settembre 2015


Me la sto gustando più stavolta delle due precedenti occasioni, questione di sensibilità.
Nel 1997 non era bella come ora e nel 2009 ero abbastanza di corsa, come è del resto è sempre stato fino ad un po’ di tempo fa.
Il clima aiuta, qui sembra di essere ancora in estate, ma è anche la gente che ad una superficiale visione sembra molto impegnata e piuttosto soddisfatta della vita.
La squadra contro cui giochiamo domani continua ad apparirmi piuttosto misteriosa e domani farò una full immersion per entrare nella gara, perché poi è un po’ come per i giocatori: Inter-Fiorentina si prepara radiofonicamente da sola, Belenenses è molto più difficile.
Qui tutto costa meno che in Italia, un caffè (buono) 60 centesimi, la metà di un bar del centro fiorentinmo e stasera ho cenato a base di baccalà con meno di 20 euro.
Della partita di domani pare non freghi niente a nessuno, sono tutti concentrati sul Benfica che sta perdendo a Madrid, qualche ora fa mi sono visto il museo di Eusebio che chiudeva proprio stasera: emozionante per noi ragazzi (si fa per dire) degli anni sessanta.
Domani le emozioni me le aspetto da Pepito, in fono Belenenses è un quartire non troppo diverso da Villareal…

Aspettate a chiamare la neurodeliri: il noi è riferito alla mia generazione, che dovrebbe aver preso il bastone del comando da almeno una decina d’anni.
Cosa stiamo facendo e cosa lasceremo ai nostri figli?
Non sopporto chi non si prende mai le proprie responsabilità, chi pensa sia sempre colpa degli altri se le cose non vanno come dovrebbero.
Ergo: proprio non mi piace che si dica che dovevano pensarci quelli che c’erano prima a lasciarci di noi un mondo migliore, per ancora un po’ tocca a noi e quindi vediamo di darci da fare.
Un punto a nostro sfavore è che la famosa parità maschio-femmina è ben lontana dall’essere raggiunta: nel 2015 era da augurarsi che ci fossero molte più donne nei posti chiave.
Magari mi sbaglio, ma resto convinto che la conflittualità diminuirebbe sensibilmente, spesso ci frega il testosterone e la voglia di far vedere quanto siamo bravi e grossi.
Col tempo ho maturato due pensieri guida, diciamo pure, allargandosi, che ho sviluppato una sorta di etica morale che dovrebbe accompagnare le nostre azioni e la nostra vita interiore.
Il primo è non fare mai agli altri ciò che non vorresti venisse fatto a te.
Facile a dirsi, vero?
Molto più difficile ad applicarsi, e basterebbe banalmente pensare ai piaceri della carne: chi è capace di fermarsi immaginando a quello che potrebbe accadere se fosse lui/lei ad aspettare ignaro/a a casa?
Il secondo è ancora più importante e riguarda i nostri figli (per chi ne ha).
Si tratta di avere una dirittura morale che vorremmo vedere in loro quando saranno grandi, comportarsi cioè come vorremmo che i nostri figli si comportassero.
Ci sarebbe anche la capacità di ascoltare e accogliere chi ci sta accanto, ma questo è un fatto estremamente soggettivo e di compatibilità tra esseri umani.
Io non sono affatto pessimista, qualcosa di interessante si può ancora costruire prima di passare la mano e non è che abbiamo sprecato il tempo: ci stiamo impegnando e siamo (chi più, chi meno) persone serie, alla fine qualcosa di buono verrà fuori.

E chi se l’aspettava una Fiorentina così?
Li abbiamo annientati, sembrava di vedere Roma-Fiorentina della passata stagione in Europa Leagues, proprio non c’è stata partita.
Kalinic stratosferico, Vecino monumentale, Borja e Badelj assoluti padroni del centrocampo, Ilicic ispiratissimo, difesa perfetta: che vuoi di più dalla vita?
Un compleanno calcisticamente (e anche extra) perfetto, da ricordare per sempre.
E adesso?
Adesso ci godiamo il primato, gli inviati dei grandi giornali nazionali che arriveranno a spiegare il miracolo Fiorentina e tutto quello che c’è intorno.
Siccome siamo convinti da sempre di essere al centro del mondo e i numeri uno in assoluto non è che ci faremo troppo impressionare e quindi da domani riprenderemo tranquillamente a dividerci come sempre.
Ma oggi si gode, eccome se si gode!

