novembre 2015


C’è il calcio, ma non c’è la Fiorentina.
E’ già successo, ma oggi mi sembra diverso, forse perché giochiamo di lunedì.
Mi sto godendo Cosimo, poi spero anche le ragazze, e comunque è una domenica strana.
Una di quelle giornate che ti viene voglia di vivere con la consapevolezza che puoi anche rallentare i ritmi e assaporare quindi pure quelle piccole cose che magari faticavi a vedere.
Il programma è…varie ed eventuali, cioè ci inventiamo cosa fare senza schemi prestabiliti, anche senza fare niente, condizione che fino a poco tempo fa mi sembrava impossibile solo da pensare e che invece adesso non trovo affatto fuori posto.
D’altra parte si cambia, mica siamo immutabili con le nostre idee, i nostri sentimenti e le nostre azioni.
Intanto Montella ha perso la seconda partita consecutiva, in modo disastroso.
Non ho nulla contro di lui, anzi la sua esperienza a Firenze mi è sembrata più che positiva, ma mi è venuto un sospetto: vuoi vedere che era la Fiorentina, intesa come parco giocatori, a contare più del suo molto auto-referenziale allenatore?

Senza la follia di Roncaglia avremmo vinto a Basilea e, penso, senza neanche troppa difficoltà perché stavamo giocando da Fiorentina, che è ormai un marchio di fabbrica.
Con la follia di Roncaglia abbiamo rischiato parecchio perché in Portogallo è andata bene, molto bene.
E comunque la risposta post Empoli c’è stata, soprattutto a livello mentale, e adesso dobbiamo stare attenti a rimanere concentrati il prossimo 10 dicembre.
Due giocatori su tutti, i due che guarda caso non avevano giocato domenica solo il primo tempo: Bernardeschi e Kalinic, oltre al solito Borja Valero che sta disputando una grande stagione.
Manca la controprova,ma siamo sicuri che sarebbe andata nello stesso modo se avessero fatto gli interi novanta minuti?

Non ci possiamo fermare a metà del cammino, secondo me bisogna insistere su Pepito.
Era impossibile che fosse troppo più avanti di condizione rispetto a come è oggi ed il problema resta quello di fargli recuperare la forma senza penalizzare troppo la squadra, perché obiettivamente in questo momento Rossi è il meno indicato a giocare tra gli attaccanti di Sousa.
Ma siccome, appunto, è Rossi, qualsiasi tecnico studierebbe anche di notte il miglior modo per riportarlo a livelli accettabili, che poi sarebbero il trampolino di lancio per i sogni viola.
Perché Kalinic è una sorpresa scintillante, ma Pepito è straordinario.
Ed insieme potrebbero davvero farci lottare per lo scudetto, intanto vediamo se giocano insieme domani sera a Basilea.

La vita è fatta di scelte, che ognuno fa secondo la propria coscienza, i propri valori morali (sempre che esistano…), la propria intelligenza.
La Fiorentina nell’ultima settimana mi è molto piaciuta perché su questo tema ha dato a tutti un paio di lezioni importanti.
La prima è stata quando la scelta l’ha azzeccata in pieno, devolvendo in beneficienza i soldi della clausola rescissoria di Montella.
La seconda è stata quando la scelta l’ha sbagliata, addirittura con il suo uomo oggi più rappresentativo, Paulo Sousa, che ha ammesso senza alcun problema l’errore della formazione iniziale anti Empoli, dichiarazioni che ho sentito pochissime volte in 37 anni di giornalismo calcistico.
Perché quando si sbaglia bisogna avere l’umiltà, come ha fatto Sousa, di dirlo, scusarsi e ripartire, senza volersi attaccare per forza alle funi del cielo pur di giustificare un fallimento.

Preferisco considerare la grande reazione del secondo tempo e considerare il niente del primo un incidente di percorso.
Cosa sia successo lo capirà Sousa in settimana: neanche un tiro in porta, una superiorità dell’Empoli inspiegabile sotto ogni punto di vista.
Siamo Kalinic-dipendenti?
Potrebbe anche essere e non ci vedo niente di scandaloso, mi ricordo gli anni in cui eravamo saldamente ancorati a Batistuta (che ovviamente è ben altra cosa rispetto al croato) eppure facevamo grandi risultati e nessuno si scandalizzava.
Pensare a giovedì non ci ha certamente aiutato, anche in termini di formazione e alcuni problemi come Mati Fernandez e soprattutto Suarez sono evidenti.
Una partita così un anno fa l’avremmo persa ed invece stavolta abbiamo pure rischiato di vincerla e anche questo è un segnale importante: per l’alta classifica ci siamo pure noi.

