Attualità


Ce l’ho fatta, ma che fatica: sono riuscito a cantare davanti ad un microfono e con una decina di persone davanti “Una carezza in un pugno”.
I fatti.
Serata con pian bar nell’albergo di montagna dove purtroppo stanno finendo i miei giorni di ferie, canzoni anni settanta e ottanta, atmosfera ovattata e io che annuncio ai familiari (che quindi sono stati avvertiti…), “guardate che stasera canto”.
Sms quasi disperato di Letizia a Valentina che non è con noi, forse nel tentativo di scongiurare il pericolo e in effetti, come al solito, penso che forse non è il caso, che è meglio andare a dormire senza provarci.
Ma poi mi avvicino e chiedo se la possono cantare e l’(ir)responsabile mi fa: “scusi, ma perché non la canta lei?”.
Incoraggiato da un vergognoso applauso di circostanza, ecco signore e signori per la prima volta nella vita e a quasi 54 anni esibirsi il sottoscritto in versione Celentano.
Risultato della performance: Cosimo che si rotolava per terra dalle risate, Letizia e Camilla che riprendevano col telefonino per un futuro ricatto e scuotevano sconsolate la testa, io che andavo troppo veloce e che ovviamente stonavo una una strofa su tre, forse anche su due…
Particolare inquietante: era appena arrivato in albergo uno dei più grandi giornalisti italiani, Carlo Verdelli, a cui deve essere stato detto chi era il bischero che cantava.
E’ così finita che l’ho conosciuto, ma la salvezza me l’ha regalata Radio Sportiva: il figlio, infatti, è un accanito ascoltatore, però secondo me quando sentirà il prossimo filo diretto non sarà così convinto dell’autorevolezza del direttore.

Niente da fare, i padroni del calcio sembrano vivere in una realtà parallela, completamenta avulsa dalla realtà.
Un qualsiasi sondaggio tra chi pratica questo sport, perché sarebbe appunto uno sport, direbbe no a Tavecchio con percentuali bulgare e non sto parlando di tifosi, che sono un’altra cosa rispetto alle milioni di persone che giocano a calcio e che quindi costituiscono il fulcro della Federazione.
Ma loro niente, insistono a difendere l’indifendibile forse perché sfiniti dalla ricerca di qualcuno che consenta di praticare quel potere che ormai li ha fatti diventare autoreferenziali in tutto e per tutto.
Avevano trovato questo signore, tra l’altro con precedenti poco edificanti, e avevano considerata chiusa la partita.
Finirà con Tavecchio presidente, un figuraccia colossale in tutto il mondo e una spartizione delle carciche col bilancino, proprio come con la politica.
Una vera vergogna.

Quanti di voi vedendolo in mezzo a tre, quattro altri corridori saprebbero riconoscere il volto di Vincenzo Nibali?
Maledetto doping.
Ci ha tolto il gusto dell’impresa, abbiamo paura di rimanere fregati e adesso siamo debitori verso Nibali perché ha vinto la più grande corsa del mondo non dico tra l’indifferenza, ma con titoli in taglio basso: per giorni sono contate di più le bischerate a ripetizioni di Balotelli che le sue vittorie.
Poi è arrivato Tavecchio e in fatto di idiozie ha oscurato tutti (ma che aspetta a togliersi dalle scatole?), però questo è un altro discorso.
Spero che Nibali si riprenda tutto con gli interessi, perché vincere un Tour così è da campioni veri e lui ha fatto meglio di Pantani, che pure fu celebrato ovunque.
Grandissimo, non c’è niente altro da aggiungere.

Da un’ora sono ancora più orgoglioso di tifare Fiorentina: siamo stati i primi a dire che il re è nudo e, aggiungo, pure impresentabile.
Vediamo se il sasso lanciato da Della Valle/Cognigni servirà a smuovere la montagna per far sì che Tavecchio venga seppellito da una valanga di pernacchie.
Se lo eleggono, sarà dura reprimere la nausea, ma ho paura che l’esempio viola non verrà seguito.

