giugno 2013


No, per favore nessuna speculazione sociologica, perché già faccio fatica a mantenere i miei ideali illuministi e a non chiedere la pena di morte o la convivenza in una cella con detenuti comuni.
Mi chiedo cosa se ne faccia l’umanità di uno così, magari qualcuno di noi lo ha pure conosciuto, a me viene il vomito solo a pensarci e poi mi viene da piangere se immagino la vita delle bambine.
Ecco di cosa sto parlando.

Faceva guardare film porno alle figlie di 4 e 8 anni e ne abusava chiedendo loro di imitare quanto avveniva sullo schermo.
E’ l’accusa per la quale un cinquantenne della provincia di Firenze è stato condannato dal tribunale di Firenze a una pena di sette anni e mezzo di carcere.
Secondo quanto ricostruito dalla procura, gli abusi sono durati cinque anni, dal 2007 al 2012.
Per l’accusa, l’uomo che lavora in una ditta edile di famiglia, approfittava dell’assenza di casa della moglie, una straniera, per violentare le figlie.
In alcune occasioni avrebbe cercato, senza riuscirci, anche di avere rapporti completi con le bambine.
In base a quanto ricostruito dalla procura, l’uomo minacciava le figlie dicendo loro di non raccontare nulla altrimenti le avrebbe picchiate.
A denunciare la vicenda è stata la madre, quando le piccole le hanno raccontato cosa faceva loro il padre.
L’uomo è stato arrestato e poi è finito ai domiciliari in una struttura gestita da un’associazione di volontariato

Dovrebbe funzionare così: ogni cinque anni realizzo uno dei sogni che ho sempre ritenuto impossibili.
Nel 2008 si è realizzata sul campo la mia radiocronaca perfetta di quaando ero bambino e vincevamo 3 a 2 a Torino contro la Juventus all’ultimo minuto con rete decisiva di Brugnera.
Nel 2013 sono riuscito ad entrare a Wimbledon, che insieme a seguire il Tour de France da inviato e ovviamente raccontare il terzo scudetto viola, ha sempre rappresentato il massimo.
Tutto grazie al grande Ubaldo Scanagatta, che si è guadagnato la mia eterna gratitudine, e che da queste parti è un venerabile maestro, considerato alla stregua dei grandissimi come Gianni Clerici, che forse oggi intervisto (figurati se riuscivo a stare fermo…).
Spettacolo grandioso, tre ore sul centrale a tifare inutilmente contro Murray, tennis come non avevo mai visto dal vivo e pure conferenza stampa dell’affascinante Flavia Pennetta che pur essendo entrata tra le prime sedici del mondo ora sull’erba se la tira meno di una riserva di serie A.
Facendo bene i conti, nel 2018 o vinciamo lo scudetto o mi assume qualche giornale per seguire il Tour (facile a 58 anni), oppure Cameron Diaz deve tenersi libera per un fine settimana.
In alternativa Isabella Ferrari, naturalmente dopo aver chiesto il permesso in casa Guetta…

Il sogno dei tifosi della Fiorentina…era diventato rivederti allo stadio, caro grande ed indimenticabile Stefano.
Avevamo la nostra gag ogni volta che ci vedevamo: tu mi ricordavi sempre che se non era per te non sarei diventato famoso per la famosa premonizione prima del gol alla Juve, e io ti davo ragione, perche’ se non la mettevi dentro che senso avevano le mie parole il quel fantastico 15 febbraio 1989?
Maledetta stronza, pero’ alla fine hai vinto te, non hai mollato di un solo centimetro e anche se non rispondevi piu’ alle mail, anche se parlare con Chantal era ormai diventato impossibile, io sono certo che tu non gliela hai data vinta a quella bastarda.
L’ultima chiacchierata con Alberto lucido, nel novembre del 2009, era dedicata a te.
Lui, che non sapeva nulla di calcio e che stava muorendo a nemmeno cinquanta anni, esattamente la tua eta’ oggi che te ne sei andato, all’improvviso disse: “Stefano Borgonovo e’ un eroe, un grandissimo uomo da cui tutti dobbiamo imparare”, volle sapere qualcosa di piu’ di quando giocavi e tutto di come stavi.
Ti sopravvivera’ la Fondazione e l’amore dei tanti, tantissimi che ti hanno voluto bene, e chi se ne frega se gli imbalsamati della Fifa (che non meritano nemmeno il nostro disprezzo) non hanno voluto tributarti l’omaggio con il minuto di raccoglimento prima di Italia-Spagna.
Stasera siamo davvero tutti un po’ piu’ soli.

