dicembre 2013


E’ stato un anno duro, ma positivo.
Ovviamente la valutazione è personale e ad un certo punto della vita ti accorgi che interessa sempre di meno conquistare chissà cosa preferendo invece coltivare ciò che hai.
Sul piano professionale sono stati dodici mesi di grandi soddisfazioni, come sempre vissute nello spazio di cinque minuti, per colpa o merito di questo carattere tendente sempre al domani.
Naturalmente la famiglia viene al primo posto e il bilancio soddisfacente viene da lì, metterei la firma per una lunga ripetizione di quanto appena passato.
La Fiorentina è andata bene, la società è creciuta, manca ancora quella disponibilità ad aprirsi completamente che invoco da anni (allenamenti aperti, per esempio), ma se penso a dove eravamo tra il 2010 e il 2012 le cose fatte mi paiono miracolose.
Siamo sempre angosciati per il futuro, però oggi la palla è in mano a due giovani, almeno politicamente, ed io mi sento un po’ più fiducioso, anche se capisco benissimo le ragioni di chi ha perso la speranza ed è sempre più arrabbiato.
A loro, a voi, a tutti e soprattutto a coloro che non godono di un bene inestimabile come la salute l’augurio di un 2014 migliore.

In questo finale di 2013 mi pre giusto rendere omaggio a tutti quelli che non leggete sul blog per manifesta volontà di molestare o per incapacità varie.
Così avranno i loro 5 minuti di celebriità, scriveranno ancora e io continuerò a non pubblicarli.
Partirei dall’emigrante compulsivo, che ho scoperto scrivere a tutti e a cui non va bene niente.
Nel mio caso offende, in altri contesta inevitabilmente tutto quello che viene detto o scritto: deve passare molto del suo tempo in steraming,sui siti e su questo blog, poveraccio.
Poi c’è quello che sa tutto di ciò che avviene nelle radio, la mia e le altre e anche lui non perde un colpo.
Ogni occasione è buona per sbraitare o pungere velenosamente, ultimamente sperava di essere pubblicato con un post di offese a Corvino: poveraccio bis.
Passiamo al fanatico di Batistuta e ovviamente contro di me qualsiasi cosa faccia o dica.
Lui mi fa più pena degli altri perché spera due cose: la prima di essere pubblicato nelle sue insolenze, la seconda di guadagnare la benevolenza di Bati, come se fosse uno che sta dietro a queste cose.
Infine c’è la pletora dei mitomani, ogni tanto rispuntano con varie ed eventuali, ma lì la galassia è davvero troppo vasta per una panoramica approfondita.

Va bene pensare al futuro, ma forse si sta insistendo un po’ troppo sugli allungamenti dei contratti in scadenza nel 2017, cioè fra tre stagioni dopo quella attuale.
Credo che sia una delle storture del calcio: si viene sempre giudicati, e si prendono quindi tanti o pochi soldi, sulla base di quello che si è fatto e poco sulle prospettive future.
Io adoro Borja Valero, ma sappiamo oggi che cosa potrà offrire a 32 anni?
E lo stesso vale per il grandissimo Gonzalo Rodriguez.
Uno invece a cui non rinnoverei niente è Pizarro, ma credo che Montella, Pradé e Mcia siano sulla stessa lunghezza d’onda.

Per merito (o per colpa) della Fiorentina, niente settimana bianca a marzo, ma, senza entusiasmi particolari, eccoci qui nella fantastica Val Badia a passare le vacanze tra Natale e Capodanno.
Senza entusiasmi particolari perché sapevo bene cosa avrei trovato: code, prezzi alle stelle, giornate corte, rischio di brutto tempo.
L’unica cosa sorprendente è che non è cambiato niente a livello di prenotazioni rispetto all’ultima vola che avevo vissuto la stessa esperienza,cioè qui è come se la crisi non fosse mai passata, figuriamoci poi se si sente adesso.
Nei discorsi in cabinovia o nelle attese agli impianti sento parlare solo di neve più o meno buona, di cosa propongono i locali di Corvara, del tempo per domani e cose simili.
Ovviamente, così prevengo qualsiasi ragionamento sull’argomento, io e la mia famiglia facciamo parte di chi sta (almeno per ora) più o meno comodamente nella zona privilegiata della società civile, ma sono abituato a farmi domande, anche quando non trovo della riposte.
Per questo mi chiedo che razza di Paese sia mai diventato quello in cui viviamo, una Nazione in cui i poveri aumentano a dismisura attingendo a piene mani nella ex classe media.
Il concetto è sempre quello: essere disposti a rinunciare a qualcosa (magari pure a dimezzare i miei sei giorni in montagna) per una più equa distribuzione della ricchezza, sempre però seguendo criteri meritocratici.
Quando ero giovane tutto questo si chiamava socialismo, adesso non lo so più.

