maggio 2016


Ho cominciato più di un mese fa a chiedere a Ranieri se fosse possibile averlo nel Pentasport.
Ieri mi aveva detto che era in volo e che quindi non sapeva se ce l’avrebbe fatta.
Questa del viaggio in aereo è spesso una scusa usata dall’interlocutore che ancora non ha deciso se sia o meno il caso di intervenire in radio, ma non valeva per Claudio e lo sapevo bene.
Abbiamo così cominciato a chiamare alle 18: sempre staccato e mi sono detto che anche per questa volta bisognava rimandare l’intervista con l’uomo mondialmente più celebrato dal pianeta calcio.
Poi, guarda caso proprio mentre avevamo in collegamento l’antico compare Luciano Dati, ecco che mi squilla il cellulare ed è lui che chiama perché è appena atterrato e quindi è disponibile.
Al di là del colpo giornalistico, che come tutte le cose domani sarà giustamente già dimenticato, mi chiedo in quanti si sarebbero comportati così.
E in queste cose vincere o perdere un campionato non c’entra niente.

Il discorso era molto semplice: mi piacevano, molto più dei gatti, ma avevo una paura incredibile, quasi certamente ereditaria perché non mi avevano mai morso o inseguito.
Sto parlando dei cani, a volte gli amici dovevano metterli in un’altra stanza perché non c’era niente da fare, mi irrigidivo trasmettendo qualcosa che loro avvertivano e che giustamente provocava ostilità.
Gli ultimi rivoluzionari accadimenti della vita hanno avuto anche questo effetto, che solo ad immaginarlo qualche tempo fa mi sarebbe sembrato incredibile: non solo non li temo più, ma ho addirittura imparato a conviverci con sommo piacere.
Con uno in particolare, anzi una, ho un rapporto bellissimo: la porto fuori, mi segue, mi si è affezionata e pare perfino darmi retta pur non essendo il suo padrone.
Ma guarda un po’ quante cose si imparano a 55 anni…

L’idea Guerini fu ottima, anche se è stato ed è molto difficile spiegare a chi ama la Fiorentina perché nel viale Fanti non ci sia posto per Antognoni.
Adesso si tratta di scegliere un altro ex e tenendo conto che i due più grandi per un motivo o per l’altro non ci possono essere (dubito che Bati accetti di lasciare tutto per un ruolo di rappresentanza) non rimane che pensare ad un vecchio cuore viola.
A me pare che Celeste Pin possa essere una buona scelta, in seconda battuta Riganò, a seguire Orlando e Mareggini.
Tutti ex ragazzi con la testa sulle spalle, che sanno parlare e che sono indissolubilmente legati a questa maglia.
Dite la vostra, sono curioso.

Ancora tu?
Ma non dovevamo rivederci più?
Sono molto curioso di ascoltare la prima conferenza del secondo atto del Corvino viola.
Quattro anni sono un tempo sufficiente per metabolizzare gli eccessi del quotidiano, cambia molto la prospettiva su eventi e persone.
Come lo ritroveremo?
Quanto litigheremo, semmai litigheremo?
Ma, soprattutto, quanti mezzi avrà per provare a fare meglio degli ultimi anni, impresa niente affatto facile per tutti, Corvino compreso.

Ho avuto momenti di grande difficoltà, lo ammetto: quando il Milan attaccava speravo che facessero gol, era una specie di riflesso condizionato, sapevo che ci avremmo rimesso, ma era più forte di me.
Ai supplementari ho pensato che sarebbe andata in quel modo, non lo meritavano, ma avrebbero vinto loro e così è stato.
Gran partita del Milan, come avremmo dovuto fare noi due anni fa all’Olimpico e sconfitta beffarda, assolutamente non meritata.
Per una volta il c… della Juve ci ha fatto comodo e credo sia un evento epocale, che chissà quando mai si ripeterà.
Bene, adesso possiamo cominciare a programmare la stagione e forse sarebbe pure il caso di cominciare a farlo…

Scorro la lista dei messaggi che mi arrivano da tutte le parti, via sms, whatsapp e mail e vengo scosso da un fremito di indignazione verso me stesso.
Cavolo, non ho risposta a lui/lei, eppure ci tengo, ma che razza di figura ho fatto?
A volte rimedio con colpevole ritardo, in altre circostanze mi scuso e basta perché sono ormai fuori tempo massimo: in questo splendido sabato di maggio rifletto.
Ma prima come diavolo facevamo a vivere?
Voglio dire, per esempio: con la tua ragazza ti sentivi una volta dopo cena, magari per un’ora e poi stop.
Ricordo formidabili conversazioni/litigate dalla mia casa di via Paisiello, eroici match verbali che poi emigravano verso la cabina telefonica di piazza Puccini perché l’unico apparecchio di famiglia era giustamente reclamato da genitori e sorella.
Qualcosa avranno pur cementato quei dialoghi reali e non sullo schermo di un cellulare o di un computer visto che le due belle signore in questione sono diventate una la mia prima moglie e l’altra chissà…
Ora invece è tutto un fiorire di frasi secche, risposte e contro-risposte, a qualsiasi ora del giorno e della notte e non solo per le faccende di cuore, che restano comunque le più gettonate, ma anche per divertimento, lavoro, amicizie e tutto ciò che contempla lo scibile umano.
Essendo piuttosto egocentrico non mi sono certo sottratto alla sfida e ho quindi dato il mio robusto contributo al fiume di parole, compiacendomi spesso con quanto scrivevo, come se il mio messaggio fosse il più “figo” del villaggio.
La domanda di fondo, sempre in questo fantastico sabato di maggio, è però solo una: cosa comunichiamo veramente quando “parliamo” così?