Se in questi giorni leggessi o ascoltassi David Guetta (e scusate per questa terrificante citazione in terza persona), lo troverei come minimo indisponente, se non addirittura molesto nel suo realismo da contabile.
Sono infatti rimasto tra i pochissimi ad essere scettico sulla fattibilità della doppia trattativa: Jovetic venduto alla cifra che vogliono i Della Valle, Mario Gomez in arrivo a Firenze.
Se tutto questo dovesse avvenire, sarei, e non credo che ci sia neanche bisogno di sottolinearlo troppo, più che felice e mi iscriverei subito al partito della “Champions più che possibile”.
Intanto però mi impegno come direttore di Radio Blu, e vi dico che abbiamo ingaggiato il bravissimo Federico Lo Giudice perché ci racconti da Monaco di Baviera anche il minimo sussulto di Gomez.
E poi, come espiazione delle mie colpe, ci sono sempre i due gol di Super Mario da raccontare via etere in tedesco…
Per ora però meglio concentrarsi sull’inglese, per un fatto personale che domani vi racconterò.

Siamo ufficialmente incartati.
Con un terzo dei soldi chiesti per Jovetic la Juve ha comprato Tevez e qualcuno mi deve spiegare cosa se ne farà a questo punto dell’ingrato montenegrino, a meno che non venda Vucinic, trattativa che mi pare molto difficile.
Ho detto e scritto diverse sciocchezze negli ultimi anni, ma una cosa l’avevo azzeccata d’istinto: piazzare Jovetic a trenta milioni nell’estate scorsa.
Quando lo dissi in un filo diretto nel giugno 2012, venni sommerso dalla rabbia di gran parte dei tifosi che chiamavano affranti, ma non ho mai cambiato idea.
Adesso dobbiamo sperare nell’Inghilterra, dove Jovetic piace il giusto anche perché in Europa non giochiamo da quasi quaranta mesi e non è che le prestazioni nel Montenegro siano state così entusiasmanti, anche per via di tanti piccoli infortuni.
Qui l’unico che può sbloccare la situazione è Montella, l’unico che (forse) i Della Valle stanno a sentire.
Se il tecnico va dai fratelli, o anche solo da Andrea, e spiega chea questo punto tenere Jovetic, oltre a bloccare completamente il mercato viola, diventa molto pericoloso sul piano ambientale e tecnico, forse il prezzo scende e lo vendiamo.
A quel punto ci mettiamo nelle mani di Pradè e proviamo a piazzarlo al meglio, altrimenti ce lo teniamo con tutti i mal di pancia del caso (i suoi, ma soprattutto i nostri), vedendo di farci il meno male possibile.

Sto entrando in un cono d’ombra con alcuni tifosi.
Me ne rendo conto, mi spiace, ma non posso fare altrimenti perché sono abituato da sempre a dire quello che penso.
Trovo “leggermente” fantasioso pensare che la Fiorentina possa prendere David Villa, che tra l’altro mi pare meno importante di Mario Gomez per due buoni motivi: i quattro anni in più e il grave infortunio di non troppo tempo fa.
Guadagna, mi pare, 7 milioni netti l’anno, gioca in uno dei club più importanti al mondo e dovrebbe rivoluzionare la sua vita solo per il gusto di indossare la maglia viola.
Bellissimo, nei miei sogni di tifoso.
Un po’ dura da realizzare nel mondo reale.
Io ho l’impressione che si continui a farci del male da soli, perché se poi arrivano giocatori dalla caratura inferiore ai pezzi da novante di cui si parla restiamo alquanto delusi e ci dimentichiamo del buono fatto fino ad oggi.
Comunque, se vi può consolare, sto anch’io antipatico a me stesso e vorrei tanto tornare al David bambino che d’estate sognava di prendere Gigi Riva o Boninsegna per rinforzare l’attacco, che già a fine anni sessanta era un problema…

Sono uno di quelli che guarda la Nazionale tifando per l’Italia e vivendo una partita nella partita quando c’è in campo un giocatore della Fiorentina.
Si parte da De Sisti agli Europei, avevo otto anni, e si raggiunge il massimo con i torti subiti da Antognoni, proseguendo con il Baggio viola, ma un po’, lo ammetto mi sono concentrato pure su Gamberini e Montolivo e quindi, secondo alcuni di voi, sono irrecuperabile.
Confessate le mie colpe, eccomi qui sul divano di casa ignorato da Cosimo, che ancora non avverte il fascino di Italia-Brasile, a sperare in un gol di Aquilani.
L’inizio è traumatico: tra lui e Montolivo fanno a chi gioca peggio, a chi regala più palloni agli avversari, che non sono esattamente scarsi.
Alberto meriterebbe pure di essere ammonito, lo graziano, ma non si vede proprio mai nel primo tempo, onestamente sarebbe da sostituire.
Non che Marchisio o Diamanti abbiano fatto chissà cosa, ma a me di loro importa il giusto…
Si riparte ed è più o meno la stessa musica fino a quando l’Italia si accende e allora Aquilani decolla, tra l’altro nel ruolo di Pizarro, come dire che conta soprattutto saper giocare a calcio e lui lo sa fare molto bene, ma ad intermittenza.
Escono fuori venti minuti di grande sostanza, conditi dall’assist a Chiellini, che modificano il titolo a cui avevo pensato e che recitava: “che delusione”, ma si poteva e si doveva fare di più.

