gennaio 2019


Credo che un sogno così non ritorni mai più, mi dipingevo le mani e la faccia di…viola.

Una serata incredibile, in cui si è vista la Fiorentina disintegrare una delle squadre più forti d’Italia, almeno sulla carta.

Dopo un decennio sono tornato a dare sul Corriere  un 10 nelle pagelle, come era accaduto con Jovetic la sera della doppietta al Liverpool: Chiesa lo meritava.

Se devo scegliere un giocatore simbolo del trionfo di ieri sera, dico Mirallas, che ha giocato una gara mostruosa anche se non ha segnato.

Meglio l’Atalanta della Juve in semifinale, godiamo per tutta la giornata e poi torniamo sulla terra.

Lo ha chiesto Pioli ai giornalisti in sala stampa e la mia risposta sarebbe stata sì, mi sono divertito, ma solo perché abbiamo vinto.

Partita folle in cui abbiamo certificato il cambio di destinazione di questa squadra: non più forte in difesa e parecchio debole in attacco, ma in questo momento il suo esatto contrario.

Chiesa è più di un quarto di tutta la Fiorentina: sta crescendo in modo esponenziale ed è inutile farsi troppe domande sul futuro, che per lui sarà comunque fantastico.

Vorrei sottolineare il settimo gol di Benassi su azione, meglio del molto giustamente celebrato Veretout l’anno scorso, mentre in questa stagione il francese mi pare piuttosto in calo.

Male Pezzella e ancora Vitor Hugo, ancora ispirato Muriel che con Lafont ha riproposto il ciuffiano Ciribé, peccato per lo scavetto fuori misura, ma abbiamo vinto e alla fine va (più o meno) bene tutto.

Non puoi essere normale se nasci ebreo e non importa se, come nel mio caso, non esiste nessun vero legame religioso con la fede dei tuoi genitori perché si tratta di qualcosa di casuale.

Essere ebrei significa sentirsi diversi da subito, perché ti insegnano la grande sciocchezza (secondo me) di appartenere al popolo eletto, cioè essere qualcosa più degli altri, condizione che ovviamente non ti rende proprio simpatico agli occhi del mondo, ma questa cosa la capisci (se la capisci) solo un bel po’ di decenni dopo la tua venuta al mondo.

Ti insegnano che Israele è più e meglio di tutto e di tutti, che lì sono ganzi qualsiasi cosa facciano, compreso come trattano i palestinesi, e che il mondo ti è debitore per la tremenda tragedia (questa purtroppo terribilmente vera) della Shoah.

Insomma, esci a quattordici anni  dalla scuola ebraica con un lavaggio del cervello completo e sei pronto ad immolarti dialetticamente contro chiunque.

Poi, se hai qualche neurone che gira correttamente nel cervello, aggiusti con molta fatica il tiro capendo molto altro e cominciando ad avvertire la fatica di sentirsi diverso, quando invece ti senti assolutamente un italiano uguale agli altri.

Ascolti con fastidio i soliti stereotipi: gli ebrei si aiutano sempre tra loro (una balla totale), gli ebrei sono i più abili nel commercio (vera a metà e motivata dal fatto di essere quasi sempre in fuga e quindi dal doversi arrangiare), gli ebrei cercano sempre di sposarsi tra loro (questa è in gran parte vera per i credenti) e altro ancora.

Le prime volte controbatti, poi ti arrendi e lasci parlare, tanto sono luoghi comuni così radicati che combatterli è tempo perso e provi piuttosto a guerreggiare con quel senso di persecuzione che ti accompagna, e non potrebbe essere altrimenti, fin da quando capisci qualcosa.

A volte vinci e a volte perdi, è la vita.

Ecco, ho provato a spiegarvi cos’è un ebreo laico che da sempre sogna la creazione di due Stati (Israele e Palestina) a pochi giorni dalla Giornata della Memoria.

Forse non verrà perché è molto difficile, ma davvero sarebbe un gran colpo se arrivasse Gagliardini.

Non so se sia da grande squadra, o da presunta grande squadre come vorrebbe essere l’Inter, ma certamente è superiore a tutti i centrocampisti viola con l’eccezione di Veretout e con il solo Benassi che potrebbe valerlo in certi momenti.

Insomma, un grande rinforzo per il centrocampo.

Quasi troppo bello per essere vero, tanto che lo danno come molto complicato, ma se fosse possibile arrivarci, farei veramente un grande sforzo per regalarci la possibilità di scalare la classifica.

 

Ci ho pensato a lungo ieri dopo la partita per cercare di ritrovare qualcosa di simile a quanto ci ha fatto vedere Muriel al Franchi.

L’unico paragone che mi è venuto in mente è stato con l’immenso Robertino Baggio e allora sono tornato a quei due gol di Milano e Napoli in slalom, gol che ho avuto la fortuna di raccontare in diretta quando ancora vedere le partite in televisione era qualcosa di inimmaginabile (anzi, per quello di San Siro c’era pure lo sciopero della Rai).

Solo che Robertino quelle due perle, forse più belle, ma certamente simili nello svolgimento dell’azione, ce le ha regalate in due gare diverse, a due anni di distanza e non quaranta minuti.

