dicembre 2018


Sarò più buono nel 2019?

Molto difficile, perché più buono di così…

Confesso una certa difficoltà nello stilare un memorandum per l’anno che tra poco va ad iniziare: qualcosa ovviamente non è andato come avrei voluto, le paure per le persone che amo ci sono sempre, ma se dovessi lamentarmi del 2018 sarei veramente un ingrato.

Sono stati dodici mesi molto intensi, pieni di lavoro, di soddisfazioni e con una luce accecante ad ottobre.

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà, io mi sto preparando e questa è la novità…auguri a tutti voi.

Avremmo meritato di vincere e abbiamo giocato una partita più che dignitosa.

Due pali, altre due occasioni da gol, un rigore possibile direi che potrebbero bastare per marcare la nostra differenza su un campo da sempre difficile.

Invece abbiamo pareggiato, abbiamo fatto sette punti invece degli otto che avevo ipotizzato e siamo sempre lì, nella zona grigia della classifica.

Dispiace perché ci stiamo scivolando verso la malinconia, ci vorrebbe un mercatuccio di speranza, ma non è il caso di farci illusioni.

A me girano più stasera che mercoledì dopo il Parma, e a voi?

Non meritavamo di perderla, così come non meritavamo di vincere a Milano, il calcio è questo ed è la sua bellezza e la sua dannazione.

Non si può cambiare giudizio ad ogni partita, siamo da sesto, settimo posto: se ci arriviamo Pioli e i giocatori avranno fatto il massimo di quanto era nelle loro possibilità e le scelte di Corvino si saranno rivelate azzeccate, altrimenti si traccia una riga e si riparte.

Con o senza Corvino, con o senza Pioli.

Diverso il discorso per i Della Valle: ieri Firenze era il terzo stadio italiano per affluenza di pubblico, a poche migliaia di spettatori dalla Roma, che come città ha almeno sette volte i nostri abitanti e questa è la prima considerazione che ci porta all’amore inestinguibile del popolo viola.

La seconda è che qualsiasi bene di proprietà (e la Fiorentina, sarà bene ricordarselo è di proprietà dei Della Valle, che hanno speso 230 milioni in sedici anni, e non dei tifosi) diminuisce di valore se non fai delle manutenzioni e le manutenzioni costano, come sa bene chi deve rifare un bagno o le facciate di casa.

La traduzione del concetto è: cari fratelli Della Valle, siete proprio convinti che questo (amato, da noi) bene  sia giusto tenerlo così senza alcun intervento esterno, cioè senza un esborso economico di varia entità che consenta per esempio a gennaio l’acquisto di un attaccante decente?

Siccome è chiaro che viviamo da separati in casa, e quando si è separati in casa la colpa è di entrambi, il mio è un concetto prettamente economico, magari pensateci bene da qui al 3 gennaio e cambiate la rotta.

Certe sensazioni sono dentro di noi, le puoi sonmergere di dolore o di rabbia, ma vivono lo stesso anche se nemmeno immagini che esistano.

La pienezza di questo mio Natale è particolare,   unica: niente viaggi particolari o spese pazze, solo la condivisione di sentimenti. Quelli autentici, non di facciata.

Si sta chiudendo un anno fondamentale della mia vita, un anno che ha aperto un capitolo affascinante di un cinquantottenne nel pieno (si spera…) della maturità.

E qui mi fermo, augurandomi davvero che anche voi possiate vivere questi giorni con la mia stessa intensità e serenità.

 

Godiamocela e basta, senza rivincite su nessuno, anche perché non esiste materia più opinabile del calcio.

Non eravamo penosi prima, nonostante il pensiero di alcuni, non siamo da Champions oggi, magari potremmo diventarlo se investono, però per la seconda Europa ci possiamo stare.

Vincere a San Siro ti lascia addosso qualcosa che non si può definire, ad un certo punto se avessi dato retta al mio istinto avrei voluto entrare in diretta al posto di Sardelli da casa per scaricare la tensione.

Lafont e Milenkovic i migliori, ma quasi tutti sono stati sopra la sufficienza e vanno ringraziati perché ci faranno passare un gran bel Natale.

Come sta andando la rincorsa per il Natale?

Certo, il campionato aiuta a non pensare solo a quello e poi temo che molti di voi abbiano problemi importanti che certo non inducono a farsi contagiare dal suggestivo clima delle feste.

Per chi ama la Fiorentina il risultato di domani sarà umoralmente importante, a me piace comunque pensare soprattutto alla serenità che i prossimi giorni porteranno nelle nostre vite.

Personalmente da un po’ di tempo ho smesso di fare i bilanci e anche di guardare al recente passato, compreso lo tsunami che ho attraversato e che mi ha reso profondamente diverso, regalandomi una vita migliore.

Sto pure perdendo un po’ della mia famosa (tra gli amici) memoria, un dono/condanna per cui ho sempre avuto ben chiaro nella testa cosa stessi facendo in un certo periodo della vita e vi assicuro che non è proprio una fortuna possederla: non ricordare tutto, anzi dimenticare un bel po’ di cose, aiuta a rilassarsi.