Avvertenza per chi soffre di diabete sentimentale: non andate avanti nella lettura, perché questo post gronda di buoni sentimenti e pure di una sana dose di retorica.
Mi è capitato in questa settimana di fare un paio di telefonate a signore anziane che quasi non credevano al fatto che chi accompagnava le loro domeniche (e quelle dei propri mariti scomparsi) fosse lì, dall’altra parte del filo ad augurare loro buone feste.
Erano felici, almeno per cinque minuti: uno squarcio di contatto umano nel deserto della loro solitudine.
Premesso e controfirmato che io non sono veramente nessuno, e che devo alla Fiorentina quel poco di popolarità di cui godo, credo che ognuno di noi possa davvero fare un piccolo gesto per gli altri in favore degli altri, qualcosa che a me rimpie di emozione e che mi fa sentire dopo molto meglio.
Ieri siamo andati a trovare un nostro amico sfortunato che da anni combatte una battaglia contro un nemico che lo ha colpito a tradimento nel pieno della vita, un ragazzo di cinquanta anni con una moglie e una figlia fantastiche, due donne che ci insegnano ogni giorno cosa sia il vero amore.
Cazzeggi assortiti, prese per il bavero fino a scorticarsi, una prova d’orchestra sentimentale tra uomini di grande intensità con lui che rideva partecipe e noi che non davano assolutamente peso alla sua malattia.
Era come se fossimo tornati in piazza Savonarola e se fossimo stati davvero lì, trent’anni dopo, ce ne saremmo fregati del freddo e di quel maledetto chiosco che hanno messo là in mezzo e avremmo provato a fare un partitina tra le panchine, con lui seduto a guardarci.
Ero talmente preso che ho fatto perfino tardi, proprio io che sono un maniaco della puntualità…
Basta così poco per volere bene, per volersi bene, perché dopo si sta meglio.
Ve lo assicuro, è certificato.
Un abbraccio e un fortissimo buon Natale a tutti voi.

Provino Juve e Roma a giocare senza il miglior difensore, il migliore esterno e uno dei due migliori attaccanti e poi vediamo cosa riescono a combinare.
Senza esaltazioni, ma ragionando: questa è veramente una bella Fiorentina e ne parlo a livello generale, lasciando perdere la prestazione di ieri, abbastanza interloctoria nel suo complesso e comunque alla fine non sono stati tre punti rubati.
E, soprattutto, sono stati tre punti, che era quello che chiedevamo all’ultima partita dell’anno, con una formazione decimata e magari pure un po’ stanca mentalmente.
Siccome non riusciamo a non farci del male, ho già sentito i primi bisbiglii sulla clausola dell’immenso Pepito Rossi, che sarebbe troppo bassa, e allora mi viene in mente, some spesso accade in questi casi, la canzone di Iannacci, “Se me lo dicevi prima”.
Sì, perché dopo è troppo facile pontificare e comunque a me pare che almeno per la prossima stagione non ci siano problemi, anche perché il ragazzo ha voglia di restare.
Siamo quarti con pieno merito e strizziamo l’occhio al terzo posto, con tanti saluti a Montolivo e Jovetic, troppo bravi, grandi e furbi per degnarsi di giocare in una piccola squadra come la Fiorentina.

Sarà molto più difficile dell’ultima del 2012 a Palermo, che coincise tra l’altro con l’ultimo spazio autogestito di Mario, già molto affaticato.
E’ l’assenza di Gonzalo Rodriguez a preoccuparmi, perché già la difesa mi pare piuttosto fragile sotto diversi punti di vista, ma se poi ci aggiungiamo la mancanza dell’unico leader , beh la cosa si complica parecchio.
Ed il Sassuolo non mi sembra affatto male in attacco.
Bisogna provare a giocare da Fiorentina della passata stagione, cioè con un possesso palla clamoroso perché se ci pressano temo che si possa andare in difficoltà.
Sarebbe splendido chiudere il 2013 con i tre punti e con una classifica che al termine del girone di andata potrebbe essere migliore di quella già ottima dello scorso campionato.
Tutto questo con cinque vittorie e un pareggio in Europa e senza Mario Gomez, scusate se è poco.

