dicembre 2016


Classico bilancio di fine anno, ovviamente personale: il 2016 rientra certamente tra le stagioni buone della vita.

Sono stati dodici mesi importanti, direi decisivi per capire chi e cosa conta e chi e cosa invece no, ma soprattutto il 2016 mi ha restituito quella serenità che avevo smarrito nel biennio precedente.

Sono tornato ad abitare a Firenze ed è bellissimo, d’altra parte ci sarà pure un motivo per cui la ritengo (e non solo io) la città più bella del mondo.

Certo, sulla Fiorentina il discorso è profondamente diverso: chi se lo aspettava un 2016 così deludente dopo il girone di andata dello scorso campionato?

La colpa è di tutti, con responsabilità ovviamente decrescenti a seconda del ruoolo occupato, ma nessuno si può tirare fuori.

Buon 2017 a tutti, divertitevi, amate chi vi ama e non buttate via il vostro tempo con gli stupidi, i superficiali e chi non sa voler bene.

Ero tra i cinque giornalisti presenti quando qualche anno fa  Cognigni illustrò i piani della società, dando in pratica il via al tanto detestato autofinanziamento.

In quell’occasione il presidente esecutivo non disse mai che non c’era alcun interesse a vincere la Coppa Italia, ma che analizzando i costi e i ricavi della manifestazione era stato verificato come il pagato in premi fosse superiore a quanto la Fiorentina avrebbe incassato dalla Lega, ma la Coppa i Della Valle la volevano vincere in tutti i modi.

Nel telefono senza fili che è ormai diventato il circo mediatico viola la società avrebbe invece preferito non alzare quel trofeo…

Un anno fa lo stesso Cognigni espresse un concetto più o meno simile al Corriere Fiorentino parlando di entrate e uscite per una qualificazione Champions, aggiungendo anche in questo caso che l’obiettivo era quello di entrare nella competizione, concludendo tragicamente con un “non ci faremo trovare impreparati in vista del mercato di gennaio”.

Per molti tifosi la Fiorentina avrebbe invece deciso di rinunciare di propria volontà al terzo posto.

Con l’intervista che ho realizzato in esclusiva con Panerai stessa musica: Panerai non ha mai detto che attualmente ci sono 48 milioni di deficit, ma che Corvino è dovuto partire da una situazione in cui nel 2014 (ripeto, nel 2014) il disavanzo era appunto di 48 milioni. Cifra peraltro già contestata a Genova da Pradé.

Certo, sarebbe molto meglio se qualcuno ci dicesse di quanto è fuori attualmente la società, aiuterebbe alla trasparenza e servirebbe a capire quando finalmente finirà questa via crucis verso la parità di bilancio.

E’ chiaro che queste prospettive non sono esaltanti perchè a tutti piacerebbe una gestione più passionale in termini economici dei Della Valle, ma almeno cerchiamo di ristabilire un po’ di chiarezza.

Perché alla fine la domanda è questa: d’accordo, ci danno una cifra esagerata per Kalinic,  qualcosa che vale più o meno come i soldi del Chelsea per Alonso, ma poi?

Voglio dire: cosa compriamo a gennaio che valga il croato e non costringa all’affanno offensivo?

Oppure pensiamo di puntare tutto su Babacar , e magari Zarate, prendendo un usato sicuro e poi spendendo quei soldi in estate (ma il precedente di Cuadrado non induce a facili speranze)?

La decisione è molto complicata e la parola definitiva è di Corvino più che di Sousa, che pare ormai un corpo estraneo alle scelte societarie e qualunque sia l’esito finale di questa trattativa ci saranno comunque degli scontenti.

 

P.S. Un abbraccio particolare a fax 1940

È la pace interiore quella che conta di più, naturalmente se si ha la fortuna di godere di buona salute.

Tutto il resto viene dopo, se si è a posto con la propria coscienza, se non abbiamo mai tradito la fiducia chi ci vuole bene, prima o poi i conti tornano anche se la strada è lunga e in salita.

Auguro a tutti voi questa pace interiore: se vi sentirete uomini e donne migliori rispetto a un anno fa, vedrete  che lo capirà anche chi vi accompagna.

Buon Natale a tutti.

L’avremmo firmato il pareggio, ma siamo giustamente delusi perché c’era aria da grande impresa.

Come mai la Fiorentina giochi solo un tempo, che l’avversario sia il Napoli o il Bologna, non si sa,  ed è quindi normale vedere il bicchiere o mezzo pieno o mezzo vuoto.