L’ultima volta che la Fiorentina prese la testa del campionato avevo appena saputo che da lì a sette mesi sarebbe arrivata Camilla ad emozionarmi, Valentina frequentava con straordinario profitto il primo anno d’asilo e Cosimo non era neanche immaginabile come fantastico regalo del mio percorso terreno.
Eh sì, è passato un po’ di tempo: oggi le ragazze viaggiano sicure attraverso le proprie strade e a vederle da fuori, pur conoscendo ogni millimetro del loro cuore di bambine, sembrano due donne, mentre il fanciullo mi contesta inevitabilmente il voto a Babacar, il suo idolo, a cui secondo lui do sempre troppo poco.
Oggi compio 55 anni, dire che me li sento dentro è una bugia, perché l’energia è sempre quella, magari un po’ miscelata dall’esperienza e dalle responsabilità di un genitore e comunque vai a sapere quale sia davvero l’età mentale giusta che si deve avere.
Sono stato molto fortunato: dalla vita ho avuto tutto, certamente molto di più di quanto avrei soltanto immaginato quando da ragazzo combattevo centimetro dopo centimetro per strappare, in tutti i sensi, un po’ di spazio.
Ho tre figli meravigliosi (lo so, dicono tutti così, ma vi assicuro che quando poi diventano adolescenti non è che venga sempre naturale affermarlo), sono accompagnato da persone che mi amano e che non mi fanno mai sentire solo neanche quando devo affrontare le salite più dure, ho imparato ad ascoltare gli altri e a condividere i loro problemi, so distinguere chi è falso da chi è vero.
Avendo ricevuto così tanto, ho una sorta di pudore nel chiedere ancora, ma siccome il mio desiderio è condiviso da centinaia di migliaia di uomini e donne, io ci provo lo stesso: cara Fiorentina, me lo faresti questa sera il regalo di riportarmi al primo posto in classifica, proprio come in quell’inverno del 1999?
Sarebbe molto meglio come torta del mio adorato bongo…

Partita da non credere ad inizio stagione, con un’ipotesi di primato che fa ingolosire.
Sarà una prova di maturità per tutti, a cominciare da Sousa, che a certi livelli non era mai arrivato perché, per quanto ammaccato, il calcio italiano è ancora ben altra cosa rispetto a quello svizzero o israeliano.
Punto molto su Kalinic, che mi pare il giocatore giusto per entrare nella difesa dell’Inter e punto anche su una certa dose di sfrontatezza che dovremo per forza avremo perché in fondo non abbiamo nulla da perdere.
Mezza Italia farà il tifo per noi, anche gli juventini e pure queste sono soddisfazioni.
Andiamo e giochiamocela, senza complessi di inferiorità e senza paura, ci vanno bene due risultati su tre e anche questo è un vantaggio non da poco.

Via ragazzi, non sta andando troppo male.
E’ vero che l’Inter è ancora a tre punti e che nessuno tra Kalinic e Babacar è in testa alla classifica cannonieri, però possiamo accontentarci, almeno per ora.
Al di là del paradosso, non si riesce proprio a capire quale sia l’anima della Fiorentina di Sousa, se cioè prediliga i muscoli o la tecnica.
Nell’attesa di capirci qualcosa in più continuiamo a vincere la partite.
Quelle facili si dirà, ma i grandi piazzamenti finali si ottengono proprio non sbagliando le gare dove è obbligatorio conquistare i tre punti.
E poi il calcio è straordinario per la sua illogicità: chi non avrebbe tolto Kuba alla fine del primo tempo?
Per fortuna non Sousa, anche se dal polacco ci aspettiamo molto di più, come del resto da diversi suoi compagni, ma intanto domenica sera ci guarderà con invidia mezza Italia e certe sensazioni sono molto, ma molto piacevoli.

