ottobre 2015


Che non si è eterni me lo avevano già detto e un po’ in verità lo sospettavo, lo stesso vale per la salute, che è il nostro bene più prezioso.
E così sono rimasto bloccato e devo dire che c’è una notevole differenza rispetto a quando pensavo che il mondo si potesse fermare se saltavo una radiocronaca.
No, il mondo va avanti lo stesso ed incredibilmente succederà anche la prossima settimana quando non andrò in Polonia…
Dunque me la sono vista con 39 di febbre in televisione, ascoltando i miei ragazzi che sono andati alla grande (oh, sincrono perfetto tra audio e Sky HD) e l’impressione è stata quella di una grande squadra che ha disposto dell’avversario come e quando voleva, senza il minimo cedimento.
Mai veramente in pericolo, sempre “nella gara”, nonostante le precedenti tre sconfitte consecutive che qualcosa potevano scalfire nella testa dei giocatori.
A questo punto c’è veramente da essere ottimisti, soprattutto se Pepito comincerà ad essere brillante e comunque qualche palpito del vecchio Rossi si è già visto.
Sta uscendo un’alchimia tattica e tecnica insospettabile in estate ed è una situazione tutta da godere.

Se vogliamo continuare ad essere ambiziosi, questa sera bisogna vincere, non importa come.
Tre sconfitte in una settimana, sia pure maturate in contesti diversi, bastano e avanzano per far venire qualche brivido che va scacciato subito affondando il Verona.
C’è aria di doppia punta, più Rossi che Babacar, anche se il campo presumibilmente pesante non aiuta per una scelta più di prospettiva.
Stavolta non sono ammesse distrazioni in difesa, dopo gli errori di Tomovic a Napoli e quello ancora più clamoroso di Roncaglia domenica pomeriggio, anche perché l’attacco del Verona senza Toni e quasi certamente Pazzini è veramente tra i più deboli dell’intera serie A.
Ricominciamo a vincere e poi diamo un’occhiata a quello che succede alle altre che stazionano nei piani alti della classifica.

Stiamo purtroppo tornando al nostro posto, che non è la lotta per lo scudetto.
Abbiamo lottato e abbiamo perso, con dignità, ma sempre quello è.
Possiamo dire che adesso davvero si vedrà la consistenza di questa squadra e l’abilità di Sousa di tenerla in linea di volo nonostante le sconfitte e i mugugni dell’ambiente.
E a questo proposito davvero non capisco la solita contestazione ai Della Valle sul “bisogna spendere”, non la capisco perché nella vita ci vuole coerenza e allora le stesse cose andavano urlate dopo San Siro e la vittoria contro l’Atalanta.
Se poi spenderanno, sarò il primo ad essere contento, ma parlarne oggi ha poco senso.
Inutile oggi tornare sul mercato estivo, ognuno di noi ha espresso il proprio parere e poi ci si ferma lì, altrimenti diventa un tormentone, per giunta poco simpatico.
Pensiamo piuttosto a fare nuovamente punti, cominciando da Verona, dove sono molto preoccupati, certamente più di noi.

Ieri sera è andata in onda, grazie all’aiuto di Francesco Selvi, una mia intervista alla Domenica Sportiva che insieme a 90° minuto ha rappresentato per almeno venticinque anni il mio mito televisivo.
E’ vero che non mi fermo mai e che per questo non so godere di quello che sono riuscito ad ottenere, però ci sono casi in cui vale un’eccezione.
Per questo voglio dedicare questo piccolo traguardo professionale a tutti coloro che mi amano e mi vogliono bene.

Secondo me cominciano a pensare che l’Europa quest’anno sia un lusso che non ci possiamo permettere, visto che quello che stanno facendo in campionato.
Nulla di esplicito, solo un pensiero recondito che dalle 21 di ieri sera qualcuno sta facendo e che fatico ad accettare, anche se capisco che il fine giustifica i mezzi e che quindi per una qualificazione Champions si può anche rinunciare, per dire, ad arrivare ai quarti di finale dell’Europa Leagues.
La partita di ieri è stata proprio brutta: chi doveva dimostrare a Sosua che sbagliava a tenerlo fuori gli ha dato alla fine ragione e non è una bella notizia perché qui si va avanti solo con almeno 18 giocatori sullo stesso piano.
Il calcio è incredibile: l’ultima del campionato polacco che batte la prima di quello italiano, ma in fondo è il bello del pallone, che magari ci piace molto meno quando a perdere siamo noi.

Eh sì, a me questa storia di Salah proprio non mi è andata giù, più per i modi che per il fatto in se stesso.
Esattamente come Berti e Montolivo: a me non piace mai essere preso in giro e soprattutto chiedo e pretendo sempre il rispetto dagli altri.
Nel caso del romanista questo rispetto proprio non c’è stato.
Ecco perché, se non fossi a raccontare la Fiorentina in radiocronaca, sarei da qualche parte dello stadio a fischiarlo come posso, visto che non sono mai stato un grande specialista della materia.
Mi auguro solo che non si trascenda nel razzismo, nel dileggio pesante, con riferimenti alla provenienza geografica di Salah perché poi andremmo mediaticamente in prima pagina per motivazioni che a me fanno orrore.
Però fischiare, sì e non ci vedo nulla di male.