“E allora com’è Raoul Bova visto da vicino?”
E come vuoi che sia? Non mi pare un brutto uomo…
Serata speciale all’Olimpico di Roma, sono in campo per la Partita del Cuore non per giocare, ma solo perché ancora nessuno ha capito fino in fondo le mie doti di cantante.
Eccoli lì a due metri gli uomini che si contendono con i calciatori lo scettro del fascino tra il pubblico femminile.
Bova, Zingaretti (bassissimo, ma tutte dicono che abbia occhi che incantano), Adriano Giannini, il super bello Michele Morrone, Sermonti e molti altri che adesso non ricordo.
E poi lui, l’uomo bionico: Gianni Morandi, 72 anni una cosa mostruosa, in campo e come vivacità di pensiero, ma cosa prende prima di andare a letto?
Mi ha fatto guadagnare dieci punti con mia mamma quando le ho mandato la foto, a quasi 78 anni è sempre innamorata di lui…
Gli sta dietro solo Mogol, quasi ottantenne, che ancora correva sulla fascia: bionico.
Ma Bova, com’è? Dai diccelo!
Purtroppo non ci sono difetti visibili e capisco lo stordimento, molto più per lui che per il sosia di Ranieri…
Per un minimo di compensazione ho visto un pezzo di partita seduto accanto a Luisa Ranieri e devo dire che nella vita c’è di peggio, molto di peggio…

No, non ci posso credere che 26 donne inglesi si siano accoppiate con un signore presumibilmente sulla sessantina solo perché il tipo fosse il sosia di Claudio Ranieri.
No, dico: ventisei.
Ho una considerazione troppo alta dell’universo femminile per ipotizzare una simile mattanza di sentimenti.
Me lo devono dimostrare, il sosia mi deve portare da ognuna delle signore o signorine in ballo che dovrà a sua volta confermare l’accaduto.
E’ vero che l’educazione sentimentale di noi maschi degli anni sessanta era piuttosto discutibile (e infatti ci abbiamo discusso per decenni), ma che si vada a copulare con qualcuno solo perché ha vinto il campionato di calcio mi sembra una di quelle storie che si leggevano sotto il militare, tipo Lando o simili.
Dai, ditemi che non è vero.

Gran vittoria davvero, peccato non serva a niente per la classifica, ma va e fa bene lo stesso.
Al gol di Lulic ho rivisto fantasmi zemaniani e invece abbiamo tirato fuori una signora prestazione senza Ilicic, Kalinic e Borja Valero.
Merito del centrocampo a tre?
Potrebbe essere una chiave di lettura, ma non l’unica e neanche la più importante perché i suonatori contano molto più dello spartito.
Bello uscire dall’Olimpico in quel modo, a patto che un successo così non faccia da specchietto per le allodole perché c’è molto da fare sul mercato e magari bisognerebbe prima o poi decidere chi sarà il nuovo direttore sportivo.
Intanto sappiamo che abbiamo un’ottima prospettiva come portiere, un ragazzo che deve giocare e che comunque ha carattere perché prendere una rete dopo due minuti e in quel modo a Roma avrebbe demoralizzato giocatori molto più esperti di Lezzerini e invece alla fine è andata benissimo, complimenti.

Nella corsa a due per il posto di direttore sportivo viola, fra Corvino e Pradè voto senz’altro per quest’ultimo.
Mi sfugge completamente il senso dell’operazione “ritorno a casa di Pantaleo”, un passo indietro non da poco.
Appena ri-sbarcato a Firenze Corvino si troverebbe ad operare in una piazza che è già divisa sul suo nome proprio per via del suo modo molto personale di lavorare.
Pradé ha certamente sbagliato tanto, ma le famose plusvalenze corviniane sono state realizzate anche grazie alle intuizioni di vendita di chi lo ha sostituito e soprattutto come facciamo a dimenticare le ultime due stagioni di Pantaleo, quelle post Prandelli?
Ovviamente, come sempre, il dibattito è aperto, ma se non arriva un terzo nome, molto meglio continuare con Pradé che assistere alla restaurazione corviniana.

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