Attualità


Eh sì, ci vuole classe per lasciare quando sei in cima al mondo come ha fatto Rosberg e come pochi altri hanno fatto in passato: Borg, Platini, Stoner, un po’ Antognoni e non è che me ne vengano in mente tanti altri.

Ci sono varie teorie sull’argomento: hai fatto tanta fatica per conquistarti il posto al sole, e sto parlando di casi meno eclatanti della conquista di un titolo mondiale, che nemmeno riesci ad immaginare di dover abbandonare proprio ora che puoi finalmente godere in tutti i sensi del frutto del tuo lavoro.

Oppure: non hai più stimoli perché tanto più in là di così non ti potrai spingere e allora tanto vale che ti ricordino quando eri in cima alle scale e non quando sei sceso, per non mollare l’osso, ai gradini più bassi elemosinando attenzione e ingaggi.

Personalmente ho sempre avuto un’ammirazione sconfinata per la seconda categoria e su questo sono passato sopra anche alla juventinità di Platini, tralasciando ovviamente le vibrazioni del cuore per Giancarlo.

E anche per i giornalisti è la stessa cosa.

Ad un certo punto devi mollare e non continuare a scrivere lenzuolate a 90 anni e passa, o occupare l’etere quando saresti già dovuto essere in pensione da almeno un decennio: state certi che io non seguirò quella strada.

 

 

Per non so quanto tempo, certamente decenni, ho preteso da me stesso il massimo in tutto e se non raggiungevo l’obiettivo ecco profilarsi immancabilmente la macerazione interiore.

Da un po’ di tempo in qua sto invece coltivando la dolcezza dell’imperfezione.

Non riesco più a fare tutte le radiocronache? Pazienza, ho creato un bel gruppo in grado di sostituirmi quando non ci sono.

Da padre separato cucino come posso e non sempre ottengo il massimo del gradimento? Vorrà dire che andremo a mangiarci una pizza fuori.

Arrivo in fondo alle giornata e mi rimangono inevase alcune cose che qualche anno fa avrei sicuramente fatto? Andranno a domani.

Sembra poco, ma è una rivoluzione copernicana

Oggi NON è la giornata dedicata alla violenza sulle donne, oggi è solo uno dei tanti giorni in cui dobbiamo avere paura e speranza.

Paura che salga il conto di chi è vittima della insensata forza maschile, che poi è fragilità, ma sono arrivato ad un tale punto di nausea per quello che sento e leggo che mi sono pure stancato di cercare spiegazioni socio/psicologiche a comportamenti criminali.

Speranza che l’educazione delle generazioni future (la nostra ormai è andata) attenui questo schifo e si avvicini al traguardo dell’uguaglianza nella diversità.

Perché uomini e donne non sono uguali, assolutamente no, ed è su questa differenza che si giocano le mille sfaccettature della nostra vita di coppia.

Sono però uguali i diritti e i doveri di ogni essere umano, e noi che abbiamo  avuto la grandissima fortuna di nascere, crescere e riprodurci nel libero mondo occidentale dovremmo davvero ricordarcelo ogni giorno.

Tutti i giorni.

Andiamo a prendere una pizza? Aspettiamo cosa succede il 4 dicembre e poi decidiamo.

E che palle!

Possibile che questo referendum sia stato innalzato al livello di quelli molto, ma molto più importanti del divorzio e dell’aborto?

Il CNEL e la nuova formazione del Senato, con relativi poteri, allo stesso livello di diritti per me inalienabili dei cittadini?

Siamo chiaramente entrati in un corto circuito mediatico/politico in cui ognuno recita a soggetto la propria parte ed essendo in Italia non si va di testa, ma di pancia.

Cioè si tifa, meglio contro: Renzi versus Grillo, esattamente come Fiorentina-Juventus.

Meno male che ormai mancano solo dodici giorni…

 

Qui ci vorrebbe Gaber e una versione aggiornata di “Qualcuno era comunista”.

Io non lo sono mai stato comunista, ma ho sempre votato quel partito, tranne un inizio da radicale, e l’ho seguito nelle sue infinite e(in)voluzioni.

Da anni mi chiedo perché l’ho fatto e perché persevero ancora.

A dire il vero la risposta più convincente, si fa per dire, è quella per cui se mi guardo in giro non trovo di meglio, e allora tanto vale tenermi stretti quei concetti di solidarietà e di aiuto a chi sta peggio di me che mi porto dentro fin dall’adolescenza.

Quello che da tempo non sopporto più della sinistra è la presunta, molto presunta, superiorità morale, quel voler essere sempre dalla parte giusta, senza se e senza ma.

Noi siamo i più bravi, i più buoni, quelli dalle frasi ad effetto che fanno tanto fumo e niente arrosto, noi non sbagliamo mai, e se per caso lo facciamo è sempre per colpa degli altri.

E non è solo un vizio italiano, basta vedere cosa accade in queste ore in America: ma se avesse vinto Hilary, i repubblicani o quelli che la pensano al contrario della signora Clinton sarebbero scesi in piazza per delegittimare il voto popolare?