Non so che impressione abbiate avuto della prima puntata di “Viola d’amore”, io mi sono divertito a farla e vi assicuro che capita raramente in televisione.
Rispetto all’ultima puntata del Ring dei Tifosi, che era datata maggio 2002, è cambiato il mondo e sono molto cambiato io.
Ieri sera mi sentivo molto più leggero, perché in quella zona franca che nel casino viola degli ultimi anni era diventata Canale Dieci, poi alla fine, nei giorni successivi alla trasmissione, dovevi sempre fare da muro di gomma con tutti i tirapiedi di Cecchi Gori che facevano pressioni e protestavano per quello che dicevamo io e Ciuffi.
Ho avuto la conferma di quanto già sapevo e cioè di non avere assolutamente niente del “bravo presentatore” televisivo proprio a causa della mia inquietudine.
Rispetto a stento la scaletta, faccio incisi su incisi, scarto improvvisamente su altri discorsi, divago, forse sono pure un po’ ansiogeno per chi guarda.
E per fare ancora più casino ho pure portato con me la “banda dei quattro”, in gran forma e perfettamente a proprio agio, con in più la sorpresa Marzio Brazzini, all’esordio televisivo e sciolto come se ci fosse sempre stato.
Insomma, siamo partiti, il 2 gennaio ritorniamo immediatamente in onda e, come direbbe Bucchioni: vi aspetto numerosi.

Non ho mai conosciuto personalmente Rino Gattuso, eppure sarei pronto a… scommettere sulla sua totale estraneità allo schifo che è emrso in questi ultimi giorni.
Mi pare impossibile per tutta una serie di mtivi che vanno dal mancato interesse economico all’idea che mi sono fatto del Gattuso uomo.
Così come ad essere del tutto sincero, e al netto dei sentimenti sulla Juve, non ho mai davvero creduto al coinvolgimento di Conte nei casini di Siena e Bari.
Al massimo un far finta di non vedere che c’era qualcosa di strano, ma proprio andando molto in là.
E’ vero che spesso, come diceva Boskov, la “testa dei giocatori è buona per portare cappello”, ma questi sono uomini che secondo me avrebbero fatto la loro figura anche in altri campi.
Mi piacerebbe poi che queste inchieste infinite e sfibranti avessero una loro conclusione in tempi ragionevoli e non fossero bombe ad orologeria piazzate lì per sputtanere persone e far pensare che tutto è marcio.

Come forse avrete letto o sentito, faremo la radiocronaca anche nella stagione 2014/2015.
Scherzando, ma fino ad un certo punto, da qualche tempo vo ripetendo a chi mi sta intorno che la vera notizia sarebbe quella che “Radio Blu non fa più la radiocronaca”, visto che siamo in pista dal campionato 82/83, cioè quando ancora giocava Zoff, pensa te.
In una serena e un po’ imbarazzante retrospettiva dei miei ultimi 27 anni di vita professionale, cioè dal 1987 oggi, devo candidamente confessare di aver frantumato per questa storia i cosiddetti a due mogli e un bel po’ di amici che hanno sopportato con cristiana rassegnazione (non mi pare che ci fossero ebrei nell’elenco…) le mie masturbazioni mentali sull’argomento, spesso frutto di diverse notti insonni.
Tutto questo è accaduto almeno fino al 2008 e sono stati anni in cui il drago (cioè il nemico che si frapponeva tra me e la mia voglia di di trasmettere la Fiorentina) ha assunto varie sembianze, alcune in verità un po’ fantasiose: Matarrese, l Rai, il network che doveva spazzarci via tutti, l’ispettore della Lega Calcio, il partito politico che stava dietro ad un’altra radio, i miei rapporti con i mammasantissima del gruppo Cecchi Gori, i tanti soldi sbandierati dai concorrenti, la C2, la ritrosia della vecchia proprietà nel continuare a spendere, l’ostilità di Corvino, i vari cambi all’interno della Fiorentina.
Negli ultimi tempi sulla storia della radiocronaca mi sono parecchio calmato, sarà l’età, anche se poi bisognerebbe chiedere a Letizia e alla redazione se sia vero oppure no.
C’è comunque un momento magico, in trasferta, in cui passo cinque minuti solo con me stesso ed è bellissimo.
Succede quando la Fiorentina effettua il riscaldamento ed io comincio a pensare a quante volte sono stato in quello stadio, alla fortuna che avrò nel raccontare da lì a breve la partita, a quanto in fondo, al di là della fatica, ami ancora tantissimo ciò che faccio.
Non so quanto potrà ancora durare, intanto mi sono allungato il godimento fino a giugno del 2015.

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