Attualità


Era una donna bellissima ed un’ottima giornalista.
Ascoltate l’addio di Letizia Leviti, inviata di Sky, alla sua redazione.
46 anni, tre figli, capace di lavorare fino a quando ha potuto e di essere anche una mamma: non riesce proprio a tutte (e a tutti).
Io non sarei stato capace di dire quelle parole, sapendo che la fine era vicino.
C’è solo da imparare, l’audio lo trovate senza nessun problema e vale la pena di impiegare cinque minuti del nostro tempo per entrare in quelle stanze e respirare l’emozione suscitata da Letizia.

Non si può capire se non si è nati a Firenze, se ogni volta che passi da lì non hai buttato un occhio a quell’armonia unica in cui hai avuto la grande fortuna di nascere: Firenze.
Piazzale Michelangelo.
E tu che sei in qualche modo il padrone di casa di una serata unica in un luogo che per noi fiorentini è incomparabile.
Passano gli artisti alle prove: scherzi e fraternizzi con Gaetano Curreri (fantastico), ammiri Alessia Ventura che oltre che bellissima è pure simpatica, ti emozioni ascoltando Ron in “Una città per cantare”, cazzeggi con Paolo Vallesi e Marco Masini e capisci che anche per loro non sarà una serata qualsiasi.
Poi arriva il concerto, cammini su e giù, guardi quanta gente è venuta, scrivi e ricevi messaggi da chi vuoi bene, sai che quando gli Stadio finiranno di cantare “Un giorno mi dirai” tocca a te, consegni telefoni occhiali e ripensi al grandissimo culo che hai avuto a nascere a Firenze, a fare le radiocronache della Fiorentina e ad avere la passione per quel mezzo meraviglioso che è la radio proprio quando nascevano le prime emittenti libere.
Senti una stretta allo stomaco, proprio come quando facevi gli esami all’università, ti tremano le gambe ed entri sul palco con una marea di gente sotto di te che in tre minuti ti giudicherà se dici o meno delle bischerate, ma soprattutto hai la tua meravigliosa città sotto gli occhi e cominci a parlare…

Esiste una speranza: provare veramente a pensare che siamo in guerra e ricominciare da quel poliziotto francese che affianca il terrorista e prova farmarlo.
Si potrebbe anche dire che è solo qualcuno che ha svolto al meglio il proprio lavoro, in fondo è per questo che li paghiamo (una miseria): per proteggerci e far sì che le nostre vite scorrano tranquillamente.
Peccato che qui di tranquillo non ci sia più niente e ormai siamo tutti condizionati, ma ripensare a quell’uomo, che è davvero un eroe, fa bene alla mia testa e al mio cuore.

Stravedo per il Barcellona e non sopporto il Real Madrid.
Mi fa impazzire Messi, mentre provo un’invidia tutta maschile per Cristiano Ronado: è bello, gioca divinamente, non mi sembra affatto stupido, cosa vuoi di più dalla vita?
E però.
Messi evade fiscalmente, viene condannato pietosamente a 21 mesi di carcere solo per non farlo finire dietro le sbarre e il Barcellona si preoccupa di mobilitare i suoi tifosi affinché gli facciano arrivare via web tutto l’affetto possibile in questo momento difficile, visto che il ragazzo pare depresso.
Una caduta di stile senza precedenti e senza alcuna giustificazione.
Cristiano Ronaldo alla vigilia della partita più importante della sua vita si ricorda di Stefano Borgonovo (straordinario come sempre Carletto Ancellotti) ed invita Chantal alla finale di questa sera, dando una grande spinta alla Fondazione.
Chapeau!

Ieri volevo scrivere qualcosa, ma non ce la facevo: continuavo a pensare a l’orrore di Dacca e tutto il resto mi pareva di nessuna importanza.
La Fiorentina, l’eliminazione dell’Italia, il frou-frou politico, tutto.
Non mi è piaciuto constatare sulla mia pelle come la putrida bestia del terrorismo entri veramente in circolo solo quando ad essere coplita è la tua gente, come se i francesi di novembre o gli americani del 2001 contassero meno, ma così è e non serve a niente fare gli “illuminati” per dissimulare la grande rabbia che provo dentro, molto diversa dal sentimento che sentivo in altre situazioni.
E dopo la rabbia, la frustrazione: che dobbiamo fare?
Ero qualche ora fa all’aeroporto in partenza per Londra e pensavo che se fossero entrati in tre o quattro avrebbero potuto fare una strage, mentre con almeno un centinaio di persone stavamo in coda con i nostri progetti e i nostri pensieri.
Magari fossero bestie, gli animali uccidono solo per sopravvivere, loro no.
Ammazzano per fanatismo e mentre scrivo queste parole confesso che sto pensando: ma chi me lo fa fare di espormi così?
Ma no, non posso permettere alla paura di chiudermi il cervello, non dobbiamo farli vincere e la prima forma di resistenza è nella nostra testa.

