maggio 2014


La domanda è rivolta a chi ha votato per il Movimento 5 Stelle, uomini e donne che rispetto profondamente, così come rispetto chi ha votato per Berlusconi o la Destra.
Siete soddisfatti di come si stanno muovendo i fondatori di quello che fu il più innovativo tra i soggetti politici degli ultimi quindici anni?
Vi piace l’alleanza con l’Ukip?
Che effetto fa a centinaia di migliaia di persone dal profondo senso democratico vedere Grillo amoreggiare politicamente con un uomo come Nigel Farage?
Attendo curioso le vostre risposte, prego astenersi i “benaltristi”, cioè, tanto per intendersi, quelli che tireranno fuori altre storie e altri uomini, il “sì, ma anche Tizio…ecc”.
No, qui si sta parlando di chi in Italia avrebbe dovuto rovesciare come un calzino il corso delle cose e che sta facendo esattamente come tutti gli altri politicanti di professione: alleanze, epurazioni, negazione del diritto al dissenso, mancato rispetto della parola data, vedi alla voce “addio in caso di sconfitta”.
Mestierante per mestierante, credo sia meglio affidarsi a persone più serie e più democratiche, no?

E’ il momento più difficile della stagione, bisogna stare tranquilli e non rincorrere le voci.
E’ chiaro che tutto ruota intorno a Cuadrado e io ho l’impressione che ancora non ci siano idee precise: come detto molto dipende dall’offerta, ma Andrea Della Valle sta seriamente pensando a come fare per evitare la partenza.
In fondo può permettersi uno sfizio…
Sul resto, la fine delle comproprietà complica parecchio le cose perché uno come Babacar o lo dai via tutto o rischi col prestito, nel senso che non è detto che lo valorizzino.
Non riesco a capire da cosa tragga origine questo pessimismo strisciante, visto che sono tutti estremamente abbottonati, anche a microfoni spenti.
Forse è la paura di un ridimensionamento, forse è l’assenza di notizie, sinceramente non so, ma dobbiamo evitare di logorarci e di farci del male da soli.

O porca miseria, avevamo già preso Vidal e non ce ne eravamo accorti…
Ecco un nuovo pizzino di Corvino, stavolta a Tuttosport e sempre in attesa di essere ingaggiato da una delle sette/otto più grandi squadre europee, deve solo scegliere e non si decide da quasi due anni.
“Vidal? Non l’ho solo sfiorato, l’ho proprio incontrato…venne a casa mia a Firenze poi la trattativa non si concluse”

Marco Travaglio è uno strepitoso giornalista, che a volte prende strade un po’ troppo semplici per affondare le unghie sulla propria preda, ma che si fa leggere sempre con grande gusto.
Dal giorno del trionfo di Matteo Renzi sono imperdibili le sue cronache sulla corsa a salire sul carro del vincitore, oggi definito opportunamente cargo, vista la massa di persone che spinge per trovare anche uno strapuntino.
Basta pensare che nella foto di gruppo post trionfo, oltre al giovane turco anti-renziano Orfini, a Stumpo che impedì il voto a chi non aveva votato alla prima tornata alle primarie del 2012, c’era addirittura Fassina chi?, anche se nascosto, forse per un rigurgito di dignità.
Ottima pure la battuta di Andrea Salerno: “Partita la gara a chi conosce Matteo da prima. Qualcuno twitta: ecografia prenatale”.
In Italia è sempre andata così, si corre sempre in soccorso dei vincitori, ma stavolta è tutto molto di più, anche perchè lo stile informale di Renzi facilita il contatto e quindi sono migliaia le persone che possono dire di aver interagito con lui, fosse solo per un selfie o una stretta di mano.
Ieri D’Alema (D’Alema!) raccontava felice e contento di come lui e il premier si scambiassero sms “come dei ragazzi”.
Tutto questo a noi fiorentini, che magari conosciamo davvero Renzi da molto prima che diventasse Renzi, fa molto sorridere, rafforzandoci ahimé nella convinzione di essere come sempre e da secoli al centro del mondo.

Anche quelli che non amano la nazionale, perfino quelli che tifano contro gli azzurri dovrebbero sperare che Pepito vada in Brasile.
Stringono i tempi e, dico la verità, a me sembra che si respiri una brutta aria, da “vorrei, ma non posso”, nel senso che forse Rossi non sta offrendo quelle garanzie che Prandelli chiede per inserirlo tra i 23 in partenza.
Se pensiamo alla straordinaria forza di volontà di questo ragazzo, alla solarità del suo carattere, a quanto ci tenga e al fatto che sarebbe il secondo Mondiale consecutivo saltato e meritato (nel 2010 fu Lippi a lasciarlo colpevolmente fuori), io credo che si possa tranquillamente tifare perché Pepito coroni il suo sogno.