I pessimisti direanno che abbiamo fatto un punto in tre partite, che siamo lontani dall’Europa, che alcuni giocatori sono imbarazzanti, che non comprare nessuno a agennaio e da autolesionsiti.

Gli ottimisti penseranno a Bernardeschi, a Zarate, al Napoli alle corde nella ripresa, all’aver battuto la Roma, aver rischiato di pareggiare in dieci a Milano e aver sprecato un rigore per sconfiggere il Milan: tutti segnali che fanno pensare ad una squadra forte, molto forte.

Comunque sia, è stata una bellissima partita, dispiace non averla vinta, ma ce la siamo giocata alla pari con la formazione che davvero fa vedere il miglior calcio in Italia.

Sono più forti, non ci sono dubbi.

Più organizzati, con un allenatore più bravo e con un monte ingaggi che è il doppio del nostro.

In più volano sulle ali dell’entusiasmo, hanno abbastanza esperienza per non esaltarsi dopo gli ultimi successi e giocatori capaci della prodezza in qualsiasi momento.

Senza Higuain giocano perfino meglio e segnano di più.

Ma il calcio è tutto meno che una scienza esatta e quindi…

Comincia lo scatto finale per regalare a chi ci vuole bene qualcosa che faccia capire il nostro affetto.

Le ultime vicende della vita mi hanno portato ad aprire gli occhi su tanti aspetti su cui prima sorvolavo, per esempio l’inutilità di certi gesti o anche sprecare il mio (preziosissimo) tempo con persone o in situazioni marce.

I regali di Natale sono una conseguenza di quanto sopra: pochi e molto pensati, non un tanto al chilo, tanto per capirci.

Voi potreste però fare qualcosa per me e questo è un messaggio promozionale, come quelli che lancio in radio.

Guardate alla destra del blog, ci sono dei bei rettangoli su cui magari vi siete poco soffermati perché eravate troppo impegnati su Sousa o Bernardeschi.

Ecco, cliccateci sopra e poi decidete cosa fare: sono le associazioni e i gruppi che in qualche modo sorreggono il “nostro” blog  e ogni tanto meritano una vostra visita e un vostro aiuto, grazie

Guardiamo come va col Napoli e poi converrà trarre delle conclusioni

Perché è come se stessimo giocando due campionati, uno reale con tanto di sconfitte e classifica, è uno virtuale, che sarebbe poi quello raccontato da Sousa prima e dopo le partite

Il problema è che da giovedì scorso alle 20 questi due tornei non coincidono e a me piacerebbe tanto seguire con “emozion” il nostro tecnico e invece mi tocca raccontare di Tello in campo sempre e, pensa un po’, perfino commentare il nostro ottavo posto

…chiederebbe l’esonero immediato di Sousa.

E sarebbe difficile contraddirlo, perché quello di ieri è stato un suicidio inspiegabile a qualsiasi livello.

Kalinic fuori, Milic vertice alto a sinistra, Bernardeschi a destra, Zarate punta centrale: non sono un allenatore, capisco di calcio infinitamente meno del nostro tecnico, ma queste cose non stanno ne’ in cielo ne’ in terra.

Cerco di andare a memoria: Astori fuori  lo scorso anno  “perché con la coppia Roncaglia-Tomovic avevamo vinto”, l’esclusione di Kalinic contro l’Empoli, l’accanimento terapeutico con Tello, i cambi pazzeschi di Milano poche settimane fa e adesso questo capolavoro di formazione con cui abbiamo perso la partita che ci doveva rilanciare.

Sono inferocito, e mi capita raramente, e non riesco a trovare giustificazioni se non che volesse fare il fenomeno e stupire tutti.

Complimenti.

Federico Bernardeschi ha una bella testa funzionante, ne ho avuto la conferma ieri passandoci un po’ di tempo insieme.

Deeve aver passato un momento di sbandamento, fotografato dall’improbabile capigliatura color platino che, guarda caso, coincise con la perdita del posto di titolare, ma lo ha superato brillantemente, grazie ad una forza interiore nata e maturata da quando aveva 16 anni e decise di vivere da solo.

Confesso che dopo quaranta anni di frequentazioni pallonare non mi fa impazzire intervistare giocatori, questione d’età e forse anche di una certa fatica a restare nel “calcese”, ma Bernardeschi mi stimola e mi consente di sbirciare da un’altra prospettiva il mondo dei giovani di cui fanno parte le mie figlie.

Il ragazzo pensa prima di parlare, lo si capisce standoci accanto, e si sforza pure di non essere banale: voto alto, che diventa altissimo se paragonato al resto del suo mondo.

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