febbraio 2016


Poiché non smetto mai di sognare, ieri sera tifavo per l’Inter…
Ok, la Juve è un’altra cosa, ma il Napoli, questo Napoli con il mal di pancia di Higuain, non mi sembra una squadra imbattibile.
Al di là della solita retorica, questa sera un ruolo importante lo giocherà l’ambiente, cioè saper trasformare il Franchi in qualcosa che in questa stagione si visto raramente, una bolgia che deve durare tutta la partita.
E se i ragazzi della curva entreranno dopo, dovrebbe essere il resto dello stadio ad iniziare i cori per poi continuare fino al triplice fischio finale.
Siamo stanchi noi, sono stanchi loro, delusi no e delusi loro dall’Europa, però abbiamo molto meno da perdere e allora è il caso di osare, di rischiare qualcosa a costo di concedere qualche contropiede.

E’stata un’ondata di affetto travolgente e devo ringraziare davvero tutti perché mi hanno fatto capire che la nostra gente, questa città, compresa la squadra di calcio che tutti noi amiamo, certe cose non le accetta.
Ma ci sono due persone particolari con cui sinceramente e onestamente mi sento in debito: Ernesto Poesio e Giuseppe Calabrese.
Certi fatti che poi restano nel tempo sono a volte figli del caso: se a fine interviste non li avessi casualmente incontrati per prendere insieme prima l’autobus e poi la metro, non sono affatto sicuro che avrei trovato la forza di scrivere quello che avete letto nel precedente post.
La loro indignazione e la loro rabbia senza se e senza ma, in quei momenti in cui mi vergognavo per l’idiozia di quei dementi che offendevano la memoria di milioni di persone, è stata decsiva: sono tornato in albergo e ho buttato giù quello che sentivo dentro.
Altrimenti ne avrei semplicemente parlato con amarezza insieme alle persone che amo e tutto sarebbe finito lì.
Giuseppe ed Ernesto hanno oggi scritto articoli bellissimi sulle edizioni fiorentine di Repubblica e Corriere e anche questo dà la misura della sconfitta di chi è razzista.
Stavolta, e spero per sempre, abbiamo vinto noi.

La Fiorentina perde male ed esce dall’Europa, ma voglio raccontarvi quello che è successo quando ho preso la metro per tornare nel centro di Londra.
Una ventina di ragazzotti mi ha riconosciuto e ha cominciato a cantare “David Guetta, c’è un treno per Mauthausen che ti aspetta”, un motivetto che deve andare di moda tra loro, visto che non c’è stato bisogno di accordare i suoni per far partire il coretto vergognoso.
Vergognoso non per me, che da decenni convivo con “l’ebreo di merda” che scatta come riflesso condizionato dalle menti più annebiate: sei anni fa l’insulto partì per esempio da un importante rappresentante del tifo, oggi salito di rango, che aggiunse anche di voler venire in radio a staccarmi la testa.
La vergogna è per questi dementi con cui mi piacerebbe avere un confronto e che quasi certamente non sanno bene cosa sia successo a Mauthausen.
O ad Aiuschwitz, o a Dachau, o a Treblinka.
Ma lo vorrei avere questo incontro davanti alla lapide che in via Farini ricorda i fiorentini che sono partiti con quei treni che loro oggi vogliono per me e che non sono più tornati.
E’ un po’ come con quelli/e che si dichiarano assolutamente non antisemiti, ma che spesso quando ti parlano ogni tanto tirano fuori queste parole: “ma voi ebrei…”: una forma di razzismo strisciante che non sopporto.
Magari qualcuno di quei ragazzi e di quelle ragazze, di quei signori e di quelle signore che su quel treno sono stati costretti a salire tifava pure per la Fiorentina, che già esisteva.
Fiorentini/e ebrei/e come me, che sono non ho nessun legame particolare con la Comunità ebraica, mentre invece come cittadino provo nausea ad avere a che fare con questa gente.
Aspetto con orgoglio il prossimo coro: continuate pure così, vigliacchi.

Ancora Londra, ma rispetto ad un anno fa è cambiato tutto e in meglio: per la Fiorentina e soprattutto per me.
L’ambiente è sempre in grande fermento, però sarebbe preoccupante il contrario: da quando seguo professionalmente i viola, non ricordo sei mesi consecutivi di calma.
Va bene così, soprattutto se siamo terzi in campionato e con la consapevolezza che possiamo fare l’impresa di buttare fuori una delle migliori squadre inglesi in uno degli stadi più gloriosi del mondo.
Sale la febbre per la gara, alla fine questi impegni europei prosciugheranno certamente le energie, ma sono l’essenza del calcio ed esserci è un gran segnale.
Ilicic, Kalinic, Bernardeschi, la qualificazione passa da lì, intanto mi godo tre giorni pieni in una delle città più belle del mondo e…avete ragione: fare il giornalista è sempre meglio che lavorare.