Non credo proprio.

In democrazia, come nella vita, le sconfitte si accettano e si riparte, ma si vede che per alcuni illuminati di sinistra questo è un concetto troppo reazionario da accettare.

“Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più”: quella frase di “Quinto potere” mi è sempre rimasta impressa e da un po’ di tempo è stata elevata a manifesto vincente di ogni cosiddetta consultazione democratica.

Scrivo mentre buona parte dei destini del mondo occidentale stanno per essere affidati ad un signore che visto da fuori fa paura e che per i sondaggi non avrebbe avuto la minima possibilità di vincere.

Già, ma i sondaggi vengono fatti con gente che ragiona, ma poi nel segreto dell’urna si vota di pancia ed ecco allora i 5 Stelle, la Brexit, Trump.

Perché la gente è veramente incazzata nera e in attesa di “non accettare” quello che passa il convento va contro, non importa con chi.

E’ ovviamente per quelli come me una grande delusione, ma…è la democrazia bellezza e non ci puoi fare niente, se non provare a chiedersi come abbiamo fatto a ridurre il mondo così.

Immagino che  l’accostamento 5 Stelle/Trump/Brexit provocherà polemiche e voglio spiegarmi meglio: non è un giudizio sull’operato, ma una semplice constatazione. O qualcuno mi vuol dire che il foto del 2013 non è stato contro?

I primi due ricordi della mia vita “pubblica” sono abbastanza confusi: quando il 22 novembre 1963 ammazzarono John Kennedy e quasi tre anni dopo, quando l’Italia venne eliminata dalla Corea ai Mondiali in Inghilterra.

Il terzo è molto più esteso e riguarda l’alluvione, vissuta con l’eccitazione di un bambino di sei anni che da un mese andava in prima elementare.

Eravamo fortunati perché abitavamo nell’unico palazzo alto di via Paisiello, al quarto piano, e dunque dalla finestra potevamo vedere quello che sarebbe stato uno scenario unico.

Ricordo una grande solidarietà tra i condomini, le famiglie che abitavano al primo piano vennero ospitate in quelli più alti perché la zona delle Cascine fu una di quelle più colpite.

E gli elicotteri, visti per la prima volta, o almeno così mi sembra.

Ci sono voluti molti anni perché mi rendessi conto che quella vacanza non programmata, quello stare tutti insieme, non fosse un gioco, ma una tragedia, tanto che ad un certo punto, come se fossi stato colto alla sprovvista, mi sono messo a rileggere tutto quello che accadde in quei giorni, quasi incredulo che l’alluvione potesse aver causato dei morti.

Cinquanta anni dopo è molto bello ascoltare le testimonianze di chi partì da ogni parte del mondo per venire a casa nostra ad aiutarci, ancora più bello in questi giorni di grande dolore per l’Italia intera.

Italiani, brava gente: consunto luogo comune che necessiterebbe di una profonda revisione a partire dagli anni della seconda guerra mondiale per finire ai giorni nostri.

Ma non si può che essere colpiti dai resoconti sui giornali dalle zone devastate dal terremoto e fatemi dire che per una volta la carta stampata sta facendo un lavoro molto importante, diverso da quello delle immagini e dell’audio, però attento nella misura e nei contenuti.

La dignità, soprattutto la dignità.

E’ questo ciò che traspare dalle decina di migliaia di senza tetto che si sono visti rivoluzionare la vita in due mesi, una settimana, un giorno.

E la voglia di ricostruire, si spera meglio, ma là dove è la loro vita, non altrove e anche la scelta di stare nelle tende invece che in albergo è significativa.

Che possiamo fare noi che stiamo dall’altra parte?

Dare un aiuto concreto, meglio se economico e provare a stare davvero uniti senza speculazioni politiche o di mero interesse.

Ayoub Kara, vice ministro della cooperazione israeliano, ha detto che «il terremoto in Italia è avvenuto» per punizione divina per l’astensione italiana all’Unesco nel voto sulla Città Vecchia di Gerusalemme

Ecco il classico caso in cui è dimostrato che si può essere ebrei, cattolici o musulmani, italiani, cinesi o israeliani, ma quando non tutto ti gira nella testa nel modo giusto non c’è niente da fare, spari delle idiozie senza senso, anche se sei (non si sa come) vice ministro.

Come per i vignettisti francesi, condannerei il signore in questione a fare almeno un paio di settimane di volontariato per vedere se poi ha altre brillanti idee che gli attraversano il deserto della mente.

P.S. Per la Fiorentina, Sousa e il resto appuntamento a dopo la partita

Dovete scusarmi: da qualche giorno sono assediato dallo spam e come se non bastasse sono stato hackerato, come si dice in questi casi, con la pubblicazione di un post che non avevo scritto io e che ho logicamente rimosso.

Sto perdendo un bel po’ di tempo a cambiare le cose, ma per il blog vale la pena…

 

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