marzo 2014


Dunque, vediamo: non avevo ancora 13 anni e per un colpo notevole di fortuna, e anche perché a quei tempi si poteva, grazie a mio babbo riuscii ad andare in campo a vedere da dietro la porta Fiorentina-Palermo.
Dopo 9 minuti segnò Antognoni e fu amore a prima vista.
Seguivo già il calcio, compravo un giornale sportivo (Tuttosport, ma era un’altra cosa rispetto ad oggi, lo dirigeva il super-granata Ormezzano, che a me piaceva da morire) e dunque sapevo bene che c’era in viola un ragazzo dalle grandi possibilità, ma non mi illudevo più di tanto perché c’erano già stati diversi in Italia “nuovi Rivera”, uno anche a Firenze che mi pare si chiamasse Campagna.
Dopo quella gioia primaverile, per almeno otto anni per me la Fiorentina è stata Antognoni più altri dieci.
I ragazzi di oggi non possono capire, ma quando esordì a Rotterdam contro l’Olanda di Crujiff, con quella gara strepitosa e l’assist per il gol di Boninsegna, io mi sentii orgoglioso neanche avessi giocato io.
E così è stato per tutte le reti realizzate in Nazionale, la punizione contro l’Inghilterra nel 1977 che non fecero vedere in tv per non disturbare i ritmi lavorativi degli italiani, l’incazzatura per la tarsalgia in Argentina, la notte di passione prima della finale di Madrid, lo strepitoso Europeo da lui giocato nel 1980 e reso vano dalla mancata finale, l’incoronazione di stella tra le stelle al Giants Stadium di New York.
Era davvero come dire: Antognoni gioca per me, è il nostro cavaliere bianco senza macchia e senza paura, purtroppo con tanta, tantissima sfortuna.
Poi le vicende della vita ci hanno fatto incrociare diverse volte e io non ho mai capito davvero il perché a volte si sia entrati in rotta di collisione: vi giuro che non lo volevo, non l’ho mai voluto, anche se qualche volta ho dovuto rispondere, ma sempre con profonda tristezza perché Antognoni nel mio cuore non si tocca.
Il fatto che domani compia sessanta anni è una sferzata incredibile per rimettermi in pista: voglio esserci anch’io nel Salone dei 500, Antognoni è il simbolo della mia gioventù, è la Fiorentina degli anni più belli.
Quando pensi che tutto sia possibile e con Antognoni a volte lo è stato davvero.

Sarà stato l’effetto della seconda anestesia totale in 50 giorni, sarà stata la televisione, che tende a smorzare l’agonismo della partita, ma a me è parsa una partituccia, con tratti quasi soporiferi.
La potevamo vincere e perdere, come era del resto nelle previsioni, e siamo più o meno dove stavamo prima di partire per questa trasferta non troppo sentita di Genova.
Su Matri sta accadendo l’incredibile: sei gol sbagliati in due partite e spiccioli sono quasi da record mondiale e a questo punto non so più se ha senso insistere su di lui o provare a mettere Matos centravanti.
Ilici è tornato indolente, Wolski ha corso un po’ di più, ma con gli stessi risultati, la cosa più bella è stata la punizione di Vargas, veramente strepitosa, quella più divertente l’espulsione con esplosione nel finale di Mihajlovic, talmente assurda che mi è sembrata studiata (poi l’ha detto anche lui a fine gara).
Non capisco l’accanimento di alcuni contro Montella, ma su quello ci torneremo con più calma nel corso della settimana.

Altra notte a Villa Donatello, confermo l’eccellenza della struttura e la fortuna di poterci accedere.
Non è ancora finita, dovrò ancora rivedere i bravissimi Delle Rose, Tazzioli e Caroassai, ormai simo diventati intimi, dopo tre mesi di bomba e interventi…
Niente Genova per me, sarebbe una follia, sono qui con flebo, catetere e “Viola nel cuore”, se parto a casa chiedono la perizia psichiatrica…
Faccio contento Montella, che voleva il turn over dei giornalisti, mai saltate tre partite in una stagione, ma neanche due, sto invecchiiando…