Stanno seppellendo il futuro con il loro passato, un passato putrido da cui non si esce mai.
Si vive con il terrore in Israele, non ci vado da 37 anni e dubito di andarci in futuro.
E’ come se il tempo del terrorismo in Italia si fosse prolungato per oltre quattro decenni e basterà pensare ai danni fatti qui, nel nostro spirito e nelle speranze future, per capire quanto tutto questo sia devastante.
Israele è l’unica vera democrazia di tutto quel territorio martoriato da avvoltoi, banditi, terroristi, approfittatori delle miserie altrui.
Ma io che sono nato per puro caso ebreo, così come potevo nascere cristiano o musulmano, non sono israeliano: gli ebrei non sono israeliani e ognuno gestisce il proprio senso di appartenenza come meglio crede.
Il mio è uguale a zero in termini di nazionalismo, lo è invece tanto quando sento darmi di “ebreo di merda”.
Quello che sta accadendo a Gaza non ha nessuna giustificazione, è uno sterminio di persone che mi angoscia e mi addolora ancora di più perché c’è di mezzo Israele che non può agire così: oltre 500 morti, e tantissimi bambini, non possono essere la contropartita di niente.
Quanto mi piacerebbe riuscire a seppellire il passato con un futuro diverso, ci stanno provando in Israele e in Palestina, ma ormai non li sente quasi più nessuno e invece dovremmo cercare di avere la forza di ascoltarli.

Ne abbiamo già parlato: io sono uno zombie che si trascina dalla poltrona al letto e dal letto alla poltrona, Letizia, e moltissime delle lettrici del blog, nelle mie stesse condizioni mandano avanti la casa, figli compresi.
Questa volta però invoco almeno le attenuanti generiche, che sono le seguenti: quattro giorni e mezzo con la febbre alta e con un mal di testa fortissimo non li avevo mai passati;
sono uno zombie, è vero, ma non rompo troppo le scatole e semmai ogni tanto affresco casa Guetta con aforismi al cui confronto Leopardi sembrerebbe uno straordinario ottimista.
A mio carico ho però la bischerata di essere andato sabato mattina a fare gli otto km di corsa che hanno definitivamente rotto un equilibrio già reso precario da uno stress che negli ultimi mesi consideravo normale e che evidentemente tanto normale non era.
Vediamo dove e quando si finisce e so benissimo che c’è molto di peggio, però ognuno vive la propria realtà.
Radio Blu intanto va avanti anche se il mio apporto è minimo: ragazzi in gamba, che in un mondo del lavoro normale gli editori farebbero a botte per portarseli a casa propria.
Già, ma dove sono finiti gli editori?

Mettiamola così: poiché ieri ad un certo punto senza nessun motivo mi era venuta una strizza terribile che potesse essere qualcosa di pesante, molto pesante, è andata bene.
Lo vogliamo chiamare un altro piccolo scherzo del 2014?
E sia, adesso ci vuole un po’ di pazienza e di intelligenza da parte mia e nel giro di una decina di giorni si recupera.

P.S. Mi ero scordato, ho fatto una scoperta per me importante: l’indimenticabile scena del Sassaroli che “appoggia” al Melandri la moglie, i due figli, l’educatrice tedesca e soprattutto Birillo che mangia un chilo di carne macinata al giorno è stata girata in uno studio all’Istituto Fanfani, lo stesso dove sono andato stamani.
Beh, mi ha messo il buonumore vedere le foto della sequenza: mitiche!

Peccato per l’Argentina, però hanno meritato i tedeschi che hanno “fatto” la partita.
Mi sfugge un po’ tutto questo affetto per la Germania, ma tant’è: sono una squadra fortissima impostata da anni per arrivare a questo risultato e ogni confronto con il calcio italiano è semplicemente imbarazzante.
E’ stata una bella finale, con emozioni assortite e con Messi fuori dal vivo delle azioni: ha fatto veramente poco, altro che Mondiali della sua consacrazione.
Maradona era veramente un’altra cosa e forse anche altri che abbiamo visto girare in tutti questi anni.

