cosa comunichiamo veramente quando “parliamo” così?

“E allora com’è Raoul Bova visto da vicino?”
E come vuoi che sia? Non mi pare un brutto uomo…
Serata speciale all’Olimpico di Roma, sono in campo per la Partita del Cuore non per giocare, ma solo perché ancora nessuno ha capito fino in fondo le mie doti di cantante.
Eccoli lì a due metri gli uomini che si contendono con i calciatori lo scettro del fascino tra il pubblico femminile.
Bova, Zingaretti (bassissimo, ma tutte dicono che abbia occhi che incantano), Adriano Giannini, il super bello Michele Morrone, Sermonti e molti altri che adesso non ricordo.
E poi lui, l’uomo bionico: Gianni Morandi, 72 anni una cosa mostruosa, in campo e come vivacità di pensiero, ma cosa prende prima di andare a letto?
Mi ha fatto guadagnare dieci punti con mia mamma quando le ho mandato la foto, a quasi 78 anni è sempre innamorata di lui…
Gli sta dietro solo Mogol, quasi ottantenne, che ancora correva sulla fascia: bionico.
Ma Bova, com’è? Dai diccelo!
Purtroppo non ci sono difetti visibili e capisco lo stordimento, molto più per lui che per il sosia di Ranieri…
Per un minimo di compensazione ho visto un pezzo di partita seduto accanto a Luisa Ranieri e devo dire che nella vita c’è di peggio, molto di peggio…

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