Speriamo di dimenticarla in fretta la più brutta Fiorentina dell’era Montella: neanche un tiro nello specchio della porta, anche se in verità due occasioni le avremmo pure avute con lo sciagurato Matri che si è divorato cinque gol in cinque partite, una media record che supera lo sventurato Calloni e Blisset, per rimanere in casa milanista.
Ma cos’hanno?
Verrebbe da dire: troppo brutti per essere veri, ma è una tesi di comodo, perché bruttini lo sono stati parecchie volte da gennaio in poi, guarda caso dopo l’infortunio di Rossi.
Qui è anche un problema di condizione atletica, siamo a fine marzo e non corre più nessuno, la media degli infortunati è troppo alta e ci sono pure quelli di cui non si sa più niente, per esempio Rebic, che magari, giocando mi pare di ricordare centravanti, avrebbe potuto farci comodo.
Io non voglio rivedere l’avvitamento del 2010, quando dopo l’eliminazione col Bayern e il fuoco di paglia di Napoli eravamo diventati il portafortuna d’Italia(stavo per scrivere il gobbo, ma non ce la faccio): giocavano contro di noi e vincevano, sempre e comunque.
C’è un quarto posto da difendere e una Coppa Italia da vincere e c’è soprattutto da non fare appassire l’entusiasmo che da un anno e mezzo accompagna la Fiorentina.
La stanchezza può essere una scusante, ma non è che in Italia giochino solo Cuadrado (ieri irritante) e compagni e non è che alleni solo Montella, che ieri ha misteriosamente rinunciato alla qualità di Aquilani.
Perdere così fa male e ci tocca un alto giorno di sberleffi, anche stavolta meritati: avevamo sotterrato il Milan ed invece ieri sera in campo gli zombi eravamo noi.

In meno di due anni sono scomparsi dal radar, dimenticati o quasi da tutti.
Eppure ancora nella primavera del 2012 Montolivo ed il suo organizzatore di incontri segreti con i tifosi erano al centro del mondo viola.
Si cercavano improbabili vie di uscita, si occupava militarmente l’etere per annunciare prossime rivelazioni che avrebbero sputtanato una Fiorentina già in difficoltà, si dicevano tante cose, si maramaldeggiava su una società allo sbando.
Nemmeno due anni dopo… puff, sparito tutto nel nulla, i protagonisti soffiati via come una bolla di sapone.
Ora che il Milan torna a Firenze l’assenza di Montolivo è quasi un dettaglio: se fosse sceso in campo sarebbe stato fischiato perfino un po’ svogliatamente, quasi come un obbligo da assolvere nei confronti di chi aveva preso in giro tutti.
L’organizzatore di incontri segreti starà certamente tramando qualcosa di eclatante per il futuro, perché a lui piace così, ma per adesso niente si vede all’orizzonte.
Dimenticati o quasi da tutti, anche queste in fondo sono soddisfazioni.

Alla fine abbiamo meritato di vincere.
Alla fine dobbiamo ancora ringraziare Neto, che ci ha tenuto in piedi nel primo tempo.
Il calcio è folle: Bakic è stato disastroso, ma nell’azione decisiva tatticamente del primo tempo era lui il protagonista.
Grande ripresa di Illicic, Joaquin e Cuadrado, tutti gli esterni e follia Matri, che si è divorato tre gol in venti minuti.
Adesso stiamo col fiato sospeso per Gomez, che stavolta si è fatto male (quasi) da solo e a questo punto non sappiamo più a quale santo votarci per l’attacco.
Pensare a come il Napoli ha fatto ad avere sette punti in più della Fiorentina è un esercizio che fa male, oggi più che mai…

Ragazzi, Suma non viene a Firenze.
Peccato, volevo salutarlo come si conviene tra colleghi e direttori….

Ho sempre considerato il calcio una parte della mia vita, non LA vita e pensavo che ormai il concetto fosse chiaro per chi frequenta questo blog.
Non capisco quindi perché continuiate a chiedermi di bannare i tifosi della Juve.
Può anche darsi che tra gli oltre 240 messaggi pubblicati ce ne siano alcuni che non dovevano passare per quanto scritto, discorso che vale anche per i post viola, e di questo mi scuso, ma come ho più volte ricordato non ho “galoppini” che mi seguono il blog, faccio tutto da solo, per divertimento e per creare un dialogo con voi.
Hanno vinto e ci sfottono, fa parte del gioco, noi avremmo fatto lo stesso e se poi il discorso va sugli idioti che fanno cori indegni da una parte e dall’altra io lascio spazio alla dialettica.
Questa nella mia testa si chiama democrazia, quello che dovreste avere voi, o almeno una parte di voi, è maggiore tolleranza verso il prossimo.
Perché stiamo solo parlando di calcio.

