Attualità


Ho sempre creduto nell’educazione e nella correttezza e non ho mai considerato lo stadio un luogo in cui si potessero dire o fare cose che nel resto del nostro vivere quotidiano sono vietate.

Ho sopportato molto, poi ad un certo punto ho detto basta e per questo ho deciso di muovermi supportato da un giovane avvocato che sta scalando la vetta del successo e che la pensa come me su chi insulta o minaccia, Mattia Alfano.

A lui vanno tutte quelle pratiche che non porteranno un euro nelle mie tasche, ma che aiuteranno le associazioni che hanno bisogno di fondi per andare in soccorso di chi ha veramente bisogno.

Mattia Alfano devolverà quanto percepito per le spese legali in beneficenza.

L’ultimo genio in questione è tal Dario, che mi ha dato di servo e altro ancora: ci stiamo muovendo per la querela e quanto riusciremo a prendere andrà alla Lega Italiana Fibrosi Cistica, sezione di Firenze.

Continuate pure con le vostre frustrazioni, in fondo aiuterete chi sta peggio di voi.

 

P.S. Per tutti coloro che mi accusano di esagerare nella querela e altre considerazioni su beneficenza: sarebbe bastato che Dario avesse avuto l’umiltà di scrivere chiedendo scusa e ammettendo di aver sbagliato. La querela può essere ritirata in qualsiasi momento. Dario non ha fatto niente, evidentemente perché convinto del suo pensiero.

Il babbo fascista di Di Battista e quelli non proprio tagliati per gli affari, per usare un eufemismo, di Renzi e Di Maio.

Mi viene in mente una canzone di Shel Shapiro, “Ma che colpa abbiamo noi?”.

So per esperienza diretta cosa significhi avere un padre imbarazzante, poi certo bisogna vedere come e quanto i figli e le figlie siano coinvolti nelle disavventure dei propri genitori, quanta sia la loro partecipazione, sia emotivamente che nei fatti.

Mai come in questo caso va comunque ricordato che nessuno sceglie la famiglia in cui nascere, quelli ti sono capitati e quelli  ti devi tenere, per tutta la vita.

A me questa storia del nero della famiglia Di Maio sembra una quelle ventate di moralismo peloso che proprio non sopporto, un po’ come il bunga-bunga di Brerlusconi e mi parrebbe molto più interessante ed importante giudicare oggi come ieri chi ci governa in base a quello che realizza e non realizza.

Da Donatella Colasanti, la ragazza che nel 1975 sopravvisse al massacro del Circeo, ad oggi ho già scritto diverse volte di donne e di femminicidi e ora ne ho sinceramente poca voglia.

Fiumi di parole per essere più a meno allo stesso punto, in attesa di ascoltare o leggere con desolazione o rabbia della prossima pazzia, del prossimo atto vile e violento.

Preferisco riflettere sui miei rapporti con loro, su dove ho sbagliato e dove sbaglio.

E pensare in silenzio a tutte le madri, mogli, sorelle e figlie che oggi non possono celebrare la giornata dedicata a loro che però, per colpa di una mano maschile, non non ci sono più.

Mi trovo in una fase della vita in cui spesso pubblicamente raccolgo più di quanto semini ed avendo pedalato per decenni a testa bassa provo pure un leggero imbarazzo.

Ultimo esempio, il Tribute Band splendidamente organizzato venerdì sera da Paolo Boccia, che sul palco insieme a Giorgia Palmas mi saluta e invita le migliaia di spettatori presenti a tributarmi un inaspettato applauso che mi regala orgoglio e soddisfazione.

Ma non avevo fatto niente, se non essere lì!

E allora ancora una volta mi è venuto da pensare a come sarebbe stata la mia vita senza la Fiorentina, amore puro dell’infanzia e dell’adolescenza, poi diventato strumento di lavoro.

Devo moltissimo a lei: mi ha regalato una fama che non saprei dire quanto meritata e che spero senza falsa modestia di meritare con la mia disponibilità e negli incontri quotidiani con sconosciuti che mi salutano e mi chiedono della viola.

La mia massima aspirazione negli anni duri e lunghi delle porte sbattute in faccia era essere assunto a La Nazione e scrivere di qualsiasi cosa, altro che popolarità. Mi bastava la firma, traguardo per me fantastico, tanto che il grande Sandro Picchi, che mi ebbe come borsista proprio a La Nazione, disse che avrei firmato anche le lettere anonime e non è che avesse torto…

Sarei un bugiardo se dicessi che tutto questo non mi fa piacere, ma ho sempre avuto ben chiaro in testa che è qualcosa che può finire da un momento all’altro.

La chiamo “sindrome da Pippo Baudo”, nel senso che bisogna essere ben preparati a quando le luci della ribalta si spengono o non si è più in grado di andare in onda, altrimenti si entra in depressione.

E comunque, davvero: grazie Fiorentina.

Il giornalista pubblicista Lugi Di Maio e il percettore di un discretto reddito da quotidiano (leggi alla voce Il Fatto) Alessandro Di Battista hanno perso un’ottima occasione per attaccare la categoria alla quale appartengo da 38 anni e che spesso non ho sopportato per via quell’aria da illuminati di sinistra, quel senso di superiorità che spesso circonda noi pennivendoli.

Potevano argomentare in modo diverso i motivi della vertiginosa caduta nella considerazione generale di un ordine professionale che racchiude sotto la stesso tetto chi realizza reportage coraggiosi rischiando la pelle e chi fruga tra le lenzuola di Belen.

Non mi pare proprio che nel raccontare le avventure e disavventure di Vriginia Raggi sia stato usato un metro diverso rispetto al bunga bunga di Berlusconi o ai coloriti colloqui tra Renzi padre e Renzi figlio.