Se davvero vogliamo tentare di essere un Paese migliore, bisogna avere rispetto per quei tre italiani su quattro che o non hanno votato o hanno dato la loro preferenza a Grillo, Berlusconi o ad altri partiti.
E’ vero, i 5 Stelle quel rispetto non l’avrebbero mai avuto, come dimostrato dai toni tenuti dalla loro discesa in politica e ci sono molti post cancellati e no di questo blog a dimostrarlo.
Ora qualcuno di loro grida ai brogli elettorali (che ovviamente non c’erano nel febbraio 2013), altri suggeriscono di ignorare l’esito delle consultazioni, ma sono spero farneticazioni di genete assetata d’odio.
E’ vero, Berlusconi ha dato più volte di coglioni ai votanti della sinistra, ma credo che ormai il personaggio debba essere derubricato a caso umano, e comunque non si era mai visto nella storia un condannato con sentenza definitiva così libero di muoversi nell’agone politico.
Ha vinto la speranza di un’Italia diversa e io, che ho sempre creduto moltissimo fin dall’inizio in Matteo Renzi, mi sento come se fossimo alla vigilia di un lungo viaggio, un percorso complicato di cambiamenti che ci coinvolgerà tutti e a tutti chiederà un tribut,o piccolo o grande che sia.
Perché è a noi che stiamo meglio che bisogna chiedere e non importa quanta fatica abbiamo fatto (e qui parlo a titolo assolutamente personale) per raggiungere una certa tranquillità.
Ma non voglio più vedere sprechi, rendite di posizione basate sulla conoscenza del potente di turno, non voglio più vedere l’arroganza della parte politica che ho sempre votato e che si è sempre sentita moralmente e culturalmente superiore, non ho mai capito per quale motivo.
Vorrei vedere l’Italia crescere, non lasciando indietro nessuno.

Voterò ancora una volta PD ed il fatto confortante è che a distanza di tre mesi non sono affatto deluso da Matteo Renzi e dal suo governo.
Pur trovando discutibile il modo in cui è diventato Presidente del Consiglio, un modo molto democristiano, mi pare stia davvero provando a cambiare l’Italia, cercando di rimuovere i sepolcri imbiancati e promuovendo il merito.
Provo a capire e ad ascoltare la parte che vota Grillo, spogliandomi dei privilegi ottenuti in 35 anni di lavoro molto serrato, e riesco a comprendere la rabbia di chi non ha mai avuto risposte, ma mi chiedo se quella dei 5 Stelle sia “la risposta”.
A me pare di no, confesso di averne paura per la violenza verbale che li contraddistingue e che potrebbe essere il prologo a qualcosa di molto peggio.
Governare è molto più difficile che stare all’opposizione, dove per ogni argomento hai almeno tre o quattro ragioni per giustificare i tuoi no e magari urlarli.
Ma questa Italia, come ogni altro Paese del mondo, deve essere governata e non vedo in questo momento nessuno in grado di farlo più di Renzi.

Il problema di fondo è solo uno: quanto vale veramente Cuadrado?
Perchè da lì nasce tutto il ragionamento su come muoversi.
Se davvero ci fosse qualcuno disposto a pagare 40 milioni, allora a Fiorentina e Udinese non rimarrebbe altro che mettersi a sedere e dividersi il malloppo, con una plusvalenza per noi intono ai 16/17 milioni (lo hai pagato 6, lo hai ammortizzato per due stagioni e lo rivendi a 20).
Ma se, come pare più credibile, il valore di mercato di Cuadrado è intorno ai 30 milioni, che sono comunque un’enormità in questo mercato molto povero, qui bisogna fare un discorso tecnico che non può non coinvolgere Montella.
Da un lato i 10/11 milioni di guadagno sono un bel malloppo, ma poi resti senza il giocatore che cambia le partite.
Dice: perchè con 16/17 cosa cambia?
Poco, è vero, ma 40 milioni sono un’occasione quasi irripetibile.
Se però lo tieni, sei te a doverli tirare fuori i 15 milioni e quindi hai già speso buona parte delle risorse del prossimo mercato.
E’ una complicatissima partita a poker in cui conterà anche saper bleffare e rilanciare al momento giusto.