Oggi mi sono alzato con un pizzico in più di presunzione addosso, tutti i giornalisti ce l’hanno, non credete mai ai falsi modesti.
Questa mattina esagero e provo a raccontarvi il mio modo di intendere il mestiere di direttore che svolgo ormai da più di 25 anni, da quando cioè il Pentasport da essere una trasmissione a due voci (il sottoscritto e Saverio) è diventato polifonico.
Cominciamo col dire che non ho mai preso ordini da nessuno e ho sempre sbagliato di testa mia, il che non è certo un merito, perché dovrebbe rientrare nelle normali prerogative di un direttore, ma una semplice constatazione.
Di errori in tutto questo tempo ne ho fatti parecchi e tanto per non nascondermi dietro alle semplici parole potrei ricordare alcune pagine nere del mio passato: aver dato a Cecchi Gori fiducia dal 2000 al 2001, aver preso una posizione sbagliata quando andò via Batistuta, aver personalizzato certi scontri con personaggi viola magari pure di secondo piano, essermi fidato di giornalisti/e che poi hanno provato a pugnalarmi alle spalle, aver ingaggiato aspre battaglie con colleghi che poi si sono dimostrati molto meglio di quanto pensassi.
Avendo però una discreta considerazione di me stesso (leggi alla voce presunzione…), penso di aver comunque combinato qualcosa di buono e per arrivare a certi risultati ho sempre avuto due linee guida: lasciare la massima libertà di espressione agli opinionisti e ai miei giornalisti, a patto che specificassero che esprimevano idee a titolo personale, e cercare un’armonia nelle voci che radiofonicamente vanno in onda.
E nel secondo caso mi fido sempre dell’istinto che non mi ha (quasi) mai tradito, ed è come per lo chef: aggiungi, togli, sperimenti, ascolti il parere di chi assaggia quello che prepari.
Alla fine provi a servire tutti i giorni in tavola e quindi in F.M. il meglio di quello che puoi offrire, sperando che tutto sia gustoso e digeribile.

Partite come quella di ieri le vincono solo le grandi squadra e non so dove arriveremo, ma certamente questa stagione promette soddisfazioni più intense rispetto a quelle di Montella, che pure ci aveva regalato diverse gioie.
Mati Fernandez ha giocato una grande gara e non c’era risposta migliore alle tante critiche, più che meritate, degli ultimi mesi, ma soprattutto sta tornando Kalinic, che vale per noi quasi quanto Higuain per il Napoli.
A proposito: io stasera tifo per il Milan, perché ho in testa un’idea meravigliosa, proprio come diceva quella pubblicità di parecchio tempo fa…
Adesso andiamo a Londra con la solita voglia europea di fare bella figura e quindi di passare il turno, ho l’impressione che la temperatura salirà rapidamente nei prossimi due giorni perché fino a ieri era come se ci fossimo dimenticati del Tottenham, ora invece sappiamo di essere forti e sarebbe bellissimo eliminarli per due anni di seguito.

Ma avete idea di cosa siano 270 milioni di euro?
Davvero pensate che sia una cifra congrua per avere la famosa immagine nazionale o per avere accesso nei salotti televisivi, sempre partendo dal presupposto provinciale e molto autoreferenziale che essere proprietari della Fiorentina sia più importante a livello nazionale ed internazionale che possedere quote rilevanti di RCS o della Poligrafici Editoriale, oppure rimettere a posto il Colosseo?
A me sinceramente è sempre sfuggito il perché i Della Valle abbiano preso la Fiorentina e ho escluso a priori e cinicamente la componente romantica, forse perché nasco tifoso e se avessi le loro possibilità mai e poi mai sarei andato a comprare l’Inter, però resta il fatto che quei soldi li hanno messi davvero e che se oggi la Fiorentina fosse in vendita non ne ricaverebbero (se va bene) che la metà, ammesso che si trovi qualcuno che la compri.
Senza i Della Valle ci ridimensioniamo, questo è sicuro, e magari ci può anche andar bene perché noi siamo quelli delle campane contro i cannoni.
Siamo fiorentini, orgogliosi fino a morire e ci facciamo spellare vivi per il gusto di una battuta, però basta saperlo che si scende, e parecchio, di categoria e ci adeguiamo.
E se fossi il giudice unico e ultimo di questa assurda battaglia tra noi e loro, imporrei ad entrambi i contendenti uno stop di due settimane, quindici giorni di assoluto silenzio su cui riflettere.
Noi su quanto ho appena scritto e loro sul perché pur avendo speso questa cifra per me mostruosa, pur avendo dimestichezza ed altro nel circo mediatico, si trovino nella condizione di rispondere con stizza alle critiche addirittura non venendo nel proprio stadio per vedere la propria squadra.