Dalla partita di questa sera io non chiedo altro, per il gioco magari aspettiamo dopo la sosta.
Vinciamo contro il Bologna e poi vediamo l’effetto che fa stare così in alto in classifica, potrebbe anche darsi che ci si dia tutti una regolata, che quelli contro a prescindere si prendano una sana ed auspicabile pausa di riflessione.
Però sarà molto dura, a meno di non sbloccarla nei primi venti minuti, perché poi loro si chiuderanno sempre di più alla faccia delle teorie calcistiche di Delio Rossi, un tempo considerato uno degli allenatori più divertenti d’Italia per come faceva giocare le sue squadre.
Non credo che Pepito venga schierato dall’inizio, sono troppi due impegni in tre giorni, bisogna davvero dosare gli sforzi e sperare che migliori il più rapidamente possibile la condizione.
Potrebbe essere la partita di Ilicic, a patto che non senta già le prime brezze autunnali e abbia deciso di andare anzitempo nel consueto letargo invernale.

Ragazzi (e ragazze, sempre gradite), qui bisogna metterci d’accordo: la curva espone uno striscione su cui credo si fosse tutti d’accordo e che evocava un vecchio credo pallonaro, palla o piede.
Chiunque abbia un minimo giocato a calcio sa di cosa stiamo parlando, si gioca decisi, l’unico obiettivo è il risultato finale e non conta come ci si arriva, basta vincere o almeno non perdere.
Insomma, Machiavelli applicato al pallone, che sarebbe poi la filosofia del 95% degli allenatori ed il sentimento della quasi totalità dei tifosi, che altrimenti si chiamerebbero in altro modo, ovvero sportivi.
E allora, scusate, io tutti questi mugugni dopo il successo di ieri li capisco poco perché la Fiorentina di Sousa gioca in qualche modo con la filosofia della “palla o piede”, nel senso che gioca veramente male, ma è allo stesso tempo molto tignosa da affrontare.
Certo, il calcio del primo anno di Montella era un’altra cosa, ma le uova sono queste e l’omelette non è particolarmente indigesta quando sei da solo al terzo posto in classifica.
Si può migliorare?
Ovviamente sì e qui si vedrà davvero la mano dell’allenatore, ma se Suarez e soprattutto Pepito non decollano noi ci dobbiamo accontentare delle mischie con dentro Babacar, ringraziando il cielo di non vederlo ammuffire in panchina perché “Gomez deve giocare per ritrovare la condizione”.

E’ chiaro che i tre punti sono importanti, ma oggi pomeriggio ci vuole soprattutto la reazione all’incredibile secondo tempo contro il Basilea.
Non ci sono più le scuse di inizio stagione, dopo oltre settanta giorni di lavoro dovremmo essere entrati a pieno regime e per giunta ci ha finalmente abbandonato il grande caldo per cui vorrei vedere la squadra correre con giudizio per novanta minuti.
Quello che non vorrei vedere è invece l’eccessivo nervosismo, il fallo gratuito che fa piovere cartellini di vario colore.
E vorrei anche capire che anima abbia questa squadra, perché va bene che prima eravamo a volte troppo leziosi, però esisteva un’idea di gioco, di fare calcio che adesso (e sottolineo adesso) mi pare smarrita.
Come in tutte le vigilie sono ottimista e neanche per sogno mi metto a trastullarmi, a proposito della difesa, al giochino “io l’avevo detto”: no, spero come quando me la prendo con un calciatore viola e poi quello segna, di essere spernacchiato dai dirigenti nel prossimo gennaio, quando le cose saranno andate benissimo.

Bruttissima sconfitta, per giunta meritata perché ci siamo addormentati verso la metà del primo tempo per non svegliarci più.
Male Sepe in porta, malissimo Ilicic, tornato in letargo nonostante il caldo, non pervenuto per oltre un’ora Badelj, folle Gonzalo, forse il segnale più preoccupante di questa nuova Fiorentina.
Perché se uno come lui perde la brocca senza alcun motivo le spiegazioni sono due: o c’è un nervosismo latente che si spera non possa essere imputato ai tifosi o alla stampa, oppure, più probabilmente, la squadra fatica a trovare la giusta forma atletica.
Fatto sta che adesso dobbiamo stare attenti a non inciampare più nel girone perché i primi turni delle Coppe europee sono disseminati di grandi che cadono e ci vuole poco per par parte della schiera.
Sousa a fine gara era molto tranquillo, io meno, soprattutto per i problemi numerici e qualitativi della difesa, una storia ormai vecchia, ma che purtroppo rischia di essere sempre di attualità.

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