marzo 2016


Vabbeh, ho le mie attenuanti…
E’ da un po’ di tempo che prediligo la qualità alla quantità e quindi passare del tempo con i miei figli è il massimo della vita.
Vado quindi spesso a prendere Cosimo a scuola e là davanti c’è uno splendido prato, invitante per il “matchino”, succede che sono in cinque e i novenni mi chiedono di partecipare in abiti lavorativi (e meno male che odio la cravatta!) alla sfida.
“Ok, mi metto in difesa e non tiro”: avevo detto che dopo l’infortunio dell’estate non avrei più giocato e invece…
Il resto non ha prezzo per un padre diversamente giovane come il sottoscritto, perché sono in squadra in Cosimo e dialoghiamo calcisticamente come immaginavo non sarei mai riuscito a fare visti i 46 anni di differenza.
E non mi sono neanche fatto male, ora però davvero basta, a meno che…

Per me Montella è stato un ottimo tecnico, che ha regalato gioco e quarti posti, che nella filosofia corviniana vorrebbero dire scudetti.
Non capisco quindi perché dovrebbe essere fischiato quando domenica tornerà al Franchi e non credo che alcune sue improvvide uscite sui tifosi e l’ambiente, vedi soprattutto dopo il Siviglia, scalfiscano quanto di buono realizzato nei tre anni in viola.
Quello che proprio non comprendo è però la sua tenacia nel pensare di avere ragione sulla famosa clausola rescissoria, che Montella ha liberamente firmato senza troppi problemi e che ha cominciato a stargli sulle scatole fin dall’inizio della scorsa stagione.
Per una mia costruzione mentale e morale non riesco a sopportare chi si sottrae agli impegni presi, che siano scritti o verbali: a costo di farmi del male, voglio sempre rispettare la parola data.
Per questo le disquisizioni giuridiche di Montella, con cui sull’argomento ho avuto un vivace scambio di opinioni a Palermo dieci mesi fa, mi deludono parecchio.

Giornate piene di dolce far niente, anche se mi sono preso uno spavento con Cosimo sugli sci, ma i bambini hanno (purtroppo non tutti) un loro angelo protettore che li assiste e che condannano per fortuna il genitore solo allo stress.
Bellissimo avere davanti ore non programmate, cene non fissate, una lentezza avvolgente e piena di fascino.
Domani si fa il bis e poi si riparte, con un bel carico di benzina nel serbatoio: speriamo che ce l’abbia pure la Fiorentina.

Non ha detto cose sensazionali, ma era necessario che parlasse.
Andrea Della Valle è uscito dal castello ed è sceso tra noi a raccontarci che non vuole mollare, che bisogna crederci, che la famiglia ha messo anche quest’anno venti milioni: se avesse evitato la solita differenziazione tra tifosi bravi (quelli che non contestano) e meno bravi (quelli che contestano) il voto sarebbe stato altissimo.
Così comunque mi è piaciuto, è stata un’uscita a sorpresa che non placherà l’ira funesta di chi odia i Della Valle a prescindere, ma dà secondo me compattezza all’ambiente e in questo momento penso che ce ne fosse un gran bisogno.

Il quesito di fondo è capire quale sia la vera Fiorentina?
Perché forse il miracolo del girone di andata aveva fondamenta fragili e cioè una preparazione ottima, ma anche impostata per avere una avvio sparato che è poi proseguito per me tre mesi.
Un’analisi completa di partenze e arrivi ci regala un organico indebolito rispetto all’anno scorso ed è da lì che è nato il mio “insufficiente” alla fine del mercato estivo, e questa è una responsabilità della società, che non a caso si è ridimensionata in termini di ingaggio.
Ma poiché il calcio non è solo numeri, ma anche fantasia e fiuto, ecco che c’è sembrato di averli fregati tutti e forse lo hanno pensato pure dentro la sede viola, raddoppiando il “non investimento” con i risultati che vediamo.
Detto tutto questo, ribadisco il concetto per cui non è possibile immaginare di non aver battuto il Verona e il Frosinone perché non sono arrivati difensori e centrocampisti.
Cioè, sono arrivati, ma è come se non ci fossero..