E’ presto per farci gli auguri e questi sono giorni di regali, però spero con tutto il cuore che vi stiate preparando nel giusto modo a condividere le prossime ore con chi amate.

Il sì è per Simeone: ma se ci dessimo una regolata e la smettessimo di farci del male da soli?

Ok, ha fatto una bischerata e può anche darsi che fosse arrabbiato con i tifosi, però quanto vogliamo ancora continuare con questa storia? Soprattutto ora che ha ripreso a segnare. Abbiamo perdonato di più e di peggio in passato o siamo diventati tutti degli integralisti viola? A me il Cholito pare un gran bravo ragazzo, ha chiesto più volte scusa e quindi veramente la finirei qui.

Il no, assoluto, è per Balotelli. Così come lo era per Cssano: ma teneteveli voi gli irregolari che giocano una partita su quattro, che fanno casino nello spogliatoio e che prendono un ingaggio doppio rispetto al più bravo dei nostri. Mai a Firenze, per carità.

Il lieto fine è la storia della querela, anche grazie al lavoro di super Mattia Alfano.

Non ci sarà, Dario si è messo in contatto col sottoscritto, ha ammesso la sciocchezza, si è scusato (pure lui!) e ha fatto una donazione alla LIFC (Lega Fibrosi Cistica) sezione Toscana.

Bene così, adesso ci clamiamo tutti e pensiamo al Milan.

Finalmente un po’ di cuore e un po’ di tecnica, dopo aver sfiorato la caduta nel baratro.

Vittoria netta, senza discussioni, come ha ammesso l’onesto Iachini.

Vittoria che ci fa respirare, anche se non siamo a niente e molto dobbiamo ancora fare per fare un senso al nostro campionato.

Lascerei perdere le polemiche sullo stupido gesto di Simeone, da prendere in considerazione solo nel deprecabile caso che si ripetesse, ma conoscendo un po’ il ragazzo tenderei ad escluderlo.

Vorrei poi ringraziare gli autori dello striscione che mi riguarda e che mi accomuna a Sconcerti (uno dei migliori giornalisti italiani) per la pubblicità a costo zero che mi stanno facendo: ci sono molti colleghi che pagherebbero per avere la stessa visibilità e invece io non ho tirato fuori un euro.

E a proposito di soldi, i miei benefattori hanno ragione: con la Fiorentina in parte ci vivo (ho anche un altro importante lavoro, che nulla ha a che fare col calcio), così come grazie al Pentasport vivono una dozzina di persone e le loro rispettive famiglie e così come grazie alla Fiorentina vivono nella nostra città almeno un altro centinaio di persone.

Farei però un distinguo importante: noi paghiamo, com’è giusto che sia, la società viola per i diritti radiofonici e siamo quindi “clienti” e non fornitori, ma temo che i miei amici fatichino a capire la differenza.

L’accostamento a Sconcerti è criptico, ma se fosse legato alla richiesta di dialogo fatta ai Della Valle devo convenire che per una volta i miei amici sono perfettamente in linea con la società, da Della Valle a Cognigni.

Il fatto curioso è che lo striscione è arrivato dopo la mia ennesima presa di posizione sull’Heysel, vuoi vedere che…

Comunque sia, continuate così ragazzi, ci divertiamo tutti e la mia popolarità sale: grazie.

La vorrei vincere in tutti i modi questa partita, non mi interessa come.

Per questo penso che ogni eventuale contestazione a chiunque debba essere rimandata a dopo i novantesimo, sempre nel deplorevole caso fosse andata male.

Se invece dovesse finire come speriamo tutti (anche se sono sempre più convinto che ci sia chi gioca al tanto peggio, tanto meglio) darei un po’ di tregua in vista di Milano, ma questi sono solo i pensieri di un innamorato perso della Fiorentina dal 1965, poi ognuno faccia come crede,

Come è giusto che sia.

Non sono completamente bollito, anzi ad essere sincero penso di non esserlo affatto, e quindi so benissimo di aver preso una posizione impopolare, come peraltro è mi è già successo altre volte in quarant’anni di giornalismo.

Sarebbe molto più facile oggi e forse anche domani cavalcare l’onda del malcontento, urlare come e più degli altri, avendo oltretutto magnifiche casse di risonanza: Pentasport, giornale, TV, blog: sarei osannato come tribuno della plebe, ci sarebbero zero offese e applausi a scena aperta.

Peccato che le mie idee non abbiano prezzo e quindi continuo a pensarla allo stesso modo, e cioè che la stagione non è ancora compromessa e che abbiamo tutte le possibilità per raddrizzarla, a patto di non giocare col braccino del tennista, cioè con la paura di sbagliare e perdere.

Perché è questo che annuso nell’aria ed è quanto di peggio ci possa essere per la prestazione sportiva.

Datemi del visionario, ma se chiudessimo l’anno con otto punti in più (vittorie con Empoli e Parma, pareggi a Milano e Genova) forse non saremmo nemmeno troppo lontani dalla posizione europea e magari ci prenderemmo un quarto d’ora di ricreazione dai veleni su Della Valle, Cognigni, Corvino e Pioli.

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