Oggi è un brutto giorno per Firenze ed il popolo viola: ci sfottono e dobbiamo pure stare zitti perchè stavolta abbiamo poco da dire.
Una grande partita per sessanta minuti, poi il black-out di Gonzalo e la prodezza di Pirlo, l’appuntamento più importante dell’anno fino alla sfida dell’Olimpico contro il Napoli è in fondo tutto qui, oltre alle reti sbagliate nel primo tempo e punizione “sega” del del secondo non calciata inspiegabilmente da Ilicic.
Erano giorni che andavo dicendo che dalle condizioni di forma di Gonzalo dipendevano gran parte delle nostre fortune contro la Juve: non aveva affatto giocato male, ma i due interventi erano da giallo e aggrapparsi ad un fallo su Borja (per me ieri molto al di sotto del suo standard) prima dell’ammonizione del primo tempo mi pare un futile esercizio.
La squadra ha giocato col cuore e con la testa fino al gol, poi si è sciolta, come se non ci credesse più anche se mancavano venti minuti ed era con un uomo in meno, però almeno ci potevamo provare.
E sinceramente non ho capito Montella in tre cose: perché Vargas (un disastro) interno, Ambrosini e non Aquilani centrale dopo l’infortunio di Pizarro ed il cambio di Ilicic con Roncaglia appena presa la rete.
Fa molto male uscire così, anche se la Juve è più forte, solo che nel primo tempo ci credevamo tutti ed è stato un po’ come nel maggio scorso a Pescara: ci fanno vedere la torta, ma non riusciamo a mangiarla.

Le avevo messe nel conto le critiche per la partecipazione di Dario Nardella al Pentasport ed infatti sono arrivate puntuali.
Le ho passate quasi tutte, escluse quelle troppo offensive e/o che tiravano in ballo assurdità.
Non pretendo di piacere a tutti, ci mancherebbe, ma ritengo doveroso puntualizzare alcuni aspetti.
Dal 2011 Dario Nardella interveniva al Pentasport il lunedì in qualità di assessore allo sport del Comune di Firenze e di vice sindaco: se lo stesso ruolo lo avesse coperto un rappresentante della destra, avrei cercato lo stesso contatto.
Da quando è diventato prima deputato e poi “facente funzioni di sindaco” le occasioni per averlo in diretta sono diventate molto più rare a causa dei suoi molteplici impegni, forse per una maggiore calibratura degli interventi da parte dell’ufficio stampa.
La settimana scorsa, all’ennesimo lunedì bucato, ho cercato di fare il colpo e portarlo in studio prima della gara con la Juve, per giocare la partita con Fassino e stemperare un po’ il clima, esserci riuscito è stato per me motivo di soddisfazione.
Il Pentasport è filato via bene, con interventi autorevoli (Sconcerti, Ermini, Calamai, Di Caro), oltre al confronto con Fassino che, vi assicuro, non era affatto facile da organizzare.
Il mio tono non era affatto conciliante e sullo stadio, per esempio, ho espresso le mie perplessità sulla lunghezza dei tempi.
Chi è prevenuto a prescindere continuerà ad esserlo, ma vorrei ancora sottolineare che:
al Pentasport è venuto per due ore Matteo Renzi;
abbiamo più volte intervistato personaggi della destra;
dalla trasmissione sono uscite alcune notizie, tra cui lo stadio in cinque anni, il non presentarsi al Cda della Fiorentina, la possibilità che Firenze affianchi Roma nella candidatura olimpica;
il Pentasport è stato il primo terreno di confronto tra Galli e Renzi nel 2009.
E ora direi che si può tornare a concentrarci su quella partituccia di domani.

Puntare allo zero a zero?
Assolutamente no, non abbiamo una difesa in grado di reggere per novanta minuti.
Impostare una gara d’attacco, magari con Gomez e Matri fin dall’inizio?
Un azzardo pericoloso, che offrirebbe il fianco al contropiede della Juve.
E allora come diavolo si deve giocare questa partita a cui tutta Firenze e tutto il popolo viola stanno pensando da giovedì scorso?
Meno male ci pensa Montella, questa volta mi sento di sottoscrivere la banalità che viene fuori dai fondamentalisti del calcio ogni volta che si osa mettere in discussione il verbo dell’allenatore (ma succedeva pure con Prandelli…).
Posso solo dire che ci vorrà molta testa, grande freddezza, dando per scontato il cuore che ognuno dei quattordici protagonisti viola, perchè ci saranno sicuramente i tre cambi, ci metterà nei novanta minuti che potrebbero pure diventare centoventi.
Comunque vada a finire, sarà un’emozione unica, che ricorderemo a lungo.

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