Ovviamente Baggio rimane Baggio e Muriel si spera che diventi qualcosa che ricorderemo a lungo, ma la giornata di ieri resta a suo modo storico.

Purtroppo solo per Muriel e non per il risultato, e neanche per la prestazione complessiva della squadra a cominciare dal reparto più affidabile, la difesa.

…eppure credo di essere uno che legge molto e cerca di informarsi parecchio.

Non sapevo che nel 2004 Roberto Saviano fosse tra i firmatari per l’appello in favore di Cesare Battisti.

E’ qualcosa di strabiliante, alla rovescia: aveva 25 anni ed era quindi abbondantemente nell’età della ragione, chissà cosa gli è passato per la testa.

E ancora: possibile non abbia mai sentito il bisogno di recitare un mea culpa mediatico, perché di idiozie ne facciamo nella vita, ma dovremmo avere la coscienza di chiedere scusa, soprattutto quando ti ergi a campione di moralismo e su quello costruisci la tua fortuna mediatica ed economica.

 

E a proposito di giornalisti, oggi compie 50 anni Francesco Selvi, l’ex ragazzo che 26 anni fa cominciò con me a cercare di farsi strada e che oggi è diventato un fior di professionista.

E’ stato inviato alla 7, splendido direttore di RTV38, adesso è un battitore libero che lascia spesso il segno con i suoi servizi.

Il raggiungimento della cifra tonda mi fa pensare al tempo che passa, ma anche all’affetto con cui l’ho seguito e alla stima che ho per lui, tanto da cedergli per due giorni l’opinione alle 6.50 del mattino a Radio Bruno.

E, insieme a pochissimi altri, Francesco è una delle poche persone di cui mi fido, un vero e proprio hombre vertical.

E’ un po’ come il coraggio per Don Abbondio: se non ce l’hai c’è poco da fare, proprio non ci arrivi.

La storia dei due ministri che accolgono Battisti, dandogli in pratica l’importanza di un Capo di Stato, è veramente triste e viene da pensare a cosa avrebbero dovuto fare i governanti dell’epoca quando presero il bandito Giuliano o Salvatore Riina.

In questo deserto comportamentale sta uscendo fuori sempre più pulita l’immagine del Presidente del Consiglio, che non è stato eletto dal popolo, non ha mai fatto politica nella sua vita precedente, non ha alle spalle potentati economici, ma almeno è stato dotato da madre natura di uno stile che lo colloca sempre più in alto rispetto alla stragrande maggioranza di quelli che governano con lui.

Meglio di così…

Partita molto difficile perché molto fisica, ma abbiamo retto bene e all fine il più fisico di tutti è stato Chiesa, che ha la freschezza dei vent’anni ed una grande classe.

Malino Muriel, e ci poteva stare, bene Simeone ed era una speranza.

Vincere a Torino contro Mazzarri e segnando nel finale è davvero un gran bel modo per iniziare calcisticamente il 2019

Per me domani bisognerebbe partire con Muriel per poi magari cambiarlo a gara in corso.

Non so se con Simeone o Mirallas, dipende anche dallo stato di forma dei due, ma bisognerebbe cominciare con la novità.

Il Torino ci ha sovrastato fisicamente in campionato, però alla fine eravamo noi ad essere rammaricati per il pareggio e da lì sarà bene ripartire mentalmente: la mia seconda squadra del cuore non ci è assolutamente superiore.

Me li ricordo bene quegli anni che vanno dal 1978 al 1985, anni di sofferenza interiore che però il tempo ha scolorito di quel nero dell’epoca, spruzzandoci allegramente sopra l’infido venticello  della nostalgia.

Anni in cui ero l’unico ad avere un registratore in mano in mezzo a chi mi sembrava inarrivabile: i giornalisti della carta stampata.

Quanto avrei voluto essere uno di loro, mi sembrava (e lo era!) un lavoro fantastico per cui io avrei pagato, mentre invece erano incredibilmente loro a percepire ottimi stipendi: vai al campo, parli con un giocatore, scrivi il pezzo, ci metti in tutto un paio d’ore, e il giorno dopo godi come un riccio perché la tua firma è stampata in neretto sul giornale.

Io ero l’intruso, per anni spocchiosamente nessuno mi ha rivolto la parola, a parte qualche rimprovero sgomitando  fuori dallo spogliatoio nel momento dell’uscita di un giocatore, quando perdevo la mia naturale timidezza conquistando la prima fila.

Per guadagnare un minimo di considerazione ci sono voluti almeno tre campionati di radiocronaca e i primi ingaggi di qualcuno di loro da opinionista e comunque l’aria da puzza sotto il naso con cui mi hanno guardato e trattato fin dal mio primo apparire non ancora maggiorenne è durata almeno fino alla partenza di Baggio, raccontata con scoop esclusivo grazie ai primi telefonini della storia.

Quaranta anni fa avrei preso per matto chi mi avesse detto che in un ritiro della Fiorentina non ci sarebbe stato neanche un giornalista della carta stampata (che io peraltro continuo ad adorare, la carta stampata, non il giornalista), ma solo gli inviati di due radio e di due siti internet.

E uno dei quattro inviati l’ho inviato io da editore/direttore, ha proprio ragione Venditti: che fantastica storia è la vita.

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