Parto dalla seconda parte del titolo: terrò conto di tutti i suggerimenti che avete dato per le nostre trasmissioni, a cominciare dal diminuire l’autoreferenzialità che è certamente eccessiva, così come il debordare di annotazioni personali.
Se c’è una cosa che ho imparato in oltre 38 anni di radio è non avere certezze: siamo sempre in discussione e se pensiamo di essere bravi abbiamo già sbagliato l’approccio con chi cerchiamo di conquistare per tenerlo all’ascolto.

La partita di ieri sera non l’ho proprio capita per quasi un’ora, sembravamo vittime di un complesso di inferiorità inspiegabile visto che li avevamo buttati fuori nel 2015.
Poi, come spesso accade nel calcio, è bastato un episodio pure un po’ fortunato (il bel tiro di Bernardeschi è stato deviato in modo decisivo) per cambiare tutto e allora abbiamo iniziato nuovamente a giocare da Fiorentina.
Se a Londra per 90 minuti faremo lo stesso secondo tempo, non vedo perché dovremmo andare fuori, pur partendo svantaggiati per il punteggio, ma ce la giocheremo alla pari, senza troppi problemi, meglio ancora se con la testa libera.

Ieri sono arrivati i dati radiofonici relativi al secondo semestre 2015, il primo da quando è iniziata l’avventura a Radio Bruno.
Non è stato assolutamente facile cambiare dopo oltre 35 anni e lasciare ciò che avevo costruito in decenni di passione sia a livello regionale che nazionale.
Questa rivoluzione professionale è perfettamente coincisa con un altro profondo mutamento della mia vita privata: adesso vedo e vivo tutto con grande serenità insieme a chi amo, ma non è stato affatto facile.
Il successo di ieri di Radio Bruno, che risulta prima tra le emittenti che seguono la Fiorentina con 75.000 ascoltatori nel giorno medio contro i 58.000 di Radio Blu, i 49.000 di Radio Toscana e i 31.000 di Lady Radio, chiude idealmente diciotto mesi che hanno modificato la mia percezione del mondo e delle persone che mi circondano, facendomi diventare un altro uomo, molto meno centrato su me stesso.
Quello che non ho cambiato è il modo di intendere l’impegno quotidiano, nel senso che già ieri sera, passata la soddisfazione per l’ottimo risultato, stavo pensando a come e cosa fare per arrivare più in alto negli ascolti, per migliorare e raggiungere quegli obiettivi che mi ero e ci eravamo posti quando pensammo di cambiare radio.
Lo so, molto c’è ancora da fare, però era doveroso dire grazie pubblicamente a tutte le persone che ci hanno seguito cambiando subito sintonia.
Le altre, spero, le conquisteremo con la qualità ed il nostro impegno.

P.S. Naturalmente un grazie particolare va a tutti i miei “ragazzi”, che partono alle 7 e chiudono alle 20: per me sono i migliori e lo stanno dimostrando.

P.P.S. Credo di dovere una spiegazione tecnica: su alcuni siti c’è la classifica degli ascolti nell’anno solare 2015 che riporta correttamente una media con Radio Blu prima con 84.000 utenti, seguita da Radio Bruno con 67.000.
C’è però un “piccolo” particolare: il primo semestre del 2015 era di 108.000 Radio Blu e 62.000 Radio Bruno, il secondo 58.000 Radio Blu e 75.000 Radio Bruno e non chiedetemi come mai le cifra sopra riportate non siano l’esatta metà perché non lo so, deve esserci qualcosa di tecnico
E comunque fino al 30 giugno 2015 il gruppo del Pentasport è restato, con reciproca soddisfazione, a Radio Blu…

Sì, forse ha ragione il Governo a stanziare due milioni di euro per un Museo dedicato al ventennio fascista da far nascere inevitabilmente a Predappio.
Forse ha ragione, perché a me il fascismo lo hanno solo raccontato e ora fatico a raccontarlo ai miei figli, che presi come sono da mille impulsi quotidiani ed esterni nemmeno hanno voglia di ascoltare, e qui forse è colpa mia che non riesco a trovare il tempo ed il modo per catturare la loro attenzione.
Forse ha ragione, perché quel periodo appartiene ormai alla nostra storia e dunque prima o poi il tabù andrà rotto: questa generazione di quarantenni al governo non ha i nostri stessi riferimenti culturali ed etici e per questo si muove su altri sentieri.
Forse hanno ragione su tutto, ma a me fa ugualmente schifo pensare che due milioni di soldi pubblici siano utilizzati per una sorta di celebrazione, e comunque di inevitabile revisione storica, del più vergognoso periodo italiano dal 1861 ad oggi.

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