Dodici ore di assoluto revival, prima a casa del mitico Passanti, uno dei fondatori del Pentasport, con i ragazzi (si fa per dire) che 30 anni fa folleggiavano (si fa per dire, bis) in piazza Savonarola, dalla parte più tranquilla però, non quella fascista, tanto per capirci.
Poca nostalgia, molti discorsi sui figli, il ritorno per pochi giorni di chi ha fatto fortuna in America, parecchio vino, ma non per me, che sono quasi astemio e che avevo in programma una delle cose più strane degli ultimi anni.
Dopo una notte piuttosto agitata a causa di troppe salsicce, alle quattro e mezzo mi sono svegliato e un quarto d’ora dopo sono partito per le Cascine, dove stamani avevano programmato la corsa all’alba: partenza alle 5.45 e 8 chilometri tra le vie della città più bella del mondo.
Pensavo di essere uno dei pochi bischeri a presentarsi al via ed invece eravamo in più di 600.
Sono così tornato non so neanche dopo quanto tempo al Motovelodromo a cui sono legati gli snodi della mia infima carriera di calciatore, ovviamente prima di essere ammesso per meriti assolutamente non pallonari al Franchi.
E’ lì che nel 1975 decisi di battere il primo calcio di rigore della mia vita, non so neanche perché, visto che me la facevo addosso, ma segnai e me lo ricordo ancora.
E’ lì che ho giocato la partita delle illusioni un anno dopo, perché la più carina della Comunità ebraica il sabato si era messa con me (grande performance: due ore di film mano nella mano!), salvo poi lasciarmi il martedì, uno trauma da cui mi sto riprendendo solo adesso a fatica.
E’ lì che ho vinto i Giochi della Gioventù provinciali col Duca d’Aosta giocando malissimo da terzino e dopo una partita vergognosa sempre in difesa e con un c… grosso così.
Ed è lì che mi è partito per la prima volta il ginocchio sinistro nel dicembre del 1980, proprio lo stesso giorno in cui ammazzarono John Lennon, evento che non so perché ebbe molta più eco sui giornali.
Rientrare in quegli spogliatoi è stato un tuffo al cuore, anche se poi ho preferito non vedere il manto sintetico preferendo ricordare per sempre la sabbia eterna di un campo che nei secoli dei secoli non ha mai visto un filo d’erba.

Hai detto una bischerata enorme, ma perchè hai deciso di mandare tutto in vacca?
Non solo Rossi non meritava la sciocchezza che abbiamo sentito, ma neanche dovevi tornare sopra ad un argomento che nulla ha a che vedere con la schifezza del Mondiale italiano.
E’ uscito fuori un astio insospettabile e ora davvero il rapporto con Firenze è compromesso.
Può darsi che non te ne importi, ma ne dubito, certo che peggio di così non poteva andare dopo due settimane di silenzio.
Che delusione.

Siamo rimasti in pochi a credere alla buonafede di Prandelli: per me non aveva alcun contatto con i turchi prima del Mondiale, non avrebbe avuto senso, per lui e per loro.
Ribadisco il concetto dell’accanimento eccesivo nei suoi confronti, siamo passati dalla santificazione alla lapidazione a mezzo stampa con in mezzo un Mondiale fallito ad ogni livello: tecnico, fisico e mediatico.
Quello che per me resta inspiegabile è il silenzio dopo la sconfitta contro l’Uruguay, specialmente alla luce delle dichiarazioni al vetriolo di Buffon, De Rossi, Cassano, le improvvide uscite di Balotelli e tutto il casino che sembrava regnare sovrano nello spogliatoio azzurro.
Qui Cesare sbaglia perché avalla con il suo silenzio ormai troppo lungo la sensazione che l’allenatore non esistesse, che mancasse l’autorità, quella forza che solo lui avrebbe dovuto dare.
Sono curioso di ascoltare cosa dirà domani dalla Turchia.

Sarà perché è la prima volta che interagisco calcisticamente con Cosimo, nel senso che siamo autorizzati a mangiare davanti al televisore in caso di supplementari della partita delle 18, ma a me pare un buon Mondiale.
Partite tiratissime, qualche giocata sopraffina, coinvolgimento dello spettatore neutrale, come nel caso del sottoscritto.
Prendiamo la gara di questo pomeriggio: tifavo Argentina, ma alla fine mi è molto dispiaciuto per la Svizzera che avrebbe meritato i calci di rigore.
Senti invece dire spesso da vari e autorevoli commentatori (per esempio Luca Calamai nel Pentasport) che la competizione ha un tasso tecnico scarso, che vale poco in assoluto.
Sarà, ma mi diverto abbastanza, certamente molto di più di tante noiose partite del nostro fin troppo pubblicizzato campionato e alla fine forse non sono il solo a pensarla così.

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