Attualità


Per fare il punto sul mio grado di cinismo penso a ciò che ancora mi colpisce della vita quotidiana raccontata sui giornali e per fortuna non siamo ancora al livello di guardia.
Stamani la locandina de La Nazione mi ha dato amaramente una sferzata di energia, una coppia fiorentina si è uccisa per i debiti.
Non mi interessano i tristi particolari della vicenda: come per le famiglie infelici, ogni storia disperata è diversa a modo suo.
Qui quello che conta è il nostro rapporto con i soldi, con il senso dell’onore, con la dignità.
Sono stato molto fortunato perché ho vissuto un’adolescenza tranquilla e con pochissime lire nel portafoglio, questa precarietà economica mi ha regalato spinte motivazionali che forse non avrei avuto se mi avessero comprato tutto.
Col lavoro le cose sono cambiate decisamente in meglio, però comprendo benissimo il senso del disonore di chi non riesce a mantenere una famiglia, qualcosa di devastante che ti mangia dentro.
Penso al dolore di tanti padri che grazie a leggi inique che li dissanguano si vergognano a far vedere il proprio monolocale ai figli sottratti per sentenza, oppure vivono senza dirlo a nessuno dai genitori anziani.
O alle madri sole e abbandonate economicamente, che si ammazzano di fatica, sorridendo sempre a chi li aspetta a casa.
Quello che non riesco a concepire è perdersi per il gioco d’azzardo, per la voglia della bella vita, per far vedere agli altri ciò che non si è.
Ma sul resto quelle “due colonne sul giornale”, come cantava il Maestro, meritano qualcosa in più dei tre minuti dedicati alla lettura.

Chissà cosa pensano gli idioti di Londra, quelli della metropolitana, della multa comminata alla Juventus per i cori antisemiti di domenica pomeriggio.
Questi giganti del pensiero, credendo di offendere, hanno dato di ebrei ai tifosi viola: 15mila euro di sanzione e diffida per un anno, con rischio di chiusura della curva.
In effetti, a pensarci bene, qualche tifoso viola è ebreo, qualcuno anche islamico o valdese, e addirittura pare che qualche ebreo tifi per la Fiorentina, non solo in città, ma in qualche angolo del mondo.
Così come immagino che qualche juventino sia di religione ebraica: lui/lei che fa?
Si offende per essere stato etichettato/a come viola o lascia correre?
E soprattutto: in questo momento quante mamme inconsapevoli stanno partorendo l’imbecille che tra sedici o diciotto anni andrà allo stadio ad urlare queste cretinate?

Ahi, pensavo si fosse colta la polemica con le improvvide dichiarazioni di Bertolaso sulla Meloni e sul fatto che deve pensare al suo futuro ruolo di mamma, come se tutte le donne che lavorano otto e più ore al giorno non potessero svolgere benissimo lo stesso ruolo.
Certo che non lascio, anche perché devo e dovrò mantenere per chissà quanto un bel po’ di persone ed anche se è uno…sporco lavoro (oh, sto scherzando ancora, so benissimo che seguire la Fiorentina è un mestiere da “invidiato” speciale), qualcuno lo deve pur fare.
Al massimo ne salterò qualcuna durante l’anno, ma qualcosa di sopportabile…
Comunque grazie per la mozione di affetto dimostrata!

Ora invece parliamo seriamente dei dati di ascolto delle radio che si occupano con diverse ore di programmazione di Fiorentina.
Sono usciti i numeri relativi all’ora media e alla provincia di Firenze e sono i seguenti: Radio Blu 37.000, Lady Radio 28.000, Radio Bruno 26.000, questi dati si riferiscono al secondo semestre 2015.
Mi sembra giusto fornire gli stessi dati relativi al primo semestre 2015, quando il gruppo del Pentasport era a Radio Blu
Radio Blu 75.000, Lady Radio 39.000, Radio Bruno 13.000.
A voi che mi seguite sul blog e (spero) ci ascoltate in radio ogni tipo di considerazione

Essendo molto impegnato nel mio ruolo di babbo non di uno, ma di ben tre figli, sarà molto difficile che possa continuare a seguire la Fiorentina in trasferta.
Al Franchi sì, forse ci riesco, ma come faccio a svolgere due ruoli in contemporanea, il genitore ed il radiocronista, senza far mancare niente alla prole?
Promuoverò un concorso in redazione per stabilire chi tra i senza pargoli è il più adatto a sostituirmi ed eccezionalmente, ma proprio perché sono buono, farò partecipare alla tenzone anche Michela Lanza.
Appena uscirà il vincitore, sarà mia premura comunicare il nome all’esimio dottor Guido Bertolaso, specialista in disastri.