Si chiude oggi il nostro primo anno a Radio Bruno: dodici mesi fa a quest’ora ero in piena fibrillazione per un groviglio di sentimenti che ora mi sembrano molto lontani nel tempo.
L’aspetto più bello della nuova avventura del Pentasport per noi che la viviamo da “dentro” è che non ci sembra si sia mai interrotto niente.
Siamo sempre gli stessi, con il grande vantaggio di avere uno spazio tutto nostro a Firenze, godiamo della medesima fiducia incondizionata che ci era stata accordata dalla proprietà precedente e lavoriamo con un entusiasmo che è cresciuto settimana dopo settimana.
Abbiamo contagiato con la nostra fiorentinità Gianni Prandi, il proprietario di Bruno, che ha investito non solo sulla Fiorentina (saremo ancora la radio ufficiale al village di Moena), ma anche sul Calcio Storico e su un evento davvero eccezionale che verrà regalato alla città il prossimo 21 luglio.
Come tutte le cose della vita potevamo fare meglio: abbiamo commesso degli errori che abbiamo provato a correggere in corsa e su cui interverremo in futuro, certamente l’impegno non è mancato e nemmeno l’affetto con cui avete continuato a seguirci dopo il cambio di radio, e di questo vi siamo davvero infinitamente grati.

Una partita fantastica, rapportata al valore assoluto della squadra.
Magari averlo da noi Conte, e lo penso da anni: uno dei pochi che aggiunge davvero qualcosa ai giocatori che allena.
Non me ne fregeherebbe niente del passato juventino, a me interessa vincere, altro che storie.
Come si poteva immaginare che il nostro centrocampo così povero tecnicamente potesser mettere nel mezzo e non far giocare Fabregas ed Iniesta?
Solo l’organizzazione, un’organizzazione perfetta, poteva compiere un simile miracolo
Vincere in quel modo, con quella sicurezza, ha veramente dell’incredibile e a chi dice che senza Buffon saremmo andati ai supplementari, vorrei ricordare le parate di De Gea e le molte, direi troppe, occasioni sprecate.
Bravissimi.

Quando frequentavo le medie l’Europa era solo un continente in cui sapevamo essere inserita l’Italia.
In più c’era questa cosa misteriosa chiamata MEC, che a noi ragazzi, e penso un po’ a tutti, diceva poco o niente.
Sei Paesi, se non ricordo male, e ci si fermava lì, a me piaceve perché, se non ricordo male, l’atto costitutivo era avvenuto a Roma, quindi in casa nostra.
Oggi che soffiano venti anti-europeisti un po’ ovunque, mi piace ricordare quei tempi in cui tutto quello che facciamo oggi, se ce lo avessero raccontato, ci sarebbe sembrato fantascienza.
Non cambiare i soldi girando per il vecchio Continente, non pagare i dazi, non attendere ore agli aereoporti per passare la frontiera, la libera circolazione delle persone e quindi delle idee, essere più forti insieme contro le altre potenze del mondo.
Sono convinto che un eventuale Italexit prenderebbe una sonora sconfitta e mi pare che pure Salvini stia spingendo poco sull’acceleratore, mentre i 5 Stelle stanno studiando per governare e hanno quindi abbandonato certe derive eurofobe.
Speriamo comunque di non doverci nemmeno arrivare a votare per una cosa del genere, anche se il giudizio popolare è sacro e nemmeno capisco il raccogliere firme in Inghilterra per votare di nuovo: e se avesse vinto il remain che avrebbero fatto gli altri?

Se a Roma e a Torino le cose dovessero funzionare meglio, e a Roma ci vuole veramente poco, non ci sarebbe nulla di strano ad ipotizzare Di Maio o Di Battista come premier nel 2018.
In un Paese che dopo la vergogna della dittatura e delle leggi razziali ha sdoganato in pochissimi anni i fascisti, che si è girato dall’altra parte di fronte ai delitti rossi post 1945 (leggete Pansa), che è abituato da sempre a salire sul carro dei vincitori, che problemi volete che ci siano a farsi guidare da un ex o quasi ex comico e dal figlio dell’ideatore di un blog geniale?
Meglio internet o le scuole di partito delle Frattocchie?
Fa più danni il web o la compravendita di tessere nei monumentali e variopinti congressi della Democrazia Cristiana?
Non esiste risposta, ma solo speranza nella buonafede e nella capacità degli uomini e delle donne che dovranno prendere delle decisioni.

Si può anche far finta di niente, ma qui a Parigi la paura si sente e non mi era mai successo nelle altre occasioni in cui ero venuto in Francia.
E non sono solo i soldati o i poliziotti armati fino ai denti a raccontarmelo, ma proprio nel clima che si respira, perfino le facce delle persone che vedi per le strade.
Non potrebbe essere altrimenti con quello che ha passato la città, però è molto triste ammettere che in questo hanno vinto loro: ci sono entrati nella testa e adesso ci accompagnano nella nostra vita quotidiana.
Maledetti.
Temo che non passrà troppo tempo prima che questa brutta aria arrivi anche in Italia, in questo siamo già in guerra e sarà bene capirlo il prima possibile.

Pagina successiva »