Ha ragione Vittorio Pavoncello, presidente della Federazione Italiana Maccabi: “Mio nonno una seconda chance non l’ha avuta”, perché è morto nei campi di concentramento di Auschwitz.
Georgos Katidis, ventenne greco, centrocampista di belle speranze, invece la seconda possibilità ce l’avrà.
Nessuno ne sentiva la necessità e servirà per farci capire se quello che purtroppo vedremo arrivare nel campionato di serie B è solo un coglione ignorante della storia oppure un nazista duro e puro, come pareva quando ha esultato dopo un gol nel modo nauseabondo che ormai tutti conoscono.
Una rete in una partita di calcio e il fumo “che ad Auschwitz saliva lento”: due concetti che a nessuno verrebbe in mente di tenere insieme, ma a Novara, nella gloriosa società calcistica che ha visto nascere un campione come Silvio Piola, evidentemente sono dei geni e così hanno deciso di dare a Katidis la seconda chance, che è poi un avanzamento di carriera perché viene a giocare in Italia.
E già immagino la gioia dei gruppi fascisti e nazisti che lo eleggeranno a loro idolo, penso a quello che circolerà sulla rete, ho terrore di quello che ci aspetta sul piano mediatico.
A meno che questo ragazzotto, che sta in mezzo alla coglionaggine da mono-neurone e la convinta adesione al “Mein Kampf”, una volta arrivato in Italia non vada come prima cosa a visitare i luoghi simbolo della furia nazista in Italia e non parlo solo dello sterminio degli ebrei, ma anche di tutti coloro che sono stati spazzati via dagli orrori tedeschi.
Campo di prigionia e di concentramento di Fossoli, Fosse Ardeatine a Roma, Sant’Anna di Stazzema, Villa Triste a Firenze, tanto per citare i primi che mi vengono in mente, ma applicandosi un po’ si può approfondire la questione.
Ma temo che quei geni del Novara calcio non abbiano il tempo per farlo perché troppo impegnati a studiare altre fantastiche soluzioni: magari nei paesi baltici ci può trovare qualcosa che faccia pendant col possibile coglione-o-nazista Katidis.

Mettiamo la Fiorentina dell’ultimo campionato e aggiungiamoci Denis, Joaquin e Pepito Rossi: dove sarebbe potuta arrivare?
Scrivo questo perché ho imparato da almeno tre decenni ad essere molto realista, e può anche essere che un simile atteggiamento mentale in qualche caso diventi un limite, ma ormai è difficile cambiare.
Oggettivamente la situazione è questa: Jovetic non lo chiede seriamente nessuno, dai 30 milioni non si scende, ma anche se si calasse a 25 dubito che a parte la Juve (che per principio lo deve comunque portare via a 30) ci siano altre squadre pronte all’offerta.
E senza la cessione dell’ingrato montenegrino Gomez non arriva neanche se formiamo una catena umana lunga da qui a Monaco, sempre ammesso che non vada all’aria l’ardito piano di ingegneria finanziaria creato per colmare il divario tra l’ingaggio bavarese e la nostra proposta.
Tra tre settimane ripartiamo e sull’attaccante siamo oggettivamente incartati, scordando però di avere in più Pepito Rossi, ma è l’aspetto psicologico che mi preoccupa.
Su Gomez si è creata un’attesa superiore al normale e non vorrei che il contraccolpo dovuto dal suo eventuale mancato arrivo ci portasse ad una crisi di sfiducia, che non sarebbe davvero giusto avere dopo l’ultima stagione.

Voglio sperare che anche solo immaginare una Fiorentina con Neto portiere titolare sia stata una manovra diversiva per costringere il Cagliari a far calare il prezzo di Agazzi.
E su questa trattativa mi tengo le mie robuste perplessità, visto che non ho ancora capito il perché si pensi di spendere 4/5 milioni per il numero uno sardo e non si immagini invece di puntare a tenere Viviano con la metà di quanto richiesto dal Palermo.
Però mi fermo di fronte ad altre perplessità, che sono molto più importanti delle mie ed appartengono a Montella, non proprio un estimatore di Emiliano.
Ma Neto titolare proprio no, non è questa la stagione degli esperimenti: Neto ha avuto le sue possibilità e mi pare le se sia giocate malissimo.
Nessuno ha saputo spiegare perché sia stato acquistato a caro prezzo (dai lunghi viaggi in Sudamerica di Corvino dal 2009 al 2011 sono arrivati lui, Kerrison, Bolatti e Romulo…, niente a che vedere con le grandi spedizioni nell’Est!) e comunque cominciare con lui vorrebbe partire psicologicamente con un bel macigno sulle spalle.
Non scherziamo, per favore.

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