“E poi fate l’amore.
Niente sesso, solo amore.
E con questo intendo i baci lenti sulla bocca, sul collo, sulla pancia, sulla schiena, i morsi sulle labbra, le mani intrecciate, e occhi dentro occhi.
Intendo abbracci talmente stretti da diventare una cosa sola, corpi incastrati e anime in collisione, carezze sui graffi, vestiti tolti insieme alle paure, baci sulle debolezze, sui segni di una vita che fino a quel momento era stata un po’ sbagliata.
Intendo dita sui corpi, creare costellazioni, inalare profumi, cuori che battono insieme, respiri che viaggiano allo stesso ritmo, e poi sorrisi, sinceri dopo un po’ che non lo erano più.
Ecco, fate l’amore e non vergognateve, perché l’amore è arte, e voi i capolavori.”

Alda Merini

Il giorno in cui non ci sarà più la festa della donna sarà un bel giorno.
Dubito che riuscirò a viverlo, mi auguro che lo possano fare le mie figlie, ma anche su questo ho parecchie perplessità.
Festeggiare le donne l’8 marzo vuol dire in qualche modo marcare la differenza che esiste (e purtroppo esiste) nei restanti 364 giorni.
Fino a poco tempo fa portavo anch’io le mimose, lo consideravo un atto a metà tra il galante (a me piace esserlo) e l’attestazione di come quelle fossero 24 ore a loro completamente dedicate, poi finalmente ho maturato un’idea precisa: non esiste nessuna festa, ma piuttosto un dialogo comune, un cercare di capirsi con le nostre differenze strutturali di maschi e femmine.
E così, con un giorno di anticipo e dopo averlo fatto per anni anche su questo blog, non auguro niente e considererò l’otto marzo come un giorno qualsiasi, con una sola eccezione, che scoprirete domani sera in televisione a “Viola d’amore”.

Lo so che domani c’è la Roma, ma ci sono momenti nella vita in cui sei chiamato a prendere decisioni importanti, lo devi fare in due minuti e da solo.
Accade questo: Cosimo viene da me e mi racconta di come un mese fa abbia perso un dentino e non sia successo niente, cioè non sia arrivato nessun soldo sul suo comodino.
Incautamente gli rispondo che avrebbe potuto dirmelo e qui scoppia un piccolo dramma perché capisce che non è mai stata la Fatina a portargli la moneta, ma un genitore.
Il passaggio successivo è ancora più difficile: “ma allora non esiste Babbo Natale e neanche la Befana” e giù pianti disperati.
Peggio che raccontare che la Fiorentina non vincerà mai lo scudetto.
I centoventi secondi di dubbio esistenziale cominciano da quel momento.
Che fai?
Neghi spudoratamente, ti arrampichi sugli specchi e provi a farfugliare che ti eri sbagliato, che la Fatina esiste e quindi anche tutto il resto?
Affronti la vicenda da padre illuminato quale hai sempre pensato di essere (bum!) e poni il novenne di fronte alla dura realtà della vita?
Opto per la seconda che ho scritto chiedendomi a che età le sue sorelle abbiano smesso di credere a Babbo Natale (e chi se lo ricorda?) e inizio ad inerpicarmi sul tortuoso sentiero della verità.
Ad essere sincero avrei voluto chiedere un time-out per chiamare qualche genitore di compagni di classe e sapere chi ancora ci credeva e chi no, ma non era possibile e così, dopo un’ora veramente difficile tra singhiozzi e rifiuti di ogni regalo presente e futuro, in qualche modo ne sono uscito vivo.
Ma se poi la Fatina dei dentini esistesse davvero?

E’stata un’ondata di affetto travolgente e devo ringraziare davvero tutti perché mi hanno fatto capire che la nostra gente, questa città, compresa la squadra di calcio che tutti noi amiamo, certe cose non le accetta.
Ma ci sono due persone particolari con cui sinceramente e onestamente mi sento in debito: Ernesto Poesio e Giuseppe Calabrese.
Certi fatti che poi restano nel tempo sono a volte figli del caso: se a fine interviste non li avessi casualmente incontrati per prendere insieme prima l’autobus e poi la metro, non sono affatto sicuro che avrei trovato la forza di scrivere quello che avete letto nel precedente post.
La loro indignazione e la loro rabbia senza se e senza ma, in quei momenti in cui mi vergognavo per l’idiozia di quei dementi che offendevano la memoria di milioni di persone, è stata decsiva: sono tornato in albergo e ho buttato giù quello che sentivo dentro.
Altrimenti ne avrei semplicemente parlato con amarezza insieme alle persone che amo e tutto sarebbe finito lì.
Giuseppe ed Ernesto hanno oggi scritto articoli bellissimi sulle edizioni fiorentine di Repubblica e Corriere e anche questo dà la misura della sconfitta di chi è razzista.
Stavolta, e spero per sempre, abbiamo vinto noi.

