dicembre 2017


Dove eravamo e dove ero dodici mesi fa?
Il 2017 è stato per me un anno molto importante, lo definirei della consapevolezza.
Ho preso coscienza di molte cose della mia vita, guardandole più oggettivamente, assumendomi le responsabilità per gli errori commessi nel passato e mi sono concretamente regalato un presente e (spero) un futuro in cui respirare serenamente, dopo lo tsunami che mi ha travolto oltre tre anni fa.
Ho preso per esempio consapevolezza che nulla è eterno, nemmeno le mie radiocronache o un certo modo di condurre la quotidianità che risentiva inevitabilmente della stanchezza accumulata in 36 anni di viaggi continui e ripartenze il giorno dopo senza mai fermarmi.
Tutto si è svolto in modo veloce e naturale, una scelta assolutamente inaspettata dodici mesi fa.
Ad un certo punto ho sentito che non potevo più occuparmi principalmente di me stesso, della mia affermazione professionale, che me ne dovevo fregare se perdevo popolarità, che chi amavo contava più di qualsiasi altra cosa.
Mi hanno aiutato due fattori esterni: non sono mai stato geloso di chi ho “allevato” nelle mie redazioni e ho certificato la bravura della squadra che mi accompagna.
A distanza di tre mesi sono soddisfatto e rifarei la stessa scelta, anche se non è stata indolore.
E poi bisogna anche rendersi conto che cambiamo ogni giorno, ci modifichiamo anche nella resistenza alla fatica e nella reattività, e che è sempre meglio essere noi a decidere quando e cosa modificare prima che ce lo impongano gli altri.

Questo blog va avanti da oltre dodici anni e si può dire che dal 2005 abbia visto passare in rassegna la mia vita.
Molti di voi hanno percepito i miei diversi stati d’animo, me ne sono accorto incontrandovi e avvertendo l’affetto che avevate e che avete per me.
E allora ho pensato di considerarvi una sorta di “amico immaginario”, che mi ha aiutato nelle fasi più critiche anche con una sola parola.
Proprio per questo, credetemi, gli auguri che ci facciamo tra noi per un grande 2018 sono assolutamente sinceri.

Ci guadagna il Milan, non ci sono dubbi e la responsabilità di Sportello è evidente.
Contro un avversario piccolo piccolo avremmo meritato di vincere, per quello che abbiamo cominciato a fare dal 40° del primo tempo (cioè tardi), peccato che non conti niente.
Abbiamo un problema Benassi, che si sta pericolosamente perdendo, ed era giusto tenere fuori Chiesa, decisione che alla lettura delle formazioni mi aveva molto sorpreso.
Siamo sempre lì, ne’ carne, ne’ pesce: un limbo che proprio non ci piace, ma su cui invito a riflettere senza toni disfattisti.
L’Europa non è poi così lontana.

Mi informano stamani che avrei condiviso con Vuturo su Facebook un articolo di Ferrara, che neanche ho letto.
Ribadisco il concetto: non ho Facebook, c’è qualcuno che si spaccia al posto mio e ora dovrò seriamente intervenire per far cessare questo furto di identità.
Ma non è solo questo.
Come se non bastassero i problemi per tenere in piedi un’azienda che ha otto assunti, più una nutrita serie di collaboratori, ogni tanto mi arrivano notizie di scambi di messaggi deliranti che mi vedono protagonista e che hanno come interlocutori chi da anni è con me.
Taccio il come è il perché di certe idiozie, ma resta il fatto che odio sprecare il tempo così e vorrei riservare le energie a cose più serie.

Aggiornamento: la pagina su Facebook resta, non è mia, ma la gestirà una persona di mia fiducia

Sconfitta meritata e partita affrontata senza la consapevolezza che potesse essere più importante che in campionato.
Abbiamo regalato un tempo e davverobnon si può, all’Olompico e non è un problema dì formazione.
Babacar lo volevano tutti, la difesa a tre pure, Saponara aveva fatto bene contro la Samp e Sanchez…beh, lo confesso: non lo sopporto più.
Sta fermo quando lo saltano, corre pochissimo, non costruisce, tira non centrando mai la porta.
È l’atteggiamento che ha deluso, soprattutto alla luce del secondo tempo che ha raccontato di quanto non fossimo così lontano dalla Lazio.
Peccato, anche per questa stagione niente Coppa Italia.