Certo che stare in testa alla classifica produce effetti benefici per tutti.
Era da anni che non sentivo nei bar e tra amici parlare di calcio in senso stretto.
E per senso stretto intendo dire formazione, tattica, forza degli avversari.
I Della Valle sono quasi scomparsi dall’orizzonte, nel senso che non stiamo più a discutere abbastanza inutilmente se abbiano o no il braccino corto o se vogliano vendere.
E’ una dimensione di calcio quasi da anni ottanta, quando ancora la televisione era un normale elettrodomestico e non lo spacciatore più o meno lecito del nostro divertimento.
Non sono più un grande nostalgico del passato, ma questo tuffo nel “come eravamo” non mi dispiace affatto.

Premessa…postuma, visto che esiste un grado di sensibilità ben oltre l’immaginabile: ho la sensazione che partiranno assalti per arrivare al cartellino di Babacar e quindi poiché prevenire è meglio che curare ecco che…

Babacar deve rimanere in viola per svariati motivi.
Il primo è che segna, e non è mica facile trovare in giro gente così.
Il secondo è che nessuno degli allenatori che lo hanno avuto, tranne forse Novellino, ha chiare le potenzialità di questo ragazzo, che non assomiglia per niente a Balotelli perché ha molto più cervello del milanista.
Il terzo è che se Sousa ha recuperato Rebic non si capisce per quale motivo non possa lavorare con profitto sui miglioramenti di Baba, che è più bravo del compagno.
Il quarto è che abbiamo bisogno di due squadre, se vogliamo resistere fino in fondo su questi livelli e quindi è inutile speculare su chi sta fuori dalla formazione iniziale e pensare che vada sul mercato.
Detto tutto questo, magari domenica Babacar gioca titolare e così certe sirene suoneranno un po’ meno forte.

Questo blog ha compiuto dieci anni ed io sono diventato un po’ pigro, per questo è rimasta nel cassetto l’idea di festeggiare tutti insieme un anniversario piccolo che però per me rappresenta qualcosa.
Poi c’è stato un fine settimana spettacolare dal punto di vista privato (due giorni in Umbria semplicemente favolosi per compagnia, mangiate e posti visitati), funestato venerdì sera da Parigi ed eccoci al punto di saltare il giorno esatto del compleanno che era ieri, ma dovevo un po’ rimettermi in pari.
Perché sembra strano, ma ho dato alla mia vita un’intensità così forte che se per due giorni penso solo a me stesso e a chi amo poi devo recuperare il passo perduto.
Ma voi siete una comunità fantastica, che si organizza da sola, e ho letto in questi giorni tra le storie toccanti di amici che soffrono anche dell’iniziativa dell’11 dicembre a cui purtroppo non potrò partecipare perché è in programma un evento viola molto importante.
In qualche modo però mi farò sentire e comunque dieci anni sono un bel traguardo: da quel novembre del 2005 è cambiato tutto nella mia vita, con un’accelerazione pazzesca negli ultimi quindici mesi, ma questo blog ha resistito agli urti ed è stato un compagno prezioso per raccontare molto, non solo la nostra amata (calcisticamente) Fiorentina.
Grazie davvero a tutti voi, so che alla fine vi siete pure un po’ affezionati a questo padrone di casa a volte burbero e permaloso.

Come si fa a non averne e non rimanere condizionati nella nostra vita di tutti i giorni?
Dichiarare di averne non è un segno di debolezza, reprimerla mi pare inutile.
Noi siamo molti di più, ma odiamo i conflitti e per questo rischiamo seriamente di soccombere.
Bisognerà attrezzarci mentalmente, smettendo di pensare di non essere in guerra.
Lo siamo e prima lo capiremo meglio è per vincere.

Ispirato da Sousa, che ha rovesciato in tre mesi il pessimismo cosmico che aleggiava su Firenze ed il popolo viola cominciando a scrivere una nuova storia molto affascinante, mi piacerebbe che mi raccontaste qualche vostro inizio sorprendente.
Anch’io ne ho avuto uno, e da un po’ di tempo mi sto godendo la vita in modo nuovo, cercando di prendere il meglio da chi ho accanto e coltivando in generale due sentimenti importanti ed inversamente proporzionali tra loro: il rispetto ed il disprezzo.
Aspetto di leggervi, sono molto curioso.

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