O anche il punto solo, insomma mi sarebbe piaciuto di più non perdere a Napoli, pur nel contesto di una partita giocata da grande squadra.
E’ vero che siamo ancora primi in classifica, che molti ci applaudono, che forse in giro si sono accorti che siamo una bella realtà, però…abbiamo perso ed io su queste cose sono molto poco sportivo.
Il problema resta secondo me la difesa, dove Tomovic e Roncaglia (che ha seriamente rischiato l’espulsione in dieci minuti) restano appunto Tomic e Roncaglia, cioè due giocatori che nessuno si sognerebbe mai di mettere titolari fissi in squadre da Champions.
Per il resto c’è poco da aggiungere, abbiamo fatto un’ottima gara e semmai c’è da porsi un quesito: come sta davvero Rossi, se non lo si butta dentro a venti minuti dalla fine e con un gol da recuperare?

Aria da grande trasferta, si parte con la consapevolezza di giocarcela alla pari.
C’è meno grandeur rispetto ai tempi di Cecchi Gori, mi sembra, ma sono sensazioni personali, un clima più vicino all’anno dello scudetto rubato.
Per me Kalinic gioca e Rossi va in panchina e comunque azzeccare la formazione è un esercizio da scommettitori più che da giornalisti sportivi.
Napoli evoca ricordi dolci, più che quelli amari che per me sono concentrati soprattutto sul 3 a 2 del 1989, dopo la doppietta di Baggio.
Ma in quello stadio hanno segnato reti storiche anche Antognoni e Batistuta, insomma un pezzo della nostra vita viola è transitato da quelle parti.

Come facevo a non litigarci?
Tutti e due venuti su dal niente, lui con molte più difficoltà di me che non ne avevo uno per fare due, ma che almeno avevo avuto la possibilità di studiare.
Vincenzo no, nato proprio povero e mai si sarebbe immaginato nella vita di diventare addetto stampa della Fiorentina.
All’inizio degli anni ottanta i giornalistoni della carta stampata lo guardavano sprezzanti dall’alto in basso: sbagliava i congiuntivi, ma intanto era diventato amico dei giocatori e dei Pontello.
Quando cominciò a pagare con sostanziosi cambi merce, gli interventi di questi professori della penna le cose cambiarono sensibilmente e diventò il buon Vincenzo.
Per diversi anni ci siamo guardati sospettosi, punzecchiati e alla fine, direi quasi inevitabilmente, rispettati.
Oggi Vincenzo Macilletti ci ha lasciato ed io ripenso a quelle ruggenti stagioni, quando si davano e si prendevano ed il calcio non era diventato ipertrofico come oggi.
Ciao Vince e, come scriveva un grande giornalista, ti sia lieve la terra.

Quelle di Sacchi erano parecchio complicate da capire e ho visto fior di giocatori ammattire per comprenderne i meccanismi.
Quelle della vita sono molto facili in teoria, ma nella realtà diventano delle salite stile Stelvio.
Vale la pena però di provarci, perché quello che poi vedi sotto è uno spettacolo che non ha paragoni: nemmeno ti eri accorto del marcio che avevi accumulato, di quanto valessero o non valessero le persone che ti circondavano, di come eri ormai dentro un meccanismo ormai squallidamente rotto.
Respiri finalmente aria pura e capisci con orgoglio di essere un punto di riferimento per il microcosmo che ti circonda, sei tu il primo a credere in te stesso.
Certo, sarebbe meglio fare delle correzioni in corsa ed evitare traumi, perché poi la salita verso una nuova vita è veramente estenuante, ma è anche una questione di fortuna, oltre che di sensibilità.
Nel calcio ce lo ha insegnato Pepito Rossi che ce la possiamo e che ce la potete fare, e non credo neanche all’uno su mille che riesce nell’impresa.
A me piace più pensare agli altri 999, ai loro sforzi e all’immensa soddisfazione che proveranno quando il periodo nero sarà alle loro spalle.

Non parlo di Napoli, ma della possibilità da parte dei tifosi di assistere ad un allenamento a porte aperte della Fiorentina.
Capisco che la squadra sia a ranghi ridotti, ma dalla prossima settimana comincerà una serie di impegni molto ravvicinati che rendono obiettivamente complicato programmare una seduta open.
E’ per questo che sarebbe bello oggi un annuncio da parte della società, per permettere a tutti i tifosi di abbracciare “la capolista”.
Godiamoci il momento, senza neanche stare a pensare troppo a quanto dura, cerchiamo di fare blocco unico ora che le cose vanno veramente bene.
Magari poi ad Andrea viene voglia di fare un sacrificio in più a gennaio…

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