Vi auguro di passare giorni pieni di vera serenità, non di facciata.
Ascoltate più di sempre i vostri figli, se ne avete, sono soprattutto le loro feste.
Staccate da tutto e dedicate tempo a chi amate davvero, perdonando gli stupidi, i falsi e chi, pur standovi vicino, è incapace di volervi bene.
Auguri davvero di cuore a tutti voi, amici di blog, che mi state accompagnando da oltre dodici anni

Una prova scintillante ed inaspettata, meglio anche che a Napoli perché impostare il gioco è molto più complicato che agire di rimessa.
Successo strameritato e squadra in grande salute fisica, complimenti a Pioli.
Adesso anche la Lazio a Roma è un avversario alla nostra portata.
Adesso, forse, siamo tutti un po’ più tranquilli.

Una cosa è certa ed incontrovertibile: i Della Valle e la minoranza rumorosa che contesta la proprietà viola hanno a cuore la Fiorentina.

Ed è questo il punto di partenza da cui si dovrebbe cominciare a costruire un dialogo che per ora sembra essere tra sordi.

Ho molto apprezzato l’uscita di Andrea, soprattutto per il tono: sembrava una persona ferita che vorrebbe ripartire, ma che viene bloccata dalla paura di soffrire ancora.

Si può discutere a lungo sul fatto che un proprietario di club calcistico di alto livello debba o possa sopportare gli insulti, sarebbe però un dibattito assurdo perché qui non esistono regole.

E se Andrea Della Valle non ne può più (secondo me a ragione) di venire offeso allo stadio, non si può che prenderne atto e cercare soluzioni alternative, fermo restando che ognuno è libero di esprimere il proprio dissenso.

Ci vorrebbe un passo indietro delle due parti, proprio partendo dal concetto che l’unica cosa che conta è la Fiorentina: la minoranza rumorosa contesta (quando è il caso) civilmente e Andrea Della Valle torna a Firenze mettendoci molto del suo in termini di entusiasmo e anche un po’ economici.

Sembrerebbe facile, ma ci sono dei muri molto spessi da abbattere e magari c’è anche chi ha piacere che quei muri restino in piedi.

Ho scoperto il Natale a 19 anni, con il mio primo pranzo a casa della ragazza con cui stavo insieme, alle elementari e alle medie il 25 dicembre andavo a scuola, pensa un po’.

Mi piacque moltissimo tutto, specialmente l’atmosfera che si creava nella preparazione del pranzo e poi quando si aprivano i regali.

Certo, eravamo solo in sei e posso quindi ben capire il giramento di scatole dello stare per ore a tavola con un’altra quindicina di persone che vedi una volta l’anno e che magari non ti restano neppure simpatiche.

Diciamo che i miei ultimi Natali assomigliavano (parecchio in peggio) alla Fiorentina di Mihajlovic e avevo  quindi perso certe sensazioni che invece per fortuna sto riassaporando in questo dicembre 2017.

Per esempio, i regali: che state preparando?

Vi piace più riceverli o farli?

Come mascherate la delusione se quello che scartate proprio non vi piace? O se capite che quello a cui avevate pensato non è gradito da chi lo riceve?

Sono curioso…

Una di quelle partite che quando ero ragazzo mi facevano tornare a casa livido di rabbia, più che se avessimo perso.

La mancanza del gol, l’impotenza in fase realizzativa è per quanto di maggiormente frustrante ci sia nel calcio, oggi ci aggiungiamo l’aggravante di non avere in pratica giocato il primo tempo per motivi sinceramente oscuri.

Peccato, davvero peccato, perché avremmo dato una bella scrollata alla classifica e ci saremmo regalati prospettive interessanti di fine anno.

L’errore più clamoroso resta quello di Simeone su assist perfetto rasoterra di Chiesa, da quella posizione un attaccante deve prendere almeno la porta, poi il portiere può anche fare il miracolo.

Non avremmo rubato la vittoria, ma il Genoa ci ha in pratica incartato la partita come noi a Napoli una settimana fa e senza qualcuno che inventa qualcosa queste partite si sbloccano con enorme difficoltà.

Come sarebbe andata nella passata stagione se in panchina avessimo avuto un allenatore normale, perfino bravo e non ostile alla società?

Perchè non si discute sul fatto che tecnicamente la squadra di un anno fa fosse più forte di questa, che però ci mette qualcosa in più, anzi molto in più, sul piano della grinta, della concentrazione e della volontà.

Ripenso agli ultimi dieci minuti di ieri, con Benassi e soprattutto Veretout a tascinare tutti in avanti per non arrivare ai supplementari, poi è chiaro che contano gli episodi (vedi rigore stupido preso dalla Samp), però la voglia di vincere si vedeva benissimo.

Cominciamo a divertirci ed è una sensazione inattesa dopo mesi di nuvole nere e mugugni senza fine.

 

 

(Da un amico) Per il problema “virus” se usate Firefox o Chrome come browser potete installare l’ add on NOSCRIPT che blocca una bella fetta di queste porcherie

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