Il neologismo è brutto, lo so, ma rende l’idea.
Partiamo da un caso personale: il gentiluomo che giusto quattro anni fa mi minacciò telefonicamente dicendomi “ebreo di merda, vengo lì a staccarti la testa” è sempre in giro, mediaticamente forte e quasi tutti lo immaginano come una persona perbene.
Quell’offesa, a cui per una serie di motivi non ho dato seguito penalmente, mi è rimasta dentro a lungo a bruciare, e quando mi capita (purtroppo) di incrociare il tipo che l’ha lanciata, cambio strada, talmente mi fa schifo avere a che fare con lui.
Vogliamo provare a mettersi un attimo nella testa di Balotelli?
Mi dite che casino stava combinando o chi stava picchiando quando è arrivato un imbecille a gridargli “negro di merda”?
E ancora: esiste qualcosa che meriti di ricevere un’offesa così razzista e imbecille?
Se uno avesse riportato alla stampa quello che io, che non sono Balotelli, ho detto privatamente alle persone che mi sono vicine sul gentiluomo nei giorni successivi all’insulti, altro che la frase di Balotelli a Marchisio, rubata dalle telecamere.
Io sono d’accordo che sulla vicenda si sia troppo parlato a livello giornalistico, ma non sopporto il concetto “sì, ma allora perché non si va a vedere cosa succede là, perché certe cose accadono sempre a Balotelli” e via a seguire.
Magari la maggior parte delle persone lo fa in perfetta buonafede, ma non si deve mai alzare la guardia di fronte a queste cose.
Mai.
Il benaltrismo è l’anticamenra della giustificazione di un gesto che non deve appartenere alla nostra cultura, al nostro essere uomini e donne.

Va bene Balotelli e la sua scarsa maturità (ma il discorso su Firenze lo ha fatto in una conversazione privata con Marchisio e non ai media e sinceramente penso che ognuno di noi possa parlare un po’ come gli pare ad un amico).
Va bene che si è trattato di un episodio isolato e si spera non ripetibile.
Va bene che si è visto di peggio nel mondo e che forse si poteva dare meno peso alla vicenda.
Ma è mai possibile che io, fiorentino di nascita e orgoglioso da sempre di esserlo, debba vedere la mia città finire sulla home page dei principali siti e domani sulle prime pagine dei giornali per l’infamia urlata a Balotelli?
Chi è l’imbecille (o gli imbecilli) che oggi avrebbe (o avrebbero) fatto meglio a stare a letto?

Che serata, ragazzi.
Aveva ragione Gianfranco Monti: ci saremmo divertiti tanto e poi bastava essere noi ed improvvisare.
E così è stato, bisognerebbe esserci alla preparazione dei cosiddetti eventi, scalette che cambiano ogni due , tre ore, per essere più o meno stravolte quando davvero si va in scena.
Mi sono divertito come un matto, l’accoppiata con Gianfranco mi pare abbia funzionato alla grande, lui è molto più bravo di me in queste cose, ma mi sentivo così leggero che mi sono messo a fare battute.
Ad un certo punto mi sono anche chiesto: non è che sto esagerando? Che mi faccio prendere la mano?
E veniamo ai grandi: emozione pura nel rivedere Baggio, quei venti metri di campo abbracciati per me non hanno prezzo e meno male che stavolta la foto è venuta.
Poi Bati, davanti alla tribuna: imbarazzo iniziale, perché tutti ormai sapete come sono stati i rapporti negli ultimi tre anni a Firenze con colui che considero il più grande mai visto a Firenze da quando vado allo stadio (Baggio purtroppo è rimasto troppo poco…).
Poi lui mi vede e parte con un “ola, come va?” e allora via con la domanda per il pubblico.
Infine il grandissimo Toldo.
Lo avevo “violentato” alle 19: “devi in tutti i modi salire in campo e lanciare il messaggio per l’sms al 45503”.
E lui (classico): “ma no, dai, mi vergogno…”
“Non fare il bischero”
“Vabbeh, via vengo solo per Firenze”.
Ore 20.50, non si vede.
Vado verso gli spogliatoi per farmelo chiamare: arriva, no lo hanno riportato su, aspetta due minuti.
Intanto il tempo passa e tra poco c’è la diretta del TG1, a quel punto, siccome mi porto dietro da sempre la “puzza della strada”, rompo gli indugli ed entro nel sottopassaggio: saluto alla svelta Pradé e Macia che sono lì, salgo di corsa le scale della squadra ospite e vado a prendermi di persona Toldo.
Il resto lo ha visto chi era allo stadio, ma nessuno tranne il sottoscritto ha sentito il crac del mio collo quando Francesco mi ha stretto affettuosamente andando verso la porta sotto la Fiesole dove quattordici anni fa aveva parato il rigore a Kanu.

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