C’è poi questa odiosa abitudine di mettere tutti sullo stesso piano, come se il mestiere di giornalista non fosse per la sua stessa natura qualcosa di molto personale, in cui ognuno dovrebbe prendersi le proprie responsabilità.

Tutti noi abbiamo un padrone, che sia un partito (trovo penoso il finanziamento pubblico ai giornali)  o un industriale, le anime belle mi fanno ridere.

Nel mio caso sono i padroni gli inserzionisti pubblicitari, un mondo variegato che mi consente molta più libertà rispetto alla stragrande maggioranza dei colleghi, ma è chiaro che se per una scelta di cuore cominciassi a parlare dei problemi degli impianti sportivi fiorentini invece che della mancata intesa tra Chiesa e Simeone l’audience calerebbe, gli sponsor mi saluterebbero e io dovrei chiudere il Pentasport.

Per quanto riguarda l’essere puttane, dipende dall’inclinazione personale, come in tutti i campi della vita.

Nel nostro mestiere c’è quello o quella che soffre nel vivere una certa situazione e quello e quella che s’offre, pur di avere uno scatto di carriera o una firma in più.

Però succede ovunque, non solo dalle nostre parti.

Ero molto perplesso quando ho letto che Francesco Guccini aveva accettato il pressing di Vecchioni e quindi cantato insieme a lui in “Ti insegnerò a volare”.

Pur essendo molto dispiaciuto per il suo addio alla musica ormai vecchio di  sei anni, mi piaceva tantissimo il suo andarsene prima che lo chiedessero gli altri: una lezione di vita che ho sempre apprezzato e che sto cercando di applicare al mio lavoro.

Quell’accettazione mi era quindi sembrata una debolezza del grande Francesco, pur avendo riso nel racconto di Vecchioni che spiegava quanto fosse complicato farsi dire di sì.

Poi ho cercato il brano su Youtube e mi sono lasciato andare: bellissimo.

E sentirlo cantare ha fatto vibrare dentro di me qualcosa che assomiglia tantissimo all’emozione.

Cercatelo e ascoltatelo, non solo lui, ma anche Vecchioni, altro esempio di come mi piacerebbe arrivare a 75 anni.

Quanti errori facciamo noi genitori nell’impostazione dell’educazione dei figli?

Abituato da sempre all’introspezione per capire dove e quando ho sbagliato negli ultimi 23 anni abbondanti, cioè da quando sono diventato padre, mi sono posto con più forza la domanda leggendo stamani il racconto della tragedia di Roma.

Una mamma di soli 15 anni più vecchia, un padre spacciatore, e va bene, ma è possibile non verificare se una ragazzina di 16 anni è davvero andata dall’amica come ha raccontato alla nonna?

Non c’è una formula magica per proteggere i nostri figli e col passare del tempo, da babbo separato, mi sono anche amaramente convinto che spesso gli sforzi che fai per comprenderli e aiutarli valgono almeno nell’immediato poco (spero comunque tanto nel futuro), ma esiste una soglia minima di attenzione da cui non è possibile esimersi.

Anche nelle situazioni più disagiate.

Boeri non può criticare la manovra di Governo sulle pensioni perché, pur essendo il presidente dell’INPS, non è stato eletto.

Chi mandò l’avviso di garanzia a Salvini per Acquarius si prese una grave responsabilità perché il malcapitato magistrato non era stato eletto.

Sinceramente era più originale Berlusconi, che nel 1994 si chiese chi mai fosse quel tale Spaventa che concorreva contro di lui per un seggio alla Camera e che “non aveva mai vinto una Coppa dei Campioni”, non fosse altro perché vincerla è certamente più difficile di occupare un posto in Parlamento.

E comunque, estremizzando il concetto così caro al nostro Governo, è deputato a parlare solo chi è stato votato e comanda:  ma chi poi esce dalla cabina di regia, promette di tacere fino a quando non tocca di nuovo a lui?

…rivedo tutta la mia vita e sono soddisfatto.

Errori, scelte sbagliate per superficialità, i miei difetti a cui da un po’ di tempo cerco di porre seriamente rimedio: tutto vero e tutto giusto, ma la vita è altro.

Anzi, è soprattutto altro: è l’empatia delle persone che ti vogliono bene, è l’amore della donna che ha deciso di condividere la sua vita  con te, sono i figli per cui sei costantemente in ascolto, è la creazione sul lavoro di qualcosa che ogni giorno si realizza attraverso quella magnifica invenzione che è la radio.

Essere diversamente giovane, avere 58 anni,  alla fine è proprio questo: saper assaporare il bello e il buono di ogni giorno, anche in mezzo alle battaglie e facendo rosicare chi prova a farti del male.

Si è alazato il livello dello scontro dialettico, ma soprattutto si è alzato a dismisura lo spread, che alla fine ci costerà più di una manovra.

Siamo sul Titanic e non ce ne accorgiamo?

Eppure se oggi si andasse a votare, credo che i partiti di governo uscirebbero ancora più forti del 4 marzo, pur non essendo accaduto nulla di quanto promesso e senza che nessuno sappia davvero cosa potrebbe succedere se accadesse quanto ampiamente reclamizzato (reddito di cittadinanza, flat tax, abolizione della Fornero).

La Lega che appoggia il reddito di cittadinanza mi sembra un ossimoro politico, ma a questo siamo arrivati e non certo per un colpo di Stato.

I Toninelli e anche i Casalino sulla cabina di comando li abbiamo mandati noi e ci si possiamo anche prendercela con chi c’era prima, ma almeno per me  è una ben magra consolazione.

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