La Fiorentina perde male ed esce dall’Europa, ma voglio raccontarvi quello che è successo quando ho preso la metro per tornare nel centro di Londra.
Una ventina di ragazzotti mi ha riconosciuto e ha cominciato a cantare “David Guetta, c’è un treno per Mauthausen che ti aspetta”, un motivetto che deve andare di moda tra loro, visto che non c’è stato bisogno di accordare i suoni per far partire il coretto vergognoso.
Vergognoso non per me, che da decenni convivo con “l’ebreo di merda” che scatta come riflesso condizionato dalle menti più annebiate: sei anni fa l’insulto partì per esempio da un importante rappresentante del tifo, oggi salito di rango, che aggiunse anche di voler venire in radio a staccarmi la testa.
La vergogna è per questi dementi con cui mi piacerebbe avere un confronto e che quasi certamente non sanno bene cosa sia successo a Mauthausen.
O ad Aiuschwitz, o a Dachau, o a Treblinka.
Ma lo vorrei avere questo incontro davanti alla lapide che in via Farini ricorda i fiorentini che sono partiti con quei treni che loro oggi vogliono per me e che non sono più tornati.
E’ un po’ come con quelli/e che si dichiarano assolutamente non antisemiti, ma che spesso quando ti parlano ogni tanto tirano fuori queste parole: “ma voi ebrei…”: una forma di razzismo strisciante che non sopporto.
Magari qualcuno di quei ragazzi e di quelle ragazze, di quei signori e di quelle signore che su quel treno sono stati costretti a salire tifava pure per la Fiorentina, che già esisteva.
Fiorentini/e ebrei/e come me, che sono non ho nessun legame particolare con la Comunità ebraica, mentre invece come cittadino provo nausea ad avere a che fare con questa gente.
Aspetto con orgoglio il prossimo coro: continuate pure così, vigliacchi.

Ieri sono arrivati i dati radiofonici relativi al secondo semestre 2015, il primo da quando è iniziata l’avventura a Radio Bruno.
Non è stato assolutamente facile cambiare dopo oltre 35 anni e lasciare ciò che avevo costruito in decenni di passione sia a livello regionale che nazionale.
Questa rivoluzione professionale è perfettamente coincisa con un altro profondo mutamento della mia vita privata: adesso vedo e vivo tutto con grande serenità insieme a chi amo, ma non è stato affatto facile.
Il successo di ieri di Radio Bruno, che risulta prima tra le emittenti che seguono la Fiorentina con 75.000 ascoltatori nel giorno medio contro i 58.000 di Radio Blu, i 49.000 di Radio Toscana e i 31.000 di Lady Radio, chiude idealmente diciotto mesi che hanno modificato la mia percezione del mondo e delle persone che mi circondano, facendomi diventare un altro uomo, molto meno centrato su me stesso.
Quello che non ho cambiato è il modo di intendere l’impegno quotidiano, nel senso che già ieri sera, passata la soddisfazione per l’ottimo risultato, stavo pensando a come e cosa fare per arrivare più in alto negli ascolti, per migliorare e raggiungere quegli obiettivi che mi ero e ci eravamo posti quando pensammo di cambiare radio.
Lo so, molto c’è ancora da fare, però era doveroso dire grazie pubblicamente a tutte le persone che ci hanno seguito cambiando subito sintonia.
Le altre, spero, le conquisteremo con la qualità ed il nostro impegno.

P.S. Naturalmente un grazie particolare va a tutti i miei “ragazzi”, che partono alle 7 e chiudono alle 20: per me sono i migliori e lo stanno dimostrando.

P.P.S. Credo di dovere una spiegazione tecnica: su alcuni siti c’è la classifica degli ascolti nell’anno solare 2015 che riporta correttamente una media con Radio Blu prima con 84.000 utenti, seguita da Radio Bruno con 67.000.
C’è però un “piccolo” particolare: il primo semestre del 2015 era di 108.000 Radio Blu e 62.000 Radio Bruno, il secondo 58.000 Radio Blu e 75.000 Radio Bruno e non chiedetemi come mai le cifra sopra riportate non siano l’esatta metà perché non lo so, deve esserci qualcosa di tecnico
E comunque fino al 30 giugno 2015 il gruppo del Pentasport è restato, con reciproca soddisfazione, a Radio Blu…

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