Mentre uscivo dallo stadio di Frosinone ripensavo a Spalletti e alle sue dichiarazioni post eliminazione a Madrid.
Ecco, dopo aver preso due punti contro l’ultima e la penultima in classifica, riterrei opportuno adottare lo stesso atteggiamento: silenzio e a casa contriti.
Poi si può discutere sul rigore non dato a Kalinic, molto nervoso e non è un caso, o appellarsi alla sfortuna per i due legni colpiti nel finale del primo tempo, ma resta il fatto che il Frosinone il suo punticino se lo è guadagnato tutto.
Siamo mosci, senza continuità di gioco e andare meglio che contro il Verona mi pareva proprio il minimo.
E’ colpa della società e dei mancati acquisti a gennaio?
Ne ho diffusamente discusso con Bernardo nel Pentasport di fine partita: per me non è possibile che sia così, che cioè dei professionisti strapagati si blocchino perché la Fiorentina ha sciaguratamente deciso di farsi del male da sola.
Se così fosse, io li manderei tutti a casa, perché i giocatori e Sousa hanno il dovere di dare tutto fino al 15 maggio e se ne devono fregare di chi c’è o non c’è, poi si discute
Con questo parametro di giudizio cosa dovrebbero dire e fare i loro colleghi che vengono pagati un mese sì e tre no?

Per evitare il bis della passata stagione, Cagliari e Verona, bisogna giocare bene e vincere a Frosinone.
Se vogliamo parlare di clima acceso per via dell’esordio di Lezzerini all’andata o perché loro si giocano le ultime possibilità di salvezza, facciamolo pure, ma sono teorie fragili perché abbiamo avuto una settimana di tempo per preparare la gara.
E poi recuperiamo il centrocampo titolare, il resto sta tutto nelle scelte di Sousa, che dovrebbe aver capito la lezione di domenica scorsa: qui non c’è tempo per recuperare nessuno, bisogna far giocare quelli più forti e pazienza se qualcuno mugugna.
L’importante è che sia contento il popolo viola.

Ahi, pensavo si fosse colta la polemica con le improvvide dichiarazioni di Bertolaso sulla Meloni e sul fatto che deve pensare al suo futuro ruolo di mamma, come se tutte le donne che lavorano otto e più ore al giorno non potessero svolgere benissimo lo stesso ruolo.
Certo che non lascio, anche perché devo e dovrò mantenere per chissà quanto un bel po’ di persone ed anche se è uno…sporco lavoro (oh, sto scherzando ancora, so benissimo che seguire la Fiorentina è un mestiere da “invidiato” speciale), qualcuno lo deve pur fare.
Al massimo ne salterò qualcuna durante l’anno, ma qualcosa di sopportabile…
Comunque grazie per la mozione di affetto dimostrata!

Ora invece parliamo seriamente dei dati di ascolto delle radio che si occupano con diverse ore di programmazione di Fiorentina.
Sono usciti i numeri relativi all’ora media e alla provincia di Firenze e sono i seguenti: Radio Blu 37.000, Lady Radio 28.000, Radio Bruno 26.000, questi dati si riferiscono al secondo semestre 2015.
Mi sembra giusto fornire gli stessi dati relativi al primo semestre 2015, quando il gruppo del Pentasport era a Radio Blu
Radio Blu 75.000, Lady Radio 39.000, Radio Bruno 13.000.
A voi che mi seguite sul blog e (spero) ci ascoltate in radio ogni tipo di considerazione

Essendo molto impegnato nel mio ruolo di babbo non di uno, ma di ben tre figli, sarà molto difficile che possa continuare a seguire la Fiorentina in trasferta.
Al Franchi sì, forse ci riesco, ma come faccio a svolgere due ruoli in contemporanea, il genitore ed il radiocronista, senza far mancare niente alla prole?
Promuoverò un concorso in redazione per stabilire chi tra i senza pargoli è il più adatto a sostituirmi ed eccezionalmente, ma proprio perché sono buono, farò partecipare alla tenzone anche Michela Lanza.
Appena uscirà il vincitore, sarà mia premura comunicare il nome all’esimio dottor Guido Bertolaso, specialista in disastri.

Allarme rosso su tutta la linea: non si può pareggiare col Verona in casa anche se abbiamo fatto un mercato invernale quasi da masochisti.
Non si può, soprattutto dopo aver avuto la fortuna di passare in vantaggio con un autogol.
La puoi gestire come meglio credi e invece sul piano atletico siamo proprio poca cosa e questo mi preoccupa ancora di più.
Gonzalo aveva un problema al polpaccio, ma Kalinic?
Che aveva? Perché non ha giocato?
E Tino Costa cosa aveva? Forse niente, è questo e basta.
Babacar invece è un mistero, oggi ha toccato il punto più basso della sua giovane carriera e sarebbe interessante capire il perché sembrava quasi disinteressarsi di quello che avveniva al Franchi dalle 15 alle 16.50.
Fa molto male salutare la Champions, che oggi pare lontanissima e pensare a dove eravamo prima della sosta invernale aggiunge solo sale alla ferita.

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